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venerdì 16 settembre 2016

Da: “Il Libro Rosso" - Carl Gustav Jung

"Anima mia, dove sei? Mi senti? Io parlo, ti chiamo… Ci sei? Sono tornato, sono di nuovo qui.  Ho scosso dai miei calzari la polvere di ogni paese e sono venuto da te, sono a te vicino; dopo lunghi anni di lunghe peregrinazioni sono ritornato da te. Vuoi che ti racconti tutto ciò che ho visto, vissuto, assorbito in me? Oppure non vuoi sentire nulla di tutto il rumore della vita e del mondo? Ma una cosa devi sapere: una cosa ho imparato, ossia che questa vita va vissuta. Questa vita è la via, la via a lungo cercata verso ciò che è inconoscibile e che noi chiamiamo divino. Non c´è altra via. Ogni altra strada è sbagliata. Ho trovato la via giusta, mi ha condotto a te, anima mia. Ritorno temprato e purificato. Mi conosci ancora? Quanto a lungo è durata la separazione! Tutto è così mutato. E come ti ho trovata? Com´è stato bizzarro il mio viaggio! Che parole dovrei usare per descrivere per quali tortuosi sentieri una buona stella mi ha guidato fino a te? Dammi la mano, anima mia quasi dimenticata. Che immensa gioia rivederti, o anima per tanto tempo disconosciuta! La vita mi ha riportato a te. Diciamo grazie alla vita perché ho vissuto, per tutte le ore serene e per quelle tristi, per ogni gioia e ogni dolore. Anima mia, il mio viaggio deve proseguire insieme a te. Con te voglio andare ed elevarmi alla mia solitudine…"

- Carl Gustav Jung  -

Da: “Il Libro Rosso / Liber Novus “, Bollati Boringhieri, Milano, 2010 


"Pensavo e parlavo molto dell'anima, conoscevo tante parole dotte in proposito, l´avevo giudicata e resa oggetto della scienza. Credevo che la mia anima potesse essere l'oggetto del mio giudizio e del mio sapere; il mio giudizio e il mio sapere sono invece proprio loro gli oggetti della mia anima. Perciò lo spirito del profondo mi costrinse a parlare all´anima mia, a rivolgermi a lei come a una creatura vivente, dotata di esistenza propria. Dovevo acquistare consapevolezza di aver perduto la mia anima. Da ciò impariamo in che modo lo spirito del profondo consideri l´anima: la vede come una creatura vivente, dotata di una propria esistenza, e con ciò contraddice lo spirito di questo tempo, per il quale l´anima è una cosa dipendente dall´uomo, che si può giudicare e classificare e di cui possiamo afferrare i confini. Ho dovuto capire che ciò che prima consideravo la mia anima, non era affatto la mia anima, bensì un´inerte costruzione dottrinale. Ho dovuto quindi parlare all´anima come se fosse qualcosa di distante e ignoto, che non esisteva grazie a me, ma grazie alla quale io stesso esistevo..."

- Carl Gustav Jung  -

Da: “Il Libro Rosso / Liber Novus “, Bollati Boringhieri, Milano, 2010 



"Giunge al luogo dell´anima chi distoglie il proprio desiderio dalle cose esteriori. Se non la trova, viene sopraffatto dall´orrore del vuoto. E, agitando più volte il suo flagello, l´angoscia lo spronerà a una ricerca disperata e a una cieca brama delle cose vacue di questo mondo. Diverrà folle per la sua insaziabile cupidigia e si allontanerà dalla sua anima, per non ritrovarla mai più. Correrà dietro a ogni cosa, se ne impadronirà, ma non ritroverà la sua anima, perché solo dentro di sé la potrebbe trovare. Essa si trovava certo nelle cose e negli uomini, tuttavia colui che è cieco coglie le cose e gli uomini, ma non la sua anima nelle cose e negli uomini. Nulla sa dell´anima sua.."


