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martedì 7 luglio 2020

La fiera del diavolo – don Bruno Ferrero

Un giorno, il diavolo organizzò una fiera per l’esposizione e la vendita delle sue armi e dei più sofisticati strumenti per tentare gli esseri umani.
Per giorni, i suoi  dipendenti si erano dati da fare per allestire gli stand, collegare fari e luci, srotolare la moquette, stendere tappeti ed esporre in modo allettante le ultime invenzioni diaboliche. 
C’erano congegni e dispositivi per tutte le categorie di peccati. 
Soprattutto per i sette peccati capitali: kit lussuosi per  eccitare alla superbia, all’avarizia, alla golosità, all’ira, alla lussuria, all’invidia, all’accidia.
E insieme ai dispositivi, montagne di cataloghi patinati, video, cd.
E diavolesse conturbanti, naturalmente. I cartellini con i prezzi erano ben visibili, con lo sconto, come in ogni fiera che si rispetti.
Ma nel grande e sontuoso stand c’era una vetrinetta misteriosa.
Conteneva una piccola chiave dorata, su un cuscinetto di velluto rosso.
Era l’unico oggetto che invece del solito cartellino aveva una targhetta che diceva: «Non in vendita».
Un visitatore sbandierando una carta di credito dorata voleva a tutti i costi sapere a che cosa serviva e sbraitava di essere disposto a pagare qualsiasi prezzo. Di fronte alla sua ostinata insistenza fu chiamato il Principale. Dopo un bel po’ d’attesa, Satana arrivò preceduto dall’ inconfondibile odore di zolfo. Con i suoi modi sottili e falsamente gentili, Satana disse al cliente visibilmente interessato che quella chiave gli era oltremodo cara, che non aveva prezzo e che lui ci teneva tanto, perché gli permetteva di entrare nell’anima di chiunque, fosse laico, prete, religioso, anche vescovo o cardinale. Qualunque fosse il grado della sua fede, della sua santità, della sua età, quella chiave prodigiosa funzionava sempre.
Il cliente era molto insistente e alla fine Satana, nonostante la sua astuzia, non riuscì a mantenere il segreto e a mezza voce, confessò: 
«Questa chiave è lo scoraggiamento».

Chi è scoraggiato mortifica, odia se stesso e gli altri, perché chi è ferito ferisce. 
Lo scoraggiamento è il contrario della fede. “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi” (Romani 8,31)

- Don Bruno Ferrero -
Fonte: I fiori semplicemente fioriscono (pag.74,75) Ed. Elledici





Tutti siamo tentati, perchè la legge della vita spirituale, la nostra vita cristiana, è una lotta: una lotta. 
Perchè il principe di questo mondo, il diavolo, non vuole la nostra santità, non vuole che noi seguiamo Cristo. 
Guardate che il diavolo c'è! Il diavolo c'è. Anche nel secolo  XXI! 
E non dobbiamo essere ingenui, eh? Dobbiamo imparare dal Vangelo come si fa la lotta contro di lui.

- papa Francesco -



Il tentatore non è così rozzo da proporci direttamente di adorare il diavolo. Ci propone soltanto di deciderci per ciò che è razionale, per la priorità di un mondo pianificato e organizzato, in cui Dio, come questione privata, può avere un suo posto, ma non deve interferire nei nostri propositi essenziali.

- papa Benedetto XVI -






Buona giornata a tutti. :-)


sabato 4 luglio 2020

Giudizio Universale - don Bruno Ferrero

Dopo una vita semplice e serena, una donna morì e si trovò subito a far parte di una lunga e ordinatissima processione di persone che avanzavano lentamente verso il Giudice Supremo. 

Man mano che si avvicinava alla mèta, udiva sempre più distintamente le parole del Signore.

Udì così che il Signore diceva ad uno: 

"Tu mi hai soccorso quando ero ferito sull'autostrada e mi hai portato all'ospedale, entra nel mio Paradiso."
Poi ad un altro: 
"Tu hai fatto un prestito senza interessi ad una vedova, vieni a ricevere il premio eterno."
E ancora: 
"Tu hai fatto gratuitamente operazioni chirurgiche molto difficili, aiutandomi a ridare la speranza a molti, entra nel mio Regno."

