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giovedì 13 dicembre 2018

Santa Lucia oggi 13 dicembre: ecco la vera storia


La vera storia di Santa Lucia è ambientata nel quarto secolo, in Sicilia, a Siracusa. Ci troviamo nel periodo delle persecuzioni contro i Cristiani.
Lucia è una donna di umili origini, la quale sembra essere destinata ad un buon futuro di moglie e madre. Un giorno, però, la vita di Lucia viene stravolta nel momento in cui scopre che sua mamma è gravemente ammalata: la donna si reca sulla tomba di Sant'Agata per chiederne la guarigione. 
La Santa le appare e le dice che se vuole vedere sua mamma di nuovo in vita dovrà mettere al primo posto le attenzioni per i bambini poveri e in secondo piano l'amore verso il suo fidanzato.
Lucia accetta e nel momento in cui torna a casa trova sua mamma miracolosamente guarita. Ecco allora che Lucia decide di donarsi a Gesà e di rompere il fidanzamento. La cosa scatenerà l'ira del suo compagno che la denuncerà come cristiana. Erano in vigore i decreti di persecuzione dei cristiani emanati dall'imperatore Diocleziano.

Il processo si svolse davanti all'arconte Pascasio. Minacciata di essere mandata in un lupanaro, tra le prostitute, Lucia rispose: "Il corpo si contamina solo se l'anima acconsente". Il dialogo serrato tra lei ed il magistrato vide piuttosto ribaltarsi le posizioni, tanto da vedere Lucia quasi mettere in difficoltà l'Arconte. Pascasio dunque ordinò che la giovane fosse costretta con la forza, ma lei diventò miracolosamente così pesante, che né decine di uomini né la forza di buoi riuscirono a spostarla. Lucia allora fu sottoposta al supplizio del fuoco, ma ne rimase totalmente illesa, sicché infine, piegate le ginocchia, fu decapitata, o secondo le fonti latine, le fu infisso un pugnale in gola (jugulatio). Morì solo dopo aver ricevuto la Comunione e profetizzato la caduta di Diocleziano e la pace per la Chiesa.
Privo di ogni fondamento, e assente nelle molteplici narrazioni e tradizioni, almeno fino al secolo XV, è l'episodio in cui Lucia si strappa - o le vengono cavati - gli occhi. L'emblema degli occhi sulla coppa, o sul piatto, sarebbe da ricollegarsi, semplicemente, con la devozione popolare che l'ha sempre invocata protettrice della vista a motivo del suo nome Lucia (da Lux, luce).


Il culto di Santa Lucia è legato al culto della Luce.

Nel primo cristianesimo portato nel nord Europa la storia di Santa Lucia si è “adattata” alle tradizioni locali al fine di facilitare la penetrazione del nuovo credo nel tessuto pagano.
Nel culto di Santa Lucia si trovano infatti moltissimi elementi presenti nella tradizione legata a culti di divinità pagane o alle cerimonie del cambio delle stagioni.
La stessa festa dedicata alla Santa e ora fissata al 13 dicembre era in origine intorno al 23 dicembre, cioè vicinissima al solstizio d’inverno (20 o 21 dicembre), da cui il detto “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia




La paura atavica che il buio divenga perenne spiega bene l’attenzione verso tradizioni che esaltano la luce. In questo contesto, le feste del solstizio di inverno, in corrispondenza al Natale, e l’invocazione di una santa della luce, sono facilmente comprensibili.
Il legame con la santa è talmente forte da essere sopravvissuto e anzi esaltato dalla cultura 
protestante. Se infatti i mercatini di Natale tedeschi detti di San Nicola si sono trasformati in Mercatini del Bambin Gesù, nella lotta al culto dei santi, in Svezia Santa Lucia è molto venerata anche dalla cultura Luterana e rappresenta un importante legame tra Italia e Svezia. Ogni anno, infatti, viene eletta Santa Lucia di Svezia una ragazzina che raggiungerà Siracusa per prendere parte alla processione della santa.


