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domenica 8 dicembre 2019

L’ora di grazia universale da recitarsi l’8 Dicembre alle 12:00

Così disse la Madonna l´8 dicembre 1947 a Pierina Gilli a Montichiari (BS):
« Desidero che ogni anno, il giorno 8 Dicembre, si pratichi a mezzogiorno 
l´Ora di Grazia universale; con questa pratica si otterranno numerose grazie spirituali e corporali … 
Sia riferito al più presto possibile al Sommo Padre della Chiesa Cattolica Papa Pio XII che desidero che quest´Ora di Grazia sia conosciuta ed estesa a tutto il mondo. 
Quelli che non potranno recarsi nelle rispettive chiese, otterranno da me le grazie pregando anche nelle loro case.»

Vergine Immacolata, Madre di Grazia, Rosa Mistica, a onore del Tuo Divin Figlio, ci prostriamo davanti a Te per implorare da Dio misericordia: non per i nostri meriti, ma per la tua bontà del tuo Cuore materno, chiediamo aiuti e grazie, sicuri che ci esaudirà.

– Ave Maria

Madre di Gesù, Regina del S.Rosario, e Madre della Chiesa. Corpo mistico di Cristo, impetriamo per il mondo riarso dalle discordie il dono dell´unità e della pace e tutte quelle grazie che possono convertire i cuori di tanti tuoi figli!

– Ave Maria

Rosa Mistica, Regina degli Apostoli, fa´ fiorire attorno agli Altari Eucaristici numerose vocazioni religiose e sacerdotali che, con la santità della vita e lo zelo ardente per le anime possano estendere il Regno del tuo Gesù in tutto il mondo! Ricolma pure noi dei tuoi favori celesti!

– Salve Regina

Rosa Mistica Madre della Chiesa, prega per noi!

– Con approvazione Ecclesiastica –

Annunciazione
Affresco  Cappella Ravacaldi
Cattedrale  di Parma, Italy

Quale dev'essere la nostra risposta al dono supremo?  Nel rac­conto dell'annunciazione la risposta è formulata attraverso una autodefinizione di Maria: "Io sono la serva del Signore". L'a­spetto di umiltà in quella parola "serva" è stato spesso sottoli­neato e non sempre felicemente, dirottato spesso verso consa­pevoli o inconsce conclusioni antifemminili: l'umiltà, il nascon­dimento, la discrezione devono essere le doti della donna che vuole imitare Maria.

In realtà il titolo è solenne, è quello che esprime dignità della sposa ed è anche il titolo classico dei per­sonaggi che devono espletare una funzione decisiva nella storia della salvezza: servo del Signore è Abramo, è Mosè, Giosuè, è Davide, sono i profeti e "Servo del Signore" per eccellenza sarà il Messia: Maria ha la coscienza che in lei, donna semplice e co­mune, Dio ha realizzato l'intervento grandioso e definitivo del­la salvezza "attesa da tutte le generazioni".

Maria afferma, quin­di, la piena coscienza della sua vocazione e del suo destino: E da questo momento in avanti la sua missione è quella di acco­gliere il dono sublime di quel figlio: "avvenga di me quello che hai detto".

Con questa adesione nella fede e nell'amore Maria diventa l'emblema del vero discepolo di Dio.

- Card. Gianfranco Ravasi -



Memorare

Ricordati, o piissima Vergine Maria,
che non si è mai udito al mondo
che alcuno sia ricorso alla tua protezione,
abbia implorato il tuo aiuto,
abbia chiesto il tuo soccorso,
e sia stato abbandonato.
Animato da tale fiducia,
a te ricorro, o Madre, Vergine delle vergini;
a te vengo, dinnanzi a te mi prostro, peccatore pentito.
Non volere, o Madre del Verbo,
disprezzare le mie preghiere,
ma ascoltami benevola ed esaudiscimi.
Amen.