E così via.
La povera donna venne presa dallo sgomento perché, per quanto si sforzasse, non ricordava di aver fatto in vita sua niente di eccezionale. 
Cercò di lasciare la fila per avere il tempo di pensare, ma non le fù assolutamente possibile: un angelo sorridente ma deciso non le permise di abbandonare la lunga coda.
Col cuore che le batteva forte, e tanto timore, arrivò davanti al Signore. Subito si sentì avvolta dal suo sorriso.

"Tu hai stirato tutte le mie camicie... Entra nella mia felicità".

A volte è così difficile immaginare quanto sia straordinario l'ordinario.



- don Bruno Ferrero -
 Fonte: C'è Qualcuno Lassù? di don Bruno Ferrero





Verrà la luna
è già apparsa
un po'!
Ma eccola sospesa
piena nell'aria.
Deve essere Dio
che con un meraviglioso
cucchiaio d'argento
Rimesta la zuppa di pesce stellare.

- Vladimir Vladimirovič Majakovskij -





Buona giornata a tutti. :-)

lunedì 8 giugno 2020

Storia triste – don Bruno Ferrero

Un giorno, un re, per punire suo figlio lo mandò in esilio in un paese lontano. Il principe soffrì la fame e il freddo, perse la speranza di ottenere il perdono reale. 

Passarono gli anni. 
Un giorno, il re inviò al figlio un ambasciatore con l'ordine di esaudire tutti i suoi desideri, tutte le sue aspirazioni. 
L'ambasciatore lo disse al principe, che lo guardò stupito e rispose soltanto: «Dammi un pezzo di pane e un cappotto caldo.»
Aveva completamente dimenticato che era un principe e che poteva ritornare nel palazzo di suo padre a vivere da re.


Non è questa la triste storia di tanti nostri contemporanei che hanno dimenticato di essere Figli di Dio? 
Il Salmo 16 (15) ci insegna una bellissima preghiera:

«Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: sei tu il mio Dio:
fuori di te non ho altro bene.
Un tempo adoravo gli dèi del paese,
confidavo nel loro potere.
Ora pensino altri a fare nuovi idoli,
non offrirò più a loro
il sangue dei sacrifici,
con le mie labbra non dirò più
il loro nome.
Sei tu, Signore, la mia eredità».
- don Bruno Ferrero -


Stai soffrendo una grande tribolazione?

Hai delle contrarietà?
Dì, molto adagio, assaporandola, 
questa orazione forte e virile:

"Sia fatta, si compia,
sia lodata ed eternamente esaltata,
la giustissima ed amabilissima
Volontà di Dio sopra tutte le cose.
Amen, amen"

Io ti assicuro che troverai la pace!

- San Josè Maria Escrivà -




«A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura. 
La sorgente di quella pace, che state inseguendo da una vita, mormora freschissima dietro la siepe delle rimembranze presso cui vi siete seduti. 
Non importa che, a berne, non siate voi. Per adesso, almeno. Ma se solo siete capaci di indicare agli altri la fontana, avrete dato alla vostra vita il contrassegno della riuscita più piena. Perché la vostra inquietudine interiore si trasfigurerà in "prezzo da pagare" per garantire la pace degli altri. 
O se volete, non sarà più sete di "cose altre", ma bisogno di quel "totalmente Altro" che, solo, può estinguere ogni ansia di felicità.»

Vostro don Tonino Bello









Buona giornata a tutti. :-)


