domenica 21 giugno 2026

Estate, estate, estate - poesie d'autore

 Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla.

- Ennio Flaiano - 



Cicale, sorelle, nel sole
con voi mi nascondo
nel folto dei pioppi
e aspetto le stelle.

Salvatore Quasimodo (1901-1968)


C'è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell'erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un'erba che so,
con un tonfo. Cosí trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d'aria
e il prodigio sei tu. C'è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
Ascolti.


La parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

Cesare Pavese (1908 - 1950)


Vi sono scorciatoie
nel cielo,
luna d’estate?

Den Sutejo (1633-1698)



Nelle azzurre sere d’estate, me ne andrò per i sentieri,
graffiato dagli steli, sfiorando l’erba nuova:
trasognato, ne sentirò la frescura sotto i piedi,
e lascerò che il vento mi bagni la testa nuda.

Arthur Rimbaud (1854 - 1891)



Guardi chi passa nella grande estate:
la bicicletta tinnula, il gran carro
tondo di fieno, bimbi, uccelli, il frate
curvo, il ramarro.

Giovanni Pascoli (1855 -1912) 



L’estate ha toccato con le labbra il seno della nuda terra.
E ha lasciato il segno rosso di un papavero.

Francis Thompson (1859 -1907)


Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini,
dell’albe senza rumore –
ci si risveglia come in un acquario –
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi.

Vincenzo Cardarelli (1887 - 1959)



Nulla di più bello sotto il sole che stare sotto il sole…
Nulla di più bello che guardare il bastone nell’acqua
e l’uccello nel cielo
ponderare il suo volo, e in basso i pesci nel banco.

Ingeborg Bachmann (1926 - 1973)



Buona giornata a tutti. :-)


martedì 9 giugno 2026

La preghiera dell'abbandono - Padre Charles de Foucauld

                                                                           Padre mio,
Io mi abbandono a te:
fa' di me ciò che ti piace!
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.

Sono pronto a tutto,
accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature.

Non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima
nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l'amore del mio cuore,
perché ti amo.

Ed è per me un'esigenza d'amore
il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché tu sei il Padre mio.

 - Charles de Foucauld -




“Amiamo e pratichiamo ogni giorno la preghiera solitaria e segreta, quella preghiera che solo il Padre celeste vede, in cui siamo assolutamente soli con lui e nessuno sa che preghiamo, colloquio a due, segreto delizioso, in cui apriamo il nostro cuore in libertà, lontano da ogni sguardo, ai piedi del Padre”.

- Charles de Foucauld -


Dio si serve dei venti contrari per condurci in porto.


- Charles de Foucauld - 



Venga il tuo Regno
su tutta la terra,
venga in ogni anima...
Tutti gli uomini
siano solleciti
al tuo servizio,
la tua grazia regni
padrona assoluta
in ogni anima;
che tu solo agisca
in ogni anima
e tutti gli uomini
non vivano che
per mezzo di te
e per te, perduti in te...
Senza dubbio è la più grande felicità
di tutti gli uomini
che sia così:
è ciò che c'è di più desìderabile per il
prossimo e per me!
Amen.

(Padre Charles de Foucauld)




Preghiera a Maria SS. Della Mercede

Salve o Maria, Madre purissima della Mercede,
fonte perenne da cui derivano a noi le grazie del Signore,
esempio di virtù da cui le nostre anime apprendono la loro perfezione.
Il tuo nome risuona festoso in cielo ed in terra
ed è per tutti luce e splendore che rischiara santamente l’intelletto,
fortezza che rende invincibile il cuore contro gli assalti nemici.
Tu sei rifugio dei cristiani 
e sei ancora la padrona dei loro affetti, dei loro pensieri.
Tu per liberare i fedeli dalle catene dei maomettani discendesti dal cielo.
Per questo tutto il mondo riconoscente ti acclama sua dolce consolatrice.
O Vergine Santa,
poiché ti sei compiaciuta di unire 
alla suprema dignità di Madre di Dio e degli uomini,
il nome e l’ufficio pietoso di Madre e Redentrice degli schiavi,
degnati di stendere il tuo manto benedetto su di noi,
devoti di sì caro nome e su tutti i cristiani vivi e defunti,
affinché salvati dalla tua materna protezione da quanti mali ci affliggono,
veniamo a rallegrarci con te eternamente nel gaudio del Signore. Amen.

