Visualizzazione post con etichetta fede. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fede. Mostra tutti i post

martedì 8 settembre 2026

da: "I Cattolici" di Julien Green e da. "Annunciatori della Parola" card. Joseph Ratzinger

 La tua grandezza non la capirai che nell'inferno o nel purgatorio o nel paradiso. 
Oggi il mondo ti accieca. 
Bisogna che tu abbandoni questo mondo per sapere chi sei. 
L'inferno ti torturerà con l'eterno desiderio di una felicità divenuta impossibile. E la tua vita, tutta quanta, ti apparirà nella luce della rivelazione.
Ti accorgerai, allora, d'essere caduto tra le mani di coloro che erano più deboli di te, e che attinsero la loro forza alla tua stoltezza. Il cielo stesso non può nulla contro la stoltezza umana. 
La redenzione non agisce in un'anima dalla quale l'intelligenza è assente; questa stoltezza non è la semplicità di spirito, la quale è benedetta e signora; la stoltezza è volontaria, cosciente e maliziosa; essa limita la propria fede alla ragione terrestre, fa finire l'uomo in questo mondo, disconosce il suo eterno destino.
Ti accorgerai d'esserti dannato per delle piccolezze, capirai che non c'era alcuna proporzione tra esse e te. 
Nulla esiste sulla terra che sia degno di te. Questo mondo non ha alcun piacere che sia degno del tuo attaccamento, alcun dolore che sia degno d'affliggerti. Tutto è altrove.
Se ti danni, dannati per qualche cosa che ne valga la pena. 
Voglio dire: guarda se c'è qualche cosa per cui valga la pena di rinunziare alla eterna contemplazione della verità.
Tu conferisci a un piacere, necessariamente limitato, il valore d'una cosa eterna, perciò pagherai quel piacere con una eternità di rimpianto, di noia e di disperazione. 
Esso ti darà tutto ciò che potrà, ma non ti lascerà nel cuore che amarezza e disgusto, e ti angustierà fino alla morte.

- Julien Green -
da: "I cattolici" , ed.  Longanesi



Consoliamoci tutti 

Un clero mediocre è molto più edificante di un clero santo, atteso che il clero perpetua la Chiesa. 
Se fosse santo, io direi: «È la sua santità che ne è causa», ma non è santo, è peccatore. E allora? È forse il suo peccato che perpetua la Chiesa? 
Ma il peccato è la morte, e la morte non genera la vita. 
Bisogna dunque che ci sia in lui qualche cosa di potente, che resista al suo peccato e continui la vita spirituale.
Non dei santi bisogna parlare se vogliamo aver la prova della santità della Chiesa, ma dei cattivi preti e dei cattivi papi.
Vi sono dei religiosi dissoluti, dei preti senza dottrina, dei papi ridicoli. 
Ciò vi sembra ignobile, ma per me, viceversa, tutto ciò è meraviglioso e adorabile. 
Alessandro VI mi edifica più che san Gregorio Magno, perché il fatto d'una Chiesa governata da dei santi, che si perpetua, è normale e umano, ma una Chiesa che può essere governata da scellerati o da asini e che, tuttavia, si perpetua, ciò non è normale né umano.

- Julien Green -
da: "I cattolici" , ed.  Longanesi



Julien Green (1900 – 1998), scrittore e drammaturgo statunitense omosessuale, si convertì dal protestantesimo al cattolicesimo nel 1916.