Buona giornata a tutti. :-)


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martedì 26 marzo 2019

Gesù concepito: vero Uomo e vero Dio - Mario Palmaro

Dio irrompe nella storia con la delicatezza di un piccolo embrione d’uomo che bussa al cuore di una giovane donna dl Nazareth. Una verità della fede che non mortifica la ragione ma che la aiuta a riconoscere la dignità dl ogni concepito. Forse non siamo abituati a pensarci. 
Ma il grande mistero dell’Incarnazione di Dio getta una luce sfolgorante sulla stupefacente realtà della vita umana prima della nascita. 
Non occorrono straordinarie competenze teologiche per accorgersi che la strada scelta da Dio per farsi uomo passa concretamente, realmente attraverso ogni fase della nostra vita. Gesù è stato un tenero bambino nella mangiatoia della stalla di Betlemme; un ragazzo abile e sveglio nel tener testa ai dottori del tempio; un giovane vigoroso nella bottega di Giuseppe; è stato, in una parola, l’uomo perfetto. 
Egli ha attraversato ogni età della vita non come un fantasma, o come un simulacro di umanità, ma come vero Dio fatto vero uomo in tutto, fuorché nel peccato.
Poiché tutto ciò è realmente accaduto, allora non rimane che riconoscere che Gesù di Nazereth è stato anche, per nove mesi della sua vita, un uomo concepito. Lo è stato attraversando tutte quelle fasi dello sviluppo embrionale, necessarie alla crescita organica di ognuno di noi, e che continueranno a essere la strada obbligata per ogni uomo che si affaccia alla vita.
Una mortificazione per la ragione?
Se contempliamo Gesù concepito ci accorgiamo che egli, prima ancora di iniziare la sua vita pubblica e la sua predicazione, di compiere miracoli e di consolare le folle, di morire in croce e risorgere; prima di tutte queste cose egli già ci parla silenziosamente. E ci comunica la straordinaria dignità che ogni concepito d’uomo porta impressa su di sé. 
Quasi un sigillo regale che l’uomo contiene nella sua stessa natura, non a partire dalla nascita, ma dal momento stesso in cui è chiamato misteriosamente alla vita, nell’intimità del grembo materno. Qualcuno potrebbe ravvisare in questo discorso un che di offensivo per la ragione, potrebbe addirittura pensare che la dignità del concepito sia un dogma delta fede cattolica, una verità rivelata comprensibile soltanto agli occhi del credente. 
Nulla di più lontano dalla realtà. 
L’embrione merita di essere trattato con rispetto innanzitutto perché è un uomo, e come tale partecipa delta sua dignità e dei suoi diritti naturali. La ragione umana non ha bisogno, in questo riconoscimento, di alcuna “stampella” soprannaturale. Ma è anche vero che la profonda comprensione della grandiosità di ogni singolo essere umano, della sua antropologia e del suo destino eterno non può che avvenire in Gesù Cristo. 
Ecco perché la contemplazione di Gesù Concepito ci rivela con sorprendente efficacia chi abbiamo davanti quando ci troviamo di fronte a un embrione umano, seppure alle primissime fasi del suo sviluppo. 
Nella prospettiva della fede, quell’embrione è Gesù stesso. 
L’Annunciazione, Dio si fa uomo.
Del resto, le parole dell’Angelo Gabriele non lasciano dubbio alcuno sulla consistente concretezza di quell’avvenimento, realizzato attraverso il fiat della Madonna: “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Luca 1, 30-31). 
Maria è la donna del sì. Del sì alla vita che si compie in lei nella pienezza più assoluta. “Non temere”, le dice l’ angelo, che evidentemente ha letto sul volto bellissimo della Vergine la paura, lo smarrimento di fronte all’annuncio più sconvolgente che orecchie umane abbiano mai ascoltato.
Ma Maria non giunge impreparata all’appuntamento con l’angelo. Nella sua storia tutto sembra ruotare intorno all’istante prodigioso del concepimento.
Maria è senza macchia, perché Dio l’ha preservata dal peccato originate, e 
l' ha resa immacolata non dalla nascita, ma sin dal suo concepimento. 
“Io sono l’Immacolata Concezione”, dirà alla piccola Bernadette Soubirous apparendo nella grotta di Lourdes. 
E Maria dice il suo sì proprio al concepimento verginale del Figlio di Dio. Ed è un sì che non viene pronunciato di fronte a un Dio che irrompe nella storia degli uomini in maniera trionfale, con un frastuono di trombe e di eserciti cui nessuno potrebbe resistere; ma al contrario con la delicatezza, la debolezza, diremmo, di un piccolo embrione d’uomo che bussa al cuore di una giovane donna di Nazareth.

