venerdì 13 febbraio 2026

Vivere con un ideale - Simona Oberhammer

 Le donne forti lo hanno: un ideale, un valore per cui combattere, un progetto di vita con cui misurarsi, un sogno che alimenta la loro esistenza con il fuoco della passione e l'entusiasmo della creatività. Quando attraversano un momento difficile loro sanno che c'è qualcosa di più nella vita, che il problema può essere superato perché credono in qualcosa di più grande, in qualcosa che le aiuta nei momenti difficili, che illumina gli spazi bui e da un senso agli accaduti.
Un ideale è un dono prezioso per la donna forte perché lei ha bisogno di dare un senso alla sua vita, di sentirsi parte integrante di un flusso che la trascende. 
Un ideale è una stella che brilla, un sole che illumina, una luna che splende.
Se in questo momento sai già di avere un ideale, coltivalo come un bene prezioso, come il tuo sogno meraviglioso e personale. Se ancora non senti di averlo, guardati intorno e cercalo. Lui è vicino a te. Ti aspetta. E ti renderà più forte e sicura. Darà un senso alla tua vita e ti farà scoprire l'avventura…

- Simona Oberhammer - 
da: "La Via Femminile"



Certe volte le donne non vanno nella direzione verso cui si sentono chiamate… vorrebbero scegliere di studiare una materia ma si obbligano ad un'altra… vorrebbero vestirsi in un modo ma si adeguano ad un altro… 
vorrebbero amare esprimendosi con certe dinamiche ma si costringono ad altre...
vorrebbero scegliere certi comportamenti ma si limitano ad altri. 
Certe volte le donne non fanno quello che vorrebbero. 
Si adeguano, si costringono, si limitano. 
Vorrebbero andare verso la propria direzione ma, se è in disaccordo con gli altri, si sentono insicure, sbagliate, in colpa. 
Ma l'anima femminile ha bisogno di seguire la propria strada, deve andare dove è chiamata, per poter far sentire la sua calda presenza nella vita della donna. 
Nel momento in cui viene presa la decisione di seguirla succede qualcosa di speciale: la vita viene inondata di una calda passione, di allegria, di gioia, di emozione, di piacere, di soddisfazione.
L'anima chiama le donne, l'anima ti chiama… scegli di seguirla… scegli di correre… di correre dove devi andare…

Simona Oberhammer
da: "La Via Femminile"



Una donna forte si riconosce da come sa affrontare le sue debolezze.
Sapersi sentire "tranquillamente fragili" mette luce negli occhi, ardore nel sorriso, passione nel fare, amore nel cuore.
Si, la fragilità è una forza.
E' la forza delle donne che vivono le pulsioni della loro anima..

- Simona Oberhammer -
tratto da "La Via Femminile"


Riuscite a immaginare un mondo privo di uomini? 
Tasso di criminalità ridotto allo zero 
e un sacco di donne, grasse e felici.

- Nicole Hollander -



Buona giornata a tutti. :-)

mercoledì 11 febbraio 2026

Maria donna del terzo giorno - don Tonino Bello

 Vorrei che fosse Maria in persona a entrare in casa vostra, a spalancarvi la finestra, e a darvi l'augurio di buona Pasqua.

Un augurio immenso quanto le braccia del condannato, stese sulla croce o librate verso i cieli della libertà.

Molti si chiedono sorpresi perché mai il Vangelo, mentre ci parla di Gesù apparso nel giorno di Pasqua a tantissime persone, come la Maddalena, le pie donne e i discepoli, non ci riporti, invece, alcuna apparizione alla Madre da parte del Figlio risorto.

lo una risposta ce l'avrei: perché non c'era bisogno! Non c'era bisogno, cioè, che Gesù apparisse a Maria, perché lei, l'unica, fu presente alla Risurrezione.

I teologi, per la verità, ci dicono che questo evento fu sottratto agli occhi di tutti, si svolse nelle insondabili profondità del mistero, e, nel suo attuarsi storico, non ebbe alcun testimone. lo penso, però, che un' eccezione ci fu: Maria, l'unica, dovette essere presente a questa peripezia suprema della storia.

Come fu presente, l'unica, al momento dell'incarnazione del Verbo.

Come fu presente, l'unica, all'uscita di lui dal suo grembo verginale di carne. E divenne la donna del primo sguardo su Dio fatto uomo.

Così dovette essere presente, l'unica, all'uscita di lui dal grembo verginale di pietra: il sepolcro «nel quale nessuno era stato ancora deposto». E divenne la donna del primo sguardo dell'uomo fatto Dio.