Casualmente in questi giorni ho letto il racconto che il grande scrittore francese Julien Green fa della sua conversione. 
Scrive che nel periodo tra le due guerre egli viveva proprio come vive un uomo di oggi: si permetteva tutto quello che voleva, era incatenato ai piaceri contrari a Dio così che, da un lato, ne aveva bisogno per rendersi la vita sopportabile, ma, dall’altro, trovava insopportabile proprio quella stessa vita. 
Cerca vie d’uscita, allaccia rapporti. Va dal grande teologo Henri Bremond, ma la conversazione resta sul piano accademico, sottigliezze teoriche che non lo aiutano.
Instaura un rapporto con i due grandi filosofi, i coniugi Jacques e Raîssa Maritain. 
Raîssa Maritain gli indica un domenicano polacco. 
Lui lo incontra e gli descrive ancora questa sua vita lacerata. 
Il sacerdote gli dice: «E Lei, è d’accordo a vivere così?». «No, naturalmente no!», risponde. «Dunque vuole vivere in modo diverso; è pentito?». «Sì!» fa Green. 
E poi accade qualcosa di inaspettato. 
Il sacerdote gli dice: «Si inginocchi! Ego te absolvo a peccatis tuis — ti assolvo». 
Scrive Julien Green: «Allora mi accorsi che in fondo avevo sempre atteso questo momento, avevo sempre atteso qualcuno che mi dicesse: inginocchiati, ti assolvo. Andai a casa: non ero un altro, no, ero finalmente ridiventato me stesso».
Se siamo onesti, se riflettiamo su questa vicenda in profondità, vediamo che in ultima analisi questa attesa è in ognuno di noi, che il nostro intimo grida che vi sia qualcuno che dica: «Inginocchiati! Ego te absolvo!».
Un famoso teologo protestante qualche tempo fa ha detto: oggi bisognerebbe raccontare la parabola del figliol prodigo in modo nuovo, come parabola del padre perduto. 
E in effetti, lo smarrimento di questo figlio consiste proprio nel fatto che ha smarrito il padre, che non lo vuole più vedere. Ma questo figliol prodigo siamo noi. 
La sua difficoltà è la difficoltà del nostro tempo che si vanta di essere una società senza padre. Seguendo Freud, abbiamo creduto che il padre fosse l’incubo del “Super Io”, colui che limita la nostra libertà, e che ce ne dobbiamo liberare. E ora che questo è accaduto riconosciamo che, facendo così, ci siamo emancipati dall’amore e abbiamo amputato da noi stessi quello che ci fa vivere.

Ma allo stesso tempo emerge così di nuovo quello che vi è di più profondo nel ministero episcopale e sacerdotale: poter rappresentare il Padre, il vero Padre di noi tutti, del quale abbiamo bisogno per poter vivere come uomini. 
Il sacerdote può renderlo presente dando la sua pace, la sua grazia, la parola trasformatrice dell’assoluzione.

- Card. Joseph Ratzinger - 
Il testo “E Julien Green ridiventò se stesso” è tratto dal XII volume dell’opera omnia del papa emerito, “ Annunciatori della Parola e Servitori della vostra gioia. teologia e spiritualità del Sacramento dell’Ordine” (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2013)



Nel giorno della Natività della Vergine Maria, tanti auguri di Buon Compleanno a Gabriele e buona giornata a tutti. :-)


www.leggoerifletto.it

sabato 5 settembre 2026

Siete lì - Madre Teresa di Calcutta

 Oggi fra i giovani del mondo, Gesù vive la propria passione nei giovani sofferenti, affamati, handicappati... in quel bambino che mangia un pezzo di pane, briciola dopo briciola, perché sa che, quando quel tozzo di pane sarà finito, non ce ne sarà più e avrà di nuovo fame.
Ecco una stazione della Via Crucis. Siete lì con quel bambino?
E quelle migliaia che muoiono, non solo per un tozzo di pane, ma per un po' d'amore, di considerazione...
Ecco una stazione della Via Crucis. Siete lì?
E quando i giovani cadono, come Gesù è caduto più e più volte per noi, noi siamo lì come Simone il Cireneo, a risollevarli, a prendere su di noi la croce? I barboni, gli alcolizzati, i senzatetto vi guardano. Non siate come quelli che guardano senza vedere. Guardate e vedete.
Possiamo iniziare a percorrere la Via Crucis, passo dopo passo, con gioia.
Gesù si è fatto pane della vita per noi. Abbiamo Gesù, sotto forma di pane della vita a darci forza.