- Mario Palmaro -


 Maria di Nazareth:  Maria madre silenziosa del Verbo

Chiacchiere o preghiere?
Uno degli aspetti più insopportabili delle inflazionate e variopinte devozioni mariane, di gran moda oggi, è l'eccessiva verbosità difficile da distinguere dalla mielosa, e pestifera, adulazione. 
Il chiacchiericcio su Maria, i panegirici privi di qualsiasi sotto sfondo teologico, il magismo hanno finito per trasformare la madre di Gesù più in una donna da sceneggiata che nella Vergine Madre. 
Il fideismo mariano si è trasformato in un enorme supermercato dell'ovvietà sentimentaloide dove ognuno può trovare quanto serve a sedare le proprie inquietudini o a sublimare i propri nevrotici sensi di colpa. Mi ha sempre colpito un bel pensiero elaborato nel IV secolo dal vescovo di Milano sant'Ambrogio: "Maria è il tempio di Dio, non Dio nel tempio". Appunto perché tempio, e quindi silenzioso luogo di incontro e non vociante occasione di scambio, Gabriele la contatta nella più assoluta discrezione e nel più rigoroso riserbo.
Silenzio fecondo
Le grandi proposte di vita si fanno nell'intimità dell'incontro. Tutto nella riservatezza e non sotto le telecamere della curiosità o davanti ai microfoni del gossip. Il Verbo da annunciare fino agli estremi confini del mondo, viene concepito nella silenziosa penombra di Nazaret. La gestazione divina avviene in una madre umana che non propaga ai quattro venti le parole ricevute, ma le "contempla e custodisce nel suo cuore" (Lc 2,19). 
Eppure la giovane Myriam ne avrebbe cose da dire e da spiegare. Ma dove trovare le parole capaci di convincere che suo Figlio è frutto solo della sua più radicale e disinteressata disponibilità di fronte a un Dio che non è assolutamente banale nelle sue proposte a cui accondiscendere? 
Quali discorsi possono spiegare che in un "fiat" è condensato il dramma, umanamente incomprensibile, di una nuova creatura concepita in un modo così inconcepibile ed esposto al cicaleggio, al dileggio, al sospetto ed alla maldicenza? Essere riempiti del Verbo, significa essere colpiti dalla spada dello Spirito Santo, come ci ricorda san Paolo nella lettera agli Efesini (6,17). E la Parola-Spada è "efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio, essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla e sa discernere i pensieri e i sentimenti del cuore" (Eb 4,12). 
Il silenzio è il setaccio attraverso cui le parole si trasformano in Parola. L'atteggiamento di Maria ci ammonisce che fare della Parola un qualcosa da esibire, da rappresentare, da declamare, da proclamare con tonalità dubbie ed equivoche, non è pregare, ma profanare.
Nel silenzio germina una nuova vita
Man mano che nel suo grembo il Verbo assume fattezze umane, la premurosa custodia e la paziente meditazione della Parola, fa maturare ed affina la coscienza della Madre indurendola al filo d'ascia della solitudine. 
La coscienza si trasforma in un melting pot in cui le vane parole umane si liberano di ogni banale formalismo e si trasformano in preghiera; i sentimentalismi esistenziali vengono armonizzati fino a diventare puro istinto materno; le relazioni fatue si saldano e cementano facendo sbocciare una famiglia. 
Deve essere stato esaltante ed ineffabile il momento in cui la giovane ragazza di Nazareth ha avuto il lampo di certezza che la goccia di vita venuta dal cielo si stava trasformando in vita vera, in persona che segnalava la sua presenza. 
In quei momenti Maria non aveva una corona di stelle sul capo o la luna sotto i piedi, ma un bimbo nel suo grembo ed una gioia esplosiva nel suo cuore che vaporizzava ogni paura e dubbio. Tra madre e figlio si instaura un dialogo senza parole ma con emozioni e significati profondi. 
Lo sbocciare di una nuova vita colora l'esistenza di nuovi valori e sfumature che danno senso a fatica, dolore, preoccupazione e solitudine che tutti i grandi valori hanno a traino. 
Diventare madre comporta il rimettersi in gioco assumendo un nuovo ruolo e nuove responsabilità al grande tavolo della vita. Il cuore di una madre si rafforza alimentandosi alla dispensa dell'amore, dell'attenzione, della premura e della dedizione tanto da diventare il segno più credibile del fatto che chi muove la storia non è la selezione naturale, ma il roccioso amore di ogni madre. Si tratta di una realtà così vera e radicata che neanche la "liquidità" della fede moderna riesce a negare. 
La vera devozione mariana dovrebbe condurci a vivere personalmente queste realtà senza tentennamenti o fughe nello sterile devozionalismo.

