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mercoledì 21 agosto 2019

Lacrimazione della Madonnina di Civitavecchia - Antonio Socci

Una notizia decisiva

E’ una mattina di febbraio del 1995. In via Solferino, alla sede del Corriere della sera, è in corso la solita riunione di redazione. Stavolta però sarà una riunione diversa.

Tanto che Michele Brambilla, in seguito, l’ha ricostruita e l’ha raccontata nel libro “Gente che cerca” (da questo libro, uscito dalle edizioni Ancora nel 2002, riprendiamo il racconto di quella riunione).
Quali sono le notizie vagliate quella mattina in redazione? 
Da qualche giorno è scoppiato il caso della statuetta della Madonna, proveniente da Medjugorje (particolare di grande importanza), che a Civitavecchia, in località Pantano, ha cominciato a piangere inspiegabilmente lacrime di sangue.
Quando viene proposta questa notizia un caporedattore interviene spazientito: “Ma basta con questa storia, a chi volete che interessi?”.
“Il direttore, che era Paolo Mieli” racconta Brambilla “lo fulminò con un breve discorso che cito a memoria, e che era più o meno così: ‘Non hai capito niente. Questa storia di Civitavecchia è la notizia più importante di tutte. 
Io sono ateo, vengo da una famiglia ebrea, e quindi non me ne dovrebbe importare nulla di una statuetta della Madonna. Ma se questa notizia è vera, se davvero quella statuetta ha lacrimato, vuol dire che è accaduto un miracolo. 
Vuol dire che Dio esiste. 

E la notizia più importante che ogni uomo vorrebbe sapere, anche quelli che fanno finta di non interessarsi alla religione, è proprio questa: che Dio esiste. Perché se Dio esiste, per noi cambia tutto, cambia tutto il nostro destino.”

In effetti quella notizia proveniente da Civitavecchia fece il giro del mondo e fu per settimane all’attenzione dei media. Ovviamente in quel momento, a ridosso degli eventi così sorprendenti, nelle redazioni non si avevano risposte sicure e definitive, occorrevano analisi e studi approfonditi per accertare la soprannaturalità del fenomeno.
Non si poteva subito giurare sul miracolo. Ma oggi, a distanza di anni, dopo che tutte le analisi e le indagini sono state espletate (comprese quelle della magistratura) è ormai evidente, è stato accertato che, in effetti, quelle 14 lacrimazioni di sangue della statuetta non avevano nessuna spiegazione naturale, terrena o comunque scientificamente reperibile, né alcuna ragione preternaturale: cioè furono miracolose.
Purtroppo il sistema dei media è un’arma di “distrazione” di massa e i primi distratti sono proprio i giornalisti che – seppure sempre pronti a informare sul fatto – macinano ogni giorno migliaia di notizie lasciandosi alle spalle, come un rullo compressore, quelle di ieri.
Così non hanno mai tratto, dalle conclusioni delle indagini su Civitavecchia, le giuste conseguenze che vennero prospettate da Paolo Mieli in quella riunione di redazione del Corriere. 

Alla fine ci sarebbe da chiedersi, con Thomas S. Eliot, “dov’è la sapienza che abbiamo perduto nella conoscenza? Dov’è la conoscenza che abbiamo perduto nell’informazione?”.

Proviamo a ritrovare la verità ripercorrendo lo svolgimento dei fatti così come poi è stato ricostruito dettagliatamente nei libri pubblicati da monsignor Grillo, “Rapporto su Civitavecchia” (Progetto editoriale mariano 1997), dalla diocesi “Non dimenticare i gemiti di tua madre” (gennaio 2005), nel volume collettivo “Lacrime di sangue”, con la prefazione di Vittorio Messori (Sei 2005) e nel volume di Riccardo Caniato, “La Madonna si fa la strada” (Ares 2005).

