Visualizzazione post con etichetta Ave Maria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ave Maria. Mostra tutti i post

mercoledì 21 agosto 2019

Lacrimazione della Madonnina di Civitavecchia - Antonio Socci

Una notizia decisiva

E’ una mattina di febbraio del 1995. In via Solferino, alla sede del Corriere della sera, è in corso la solita riunione di redazione. Stavolta però sarà una riunione diversa.

Tanto che Michele Brambilla, in seguito, l’ha ricostruita e l’ha raccontata nel libro “Gente che cerca” (da questo libro, uscito dalle edizioni Ancora nel 2002, riprendiamo il racconto di quella riunione).
Quali sono le notizie vagliate quella mattina in redazione? 
Da qualche giorno è scoppiato il caso della statuetta della Madonna, proveniente da Medjugorje (particolare di grande importanza), che a Civitavecchia, in località Pantano, ha cominciato a piangere inspiegabilmente lacrime di sangue.
Quando viene proposta questa notizia un caporedattore interviene spazientito: “Ma basta con questa storia, a chi volete che interessi?”.
“Il direttore, che era Paolo Mieli” racconta Brambilla “lo fulminò con un breve discorso che cito a memoria, e che era più o meno così: ‘Non hai capito niente. Questa storia di Civitavecchia è la notizia più importante di tutte. 
Io sono ateo, vengo da una famiglia ebrea, e quindi non me ne dovrebbe importare nulla di una statuetta della Madonna. Ma se questa notizia è vera, se davvero quella statuetta ha lacrimato, vuol dire che è accaduto un miracolo. 
Vuol dire che Dio esiste. 

E la notizia più importante che ogni uomo vorrebbe sapere, anche quelli che fanno finta di non interessarsi alla religione, è proprio questa: che Dio esiste. Perché se Dio esiste, per noi cambia tutto, cambia tutto il nostro destino.”

In effetti quella notizia proveniente da Civitavecchia fece il giro del mondo e fu per settimane all’attenzione dei media. Ovviamente in quel momento, a ridosso degli eventi così sorprendenti, nelle redazioni non si avevano risposte sicure e definitive, occorrevano analisi e studi approfonditi per accertare la soprannaturalità del fenomeno.
Non si poteva subito giurare sul miracolo. Ma oggi, a distanza di anni, dopo che tutte le analisi e le indagini sono state espletate (comprese quelle della magistratura) è ormai evidente, è stato accertato che, in effetti, quelle 14 lacrimazioni di sangue della statuetta non avevano nessuna spiegazione naturale, terrena o comunque scientificamente reperibile, né alcuna ragione preternaturale: cioè furono miracolose.
Purtroppo il sistema dei media è un’arma di “distrazione” di massa e i primi distratti sono proprio i giornalisti che – seppure sempre pronti a informare sul fatto – macinano ogni giorno migliaia di notizie lasciandosi alle spalle, come un rullo compressore, quelle di ieri.
Così non hanno mai tratto, dalle conclusioni delle indagini su Civitavecchia, le giuste conseguenze che vennero prospettate da Paolo Mieli in quella riunione di redazione del Corriere. 

Alla fine ci sarebbe da chiedersi, con Thomas S. Eliot, “dov’è la sapienza che abbiamo perduto nella conoscenza? Dov’è la conoscenza che abbiamo perduto nell’informazione?”.

Proviamo a ritrovare la verità ripercorrendo lo svolgimento dei fatti così come poi è stato ricostruito dettagliatamente nei libri pubblicati da monsignor Grillo, “Rapporto su Civitavecchia” (Progetto editoriale mariano 1997), dalla diocesi “Non dimenticare i gemiti di tua madre” (gennaio 2005), nel volume collettivo “Lacrime di sangue”, con la prefazione di Vittorio Messori (Sei 2005) e nel volume di Riccardo Caniato, “La Madonna si fa la strada” (Ares 2005).