Santa Lucia, in alcune aree del Nord Italia appare come portatrice di doni ai bambini, prima e in sostituzione di Babbo Natale (o San Nicola).
Questa tradizione pone la santa tra i vari personaggi che, tra dicembre e gennaio, 
coccolano i bambini: Babbo Natale/San Nicola, i Re Magi, la Befana e appunto, Santa Lucia.Verona la storia si riallaccia alla santa come portatrice di doni.
A causa di una
 forte epidemia di infezione agli occhi, nel 1200 i genitori decisero di far fare ai bambini un pellegrinaggio in onore della santa. 
Si trattava di compiere il pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello, fino alla chiesa di Sant'Agnese, dedicata alla martire siracusana. Oggi, nel luogo dove un tempo sorgeva la chiesa, si trova invece la sede de comune scaligero: Palazzo Barbieri. 
I bambini si rifiutarono di partecipare al pellegrinaggio finché gli adulti non promisero che, al loro ritorno, la santa avrebbe portato loro dei doni.
Ancora oggi il 13 dicembre i bambini sono portati in chiesa per la benedizione agli occhi e la notte del 12 attendono dei doni.


E ora un ricordo personale. Il 13 dicembre 2001 il nord Italia fu sommerso da una neve eccezionale. Quel fenomeno meteorologico fu chiamato il Blizzard di Santa Lucia. Era una mattina come le altre e come tutte le mattina ero uscita per andare al lavoro. Nel corso della giornata la "bomba siberiana" irruppe nel nord Italia e nel tardo pomeriggio arrivò anche a Milano e la Lombardia, sommergendo la città con una nevicata eccezionale.




Tornai a casa in questa situazione .


Preghiera a Santa Lucia


O gloriosa martire della Cattolica Chiesa,
luce di santità ed esempio di fortezza,
pensando alle tue sublimi virtù,
nasce in me la brama di praticarle,
ma sono debole a tanto:
perciò a te mi volgo o vergine e ti prego
di ottenermi dal Sommo Bene la
costanza nell'effettuare il mio desiderio
ed una scintilla del tuo divino amore:
affinché io disprezzi, al par di te,
i vani piaceri terreni aspirando
solamente ai gaudi eterni.
Così sia.


Buona giornata a tutti. :-)






venerdì 7 dicembre 2018

Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al posto dei vostri figli - Sant'Ambrogio

1. L’educazione dei figli è impresa per adulti disposti ad una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l’affetto necessario.
2. Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.
3. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro; siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

4. Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare.

5. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è insopportabile una vita vissuta per niente.

6. Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere. 
E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato: e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

7. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

da: "Sette dialoghi con Ambrogio, Vescovo di Milano" (Centro Ambrosiano, 1996).


Il Vescovo Ambrogio ripeteva: «Omnia Christus est nobis! – Cristo è tutto per noi!». 
E spiegava: «Omnia Christus est nobis! 
Se vuoi curare una ferita, Egli è il medico; se sei riarso dalla febbre, Egli è la fonte; se sei oppresso dall’iniquità, Egli è la giustizia; se hai bisogno di aiuto, Egli è la forza; se temi la morte, Egli è la vita; se desideri il cielo, Egli è la via; se sei nelle tenebre, Egli è la luce ... 
Gustate e vedete come è buono il Signore: beato è l’uomo che spera in Lui!»



«Il Signore ci conceda di navigare,
allo spirare di un vento favorevole,
sopra una nave veloce;
di fermarci in un porto sicuro;
di non conoscere da parte degli spiriti maligni
tentazioni più gravi
di quanto siamo in grado di sostenere;
di ignorare i naufragi della fede;
di possedere una calma profonda,
e, se qualche avvenimento susciti contro di noi
i flutti di questo mondo,
di avere, vigile al timone per aiutarci,
il Signore Gesù,
il quale con la sua parola comandi,
plachi la tempesta,
stenda nuovamente sul mare la bonaccia.
A lui onore e gloria,
lode, perennità dai secoli e ora e sempre
e per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

- Sant’Ambrogio - 


Buona giornata a tutti. :-)