Buona giornata a tutti. :-)


domenica 31 maggio 2026

Un po' di zucchero

 Mancavano, cinque minuti, alle sedici!
Trenta bambini, tutti della Quinta Elementare, quel pomeriggio, erano, eccezionalmente, irrequieti: agitati, emozionati, chiassosi, rumorosi...

Alle ore sedici, in punto, arrivò la maestra, per iniziare l’esame scritto, di Catechismo: i promossi sarebbero stati ammessi, alla Prima Comunione, esattamente una settimana dopo!
Immediatamente, un silenzio generale piombò, nella sala, dove erano seduti i bambini, in attesa delle domande!
Prima domanda:
"Chi mi sa dire, con parole sue, chi è Dio?", cominciò, a dettare, la maestra...
Seconda domanda:
"Come fate, a sapere, che Dio esiste, se nessuno l’ha mai visto?".
Dopo venti minuti, tutti avevano consegnate le risposte!
La maestra lesse, ad una ad una, le prime ventinove: erano, più, o meno, ripetizione, di parole dette, e ascoltate, molte volte!
"Dio è nostro Padre: ha fatto la terra, il mare, e tutto ciò che esiste!".
Le risposte erano esatte, per cui si erano guadagnati la promozione, alla Prima Comunione...
Poi, chiamò Ernestino, un piccolo, vispo, bambino biondo: lo fece avvicinare al suo tavolo, e gli consegnò il suo foglietto, dicendogli di leggerlo, ad alta voce, davanti a tutti i suoi compagni!
Ernestino, temendo una pesante umiliazione, davanti a tutta la classe, con la conseguente bocciatura, cominciò a piangere...
La maestra lo rassicurò, e lo incoraggiò!
Singhiozzando, Ernestino, lesse: "Dio è come lo zucchero, che la mamma, ogni mattina, scioglie nel latte, per prepararmi la colazione! Io non vedo lo zucchero, nella tazza, ma, se la mamma non lo mette, ne sento, subito, la mancanza... Ecco, Dio è così, anche se non lo vediamo! Se lui non c’è, la nostra vita è amara: è senza gusto!".
Un applauso forte riempì l’aula, e la maestra ringraziò Ernestino, per la risposta, così originale, semplice, e vera...
Poi, completò: "Vedete, bambini: ciò, che ci fa saggi, non è il sapere molte cose, ma l’essere convinti, che Dio fa parte, della nostra vita!".

"Se la nostra vita è amara, forse, è perché manca lo zucchero...".



La fiducia non si acquista per mezzo della forza. 
Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni. 
La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti. 

- San  Giovanni Paolo II, papa - 



O graziosa Bambina,
nella felice tua nascita hai rallegrato il Cielo,
consolato il mondo, atterrito l'inferno;
hai recato sollievo ai caduti, conforto ai mesti,
salute ai malati, la gioia a tutti,
Ti supplichiamo:
rinasci spiritualmente in noi,
rinnova il nostro spirito a servirti;
riaccendi il nostro cuore ad amarti,
fà fiorire in noi quelle virtù
con le quali possiamo sempre più piacerti.
O grande piccina Maria, sii per noi "Madre",
conforto negli affanni, speranza nei pericoli,
difesa nelle tentazioni, salvezza nella morte.


Amen.



