martedì 19 maggio 2020

Strategia dell'anatra - don Bruno Ferrero

Tre giovani avevano compiuto diligentemente i loro studi alla scuola di grandi maestri. Prima di lasciarsi fecero una promessa: avrebbero percorso il mondo e si sarebbero ritrovati, dopo un anno, portando la cosa più preziosa che fossero riusciti a trovare.
Il primo non ebbe dubbi: partì alla ricerca di una gemma splendida ed inestimabile. Attraversò mari e deserti, salì montagne e visitò città sinché non l'ebbe trovata: era la più splendida gemma che avesse mai rifulso sotto il sole. Tornò allora in patria in attesa degli amici.
Il secondo tornò dopo poco tenendo per mano una ragazza dal volto dolce ed attraente. «Ti assicuro che non c'è nulla di più prezioso di due persone che si amano» disse.
Si misero ad aspettare il terzo amico.
Molti anni passarono prima che questi arrivasse. Era infatti partito alla ricerca di Dio. Aveva consultato i più celebrati maestri di tutte le contrade, ma non aveva trovato Dio. Aveva studiato e letto, ma senza trovare Dio. Aveva rinunciato a tutto, ma Dio non lo aveva trovato.
Un giorno, spossato per il tanto girovagare, si abbandonò nell'erba sulla riva di un lago. Incuriosito segui le affannate manovre di un'anatra che in mezzo ai canneti cercava i piccoli che s'erano allontanati da lei. I piccoli erano numerosi e vivaci, e sino al calar del sole l'anatra cercò, nuotando senza posa tra le canne, finchè non ebbe ricondotto sotto la sua ala l'ultimo del suoi nati.

Allora l'uomo sorrise e fece ritorno al paese.

Quando gli amici lo rividero, uno gli mostró la gemma e l'altro la ragazza che era diventata sua moglie, poi pieni di attesa, gli chiesero:
«E tu, che cos'hai trovato di prezioso? Qualcosa di magnifico, se hai impiegato tanti anni. Lo vediamo dal tuo sorriso...».

«Ho cercato Dio» rispose il terzo giovane.
«E lo hai trovato?» chiesero i due, sbalorditi.
«Ho scoperto che era Lui che cercava me».

Non devi fare molto, tu. Solo lasciarti trovare da Dio. Lui ti sta cercando.

- don Bruno Ferrero -
da: "La vita è tutto quello che abbiamo" Piccole storie per l'anima, ed. Elledici


"Salvami, o Dio: l'acqua mi giunge alla gola. Affondo nel fango e non ho sostegno; 

sono caduto in acque profonde, e l'onda mi travolge. 
Sono sfinito dal gridare, riarse sono le mie fauci;
i miei occhi si consumano nell'attesa del mio Dio".

...Dio non delude mai e non tradisce mai




Buona giornata a tutti. :-)








martedì 5 maggio 2020

I bruchi – don Bruno Ferrero

C’era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi. 
Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese.
Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso. 
La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla. 
Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po’ per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro. 
I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. 
Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere.
Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate.
Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. 
Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso.
“Sei veramente fortunato, vecchio mio”, diceva Giovanni al gelso.
"Te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l’estate verrà l’autunno, poi l'inverno, poi tutto ricomincerà. Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito”.
Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po’: “Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata...”.
Giovanni agitava il testone e brontolava: “Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia. Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta”. 
“Ma Giovanni”, chiese una volta il gelso, “tu non sogni mai?”. 
Il bruco arrossì. “Qualche volta”, rispose timidamente. “E che cosa sogni?”. “Gli angeli”, disse, “creature che volano, in un mondo stupendo”. “E nel sogno sei uno di quelli?”. “...Sì”, mormorò con un fil di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo.
Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere. “Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete!”. 
Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. “Chi ti mette queste idee in testa?”, brontolava Pierbruco. 
“Il tempo vola, non c’è niente dopo! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi!”.
"Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati...”. “Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni”, rispondeva l’amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare. “Presto tutto finirà... scrunch... Non c’è niente dopo... scrunch... Certo, io mangio… scrunch, bevo e mi diverto più che posso... scrunch... ma... scrunch... non sono felice... scrunch.
I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni; bofonchiava, lavorando di mandibole. 
Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. 
Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso. 
“Sono venuto a salutarti. È la fine. Guarda sono l’ultimo. Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!”. 
“Finalmente! Potrò far ricrescere un po’ di foglie! Ho già incominciato a godermi il silenzio! Mi avete praticamente spogliato! Arrivederci, Giovanni!”, sorrise il gelso.
"Ti sbagli gelso. Questo... sigh... è... è un addio, amico!”, disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza. “Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!”.
Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo. 
“Oh”, ribatté il gelso, “vedrai”. 
E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. 



A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso. “Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?”. 


“Ciao Giovanni! Hai visto, che avevo ragione io?”, sorrise il vecchio albero. “O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?”. 


Parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi. Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi. Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola? Nulla di male, sia ben chiaro. Ma la loro vita è tutta qui. Per loro, la parola risurrezione non significa nulla. Eppure non sono felici...


