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giovedì 21 novembre 2019

Se da noi stessi ci giudicassimo, non saremmo giudicati - san Giovanni Crisostomo

Vuoi giudicare! Ebbene, tu hai a disposizione un tribunale che offre molti vantaggi e non espone a condanna alcuna. 
Fa` sedere come giudice al tribunale della coscienza la tua ragione e qui presenta tutte le tue colpe. 
Esamina i peccati della tua anima ed esigi un esatto rendiconto, chiedendole: 
- Perché hai osato fare questo o quest`altro?  -
Ma se l`anima evita di considerare le proprie colpe e indaga, invece, e giudica quelle altrui, dille: 
- Non ti giudico per i peccati altrui, né delle loro colpe tu devi giustificarti. Che ti importa se quel tale è malvagio? Ma tu, perché hai commesso questo e quel peccato? Difenditi, non accusare; bada a te stessa e non ai fatti altrui. -
A tale angustia tu devi sottomettere continuamente la tua anima. 
Ogni giorno convoca questo tribunale e fa` presente alla tua anima il fiume di fuoco, il verme velenoso e gli altri tormenti dell`inferno.
Non permetterle di presentare come giustificazione il fatto che il diavolo le sta accanto, né di rispondere con impudenza che è lui che viene a cercarla, che le tende insidie e la tenta. 
Rispondile che, se essa non vuole, tutti gli artifici del demonio sono vani e inefficaci. E se la tua anima si scusa ancora, adducendo che è congiunta al corpo, che è rivestita di carne, che vive nel mondo e abita su questa terra, rispondile che tutti questi sono pretesti e sotterfugi. 
Falle presente che altri uomini come lei vestiti di carne hanno dimorato in questo mondo, sono vissuti sulla terra e tuttavia hanno brillato per la loro virtù. 
Anch`essa, quando compie qualche azione buona, agisce così, pur essendo rivestita di carne. 
Se essa di nuovo replica che il tizio l`ha fatta incollerire, rispondile che è in suo potere non adirarsi e che spesso ha saputo reprimere l`ira. 
Se dice ancora: la bellezza di quella donna mi ha colpito, ribatti che poteva tuttavia dominarsi. 
Portale l`esempio di coloro che furono vittoriosi. Procura che nessuno sia presente e ti disturbi quando esamini e giudichi così la tua anima. Ma come i giudici deliberano ritirandosi dietro a una cortina, così anche tu, invece di cortine, ricerca un luogo e un momento di quiete. 
Ed esigi un severo rendiconto anche delle piccole colpe, in modo da essere sicuro di non cadere nelle grandi. 
Se sei costante nel fare questo ogni giorno, allora comparirai con fiducia davanti all`altro tribunale che farà tremare tutti. In questo modo Paolo si è purificato, e perciò affermava: 
Se da noi stessi ci giudicassimo, non saremmo giudicati (1Cor 11,31). 

- San Giovanni Crisostomo -
 Commento al Vangelo di san Matteo




Ritessi la nostra fede 

Signore, riconoscerti significa amarti.
Tutto esiste grazie a te:

sii lodato per questa meraviglia!
Insegnaci la delicatezza e il rispetto
dei nostri fratelli.
Tu scruti il nostro cuore
e ne conosci i limiti e le barriere.
Non ignorare le nostre ferite segrete,
sorridi delle nostre fantasie.
Tu sei il Dio del perdono,
sei il Signore ricco di misericordia.
Insegnaci a camminare con umiltà
sulle vie della riconciliazione.
Un popolo avanza verso di te:
colma le sue lacune, ritessi le sue lacerazioni,
affinché ti possa servire in spirito e verità
con un amore che cerca di imitare il tuo.

- Pierre Griolet - 



Buona giornata a tutti. :-)







mercoledì 20 novembre 2019

Le mani di Dio - don Bruno Ferrero


Dio elargisce i suoi doni, ma spesso siamo noi le sue mani. 
Le nostre buone opere danno luce e sapore ai fratelli e testimoniano la sua bontà. 

