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mercoledì 3 giugno 2020

Oggi eviterò ... - Omar Faltworth

Il mattino. Eccolo!

Oggi eviterò le persone che cominciano a rovesciarmi addosso le loro lamentele
A che serve lamentarsi?
Soltanto a irradiare intorno a sé messaggi di sfiducia che, impregnando 
l' atmosfera di negatività, favoriscono che gli altri diventino negativi.
Per cui..
Se ascolterò qualcuno che incomincia la solita tiritera: "In Italia tutti cercano di farla a tutti... Tutti rubano... Nessuno è onesto".. e frasi del genere, troverò una scusa e mi allontanerò da costui.
Non voglio rimanere contagiato.
Voglio vivere serenamente, io.
Ecco!...

- Omar Faltworth -
da: "Pensieri azzurri per vivere sereni" ed. Splendida Mente



Essere cortesi con gli altri

Spesso, intrappolati da un modo di vivere frenetico, moltissimi individui diventano persone grigie.
Le persone grigie non hanno il cuore e l'abitudine alla cortesia.

 … e si dimostrano distaccate, fredde, persino ostili…
 … sempre in lotta con gli altri...
 … sempre sul chi va là ...

Ma non dobbiamo lasciarci coinvolgere dal loro ombroso modo di essere.
Dobbiamo sforzarci di essere cortesi e disponibili.... di aiutarle se ce lo chiedono, anche se nel momento del nostro bisogno non le abbiamo viste accanto a noi... sforzarci di dare, anche se non abbiamo ricevuto.
Essere cortesi e disponibili è un’ espansione della propria umanità, un accorgimento degli animi nobili.
Se durante il giorno ci siamo dati agli altri senza aspettative, avvertiremo una dolce serenità, quando la sera andremo a letto.
E ci addormenteremo ricevendo un sincero "grazie dalla nostra coscienza.

- Omar Faltworth -

da: "Pensieri azzurri per vivere sereni" ed. Splendida Mente



Buona giornata a tutti. :-) 





sabato 23 maggio 2020

Il valore del lavoro (1913) - Charles Péguy

Un tempo gli operai non erano servi.
Lavoravano.
Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore.
La gamba di una sedia doveva essere ben fatta.
Era naturale, era inteso. Era un primato.
Non occorreva che fosse ben fatta per il salario,
o in modo proporzionale al salario.
Non doveva essere ben fatta per il padrone,
né per gli intenditori, né per i clienti del padrone.
Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura.
Una tradizione venuta, risalita da profondo della razza,
una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia
fosse ben fatta.
E ogni parte della sedia fosse ben fatta.
E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con
la medesima perfezione delle parti che si vedevano.
Secondo lo stesso principio delle cattedrali.
E sono solo io - io ormai così imbastardito - a farla adesso tanto lunga.
Per loro, in loro non c'era neppure l'ombra di una riflessione.
Il lavoro stava là. Si lavorava bene.
Non si trattava di essere visti o di non essere visti.
Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto.

- Charles Péguy -


Come schiavi lavorarono gli animali per tutto quell'intero anno. 
Ma nel loro lavoro erano felici: non si lamentavano né di sforzi né di sacrifici, ben sapendo che quanto facevano era fatto a loro beneficio e a beneficio di quelli della loro specie che sarebbero venuti dopo di loro, e non per l'uomo infingardo e ladro. 

- George Orwell -








Il lavoro intellettuale strappa l'uomo alla comunità umana. 
Il lavoro materiale, invece, conduce l'uomo verso gli uomini. 


- Franz Kafka -







I nostri padri come i nostri nonni erano nemici dello Stato perché lottavano per l'umanizzazione del lavoratore. 
Che cosa siamo noi oggi? 
Noi vendiamo il nostro «essere umano» per denaro, noi crediamo addirittura quando ci si dice il lavoratore è il più caro fanciullo della democrazia; ma, compagni, ciò è soltanto prima delle elezioni. Cosa siamo in realtà nei quattro anni che corrono tra un'elezione e l'altra? 

- Max von der Grùn -


Buona giornata a tutti. :-)





lunedì 18 maggio 2020

da: "La fattoria degli animali" di George Orwell (1945)

Il libro

I particolari concreti della vicenda mi vennero in mente il giorno in cui allora vivevo in un piccolo villaggio) vidi un bambino di dieci anni che spingeva per un angusto viottolo un enorme cavallo da tiro, frustandolo ogni volta che cercava di voltarsi. Mi colpì l'idea che se animali come quello riuscissero ad acquistare coscienza della propria forza saremmo impotenti contro di loro, e che gli uomini sfruttano gli animali in modo analogo a come i ricchi sfruttano i proletari. Presi allora ad analizzare la teoria marxista dal punto di vista degli animali

George Orwell (1945)



Il signor Jones, della Fattoria Padronale, aveva serrato i pollai per la notte, ma era troppo ubriaco per ricordarsi di chiudere gli sportelli. Con il cerchio di luce della sua lanterna che gli ballava intorno caracollò per l'aia, si scalciò via gli stivali sulla porta di dietro, si verso un ultimo bicchiere di birra dal barile nel retro cucina, e salì in camera da letto, dove la signora Jones stava già russando.