Gli altri furono testimoni del Risorto. Lei, della Risurrezione.

Del resto, se il legame di Maria con Gesù fu così stretto che ne ha condiviso tutta l'esperienza redentrice, è impensabile che la Risurrezione, momento vertice della salvezza, l'abbia vista dissociata dal Figlio.

Sarebbe l'unica assenza: e resterebbe, per di più, un'assenza stranamente ingiustificata.

A darci conferma, comunque, di quanto la vicenda della Madre sia incastrata con la Pasqua del Figlio ci sono nel Vangelo almeno due pagine, in cui la frase «terzo giorno», sigla cronologica che designa la Risurrezione, è riferita alla presenza, se non proprio al protagonismo, di Maria.

La prima pagina è di san Luca. Racconta la scomparsa di Gesù dodicenne nel tempio e il suo ritrovamento al «terzo giorno». Gli studiosi sono ormai concordi nell'interpretare quest'episodio come una profezia velata di quanto sarebbe accaduto in seguito ai discepoli, nel tempo in cui Gesù compì il suo passaggio da questo mondo al Padre, sempre a Gerusalemme, in una Pasqua di tanti anni dopo. Si tratterebbe, cioè, di una parabola allusiva alla scomparsa di Gesù dietro la pietra del sepolcro, e al suo glorioso riapparire dopo tre giorni.

La seconda pagina è di san Giovanni. Riguarda le nozze di Cana, durante le quali l'intervento di Maria, anticipando l'ora di Gesù, introduce sul banchetto degli uomini il vino della nuova alleanza pasquale, e fa esplodere anzitempo la "gloria" della Risurrezione. Ebbene, anche questo episodio è introdotto da un marchio di origine controllata: «il terzo giorno».

Maria, dunque, è colei che ha a che fare col «terzo giorno», a tal punto che non solo è la figlia primogenita della Pasqua, ma in un certo senso ne è anche la madre.



Santa Maria, donna del terzo giorno, destaci dal sonno della roccia. E l'annuncio che è Pasqua pure per noi, vieni a portarcelo tu, nel cuore della notte.

Non aspettare i chiarori dell' alba. Non attendere che le donne vengano con gli unguenti. Vieni prima tu, coi riflessi del Risorto negli occhi e con i profumi della tua testimonianza diretta.

Quando le altre Marie arriveranno nel giardino, con i piedi umidi di rugiada, ci trovino già desti e sappiano di essere state precedute da te, l'unica spettatrice del duello tra la vita e la morte. La nostra non è mancanza di fiducia nelle loro parole. Ma ci sentiamo così addosso i tentacoli della morte, che la loro testimonianza non ci basta. Esse hanno visto, sì, il trionfo del vincitore. Ma non hanno sperimentato la sconfitta dell' avversario. Solo tu ci puoi assicurare che la morte è stata uccisa davvero, perché l'hai vista esanime a terra.

Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. Che la fame, il razzismo, la droga sono il riporto di vecchie contabilità fallimentari. Che la noia, la solitudine, la malattia sono gli arretrati dovuti ad antiche gestioni. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate come la brina dal sole della primavera.

Santa Maria, donna del terzo giorno, strappaci dal volto il sudario della disperazione e arrotola per sempre, in un angolo, le bende del nostro peccato.

A dispetto della mancanza di lavoro, di case, di pane, confortaci col vino nuovo della gioia e con gli azzimi pasquali della solidarietà.

Donaci un po' di pace. Impediscici di intingere il boccone traditore nel piatto delle erbe amare. Liberaci dal bacio della vigliaccheria. Preservaci dall' egoismo.

E regalaci la speranza che, quando verrà il momento della sfida decisiva, anche per noi come per Gesù, tu possa essere l'arbitra che, il terzo giorno, omologherà finalmente la nostra vittoria.



+ don Tonino Bello, Vescovo
fonte: "Maria, donna del terzo giorno", Molfetta, La Meridiana, 1988


Quando vi rivolgete a Maria nella vostra preghiera, chiedetele che vi dia anche tanta capacità di sogno, non chiedete solo cose terra terra. 
Chiediamo alla Vergine che ci dia le calde utopie che riscaldano il mondo.

(don Tonino Bello, Fatti per essere felici)


Buona giornata a tutti :-)






martedì 10 febbraio 2026

Conservare la memoria delle #foibe è un dovere.

 Senza memoria non si costruisce futuro né si evita che gli orrori del passato possano ritornare.