Buona giornata a tutti. :-)

giovedì 28 maggio 2026

da: La parola a San Vincenzo de' Paoli - Marcelle Auclair

 «Caro amico, due anni fa una gentile vecchia signora di Tolosa aveva fatto testamento in mio favore. Dopo aver recuperato l’eredità fui convinto da un gentiluomo presso cui alloggiavo a imbarcarmi con lui per Narbona. 
Il vento era così favorevole che ci avrebbe portati in un giorno a Narbona, se Dio non avesse permesso a tre brigantini turchi che incrociavano nel golfo di Lione di piombare su di noi e attaccarci con tanto impeto che tre dei nostri uomini furono uccisi e tutti gli altri feriti, e tra loro anch’io, che ricevetti una ferita di freccia che mi servirà da orologio per il resto della mia vita. 
Carichi di bottino, i pirati si diressero in Barberia.
Al nostro arrivo lì, fummo esposti in vendita. Ci condussero in piazza, dove i mercanti vennero a esaminarci, proprio come si fa quando si compra un cavallo o un bue.
Ci fecero aprire la bocca e mostrare i denti, esaminarono le nostre ferite e ci fecero camminare, trottare e correre. 
Fui comprato da un vecchio, medico farmacista e abilissimo nell’estrarre le quintessenze. Era un tipo molto umano e gentile. Erano cinquant’anni che lavorava cercando di scoprire la pietra filosofale, tutto invano per quel che riguardava la pietra, ma con lusinghiero successo per quanto concerneva un altro metodo di trasformare i metalli. 
Il vecchio mi aveva preso a ben volere e amava parlarmi di alchimia e ancor di più della sua religione, adoperandosi come meglio poteva per convertirmi, promettendomi grandi ricchezze e tutto il suo sapere. 
Dio sostenne sempre in me la sicurezza che un giorno sarei fuggito grazie alle costanti preghiere che offrivo a lui e alla Beata Vergine Maria, al cui unico intervento io credo fermamente di dovere la mia liberazione. 
Morto l’anziano, fui venduto dal nipote ad un cristiano rinnegato di Nizza in Savoia, che mi portò nella sua casa, un posto terribilmente caldo e sabbioso. Una delle sue mogli, turca di nascita, fu strumento dell’infinita misericordia di Dio nello strappare suo marito all’apostasia, riportarlo in seno alla Chiesa e liberarmi dalla schiavitù. Siccome era curiosa di conoscere il nostro modo di vivere, mi ordinò di cantare le lodi del mio Dio. 
Io iniziai a recitare, con le lacrime agli occhi, il salmo: «Sui fiumi di Babilonia». Poi cantai la Salve Regina» e diverse altre preghiere. Fu veramente splendido vedere come ella fosse rapita da tutto ciò. 
Quella sera non mancò di dire al marito quanto egli avesse avuto torto ad abbandonare la sua religione, che lei considerava molto buona, da quanto le avevo detto del nostro Dio e anche da alcuni inni di lode che avevo cantato in sua presenza. Ascoltandoli, disse, aveva provato una gioia così celeste da non credere che il paradiso dei suoi antenati potesse darle tanto piacere come quello provato mentre lodavo il mio Dio, e concluse che quanto aveva udito da me era realmente meraviglioso. 
Quella donna fece sì che suo marito mi dicesse, il giorno dopo, che egli aspettava solo la prima occasione perché tutti e due fuggissimo in Francia e che Dio sarebbe stato glorificato da quanto egli avrebbe fatto. Fuggimmo su una piccola imbarcazione e arrivammo a Aigues-Mortes il 15 giugno. 
Poco dopo raggiungemmo Avignone, dove Sua Signoria il Vice‑Legato, con le lacrime agli occhi e la voce rotta dai singhiozzi, lo riconciliò con Dio». 

- Marcelle Auclair -
da: La parola a San Vincenzo de' Paoli, ed Cittadella Nuova, 1971




«Il servizio dei poveri deve essere preferito a tutto. Non ci devono essere ritardi. Se nell'ora dell'orazione avete da portare una medicina o un soccorso a un povero, andatevi tranquillamente. 
Offrite a Dio la vostra azione, unendovi l'intenzione dell'orazione. 
Non dovete preoccuparvi e credere di aver mancato, se per il servizio dei poveri avete lasciato l'orazione. 
Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio, ossia un'opera di Dio per farne un'altra. Se lasciate l'orazione per assistere un povero, sappiate che far questo è servire Dio. 
La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa. 
E` una grande signora: bisogna fare ciò che comanda. Tutti quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della morte. 
Serviamo dunque con rinnovato amore i poveri e cerchiamo i più abbandonati. Essi sono i nostri signori e padroni». 