I fatti


Tutto comincia il 2 febbraio 1995, nel giardino di casa Gregori, a Pantano, verso le 16,30. 
La statuetta della Madonna, regalata a questa famiglia dal parroco don Pablo Martin, di ritorno da un pellegrinaggio a Medjugorje dove l’aveva acquistata, è collocata in una nicchia: la primogenita dei Gregori, Jessica, passandovi davanti si accorge che la Madonnina ha una piccola goccia rossa all’occhio. 
Dopo pochi secondi si forma una lacrima. La bimba chiama il padre che insieme a lei assiste all’incredibile fenomeno anche all’altro occhio.
Ovviamente lo choc è grande e presto accorrono in tanti. Le lacrimazioni si ripetono, nei giorni successivi, per altre 12 volte, davanti a un totale di 40 persone, diverse in ogni episodio, che “hanno visto le lacrime formarsi e scendere”. 
Le analisi hanno verificato che si tratta di sangue appartenente ad un unico individuo (maschio) e che la statuetta di gesso pieno non ha cavità al suo interno, né marchingegni o trucchi. 
Il vescovo di Civitavecchia, monsignor Grillo, all’inizio si mostra ostile a questo tipo di fenomeni e rilascia dichiarazioni negative. 
Nelle pagine di Diario che ha pubblicato si legge che il giorno 13 marzo ricevette una telefonata dall’esorcista della diocesi di Roma, padre Gabriele Amorth il quale esortò il vescovo ad aver fede, “perché egli era venuto a conoscenza fin dalla scorsa estate, da un’anima da lui diretta spiritualmente (una carismatica con molti doni mistici), che una Madonnina avrebbe pianto a Civitavecchia e che questo segno sarebbe stato di non buon auspicio per l’Italia, ragion per cui sarebbe stato opportuno far penitenza e pregare molto”.
Il vescovo ascolta, ma rimane scettico, ironizzando poi su questa telefonata con la sorella, Grazia. La quale tuttavia restò turbata. Tanto che la mattina dopo, il 15 marzo 1995, alle 8.15 del mattino, chiese al fratello vescovo di pregare davanti alla statuetta. Monsignor Grillo andò allora a prenderla (era custodita nell’armadio di una delle suore sue collaboratrici). 
Il vescovo, la sorella e il marito di lei iniziarono a recitare il “Salve Regina”, ma quando arrivarono a pronunciare le parole “rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi” la statuetta iniziò di nuovo a piangere sangue. 
Era la quattordicesima volta, ma ora il fenomeno si verificava fra le mani del vescovo scettico. Che ne fu traumatizzato e dovette far chiamare urgentemente il cardiologo. L’evidenza dei fatti fu tale, ovviamente, che il prelato si convinse totalmente. 
Il suo radicale ribaltamento di posizioni è stato particolarmente significativo perché le dichiarazioni rilasciate nei primi giorni erano perentoriamente negative e manifestavano non solo la consueta prudenza dell’autorità ecclesiastica, ma anche una personale diffidenza verso questo tipo di fenomeni dovuta alla formazione intellettuale e al curriculum professionale del vescovo. 
La sua testimonianza dunque assume, proprio per questo, un valore doppio implicando una radicale autocritica dei giudizi espressi inizialmente e una dolorosa autosmentita. 
E’ facile arguire che il fatto accaduto davanti ai suoi occhi (che ha un precedente celebre, 400 anni prima, nel caso del vescovo che vide davanti a sé l’immagine della Madonna di Guadalupe) deve essere stato assolutamente clamoroso e indiscutibile.
Le analisi che sono state fatte successivamente infatti hanno confermato il prodigio. 

Le indagini

Dalle radiografie si è constatato che la statuetta è di gesso pieno: “non sono risultate al suo interno strutture o apparecchiature o cavità, pertanto viene escluso ogni trucco interno”. 
E’ stato accertato pure che quel sangue “non poteva essere prodotto dal materiale della statua” e che nessuno può aver artatamente iniettato il liquido perché l’inizio delle diverse lacrimazioni è sempre stato spontaneo ed è stato visto da persone del tutto diverse in luoghi diversi. 
Inoltre non c’è nessuno che ha presenziato a tutte le lacrimazioni e quindi nessuno è per questo sospettabile. Per esempio all’ultima, quella avvenuta nella casa del vescovo, non c’era neanche uno di coloro che erano stati presenti alle precedenti tredici lacrimazioni. 
Nonostante tale diversità di testimoni il sangue delle 14 lacrimazioni, avvenute in luoghi diversi davanti a persone diverse, appartiene tutto a uno stesso, unico individuo. 
Bisogna dunque chiedersi chi possa essere quest’uomo misterioso, stranamente presente a tutte le lacrimazioni sebbene nessuno dei testimoni visibili fosse presente a tutte le lacrimazioni. 
Evidentemente doveva essere lì in una forma non visibile all’occhio umano. E infine bisogna chiedersi come e perché una statua raffigurante la Madonna piange il sangue di quest’uomo.
Interessante è anche il risultato delle indagini della magistratura che erano partite per denunce e accuse molto pesanti. 
Gli inquirenti hanno svolto gli accertamenti del caso sulla statuetta, sul sangue e sui testimoni tra cui “il Comandante della polizia municipale, agenti della polizia penitenziaria e della polizia di Stato”, perché ben sei pubblici ufficiali – che si trovavano sul posto per servizio – sono stati testimoni oculari delle diverse lacrimazioni. 
Le loro deposizioni non lasciano dubbi.
Prendiamo il caso di Giancarlo Mori, comandante dei vigili urbani di Civitavecchia che “assiste alla lacrimazione avvenuta intorno alle 19.30 del giorno 4 febbraio insieme a un collega e a due poliziotti”. 
Ecco come riferisce gli eventi il 23 febbraio a Enzo Biagi, nella trasmissione televisiva Il Fatto: “Stavo conversando con un collaboratore, quando un agente della Questura ha richiamato la mia attenzione: ‘Il fenomeno’ ci disse ‘si sta ripetendo’ ”. 
Subito il comandante dei vigili si avvicina: “Proprio in quel momento” racconta “il viso della Madonna incominciava ad arrossarsi. Nello spazio sotto gli occhi, per una superficie che sarà stata di uno, due millimetri quadrati, si andava manifestando una coloritura rosso vivo. C’era del liquido che, nel giro di quindici minuti, tempo in cui aveva preso consistenza, incominciò a colare” 
(cit. in Riccardo Caniato, La Madonna si fa la strada, Ares 2005, pp. 42-43).