10 febbraio è il giorno in cui si ricordano le vittime delle foibe.
Uccise dai partigiani titini.
Donne, bambini, uomini, legati l'uno all'altro per poi essere buttati nelle fosse.
Colpevoli d'esser italiani.
Due alla volta.
Uno ucciso e l'altro vivo.
Una pagina di un libro volutamente tenuto chiuso per troppo tempo.


Si celebra oggi il #Giornodelricordo in memoria delle vittime delle #foibe e delle popolazioni giuliano-dalmate che furono costrette ad emigrare dai territori jugoslavi. 

Durante l’occupazione da parte dei partigiani titini
furono uccise migliaia di persone. Tra di loro anche 350 poliziotti, la sorte
dei quali, per gran parte, risulta ancora sconosciuta.
Giovani agenti, alcuni dei quali poco più che
ventenni, che vennero catturati e uccisi per il solo fatto di essere italiani e
indossare un'uniforme. Nel ricordare questa immane tragedia, rinnoviamo
l'impegno a combattere ogni forma di discriminazione, promuovendo la cultura
del rispetto e della legalità. #essercisempre #pernondimenticare #inostricaduti #lanostramemoria #culturadellalegalità #ivaloricheciuniscono
https://www.focus.it/cultura/storia/che-cosa-furono-i-massacri-delle-foibe


Dio, Signore della vita e della morte, della luce e delle tenebre, dalla
profondità di questa terra e di questo nostro dolore noi gridiamo a Te.

Ascolta, o Signore, la nostra voce.

Noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere e deporre i nostri fiori, ma anche per apprendere l'insegnamento che sale dal sacrificio di questi Morti. E ci rivolgiamo a Te, perché Tu hai raccolto l'ultimo loro grido, l'ultimo loro respiro.

Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra, costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell'amore le vie della pace.

Ebbene, Signore, Principe della Pace, concedi a noi la Tua pace. Dona conforto alle spose, alle madri, alle sorelle, ai figli di coloro che si trovano in tutte le foibe di questa nostra triste terra, e a tutti noi che siamo vivi e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore la pena per questi Morti, profonda come le voragini che li accolgono.

Tu sei il Vivente, o Signore, e in Te essi vivono. Che se ancora la loro purificazione non è perfetta, noi Ti offriamo, o Dio Santo e Giusto, la nostra preghiera, la nostra angoscia, i nostri sacrifici, perché giungano presto a gioire dello splendore del Tuo Volto.

E a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza e bontà. Tu ci hai detto: "Beati i misericordiosi perché saranno chiamati figli di Dio, beati coloro che piangono perché saranno consolati", ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati in Te, o Signore, perché è sempre apparente e transeunte il trionfo dell'iniquità.

di Mons. Antonio Santin Vescovo di Trieste
1959

Buona giornata a tutti :-)







lunedì 9 febbraio 2026

Tu non sei i tuoi anni – Ernest Hemingway

                                                              Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.

- Ernest Hemingway -





Sorridono a tutti ed hanno sempre la parola giusta per chiunque, le persone che si fanno carico delle sofferenze altrui.
Piangono in solitudine ma subito dopo sorridono a chi incontrano.
Sono forti e generose, ma hanno un solo difetto.
Non condividono mai le loro fragilità, le loro debolezze.
Non sanno che il troppo dolore accumulato può dilaniare l'anima.

- Agostino Degas -



Oggi stesso smetti di criticare il tuo corpo.
Accettalo com’è senza preoccuparti degli sguardi altrui.
Non ti amano perché sei bella.
Sei bella perché ti amano.

- Alejandro Jodorowsky -



Buona giornata a tutti. :-)