Non appena la luce della camera si spense, in tutti i fabbricati della fattoria ci fu un gran fermento e un frullo d'ali. Durante il giorno era corsa voce che la notte prima il vecchio Maggiore, il verro premiato per la classe Middle White, aveva fatto uno strano sogno, e che voleva riferirlo agli altri animali. Era stato deciso che appena il signor Jones si fosse levato di torno si sarebbero ritrovati tutti nel grande granaio. -

- George Orwell -


Il vecchio Maggiore (come veniva abitualmente chiamato, anche se il nome con cui aveva partecipato ai concorsi era La Beltà di Willingdon) godeva di una reputazione così alta nella fattoria, che pur di ascoltare cos'aveva da dire chiunque era pronto a perdere un'ora di sonno. A un'estremità del grande granaio, su una specie di piattaforma rialzata, il Maggiore era già adagiato sulla sua lettiera di paglia, sotto una lanterna appesa a una trave. Aveva dodici anni, e negli ultimi tempi si era un po' ingrossato, ma rimaneva un maiale dall'aspetto maestoso, con un'aria saggia e benevola nonostante non gli fossero state tagliate le zanne. In breve tempo incominciarono ad arrivare gli altri animali, che si accomodarono ognuno alla sua maniera.

- George Orwell -



«L'uomo è la sola creatura che consuma senza produrre: non fa il latte, non depone le uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non può correre abbastanza veloce per prendere i conigli.

Eppure è il signore di tutti gli animali. Li fa lavorare, dà loro lo stretto indispensabile perché non muoiano di fame, e tiene tutto il resto per sé. Il nostro lavoro coltiva la terra, il nostro letame la fertilizza, e tuttavia non c'è uno di noi che possegga qualcosa oltre alla propria pelle. Voi mucche che vedo davanti a me, quante migliaia di galloni di latte avete prodotto nell'ultimo anno? E cos'è successo a quel latte che avrebbe dovuto svezzare aitanti vitelli?

Ogni sua goccia è finita nelle gole dei nostri nemici. E voi galline, quante uova avete deposto nell'ultimo anno, e quante di quelle uova sono diventate pulcini? Tutte le altre sono finite al mercato per il guadagno di Jones e dei suoi uomini. E tu, Trifoglio, dove sono i quattro puledri che hai partorito, e che sarebbero dovuti essere il sostegno e la gioia della tua vecchiaia? Sono stati tutti venduti al compimento di un anno, e non ne rivedrai più nessuno,

In cambio dei tuoi quattro travagli e di tutte le fatiche nei campi, cos'hai avuto oltre al cibo strettamente indispensabile e un posto nella stalla?

- George Orwell -



«Ho ancora qualcosa da dirvi. Lo ripeto, ricordatevi sempre il vostro impegno di inimicizia verso l'uomo e tutte le sue abitudini. Tutto ciò che cammina su due gambe è un nemico. Tutto ciò che cammina su quattro gambe, o ha delle ali, è un amico.

E ricordatevi anche che combattendo contro l'uomo non dobbiamo finire per assomigliargli:

anche quando lo avrete sconfitto, non imitatene i vizi. Nessun animale dovrà mai abitare in una casa, o dormire in un letto, o indossare abiti, o bere alcolici, o fumare tabacco, o maneggiare denaro, o darsi al commercio. Tutte le abitudini dell'uomo sono malvagie. E soprattutto, nessun animale dovrà mai esercitare la tirannide nei confronti del proprio simile. Deboli o forti, ingenui o scaltri, siamo tutti fratelli. Nessun animale dovrà mai uccidere un altro animale. Tutti gli animali sono uguali.