Va detto che questo pubblico ufficiale non fa mistero di essere “un laico convinto”. Dunque non si aspettava certo quello che visto. 
Massimiliano Marasco, giornalista del “Messaggero” che era presente alla stessa lacrimazione, in una intervista, a chi prospetta l’ipotesi di una “manomissione” risponde: “la escludo categoricamente. Chi era lì ha capito subito che quel fatto si stava verificando in modo del tutto naturale” (cit. in Caniato, op cit).
Cioè spontaneo, senza alcun intervento umano. Alla fine, davanti a testimonianze così, tante e concordi, dopo anni, la magistratura ha dichiarato chiusa l’ inchiesta spazzando via tutti i sospetti di imbroglio e le accuse (il 16 ottobre del 2000 la magistratura ha archiviato il procedimento relativo al presunto abuso). 
In sostanza – dopo accurate indagini e dopo aver sentito i testimoni - nella sentenza di archiviazione si legge che le lacrimazioni “debbono ricondursi o ad un fatto di suggestione collettiva o ad un fatto soprannaturale”. 
Sennonché quelle lacrime di sangue non sono una visione, ma un fatto. Essendo state addirittura fotografate e filmate, non possono essere una “suggestione”: sono state perfino analizzate in laboratorio, al microscopio e definite “sangue umano”. Dunque, per esclusione, è la magistratura stessa – caso straordinario – che apre qui di fatto all’evento soprannaturale.
L’evidente inspiegabilità pratica e scientifica di quelle lacrime di sangue umano, piante da una statuetta di gesso pieno, ha lasciato aperta una sola possibilità: il miracolo. 




E le conclusioni?

Ma a questo punto – di fronte cioè ai risultati raggiunti dalla scienza e dalla magistratura – tutti sembrano essersi eclissati: giornalisti, commentatori, accusatori, satirici, intellettuali, chierici.

Si sono sbrigati a voltare la testa altrove e a occuparsi d’altro per evitare di dover fare i conti con i dati di fatto e le conclusioni scientifiche. 
Per evitare di doversi magari rimangiare ciò che avevano incautamente dichiarato prima e soprattutto per evitare di riconoscere l’evidenza del miracolo. 

Quell’evidenza del miracolo – come argomentava Mieli – “vuol dire che Dio esiste. E la notizia più importante che ogni uomo vorrebbe sapere, anche quelli che fanno finta di non interessarsi alla religione, è proprio questa: che Dio esiste. Perché se Dio esiste, per noi cambia tutto, cambia tutto il nostro destino”.


- Antonio Socci -
Fonte: “I segreti di Karol Wojtyla”, Antonio Socci, Rizzoli Editore


Mons. Grillo con il Santo Padre Giovanni Paolo II


Buona giornata a tutti. :-)



seguimi e iscriviti su YouTube










martedì 7 maggio 2019

Ma perché maggio è il mese della Madonna?


Come la maggior parte delle grandi tradizioni popolari, la "marianità" del mese di maggio non ha un "inventore" ma è piuttosto il risultato di una armoniosa fusione di tradizioni svariate.


A questo proposito potremmo dire che l'abbinamento maggio-Maria è una felicissima forma di inculturazione, intesa nel suo significato più bello e più pieno: e cioè come incontro fra le più profonde e naturali intuizioni dei popoli e la Verità rivelata che porta a compimento quelle verità parziali che gli uomini nei quali è pur sempre presente lo Spirito Santo - avevano abbozzato, come in una inconsapevole nostalgia di Gesù e di Maria.

Vediamo quali elementi si sono fusi per far sì che maggio diventasse universalmente il “mese della Madonna”!



Maggio è il mese dell'amore.

Lo è fin dall’antichità. Non solo perché la bellezza della stagione suggerisce pensieri "romantici", ma anche per un motivo molto più concreto e pratico:
dopo i rigori dell'inverno (ai quali, con la diffusione del Cristianesimo si aggiunsero i rigori della Quaresima) lo sbocciare della bella stagione (e, sempre con il diffondersi del Cristianesimo, del tempo pasquale) diventava l'occasione per organizzare feste popolari: occasione privilegiata per gli incontri fra giovani e quindi per il nascere di affetti e di progetti matrimoniali.
La letteratura colta e popolare poi insisté molto su questo abbinamento fra maggio e amore,contribuendo così a rafforzarlo e a radicarlo nell'immaginario collettivo.




Maggio è anche il mese delle rose.