- Carl Gustav Jung  -

Da: “Il Libro Rosso / Liber Novus “, Bollati Boringhieri ,Milano, 2010 


Buona giornata a tutti. :-)


martedì 17 maggio 2016

Il Samaritano non sei tu! - Karl G. Jung

 “Vi ammiro, voi cristiani, perché identificate Cristo con il povero e il povero con Cristo, e quando date del pane a un povero sapete di darlo a Gesù. Ciò che mi è più difficile comprendere è la difficoltà che avete a riconoscere Gesù nel povero che è in voi. Quando avete fame di guarigione o di affetto, perché non lo volete riconoscere? Quando vi scoprite nudi, quando vi scoprite stranieri a voi stessi, quando vi ritrovate in prigione e malati, perché non sapete vedere questa fragilità come la presenza di Gesù in voi?
Accettare se stessi sembra molto semplice, ma le cose semplici sono sempre le più difficili… l’arte di essere semplici è la più elevata, così come accettare se stessi è l’essenza del problema morale e il nocciolo di un’intera visione del mondo… ospitando un mendicante, perdonando chi mi ha offeso, arrivando perfino ad amare un mio nemico nel nome di Cristo, do prova senza alcun dubbio di grande virtù… quel che faccio al più piccolo dei miei fratelli l’ho fatto a Cristo.
Ma se io dovessi scoprire che il più piccolo di tutti… il più povero di tutti i mendicanti, il più sfacciato degli offensori, il nemico stesso è in me, che sono io stesso ad aver bisogno dell’elemosina della mia bontà, che io stesso sono il nemico da amare,… allora cosa accadrebbe?…
Di solito assistiamo in questo caso al rovesciamento della verità cristiana, allora scompaiono amore e pazienza, allora insultiamo il fratello che è in noi, allora ci condanniamo e ci adiriamo contro noi stessi, nascondiamo agli occhi del mondo e neghiamo di aver conosciuto quel miserabile che è in noi, e se fosse stato Dio stesso a presentarsi a noi sotto quella forma sgradevole,… lo avremmo rinnegato mille volte prima del canto del gallo”.

- Karl G. Jung - 
da: Opere, 11, pag. 321, Bollati Boringhieri, Torino



Dio ha deciso di dimorare nel cuore dell'uomo, ma è l'unico posto dove non va a cercarlo. 

- Mario Rogai -
(Il cielo nell'anima)



Chi non combatte mai il male e non si adopera mai per estirpare l'errore, ma si dedica con amore e fedeltà a seminare sempre il bene, la pace, il perdono, la giustizia, il vero benessere per tutti, costui serve Dio anche se non lo sa.

- Paolo Spoladore -
(Il felice incontra)



Preghiera alla Beata Vergine dei Miracoli - Corbetta-Milano

O Vergine santissima,
operatrice amorosa di tanti miracoli,
che dall’immagine
dipinta sulla porta della chiesa,
scendesti mirabilmente nella piazza
per riprendere il tuo Bambino,
dopo aver sorriso ai giochi di alcuni fanciulli
e reso l’udito e la parola ad uno di essi,
scendi ancora col tuo gran cuore in mezzo
alle nostre popolazioni,
alle nostre case, ai nostri stabilimenti,
alle nostre campagne.
Guarda, o Madre nostra pietosissima,
quanti ti amano: benedicili;
quanti soffrono nell’anima e nel corpo:
consolali e guariscili;
quanti ti invocano: esaudiscili.
Ma soprattutto, o Vergine dei miracoli,
ti preghiamo di convertire noi per primi,
e poi tante anime lontane e a noi care,
che sono divenute sorde e mute
alla voce del Signore. Amen.


Buona giornata a tutti. :-)




lunedì 15 febbraio 2016

Sei una meraviglia - Jack Canfield e Mark Victor Hansen

E tu, lo sai cosa sei? 
Sei una meraviglia.
Sei unico.