- Bernardina do Nascimento -




Buona giornata a tutti. :-)




lunedì 11 febbraio 2019

Preghiere d'intercessione alla Madonna di Lourdes




Preghiera a Nostra Signora di Lourdes

O Vergine Immacolata, Madre di Misericordia, 
salute degli infermi, 
rifugio dei peccatori, 
consolatrice degli afflitti, 
Tu conosci i miei bisogni, le mie sofferenze; 
degnati di volgere su di me uno sguardo propizio 
a mio sollievo e conforto.
Con l'apparire nella grotta di Lourdes, 
hai voluto ch'essa divenisse un luogo privilegiato, 
da dove diffondere le tue grazie, 
e già molti infelici vi hanno trovato il rimedio 
alle loro infermità spirituali e corporali.
Anch'io vengo pieno di fiducia ad implorare i tuoi materni favori; 
esaudisci, o tenera Madre, la mia umile preghiera, 
e colmato dei tuoi benefici, mi sforzerò d'imitare le tue virtù, 
per partecipare un giorno alla tua gloria in Paradiso. Amen.

3 Ave Maria ....
Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.
Sia benedetta la Santa ed Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria, Madre di Dio.



Preghiera alla Beata Vergine Maria di Lourdes

Docili all'invito della tua voce materna, 
o Vergine Immacolata di Lourdes, accorriamo
ai tuoi piedi presso la grotta, 
ove Ti degnasti di apparire per indicare ai peccatori 
il cammino della preghiera e della penitenza 
e per dispensare ai sofferenti le grazie 
e i prodigi della tua sovrana bontà.
O candida Visione di Paradiso, 
allontana dalle menti le tenebre dell'errore con la luce
della fede, solleva le anime affrante 
con il celeste profumo della speranza, ravviva gli
aridi cuori con l'onda divina della carità. 
Fa' che amiamo e serviamo il tuo dolce Gesù,
così da meritare la felicità eterna. Amen.



Preghiera alla Madonna di Lourdes

Maria, tu sei apparsa a Bernadette nella fenditura
di questa roccia.
Nel freddo e nel buio dell’inverno,
hai fatto sentire il calore di una presenza,
la luce e la bellezza.

Nelle ferite e nell’oscurità delle nostre vite,
nelle divisioni del mondo dove il male è potente,
porta speranza
e ridona fiducia!
Tu che sei l’Immacolata Concezione,
vieni in aiuto a noi peccatori.
Donaci l’umiltà della conversione,
il coraggio della penitenza.
Insegnaci a pregare per tutti gli uomini.
Guidaci alle sorgenti della vera Vita.
Fa’ di noi dei pellegrini in cammino dentro la tua Chiesa.
Sazia in noi la fame dell’Eucaristia,
il pane del cammino, il pane della Vita.
In te, o Maria, lo Spirito Santo ha fatto grandi cose:
nella sua potenza, ti ha portato presso il Padre,
nella gloria del tuo Figlio, vivente in eterno.
Guarda con amore di madre
le miserie del nostro corpo e del nostro cuore.
Splendi come stella luminosa per tutti
nel momento della morte.

Con Bernadette, noi ti preghiamo, o Maria,
con la semplicità dei bambini.
Metti nel nostro animo lo spirito delle Beatitudini.
Allora potremo, fin da quaggiù, conoscere la gioia del Regno
e cantare con te:
Magnificat!

Gloria a te, o Vergine Maria,
beata serva del Signore,
Madre di Dio,
Tempio dello Spirito Santo!