- Madre Teresa di Calcutta -
da: Discorso ai giovani durante un Congresso Eucaristico

un po' di biografia:



Non abbiate timore di amare sino alla sofferenza, poiché è il modo in cui Gesù ci ha amato.

- Madre Teresa di Calcutta - 




L'amore comincia in casa. Ogni cosa dipende da come vicendevolmente ci amiamo. Fate in modo che le vostre comunità vivano in questo amore e diffondano la fragranza dell'amore di Gesù ovunque vadano.


- Madre Teresa di Calcutta -




"Non si può accogliere Cristo nella comunione e non accogliere i poveri".

- Papa Benedetto XVI - 
dall'esortazione apostolica Africae Munus






Buona giornata a tutti :-)









domenica 12 luglio 2026

La partita notturna - Padre Michel Quoist

 Questa sera, allo stadio, la notte si agitava, popolata di diecimila ombre,
e quando i proiettori ebbero dipinto in verde il velluto dell'immenso campo,
la notte intonò un coro, nutrito di diecimila voci.
Infatti il maestro di cerimonie aveva fatto segno di iniziare la funzione.
L'imponente liturgia si svolgeva dolcemente.
Il pallone bianco volava da ministro a ministro 
come se tutto fosse stato minuziosamente preparato in precedenza.
Passava dall'uno all'altro, correva raso terra o volava sopra le teste.
Ognuno era al suo posto, ricevendolo alla sua volta, con colpo misurato lo passava all'altro, 
e l'altro era là per accoglierlo e trasmetterlo.
E siccome ognuno faceva il suo lavoro dove occorreva, siccome forniva lo sforzo richiesto, siccome sapeva di aver bisogno di tutti gli altri, lentamente, ma sicuramente, il pallone avanzava; e quand'ebbe raccolto il lavoro d'ognuno, quand'ebbe riunito il cuore degli undici giocatori, la squadra gl'impresse un soffio e segnò il goal della vittoria.
Dopo la partita, a stento l'immensa folla si disperdeva nelle strade troppo strette, ed io pensavo, o Signore, che la storia umana, per noi lunga partita,
per Te era questa grande Liturgia, meravigliosa cerimonia iniziata all'aurora dei tempi, che terminerà quando l'ultimo ministro avrà compiuto l'ultimo gesto.
In questo mondo, o Signore, abbiamo ognuno il nostro posto; allenatore previdente, da sempre Tu ce lo destinavi.
Tu hai bisogno di noi qui, i nostri fratelli han bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di tutti.
Non ha importanza il posto che io occupo, o Signore, 
ma la perfezione e l'intensità della mia presenza.
Che importa che io sia avanti o indietro, se sono al massimo quello che debbo essere? 


Ecco, o Signore, la mia giornata davanti a me... 


Non ho riparato troppo sul fallo, criticando gli sforzi degli altri, le mani in tasca?
Ho tenuto bene il mio posto, e mi hai Tu incontrato sul campo quando lo guardavi?
Ho ricevuto bene il "passaggio" del vicino e quello dell'altro dall'altra estremità del campo?
Ho "servito" bene i miei compagni di squadra, 
senza giocare troppo personalmente per mettermi in mostra?
Ho "costruito" il gioco in modo da ottenere la vittoria con il contributo di tutti?
Ho lottato fino in fondo nonostante gli scacchi, i colpi e le ferite?
Non sono stato turbato dalle dimostrazioni dei compagni e degli spettatori,
scoraggiato dalla loro incomprensione e dai loro rimproveri, insuperbito dai loro applausi?
Ho pensato di pregare la mia partita, non dimenticando che agli occhi di Dio 
questo gioco degli uomini è la funzione più religiosa?
Ora vado a riposarmi negli spogliatoi, Signore; e domani, se Tu darai il calcio d'avvio, giocherò un altro tempo, e così ogni giorno...
Fa' che questa partita celebrata con tutti i miei fratelli 
sia l'imponente liturgia che Tu aspetti da noi, affinché quando il tuo ultimo fischio interromperà le nostre esistenze noi siamo selezionati per la Coppa del Cielo.