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martedì 27 novembre 2018

..."Ma ho deciso per te: nascerai.", da: "Lettera a un bambino mai nato" - Oriana Fallaci


Non mi hai tirato calci, non mi hai inviato risposte. E come avresti potuto? 
Ci sei da così poco: se ne chiedessi conferma al dottore, sorriderebbe di scherno. 
Ma ho deciso per te: nascerai. 
L'ho deciso dopo averti visto in fotografia. 
Non era proprio la tua fotografia, evidente: era quella di un qualsiasi embrione di tre settimane, pubblicata su un giornale insieme a un reportage sul formarsi della vita. E, mentre la guardavo, la paura m'è passata: con la stessa rapidità con cui m'era venuta. 
Sembravi un fiore misterioso, un'orchidea trasparente. In cima si scorgeva una specie di testa con le due protuberanze che diverranno il cervello. Più in basso, una specie di cavità che diverrà la bocca. A tre settimane sei quasi invisibile, spiega la didascalia. Due millimetri e mezzo. 
Eppure cresce in te un accenno di occhi, qualcosa che assomiglia a una spina dorsale, a un sistema nervoso, a uno stomaco, a un fegato, a intestini, a polmoni. 
Il tuo cuore è già fatto, ed è grande: in proporzione, nove volte più grande del mio. Pompa sangue e batte regolarmente dal diciottesimo giorno: potrei buttarti via? 
Che m'importa se sei incominciato per caso o per sbaglio, anche il mondo in cui ci troviamo non incominciò per caso e forse per sbaglio? 
Alcuni sostengono che in principio non c'era nulla fuorché una gran calma, un gran silenzio immobile, poi si verificò una scintilla, uno strappo, e ciò che non era fu. Allo strappo seguirono presto altri strappi: sempre più imprevisti, sempre più insensati, più ignari delle conseguenze. 
E tra le conseguenze sbocciò una cellula, anche lei per caso, forse per sbaglio, che subito si moltiplicò a milioni, a miliardi, finché nacquero gli alberi e i pesci e gli uomini. 
Tu credi che qualcuno si ponesse un dilemma prima dello scoppio o prima della cellula? Credi che si domandasse se gli sarebbe piaciuto o no? 
Credi che si preoccupasse della sua fame, del suo freddo, della sua infelicità? Io lo escludo. Anche se il qualcuno fosse esistito, ad esempio un Dio paragonabile all'inizio dell'inizio, al di là del tempo e al di là dello spazio, io temo che non si sarebbe curato del bene e del male. 
Tutto avvenne perché poteva avvenire, quindi doveva avvenire, secondo una prepotenza che era l'unica prepotenza legittima. E lo stesso discorso vale per te. 
Mi prendo la responsabilità della scelta.
Me la prendo senza egoismo, bambino: metterti al mondo, lo giuro, non mi diverte. Non mi vedo camminare per strada col ventre gonfio, non mi vedo allattarti e lavarti e insegnarti a parlare. 
Sono una donna che lavora ed ho tanti altri impegni, curiosità: te l'ho già detto che non ho bisogno di te. Però ti porterò avanti lo stesso, che ti piaccia o no. 
Te la imporrò lo stesso quella prepotenza che fu imposta anche a me, e ai miei genitori, ai miei nonni, ai nonni dei miei nonni: su fino al primo essere umano partorito da un essere umano, che gli piacesse o no. Probabilmente, se a costui o a costei fosse stato concesso di scegliere, si sarebbe impaurito e avrebbe risposto non voglio nascere, no. Ma nessuno gli chiese un parere, e così nacque e visse e morì dopo aver partorito un altro essere umano cui non aveva chiesto di scegliere, e costui fece lo stesso, per milioni di anni fino a noi, e ogni volta fu una prepotenza senza la quale non esisteremmo. 
Coraggio, bambino. 
Pensi che il seme di un albero non abbia bisogno di coraggio quando buca la terra e germoglia? 
Basta un colpo di vento a staccarlo, la zampina di un topo a schiacciarlo. Eppure lui germoglia e tiene duro e cresce gettando altri semi. E diventa un bosco. 
Se un giorno griderai "Perché mi hai messo al mondo, perché?" io ti risponderò: "Ho fatto ciò che fanno e hanno fatto gli alberi, per milioni e milioni di anni prima di me, e credevo di fare bene".
L'importante è non cambiare idea ricordando che gli esseri umani non sono alberi, che la sofferenza di un essere umano è mille volte più grande della sofferenza di un albero perché è cosciente, che a nessuno di noi giova diventare un bosco, che non tutti i semi degli alberi generano alberi: nella stragrande maggioranza vanno perduti. 
Un simile voltafaccia è possibile, bambino: la nostra logica è piena di contraddizioni. Appena affermi qualcosa, ne vedi il contrario. E magari ti accorgi che il contrario è valido quanto ciò che affermavi. Il mio ragionamento di oggi potrebbe essere rovesciato così, con uno schiocco di dita. Infatti ecco: mi sento già confusa, disorientata. Forse perché non posso confidarmi con nessuno al di fuori di te. 
Sono una donna che ha scelto di vivere sola. Tuo padre non sta con me. E non me ne dolgo sebbene, ogni tanto, il mio sguardo cerchi la porta da cui egli uscì, col suo passo deciso, senza che io lo fermassi, quasi non avessimo più nulla da dirci.