sabato 7 febbraio 2026

da: "L’embrione, un uomo: etica e genetica" - Jerome Lejeune

Voi sapete che vi sono in Australia dei bipedi, grandi più o meno come noi, dal pelo rossastro che, abitualmente, abortiscono i loro piccoli al secondo mese. Si tratta dei canguri.
Abortito spontaneamente al secondo mese, il piccolo canguro assomiglia ad una piccola salsiccia che misuri circa 2,5 cm di lunghezza. 
Gli arti sono ridotti ad un piccolo unghione sulla zampa anteriore, uno su quella posteriore, ed esso conosce solo la sensazione della pesantezza.
Espulso dalla vagina con l’aborto spontaneo, esso s’aggrappa alla pelliccia della madre e, sapendo lottare contro la pesantezza, sale in verticale automaticamente fino al marsupio e vi cade dentro, e vi resterà per sette mesi finendo il suo sviluppo, che assomiglia abbastanza, nella durata, allo sviluppo d’un piccolo essere umano.
Ciò che è straordinario, per il biologo, è il fatto che nel piccolo cervello d’una madre canguro la natura abbia, anche se non so come, iscritto una sorta di concetto di ‘cangurosità’ del piccolo canguro. 
Poiché questa piccola salsiccia è il solo animale ch’essa lasci entrare nel suo marsupio. 
Se un topo volesse installarvisi, essa lo eliminerebbe rapidamente.
Allora io mi dicevo che se la natura, in un cervello tanto piccolo quanto quello della madre canguro, ha inscritto la nozione che si tratta d’un membro della sua specie, che è suo figlio, mi sembra completamente impossibile che nel litro e mezzo che noi abbiamo nella nostra scatola cranica la natura non abbia posto un’intelligenza sufficiente per rendersi conto che i piccoli uomini non sono altro che uomini piccoli.
E tuttavia noi tutti qui apparteniamo ad una nazione che fu da lungo tempo civilizzata, e che ha abrogato con un voto ciò che tutti i medici avevano costantemente giurato, vale a dire: 
“Io non darò a nessuno, neppure se pregato, del veleno; parimenti non fornirò mezzi abortivi ad una donna”. 
(...)

- Jerome Lejeune -



“La compassione per i genitori è un sentimento che ogni medico dovrebbe avere. 
L'uomo che riesce ad annunciare a dei genitori che il loro bambino è gravemente malato senza sentire il cuore schiantarsi al pensiero del dolore che li assalirà, non è degno del suo mestiere. 
Non è commettendo un crimine che si protegge qualcuno da una disgrazia. 
E uccidere un bambino è semplicemente omicidio. 
Non si dà sollievo al dolore di un essere umano uccidendone un altro. 
Quando la medicina perde tale consapevolezza, non è più medicina.” 

- Jerome Lejeune - 


“Informazione è sostanzialmente qualcosa di immateriale, è pensiero, è parola. 
Al momento del concepimento, il pensiero, la parola, diviene carne, individuo vivente appartenente alla specie umana. Et verbum caro factum est.” 

- Jerôme Lejeune - 



"Non scoraggiate mai qualcuno che si sta impegnando per fare dei progressi. Non importa quanto lentamente migliora." 

- Platone - 


Buona giornata a tutti. :-)

                                                     www.leggoerifletto.it 

venerdì 6 febbraio 2026

Si celebra oggi, 6 febbraio, la “Giornata internazionale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili (Mgf)”.

“Urlavo, ricordo ancora il dolore. Ero molto piccola e mi tagliarono con una lametta. La prima notte di nozze è stata molto difficile, era come mettere una fiamma sopra una ferita”, racconta una donna vittima di #infibulazione.

Le #mutilazionigenitali femminili sono praticate in 30 paesi del mondo. A parte Yemen, Iraq e Indonesia, si trovano tutti in Africa. Secondo l’Unicef circa 200 milioni di donne sono state sottoposte a questa pratica in tutto il pianeta. Più della metà vive in soli tre paesi: Indonesia, Egitto ed Etiopia. Quarantaquattro milioni di ragazze subiscono la mutilazione genitale prima dei 15 anni, in molti paesi viene effettuata prima dei cinque anni.

Da oltre quarant’anni le donne africane combattono per riappropriarsi del loro corpo e della loro femminilità, anche se per molte è una pratica così radicata da non riuscire a concepire la possibilità di abolirla.

 

Si celebra oggi, 6 febbraio, la “Giornata internazionale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili (Mgf)”.
Le Nazioni Unite hanno istituito tale giornata quindici anni fa, nel 2003, al fine di diffondere una sempre maggiore consapevolezza su tale pratica tradizionale che viola i diritti umani di donne e bambine, rappresentando una barbarie quasi senza pari.
La pratica è considerata a giusta ragione una violazione dei diritti umani, in quanto rappresenta n abuso irreversibile dell’integrità fisica di donne e, nella maggior parte dei casi, di bambine.
Le Mutilazioni Genitali Femminili, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, anch’essa impegnata nella lotta a questa infame pratica, si suddividono in quattro tipologie:
TIPO 1: Escissione del prepuzio ( zona di cute retraibile che ricopre una parte del clitoride), con o senza l’asportazione di parte o di tutto il clitoride.
TIPO 2: Escissione del clitoride con asportazione parziale o totale delle piccole labbra.
TIPO 3: Escissione di una parte o di tutti i genitali esterni e chiusura o restringimento dell’ingresso in vagina (ciò che viene denominato infibulazione).
TIPO 4: Punture, perforazioni o incisioni del clitoride o delle labbra; allungamento per trazione del clitoride o delle labbra; cauterizzazione mediante bruciatura del clitoride e del tessuto circostante; abrasione del tessuto intorno all’orifizio vaginale o incisione della vagina; introduzione in vagina di sostanze corrosive o vegetali allo scopo di provocare sanguinamento o restringimenti della vagina stessa.