In tutti gli anni che sono trascorsi
non c'è mai stato un altro bambino come te.

Le tue gambe, le tue braccia,
le tue dita abili,
il modo in cui ti muovi.

Potrai diventare uno Shakespeare,
un Michelangelo,
un Beethoven. 
Hai la capacità di fare qualunque cosa:
ricavare cibo dalla terra o fare,
di tanti piccoli mattoni,
una grande casa;
guidare un treno,
pilotare un aereo
o insegnare matematica. 
Si, sei una meraviglia.

E quando crescerai,
potrai allora far del male a un altro che sarà,
come te, una meraviglia? 
Bisogna lavorare - tutti noi dobbiamo lavorare -
per rendere il mondo degno dei suoi bambini. 

- Jack Canfield & Mark Victor Hansen - 

Fonte: “Brodo caldo per l'anima” di  Jack Canfìeid e  Mark Victor Hansen,  
Armenia Edizioni, 2004


« […] È facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare. È questa la domanda – sei capace d’amare te stesso? – e sarà questa la prova. […] »

- Carl Jung - 
Lo Zarathustra di Nietzsche, Seminari



Tu sei unico 

Conosco un sacerdote ormai anziano, una di quelle "teste fini", un tipo originale. Ogni tanto mi manda una cartolina per onomastici e compleanni. Gira, gira la cartolina è sempre la stessa, quella che dice: "Io sono unico e irripetibile". 
Un eccentrico? Uno che intende stupire? 
Per quanto lo conosco direi proprio di no! E' un uomo contento di vivere, che accetta e ama se stesso per quello che è, che vive bene con se stesso e con gli altri. 
Ma lo sai che anche tu sei unico e irripetibile? 
Lo sai che su questa terra tu sei un miracolo ambulante? Chissà perché così poche volte siamo meravigliati, stupiti di noi stessi e degli altri che ci circondano. 
Troviamo così normale, qualche volta così banale il vivere che non sappiamo più gustare la vita come una meraviglia e un dono. 
La vita è l'unica occasione per essere felice, perché allora perdere tempo in una allucinata corsa alla ricerca di soldi e di benessere? 
Perché tante preoccupazioni per le cose di domani e di dopodomani? 
Perché la ricerca di tanti palliativi di felicità? 
Perché dormire mentre splende il sole? 
Cerchiamo la felicità e non troviamo il tempo per vivere felici. 
Abbiamo paura di perdere la vita e poi la bruciamo come se fosse solo un cammino verso la morte, mentre essa ci offre la possibilità di sorridere, di amare, di gioire…

- don Franco Locci -



Buona giornata a tutti. :-)






venerdì 15 gennaio 2016

Tipo Uno: Il perfezionista - Helen Palmer

Sono i classici “bravi bambini”, hanno imparato ad assumersi le responsabilità e a comportarsi bene in presenza degli altri. 
I loro valori sono la rettitudine, una fiera indipendenza e la convinzione che il buon senso e la bontà possano prevalere sui lati oscuri della natura umana. 
Il piacere viene all’ultimo posto dopo i doveri. I desideri sono stati accantonati già nell’infanzia spostando l’attenzione sulla cosa giusta da fare. C’è sempre da migliorare, si sforzano di essere sempre all’altezza delle richieste di perfezione. 
Essere perfetti richiede un alto grado di rinuncia e un rigido controllo interno. La continua rinuncia li porta ad un livello di pressione che esprime il risentimento tenendo nascosta la rabbia profonda. 
Comportarsi bene è un’ossessione. 
Molti hanno dovuto assumersi responsabilità prematuramente adulte e quindi non sono in contatto con ciò che vogliono veramente; sono dotati, però, di un’enorme sensibilità. 
La rabbia e il dolore derivano dal fatto che i loro bisogni non sono mai stati presi in considerazione. 
E’ molto doloroso essere criticati dagli altri perché si criticano già da sé: si raffrontano continuamente a modelli irraggiungibili. 
Sono inclini a percepire critiche anche là dove non esistono: in questo caso, la cosa migliore, è verificare realisticamente le vere opinioni altrui.
Nell’infanzia l’amore era il premio per un comportamento corretto e ciò fa credere agli Uno di non poter essere amati se sono imperfetti. 
Nascono quindi conflitti, in età adulta, che lo svelarsi dei loro lati cattivi metterà in fuga il compagno.