«L'Immacolata a Lourdes, nella sua apparizione, non dice: "Io sono stata concepita immacolatamente", ma: "Io sono l'Immacolata Concezione". 
Con ciò Ella determina non solo il fatto dell'Immacolata Concezione, ma anche il modo come questo privilegio Le appartiene. Perciò, non è qualcosa di accidentale, ma fa parte della Sua stessa natura. Ella stessa è la Concezione Immacolata».

- San Massimiliano Maria Kolbe - 


Buona giornata a tutti. :-)





sabato 8 dicembre 2018

Immacolata Concezione di Maria - 8 dicembre 2018

L’Immacolata Concezione di Maria già chiaramente enunciata dall’Angelo Gabriele al momento dell’Annunziazione ed insegnata da vari Dottori, fra cui sant’Efrem Siro († 370), ebbe il primo culto liturgico in Palestina nel secolo VIII e si estese a tutta la Chiesa d’Oriente che la ebbe obbligatoria nel secolo X. 
Presso i Latini comparve verso il secolo XII e Roma fu introdotta da Sisto IV nel secolo XV.
 Diffusori delle dottrina e della festa dell’Immacolata furono massimamente i Francescani. 
Dopo secoli di discussione teologica sul l’8 dicembre 1854 Pio IX definiva solennemente come dogma per tutta la Chiesa “a dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale”. Maria è il primo e il più meraviglioso frutto della Redenzione, a lei applicata in modo preventivo; è il capolavoro della creazione e la primogenita della famiglia umana, ideata da Dio da tutta l’eternità, come fa intendere la Lezione dell’Ecclesiastico (Eccli. VIII, 22-35) che la Chiesa legge durante la Messa. 
Lei, sempre unita a Dio, ripiena in maniera traboccante di Spirito Santo, congiunta al figlio Redentore con uno e medesimo decreto è la Donna di Genesi III, 15 predestinata a schiacciare col Figlio, e per virtù del Figlio, il capo superbo del serpente antico, Satana.


O Dio, che mediante l’Immacolata Concezione della Vergine 
preparasti al Figlio tuo una degna dimora: 
Ti preghiamo: 
come, in previsione della morte del tuo stesso Figlio, 
preservasti lei da ogni macchia, 
così concedi anche a noi, 
per sua intercessione, 
di giungere a Te purificati. 
Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, 
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, 
in unità con lo Spirito Santo, 
per tutti i secoli dei secoli. Amen.


  
Maria non sta soltanto in un rapporto singolare con Cristo, il Figlio di Dio che, come uomo, ha voluto diventare figlio suo. 
Essendo totalmente unita a Cristo, ella appartiene anche totalmente a noi. Sì, possiamo dire che Maria ci è vicina come nessun altro essere umano, perché Cristo è uomo per gli uomini e tutto il suo essere è un “esserci per noi”. Cristo, dicono i Padri, come Capo è inseparabile dal suo Corpo che è la Chiesa, formando insieme con essa, per così dire, un unico soggetto vivente. 
La Madre del Capo è anche la Madre di tutta la Chiesa; lei è, per così dire, totalmente espropriata da se stessa; si è data interamente a Cristo e con Lui viene data in dono a tutti noi. 
Infatti, più la persona umana si dona, più trova se stessa. […] Maria è così intrecciata nel grande mistero della Chiesa che lei e la Chiesa sono inseparabili come sono inseparabili lei e Cristo. 
Maria rispecchia la Chiesa, la anticipa nella sua persona e, in tutte le turbolenze che affliggono la Chiesa sofferente e faticante, ne rimane sempre la stella della salvezza. 
È lei il suo vero centro di cui ci fidiamo, anche se tanto spesso la sua periferia ci pesa sull’anima.

- papa Benedetto XVI -
Omelia, Basilica Vaticana, 8 dicembre 2005




                                            Quando giunse poi l’istante 
In cui nacque il Salvatore, 
Fosti, invece di dolore,
Di letizia ricolmata:
O Concetta Immacolata.