Da alcune «Lettere e conferenze spirituali» di san Vincenzo de' Paoli, sacerdote; (Cfr. lett, 2546, ecc.; Correspondance, entretiens, documents, Paris 1922-1925, passim)





C'è un membro della Compagnia che, accusato di aver derubato un compagno, e pubblicamente definito come ladro - benchè‚ non fosse vero - tuttavia non ha mai voluto giustificarsi. Un giorno, vedendosi così ingiustamente accusato, pensava tra sè e sè: "Non ti discolpi? Ciò di cui ti accusano non è vero!". 
"Oh! no, rispose, rivolgendo il suo pensiero a Dio, bisogna che io sopporti pazientemente questo oltraggio". 
E così fece. Che cosa accadde in seguito? 
Sei mesi dopo, il vero ladro, che era andato a vivere cento leghe lontano da qui, riconobbe la sua colpa e scrisse chiedendo perdono. 
Ecco, Dio, talvolta, vuol provare alcune persone e perciò permette che succedano simili fatti.

(Vincenzo non dice proprio tutto: sta parlando di se stesso e del suo compaesano il giudice di Sore: l'accusa riguardava la somma di quattrocento scudi. Il ladro era un garzone venuto in casa)

- Marcelle Auclair -
da: La parola a San Vincenzo de' Paoli, ed Cittadella Nuova, 1971



Buona giornata a tutti. :-)




martedì 26 maggio 2026

Lettera di un padre a un figlio - anonimo

 Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi … abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose … non mi interrompere … ascoltami. Quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.

Quando non voglio lavarmi, non biasimarmi e non farmi vergognare … ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.

Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico: ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc.

Quando a un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso … dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire ….. la cosa più importante non è quello che dico, ma il mio bisogno di essere con te e averti lì che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo, non trattarmi come fossi un peso; vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.

Quando dico che vorrei essere morto … non arrabbiarti; un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te e che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.

Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza; in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.

Ti amo figlio mio e prego per te anche se mi ignori.


Quanto più un uomo invecchia, tanto più si riavvicina alla fanciullezza, 
finché lascia questo mondo in tutto come un bambino 
al di là del tedio della vita e al di là del senso della morte. 

- Erasmo da Rotterdam -


Cantico di un anziano

Beati quelli che mi guardano con simpatia.
Beati quelli che comprendono il mio camminare stanco.
Beati quelli che parlano a voce alta per minimizzare la mia sordità.
Beati quelli che stringono con calore le mie mani tremanti.
Beati quelli che si interessano della mia lontana giovinezza.
Beati quelli che non si stancano di ascoltare
i miei discorsi già tante volte ripetuti.
Beati quelli che comprendono il mio bisogno d'affetto.
Beati quelli che mi regalano frammenti del loro tempo.
Beati quelli che si ricordano della mia solitudine.
Beati quelli che mi sono vicini nella sofferenza.
Beati quelli che rallegrano gli ultimi giorni della mia vita.
Beati quelli che mi sono vicini nel momento del passaggio.
Quando entrerò nella vita senza fine 
mi ricorderò di loro presso il Signore Gesù.


Buona giornata a tutti. :-)



venerdì 22 maggio 2026

Il mistero della Trinità

 Si racconta che sant’Agostino camminando sulla spiaggia tra Civitavecchia e Tarquinia, immerso in profondi pensieri perché stava componendo un suo famoso trattato sulla Trinità (il De Trinitate), ebbe la visione di un fanciullo, che con una conchiglia attingeva acqua dal mare e la trasportava in una piccola buca, scavata nella sabbia.
 – Che fai bimbo? – domandò sant’Agostino.
 – Voglio svuotare il mare e metterlo in questa buca, – rispose il bambino.
 – Ma non vedi che è impossibile? Il mare è così grande e la buca così piccola!
 – Vescovo Agostino, e come potrai tu, piccola creatura della terra, con la tua limitata intelligenza comprendere un mistero così alto, come quello della ss. Trinità?