- Oriana Fallaci -
da: "Lettera a un bambino mai nato", Rizzoli editore, 1975





Ti ho portato dal medico. Più che la conferma, volevo qualche consiglio. 
Per risposta ha scosso la testa dicendo che sono impaziente, non può ancora pronunciarsi, ripassi tra quindici giorni, pronta a scoprire che eri un prodotto della mia fantasia. 
Tornerò solo per dimostrargli che è un ignorante. Tutta la sua scienza non vale il mio intuito, e come fa un uomo a capire una donna che sostiene anzitempo di aspettare un bambino? 
Un uomo non resta incinto e, a proposito, dimmi: è un vantaggio o una limitazione? Fino a ieri mi sembrava un vantaggio, anzi un privilegio. 
Oggi mi sembra una limitazione, anzi una povertà. V'è un che di glorioso nel chiudere dentro il proprio corpo un'altra vita, nel sapersi due anziché uno. 
A momenti ti invade addirittura un senso di trionfo e, nella serenità che accompagna il trionfo, niente ti preoccupa: né il dolore fisico che dovrai affrontare, né il lavoro che dovrai sacrificare, né la libertà che dovrai perdere. Sarai un uomo o una donna? 
Vorrei che tu fossi una donna. 
Vorrei che tu provassi un giorno ciò che provo io: non sono affatto d'accordo con la mia mamma la quale pensa che nascere donna sia una disgrazia. 
La mia mamma, quando è molto infelice, sospira: «Ah, se fossi nata uomo!». Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicar l'assassinio di un uomo e di una donna. 
Nelle leggende che i maschi hanno inventato per spiegare la vita, la prima creatura non è una donna: è un uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per divertirlo e combinare guai. Nei dipinti che adornano le loro chiese, Dio è un vecchio con la barba: mai una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i loro eroi sono maschi: da quel Prometeo che scoprì il fuoco a quell'Icaro che tentò di volare, su fino a quel Gesù che dichiarano figlio del Padre e dello Spirito Santo: quasi che la donna da cui fu partorito fosse un'incubatrice o una balia. Eppure, o proprio per questo, essere donna è così affascinante. 
È un'avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. 
Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c'è un'intelligenza che urla d'essere ascoltata. 
Essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. 
È solo un diritto fra tanti diritti. Faticherai tanto ad urlarlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti. Battersi è molto più bello che vincere, viaggiare è molto più divertente che arrivare: quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. E per superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo, crearti nuovi scopi. 
Sì, spero che tu sia una donna: non badare se ti chiamo bambino. E spero che tu non dica mai ciò che dice mia madre. Io non l'ho mai detto.