Un maestro viaggiava con un discepolo incaricato di occuparsi del cammello. Una sera, arrivati a una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò l'animale. 
«Mio Dio - pregò coricandosi -, prenditi cura del cammello: te lo affido». 
Il mattino dopo il cammello era sparito. 
«Dov'è il cammello?», chiese il maestro. 
«Non lo so», rispose il discepolo. 
«Devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello. Non è certo colpa mia se è scappato o è stato rubato. 
Ho esplicitamente domandato a Dio di sorvegliarlo. È Lui il responsabile. 
Tu mi esorti sempre ad avere la massima fiducia in Dio, no?». 
«Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello», rispose il maestro. «Perché Dio non ha altre mani che le tue». 

- don Bruno Ferrero -



Dio solo può dare la fede; tu, però, puoi dare la tua testimonianza. 
Dio solo può dare la speranza; tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli. Dio solo può dare l'amore; tu, però, puoi insegnare all'altro ad amare. 
Dio solo può dare la pace; tu, però, puoi seminare l'unione. 
Dio solo può dare la forza; tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato. 
Dio solo è la via; tu, però, puoi indicarla agli altri. 
Dio solo è la luce; tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti. 
Dio solo è la vita; tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere. Dio solo può fare ciò che appare impossibile; tu, però, potrai fare il possibile. Dio solo basta a se stesso; egli, però, preferisce contare su di te. 

(Canto brasiliano) 


Buona giornata a tutti. :-)








domenica 10 novembre 2019

Parlami d’Amore - Padre Michel Quoist

L'amore non è la folgorazione della bellezza
davanti a un volto che d'improvviso s'illumina per te,
perché la vera bellezza è il riflesso dell'anima,
ma l'anima è oltre, e la cerchi tremando.

L'amore non è seduzione di un'intelligenza viva e sciolta
che scorre in parole e idee per piacerti,
perché l'intelligenza può splendere di mille barbagli
senza essere autentico diamante nascosto nelle profondità dell'amato.

L'amore non è l'emozione di fronte a un cuore
che batte per te
più di quanto non batta per gli altri,
né quella meraviglia d'essere scelto, eletto,
senza motivo ai tuoi occhi
che valga questa follia,
perché un cuore può un giorno turbarsi per un altro,
e lasciarti sanguinare, in lacrime,
senza che il tuo amore muoia.

L'amore non è voglia di catturare, di afferrare
l'oggetto del tuo desiderio,
sia esso cuore, corpo, mente o tutti e tre insieme,
perché l'altro non è "oggetto";
e se lo prendi per te, lo mangi e lo distruggi,
è te che ami credendo di amare l'altro.

Folgorazione e seduzione, fame e fremiti,
emozione e sgorgare di desideri,
tutto ciò è bello e necessario, nell'uomo, nella donna,
ma soltanto per aiutare ad amare chi accetta di amare.

E' la porta socchiusa e le finestre spalancate,
è il vento che entra a folate,
è il richiamo del largo, è il mormorio di Dio
che invitano a uscire dalla casa sbarrata
per andare verso un altro
che hai scelto per colmare la tua vita
perché lo ami e lo vuoi amare.

Amare è volere l'altro libero e non sedurlo,
è liberarlo dai suoi lacci se ne rimane prigioniero,
perché anche lui possa dire: ti amo,
senza esservi spinto dai suoi desideri non domati.

Amare è con tutte le forze volere il bene dell'altro,
anche prima del tuo,
è fare di tutto perché l'amato cresca, e poi sbocci e fiorisca
diventando ogni giorno l'uomo che deve essere
e non quello che tu vuoi modellare
sull'immagine dei tuoi sogni.

Amare è dare il tuo corpo, e non prendere il suo,
ma accogliere il suo quando si offre per essere condiviso,
è raccoglierti, arricchirti,
per offrire all'amato più che mille carezze e folli abbracci,
la tua vita intera raccolta nelle braccia del tuo "io".

Amare è offrirti all'altro,
anche se questi ad un certo momento si rifiuta,
è dare senza tenere il conto di quello che l'altro ti dà,
pagando il prezzo alto senza mai reclamare il resto,
ed è supremo amore perdonare
quando l'amato purtroppo si sottrae,
tentando di consegnare ad altri ciò che ti aveva promesso.