Per la verità adesso non lo è più, da quando l'innesto con una varietà di piccole rose orientali (sec. XIX) ha dato alle nostre rose la caratteristica che mancava, e cioè la rifiorenza.
Adesso abbiamo rose da aprile a novembre, ma un tempo le rose erano proprie del solo mese di maggio, il che accentuava la loro preziosità e anche la particolare bellezza di questo mese:
e anche questo è un elemento che predispone il terreno alla marianità di maggio.

Ma ecco subentrare un fatto importantissimo, e cioè la grande "svolta medievale" della devozione mariana.

La esaminiamo in tre passaggi:

1. Nei primi secoli del Cristianesimo la Madonna era stata oggetto di grandi riflessioni teologiche: e fu giusto, perché la cristianità doveva avere ben chiaro il ruolo della Madonna, il suo legame unico e irripetibile con il Salvatore, la sua reale maternità e la sua perpetua verginità.

2. Il Medio Evo, che pure fu epoca di grandi crudeltà, fu anche epoca di meravigliose intuizioni e di eccezionale passione religiosa.
Fra le grandi intuizioni del Medio Evo ricordiamo (anche se questo non avveniva sempre, ovviamente...!) la straordinaria valutazione della donna.
Pensiamo alla cavalleria, pensiamo al nostro Dolce Stil Novo: la donna era vista come creatura angelica, come tramite fra l'uomo e Dio, come "Signora" alla quale consacrare la propria vita in un rapporto d'amore che spesso era tutto ideale e spirituale. Ripeto, questo non era la norma, ma era un elemento molto presente, se non nella prassi, almeno a livello di convinzione.

3. Per uno stupendo disegno della Provvidenza gli animi imbevuti di questa mentalità (magari anche solo a livello superficiale) finirono per orientare verso Maria questo concetto altissimo della donna, e così Maria divenne oggetto non più soltanto di riflessione teologica, ma di appassionato e delicato amore. I Santi (che sono sempre i grandi profeti di ogni secolo) cominciarono a rivolgersi alla Madonna come innamorati, fiorivano le cattedrali e le opere d'arte ispirate alla Madonna, per non parlare delle feste e del folklore...

Sì, la Madonna fu veramente la regina del Medio Evo!

Anzi, lo stesso appellativo Madonna nasce proprio in quest'epoca: Mea domina, Signora mia.
Non per niente nelle altre lingue diventerà Notre Dame, Our Lady, Nuestra Señora, Nossa Senhora...

A questo punto fiorisce spontaneo l’abbinamento: maggio è il mese dell'amore, Maria è la donna amata per eccellenza: 
dunque Maggio è il mese di Maria!



Dal Medio Evo in poi il fiorire progressivo di tradizioni in questo senso è stato insieme conseguenza e causa di questa bella equivalenza. E’ vero che ci sono voluti dei secoli per arrivare alle forme di devozione odierne.
Ma le radici profonde sono qui, in questo abbinare Maria e amore.

E' meraviglioso vedere questa armoniosa confluenza fra elementi naturali, sociali, teologici, affettivi... davvero ogni volta che avviene questo felice sposalizio fra cielo e terra, fra umano e divino, si ha un piccolo, scintillante corollario del mistero dei misteri, il mistero fondante della nostra fede e cioè l'Incarnazione.
Come siamo andati lontano... partendo da una semplice domanda!
In realtà, ogni volta che parliamo di qualcosa di bello è inevitabile che l'approfondimento porti a Dio, Bellezza infinita.

Ma a questo punto sta bene anche qualche data!

La prima documentazione scritta della marianità di maggio compare in una composizione del re-poeta Alfonso di Castiglia (morto nel 1284) e in uno scritto del beato Susone (morto nel 1336).

Nel secolo XIV a Parigi il primo maggio si celebrava una paraliturgia mariana.
Possiamo però supporre che nell’animo popolare la marianità di maggio fosse già ben presente: è con il Medio Evo tra l’altro che nasce il Rosario:



siccome alla donna amata si offrono ghirlande di rose, ecco che a Maria si offrono ghirlande di Ave Maria.

Il legame del Rosario con maggio (anche se non è l’unico che caratterizza questa preghiera mariana)è evidente, se non altro nella denominazione.

Nel ‘500, forse per arginare il carattere pagano delle feste primaverili, i predicatori e i pastori d’anime incoraggiarono con forza il maggio mariano: tra essi spicca San Filippo Neri.

Nel ‘600 fioriscono pubblicazioni specifiche sul mese di maggio, che nel ‘700 ha ormai trovato una stabile caratterizzazione e una prassi comune fatta di preghiere, canti, pratiche devote da distribuire lungo il mese, testi di meditazione abbinati ai vari giorni.

I Mesi di Maggio si moltiplicano ovunque, nelle stamperie come nella pratica della vita quotidiana !

Il secolo XIX accentua la marianità di maggio e così pure la prima metà del ‘900.

Oggi, dopo alcuni decenni di doloroso oscuramente della marianità di maggio e della devozione mariana in generale, sembra di assistere a un bel rifiorire dell’amore per la Madonna, con le debite conseguenze, maggio compreso.