I fatti


Tutto comincia il 2 febbraio 1995, nel giardino di casa Gregori, a Pantano, verso le 16,30. 
La statuetta della Madonna, regalata a questa famiglia dal parroco don Pablo Martin, di ritorno da un pellegrinaggio a Medjugorje dove l’aveva acquistata, è collocata in una nicchia: la primogenita dei Gregori, Jessica, passandovi davanti si accorge che la Madonnina ha una piccola goccia rossa all’occhio. 
Dopo pochi secondi si forma una lacrima. La bimba chiama il padre che insieme a lei assiste all’incredibile fenomeno anche all’altro occhio.
Ovviamente lo choc è grande e presto accorrono in tanti. Le lacrimazioni si ripetono, nei giorni successivi, per altre 12 volte, davanti a un totale di 40 persone, diverse in ogni episodio, che “hanno visto le lacrime formarsi e scendere”. 
Le analisi hanno verificato che si tratta di sangue appartenente ad un unico individuo (maschio) e che la statuetta di gesso pieno non ha cavità al suo interno, né marchingegni o trucchi. 
Il vescovo di Civitavecchia, monsignor Grillo, all’inizio si mostra ostile a questo tipo di fenomeni e rilascia dichiarazioni negative. 
Nelle pagine di Diario che ha pubblicato si legge che il giorno 13 marzo ricevette una telefonata dall’esorcista della diocesi di Roma, padre Gabriele Amorth il quale esortò il vescovo ad aver fede, “perché egli era venuto a conoscenza fin dalla scorsa estate, da un’anima da lui diretta spiritualmente (una carismatica con molti doni mistici), che una Madonnina avrebbe pianto a Civitavecchia e che questo segno sarebbe stato di non buon auspicio per l’Italia, ragion per cui sarebbe stato opportuno far penitenza e pregare molto”.
Il vescovo ascolta, ma rimane scettico, ironizzando poi su questa telefonata con la sorella, Grazia. La quale tuttavia restò turbata. Tanto che la mattina dopo, il 15 marzo 1995, alle 8.15 del mattino, chiese al fratello vescovo di pregare davanti alla statuetta. Monsignor Grillo andò allora a prenderla (era custodita nell’armadio di una delle suore sue collaboratrici). 
Il vescovo, la sorella e il marito di lei iniziarono a recitare il “Salve Regina”, ma quando arrivarono a pronunciare le parole “rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi” la statuetta iniziò di nuovo a piangere sangue. 
Era la quattordicesima volta, ma ora il fenomeno si verificava fra le mani del vescovo scettico. Che ne fu traumatizzato e dovette far chiamare urgentemente il cardiologo. L’evidenza dei fatti fu tale, ovviamente, che il prelato si convinse totalmente. 
Il suo radicale ribaltamento di posizioni è stato particolarmente significativo perché le dichiarazioni rilasciate nei primi giorni erano perentoriamente negative e manifestavano non solo la consueta prudenza dell’autorità ecclesiastica, ma anche una personale diffidenza verso questo tipo di fenomeni dovuta alla formazione intellettuale e al curriculum professionale del vescovo. 
La sua testimonianza dunque assume, proprio per questo, un valore doppio implicando una radicale autocritica dei giudizi espressi inizialmente e una dolorosa autosmentita. 
E’ facile arguire che il fatto accaduto davanti ai suoi occhi (che ha un precedente celebre, 400 anni prima, nel caso del vescovo che vide davanti a sé l’immagine della Madonna di Guadalupe) deve essere stato assolutamente clamoroso e indiscutibile.
Le analisi che sono state fatte successivamente infatti hanno confermato il prodigio. 

Le indagini

Dalle radiografie si è constatato che la statuetta è di gesso pieno: “non sono risultate al suo interno strutture o apparecchiature o cavità, pertanto viene escluso ogni trucco interno”. 
E’ stato accertato pure che quel sangue “non poteva essere prodotto dal materiale della statua” e che nessuno può aver artatamente iniettato il liquido perché l’inizio delle diverse lacrimazioni è sempre stato spontaneo ed è stato visto da persone del tutto diverse in luoghi diversi. 
Inoltre non c’è nessuno che ha presenziato a tutte le lacrimazioni e quindi nessuno è per questo sospettabile. Per esempio all’ultima, quella avvenuta nella casa del vescovo, non c’era neanche uno di coloro che erano stati presenti alle precedenti tredici lacrimazioni. 
Nonostante tale diversità di testimoni il sangue delle 14 lacrimazioni, avvenute in luoghi diversi davanti a persone diverse, appartiene tutto a uno stesso, unico individuo. 
Bisogna dunque chiedersi chi possa essere quest’uomo misterioso, stranamente presente a tutte le lacrimazioni sebbene nessuno dei testimoni visibili fosse presente a tutte le lacrimazioni. 
Evidentemente doveva essere lì in una forma non visibile all’occhio umano. E infine bisogna chiedersi come e perché una statua raffigurante la Madonna piange il sangue di quest’uomo.
Interessante è anche il risultato delle indagini della magistratura che erano partite per denunce e accuse molto pesanti. 
Gli inquirenti hanno svolto gli accertamenti del caso sulla statuetta, sul sangue e sui testimoni tra cui “il Comandante della polizia municipale, agenti della polizia penitenziaria e della polizia di Stato”, perché ben sei pubblici ufficiali – che si trovavano sul posto per servizio – sono stati testimoni oculari delle diverse lacrimazioni. 
Le loro deposizioni non lasciano dubbi.
Prendiamo il caso di Giancarlo Mori, comandante dei vigili urbani di Civitavecchia che “assiste alla lacrimazione avvenuta intorno alle 19.30 del giorno 4 febbraio insieme a un collega e a due poliziotti”. 
Ecco come riferisce gli eventi il 23 febbraio a Enzo Biagi, nella trasmissione televisiva Il Fatto: “Stavo conversando con un collaboratore, quando un agente della Questura ha richiamato la mia attenzione: ‘Il fenomeno’ ci disse ‘si sta ripetendo’ ”. 
Subito il comandante dei vigili si avvicina: “Proprio in quel momento” racconta “il viso della Madonna incominciava ad arrossarsi. Nello spazio sotto gli occhi, per una superficie che sarà stata di uno, due millimetri quadrati, si andava manifestando una coloritura rosso vivo. C’era del liquido che, nel giro di quindici minuti, tempo in cui aveva preso consistenza, incominciò a colare” 
(cit. in Riccardo Caniato, La Madonna si fa la strada, Ares 2005, pp. 42-43).

