domenica 31 maggio 2026

Un po' di zucchero

 Mancavano, cinque minuti, alle sedici!
Trenta bambini, tutti della Quinta Elementare, quel pomeriggio, erano, eccezionalmente, irrequieti: agitati, emozionati, chiassosi, rumorosi...

Alle ore sedici, in punto, arrivò la maestra, per iniziare l’esame scritto, di Catechismo: i promossi sarebbero stati ammessi, alla Prima Comunione, esattamente una settimana dopo!
Immediatamente, un silenzio generale piombò, nella sala, dove erano seduti i bambini, in attesa delle domande!
Prima domanda:
"Chi mi sa dire, con parole sue, chi è Dio?", cominciò, a dettare, la maestra...
Seconda domanda:
"Come fate, a sapere, che Dio esiste, se nessuno l’ha mai visto?".
Dopo venti minuti, tutti avevano consegnate le risposte!
La maestra lesse, ad una ad una, le prime ventinove: erano, più, o meno, ripetizione, di parole dette, e ascoltate, molte volte!
"Dio è nostro Padre: ha fatto la terra, il mare, e tutto ciò che esiste!".
Le risposte erano esatte, per cui si erano guadagnati la promozione, alla Prima Comunione...
Poi, chiamò Ernestino, un piccolo, vispo, bambino biondo: lo fece avvicinare al suo tavolo, e gli consegnò il suo foglietto, dicendogli di leggerlo, ad alta voce, davanti a tutti i suoi compagni!
Ernestino, temendo una pesante umiliazione, davanti a tutta la classe, con la conseguente bocciatura, cominciò a piangere...
La maestra lo rassicurò, e lo incoraggiò!
Singhiozzando, Ernestino, lesse: "Dio è come lo zucchero, che la mamma, ogni mattina, scioglie nel latte, per prepararmi la colazione! Io non vedo lo zucchero, nella tazza, ma, se la mamma non lo mette, ne sento, subito, la mancanza... Ecco, Dio è così, anche se non lo vediamo! Se lui non c’è, la nostra vita è amara: è senza gusto!".
Un applauso forte riempì l’aula, e la maestra ringraziò Ernestino, per la risposta, così originale, semplice, e vera...
Poi, completò: "Vedete, bambini: ciò, che ci fa saggi, non è il sapere molte cose, ma l’essere convinti, che Dio fa parte, della nostra vita!".

"Se la nostra vita è amara, forse, è perché manca lo zucchero...".



La fiducia non si acquista per mezzo della forza. 
Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni. 
La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti. 

- San  Giovanni Paolo II, papa - 



O graziosa Bambina,
nella felice tua nascita hai rallegrato il Cielo,
consolato il mondo, atterrito l'inferno;
hai recato sollievo ai caduti, conforto ai mesti,
salute ai malati, la gioia a tutti,
Ti supplichiamo:
rinasci spiritualmente in noi,
rinnova il nostro spirito a servirti;
riaccendi il nostro cuore ad amarti,
fà fiorire in noi quelle virtù
con le quali possiamo sempre più piacerti.
O grande piccina Maria, sii per noi "Madre",
conforto negli affanni, speranza nei pericoli,
difesa nelle tentazioni, salvezza nella morte.


Amen.



























Buona giornata a tutti. :-)