 


Vergine Santissima,
che piaceste al Signore e diveniste sua Madre,
Immacolata nel corpo e nello spirito,
nella fede e nell'amore, concepita senza peccato,
deh! riguardate benigna ai miseri
che implorano il vostro potente patrocinio!
Il maligno serpente,
contro il quale fu scagliata la prima maledizione,
continua purtroppo a combattere
e a insidiare i miseri figli di Eva.
Deh! voi, o benedetta Madre nostra,
nostra Regina ed Avvocata
che fino dal primo istante
del vostro Concepimento
schiacciaste il capo del nemico,
accogliete le preghiere,
che uniti con voi in un cuor solo,
vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio,
perché non cediamo giammai
alle insidie che ci vengono tese:
cosicché tutti arriviamo al porto della salute
e fra tanti pericoli, la Chiesa e la società cristiana
cantino ancora una volta l'inno della liberazione,
della vittoria e della pace.
Così sia.
- San Pio X, papa -


Buona giornata a tutti. :-)






lunedì 22 ottobre 2018

«Lasciatemi andare alla casa del Padre» - San Giovanni Paolo II, 22 ottobre 2018 memoria liturgica

«Lasciatemi andare alla casa del Padre». 
Cosa daremmo per averle potute sentire di persona queste parole sussurrate da Giovanni Paolo II con quel poco di respiro che gli restava, le ultime uscite dalla sua bocca stando al documento apparso ieri sugli Acta Apostolicae Sedis, la gazzetta ufficiale vaticana. 
Erano quasi le 15.30 di sabato 2 aprile, sei ore prima della morte. 
La voce era «debolissima», la parola «biascicata», come dicono ora le pagine che ripercorrono le settimane precedenti la morte di Papa Wojtyla con la precisione del documento destinato a far testo e insieme con una toccante devozione che sborda dalle righe della ricostruzione storica. Il Papa era ormai «morente», ma «in lingua polacca» chiedeva appunto di non trattenerlo più. Una richiesta che collideva con l'affetto di chi l'accudiva, ma così ferma da non ammettere obiezione. 
Quella era la sua ora, alla quale si andava preparando da lungo tempo: una volta giunta, la stava vivendo sino in fondo, senza ombra di paura e anzi con la dedizione consapevole che si mette quando si è nel pieno delle proprie forze. La coscienza gli si faceva sempre più flebile (poco prima delle 19 di quel tristissimo sabato viene annotato «il progressivo esaurimento delle funzioni vitali»), ma Karol Wojtyla con quell'ultima frase sembra voler pronunciare anche lui il suo «consummatum est», tutto è compiuto, conformandosi sino all'ultimo istante al Cristo che l'aveva chiamato a portare la sua stessa croce, a mostrare al mondo le sue piaghe. 
È la cronistoria ufficiale a ricorrere all'immagine della Via Crucis mentre mette in fila gli eventi dal 31 gennaio alla morte: e la sofferta benedizione dalla finestra dello studio privato mercoledì 30 marzo diventa «l'ultima statio pubblica» di una via «penosa», il commiato dal mondo. 
Il resto filtrerà dalla sala stampa vaticana nei tre giorni dell'agonia, in un succedersi di bollettini via via sempre più drammatici, angosciosi. Noi qui a scrutare quella finestra, sperando in una nuova prodigiosa ripresa dell'uomo che aveva condotto la storia a seguire un corso inaspettato, capace di sprigionare un'energia interiore che ce lo fa quasi credere immortale. Lui che, intanto, presente il Padre ad aspettarlo nella sua casa per un abbraccio che ora scorge davvero vicino, forse mai come in quelle ore desiderato, atteso con l'ansia di chi l'ha interiormente preparato in ogni dettaglio. 
Lasciatemi andare, dice infatti, come a voler fermare dolcemente l'affaccendarsi dei medici che ne monitorano i parametri vitali e li vedono spegnersi, almeno secondo gli standard clinici, proprio mentre un'altra vita non rilevabile ai monitor prende possesso della sua anima. Gli Acta intrecciano precisione medica e delicatezza umana, l'impronta della scienza e quella della santità, regalandoci un testo contrappuntato dalla commovente fedeltà del Papa a una vita spesa nella preghiera, sino all'estremo. 
La «visibile partecipazione» con la quale segue gli atti liturgici, le letture, il ripetersi di consuetudini spirituali alle quali mai è venuto meno è documentata fino al sopraggiungere del coma finale. Avremmo voluto esserci in quell'ultima ora, e in realtà tutti eravamo lì, in quella stanza, con la preghiera. 
Queste poche pagine semplicemente ora completano quel che già si sapeva e ci consentono di vedere la scena, nitidamente: «Secondo una tradizione polacca, un piccolo cero acceso illuminava la penombra della camera, ove il Papa andava spegnendosi». 
Lasciamolo andare, allora: è lui a chiedercelo, e al Papa non si può dir di no. 
Quella luce nella nostra penombra - lo sappiamo - è destinata a non consumarsi più.