Va detto che questo pubblico ufficiale non fa mistero di essere “un laico convinto”. Dunque non si aspettava certo quello che visto. 
Massimiliano Marasco, giornalista del “Messaggero” che era presente alla stessa lacrimazione, in una intervista, a chi prospetta l’ipotesi di una “manomissione” risponde: “la escludo categoricamente. Chi era lì ha capito subito che quel fatto si stava verificando in modo del tutto naturale” (cit. in Caniato, op cit).
Cioè spontaneo, senza alcun intervento umano. Alla fine, davanti a testimonianze così, tante e concordi, dopo anni, la magistratura ha dichiarato chiusa l’ inchiesta spazzando via tutti i sospetti di imbroglio e le accuse (il 16 ottobre del 2000 la magistratura ha archiviato il procedimento relativo al presunto abuso). 
In sostanza – dopo accurate indagini e dopo aver sentito i testimoni - nella sentenza di archiviazione si legge che le lacrimazioni “debbono ricondursi o ad un fatto di suggestione collettiva o ad un fatto soprannaturale”. 
Sennonché quelle lacrime di sangue non sono una visione, ma un fatto. Essendo state addirittura fotografate e filmate, non possono essere una “suggestione”: sono state perfino analizzate in laboratorio, al microscopio e definite “sangue umano”. Dunque, per esclusione, è la magistratura stessa – caso straordinario – che apre qui di fatto all’evento soprannaturale.
L’evidente inspiegabilità pratica e scientifica di quelle lacrime di sangue umano, piante da una statuetta di gesso pieno, ha lasciato aperta una sola possibilità: il miracolo. 




E le conclusioni?

Ma a questo punto – di fronte cioè ai risultati raggiunti dalla scienza e dalla magistratura – tutti sembrano essersi eclissati: giornalisti, commentatori, accusatori, satirici, intellettuali, chierici.

Si sono sbrigati a voltare la testa altrove e a occuparsi d’altro per evitare di dover fare i conti con i dati di fatto e le conclusioni scientifiche. 
Per evitare di doversi magari rimangiare ciò che avevano incautamente dichiarato prima e soprattutto per evitare di riconoscere l’evidenza del miracolo. 

Quell’evidenza del miracolo – come argomentava Mieli – “vuol dire che Dio esiste. E la notizia più importante che ogni uomo vorrebbe sapere, anche quelli che fanno finta di non interessarsi alla religione, è proprio questa: che Dio esiste. Perché se Dio esiste, per noi cambia tutto, cambia tutto il nostro destino”.


- Antonio Socci -
Fonte: “I segreti di Karol Wojtyla”, Antonio Socci, Rizzoli Editore


Mons. Grillo con il Santo Padre Giovanni Paolo II


Buona giornata a tutti. :-)



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mercoledì 1 maggio 2019

L'elemosina – don Bruno Ferrero

Un giorno di molto tempo fa, in Inghilterra, una donnetta infagottata in un vestito lacero percorreva le stradine di un villaggio, bussando alle porte delle case e chiedendo l'elemosina. 
Molti le rivolgevano parole offensive, altri incitavano il cane a farla scappare. 
Qualcuno le versò in grembo tozzi di pane ammuffito e patate marce. 
Solo due vecchietti fecero entrare in casa la povera donna.

«Siediti un po' e scaldati», disse il vecchietto, mentre la moglie preparava una scodella di latte caldo e una grossa fetta di pane.