giovedì 28 maggio 2026

da: La parola a San Vincenzo de' Paoli - Marcelle Auclair

 «Caro amico, due anni fa una gentile vecchia signora di Tolosa aveva fatto testamento in mio favore. Dopo aver recuperato l’eredità fui convinto da un gentiluomo presso cui alloggiavo a imbarcarmi con lui per Narbona. 
Il vento era così favorevole che ci avrebbe portati in un giorno a Narbona, se Dio non avesse permesso a tre brigantini turchi che incrociavano nel golfo di Lione di piombare su di noi e attaccarci con tanto impeto che tre dei nostri uomini furono uccisi e tutti gli altri feriti, e tra loro anch’io, che ricevetti una ferita di freccia che mi servirà da orologio per il resto della mia vita. 
Carichi di bottino, i pirati si diressero in Barberia.
Al nostro arrivo lì, fummo esposti in vendita. Ci condussero in piazza, dove i mercanti vennero a esaminarci, proprio come si fa quando si compra un cavallo o un bue.
Ci fecero aprire la bocca e mostrare i denti, esaminarono le nostre ferite e ci fecero camminare, trottare e correre. 
Fui comprato da un vecchio, medico farmacista e abilissimo nell’estrarre le quintessenze. Era un tipo molto umano e gentile. Erano cinquant’anni che lavorava cercando di scoprire la pietra filosofale, tutto invano per quel che riguardava la pietra, ma con lusinghiero successo per quanto concerneva un altro metodo di trasformare i metalli. 
Il vecchio mi aveva preso a ben volere e amava parlarmi di alchimia e ancor di più della sua religione, adoperandosi come meglio poteva per convertirmi, promettendomi grandi ricchezze e tutto il suo sapere. 
Dio sostenne sempre in me la sicurezza che un giorno sarei fuggito grazie alle costanti preghiere che offrivo a lui e alla Beata Vergine Maria, al cui unico intervento io credo fermamente di dovere la mia liberazione. 
Morto l’anziano, fui venduto dal nipote ad un cristiano rinnegato di Nizza in Savoia, che mi portò nella sua casa, un posto terribilmente caldo e sabbioso. Una delle sue mogli, turca di nascita, fu strumento dell’infinita misericordia di Dio nello strappare suo marito all’apostasia, riportarlo in seno alla Chiesa e liberarmi dalla schiavitù. Siccome era curiosa di conoscere il nostro modo di vivere, mi ordinò di cantare le lodi del mio Dio. 
Io iniziai a recitare, con le lacrime agli occhi, il salmo: «Sui fiumi di Babilonia». Poi cantai la Salve Regina» e diverse altre preghiere. Fu veramente splendido vedere come ella fosse rapita da tutto ciò. 
Quella sera non mancò di dire al marito quanto egli avesse avuto torto ad abbandonare la sua religione, che lei considerava molto buona, da quanto le avevo detto del nostro Dio e anche da alcuni inni di lode che avevo cantato in sua presenza. Ascoltandoli, disse, aveva provato una gioia così celeste da non credere che il paradiso dei suoi antenati potesse darle tanto piacere come quello provato mentre lodavo il mio Dio, e concluse che quanto aveva udito da me era realmente meraviglioso. 
Quella donna fece sì che suo marito mi dicesse, il giorno dopo, che egli aspettava solo la prima occasione perché tutti e due fuggissimo in Francia e che Dio sarebbe stato glorificato da quanto egli avrebbe fatto. Fuggimmo su una piccola imbarcazione e arrivammo a Aigues-Mortes il 15 giugno. 
Poco dopo raggiungemmo Avignone, dove Sua Signoria il Vice‑Legato, con le lacrime agli occhi e la voce rotta dai singhiozzi, lo riconciliò con Dio». 

- Marcelle Auclair -
da: La parola a San Vincenzo de' Paoli, ed Cittadella Nuova, 1971




«Il servizio dei poveri deve essere preferito a tutto. Non ci devono essere ritardi. Se nell'ora dell'orazione avete da portare una medicina o un soccorso a un povero, andatevi tranquillamente. 
Offrite a Dio la vostra azione, unendovi l'intenzione dell'orazione. 
Non dovete preoccuparvi e credere di aver mancato, se per il servizio dei poveri avete lasciato l'orazione. 
Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio, ossia un'opera di Dio per farne un'altra. Se lasciate l'orazione per assistere un povero, sappiate che far questo è servire Dio. 
La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa. 
E` una grande signora: bisogna fare ciò che comanda. Tutti quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della morte. 
Serviamo dunque con rinnovato amore i poveri e cerchiamo i più abbandonati. Essi sono i nostri signori e padroni». 