Una piccola curiosità: per verificare il rifiorire del mese mariano, basta fare quattro passi virtuali nel mondo sconfinato e variegato del web, dove le iniziative mariane si stanno moltiplicando all’infinito.
E qui ritorna alla mente, come all’inizio di questa riflessione, la parola inculturazione, ancora in un senso bellissimo e valido.

E concludendo ci accorgiamo di non avere risposto con precisione alla domanda:

Quando è nato il maggio mariano?

Ma non è possibile farlo con esattezza, ed è bello che sia così:
perché abbinare maggio alla Madonna, non fu l'intuizione di un singolo,
ma un'esigenza del cuore di tutto un popolo semplice e innamorato.

Fonte: madonnadifatima


Buona giornata a tutti. :-)

iscriviti o seguimi sul canale YouTube



mercoledì 30 maggio 2018

Maria - don Bruno Ferrero

 In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te".
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".

In quel momento, dice un padre della Chiesa, tutto il creato ha trattenuto il fiato. 
Come sempre fa, Dio ha chiesto ad una creatura umana, una giovane palestinese, se era disposta a collaborare con Lui.
I primi uomini avevano fallito. Ma il piano di Dio non può fallire e così Dio torna a cercare l'umanità. 
Ricomincia da una giovane donna, da ciò che è apparentemente debole, piccolo, da un paesino sperduto e da una ragazza umile e inerme.
Maria accetta. In piena libertà. Perché il mistero della libertà dell'uomo rimane. Come rimane l'enorme dignità della donna, portatrice di salvezza. Portare la vita e la salvezza è un compito stupendo.

Allora Maria disse: 

              "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola".

In quel momento si apre una breccia nella storia e Dio può irrompere nel mondo. Si chiamerà Gesù!
Sarà lui ad aprire con la sua Risurrezione la seconda breccia nella storia, lo squarcio definitivo. Tra queste due brecce si forma la "corrente" della grazia. Quella che trasporta anche noi se, come Maria, accettiamo il piano di Dio. Portare la limpidezza e il calore dello spirito in un mondo ghiacciato nell'odio e nell'impurità.
Con Maria inizia una umanità nuova e giusta. 
Quando recitiamo l'Ave Maria in qualche modo aderiamo a questa umanità nuova che cammina verso Dio con Maria in testa.
Perché gli angeli volano ancora. E' sempre l'ora dell'angelo. Colui che è intervenuto nella storia duemila anni fa interviene ancora nella nostra storia personale. Gli angeli volano ancora, ma siamo così occupati e frastornati. Non riusciamo neanche ad ascoltarci tra noi figurarsi se ascoltiamo gli angeli… Sopra la nascita di ogni bambino c'è un angelo.
Questa era la visione dei Padri della Chiesa. La nascita non è solamente un processo biologico, ma è sempre anche un mistero, la promessa di qualcosa di nuovo, di qualcosa che non c'è ancora stato.
Anche sulla nostra nascita c'è un angelo Gabriele. Dio lo ha mandato affinché i nostri genitori generassero un figlio, affinché per mezzo di noi apparisse qualcosa di nuovo in questo mondo, un'immagine nuova e irripetibile di Dio.
Ciascuno di noi ha una missione. Tutta sua, perché ciascuno di noi è un originale di Dio, un esemplare unico e irripetibile. Non ci sono fotocopie da nessuna parte.
Non possiamo vivere alla giornata. 
Vegetare è troppo poco. Dobbiamo rinascere ogni giorno.
Siamo piccoli, magari, ma avete mai notato che tutte le opere di Dio incominciano da qualcosa di molto piccolo?
Sant'Ignazio afferma: "Non avete idea di che cosa potrebbe fare di voi Dio se vi metteste veramente a sua disposizione".
Possiamo farlo, come lo ha fatto Maria.
Senza alcuna paura, perché "nulla è impossibile a Dio".

La preghiera più bella che possiamo fare ogni giorno è "Caro Dio, non c'è niente che io e te insieme non possiamo fare oggi".

- don Bruno Ferrero sdb -                                         



 Santa Maria, donna feriale, liberaci dalle nostalgie dell'epopea, e insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza. 

- Don Tonino Bello - 



Buona giornata a tutti. :-)




martedì 29 maggio 2018

Ave Maria, spiegazione e commento alla preghiera

Ave
Composta di due parti, l'Ave Maria è fra le preghiere più diffuse e amate dell'intera cristianità. Una prima parte, di lode, precede una seconda di più schietta supplica. Questa prima parte, di chiaro riferimento biblico, è la lode per eccellenza a Maria, perché composta da parole rivelate, contenute nel Van­gelo. Questa lode costituisce per noi un filo spirituale che si dipana dall'Angelo e da Elisabetta per secoli sino ai nostri giorni.
La lode inizia con le parole del saluto rivolto dall'angelo Gabriele a Maria: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1, 28). 
L'invito a gioire (kàire, nell'originale Vangelo di Luca, in greco) è sostituito nella preghiera con il saluto latino "ave". Il medesimo invito alla gioia rivolto a Maria, che ella ha accolto e realizzato pienamente, è infatti rivolto anche a noi, ogni giorno.