Amare è credere nell'altro e dargli fiducia,
credere nelle sue forze nascoste, nella vita che ha in sé;
e quali che siano le pietre da tagliare
per appianare la strada,
è decidere da uomo ragionevole
di avviarsi coraggiosamente per il viaggio del tempo.

Non per cento giorni, per mille, e neppure per diecimila,
ma per un pellegrinaggio che non finirà,
perché è un pellegrinaggio che durerà
"sempre"…

Se amare è questo, come potrò riuscirci?
Ero scoraggiato…
Non avevo ancora capito…
che l'amore era un fine da raggiungere
e non un punto di partenza
e che, per cercare di riuscirci,
bisognava lottare per tutto il tempo della vita.
Io volevo tutto e subito.

Questo era il mio errore.
Dovevo accettare di adottare
il passo lento e regolare,
il passo dell'autentico montanaro.




- Padre Michel Quoist -
Fonte: Parlami d'amore, Sei, Torino 1987, pp. 104-107




Dobbiamo impegnarci in scelte di percorso, in tabelle di marcia: non possiamo parlare di pace indicando le tappe ultime e saltando le intermedie!

Se non siamo capaci di piccoli perdoni quotidiani fra individuo e individuo, tra familiari, tra comunità e comunità... è tutto inutile!

La pace non è soltanto un pio sospiro, un gemito favoloso, un pensiero romantico... è, soprattutto, prassi.


- Don Tonino Bello -






"Carissimi amici, il Regno di Dio non è una questione di onori e di apparenze, ma, come scrive San Paolo è "giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo". (Rm 14,17).

Al Signore sta a cuore il nostro bene, cioè che ogni uomo abbia la vita, e che specialmente i suoi figli più "piccoli" possano accedere al banchetto che Lui ha preparato per tutti. 
Perciò, non sa che farsene di quelle forme ipocrite di chi dice: 
"Signore, Signore" e poi trascura i suoi comandamenti".

- Papa Benedetto XVI - 



Buona giornata :-)


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domenica 3 novembre 2019

Perdonare se stessi - Anselm Grün

La riconciliazione con quelli che mi hanno ferito nel corso della mia vita, non è semplicemente una decisione della volontà. È piuttosto un processo che secondo me avviene in cinque fasi.

Il primo passo richiede che io lasci spazio al dolore. 
Non debbo scusare troppo presto colui che mi ha ferito. È del tutto indifferente se l’altro mi ha ferito apposta oppure non poteva fare altrimenti: il fatto è che mi ha fatto soffrire. E questo dolore devo nuovamente percepirlo nella sua realtà. Mi sono sentito abbandonato, sminuito, preso non seriamente in considerazione.

Il secondo passo consiste nel lasciar spazio alla collera (rabbia). 
La collera è la forza di buttare fuori da me colui che mi ha ferito. 
Collera non vuol dire mettermi a gridare contro l’altro oppure ferirlo a mia volta. Essa consiste invece nel prendere una sana distanza dall’altro. 
Posso dirmi per esempio: non penso più continuamente a lui; gli impedisco di entrare in casa mia, cioè gli proibisco di abitare nel mio intimo, di occuparmi continuamente di lui nei miei pensieri. 
Nello stesso tempo devo trasformare in energia questa collera: posso vivere da me stesso; non ho bisogno dell’altro perché la mia vita abbia un esito positivo.

Il terzo passo si riferisce al guardare oggettivamente ciò che è accaduto. 
Cerco ora di comprendere perché l’altro mi ha ferito. Forse non ha fatto altro che trasmettere le ferite che a sua volta aveva ricevuto. Mi sforzo quindi di capire me stesso: per quale motivo il comportamento dell’altro mi ha fatto soffrire così tanto. Forse l’altro ha toccato in me un’antica piaga, un posto dove non mi sono ancora riconciliato con me stesso. Questa riflessione diventa un invito a occuparmi di questa zona così vulnerabile e ad accettare me stesso con questa mia vulnerabilità.