Gli Uno sono educatori responsabili, votati all’eccellenza, sanno insegnare ed apprezzare il meglio; sono zelanti nel fare chiarezza e nel cercare di trasmettere informazioni precise.


Fattori di crescita: alleggerire la severità dei modelli interiori, imparare a chiedere e a ricevere piacere.

Sintesi del libro "L'enneagramma la geometria dell'anima che vi rivela il vostro carattere" di Helen Palmer, Edizioni Astrolabio




Se un uomo vuole occuparsi incessantemente di cose serie e  non abbandonarsi ogni tanto allo scherzo, senza accorgersene, diventa pazzo o idiota.

- Erodoto -




Nutrite l’anima perché la fame la trasforma in una belva che divora cose che non tollera e da cui resta avvelenata.
Amici miei, saggio è nutrire l’anima, per non allevarvi draghi e diavoli in seno.

- Carl Gustav Jung - 




Chi può essere più felice di un topino nel formaggio...?!
Un uccellino in una fetta di pane, un cuore lieto nel suo pezzetto di cielo.


- Maria Savasta - 



Buona giornata a tutti. :-)

martedì 16 giugno 2015

Il mestiere di vivere

Il mestiere più grande è educare gli uomini a ritrovare la propria vita, la propria dignità, la propria libertà.
Che c’è di più grande di ridare agli uomini fiducia?
Che c’è di più grande che gli uomini ritrovino la forza di vivere e si rialzino dalle loro cadute?
Che c’è di più grande che gli uomini riscoprano quanto sia bello e intenso vivere?
Che c’è di più grande che gli uomini ritrovino il coraggio di vivere, di uscire dalle proprie prigioni, dai propri rifugi e si sentano degni di vivere così da sperimentare la forza e la bellezza dell’esserci?
Che c’è di più grande di quando gli uomini si sentono felici di essere quello che sono?
Che c’è di più grande di quando gli uomini percepiscono di non essere qui a caso, ma che si sentano amati, voluti, scelti dalla Vita, perché hanno qualcosa di grande, di prezioso, di loro, di proprio da dare e da donare a questo mondo?
Che c’è di più grande di far sentire agli uomini che sono vivi, che sono degni di vivere, che non si devono nascondere, che non devono mascherarsi ma che possono essere quello che sono, che non devono dimostrare chissà cosa o chissà che, ma che possono semplicemente espandersi, esprimersi, essere se stessi?
Che c’è di più grande che gli uomini possano vivere la vita senza temere, nella fiducia che c’è un Padre che li protegge, che non li abbandonerà, che li accompagna e che un giorno li abbraccerà?
Che c’è di più grande della vita? Che c’è di più grande di salvare un uomo, di riportarlo a vivere?
Questo è ciò che vuole Gesù da ciascuno di noi; questo è ciò per cui vale la pena di vivere e tutto il resto, direbbe S. Paolo, è spazzatura, vanità, niente di fronte a questo.
Lavora per i tuoi figli, dagli tutto il bene di cui hanno bisogno, ma non ti serve a niente se tutto il tuo lavorare non arricchisce la loro vita interiore, se non li fa più sorridenti, più creativi, più liberi.

Agisci, costruisci, relazionati, ma ricordati che non ti serve a niente se tutto quello che fai non ti fa “pescatore di vita”, cioè se non ti fa ricco delle tue giornate, più sensibile, meno duro e intransigente con te e con gli altri, più flessibile, capace di ricevere e di donare, se non ti fa, insomma, grato di esistere!