Detto ciò, il piccolo scomparve.
Era un angelo del cielo.


L'anima che fa la Comunione possiede nel proprio cuore la seconda Persona della Ss.ma Trinità non solo come Dio, ma anche come uomo.
Essa ha il paradiso nel cuore, solo che non lo sente.
In Cielo poi, il possesso di Dio si svilupperà in gioia e gaudio.
La Comunione è la vita che si inizia sulla terra e si consuma in Cielo.

- Giacomo Alberione - 


O Spirito d'amore, scendi sopra di me: rendi la mia anima una immagine vivente di Gesù, perché Egli possa rinnovarvi tutto il suo mistero.
E Tu, o Padre, chinati su questa tua piccola creatura, coprila con l'ombra del tuo Spirito e guarda in lei unicamente il figlio tuo prediletto, nel quale hai riposto tutte le tue compiacenze.
O mio Dio Trinità, mio tutto, mia beatitudine, immensità in cui mi perdo, mi consegno a voi come una preda.
Immergetevi in me perché io mi immerga in voi, in attesa di venire a contemplare, nella vostra luce, l'abisso delle vostre grandezze. Amen.

- Beata Elisabetta della Trinità - 


«Ma sappi che nell'anno del Signore 1131 Giovanni XXII, su consiglio dei suoi fratelli, ordinò e stabilì che d'ora in avanti la Chiesa Romana e universale faccia la solennissima festa della sempre benedetta Trinità delle divine persone e per l'unità della divina essenza nelle tre divine persone. Stabilì inoltre che la Chiesa di Roma e tutti quelli che celebrano l'Ufficio della Chiesa secondo i suoi statuti facciano la predetta festa la prima domenica dopo la Pentecoste e senza ottava, non disapprovando tuttavia coloro che la celebrano con l'ottava o in qualche altre domenica dell'anno. »

Guillaume Mollat (a cura di), Stephanus Baluzius, Vitae Paparum Avenionensium, II, Parigi 1928, p. 294. 



Preghiera alla SS. Trinità – Sant’ Agostino

L'anima mia vi adora, il mio cuore vi benedice e la mia bocca vi loda, o santa ed indivisibile Trinità: Padre Eterno, Figliuolo unico ed amato dal Padre, Spirito consolatore che procedete dal loro vicendevole amore. 
O Dio onnipotente, benché io non sia che l'ultimo dei vostri servi ed il membro più imperfetto della vostra Chiesa, io vi lodo e vi glorifico.
Io vi invoco, o Santa Trinità, affinché veniate in me a donarmi la vita, e a fare del mio povero cuore un tempio degno della vostra gloria e della vostra santità. O Padre Eterno, io vi prego per il vostro amato Figlio; o Gesù, io vi supplico per il Padre vostro; o Spirito Santo, io vi scongiuro in nome dell'Amore del Padre e del Figlio: accrescete in me la fede, la speranza e la carità. Fate che la mia fede sia efficace, la mia speranza sicura e la mia carità feconda. Fate che mi renda degno della vita eterna con l'innocenza della mia vita e con la santità dei miei costumi, affinché un giorno possa unire la mia voce a quella degli spiriti beati, per cantare con essi, per tutta l'eternità: Gloria al Padre Eterno, che ci ha creati; Gloria al Figlio, che ci ha rigenerati con il sacrificio cruento della Croce; Gloria allo Spirito Santo, che ci santifica con l'effusione delle sue grazie.
Onore e gloria e benedizione alla santa ed adorabile Trinità per tutti i secoli. Così sia. 


Un augurio particolare  a mia figlia Laura nel giorno del suo compleanno. 

Che la mamma celeste ti protegga sempre.

Buona giornata a tutti. :-)