Il quarto passo della riconciliazione con l’altro consiste propriamente nell’atto del perdono. 
Perdonare significa che mi libero dal legame con l’altro. 
Lascio che il suo comportamento rimanga in lui e così mi distacco dall’altro. Il perdono è sempre un segno di forza e non di debolezza. 
Rinuncio a girare continuamente attorno alle mie ferite. Se queste sono però troppo profonde, non riesco ancora a incontrarmi con l’altro, nonostante il mio perdono. 
Devo allora accettare i miei limiti. 
Ho perdonato all’altro, ma non sono ancora capace di costruire con lui un rapporto normale. Molti psicologi hanno sperimentato, tra le altre cose, che il perdono è un atto terapeutico, che rende possibile la guarigione delle proprie piaghe e ci libera dal rimuginare continuamente il nostro passato. Il perdono ci rende capaci di impegnarci nel momento presente con tutto il nostro essere.


Il quinto passo della riconciliazione trasforma le piaghe in perle. 
Ildegarda di Bingen sostiene che la riuscita della vita dipende dal fatto che le nostre piaghe vengano trasformate in perle. Se compissi soltanto i primi quattro passi, avrei sempre la sensazione di subire un danno, poiché ero stato ferito in modo veramente grave. Il quinto passo mi mostra che nelle mie ferite si trova un tesoro prezioso. Là dove mi hanno ferito sono crollate le mie maschere e ho potuto mettermi in contatto col mio vero Sé. 
Le piaghe mi fanno sentire vivo, mantengono sveglia in me la nostalgia di Dio e mi aprono verso le persone con le loro ferite. Dato che io stesso sono stato ferito, posso meglio comprendere le altre persone con le loro piaghe. 
Molti terapeuti e pastori d’anime hanno trasformato le loro piaghe in perle. Gli antichi greci sapevano già che solo il medico ferito poteva veramente guarire. 
Se le mie piaghe vengono trasformate in perle, non porto più rancore contro quelli che mi hanno ferito. Allora il perdono non è soltanto qualcosa di passivo, ma rende possibile la scoperta delle mie energie e mi dà fiducia di imprimere in questo mondo la traccia inconfondibile e del tutto personale della mia vita. 

- Anselm Grün -
da: Guarigione come riconciliazione





Alla sera 

Dio misericordioso,
oggi sto qui davanti a te a mani vuote.
Ho la sensazione
che oggi niente mi sia riuscito.
Non posso esibirti alcun risultato.
Oggi è stato difficile con tutte le cose
che mi sono piovute addosso.
Mi sento stanco.
Non posso dirti molto.
Non so come devo giudicare
tutto ciò che è successo oggi.
Non riesco a classificarlo.
Ma non sono nemmeno obbligato a farlo.
Lo rimetto a te, confidando
che tu volgi tutto al bene.
Prendi quanto è stato incompiuto
e fragile in questa giornata e trasformalo,
in modo che diventi una benedizione
per me e per gli altri.
Invia ora il tuo Spirito a quelle persone
con cui ho parlato, nei cui confronti
sono rimasto debitore di qualcosa.
Ora non posso cambiare le cose,
né porvi riparo.
Tocca il cuore di quelle persone,
affinché non si sentano paralizzate
dai malintesi, ma imparino da essi
a trovare soltanto in te
il loro fondamento.
Oh Dio, manda anche a me
il tuo Santo Spirito,
affinché io mi faccia guidare a te
da questa giornata
stancante e deludente.
Oggi mi hai mostrato
che non posso contare
sulla mia abilità,
sulla mia volontà, sul mio operato,
che non posso vivere di successo
e riconoscimento,
ma soltanto del tuo amore.
Ricolmami ora del tuo amore,
affinché possa dormire in pace,
sorretto dalle tue braccia amorevoli,
calmato dai tuoi angeli,
che mi invii
per mostrarmi
la tua vicinanza d'amore.