Mentre la donna mangiava, i due vecchietti le regalarono qualche parola e un po' di conforto.
Il giorno dopo, in quel villaggio, si verificò un evento straordinario. 

Un messo reale portò in tutte le case un cartoncino che invitava tutte le famiglie al castello del re. 
L'invito provocò un gran trambusto nel villaggio, e nel pomeriggio tutte le famiglie, agghindate con gli abiti della festa, arrivarono al castello. 

Furono introdotti in una imponente sala da pranzo e ad ognuno fu assegnato un posto.

Quando tutti furono seduti, i camerieri cominciarono a servire le portate. Immediatamente si alzarono dei borbottii di disappunto e di collera. 

I solerti camerieri infatti rovesciavano nei piatti bucce di patata, pietre, tozzi di pane ammuffito. 
Solo nei piatti dei due vecchietti, seduti in un angolino, venivano deposti con garbo cibi raffinati e pietanze squisite. 

Improvvisamente entrò nella sala la donnetta dai vestiti stracciati. Tutti ammutolirono. «Oggi - disse la donna - avete trovato esattamente ciò che mi avete offerto ieri».

Si tolse gli abiti malandati. Sotto indossava un vestito dorato. 

Era la Regina.


Un riccone arrivò in Paradiso. Per prima cosa fece un giro per il mercato e con sorpresa vide che le merci erano vendute a prezzi molto bassi.

Immediatamente mise mano al portafoglio e cominciò a ordinare le cose più belle che vedeva.
Al momento di pagare porse all'angelo, che faceva da commesso, una manciata di banconote di grosso taglio.
L'angelo sorrise e disse: "Mi dispiace, ma questo denaro non ha alcun valore".
"Come?", si stupì il riccone.
"Qui vale soltanto il denaro che sulla terra è stato donato", rispose l'angelo.
Oggi, non dimenticare il tuo capitale per il Paradiso.

- don Bruno Ferrero -
Fonte: Cerchi nell'acqua



Chi ama currit, volat, laetatur. 
Amare significa correre con il cuore verso l'oggetto amato. 
Ho iniziato ad amare la Vergine Maria prima ancora di conoscerla... le sere al focolare sulle ginocchia materne, la voce della mamma che recitava il rosario. 

- papa Giovanni Paolo I -



Immagine reperita nel web





Fioretto

Sull’esempio della Beata Vergine anche noi diventiamo persone nuove che sanno accogliere il vangelo della speranza con cuore sincero e contrito e sappiano testimoniare l’amore di Dio con gesti concreti e silenziosi della carità.

Preghiera


O Dio, che nella Vergine Maria, capolavoro del tuo Spirito, ci hai donato le primizie della creazione nuova, fa' che liberati dalla schiavitù del peccato abbracciamo con tutto il cuore la novità del Vangelo, testimoniando in parole e opere il comandamento dell'amore. Per Cristo nostro Signore. Amen


10 Maggio – Maria Vergine, Donna Nuova


Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it






mercoledì 30 maggio 2018

Maria - don Bruno Ferrero

 In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te".
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".

In quel momento, dice un padre della Chiesa, tutto il creato ha trattenuto il fiato. 
Come sempre fa, Dio ha chiesto ad una creatura umana, una giovane palestinese, se era disposta a collaborare con Lui.
I primi uomini avevano fallito. Ma il piano di Dio non può fallire e così Dio torna a cercare l'umanità. 
Ricomincia da una giovane donna, da ciò che è apparentemente debole, piccolo, da un paesino sperduto e da una ragazza umile e inerme.
Maria accetta. In piena libertà. Perché il mistero della libertà dell'uomo rimane. Come rimane l'enorme dignità della donna, portatrice di salvezza. Portare la vita e la salvezza è un compito stupendo.

Allora Maria disse: 

              "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola".