- Padre Michel Quoist -



Signore, mi senti?
Soffro tremendamente.  Asseragliato in me stesso, prigioniero di me stesso. Non sento che la mia voce, non vedo che me stesso, e dietro di me non v'è che sofferenza.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio corpo, che è tutto brama, e tutto quello che tocca con i suoi innumerevoli grandi occhi, con le sue mille mani tese, è solo per coglierlo e cercare di calmare la sua insaziabile fame.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio cuore, tutto gonfio di amore, ma, mentre credo di amare pazzamente, intravvedo rabbioso che ancora amo me stesso nell'altro.
Signore, mi senti?
Liberami dal mio spirito, pieno di se stesso, delle sue idee, dei suoi giudizi; non sa dialogare, perchè non lo colpisce altra parola fuorchè la sua.
Solo, mi annoio, mi detesto, mi disgusto, e mi rigiro nella mia sudicia pelle come il malato nel suo letto bruciante da cui vorrebbe scappare.
Tutto mi sembra brutto, mostruoso, senza luce, ... perchè non posso veder nulla se non attraverso me.
Mi sento disposto ad odiare gli uomini ed il mondo intero, ... per dispetto, perchè non li posso amare. Vorrei uscire, vorrei camminare, correre verso un altro paese.
So che esiste la GIOIA, l'ho vista raggiare sui volti.
So che brilla la LUCE, l'ho vista illuminare gli sguardi.
Ma Signore, non posso uscire, insieme amo e odio la mia prigione, perchè la mia prigione sono io.
Ed io mi amo, mi amo, o Signore, e mi faccio ribrezzo.
Signore, non trovo neppure più la porta di casa mia.
Mi trascino tastoni, accecato, urto nelle mie stesse pareti, nei miei propri limiti, mi ferisco.
Ho male, Ho troppo male, e nessuno lo sa, perchè nessuno è entrato in casa mia.
Sono solo, solo.
Signore, Signore, mi senti?
Signore, indicami la mia porta, prendi la mia mano.
Apri. Indicami la Via, la via della GIOIA, della LUCE.
... Ma ...
Ma, o Signore, mi senti Tu?

Figliuolo, Io ti ho sentito. Mi fai compassione.
Da tanto tempo spio le tue imposte chiuse.
Aprìle, la Mia luce ti rischiarerà.
Da tanto tempo Io sono davanti al tuo uscio sprangato, aprilo, mi troverai sulla soglia.

Io ti attendo, gli altri ti attendono, ma bisogna aprire, ma bisogna uscire da te.
Perchè rimanere prigioniero di te stesso? Sei libero. Non ho chiuso Io la tua porta, non posso riaprirla Io, ... perchè sei tu dall'interno a tenerla solidamente sprangata.

- Padre Michel Quoist -



Buona giornata a tutti. :-)