- George Orwell -



Carissimi amici ed amiche,
oggi, 18 maggio 2020, in Italia, riaprono quasi tutte le attività. Non possiamo ancora viaggiare tra regione e regione, ma si aprono spiragli .... 
Insomma ... si può affermare che i semafori della vita non saranno tutti verdi nello stesso momento e le stelle non si allineeranno mai. 
Le condizioni nelle quali viviamo non saranno mai perfette come le vorremmo, ma abbiamo una certezza: l’universo non cospira contro di noi, ma nemmeno ... si impegna per renderci le cose facili.
Si riparte. Coraggio!
Buona giornata a tutti. :-)
Stefania





domenica 17 maggio 2020

Il ricamo della vita

Per anni e anni Ghior girò il mondo alla ricerca di qualche risposta ai suoi affannosi "perché?".

Da piccolo aveva perso la mamma e il papà e aveva dovuto arrangiarsi per vivere, subendo ogni sorta di privazioni. La vita, tra imprevisti, delusioni e accidenti di ogni tipo, non gli aveva mai sorriso veramente.

Ora, stanco e arrabbiato, stava per abbandonarsi definitivamente allo sconforto, ma, prima di mollare la presa, decise di fare un ultimo viaggio per il mondo e, preparata alla buona una sacca con cibo e vestiti, s'incamminò alla ricerca di risposte.
Dopo molto tempo, una notte molto fredda, arrivò in un piccolo villaggio, poche tende di pastori, qualche fuoco e molte stelle. 


Entrò in una delle tende e vicino al fuoco vide addormentata una vecchia donna. Stava quasi per svegliarla e chiederle ospitalità, quando una mano gli sfiorò la spalla. Girandosi di scatto, si trovò davanti un giovane: era un guerriero che sottovoce, ma con tono imperioso, gli disse: 

"Per la notte copriti con questa ! " e gli porse una coperta morbidissima, di lana pettinata, ricamata con colori accesi: nemmeno il tempo di ringraziare, ed era già sparito.
La luce tenue dell'alba svegliò Ghior, che ancora sotto la sua coperta, si sentì invadere come una piena dal peso dei suoi perché e dei suoi dubbi antichi.

La vecchia donna rientrando nella tenda con una brocca fumante di latte di capra e qualche focaccia gli disse: 

"Figliolo, smetti di tormentarti per nulla "
rispose Ghior stupito e rattristato :
"Ma la mia sofferenza e le mie disgrazie sono nulla ? " 
riprese la donna :
"Figliolo smetti di tormentarti. Ciò che ti ha tenuto caldo durante la notte è proprio la risposta che cerchi "
Ghior non capiva. Cos'era questa cosa che lo aveva tenuto caldo per tutta la notte...ed era anche la risposta ai suoi perché ?
Sfiorando il bordo della coperta, la morbidissima sensazione della lana si trasformò in una illuminazione, e si domandò :
"La coperta, la coperta mi ha tenuto caldo, la coperta ! Ma...come può essere la risposta ai perché complicati della mia vita ?"
Appoggiato il latte e le focacce per terra, la vecchia donna si chinò fino a sedersi al giaciglio di Ghior  mostrandogli un lato della coperta gli disse :
"Guarda figliolo cosa vedi ? "
rispose Ghior :
"Dei colori bellissimi, e disegni ancor più belli ricamati con perfezione mai vista " continuò la donna :
"Ora guarda l'altro lato: cosa vedi ? "
rispose ancora Ghior :
"Vedo il tipico aggrovigliarsi dei fili del ricamo, colori sovrapposti, confusione, nodi curati ma sempre nodi, e tagli di filo e colori, intrecci imprevisti, senza senso, disegni incomprensibili e brutti da vedere "
concluse la donna :
"Ecco figliolo, la vita, la tua vita è esattamente così: tu sei sotto il ricamo della vita, puoi vedere questa coperta solo da sotto; è la condizione umana. Nel frattempo, per te, su di te e dentro di te si ricamano dall'altro lato disegni e sfumature straordinarie e di una bellezza sconvolgente, e per questo ricamo a volte si rende necessario tagliare, fare nodi, correggere. 

Da qua sotto è ovvio che senza un po’ di fede  e fantasia vedi solo tagli, nodi e confusione, ma guarda un po' cosa sta realizzando Dio su di te...un disegno bellissimo ! "



Signore, ti amo... . – Padre Michel Quoist

O Signore, 
ti amo perché tu mi ami abbastanza da volermi libero 

e per questa libertà, rischiando la tua gloria, 

sei venuto da noi uomo senza potenza 

ma onnipotente d'Amore. 

O Signore, ti amo perché questa spaventosa libertà 

che tanto ci fa soffrire 

è la stessa meravigliosa libertà 

che ci permette di amare. 