In quel momento si apre una breccia nella storia e Dio può irrompere nel mondo. Si chiamerà Gesù!
Sarà lui ad aprire con la sua Risurrezione la seconda breccia nella storia, lo squarcio definitivo. Tra queste due brecce si forma la "corrente" della grazia. Quella che trasporta anche noi se, come Maria, accettiamo il piano di Dio. Portare la limpidezza e il calore dello spirito in un mondo ghiacciato nell'odio e nell'impurità.
Con Maria inizia una umanità nuova e giusta. 
Quando recitiamo l'Ave Maria in qualche modo aderiamo a questa umanità nuova che cammina verso Dio con Maria in testa.
Perché gli angeli volano ancora. E' sempre l'ora dell'angelo. Colui che è intervenuto nella storia duemila anni fa interviene ancora nella nostra storia personale. Gli angeli volano ancora, ma siamo così occupati e frastornati. Non riusciamo neanche ad ascoltarci tra noi figurarsi se ascoltiamo gli angeli… Sopra la nascita di ogni bambino c'è un angelo.
Questa era la visione dei Padri della Chiesa. La nascita non è solamente un processo biologico, ma è sempre anche un mistero, la promessa di qualcosa di nuovo, di qualcosa che non c'è ancora stato.
Anche sulla nostra nascita c'è un angelo Gabriele. Dio lo ha mandato affinché i nostri genitori generassero un figlio, affinché per mezzo di noi apparisse qualcosa di nuovo in questo mondo, un'immagine nuova e irripetibile di Dio.
Ciascuno di noi ha una missione. Tutta sua, perché ciascuno di noi è un originale di Dio, un esemplare unico e irripetibile. Non ci sono fotocopie da nessuna parte.
Non possiamo vivere alla giornata. 
Vegetare è troppo poco. Dobbiamo rinascere ogni giorno.
Siamo piccoli, magari, ma avete mai notato che tutte le opere di Dio incominciano da qualcosa di molto piccolo?
Sant'Ignazio afferma: "Non avete idea di che cosa potrebbe fare di voi Dio se vi metteste veramente a sua disposizione".
Possiamo farlo, come lo ha fatto Maria.
Senza alcuna paura, perché "nulla è impossibile a Dio".

La preghiera più bella che possiamo fare ogni giorno è "Caro Dio, non c'è niente che io e te insieme non possiamo fare oggi".

- don Bruno Ferrero sdb -                                         



 Santa Maria, donna feriale, liberaci dalle nostalgie dell'epopea, e insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza. 

- Don Tonino Bello - 



Buona giornata a tutti. :-)




martedì 29 maggio 2018

Ave Maria, spiegazione e commento alla preghiera

Ave
Composta di due parti, l'Ave Maria è fra le preghiere più diffuse e amate dell'intera cristianità. Una prima parte, di lode, precede una seconda di più schietta supplica. Questa prima parte, di chiaro riferimento biblico, è la lode per eccellenza a Maria, perché composta da parole rivelate, contenute nel Van­gelo. Questa lode costituisce per noi un filo spirituale che si dipana dall'Angelo e da Elisabetta per secoli sino ai nostri giorni.
La lode inizia con le parole del saluto rivolto dall'angelo Gabriele a Maria: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1, 28). 
L'invito a gioire (kàire, nell'originale Vangelo di Luca, in greco) è sostituito nella preghiera con il saluto latino "ave". Il medesimo invito alla gioia rivolto a Maria, che ella ha accolto e realizzato pienamente, è infatti rivolto anche a noi, ogni giorno.

Maria, piena di grazia,
Il nome Maria, inserito nella preghiera, prende il posto del piena di grazia delle parole dell'Annunciazione, creando una sovrapposizione: la Vergine è la piena di grazia (Kekaritoméne) per eccellenza, ricolma di Spirito Santo, compimento di Israele, primizia della Chiesa e modello di ogni cristiano.
Nel nome Maria è anche inscritto il destino della Vergine. Se ne accogliamo l'origine egizio-ebraica, il significato del nome risulta essere "amata da Dio" (la radice egizia Myr vuol dire "amata", l'ebraica yam è l'abbreviazione di Iahvè). Se guardiamo invece al mondo aramaico, il significato è di "principessa", "grande signora". In entrambi i casi, il nome racchiude in sé tutto il significato e il mistero di colei che ha generato il Figlio di Dio.

il Signore è con te.
Questa formula, applicata a Maria, ci apre orizzonti ampissimi. 
Nella Bibbia questa espressione ricorre nel sottolineare la vicinanza di Dio al Suo popolo, spesso nell'ottica dell'Alleanza, della quale l'arca è il simbolo visibile e concreto. La Vergine stessa, nel contesto della Nuova Alleanza, è la Nuova Arca, nella quale lo Spirito Santo realizza e irradia la Sua azione.
Le parole assumono altresì un significato consolatorio e di rassicurazione, rispondendo direttamente alla più che umana domanda di Maria all'Angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» (Lc 1, 34). L'Angelo la rassicura: non deve temere nulla, finché il Signore è con lei, perché «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 34).
In aggiunta a questo, la vicinanza del Signore a Maria prende un significato di prossimità anche fisica: Dio, Cristo, è veramente dentro Maria, incarnato nel suo ventre.