- Fraternità Francescana Secolare -



Devi percorrere la strada infinita, poichè la vita non scorre su una via definita, ma su una strada illimitata. La mancanza di limiti ti fa però paura perchè è spaventosa e la tua umanità vi si ribella; perciò cerchi limiti e restrizioni, per non perderti barcollando nell'infinito. 
Una delimitazione diviene per te indispensabile. 
Per sottrarti alla sconfinata molteplicità di significati, reclami a gran voce la parola dotata di un unico significato e di quello soltanto. 
La parola diventa il tuo dio, perchè ti protegge dalle innumerevoli possibilità d'interpretazione. 
La parola è una magia protettiva contro i demoni dell'infinito, che vogliono lacerare la tua anima e disperderla ai quattro venti. Sei salvo se puoi esclamare infine: questo è questo e soltanto questo. 
Pronunci la parola magica, e ciò che è sconfinato viene fissato nella sfera di ciò che è finito. 
Per questo gli uomini cercano e creano parole.

-Carl Gustave Jung - 
da: Liber Novus



Quando qualcuno vi fa arrabbiare, è come se vi avessero scagliato una freccia al cuore. 
Ma non vi ha colpito, e giace a terra, ai vostri piedi. 
Allora voi la raccogliete e vi colpite da soli ancora e ancora, ripetutamente. Questo è ciò che accade con la rabbia. 
Qualunque cosa nella vita può essere causa di lite, ma la scelta di arrabbiarsi o meno, è solo nostra.

- Chakdud Rinpoche - 




Buona giornata a tutti. :-)



giovedì 12 marzo 2015

Il termosifone chiuso

C’era una volta uno strano termosifone. Era sempre freddo, anche durante l’inverno. Il fatto di non aver mai funzionato non gli permetteva di capire il senso del suo stare lì attaccato alla parete di un ufficio tra l’indifferenza di tutti gli impiegati che vi lavoravano.
Infatti, vi erano nello stesso stabile anche altri termosifoni che funzionavano bene; per tale motivo gli impiegati preferivano radunarsi accanto a questi, nei momenti di pausa, per riscaldarsi e chiacchierare un po’.
Tuttavia, lo strano termosifone non aveva mai capito il perché la gente non si accostasse a lui. Eppure esteriormente era uguale agli altri, non aveva né pezzi in più, né pezzi in meno. Lo strano termosifone non sapeva di non aver mai funzionato.
Un giorno, da lontano, vide un uomo simpatico che si fermava davanti ad ogni termosifone per la manutenzione e, dopo aver fatto una piccola chiacchierata col termosifone ed aver aggiustato ciò che non andava, passava a quello successivo.
Così, dopo tutti gli altri, arrivò finalmente il suo turno.
L’uomo dopo aver esaminato la situazione disse al termosifone:
“Sei freddo e non hai mai funzionato perché sei chiuso.
C’è una caldaia che invia acqua calda a tutti i termosifoni, anche a quelli che, come te, sono chiusi; perciò basterà aprirti e anche tu sarai attraversato da quest’acqua e darai calore.”

Dopo aver detto ciò, l’uomo aprì il termosifone con degli arnesi e di colpo il termosifone iniziò a sentire l’acqua calda che gli inviava la caldaia. 
Il termosifone fu molto contento perché finalmente tanta gente si accostava a lui per riscaldarsi. Il termosifone aveva scoperto un modo nuovo di vivere che non aveva mai sperimentato prima di allora.

Spesso anche noi siamo come questo termosifone. Il Signore dona il suo Amore e la sua Grazia ad ogni uomo, ma fin quando resteremo chiusi a lui non sperimenteremo mai il vero significato della vita e cosa significa “servire”.
Se ci apriremo al Signore molti si accosteranno a noi per ricevere il Suo calore.