- don Bruno Ferrero -
Fonte: Il volo di Vel



A lamentarsi della vita sono sempre quelli che la vita ha trattato meglio.

- E. Soje –



Ognuno prende i limiti del proprio campo visivo per i limiti del mondo.

(Arthur Schopenhauer)





Piano piano i contagi stanno calando, stiamo riacquistando un po di libertà. Certo la paura di andare per le strade è ancora grande. Salire su un tram, un bus, un treno ... a meno che non sia indispensabile ... non se ne parla nemmeno. Amico stammi distante e mettiti la mascherina! Passerà. Ho pensato in queste settimane, chiusa in un appartamento di città,  alle cose che più mi mancavano. Tante!! Soprattutto le più banali, come uscire sul balcone, non avere nessuno davanti, godermi il tramonto sorseggiando un bombardino.


Buona giornata a tutti. :-)





lunedì 27 aprile 2020

L’ Eternità – Don Bruno Ferrero

C'era una volta un monaco che conduceva una vita serena e tranquilla.
Una sola inquietudine lo tormentava.
Aveva paura dell'eternità.
Gli eletti in Paradiso cantano le lodi di Dio come fanno i monaci.
Un conto è farlo per un po' di tempo. Ma per l'eternità! Per felici che si possa essere alla presenza di Dio, dopo qualche milione d'anni chissà che noia...


Un giorno di primavera, se ne andò secondo la sua abitudine a passeggiare nel bosco che circondava il monastero. 
L'aria era viva e leggera, profumata di erba e di fiori.
Il monaco sospirò pensando al suo problema. 
Sopra la sua testa un usignolo cominciò a cantare. Un canto così puro, modulato, melodioso che il monaco dimenticò i suoi pensieri per ascoltarlo. Non aveva mai sentito niente di più bello. Per un istante ascoltò estasiato.

Poi pensò che era ora di raggiungere il coro per la preghiera e si affrettò. Stranamente avevano sostituito il frate portinaio con uno che non conosceva. Passò un altro monaco e poi un altro che non aveva mai visto. "Che cosa desidera?" gli chiese il portinaio.
Vagamente irritato, il nostro monaco rispose che voleva soltanto entrare per non essere in ritardo. L'altro non capiva. Il monaco protestò e chiese con veemenza di vedere l'abate. Ma anche l'abate era uno sconosciuto e il povero monaco fu preso dalla paura. 
Balbettando un po', spiegò che era uscito dal monastero per una breve passeggiata e che si era attardato un attimo ad ascoltare il canto di un usignolo, ma che si era affrettato a rientrare per l'ufficio pomeridiano. 
L'abate lo ascoltava in silenzio.
"Cento anni fa", disse alla fine, "un monaco di questa abbazia, proprio in questa stagione e in quest'ora, è uscito dal monastero. Non è più ritornato e nessuno l'ha più rivisto".

Allora il monaco capì che Dio l'aveva esaudito. Se cento anni gli erano parsi un istante nello stato d'estasi in cui l'aveva rapito il canto dell'usignolo, l'eternità non era che un istante nell'estasi in Dio.



Un profeta importunava Dio continuamente: "Perché non fai questo? Perché non sistemi quello? Vuoi che le cose continuino così? Avanti intervieni! Presto, non tardare! Che sarà del mondo se va avanti di questo passo?".
Finalmente Dio gli parlò.
"Perché te la prendi tanto?" gli disse: 

"Lascia passare questi trentacinquemila anni e poi vedremo...".
Il tempo di Dio non è il tempo degli uomini.