- Oriana Fallaci -

da: "Lettera a un bambino mai nato", Rizzoli editore, 1975



Buona giornata a tutti. :-)


domenica 18 novembre 2018

In quel momento fu come se il tempo si fermasse …. – Paulo Coehlo

In quel momento fu come se il tempo si fermasse, e l'Anima del Mondo sorgesse con tutta la sua forza davanti al ragazzo.

Quando guardò gli occhi di lei, un paio di occhi neri, le labbra indecise fra un sorriso e il silenzio, egli comprese la parte più importante e più saggia del Linguaggio che parlava il mondo e che chiunque, sulla terra, era in grado di capire con il proprio cuore.

E si chiamava Amore, una cosa più antica degli uomini e persino del deserto, che tuttavia risorgeva sempre con la stessa forza dovunque due sguardi si incrociassero come si incrociarono quei due davanti a un pozzo.

Le labbra della giovane, infine, decisero di accennare un sorriso: era un segnale, il segnale che il ragazzo aveva atteso per tanto tempo nel corso della vita, che aveva ricercato nelle pecore e nei libri, nei cristalli e nel silenzio del deserto.

Ed era là, il linguaggio puro del mondo, senza alcuna spiegazione, perché l'universo non aveva bisogno di spiegazioni per proseguire il proprio cammino nello spazio senza fine.

Tutto ciò che il ragazzo capiva in quel momento era che si trovava di fronte alla donna della sua vita e anche lei, senza alcun bisogno di parole, doveva esserne consapevole.

Ne era certa più di quanto lo fosse di ogni altra cosa al mondo, anche se i genitori, e i genitori dei genitori, le avevano sempre detto che, prima di sposarsi, bisognava frequentarsi, fidanzarsi, conoscersi, e avere del denaro. Ma, forse, chi lo affermava non aveva mai conosciuto il linguaggio universale: perché, una volta che vi si penetra, è facile capire come nel mondo esista sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città.

E quando questi due esseri si incontrano, e i loro sguardi si incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza.

Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose sotto il sole sono state scritte dalla stessa Mano: la Mano che risveglia l'Amore e che ha creato un'anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole.

Perché, se tutto ciò non esistesse, non avrebbero più alcun senso i sogni dell'umanità.


- Paulo Coelho -
 Fonte: L’Alchimista di Paulo Coelho, Bompiani, Milano 1988



"Non possiamo stare insieme, siamo troppo diversi"
"Certo che possiamo"
"Perché?"
"Perché non si completa un puzzle con pezzi uguali!" 

- C.M. Schulz -




Non so esattamente cosa spinga due persone a legarsi.

Forse la sintonia, forse le risate, forse le parole.

Probabilmente, l’incominciare a condividere qualcosa in più, a parlare un po’ di se, a scoprire pian piano quel che il cuore cela.

Imparare a volersi bene, ad accettarsi per i difetti, i pregi, per le arrabbiature e le battute.
O forse accade perché doveva accadere.
Perché le anime sono destinate a trovarsi, prima o poi.

- Paulo Coelho -



Buona giornata a tutti. :-)











sabato 17 novembre 2018

La Messa è finita, andate in pace - Mons. Alessandro Maggiolini

La prossima volta che andate a Messa, provate a far caso, amici: spesso, durante il rito ci si muove a fatica; non si ha la sincronia e lo scatto d'un corpo di ballo quando ci si alza, ci si siede, ci si inginocchia; e le risposte che si danno al prete lungo tutta la mezz'ora sembrano sospiri sommessi, incerti, vellutati, paurosi... 
Ma c'è una risposta che si fa coro risoluto; è l'ultima, quando si sente: «La Messa è finita, andate in pace»; allora è un'esplosione d'esultanza, uno squillo di trombe compatte come una banda: «Rendiamo grazie a Dio». 
E qui c'è lo scatto felino, da centometristi, verso la porta: la chiesa si svuota in un baleno, altro che Berruti o Mennea.
Sto forse esagerando, lo so. Ma so anche che la Messa ha preso il nome proprio dalla conclusione... Ci avete pensato? 
È il sacrificio di Cristo e tante altre cose - il cuore della vita della Chiesa -; eppure... Ite, missa est.