Maria, piena di grazia,
Il nome Maria, inserito nella preghiera, prende il posto del piena di grazia delle parole dell'Annunciazione, creando una sovrapposizione: la Vergine è la piena di grazia (Kekaritoméne) per eccellenza, ricolma di Spirito Santo, compimento di Israele, primizia della Chiesa e modello di ogni cristiano.
Nel nome Maria è anche inscritto il destino della Vergine. Se ne accogliamo l'origine egizio-ebraica, il significato del nome risulta essere "amata da Dio" (la radice egizia Myr vuol dire "amata", l'ebraica yam è l'abbreviazione di Iahvè). Se guardiamo invece al mondo aramaico, il significato è di "principessa", "grande signora". In entrambi i casi, il nome racchiude in sé tutto il significato e il mistero di colei che ha generato il Figlio di Dio.

il Signore è con te.
Questa formula, applicata a Maria, ci apre orizzonti ampissimi. 
Nella Bibbia questa espressione ricorre nel sottolineare la vicinanza di Dio al Suo popolo, spesso nell'ottica dell'Alleanza, della quale l'arca è il simbolo visibile e concreto. La Vergine stessa, nel contesto della Nuova Alleanza, è la Nuova Arca, nella quale lo Spirito Santo realizza e irradia la Sua azione.
Le parole assumono altresì un significato consolatorio e di rassicurazione, rispondendo direttamente alla più che umana domanda di Maria all'Angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» (Lc 1, 34). L'Angelo la rassicura: non deve temere nulla, finché il Signore è con lei, perché «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 34).
In aggiunta a questo, la vicinanza del Signore a Maria prende un significato di prossimità anche fisica: Dio, Cristo, è veramente dentro Maria, incarnato nel suo ventre.

Tu sei benedetta fra le donne
Queste parole, insieme a quelle successive, sono quelle di Elisabetta, cugina di Maria, per come ce le riferisce il Vangelo di Luca (Cf. Lc 1, 42). Elisabetta, rischiarata dallo Spirito Santo, riconosce in Maria «la benedetta fra tutte le donne». Anche il figlio che Elisabetta porta in grembo nonostante l'età avanzata, partecipa - ed anzi anticipa - della gioia della madre: «appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1, 44). Maria è la benedetta da Dio, Creatore, autore della vita, in azione in modo del tutto speciale in Maria.

e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Elisabetta, dopo aver riconosciuto Maria come la benedetta fra le donne, riconosce il frutto benedetto che ella porta nel proprio ventre. 
Una qualifica già anticipata a Maria dall'Angelo a proposito di Gesù: «sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo» (Lc 1, 32). 
Gesù, frutto dello Spirito Santo (Cf. Lc 1, 35; 4, 18) e di Maria è il Benedetto per eccellenza, delle stessa natura di Dio, eppure pienamente frutto del seno di Maria: tanto fu, infatti, soprannaturale il concepimento, quanto normale fu la gestazione della Vergine. 
Per nove mesi, come ogni altra donna, Maria portò il Verbo fatto carne nel proprio utero, ne percepì i movimenti, lo alimentò, lo vide crescere nella rotondità del suo ventre. 
Possibile che Maria, come ogni madre, abbia trasmesso al Cristo qualcosa dei propri lineamenti, del colore della propria pelle, il colore dei propri occhi, qualcosa del proprio carattere. Dopo aver accolto l'azione divina nella propria anima e nella propria vita con il suo "sì" all'opera di Dio, Maria ne accolse il frutto nel proprio corpo. 
Un "frutto" chiamato Gesù, nome frequente fra gli Ebrei del tempo, letteralmente «Iahvè salva».

Santa Maria,
La proclamazione della santità di Maria ci introduce nella seconda parte della preghiera, che, pur mantenendo indissolubili legami con le Sacre Scritture, è stata composta in seno alla Chiesa. 
Per quanto l'attributo della Santità appartenga soltanto a Dio in modo pieno ed esclusivo, in una maniera che totalmente trascende la natura umana, Maria è detta santa. Come è possibile questo? 
Molte sono le persone e le cose ad essere dette "sante": il popolo di Israele, i Profeti, gli Apostoli, ; santa è la Chiesa; santi il tempio, l'altare, Gerusalemme. Santo è ciò che entra in relazione con Dio e partecipa della Sua santità. Stato è chi imita, con tutti i limiti umani, l'inarrivabile santità di Dio: «Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione» (1Ts 4, 3). 
Alla base di questa imitazione di Dio sono Cristo, maestro e modello supremo, e lo Spirito Santo, elargitore di grazie.