- Don Bruno Ferrero -
Fonte: Il segreto dei pesci rossi



«Quando, in un momento simbolico, stava ponendo le basi della Sua grande società, Cristo non scelse come pietra angolare il geniale Paolo o il mistico Giovanni, ma un imbroglione, uno snob, un codardo: in una parola, un uomo. 
E su quella pietra Egli ha edificato la Sua Chiesa, e le porte dell'Inferno non hanno prevalso su di essa. 
Tutti gli imperi e tutti i regni sono crollati, per questa intrinseca e costante debolezza, che furono fondati da uomini forti su uomini forti. 
Ma quest'unica cosa, la storica Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo debole, e per questo motivo è indistruttibile. 
Poiché nessuna catena è più forte del suo anello più debole. » 

G.K.Chesterton - Eretici (1905)


"Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell'umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l'umanità pur di combattere la Chiesa"

- G.K. Chesterton - 




Buona giornata a tutti. :-)



lunedì 30 marzo 2020

La mano e la sabbia – don Bruno Ferrero

Giorgio, un ragazzo di tredici anni, passeggiava sulla spiaggia insieme alla madre.
Ad un tratto le chiese: "Mamma, come si fa a conservare un amico quando finalmente si è riusciti a trovarlo?".
La madre meditò qualche secondo, poi si chinò e prese due manciate di sabbia. Tenendo le palme rivolte verso l'alto, strinse forte una mano: la sabbia le sfuggì tra le dita, e quanto più stringeva il pugno, tanto più la sabbia sfuggiva.
Tenne invece ben aperta l'altra mano: la sabbia vi restò tutta.
Giorgio osservò stupito, poi esclamò: "Capisco".

- don Bruno Ferrero -
Tratto da “L’importante è la rosa" di Bruno Ferrero



Camminare è un’arte, perché, se camminiamo sempre in fretta, ci stanchiamo e non possiamo arrivare alla fine, alla fine del cammino. 
Invece, se ci fermiamo e non camminiamo, neppure arriviamo alla fine. 
Camminare è proprio l’arte di guardare l’orizzonte, pensare dove io voglio andare, ma anche sopportare la stanchezza del cammino. 
E tante volte, il cammino è difficile, non è facile. “Io voglio restare fedele a questo cammino, ma non è facile, senti: c’è il buio, ci sono giornate di buio, anche giornate di fallimento, anche qualche giornata di caduta… uno cade, cade…”. 
Ma pensate sempre a questo: non avere paura dei fallimenti; non avere paura delle cadute. 
Nell’arte di camminare, quello che importa non è di non cadere, ma di non “rimanere caduti”. Alzarsi presto, subito, e continuare ad andare. E questo è bello: questo è lavorare tutti i giorni, questo è camminare umanamente. 
Ma anche: è brutto camminare da soli, brutto e noioso. 
Camminare in comunità, con gli amici, con quelli che ci vogliono bene: questo ci aiuta, ci aiuta ad arrivare proprio alla meta a cui noi dobbiamo arrivare.

- Papa Francesco -

con la mia famiglia al rifugio Bignami all'Alpe di Fellaria

" [...]C'era tempesta di neve. "Sono bianche api che sciamano!" disse la vecchia nonna. "Hanno anche loro un'ape regina?" chiese il bambino, perché sapeva che tra le vere api c'era anche una regina. 
"Certo che ce l'hanno!" rispose la nonna. "Vola dove le api sono più fitte! È più grande di tutte, e non si posa mai sulla terra, risale di nuovo nel cielo scuro. 
Molte notti d'inverno vola attraverso le strade della città e guarda nelle finestre, allora queste gelano in modo stranissimo, come venissero ricoperte di fiori." " 

da: La Regina delle Nevi, Hans Christian Andersen (seconda storia)





Buona giornata a tutti :-)


sabato 14 marzo 2020

Il fiume - don Bruno Ferrero

Fulgenzio, era un buon padre e un ottimo marito, ma un triste e desolato giorno la sua giovane moglie morì.

Un dolore immenso e rovente dilaniò la sua esistenza. Niente riusciva ad attenuare la sua sofferenza. Cercava invano  brandelli di consolazione nei suoi bambini che lo fissavano smarriti. Come specchi, gli umili occhioni gli rimandavano l’immagine della loro madre tanto amata. Neanche più ricordava il tempo in cui lavorava cantando. Il lavoro come il pane gli era diventato amaro e pesante.
Una sera rannicchiato nel letto piangeva silenziosamente per non svegliare i bambini, quando gli apparve una figura dolce e rassicurante, che lo prese per mano. 

Era la Vergine Addolorata.
 “Vieni con me, Fulgenzio” gli disse.  “Vieni con me: ti porterò  al Fiume della Pace. Chiunque si bagna nelle sue acque troverà la consolazione che cerca”. 
Camminarono nella notte per molto tempo.