Da alcune «Lettere e conferenze spirituali» di san Vincenzo de' Paoli, sacerdote; (Cfr. lett, 2546, ecc.; Correspondance, entretiens, documents, Paris 1922-1925, passim)





C'è un membro della Compagnia che, accusato di aver derubato un compagno, e pubblicamente definito come ladro - benchè‚ non fosse vero - tuttavia non ha mai voluto giustificarsi. Un giorno, vedendosi così ingiustamente accusato, pensava tra sè e sè: "Non ti discolpi? Ciò di cui ti accusano non è vero!". 
"Oh! no, rispose, rivolgendo il suo pensiero a Dio, bisogna che io sopporti pazientemente questo oltraggio". 
E così fece. Che cosa accadde in seguito? 
Sei mesi dopo, il vero ladro, che era andato a vivere cento leghe lontano da qui, riconobbe la sua colpa e scrisse chiedendo perdono. 
Ecco, Dio, talvolta, vuol provare alcune persone e perciò permette che succedano simili fatti.

(Vincenzo non dice proprio tutto: sta parlando di se stesso e del suo compaesano il giudice di Sore: l'accusa riguardava la somma di quattrocento scudi. Il ladro era un garzone venuto in casa)

- Marcelle Auclair -
da: La parola a San Vincenzo de' Paoli, ed Cittadella Nuova, 1971



Buona giornata a tutti. :-)




martedì 26 maggio 2026

Lettera di un padre a un figlio - anonimo

 Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami. Quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.

Quando non voglio lavarmi, non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.

Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico: ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc.

Quando a un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire ….. la cosa più importante non è quello che dico, ma il mio bisogno di essere con te e averti lì che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo, non trattarmi come fossi un peso; vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.

Quando dico che vorrei essere morto … non arrabbiarti; un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te e che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.

Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza; in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.

Ti amo figlio mio e prego per te anche se mi ignori.


Quanto più un uomo invecchia, tanto più si riavvicina alla fanciullezza, 
finché lascia questo mondo in tutto come un bambino 
al di là del tedio della vita e al di là del senso della morte. 

- Erasmo da Rotterdam -


Cantico di un anziano

Beati quelli che mi guardano con simpatia.
Beati quelli che comprendono il mio camminare stanco.
Beati quelli che parlano a voce alta per minimizzare la mia sordità.
Beati quelli che stringono con calore le mie mani tremanti.
Beati quelli che si interessano della mia lontana giovinezza.
Beati quelli che non si stancano di ascoltare
i miei discorsi già tante volte ripetuti.
Beati quelli che comprendono il mio bisogno d'affetto.
Beati quelli che mi regalano frammenti del loro tempo.
Beati quelli che si ricordano della mia solitudine.
Beati quelli che mi sono vicini nella sofferenza.
Beati quelli che rallegrano gli ultimi giorni della mia vita.
Beati quelli che mi sono vicini nel momento del passaggio.
Quando entrerò nella vita senza fine 
mi ricorderò di loro presso il Signore Gesù.


Buona giornata a tutti. :-)



venerdì 22 maggio 2026

Il mistero della Trinità

 Si racconta che sant’Agostino camminando sulla spiaggia tra Civitavecchia e Tarquinia, immerso in profondi pensieri perché stava componendo un suo famoso trattato sulla Trinità (il De Trinitate), ebbe la visione di un fanciullo, che con una conchiglia attingeva acqua dal mare e la trasportava in una piccola buca, scavata nella sabbia.
 – Che fai bimbo? – domandò sant’Agostino.
 – Voglio svuotare il mare e metterlo in questa buca, – rispose il bambino.
 – Ma non vedi che è impossibile? Il mare è così grande e la buca così piccola!
 – Vescovo Agostino, e come potrai tu, piccola creatura della terra, con la tua limitata intelligenza comprendere un mistero così alto, come quello della ss. Trinità?