Tu sei benedetta fra le donne
Queste parole, insieme a quelle successive, sono quelle di Elisabetta, cugina di Maria, per come ce le riferisce il Vangelo di Luca (Cf. Lc 1, 42). Elisabetta, rischiarata dallo Spirito Santo, riconosce in Maria «la benedetta fra tutte le donne». Anche il figlio che Elisabetta porta in grembo nonostante l'età avanzata, partecipa - ed anzi anticipa - della gioia della madre: «appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1, 44). Maria è la benedetta da Dio, Creatore, autore della vita, in azione in modo del tutto speciale in Maria.

e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Elisabetta, dopo aver riconosciuto Maria come la benedetta fra le donne, riconosce il frutto benedetto che ella porta nel proprio ventre. 
Una qualifica già anticipata a Maria dall'Angelo a proposito di Gesù: «sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo» (Lc 1, 32). 
Gesù, frutto dello Spirito Santo (Cf. Lc 1, 35; 4, 18) e di Maria è il Benedetto per eccellenza, delle stessa natura di Dio, eppure pienamente frutto del seno di Maria: tanto fu, infatti, soprannaturale il concepimento, quanto normale fu la gestazione della Vergine. 
Per nove mesi, come ogni altra donna, Maria portò il Verbo fatto carne nel proprio utero, ne percepì i movimenti, lo alimentò, lo vide crescere nella rotondità del suo ventre. 
Possibile che Maria, come ogni madre, abbia trasmesso al Cristo qualcosa dei propri lineamenti, del colore della propria pelle, il colore dei propri occhi, qualcosa del proprio carattere. Dopo aver accolto l'azione divina nella propria anima e nella propria vita con il suo "sì" all'opera di Dio, Maria ne accolse il frutto nel proprio corpo. 
Un "frutto" chiamato Gesù, nome frequente fra gli Ebrei del tempo, letteralmente «Iahvè salva».

Santa Maria,
La proclamazione della santità di Maria ci introduce nella seconda parte della preghiera, che, pur mantenendo indissolubili legami con le Sacre Scritture, è stata composta in seno alla Chiesa. 
Per quanto l'attributo della Santità appartenga soltanto a Dio in modo pieno ed esclusivo, in una maniera che totalmente trascende la natura umana, Maria è detta santa. Come è possibile questo? 
Molte sono le persone e le cose ad essere dette "sante": il popolo di Israele, i Profeti, gli Apostoli, ; santa è la Chiesa; santi il tempio, l'altare, Gerusalemme. Santo è ciò che entra in relazione con Dio e partecipa della Sua santità. Stato è chi imita, con tutti i limiti umani, l'inarrivabile santità di Dio: «Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione» (1Ts 4, 3). 
Alla base di questa imitazione di Dio sono Cristo, maestro e modello supremo, e lo Spirito Santo, elargitore di grazie.

Madre di Dio,
Il ruolo di Maria come genitrice, letteralmente colei che ha generato, di Cristo è molto ben sottolineata dalle Chiese orientali, con l'appellativo greco di Theotòkos. Come è possibile che una donna generi una Persona divina che è Dio dall'eternità? Maria è madre di Dio perché, in modo mirabile e misterioso, nelle sue viscere e attraverso le sue viscere il Verbo di Dio si incarna. Cristo mantiene la Sua natura pienamente divina - ciò che è - e ne assume anche una pienamente umana, attraverso la carne di Maria. Riconoscendo, come già fecero i padri conciliari ad Efeso (431) e Calcedonia (451), che Maria è veramente madre di Dio, noi riconosciamo che Gesù è veramente  Dio e veramente uomo. 
Nessuna creatura umana è stata pensata e poi elevata a così alta dignità: «redenta in modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo, e a Lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, [Maria] è insignita del sommo ufficio e della eccelsa dignità di Madre del Figlio di Dio, e perciò prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo. Per il quale dono di grazia esimia precede di gran lunga tutte le creature, celesti e terrestri» (Conc. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, 53, pp. 164-65).