Allora, quando, piegati sotto la croce delle nostre giornate, 

e talvolta cadendo, 

quando, piangendo, gridando, 

davanti alla croce del mondo, e talvolta urlando, 

noi saremo tentati di bestemmiare, di fuggire, 

o soltanto di sederci, 

dacci la forza di rialzarci e di camminare ancora, 

senza maledire la tua mano che si tende, 

ma non porta le nostre croci, 

se noi stessi non le portiamo, 

come Tu hai portato la tua.

- Padre Michel Quoist -

Buona giornata a tutti. :-)

sabato 16 maggio 2020

Ogni mattina ... - Omar Faltworth

Ogni mattina, appena ti alzi da letto ricordati di rivolgere un pensiero alla vita e alla grande fortuna che hai di esistere affinché esso ti accompagni durante la giornata ampliandoti le gioie e riducendo i dispiaceri.

Ogni mattina, mentre ti vesti ricordati di rivolgere un pensiero al mondo e all'immensa bellezza di cui ti fa dono affinché tu possa riempirti gli occhi del bello che c'è in ogni cosa che vedi.
Ogni mattina, mentre ti bagni il viso ricordati di rivolgere un pensiero all'amore affinché colori d'arcobaleno la tua mente e ti spinga a donare il meglio di te agli altri.
Ogni mattina, mentre bevi il tuo caffè ricordati di rivolgere un pensiero alla morte affinché ti faccia apprezzare ogni istante del giorno e ti sproni ad agire per favorire la vita
Se sai vivere bene un solo giorno riuscirai a vivere bene tutta la vita.
Ricordati che oggi incontrerai uno stolto che metterà a dura prova la tua bontà e la tua pazienza, un maldicente che sparlerà di te, un furbo che cercherà di usarti, un presuntuoso che pretenderà di aver ragione ad ogni costo, un prepotente che cercherà di sopraffarti, un iracondo che ti trasmetterà rabbia.
Ma tu non ti lascerai turbare più di tanto, perché sarai in compagnia di un moderato che frenerà le tue reazioni, un buono che tramuterà in bene tutto il male che riceverai, un saggio che ti guiderà sulla retta via e ti farà prendere delle buone decisioni, ovvero sarai in compagnia di te stesso.

- Omar Falworth - 



Ruba tutti i colori del mondo e dipingi la tela della tua vita eliminando il grigio delle paure e delle ansie. 
Abbandona i tuoi vecchi abiti mentali e vestiti di allegria.

- Omar Falworth -
da: Prendere tutto il bello della vita


“La vita è come la tua prima partita di scacchi. 
Quando inizi a capire come funziona hai già perso."

- Carlos Ruiz Zafón -
da: “Il Palazzo della Mezzanotte”, 1994


Il problema non è il problema. Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema. Comprendi? 

- Johnny Depp -  "Pirati dei Caraibi" 






Buongiorno amici ed amiche. Buona giornata a tutti :-)

lunedì 11 maggio 2020

Se tornassi a vivere... – Erma Bombeck

Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa.
Lì per lì ho risposto di no, poi ci ho pensato un po' su e...
Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno e ascoltato di più.
Non avrei rinunciato a invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.
Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso.
Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza.
Non avrei mai preteso, in un giorno d'estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega.
Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata nello sgabuzzino. L'avrei consumata io, a forza di accenderla.
Mi sarei stesa sul prato con i bambini senza badare alle macchie d'erba sui vestiti.
Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.
Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito.
Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro quasi che, mancando io dall'ufficio, il mondo si sarebbe fermato.
Invece di non veder l'ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo.
A mio figlio che mi baciava con trasporto non avrei detto: «Su, su, basta. Va' a lavarti che la cena è pronta». Avrei detto più spesso: «Ti voglio bene» e meno spesso «Mi dispiace»...
Ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto...lo guarderei fino a vederlo veramente... lo vivrei... e non lo restituirei mai più.


- Erma Bombeck -


Lo spirito libero odia tutte le abitudini e le regole, tutto ciò che è duraturo e definitivo, e per questo lacera continuamente, seppur con dolore, la tela in cui è invischiato, sebbene ciò gli procurerà piccole e grosse ferite dolorose: quei fili infatti deve strapparli con il proprio corpo e con la propria anima.

- Friedrich Nietzsche -




La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire. 
Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù.

- Aldous Huxley  -




Buona giornata a tutti. :-)






venerdì 8 maggio 2020

"Nulla è in regalo" di Wisława Szymborska



Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.
E' cosi che stanno le cose,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.
E' troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.
Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l'obbligo
di pagare le ali.
altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.
Nella colonna dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.
L'inventario è preciso
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.
Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso di aprirmi
quel conto.
Chiamiamo anima
la protesta contro di esso.
E questa è l'unica cosa

che non c'è nell'inventario.