Madre di Dio,
Il ruolo di Maria come genitrice, letteralmente colei che ha generato, di Cristo è molto ben sottolineata dalle Chiese orientali, con l'appellativo greco di Theotòkos. Come è possibile che una donna generi una Persona divina che è Dio dall'eternità? Maria è madre di Dio perché, in modo mirabile e misterioso, nelle sue viscere e attraverso le sue viscere il Verbo di Dio si incarna. Cristo mantiene la Sua natura pienamente divina - ciò che è - e ne assume anche una pienamente umana, attraverso la carne di Maria. Riconoscendo, come già fecero i padri conciliari ad Efeso (431) e Calcedonia (451), che Maria è veramente madre di Dio, noi riconosciamo che Gesù è veramente  Dio e veramente uomo. 
Nessuna creatura umana è stata pensata e poi elevata a così alta dignità: «redenta in modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo, e a Lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, [Maria] è insignita del sommo ufficio e della eccelsa dignità di Madre del Figlio di Dio, e perciò prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo. Per il quale dono di grazia esimia precede di gran lunga tutte le creature, celesti e terrestri» (Conc. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa, 53, pp. 164-65).

Prega per noi peccatori,
Chiediamo qui alla Madre di Dio di intercedere per noi presso la Santissima Trinità. Intercedere significa intervenire a vantaggio di qualcuno, ottenere una grazia. 
Maria può intercedere in quanto è dalla parte di Dio e dalla parte nostra. Quella di Maria è una sorta di "onnipotenza" indiretta: solo Dio è onnipotente, ma Maria può ottenere da Dio ciò che è bene per quei figli bisognosi che Dio stesso le ha affidato (Cf. Gv 19, 26). A Maria ci rivolgiamo consapevoli di essere, come tutti, peccatori, malati di peccato. Ma è proprio per i malati che è venuto Cristo, come ci ricordano i Vangeli (Cf. Lc 5,31; Mc 2,17 Mt 9,12). 
Non nascondiamo le nostre miserie, ma poniamole invece tutte di fronte al Figlio dell'Altissimo e a Sua madre.

adesso
Chi di noi può dire di non necessitare, proprio ora, di qualche cosa da Dio? E quanto grandi, spesso, sono queste cose! 
Nell'adesso dell'Ave Maria riecheggia l'oggi del pane quotidiano del Padre Nostro. L'uomo, totalmente bisognoso di Dio, ha bisogno del Suo intervento in ogni momento. 
Credere il contrario è solo un'illusione.
Ma l'adesso della preghiera è anche una lezione ed un ammonimento per l'uomo, troppo spesso perso nei rimpianti di un passato che non può più essere modificato e nelle illusioni di un futuro ancora irrealizzato ed incerto. 
In tale atteggiamento l'adesso, l'oggi, il quotidiano, vengono espulsi dalla vita dell'uomo. 
L'Ave Maria ci insegna a ridare al presente la sua giusta ed importante dimensione; a vivere, sul modello della fiducia di Maria, il nostro oggi con intensità ed operosità, alimentandolo con la memoria del passato e l'attesa del futuro.

e nell'ora della nostra morte.
Fra le cose che il futuro riserva a tutti, inesorabilmente, c'è la morte. 
Temuta, esorcizzata, allontanata, ignorata, ma inevitabilmente presente. Mettendoci faccia a faccia con le nostre paure, l'Ave Maria ci richiama con forza alla mente questa realtà. Per ben cinquanta volte in un Rosario pronunciamo la tanto temuta parola: morte! 
Non ci sono trapasso, decesso o dipartita. C'è solo la morte, nella sua onesta crudezza. La nostra fede ci dice che Cristo, morendo, ha distrutto la morte; la nostra natura umana con ogni sua fibra si oppone all'evento. 
Che cosa possiamo fare, allora? L'Ave Maria, Maria stessa, ci mostra l'unica cosa possibile: guardare Cristo. Cristo affisso sulla croce, insultato e morente; al Suo corpo morto, chiuso nel sepolcro dietro una pietra fatta rotolare; al Cristo veramente ed eternamente vivo, trasfigurato nella gloria delle Risurrezione. Con Gesù come modello e con il sostegno di Maria, la speranza di oggi ci sostiene nel presente e ci dispone con serenità al futuro e a quell'ultima ora. 
Preghiamo come la beata Elisabetta della Trinità, giovane mistica francese del primo Novecento: «La morte non è altro che il sonno del bambino che si addormenta sul cuore della mamma. Finalmente la notte dell'esilio sarà tramontata per sempre, ed entreremo nel possesso dell'eredità dei santi nella luce».

Guardiamo a Maria come a questa nostra mamma.


Il culmine della perfezione della beata Vergine Maria fu la carità, per la quale è assisa nel posto più eccelso, è rivestita della gloria più fulgente che non ha né principio né termine.