Detto ciò, il piccolo scomparve.
Era un angelo del cielo.


L'anima che fa la Comunione possiede nel proprio cuore la seconda Persona della Ss.ma Trinità non solo come Dio, ma anche come uomo.
Essa ha il paradiso nel cuore, solo che non lo sente.
In Cielo poi, il possesso di Dio si svilupperà in gioia e gaudio.
La Comunione è la vita che si inizia sulla terra e si consuma in Cielo.

- Giacomo Alberione - 


O Spirito d'amore, scendi sopra di me: rendi la mia anima una immagine vivente di Gesù, perché Egli possa rinnovarvi tutto il suo mistero.
E Tu, o Padre, chinati su questa tua piccola creatura, coprila con l'ombra del tuo Spirito e guarda in lei unicamente il figlio tuo prediletto, nel quale hai riposto tutte le tue compiacenze.
O mio Dio Trinità, mio tutto, mia beatitudine, immensità in cui mi perdo, mi consegno a voi come una preda.
Immergetevi in me perché io mi immerga in voi, in attesa di venire a contemplare, nella vostra luce, l'abisso delle vostre grandezze. Amen.

- Beata Elisabetta della Trinità - 


«Ma sappi che nell'anno del Signore 1131 Giovanni XXII, su consiglio dei suoi fratelli, ordinò e stabilì che d'ora in avanti la Chiesa Romana e universale faccia la solennissima festa della sempre benedetta Trinità delle divine persone e per l'unità della divina essenza nelle tre divine persone. Stabilì inoltre che la Chiesa di Roma e tutti quelli che celebrano l'Ufficio della Chiesa secondo i suoi statuti facciano la predetta festa la prima domenica dopo la Pentecoste e senza ottava, non disapprovando tuttavia coloro che la celebrano con l'ottava o in qualche altre domenica dell'anno. »

Guillaume Mollat (a cura di), Stephanus Baluzius, Vitae Paparum Avenionensium, II, Parigi 1928, p. 294. 



Preghiera alla SS. Trinità – Sant’ Agostino

L'anima mia vi adora, il mio cuore vi benedice e la mia bocca vi loda, o santa ed indivisibile Trinità: Padre Eterno, Figliuolo unico ed amato dal Padre, Spirito consolatore che procedete dal loro vicendevole amore. 
O Dio onnipotente, benché io non sia che l'ultimo dei vostri servi ed il membro più imperfetto della vostra Chiesa, io vi lodo e vi glorifico.
Io vi invoco, o Santa Trinità, affinché veniate in me a donarmi la vita, e a fare del mio povero cuore un tempio degno della vostra gloria e della vostra santità. O Padre Eterno, io vi prego per il vostro amato Figlio; o Gesù, io vi supplico per il Padre vostro; o Spirito Santo, io vi scongiuro in nome dell'Amore del Padre e del Figlio: accrescete in me la fede, la speranza e la carità. Fate che la mia fede sia efficace, la mia speranza sicura e la mia carità feconda. Fate che mi renda degno della vita eterna con l'innocenza della mia vita e con la santità dei miei costumi, affinché un giorno possa unire la mia voce a quella degli spiriti beati, per cantare con essi, per tutta l'eternità: Gloria al Padre Eterno, che ci ha creati; Gloria al Figlio, che ci ha rigenerati con il sacrificio cruento della Croce; Gloria allo Spirito Santo, che ci santifica con l'effusione delle sue grazie.
Onore e gloria e benedizione alla santa ed adorabile Trinità per tutti i secoli. Così sia. 


Un augurio particolare  a mia figlia Laura nel giorno del suo compleanno. 

Che la mamma celeste ti protegga sempre.

Buona giornata a tutti. :-)

mercoledì 20 maggio 2026

All'amato me stesso - Vladimir Majakowskij

 Quattro. Pesanti come un colpo.