- Wislawa Szymborska -



L'acqua 

Sulla mano mi é caduta una goccia di pioggia,
attinta dal Gange e dal Nilo,
dalla brina ascesa in cielo sui baffi d’una foca,
dalle brocche rotte nelle citta di Ys e Tiro.
Sul mio dito indice il mar Caspio è un mare aperto,
e il Pacifico affluisce docile nella Rudawa,
la stessa che svolazzava come nuvoletta su Parigi
nell’anno settecentosessantaquattro
il sette maggio alle tre del mattino.
Non bastano le bocche per pronunciare
tutti i tuoi fuggevoli nomi, acqua.
Dovrei darti un nome in tutte le lingue
pronunciando tutte le vocali insieme
e al tempo stesso tacere – per il lago
che non è riuscito ad avere un nome
e non esiste in terra – come in cielo
non esiste la stella che si rifletta in esso.
Qualcuno annegava, qualcuno ti invocava morendo.
E’ accaduto tanto tempo fa, ed è accaduto ieri.
Spegnevi case in fiamme, trascinavi via case
come alberi, foreste come città.
Eri in battisteri e in vasche cortigiane.
Nei baci, nei sudari.
A scavar pietre, a nutrire arcobaleni.
Nel sudore e nella rugiada di piramidi e lillà.
Quanto é leggero tutto questo in una goccia di pioggia.
Con che delicatezza il mondo mi tocca.
Qualunque cosa ogniqualvolta ovunque sia accaduta,
é scritta sull’acqua di babele.


- Wislawa Szymborska -




:-) Buona giornata a tutti




martedì 5 maggio 2020

I bruchi – don Bruno Ferrero

C’era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi. 
Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese.
Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso. 
La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla. 
Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po’ per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro. 
I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. 
Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere.
Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate.
Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. 
Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso.
“Sei veramente fortunato, vecchio mio”, diceva Giovanni al gelso.
"Te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l’estate verrà l’autunno, poi l'inverno, poi tutto ricomincerà. Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito”.
Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po’: “Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata...”.
Giovanni agitava il testone e brontolava: “Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia. Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta”. 
“Ma Giovanni”, chiese una volta il gelso, “tu non sogni mai?”. 
Il bruco arrossì. “Qualche volta”, rispose timidamente. “E che cosa sogni?”. “Gli angeli”, disse, “creature che volano, in un mondo stupendo”. “E nel sogno sei uno di quelli?”. “...Sì”, mormorò con un fil di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo.
Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere. “Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete!”. 
Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. “Chi ti mette queste idee in testa?”, brontolava Pierbruco. 
“Il tempo vola, non c’è niente dopo! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi!”.
"Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati...”. “Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni”, rispondeva l’amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare. “Presto tutto finirà... scrunch... Non c’è niente dopo... scrunch... Certo, io mangio… scrunch, bevo e mi diverto più che posso... scrunch... ma... scrunch... non sono felice... scrunch.
I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni; bofonchiava, lavorando di mandibole. 
Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. 
Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso. 
“Sono venuto a salutarti. È la fine. Guarda sono l’ultimo. Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!”. 
“Finalmente! Potrò far ricrescere un po’ di foglie! Ho già incominciato a godermi il silenzio! Mi avete praticamente spogliato! Arrivederci, Giovanni!”, sorrise il gelso.
"Ti sbagli gelso. Questo... sigh... è... è un addio, amico!”, disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza. “Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!”.
Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo. 
“Oh”, ribatté il gelso, “vedrai”. 
E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. 



A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso. “Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?”. 


“Ciao Giovanni! Hai visto, che avevo ragione io?”, sorrise il vecchio albero. “O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?”. 


Parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi. Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi. Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola? Nulla di male, sia ben chiaro. Ma la loro vita è tutta qui. Per loro, la parola risurrezione non significa nulla. Eppure non sono felici...


- don Bruno Ferrero -
Fonte: Il volo di Vel



A lamentarsi della vita sono sempre quelli che la vita ha trattato meglio.

- E. Soje –



Ognuno prende i limiti del proprio campo visivo per i limiti del mondo.

(Arthur Schopenhauer)





Piano piano i contagi stanno calando, stiamo riacquistando un po di libertà. Certo la paura di andare per le strade è ancora grande. Salire su un tram, un bus, un treno ... a meno che non sia indispensabile ... non se ne parla nemmeno. Amico stammi distante e mettiti la mascherina! Passerà. Ho pensato in queste settimane, chiusa in un appartamento di città,  alle cose che più mi mancavano. Tante!! Soprattutto le più banali, come uscire sul balcone, non avere nessuno davanti, godermi il tramonto sorseggiando un bombardino.


Buona giornata a tutti. :-)