- Sant'Antonio da Padova -



Buona giornata a tutti. :-)




giovedì 24 maggio 2018

Salva l’umanità - san Giovanni Paolo II, papa e don Tonino Bello

O Maria Immacolata,
a Te ricorriamo con affetto filiale:
illumina, guida,
salva l’umanità redenta da Cristo,
tuo Figlio e nostro Fratello!
Richiama i lontani,
converti i peccatori,
sostieni i sofferenti,
aiuta e conforta
chi già ti conosce e ti ama!
“Grandi cose di Te si cantano, o Maria,
perchè da Te è nato il Sole di giustizia,
Cristo, nostro Dio!

- san Giovanni Paolo II, papa -




AVE o MARIA - Santa Maria, donna di parte, come siamo distanti dalla tua logica! Tu ti sei fidata di Dio e, come Lui, hai scommesso tutto sui poveri, affiancandoti a loro e facendo della povertà l'indicatore più chiaro del tuo abbandono totale in Lui il quale "ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti; ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, ha scelto ciò che nel mondo è ignobi1e e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono".
Noi, invece, andiamo più sul sicuro.
Non ce la sentiamo di rischiare.
Ci vogliamo garantire dagli imprevisti.
Sarà pure giusto lo stile aleatorio del Signore, ma intanto preferiamo la praticità terra terra dei nostri programmi.
Sicché, pur declamando con la bocca i paradossi di Dio, continuiamo a fare assegnamento sulla forza e sul prestigio, sul denaro e  sull'astuzia, sul successo e sul potere. 
Quando ci decideremo, sul tuo esempio, a fare scelte umanamente perdenti, nella convinzione che solo passando dalla tua sponda potremo redimerci e redimere?

AVE O MARIA - Santa Maria, donna di parte, tienici lontani dalla tentazione di servire a due padroni.
Obbligaci a uscire allo scoperto.
Non farci essere così incauti da voler sperimentare impossibili conciliazioni degli opposti.
Preservaci dal sacrilegio di legittimare, per un malinteso senso dell' universalità cristiana, le violenze consumate a danno degli oppressi. 
Quando, per non dispiacere ai potenti o per paura di alienarcene i favori, pratichiamo sconti sul prezzo della verità, coprici il volto di rossore.
Liberaci dall'indifferenza di fronte alle ingiustizie e a chi le compie.
Ma donaci la tolleranza. Che è un'attitudine sperimentabile solo se si sta dalla parte dove ti sei messa tu. Perché, in fondo, anche noi siamo di parte. Ma i recinti che ci racchiudono trasudano scomuniche, sanno di setta, sono privi di attese, e non hanno profumi di liberazioni imminenti.

AVE O MARIA - Santa Maria, donna di parte, noi ti preghiamo per la Chiesa di Dio, che, a differenza di te, fa ancora tanta fatica ad allinearsi coraggiosamente con i poveri.
In teoria essa dichiara "l'opzione preferenziale" in loro favore. Ma in pratica rimane spesso sedotta dalle manovre accaparratrici dei potenti.
Nelle formulazioni dei suoi progetti pastorali decide di "partire dagli ultimi".
Ma nei percorsi concreti dei suoi itinerari si mantiene prudenzialmente al coperto, andando a braccetto coi primi. 
Aiutala a uscire dalla sua pavida neutralità.
Dalle la fierezza di riscoprirsi coscienza critica delle strutture di peccato che schiacciano gli indifesi e respingono a quote subumane i due terzi del mondo. Ispirale accenti di fiducia. E mettile sulle labbra le cadenze eversive del Magnificat, di cui, talvolta, sembra che abbia smarrito gli accordi. 
Solo così potrà dare testimonianza viva di verità e di libertà, di giustizia e di pace. E gli uomini si apriranno ancora una volta alla speranza di un mondo nuovo. Come avvenne quel giorno di duemila anni fa sui monti di Giuda.

AVE O MARIA.

- Don Tonino Bello -


Il 24 maggio, ricorre l’annuale festa della Beata Vergine Maria “Aiuto dei cristiani” , particolarmente venerata nel santuario di She Shan, presso Shanghai , in Cina», ha ricordato papa Francesco. 
«Tale ricorrenza – ha proseguito – ci invita ad essere uniti spiritualmente a tutti i fedeli cattolici che vivono in Cina. Per loro preghiamo la Madonna, perché possano vivere la fede con generosità e serenità, e perché sappiano compiere gesti concreti di fraternità, concordia e riconciliazione, in piena comunione col Successore di Pietro». 
«Carissimi discepoli del Signore in Cina – ha concluso il Papa rivolgendosi direttamente a loro – la Chiesa universale prega con voi e per voi, affinché anche tra le difficoltà possiate continuare ad affidarvi alla volontà di Dio. La Madonna non vi farà mai mancare il suo aiuto e vi custodirà col suo amore di madre».
(da papa Francesco, udienza generale di mercoledì 23 maggio 2018)

Nel 2013 a seguito di persecuzioni dei cristiani cinesi scrissi un post tutto dedicato alla Madre "aiuto dei cristiani" 

http://leggoerifletto.blogspot.it/2013/10/preghiera-nostra-signora-di-sheshan-cina.html



Buona giornata a tutti.  :-)