"A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio".
Ma uno come me dove potrà ficcarsi?
Dove mi si è apprestata una tana?
S'io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l'alta marea,
accarezzando la luna.
Dove trovare un'amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!
O s'io fossi povero come un miliardario.. Che cos'è il denaro per l'anima?
Un ladro insaziabile s'annida in essa:
all'orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l'oro di tutte le Californie!
S'io fossi balbuziente come Dante o Petrarca...
Accendere l'anima per una sola, ordinarle coi versi...
Struggersi in cenere.
E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
le amanti di tutti i secoli.
O s'io fossi silenzioso, umil tuono... Gemerei stringendo
con un brivido l'intrepido eremo della terra...
Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.
Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
gettandosi a capofitto dalla malinconia.
Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s'io fossi appannato come il sole...
Che bisogno ho io d'abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?
Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?
Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile? 

- Vladimir Majakovskij - 


L'amore è la vita, è la cosa principale. 
Dall'amore si dispiegano i versi, e le azioni, e tutto il resto. L'amore è il cuore di tutte le cose… 
Se il cuore interrompe il suo lavoro, anche tutto il resto si atrofizza, diventa superfluo, inutile. Ma se funziona non può non manifestarsi in ogni cosa. Senza di te (non senza di te “nella lontananza”, interiormente senza di te) io cesso di agire.

E’ il 1923, il cuore che non deve cessare di agire appartiene a Vladimir Majakovskij, lei, l'amore che anima tutte le cose, si chiama Lili Brik.


Niente cancellerà via l’amore,
ne i litigi
ne i chilometri.
E’ meditato, provato, controllato.
Alzando solennemente i versi, dita di righe, lo giuro:
amo d’un amore immutabile e fedele.

- Vladimir Majakovskij - 





























Buona giornata a tutti. :-)


mercoledì 13 maggio 2026

13 Maggio 1982 - Preghiera del Santo Padre Giovanni Paolo II di Affidamento e di Consacrazione alla Vergine di Fatima -

 
“Sotto la tua protezione 
cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio”!

1. Pronunciando le parole di questa antifona, 
con la quale la Chiesa di Cristo 
prega da secoli, 
mi trovo oggi in questo luogo 
da te scelto e da te, Madre, 
particolarmente amato.
Sono qui, unito con tutti i Pastori della Chiesa 
in quel particolare vincolo, 
mediante il quale costituiamo 
un corpo e un collegio, 
così come Cristo volle gli Apostoli 
in unità con Pietro.
Nel vincolo di tale unità, 
pronunzio le parole del presente Atto,
in cui desidero racchiudere, 
ancora una volta, 
le speranze e le angosce della Chiesa 
nel mondo contemporaneo.
Quaranta anni fa 
e poi ancora dieci anni dopo 
il tuo servo, il Papa Pio XII, 
avendo davanti agli occhi 
le dolorose esperienze 
della famiglia umana, 
ha affidato e consacrato 
al tuo Cuore Immacolato 
tutto il mondo 
e specialmente i popoli 
che erano particolare oggetto 
del tuo amore 
e della tua sollecitudine.
Questo mondo degli uomini 
e delle nazioni 
ho davanti agli occhi anch’io oggi, 
nel momento in cui desidero rinnovare 
l’affidamento e la consacrazione 
compiuta dal mio predecessore 
nella Sede di Pietro: 
il mondo del secondo millennio 
che sta per terminare, 
il mondo contemporaneo, 
il nostro mondo odierno!
La Chiesa memore delle parole del Signore: 
“Andate . . . e ammaestrate tutte le nazioni . . . 
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, 
fino alla fine del mondo” (Mt 28, 19-20), 
ha rinnovato, nel Concilio Vaticano II, 
la coscienza della sua missione 
in questo mondo.
E perciò, o Madre degli uomini e dei popoli, 
tu che “conosci tutte le loro sofferenze 
e le loro speranze”, 
tu che senti maternamente tutte le lotte 
tra il bene e il male, 
tra la luce e le tenebre, 
che scuotono il mondo contemporaneo, 
accogli il nostro grido che, 
come mossi dallo Spirito Santo, 
rivolgiamo direttamente 
al tuo Cuore e abbraccia, 
con l’amore della Madre e della Serva, 
questo nostro mondo umano, 
che ti affidiamo e consacriamo, 
pieni di inquietudine 
per la sorte terrena ed eterna 
degli uomini e dei popoli.
In modo speciale 
ti affidiamo e consacriamo 
quegli uomini e quelle nazioni, 
che di questo affidamento 
e di questa consacrazione 
hanno particolarmente bisogno.
“Sotto la tua protezione 
cerchiamo rifugio, 
santa Madre di Dio”!
Non disprezzare le suppliche 
di noi che siamo nella prova! 
Non disprezzare!
Accogli la nostra umile fiducia 
e il nostro affidamento!