Fraternità Francescana Secolare


“Sai qual è un errore che si fa sempre? Quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un binario lo si debba percorrere fino in fondo. Il destino, invece, ha molta più fantasia di noi. Proprio quando credi di trovarti in una situazione senza via di scampo, quando raggiungi il picco di disperazione massima, con la velocità di una raffica di vento tutto cambia, si stravolge, e da un momento all’altro ti trovi a vivere una nuova vita.”

- Susanna Tamaro -


Il ventesimo secolo avrà visto ogni tipo di crimini - Auschwitz, Hiroshima, genocidi - ma il solo vero crimine perfetto è, con le parole di Heidegger, “la seconda caduta dell’uomo, la caduta nella banalità”.
Violenza omicida della banalità che, proprio nella sua indifferenza e nella sua monotonia, è la forma più sottile di sterminio. 
Un vero teatro della crudeltà, della nostra crudeltà, completamente sdrammatizzata e senza traccia di sangue. 
Crimine perfetto perché abolisce tutte le poste in gioco e cancella le sue proprie tracce – ma soprattutto perché, di questo omicidio, siamo al tempo stesso gli artefici e le vittime.

- J.Baudrillard -
 
Patafisica e arte del vedere



Buona giornata a tutti. :-)






martedì 3 marzo 2015

Amici... - Vinicius De Moraes

Ho amici che non sanno quanto sono miei amici.
Non percepiscono tutto l'amore che sento per loro né quanto siano necessari per me.
L'amicizia è un sentimento più nobile dell'amore. Questo fa sì che il suo oggetto si divida tra altri affetti, mentre l'amore è imprescindibile dalla gelosia, che non ammette rivalità.
Potrei sopportare, anche se non senza dolore, la morte di tutti i miei amori, ma impazzirei se morissero tutti i miei amici!
Anche quelli che non capiscono quanto siano miei amici e quanto la mia vita dipenda dalla loro esistenza...
Non cerco alcuni di loro, mi basta sapere che esistono. Questa semplice condizione mi incoraggia a proseguire la mia vita. Ma, proprio perché non li cerco con assiduità, non posso dir loro quanto io li ami. Loro non mi crederebbero.
Molti di loro, leggendo adesso questa "crônica" non sanno di essere inclusi nella sacra lista dei miei amici. Ma è delizioso che io sappia e senta che li amo, anche se non lo dichiaro e non li cerco.
E a volte, quando li cerco, noto che loro non hanno la benché minima nozione di quanto mi siano necessari, di quanto siano indispensabili al mio equilibrio vitale, perché loro fanno parte del mondo che io faticosamente ho costruito, e sono divenuti i pilastri del mio incanto per la vita.
Se uno di loro morisse io diventerei storto.
Se tutti morissero io crollerei.
E' per questo che, a loro insaputa, io prego per la loro vita.
E mi vergogno perché questa mia preghiera è in fondo rivolta al mio proprio benessere. Essa è forse il frutto del mio egoismo.
A volte mi ritrovo a pensare intensamente a qualcuno di loro. Quando viaggio e sono di fronte a posti meravigliosi, mi cade una lacrima perché non sono con me a condividere quel piacere...
Se qualcosa mi consuma e mi invecchia è perché la furibonda ruota della vita non mi permette di avere sempre con me, mentre parlo, mentre cammino, vivendo, tutti i miei amici, e soprattutto quelli che solo sospettano o forse non sapranno mai che sono miei amici.
Un amico non si fa, si riconosce.

di Vinicius De Moraes



Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo.


Carl Gustav Jung a Sabina Spielrein



Ogni relazione si deve basare sulla fiducia, a partire dalle relazioni di amore, fino a tutte le altre. 
Se si vive una vita basata sulla fiducia nell’altro, si vive più pienamente e si riescono a sviluppare le nostre e le altrui potenzialità.