Vi confesso che io provo un senso di estremo disagio, fino al fastidio fisico,
solo a digitare le parole necessarie per descrivere queste brutalità.
Domandandomi dove si possa trovare il coraggio per eseguire questi interventi
seguiranno a sentirsi umani. Pensate poi che queste pratiche vengono eseguite il più delle volte in
condizioni di luce scarsa, senza anestesia e con l’uso di lamette, coltelli,
pezzi di vetro o strumenti non chirurgici spesso riutilizzati.
Va da sé che, oltre al dolore, in aggiunta all’umiliazione e in sovrapprezzo al vulnus irreversibile alla propria dignità di donna, le mutilazioni producono anche gravi conseguenze sulla salute: formazione di ascessi, calcoli e cisti, la crescita abnorme del tessuto cicatriziale, infezioni e ostruzioni croniche del tratto urinario e della pelvi, forti dolori nelle mestruazioni e nei rapporti sessuali, maggiore vulnerabilità all'infezione da HIV/AIDS, epatite e altre malattie veicolate dal sangue, infertilità, incontinenza, maggiore rischio di mortalità materna per travaglio chiuso o emorragia al momento del parto.
Le Mutilazioni Genitali Femminili sono attualmente praticate, con diverse incidenze, in 28 Paesi africani e nello Yemen. In altre realtà, come il Kurdistan iracheno, l'Indonesia, l'Arabia Saudita, la Malesia si ha certezza che vi siano casi di mutilazione genitale, ma mancano indagini statistiche attendibili.
Si tratta di una barbarie che affonda le radici in alcuni aspetti sottoculturali locali, tribali in certo senso, che nulla hanno a che fare con la religione. Con nessuna religione. In ripetute occasioni sia le autorità religiose cristiano-copte sia quelle islamiche hanno apertamente dichiarato che queste pratiche non hanno alcuna legittimazione religiosa.
Quale che sia la tipologia di MGF praticata, lo scopo essenziale è fare in modo di eliminare nella donna la possibilità di provare qualsivoglia piacere sessuale.
Proprio per questo aspetto di “controllo” sul piacere e sul corpo della donna, la pratica è antichissima e, sebbene ovviamente in forme meno cruente, ha goduto di insospettabili complicità anche in epoche e Paesi a noi ben più vicini. Alcuni studiosi ne fanno risalire le origini a un periodo tra il 4.000 e il 3.000 avanti Cristo. Erodoto parla di «recisione», attribuendone l’uso a Fenici, Hittiti, Etiopi, Egiziani e Romani. Ma ha continuato a esercitare il suo diabolico fascino anche in tempi e civiltà più vicine a noi: Isaac Ray, uno psichiatra inglese del XIX secolo, ad esempio, dichiarava che gli organi riproduttivi delle donne in taluni casi andavano rimossi per la loro «nota tendenza a favorire comportamenti criminali», mentre fino alla seconda metà del XX secolo, in Europa e Stati Uniti, si ricorreva diffusamente alla cosiddetta clitoridectomia per scopi terapeutici nella cura di «patologie» quali isteria, malinconia, masturbazione eccessiva, ninfomania. Perfino la notissima rivista Lancet ne promuoveva gli effetti benefici, mentre in Inghilterra si trovano esempi di escissione del clitoride nel trattamento dei disturbi caratteriali fino a tutti gli anni ’40 del XX secolo.
Oltre al fine primario di togliere il piacere alla donna queste procedure provocano un fortissimo dolore e sono causa di prolungate emorragie, infezioni, infertilità o addirittura morte.
Le cifre sono paurose! 200 milioni di donne convivono oggi con le mutilazioni genitali e si stima che ogni anno ci siano altre tre milioni di bambine sottoposte a questa infamia.
Tra l’altro, con i recenti movimenti migratori, il fenomeno si è trasferito anche nei paesi europei e nordamericani, dove spesso ha incontrato una notevole impreparazione culturale e anche legislativa.
In Europa si stima siano 500 mila le vittime di questa infamia.
L’unico paese ad aver avuto una pronta reazione è stata ancora una volta la Francia, dove si contano più di cento condanne di persone che hanno mutilato le bambine a pene il più delle volte superiore ai tredici anni di carcere.