lunedì 6 luglio 2026

"La nonna del drago" - Gilbert Keith Chesterton

 L’altro giorno ho incontrato un tale che non credeva alle favole. 
Non intendo dire che non credesse negli eventi narrati in esse – che non credesse cioè che una zucca possa trasformarsi in una carrozza. 
Egli, certamente, coltivava questa bizzarra incredulità, ma ancor più, come tutte le persone simili da me incontrate, non riusciva nel modo più assoluto a darmene una motivazione intelligente. 
Provò con le leggi di natura, ma presto le lasciò perdere. Poi disse che le zucche, nell’esperienza ordinaria, sono inalterabili, e che tutti noi crediamo nella qualità infinitamente prolungata del loro essere zucche. 
Ma io gli feci notare che adottiamo questo atteggiamento non verso i prodigi impossibili, ma semplicemente verso tutti gli avvenimenti insoliti. Se fossimo certi dei miracoli non crederemmo in essi. 
Noi tutti lasciamo fuori dai nostri calcoli le cose che accadono molto raramente, siano esse miracolose o no. 
Io non mi aspetto che un bicchiere d’acqua si trasformi in vino, ma neppure mi aspetto che un bicchiere d’acqua sia avvelenato con l’acido prussico. 
Nelle relazioni d’affari ordinarie non mi baso sulla supposizione che l’editore sia un essere magico, ma neppure suppongo che possa essere una spia russa, o l’erede perduto del Sacro Romano Impero. 
Ciò che assumiamo nelle nostre azioni non è che l’ordine naturale sia inalterabile, ma semplicemente che è molto più sicuro scommettere su eventi non comuni che su quelli comuni. 
Questo non va a toccare la credibilità di ogni racconto che attesti una spia russa o una zucca tramutata in carrozza. 
Se anche io avessi visto con i miei occhi una zucca tramutata in un’autovettura Panhard, non per questo riterrei più probabile che la stessa cosa possa accadere ancora. Non investirei in larga scala sulle zucche per fare affari nel commercio di automobili. 
Cenerentola ebbe dalla fata un abito per il ballo, ma non credo che per questo motivo da lì in avanti si preoccupò di meno dei propri vestiti.
In ogni caso, per quanto pazza sia, l’opinione che le fiabe non siano realmente accadute è tuttavia comune. 
L’uomo di cui sto parlando si rifiutava di prestar fede alle fiabe in un senso addirittura più sorprendente e perverso: sosteneva che le fiabe non dovessero essere raccontate ai bambini. 
Questo, alla pari dell’appoggiare la schiavitù o l’invasione di un paese, è uno di quegli errori intellettuali che si avvicinano di molto al peccato mortale. Esistono dei rifiuti che, pur praticati con ciò che si chiama buona fede, nel loro stesso esercizio trascinano così tanto del proprio orrore che un uomo, nel commetterli, non arriva solo ad indurire il cuore, ma, lievemente, a corromperlo. 
Uno di questi fu il rifiutare il latte alle giovani madri mentre i loro mariti erano sul campo di battaglia contro di noi. Un altro è il privare delle favole i bambini.
Quell’uomo era venuto a trovarmi per via di qualche sciocca associazione di cui io sono un membro entusiasta; era un giovane dal colorito brillante ma miope come un curato che si è smarrito e non riesce neppure a ritrovare la strada per la Chiesa d’Inghilterra. 
Aveva una curiosa cravatta verde e un collo lunghissimo; mi capita sempre di incontrare idealisti con colli simili. Forse è per la loro eterna aspirazione ad innalzare lentamente la testa sempre più verso le stelle. 
O forse è legato al fatto che così tanti di loro sono vegetariani: può darsi che stiano lentamente sviluppando un collo da giraffa per mangiare tutte le cime degli alberi dei Kensington Gardens. 
Queste cose mi superano in ogni senso. Di questa razza, in ogni caso, era il giovane che non credeva alle fiabe, e per una curiosa coincidenza entrò nella mia stanza quando avevo appena terminato di dare un’occhiata ad un mucchio di narrativa contemporanea, e mi ero rifugiato come naturale conseguenza nelle favole di Grimm.
Quei romanzi moderni stavano comunque impilati davanti ai miei occhi, e potete immaginarne da soli i titoli. C’era una “Susan della periferia: un racconto di psicologia”, e anche una “Susan psicologica: un racconto di periferia”; e poi “Trixy: un temperamento” e “L’odio umano: un monocromo” e altre cose così simpatiche. Le avevo lette con reale interesse, ma, cosa abbastanza curiosa, alla fine tutte mi stancarono, e quando vidi le fiabe di Grimm poggiate per caso sulla scrivania me ne uscii in un urlo di gioia indecente. 