- Mons. Maggiolini Alessandro -




Chiederei d'essere creduto: non sto rimproverando nessuno. 

Sto semplicemente rilevando che la preghiera, spesso, non è una esultanza e una spontaneità: è una fatica e un dovere. 
Bisogna prenderla per quel che è. 
Bisogna adattarvisi con coraggio, anche se impegna maledettamente: perché costringe ad essere attenti; perché impone una sincerità difficilissima verso se stessi; perché mette a confronto con Dio che richiede una conversione mai conclusa; o, più banalmente: perché altre cose aspettano fuori, più piacevoli o comunque meno ardue...
Non è raro udire frasi come: «Io prego quando mi sento»; o: «Non è giusto forzare la persona quando si pone di fronte a Dio»; o: «La preghiera dev'essere gesto spontaneo, istintivo, gioioso: è un atto d'amore»... 
Come se l'amore fosse fatto soltanto di occhi languidi e di attrazione irresistibile, e non richiedesse anche di ricordare gli anniversari, di decidere a chi tocca alzarsi prima dal letto per preparare il caffè, di lavorare sodo, di far trovare la cena pronta, di lucidare le scarpe e altre cose intuibili...

- Mons. Maggiolini Alessandro -


Talvolta ci si imbatte persino in prediche che presentano la preghiera soltanto come un fervore incontenibile: l'acqua per la terra riarsa; l'aria per i polmoni; la luce per gli occhi... Son paragoni frusti che vorrebbero esprimere un bisogno, un'inclinazione a cui non si può resistere...
Mah. Forse qualche volta capita anche così: agli inizi, in certi momenti particolarmente felici. Ma solitamente, ho i miei dubbi.
Non vorrei presentare la preghiera come un castigo: un poco come quando ci si imponeva un rosario, poniamo, da recitare per una marachella... 
Certo fatica è, e dovere: proprio perché è amore. 
Sarò sbagliato, ma se mi affidassi alla pura istintività, alla spontaneità più travolgente, da parte mia - in altri campi - avrei già l'atto fuori un plotone di zie e avrei sulla coscienza più d'un alunnicidio o d'un fedelicidio... 
Comunque non pregherei quasi mai.
Sì, perché è troppo facile insistere sulla non forzatura, sulla propensione, sul desiderio innato e incontrollabile della preghiera per poi non pregare. 
Un poco come quando si dice: a Messa non ci vado, a confessarmi non ci vado, a pregare non mi ci metto, se non mi sento, se non sono preparato. E non si tiene conto che ci si può anche impegnare a sentire, a prepararsi...

Cose ovvie, direte. Certo. Ma siamo così scaltri nell'evitare i doveri, che ci diamo perfino l'aria di persone serie e abissalmente pensose in questi trucchi da bambini. 
Sembra che tendiamo alla mistica più sconvolgente, e invece abbiamo soltanto voglia di veder la partita o di metterci a leggere il giornale. Il Signore aspetti pure...
Posso sembrare un moralista arcigno, e invece sto dicendo a voce alta cose che pensiamo tutti. E sto parlando di gioia, nonostante le apparenze: quella vera, fedele e conquistata...

- Mons. Maggiolini Alessandro -



Giovani si diventa
Auguro una giovinezza perenne e crescente.
Il calendario procede anonimo e freddo, come un destino.
Eppure, l'anagrafe non possiede il mistero dell' età:
diciottenni possono già essere stanchi e sfiduciati e
ottantunenni possono essere inventivi e sciolti,
creativi nell'animo,
come chi ha ancora qualcosa da dire e
progetti da elaborare.
Vecchi si nasce, giovani si diventa.
E il soggetto di questa giovinezza è celato nel cuore che si 
sospende alla semplicità di Dio.

- Mons. Alessandro Maggiolini -



Buona giornata a tutti. :-)

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