- Anselm Grün -



Buona giornata a tutti. :-)


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mercoledì 23 ottobre 2019

Il lavoro nascosto dell’amore - Renè Voillaume

Piccolo fratello, la tua vita è come una moneta d’oro che porta impressa l’effigie dell’amore di Cristo. Essa è per Dio, per lui solo. Ma è proprio vera? La lega include davvero l’oro puro, che solo avrà valore ai suoi occhi?…
Una moneta falsa rassomiglia talmente a una vera! La linea della tua vita, la tua regolarità, le tua preghiere, tutto ciò può soddisfarti, può sembrarti puro, impeccabile. 
A te, sì… ma è per lui? L’amor proprio non domina forse?

Devi essere totalmente dato all’amore di Cristo. Poco importa che la tua vita piaccia a te purché Gesù vi trovi il suo interesse. 
Bisogna che egli trovi nella tua anima un oggetto d’amore, un mondo in cui possa riversare tutto il suo amore e trovarvi le sue compiacenze.

Che ti importa che la tua vita ti sembri regolare, utile, sublime? 
Tu accetti ben volentieri che tutti gli uomini ti disprezzino, ti critichino, che essi giudichino umanamente persa, inutile e vana la tua vita. 
Tu l’accetti dicendoti che la tua vocazione è troppo elevata per poter essere capita dalla maggioranza dei cristiani. Ma hai pensato che dovresti staccarti da te stesso? Cioè compiere in te, o meglio, lasciar compiere in te l’opera dell’amore?

Finché avrai la certezza sentita e umana, un po’ soddisfatta, dell’utilità della tua vocazione, vi sono molte probabilità che il tuo amor proprio sia ancora la ragione della tua vita. 
Lascia che Gesù faccia in te ciò che il suo amore vuole. 
Bisogna che esso faccia fondere le monete d’oro della tua vita.

Bisognerà che essa perda la sua forma, la stessa impronta dell’amore di Gesù, e nella quale, forse, ti compiacevi. Era un po’ per te che realizzavi un ideale che ti sembrava sublime e che ti attirava. 
Lascia fare all’amore. 
Se la tua vocazione è così elevata da dover essere incompresa da ciò che quaggiù è umano, bisogna che essa sia reincompresa da ciò che resta di umano in te.

Sta’ in pace, non accelerare l’ora di questa purificazione.

Se l’amore si presenta, lascialo penetrare fino al fondo di te stesso. 
Bisognerà che entri: e tu devi lasciarlo fare. 
Troppo spesso tu lo fermi. 
Egli vuole penetrare e tu lo fermi perché non vuoi risolverti a lasciarlo penetrare da solo. Poiché tu non puoi penetrare ancora nel fondo della tua anima, bisognerà che entri lui, lui solo. 
Aprigli la porta in silenzio, lascialo entrare, lascialo fare. Sì, tu resterai solo, e la porta sarà chiusa; tu non puoi vedere il luogo segreto dove lui deve riversare il suo amore. Lascialo entrare, accetta di restare fuori in silenzio. Tu non sarai più là per arrestarlo con le tue chiacchiere e le tue sciocche pretese.

Come deve sorridere spesso l’amore infinitamente dolce e paziente, come deve sorridere alle tue pretese. 
Avresti voluto che la tua vita interiore, la tua spiritualità fosse in un certo modo. Ma lui non sa forse meglio come consumare la tua anima con l’amore e come farne un olocausto vivente? 
Ciò ti sconcerterà, non capirai più e allora il tuo amore proprio brucerà sull’altare segreto di te stesso.

La tua vocazione non può essere mediocre, né sei tu che puoi realizzarla. 
Se è vero che essa tocca l’infinito, poiché appartiene totalmente a Gesù ed è per lui solo, lascia che le mani dell’infinito la realizzino in te. Tu non lo puoi e se credi di realizzarla, il tuo olocausto non è ancora completo. Se la tua vocazione è divina nel suo scopo e nei suoi mezzi di raggiungimento, deve essere incomprensibile agli occhi degli uomini. Anche tu sei uomo, e agli occhi del tuo amor proprio la tua vocazione, per vivere, deve sfigurare e sembrare una follia.