Eccoci, finalmente, qui si poteva trovare un po’ di senso comune. 
Aprii il libro, e mi caddero gli occhi su queste parole splendide e appaganti: “La nonna del drago”. Finalmente qualcosa di ragionevole, finalmente qualcosa di vero: “La nonna del drago”! Proprio quando mi preparavo a gustare il primo boccone di ordinaria umanità, guardai davanti all’improvviso e vidi alla porta questo mostro in cravatta verde.
Ascoltai quanto aveva da dire sulla società, abbastanza gentilmente, spero; ma quando incidentalmente fece menzione della sua mancanza di fede nelle fiabe, persi completamente il controllo. 
«O uomo, - dissi, - chi sei tu da non dover credere alle fiabe? È molto più facile credere a Barbablu che a te. Una barba blu è una sfortuna, ma certe cravatte verdi sono peccati. È di gran lunga più facile credere in un milione di favole che credere in un singolo uomo a cui non piacciono. 
Io bacerei Grimm al posto della Bibbia e giurerei su tutte le sue storie come fossero i trentanove articoli piuttosto che affermare seriamente e dal profondo del cuore che possa esistere un uomo come te, e che tu non sia invece una tentazione del diavolo o un’allucinazione proveniente dal nulla. 
Guarda queste parole semplici, familiari, pratiche. “La nonna del drago”: va tutto bene, si raggiunge la razionalità quasi al suo estremo. Se ci fosse un drago, avrebbe una nonna. Ma tu – tu non l’hai avuta una nonna! Se ne avessi conosciuta una, lei ti avrebbe insegnato ad amare le fiabe. 
Non hai avuto un padre, non hai avuto una madre, nessuna causa naturale ti può spiegare. Tu non puoi esistere. Io credo a molte cose che non ho visto, ma di una cosa come te si deve affermare: “Beato colui che pur avendo visto non ha creduto”».
Ebbi l’impressione che egli non mi stesse seguendo con sufficiente finezza, quindi moderai il mio tono. «Non vedi, - gli dissi, - che le fiabe nella loro essenza sono solide e leali, ma che questa infinita finzione sulla vita moderna è nella sua natura sostanzialmente inverosimile? La tradizione di un popolo implica che l’anima sia sana, ma che l’universo sia imprevedibile e pieno di meraviglie. Il realismo finisce invece per dire che il mondo è noioso e si ripete sempre, mentre l’anima è malata e urla di dolore. Il problema posto dalla fiaba è: cosa farà un uomo sano in un mondo fantastico? Il problema del romanzo moderno è: cosa farà un pazzo in un mondo stanco? Nelle fiabe il cosmo impazzisce, ma l’eroe no. Nei romanzi moderni invece l’eroe è già pazzo prima che il libro cominci, e soffre per il rigore rigido e crudele di un cosmo sano. Nell’eccellente “La nonna del drago” e in tutte le altre storie di Grimm, si suppone che il giovane in partenza per un lungo viaggio racchiuda in sé tutte le sostanziali verità: sarà coraggioso, pieno di fede, ragionevole, rispetterà i propri genitori, manterrà la parola data, salverà un certo tipo di persone, ne sconfiggerà un altro, ‘parcere subjectis et debellare’, ecc. A partire da questo centro di sanità lo scrittore si diverte ad immaginare cosa accadrebbe se il mondo intero impazzisse tutto intorno, se il sole diventasse verde e la luna blu, se i cavalli avessero sei zampe e i giganti due teste. Ma la tua moderna letteratura assume la pazzia come proprio centro di gravità, perdendo così interesse per la pazzia stessa. Un lunatico non si sorprende di se stesso, perché affronta le cose seriamente, ed è proprio questo a renderlo lunatico. Un uomo convinto di essere un pezzo di vetro è apatico nei propri confronti come un pezzo di vetro. Un uomo che pensa di essere un pollo si vede comune come un pollo. È solo la sanità che riesce a vedere nella pazzia persino una poesia selvaggia.
Pertanto, queste vecchie fiabe piene di saggezza hanno reso l’eroe ordinario e la storia straordinaria. Ma tu rendi l’eroe straordinario e la storia ordinaria – così ordinaria – oh, così tanto ordinaria!»
Vidi che mi guardava ancora fisso. 
Mi saltò qualche nervo davanti a quello sguardo ipnotico. Balzando in piedi gridai: «In nome di Dio e della Democrazia e della nonna del Drago – in nome cioè di tutte le cose buone – ti ordino di andartene e di non infestare più questa casa». 
Fosse o no il risultato dell’esorcismo, non c’è dubbio che se ne andò via per sempre.