Prega per noi peccatori,
Chiediamo qui alla Madre di Dio di intercedere per noi presso la Santissima Trinità. Intercedere significa intervenire a vantaggio di qualcuno, ottenere una grazia. 
Maria può intercedere in quanto è dalla parte di Dio e dalla parte nostra. Quella di Maria è una sorta di "onnipotenza" indiretta: solo Dio è onnipotente, ma Maria può ottenere da Dio ciò che è bene per quei figli bisognosi che Dio stesso le ha affidato (Cf. Gv 19, 26). A Maria ci rivolgiamo consapevoli di essere, come tutti, peccatori, malati di peccato. Ma è proprio per i malati che è venuto Cristo, come ci ricordano i Vangeli (Cf. Lc 5,31; Mc 2,17 Mt 9,12). 
Non nascondiamo le nostre miserie, ma poniamole invece tutte di fronte al Figlio dell'Altissimo e a Sua madre.

adesso
Chi di noi può dire di non necessitare, proprio ora, di qualche cosa da Dio? E quanto grandi, spesso, sono queste cose! 
Nell'adesso dell'Ave Maria riecheggia l'oggi del pane quotidiano del Padre Nostro. L'uomo, totalmente bisognoso di Dio, ha bisogno del Suo intervento in ogni momento. 
Credere il contrario è solo un'illusione.
Ma l'adesso della preghiera è anche una lezione ed un ammonimento per l'uomo, troppo spesso perso nei rimpianti di un passato che non può più essere modificato e nelle illusioni di un futuro ancora irrealizzato ed incerto. 
In tale atteggiamento l'adesso, l'oggi, il quotidiano, vengono espulsi dalla vita dell'uomo. 
L'Ave Maria ci insegna a ridare al presente la sua giusta ed importante dimensione; a vivere, sul modello della fiducia di Maria, il nostro oggi con intensità ed operosità, alimentandolo con la memoria del passato e l'attesa del futuro.

e nell'ora della nostra morte.
Fra le cose che il futuro riserva a tutti, inesorabilmente, c'è la morte. 
Temuta, esorcizzata, allontanata, ignorata, ma inevitabilmente presente. Mettendoci faccia a faccia con le nostre paure, l'Ave Maria ci richiama con forza alla mente questa realtà. Per ben cinquanta volte in un Rosario pronunciamo la tanto temuta parola: morte! 
Non ci sono trapasso, decesso o dipartita. C'è solo la morte, nella sua onesta crudezza. La nostra fede ci dice che Cristo, morendo, ha distrutto la morte; la nostra natura umana con ogni sua fibra si oppone all'evento. 
Che cosa possiamo fare, allora? L'Ave Maria, Maria stessa, ci mostra l'unica cosa possibile: guardare Cristo. Cristo affisso sulla croce, insultato e morente; al Suo corpo morto, chiuso nel sepolcro dietro una pietra fatta rotolare; al Cristo veramente ed eternamente vivo, trasfigurato nella gloria delle Risurrezione. Con Gesù come modello e con il sostegno di Maria, la speranza di oggi ci sostiene nel presente e ci dispone con serenità al futuro e a quell'ultima ora. 
Preghiamo come la beata Elisabetta della Trinità, giovane mistica francese del primo Novecento: «La morte non è altro che il sonno del bambino che si addormenta sul cuore della mamma. Finalmente la notte dell'esilio sarà tramontata per sempre, ed entreremo nel possesso dell'eredità dei santi nella luce».

Guardiamo a Maria come a questa nostra mamma.


Il culmine della perfezione della beata Vergine Maria fu la carità, per la quale è assisa nel posto più eccelso, è rivestita della gloria più fulgente che non ha né principio né termine.

- Sant'Antonio da Padova -



Buona giornata a tutti. :-)




venerdì 18 maggio 2018

Santa Maria - don Tonino Bello

Nell'Ave Maria ripetiamo la bellissima frase di Elisabetta: "Tu sei benedetta fra le donne".
Spesso si dice di Maria che è la "Nuova Eva"; un famoso canto latino dice che l'angelo con il suo "Ave" a Maria di Nazaret capovolse il nome di "Eva".
Tutto questo per indicare che con il "sì" di Maria al messaggio di Dio, è come se tutto ricominciasse da capo.
Maria è il nuovo Paradiso terrestre, dove il Creatore e la creatura si incontrano nell'innocenza e nella perfezione. 
La Madre di Dio diventa la vera "prima donna" al posto di Eva, scelta da tutta l'eternità per essere la collaboratrice del piano di salvezza di Dio. 
Maria è la Donna preannunciata da Dio stesso nel racconto di Adamo ed Eva, nelle prime pagine della Bibbia: la Donna che riporta l'umanità alla vittoria sul serpente tentatore. 
Anche le nostre Ave Maria formano il sentiero che ci aiuta a non perderci nelle foreste di questo mondo. E che ci riporta al sicuro nelle braccia del Padre dei Cieli. Una volta Gesù disse: "Non devo perdere nessuno di coloro che mi sono stati affidati dal Padre". La Madonna continua a proteggere gli amici di suo figlio Gesù, anche Lei vuole che nessuno si perda. 
Siamo tutti come Pollicino, per segnare la strada che ci porta sicuramente in cielo, abbiamo l'"Ave Maria". 
Maria è la prima. 
E' la prima creatura della grande processione che cammina verso la salvezza eterna, verso Dio. Per questo si dice anche che Maria è la "Madre della Chiesa". 
Essere cristiani significa accogliere Gesù. Nessuno ha accolto Gesù come ha saputo fare Maria. Tra loro si capivano senza bisogno di parlare. E seguire Maria significa sempre andare verso Dio: esser sicuri di non sbagliare. Perché dov'è Gesù c'è anche la sua Mamma, che vuole che tutti gli amici di suo Figlio possano camminare sicuri verso la felicità eterna.
Santa Maria, donna elegante, liberaci da quello spirito rozzo che ci portiamo dentro, nonostante i vestiti raffinati che ci portiamo addosso, e che esplode tante volte in termini di violenza verbale nei confronti del prossimo.  