Nel resto d’Europa fra tutti i paesi membri solo 10 hanno specifiche leggi penali di divieto delle MGF, mentre gli altri si sono dotati solo di normative d'indirizzo.
Anche in Italia esiste una normativa, la legge 7 del 2006, che prevede il carcere da 3 a 16 anni per chi pratichi il “taglio”. Ma le denunce non arrivano e i controlli sono del tutto assenti. Più volte le Organizzazioni Non Governative italiane hanno chiesto alle autorità di impegnarsi per ridurre le Mgf in Italia e in tutti i Paesi in cui esse vengono ancora praticate, mediante leggi e sanzioni più rigorose per i trasgressori e l’istituzione di assistenza sanitaria gratuita per tutte le vittime che soffrono per le complicanze.
In Italia si ritiene che tali pratiche siano in aumento. Secondo i dati di uno studio realizzato dall'università di Milano - Bicocca sarebbero tra 61mila e 80mila le donne presenti in Italia che sono state sottoposte durante l'infanzia a mutilazioni genitali. E secondo i dati Istat, dal 2006 al 2016 il numero di comunità emigrate da paesi che praticano questa barbarie, come Somalia (da cui proviene l'83,5% delle donne), Nigeria, Burkina Faso, Egitto ed Eritrea, è raddoppiato. Siamo davanti a un fenomeno in crescita e per questo è importante lavorare sulla prevenzione di questa ennesima violenza di genere sulle donne.
Nel dicembre del 2012 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la “Risoluzione di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili”. Con tale risoluzione le Nazioni Unite hanno convenuto che le mutilazioni sono “un abuso irreparabile e irreversibile” e hanno accettato di “prendere tutte le misure necessarie per proibirle e proteggere donne e bambine da questo tipo di violenza”. I Paesi sono stati chiamati ad “adottare una legislazione e a farla rispettare”. Le misure punitive contro chi viola le leggi dovranno essere accompagnate da misure educative per sradicare questa pratica. Sono previste, inoltre, assistenza sanitaria e psicologica alle donne che hanno subito le mutilazioni.
Nel 2015 il presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha istituito il reato di mutilazione genitale femminile con una pena di 4 anni di carcere e una multa di 900 euro. Anche Yahya Jammeh, Presidente del Gambia ha vietato le mutilazioni genitali femminili nel paese, benché il governo non abbia ancora varato una legge ufficiale. Leggi che proibiscono le mutilazioni sono state approvate anche in Egitto, Benin è Burkina Fasu.
Un appello permanente ad applicare la tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili in Europa e nel mondo è arrivato dall'Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Federica Mogherini, e dai commissari europei alla giustizia e alla cooperazione internazionale.
In quest’ultimo appello si ribadisce come questo tipo di violenza non si giustifica per nessun motivo, che si tratti di usanze, tradizioni, cultura, rispetto della vita privata o questioni d'onore, e nessuno di questi fattori può essere addotto dagli Stati come alibi per il mancato rispetto dell'obbligo di prevenire ed eliminare le violenze contro le donne e di perseguire i responsabili.
Nel corso di un’intervista Hamdi Abdurahman Ahmed, somala di 30 anni, con grande sofferenza, ha raccontato la sua esperienza, perché altre donne non vadano incontro al suo stesso calvario. Ne riporto alcuni brani.
“Avevo soltanto 7 anni, ma dentro di me rivivo ogni istante: il dolore, le urla, le lacrime, il sangue dappertutto. Doveva essere un giorno di festa, almeno secondo la tradizione, invece quel giorno è diventato quello che ha trasformato la mia giovinezza in un inferno”.