- Gilbert Keith Chesterton -
da:" La nonna del drago"




"Da parte mia vorrei che gli uomini avessero opinioni forti e ben radicate, ma per quanto riguarda la colazione, la facciano qualche volta in giardino, qualche volta a letto, qualche volta sul tetto e qualche volta sull'albero".

- Gilbert Keith Chesterton -
da:" La nonna del drago"




"Tutto sta in una disposizione della mente, e in questo momento io sono in una disposizione molto comoda. Siederò tranquillo e lascerò che prodigi e avventure si posino su di me come mosche. 
Ce ne sono molti, ve l'assicuro. 
Il mondo non morirà mai per assenza di meraviglie, ma solo per assenza di meraviglia".

- Gilbert Keith Chesterton -
da:" La nonna del drago"




"Ho i miei dubbi su tutto questo grande valore dell'andare in montagna, di arrivare alla cima di tutto e guardare tutto dall'alto. 
Satana divenne la guida alpina più illustre, quando portò Gesù sulla cima di un monte altissimo e gli mostrò tutti i  regni della terra. 
Ma la gioia di Satana nello stare su un picco non è gioia per la grandezza, ma una gioia nel vedere la piccolezza, per il fatto che tutti gli uomini sembrano insetti ai suoi piedi."

- Gilbert Keith Chesterton -
da:" La nonna del drago"

venerdì 3 luglio 2026

Riflessioni sul silenzio - Anthony Bloom

 Il silenzio di Dio 

L’incontro fra Dio e noi nell’orazione continua parte sempre dal silenzio. Dobbiamo imparare a distinguere due generi di silenzio: il silenzio di Dio e il nostro silenzio interiore. 
Anzitutto il silenzio di Dio, spesso più difficile da sopportare del suo rifiuto, quel silenzio assente di cui già abbiamo detto. 
In secondo luogo, il silenzio dell’uomo, più fecondo del nostro parlare, in una comunione più stretta con Dio di quella mediata da qualsiasi parola.
Il silenzio di Dio di fronte alla nostra preghiera può durare solo per un attimo, o può sembrare che vada avanti all’infinito. 
Cristo restò in silenzio di fronte alle suppliche della cananea, e questo lo condusse a raccogliere tutta la propria fede, la speranza e l’amore umano per offrirli a Dio, per far sì che egli potesse estendere i confini del suo regno al di là del popolo eletto. 
Il silenzio di Cristo suscitò quindi la risposta della donna, la fece crescere di qualità.
E Dio può fare lo stesso nei nostri riguardi, con silenzi di maggiore o minore durata, che chiamano a raccolta le nostre forze e la nostra fedeltà e ci conducono a un rapporto più profondo con lui rispetto a quello che si sarebbe potuto realizzare se la via fosse stata facile. 
Ma a volte il silenzio per noi assume il suono tetro dell’irrevocabile.

Anthony Bloom - 
(1914 – 2003) Da “La preghiera giorno dopo giorno” , Gribaudi Editore