Ad un certo punto, Fulgenzio cominciò a sentire il rumore di acque scroscianti. Un fiume immenso, dalle acque pure e trasparenti, scorreva davanti  a loro.
“Immergiti nel Fiume della Pace, pellegrino del dolore” gli intimò la Vergine “le sue acque scioglieranno la tua pena e la tua angoscia”.
Fulgenzio si immerse. Il suo corpo fu avvolto da un conforto pieno di vigore e serenità,  una pace balsamica che guariva le sue  ferite.
 Dopo quell’immersione salutare, Fulgenzio, chiese alla Madonna: “Da dove viene quest’acqua miracolosa?”
 “Sono le lacrime del mondo” rispose la Vergine. “tutte le lacrime del mondo si raccolgono in questo fiume.
Lacrime amare, di paura, di dolore, di delusione, di sconfitta, di rabbia.
Ma anche le lacrime più dolci, quelle versate per amore, per il ritorno di una persona cara, per uno scampato pericolo”.
Fulgenzio udì i sospiri e i gemiti di tutti coloro che avevano versato quelle lacrime, e comprese che anche le sue lacrime erano ormai un unico pianto, puro e indistinto che scorreva nelle acque di quel fiume. Si sentì in comunione totale con tutto il dolore e la gioia del mondo.
Fu in quel momento che la Madre di Dio gli parlò del dolore di suo Figlio, e Fulgenzio sentì il pianto di Cristo davanti alla tomba di Lazzaro, il pianto nel Getsemani, il suo pianto ai piedi  della Croce.
Fulgenzio si ridestò improvvisamente, il cuscino era ancora bagnato, ma una pace profonda si era impadronita di lui.

Non siamo figli del dolore, ma della compassione.

- Don Bruno Ferrero -
Fonte: I figli semplicemente fioriscono (pag.76,77) ed. Elledici

La Pietà del Bellini


Sant ' Agostino si rese conto di di un aspetto singolare che riempì di stupore e di gioia il suo cuore: capì che lungo tutto il suo cammino era la Verità che lo stava cercando e che l'aveva trovato. 
Lasciamoci trovare e afferrare da Dio, per aiutare ogni persona che incontriamo ad essere raggiunta dalla Verità.


- Papa Benedetto XVI -




Struzzi


Ma noi solitamente facciamo spallucce e mettiamo la testa sotto la sabbia. C’è una scambio di battute, nel film “La grande bellezza”, che è un simbolo perfetto del nostro tempo vacuo e superficiale.



“Come stai , caro?”, chiede Jep Gambardella ad Andrea. 
E lui: “Male. Proust scrive che la morte potrebbe coglierci questo pomeriggio. Mette paura Proust. Non domani, non tra un anno, ma questo stesso pomeriggio, scrive”. 
La replica di Jep è questa: “Vabbè, intanto adesso è sera, dunque il pomeriggio sarebbe comunque domani”.



E’ un cinismo compiaciuto che oggi è molto diffuso (ci si sente furbi e spiritosi a buttarla in battuta), ma che nasconde una disperata inermità.
Del resto già Pascal diceva che gli uomini, non sapendo trovar rimedio alla morte, decisero, per rendersi felici, di non pensarci. Ma quale felicità? Quella del ballo sul Titanic? 
Più che una grande bellezza, una grande tristezza.
Dev’esserci anche un qualche meccanismo psicologico che si è interiorizzato per evitare di guardare l’abisso. Freud sosteneva che “in fondo nessuno di noi crede alla propria morte”.
Così quando arriva è troppo tardi per pensarci. Ma la si sconta vivendo, avvertiva il poeta. E specialmente vivendo la morte delle persone che amiamo.
In quel caso – e capita a tutti – per un attimo, un’ora o un giorno il teatro delle chiacchiere e dei burattini che è la quotidianità scompare e ci si trova ammutoliti davanti alla realtà.

- Antonio Socci -

fuga di Renzo da Milano per la peste (Manzoni)

“Le cose tutte quante hanno ordine tra loro, 
e questo è forma che l’universo 
a Dio fa simigliante”.

Dante Alighieri 
Paradiso canto I




Buona giornata a tutti :-)

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