2. “Dio infatti ha tanto amato il mondo 
da dare il suo Figlio unigenito, 
perché chiunque crede in lui non muoia, 
ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16). 
Proprio questo amore ha fatto sì che il Figlio di Dio 
abbia consacrato se stesso: 
“Per loro io consacro me stesso, 
perché siano anch’essi consacrati 
nella verità” (Gv 17, 19).
In forza di quella consacrazione
i discepoli di tutti i tempi 
sono chiamati a impegnarsi 
per la salvezza del mondo, 
ad aggiungere qualcosa 
ai patimenti di Cristo 
a favore del suo Corpo 
che è la Chiesa (cf. 2 Cor 12, 15; Col 1, 24).
Davanti a te, 
Madre di Cristo, 
dinanzi al tuo Cuore Immacolato,
io desidero oggi, 
insieme con tutta la Chiesa, 
unirmi col Redentore nostro 
in questa sua consacrazione 
per il mondo e per gli uomini, 
la quale solo nel suo Cuore divino 
ha la potenza di ottenere il perdono 
e di procurare la riparazione.
La potenza di questa consacrazione 
dura per tutti i tempi 
ed abbraccia tutti gli uomini, 
i popoli e le nazioni, 
e supera ogni male, 
che lo spirito delle tenebre 
è capace di ridestare 
nel cuore dell’uomo 
e nella sua storia e che, 
di fatto, ha ridestato nei nostri tempi.
A questa consacrazione 
del nostro Redentore, 
mediante il servizio 
del successore di Pietro, 
si unisce la Chiesa, 
Corpo mistico di Cristo.
Oh, quanto profondamente 
sentiamo il bisogno 
di consacrazione per l’umanità 
e per il mondo: 
per il nostro mondo contemporaneo, 
nell’unità con Cristo stesso! 
L’opera redentrice di Cristo, infatti, 
deve essere partecipata dal mondo 
per mezzo della Chiesa.
Oh, quanto ci fa male, quindi, 
tutto ciò che nella Chiesa 
e in ciascuno di noi si oppone 
alla santità e alla consacrazione! 
Quanto ci fa male 
che l’invito alla penitenza, 
alla conversione, alla preghiera, 
non abbia riscontrato quell’accoglienza 
che doveva!
Quanto ci fa male 
che molti partecipino così freddamente 
all’opera della Redenzione di Cristo! 
Che così insufficientemente si completi 
nella nostra carne “quello che manca 
ai patimenti di Cristo” (Col 1, 24).
Siano quindi benedette tutte le anime, 
che obbediscono alla chiamata 
dell’eterno Amore! 
Siano benedetti coloro che, 
giorno dopo giorno, 
con inesausta generosità 
accolgono il tuo invito, 
o Madre, 
a fare quello che dice il tuo Gesù (cf. Gv 2, 5) 
e danno alla Chiesa e al mondo
una serena testimonianza di vita 
ispirata al Vangelo.
Sii benedetta sopra ogni cosa tu, 
Serva del Signore, 
che nel modo più pieno 
obbedisci alla Divina chiamata!
Sii salutata tu, che sei interamente unita 
alla consacrazione redentrice del tuo Figlio!
Madre della Chiesa! 
Illumina il Popolo di Dio 
sulle vie della fede, 
della speranza e della carità! 
Aiutaci a vivere 
con tutta la verità 
della consacrazione di Cristo 
per l’intera famiglia umana 
del mondo contemporaneo.