Se è vero che il supplizio di Cristo resta una follia agli occhi della creatura, deve essere vero che la realizzazione in te della pienezza del suo regno dell’infinito e dell’amore deve attuarsi attraverso una via dolorosa, oscura, incomprensibile. Tu sei troppo piccolo; lascia che l’amore infinito entri nell’intimo della tua anima. Sai per fede che devi lasciare aperta la porta e consentirgli di lavorare in te. Abbandonati a lui, ma realmente, senza riservarti un modo di concepire la tua vita, il desiderio di vedere realizzarsi in te la tua vocazione e di goderne. Accetta la consapevolezza di una vita vuota, accetta il frantumarsi delle tue concezioni su ciò che tu chiami la tua vita interiore.

Poi diffida dell’amor proprio nella preoccupazione della salvezza dei fratelli. Non cercare di vedere il frutto del tuo desiderio.

Riconoscerai che il tuo desiderio, la tua sofferenza per la salvezza dei tuoi fratelli è pura, è proprio per lui, se non cagionerà in te turbamento, se non ti allontana dall’amore, se è senza fretta, se non cerca di sentirsi esaudita.

L’amor proprio deve morire e anche l’amore egoista – che è falso amore – con cui noi talvolta amiamo i nostri fratelli. Devi amare come lui, cioè lui deve amare in te. Come sarai certo del tuo amore, così sarai certo, come se fosse già avvenuto, di salvare delle moltitudini. Non ti basterà la conversione di qualche anima: vorrai quella di tutto il popolo, del mondo intero. Ciò sarà ragionevole perché conforme alle leggi dell’amore reciproco e presuppone che tu creda di essere amato da Dio. 
Questo atto di fede sincero, profondo, è il più difficile! Crediamo più facilmente al nostro amore per lui che al suo amore per noi. Parlo di una fede vera, profonda, che capisca un po’ l’infinito dell’amore di Gesù per noi: non parlo di un sentimento provato durante una grazia sensibile che non è un atto di fede nell’amore. Ma quando ti conoscerai in tutta la tua miseria, e con tutta la tua fede, nell’atto stesso della visione di questo niente che sei, crederai di essere preferito da Gesù a tutte le altre anime perché sei per lui un oggetto di misericordia, allora sarai vicino al vero amore.

Piuttosto che cercare di far grandi cose per amore, cerca di amare in ogni cosa specialmente nelle più piccole: così farai morire l’amor proprio. Non temere di vedere il fondo della tua miseria e di accettarla: non scusarti, non turbarti. Credi forse che egli non la veda meglio di te? Ciò non impedisce nulla; anzi al contrario egli può usare misericordia. Credi, è proprio per questo che egli ti ama… 


- Renè Voillaume -

Un testo da conservare per ricordarsi sempre  qual è il vero percorso di chi decide di vivere il Vangelo.
E’ uno scritto di Renè Voillaume fondatore dei “Piccoli fratelli di Gesù” legati alla spiritualità di Charle de Foucauld, che si trova nella raccolta “Come loro”. Un testo molto esigente e molto intenso, fatto salvo un linguaggio e delle espressioni a cui forse non siamo molto abituati. Una bella descrizione di quella che è la vera “povertà di spirito”.






«Parecchi cristiani dicono: noi parliamo con Dio e ce ne infischiamo di quello che dice il Papa. E così, credendo di parlare con Dio, se ne vanno all’inferno!».

- San Pio da Pietrelcina -




Preghiera per la sera

Mi addormenterò nella pace,
il tuo sangue vegli su di me;
all' anima che hai plasmato secondo la tua immagine, 
concedi la libertà.
Posa la mano sul corpo che hai impastato,
e le tue misericordie siano per lui come mura di difesa
e come un potente scudo.
Quando il corpo si riposerà 
la tua forza lo protegga,
il mio riposo sia davanti a te, 
come profumo d'incenso.
Il Maligno non si avvicini al mio giaciglio, 
per l'intercessione di tua Madre,
e per il tuo sacrificio per noi;
allontana il demone della paura che mi nuoce.




Buona giornata a tutti. :-)



Grazie!!