Il silenzio della sequela
 
La sequela inizia con il silenzio e l’ascolto. 
Quando ascoltiamo qualcuno, pensiamo di essere in silenzio perché non parliamo; ma le nostre menti continuano a lavorare, le nostre emozioni reagiscono, la nostra volontà si schiera pro o contro quel che stiamo ascoltando; possiamo anche spingerei oltre, in pensieri e sentimenti che ronzano nella testa e che nulla hanno a che vedere con quello che viene detto. Questo non è il silenzio di cui la sequela ha bisogno.
Il vero silenzio al quale dobbiamo tendere come punto di partenza è un riposo totale della mente, del cuore e della volontà, il silenzio totale di tutto ciò che è in noi, compreso il nostro corpo, di modo che possiamo essere pienamente consapevoli delle parole che stiamo udendo, completamente all’erta e tuttavia nella quiete più totale.
Il silenzio di cui sto parlando è il silenzio della sentinella che monta la guardia in un momento critico: vigile, immobile, con lo sguardo fisso e tuttavia attenta a ogni suono, a ogni movimento. 
Questo silenzio di attesa è il primo requisito della sequela, e non lo si ottiene senza un certo sforzo. 
Richiede da parte nostra che alleniamo l’attenzione, il corpo, la mente e le emozioni, perché ogni cosa sia mantenuta completamente e perfettamente in ordine.

Anthony Bloom - 
(1914 – 2003) Da “La preghiera giorno dopo giorno” , Gribaudi Editore.



“Perdonare ai propri nemici è la prima, la più elementare caratteristica del cristiano; se non l’abbiamo non siamo affatto cristiani”

- Anthony Bloom -


Bloom è stato vescovo della diocesi di Sourozh, nella chiesa ortodossa russa. È un autore spirituale molto conosciuto per i suoi scritti e predicazioni sulla preghiera e la vita cristiana, caratterizzati dalla semplicità coniugata alla profondità spirituale.



Buona giornata a tutti. :-)




martedì 9 giugno 2026

La preghiera dell'abbandono - Padre Charles de Foucauld

                                                                           Padre mio,
Io mi abbandono a te:
fa' di me ciò che ti piace!
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.

Sono pronto a tutto,
accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature.

Non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima
nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l'amore del mio cuore,
perché ti amo.

Ed è per me un'esigenza d'amore
il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché tu sei il Padre mio.

 - Charles de Foucauld -




“Amiamo e pratichiamo ogni giorno la preghiera solitaria e segreta, quella preghiera che solo il Padre celeste vede, in cui siamo assolutamente soli con lui e nessuno sa che preghiamo, colloquio a due, segreto delizioso, in cui apriamo il nostro cuore in libertà, lontano da ogni sguardo, ai piedi del Padre”.

- Charles de Foucauld -


Dio si serve dei venti contrari per condurci in porto.


- Charles de Foucauld - 



Venga il tuo Regno
su tutta la terra,
venga in ogni anima...
Tutti gli uomini
siano solleciti
al tuo servizio,
la tua grazia regni
padrona assoluta
in ogni anima;
che tu solo agisca
in ogni anima
e tutti gli uomini
non vivano che
per mezzo di te
e per te, perduti in te...
Senza dubbio è la più grande felicità
di tutti gli uomini
che sia così:
è ciò che c'è di più desìderabile per il
prossimo e per me!
Amen.

(Padre Charles de Foucauld)




Preghiera a Maria SS. Della Mercede

Salve o Maria, Madre purissima della Mercede,
fonte perenne da cui derivano a noi le grazie del Signore,
esempio di virtù da cui le nostre anime apprendono la loro perfezione.
Il tuo nome risuona festoso in cielo ed in terra
ed è per tutti luce e splendore che rischiara santamente l’intelletto,
fortezza che rende invincibile il cuore contro gli assalti nemici.
Tu sei rifugio dei cristiani 
e sei ancora la padrona dei loro affetti, dei loro pensieri.
Tu per liberare i fedeli dalle catene dei maomettani discendesti dal cielo.
Per questo tutto il mondo riconoscente ti acclama sua dolce consolatrice.
O Vergine Santa,
poiché ti sei compiaciuta di unire 
alla suprema dignità di Madre di Dio e degli uomini,
il nome e l’ufficio pietoso di Madre e Redentrice degli schiavi,
degnati di stendere il tuo manto benedetto su di noi,
devoti di sì caro nome e su tutti i cristiani vivi e defunti,
affinché salvati dalla tua materna protezione da quanti mali ci affliggono,
veniamo a rallegrarci con te eternamente nel gaudio del Signore. Amen.

Buona giornata a tutti. :-)