3. Affidandoti, o Madre, 
il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, 
ti affidiamo anche la stessa consacrazione per il mondo, 
mettendola nel tuo Cuore materno.
Oh, Cuore Immacolato! 
Aiutaci a vincere la minaccia del male, 
che così facilmente si radica 
nei cuori degli stessi uomini d’oggi 
e che nei suoi effetti incommensurabili 
già grava sulla nostra contemporaneità 
e sembra chiudere le vie verso il futuro!
Dalla fame e dalla guerra, liberaci!
Dalla guerra nucleare, 
da una autodistruzione incalcolabile, 
da ogni genere di guerra, liberaci!
Dai peccati contro la vita dell’uomo sin dai suoi albori, liberaci!
Dall’odio e dall’avvilimento della dignità dei figli di Dio, liberaci!
Da ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, 
nazionale e internazionale, liberaci!
Dalla facilità di calpestare i comandamenti di Dio, liberaci!
Dai peccati contro lo Spirito Santo, liberaci! liberaci!

Accogli, o Madre di Cristo, 
questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! 
Carico della sofferenza di intere società!
Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l’infinita potenza dell’Amore misericordioso! 
Che esso fermi il male!
Trasformi le coscienze!
Nel tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza!

Una speciale preghiera 
voglio ancora rivolgerti, 
o Madre che conosci le ansie 
e le preoccupazioni dei tuoi figli.
Con invocazione accorata 
ti supplico di interporre la tua intercessione 
per la pace nel mondo, 
tra i popoli che, in diverse regioni, 
contrasti di interessi nazionali 
o atti di ingiusta prepotenza 
oppongono sanguinosamente fra di loro.
Ti supplico, in particolare, 
perché abbiano fine 
le ostilità che dividono 
ormai da troppi giorni 
due grandi Paesi 
nelle acque dell’Atlantico meridionale, 
cagionando dolorose perdite di vite umane. 
Fa’ che si trovi finalmente 
una soluzione giusta e onorevole 
fra le due parti, 
non solo per la controversia 
che le divide e minaccia 
con imprevedibili conseguenze, 
ma anche e soprattutto 
per il ristabilimento fra esse 
della più alta e profonda armonia, 
quale conviene alla loro storia, 
alla loro civiltà, 
alle loro tradizioni cristiane.

- San Giovanni Paolo II, papa - 
Fatima - Giovedì, 13 maggio 1982


Fatima, Portogallo, 13 luglio 1917

Lucia levò gli occhi sgranati al cielo e vide scendere la Signora. 
L'apparizione proveniva da oriente, come le due volte precedenti: un puntino luminoso che emergeva dalla profondità di un cielo ricoperto di nubi. 
Si avvicinò veloce, planando senza fluttuazioni, e la sua figura risplendette di luce non appena si fu posata sul leccio, a un paio di metri da terra.
La Signora stava in piedi, la sua immagine cristallizzata avvolta in un bagliore che sembrava risplendere più del sole. 
Di fronte a quella bellezza accecante, Lucia abbassò lo sguardo. 

- Steve Berry -




Lascia registrato su carta Suor Lucia: «un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra,  con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo (…) un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. 
Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarci, attraversò una grande città mezza in rovina e tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. 
Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio».




O Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
Cuore Immacolato di Maria, prega per noi.
Madonna del Rosario di Fatima, prega per noi.

Buona giornata a tutti :-)