L'ultimo passo, senza paura
Diario ufficiale dell'addio di Giovanni Paolo II
Francesco Ognibene -"Avvenire" 19 settembre 2005



Nell'esprimere affettuosa solidarietà a coloro che soffrono, li invito a contemplare con fede il mistero di Cristo, crocifisso e risorto, per arrivare a scoprire nelle proprie vicende dolorose l'amorevole disegno di Dio.  

- san Giovanni Paolo II, papa -




Beata Vergine Maria, 
la tua nascita ci riempie tutti di grande gioia.
In te rifulge l’aurora della redenzione;
perché tu hai partorito per noi Cristo, sole di giustizia.
Come Madre del Salvatore del mondo e come Madre della Chiesa
tu ci aiuti ad incontrare nella nostra vita il Cristo.
Tu, Vergine sempre pura e senza macchia,
ci guidi sulla via sicura
e ci fai uscire dalle tenebre del peccato e della morte
verso la divina luce del tuo Figlio,
che nello Spirito Santo ci ha riconciliati con il Padre celeste
e, attraverso il servizio della Chiesa,
continua a riconciliarci con lui.
Santa Madre di Dio, questo santuario a Dux
porta il tuo nome: “Maria della consolazione”.
Qui sei venerata come “Nostra Signora del Liechtenstein”.
Dinanzi alla tua amata immagine
pregano i fedeli di tante generazioni.
Qui si è inginocchiato, in tempi difficili e perigliosi, il principe del Paese,
e ha affidato a te, consolatrice degli afflitti e Regina della pace,
a sua famiglia e tutto il popolo del Liechtenstein.
Oggi sono io, capo supremo della Chiesa di Cristo,
che mi inginocchio in questo santo luogo
e consacro al tuo cuore immacolato
la casa reale, il Paese e il popolo del Liechtenstein.
Pieno di fiducia affido a te le sue famiglie e comunità,
i responsabili della Chiesa, dello Stato e della società,
i bambini e i giovani, i malati e gli anziani,
i morti, che nelle tombe attendono la risurrezione.
Affido alla tua potente intercessione tutto il popolo di Dio
e professo che tu sei la “Mater fortior” per noi tutti.
Sì, la Madre più potente!
Tu, Madre di Dio, sei più forte di tutte le potenze nemiche di Dio,
che minacciano il nostro mondo e il nostro stesso Paese.
Tu sei più forte delle tentazioni e degli assalti,
che vogliono strappare l’uomo da Dio e dai suoi Comandamenti.
Tu sei più forte di ogni ambizione egoistica e personalistica,
che oscura all’uomo la visione di Dio e del suo prossimo.
Tu sei più forte, perché tu hai creduto,
hai sperato e hai pienamente amato.
Tu sei più forte, perché hai adempiuto totalmente la volontà di Dio
e hai seguito il cammino di tuo Figlio obbediente e fedele fino alla croce.
Tu sei più forte, perché partecipi con il corpo e con l’anima
alla vittoria pasquale del Signore.
In verità, tu sei più forte,
 perché l’Onnipotente ha fatto grandi cose in te.
Il Paese e il principe e il popolo sono consacrati a te.
Stendi il tuo manto, o Madre, sopra tutti noi.
Ferventemente ti prego, insieme a tutti i fedeli:
“Vergine, Madre del mio Dio,
fa’ che io sia tutto tuo!
Tuo nella vita, tuo nella morte,
tuo nella sofferenza, nella paura e nella miseria;
tuo sulla croce e nel doloroso sconforto;
tuo nel tempo e nell’eternità.
Vergine, Madre del mio Dio,
fa’ che io sia tutto tuo!”. Amen.

- Preghiera del Santo Padre Giovanni Paolo II -
nella chiesa di Santa Maria Consolatrice
Vaduz (Liechtenstein)
Domenica, 8 settembre 1985
 


Buona giornata a tutti. :)