- Don Tonino Bello - 
da: "Maria donna dei nostri giorni", Ed. Paoline, Milano, 1993





Santa Maria, donna dei nostri giorni, facci comprendere che la modestia, l'umiltà, la purezza sono frutti di tutte le stagioni della storia, e che il volgere dei tempi non ha alterato la composizione chimica di certi valori quali la gratuità, l'obbedienza, la fiducia, la tenerezza, il perdono.  

- Don Tonino Bello - 



Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo esempio a non lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a portare il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l'anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo della mano di Dio.  

- Don Tonino Bello - 


Buona giornata a tutti. :-)




lunedì 14 maggio 2018

La vera religione - Card. Carlo Maria Martini


Due giovani decisero la data del loro matrimonio. Si erano messi d'accordo con il parroco per tenere un piccolo ricevimento nel cortile della parrocchia, fuori della chiesa. Ma si mise a piovere, e non potendo tenere il ricevimento fuori, i due chiesero al prete se era possibile festeggiare in chiesa.
Ora, il parroco non era affatto contento che si festeggiasse all'interno della chiesa, ma i due dissero: "Mangeremo un po' di torta, canteremo una canzoncina, berremo un po' di vino e poi andremo a casa".
Il parroco si convinse. Ma essendo gli invitati dei bravi italiani amanti della vita, bevvero un po' di vino, cantarono una canzoncina, poi bevvero un altro po' di vino, cantarono qualche altra canzone, e poi ancora vino e altre canzoni, e così dopo una mezz'ora in chiesa si stava festeggiando alla grande. Tutti si divertivano da morire, godendosi la festa. Ma il parroco, tesissimo, passeggiava avanti e indietro nella sacrestia, turbato dal rumore che gli invitati stavano facendo.
Entrò il cappellano che gli disse: "Vedo che è molto teso".
"Certo che sono teso! Senti che rumore stanno facendo, proprio nella casa del Signore! Per tutti i Santi!".
"Ma Padre, non avevano davvero alcun posto dove andare!".
"Lo so bene! Ma è assolutamente necessario fare tutto questo baccano?".
"Bè, in fondo, Padre, non dobbiamo dimenticare che Gesù stesso ha partecipato una volta ad un banchetto di nozze".
Il parroco risponde: "So benissimo che Gesù Cristo ha partecipato ad un banchetto di nozze, non devi mica venirmelo a dire tu! Ma lì non avevano il Santo Sacramento!".
Ci sono occasioni in cui il Santo Sacramento diventa più importante di Gesù Cristo. 
Quando l'adorazione diventa più importante dell'amore, allora la Chiesa diventa più importante della vita. 
Quando Dio diventa più importante del vicino, e così via. 
Questo è il grande pericolo. Gesù ci voleva richiamare proprio a questo: prima le cose più importanti! "L'uomo è più importante del Sabato!".

- Cardinale Carlo Maria Martini -


Fonte di ogni grazia


Salve, o Madre, Regina del mondo.
Tu sei la Madre del bell'Amore,
Tu sei la Madre di Gesù,
fonte di ogni grazia,
il profumo di ogni virtù,
lo specchio di ogni purezza.
Tu sei gioia nel pianto,
vittoria nella battaglia,
speranza nella morte.
Quale dolce sapore il tuo nome
nella nostra bocca,
quale soave armonia
nelle nostre orecchie,
quale ebbrezza nel nostro cuore!
Tu sei la felicità dei sofferenti,
la corona dei martiri,
la bellezza delle vergini.
Ti supplichiamo,
guidaci dopo questo esilio
al possesso del tuo Figlio, Gesù.
Amen.

- San Giovanni Paolo II, papa -



Buona giornata a tutti. :-)