Quel giorno Hamdi Abdurahman Ahmed ha subito la mutilazione dei genitali. “Ero al mio villaggio, Afogoye, nella stanza di mia madre. In casa mia c’erano i miei familiari, mia zia mi teneva ferme le spalle mentre un’anziana signora mi faceva l’anestesia. Poi il taglio: hanno usato un piccolo rasoio affilato da entrambe le estremità. Un taglio netto, rapido e lacerante. Non riuscivo a smettere di urlare dal dolore e dallo spavento, ero soltanto una bambina”.
E poi la cucitura della vagina: “Hanno usato ago e filo”. E’ rimasta soltanto una piccola fessura, soltanto lo spazio per urinare e far fuoriuscire il sangue mestruale.
Tremendi dolori iniziarono con il taglio del clitoride, e sono proseguiti per i giorni successivi: “Non sono riuscita ad urinare per un’intera settimana, avevo la pancia gonfissima, stavo per scoppiare e ho rischiato di morire”. Hamdi è sopravvissuta, ma non è riuscito a sopravvivere quello che sarebbe dovuto diventare suo figlio. “Avevo 17 anni quando sono rimasta incinta. La gravidanza è stata difficilissima e dolorosa, quando il bambino aveva 9 mesi e stava per nascere, è rimasto soffocato, è morto dentro di me”.
Epanu Doros, una donna del Kenya che ha ricoperto il ruolo di “tagliatrice di ragazze”, ossia colei che opera la circoncisione femminile, ha a sua volta raccontato: “Usavo una lama di rasoio. Quando non ne avevo, prendevo vecchi pezzi di ferro, li affilavo sulle punte e li utilizzavo al posto del rasoio”. Ricorda anche il suo coraggio nel recidere lembi di carne dalla vagina delle giovani ragazze, per poi gettarli a imputridire nella bava dei vermi. “Ero solita tagliare un pezzo dall’interno e poi lo gettavo via, mentre la giovane piangeva e urlava”. “Nel momento in cui taglio un lembo di carne attorno alla sua vagina, la ragazza viene sopraffatta dal dolore. Il suo corpo si muove per gli spasmi e il coltello può scivolare, e anche il pezzo di carne che hai in mano scivola dalle dita, e finisci così per tagliare anche dell’altro. A volte mi è capitato di tagliare accidentalmente il punto in cui in una donna passa l’urina, provocando così emorragie. Alcune giovani svengono”.
Ancora un racconto, questa volta di Gloria, “mutilatrice” del Camerun: “Un giorno, all’età di 11 anni, mi dissero che avremmo dovuto praticare la mutilazione genitale a una bambina di 9 anni. Non le era stata fatta alla nascita, come è capitato a tutte noi, perché malata e nessuno pensava che avrebbe potuto farcela a sopravvivere. Arrivò il giorno dell’intervento. Ma la bambina iniziò a scappare. E urlava. Dovemmo rincorrerla e prenderla con la forza. Io, in realtà, non capivo perché faceva così. In fondo i suoi genitori volevano solo ‘lavarla dalla vergogna’ che altrimenti si sarebbe portata dietro per tutta la vita. Alla fine la piccola fu presa, fu tenuta ferma da alcuni uomini e circoncisa tra le urla. Da quel giorno ha iniziato a trattenere l’urina per il troppo dolore. Questo mi spaventò molto e fu uno dei motivi che mi spinsero a condannare la pratica per sempre. Quella bambina poi è diventata una ragazza, si è sposata e ha avuto una figlia. L’ha sottoposta a mutilazioni genitali. Lei crede nelle sue tradizioni e ha pensato che fosse giusto farlo.
Perdonatemi se mi sono dilungato con queste narrazioni. Volevo che tutti noi ci rendessimo davvero conto dell’orrore e della nauseante violenza che emerge da queste pratiche.
Per tutto questo oggi è importante ricordare questa barbara usanza: per pretendere che cessi quanto prima. E che tutti i Paesi prevedano severissime pene per tutti quei macellai che distruggono il corpo e la dignità di tante bambine.
Dobbiamo far sì che sia un urgente imperativo! Subito, perché ogni giorno perso contribuirà a mutilate irreparabilmente altre bambine. Una ogni 11 secondi!
L’associazione ActionAid, nell’ambito di una campagna contro le mutilazioni genitali femminili ha lanciato per oggi una campagna avente a simbolo un soffione viola e l’hashtag #endFGM.
Per questo io lo pubblico in calce a questo scritto.
Invito anche voi a condividerlo, perché tutti possano prendere coscienza di questa barbarie.

- Stefano Marchesotti - 


Buona giornata a tutti :-)



lunedì 2 febbraio 2026

Festa della Candelora

La Madonna Candelora

Quante tradizioni da conoscere in Valtellina.

Conosci quella della Madonna della Candelora? Celebrata anche nel resto d'Italia per scoprire se l'inverno è effettivamente finito...

Il 2 febbraio è il giorno della Madonna della Candelora  la presentazione di Gesù al Tempio dopo 40 giorni dalla sua nascita, dove Simeone si accorge che è lui la luce della rivelazione.

Il suo nome deriva da “candelorum“, benedizione delle candele, perché in questa speciale occasione vengono benedette le candele che simboleggiano Cristo, inteso come luce che illumina le genti.

Il 2 febbraio festa della Madonna Candelora,  un tempo era considerato festivo, per cui non vi si poteva svolgere alcuna attività giudiziaria né costringere alcun contratto, all'entrata della chiesa, prima della messa "grande", venivano date ai fedeli, dietro piccola offerta, delle candele di varia misura e tutte variamente colorate; erano tenute accese in chiesa durante la funzione e i ragazzi in particolare erano contenti (e poco raccolti e devoti, in verità).

Alcuni proverbi in proposito:

Sa 'l plòf al dì dala Candelora dal'ivèrn som fóra sa 'l bùfa e 'l tira vent in dal invérn som ìnt.

Se piove il giorno della Candelora dall'inverno siamo fuori se c'è bufera e tira il vento nell'inverno siamo dentro.

Se dòpu ‘l dì dela Seriöla i rùngi fa rungiröla, de l’invèran an sa föra.

se dopo il giorno della Madonna della Candelora l'acqua scorre nelle rogge, siamo fuori dell'inverno.

A la Madona da la Candelora, da l'invern sem fora; sa l'e nigul nigulet, sem fo a net a net; sa l'e seren serenel,
un altru invernel; sa l'e seren serenent, invern invernent-

alla Madonna della Candelora siamo fuori dell'inverno; se è nuvoloso, siamo fuori del tutto; se è abbastanza sereno, ci attende un altro breve ritorno dell'inverno; se è del tutto sereno, ci attende ancora un lungo inverno.

(tratto da www.paesidivaltellina.it)


La festività odierna, di cui abbiamo la prima testimonianza nel secolo IV a Gerusalemme, venne denominata fino alla recente riforma del calendario festa della Purificazione della SS. Vergine Maria, in ricordo del momento della storia della sacra Famiglia, narrato al capitolo 2 del Vangelo di Luca, in cui Maria, in ottemperanza alla legge, si recò al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua purificazione. La riforma liturgica del 1960 ha restituito alla celebrazione il titolo di "presentazione del Signore", che aveva in origine. L'offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla sua offerta sacrificale sulla croce.
Questo atto di obbedienza a un rito legale, al compimento del quale né Gesù né Maria erano tenuti, costituisce pure una lezione di umiltà, a coronamento dell'annuale meditazione sul grande mistero natalizio, in cui il Figlio di Dio e la sua divina Madre ci si presentano nella commovente ma mortificante cornice del presepio, vale a dire nell'estrema povertà dei baraccati, nella precaria esistenza degli sfollati e dei perseguitati, quindi degli esuli.
L'incontro del Signore con Simeone e Anna nel Tempio accentua l'aspetto sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col sacrificio di Cristo, poiché quaranta giorni dopo la sua divina maternità la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della sua sofferenza: "Una spada ti trafiggerà l'anima": Maria, grazie alla sua intima unione con la persona di Cristo, viene associata al sacrificio del Figlio. Non stupisce quindi che alla festa odierna si sia dato un tempo tale risalto da indurre l'imperatore Giustiniano a decretare il 2 febbraio giorno festivo in tutto l'impero d'Oriente.
Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo; papa Sergio I (687-701) istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S. Maria Maggiore. Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: "I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti". Da questo significativo rito è derivato il nome popolare di festa della "candelora". La notizia data già da Beda il Venerabile, secondo la quale la processione sarebbe un contrapposto alla processione dei Lupercalia dei Romani, e una riparazione alle sfrenatezza che avvenivano in tale circostanza, non trova conferma nella storia.

- Piero Bargellini da Santi e Beati


Signore Gesù,
questa mattina ti contempliamo mentre vieni presentato al Tempio:
piccolo, fragile, affidato alle mani degli uomini,
eppure Luce che illumina ogni cuore.

Come Maria e Giuseppe,
insegnaci a offrirti ciò che siamo,
anche quando non comprendiamo tutto,
anche quando il cammino passa dalla semplicità e dal silenzio.

Donaci lo sguardo di Simeone,
capace di riconoscerti nella quotidianità,
e il cuore di Anna,
fedele nell’attesa, perseverante nella preghiera.

Accogli, Signore, la nostra vita nelle tue mani:
rendila dono, rendila luce, rendila pace.
Inizia in noi, oggi, la tua opera di salvezza.
Amen.

Preghiera di Helmy Ibrahim


Buona giornata a tutti :-)