- Roberto Mancini -




L'amore e l'amicizia hanno tre cose in comune:

Nascono dallo stesso seme:''La stima"
Crescono sotto la stessa luce: "Il rispetto"
E per vivere hanno bisogno della stessa linfa: "Esserci"

G. Donadei




Buona giornata a tutti. :-)





sabato 10 gennaio 2015

Dio non è autore del male - frère Roger di Taizé

Alcuni si dicono: se Dio esistesse, non permetterebbe le guerre, l'ingiustizia, la malattia, l' oppressione, neppure per un solo essere umano; se Dio esistesse impedirebbe all'uomo di commettere il male.
Quasi tremila anni fa il profeta Elia si reca un giorno nel de­serto per ascoltare Dio. Si scatenano gli elementi: dapprima un uragano, poi un terremoto ed infine un fuoco violento Ma Elia capisce che Dio non si trova nello scatenarsi degli elementi na­turali. Tutto poi si placa ed Elia percepisce Dio nel mormorio d'una brezza leggera. Ed è colpito da questa toccante realtà: la voce di Dio si trasmette all'uomo spesso in un soffio di silenzio.
È una delle prime volte della storia in cui si registra questa limpida intuizione: Dio non terrorizza nessuno con mezzi vio­lenti. Dio mai è autore del male, dei sismi naturali, delle guerre, delle disgrazie terrene.
Né la sofferenza, né la miseria degli uomini sono volute da Dio.
Dio non  s'impone. Ci lascia liberi di amare o di non amare, di perdonare o di rifiutare il perdono. Ma Dio non assiste mai pas­sivamente al dolore degli esseri umani. Soffre con l'innocente, vittima d'una prova incomprensibile, soffre con ciascuno. C'è  un dolore di Dio, c'è una sofferenza del Cristo. 

- Frère Roger di Taizè -





Un pensiero di pace - Anna Marinelli

Io la Pace la penso così,
come una terra immensa,
senza frontiere,
senza confini:
una terra feconda
che produca frumento
per tutte le bocche,
una terra allietata
da chiari corsi d'acqua.

Io la pace la penso così,
come un abito azzurro;
azzurro come il manto della nostra Madre Maria,
azzurro come le speranze
di tutti i popoli oppressi,
azzurro come un cielo senza confini spaziali,
azzurro come lo sguardo della Natura
quando era immersa nel giardino dell'Eden,

Io la pace la penso così,
come un padre che ama, che guida, che corregge,
che raduna dalle varie lontananze
il suo gregge,
chiama per nome ogni figlio e ogni figlia,
perché la Chiesa è come una famiglia.

Io la Pace la penso così e voi?

- Anna Marinelli -





Siamo nati una volta, due non è possibile nascere: tu, che non disponi del domani, rinvii l'occasione dell'oggi: e intanto la vita ci sfugge, e ciascuno di noi, senza essere mai padrone di un'ora, muore.

- Epicuro -




L'uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. 
Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi. [...] 
Se invece si sottomette a un'autorità, allora può sperare che l'autorità gli dica quello che è giusto fare, e ciò vale tanto più se c'è un'unica autorità – come è spesso il caso – che decide per tutta la società cosa è utile e cosa invece è nocivo.

- Erich Fromm -






Buona giornata a tutti. :-)
















lunedì 10 novembre 2014

La vita è come una partita a scacchi - Tommaso Notarstefano

La vita è come una partita a scacchi;
assaporeremo il condimento dei successi e degli insuccessi,
conosceremo il sapore delle vittorie e delle sconfitte,
apprezzeremo il gusto delle gioie e dei dolori,
conosceremo il significato del sacrificio e della sofferenza,
daremo estro e senso ad una combinazione creativa,
vedremo i nostri sbagli e cercheremo di porvi rimedio,
sprigioneremo la nostra fantasia e il nostro talento,
misureremo la nostra pazienza e la nostra crescita,
sopporteremo con più serenità il peso della fatica,
miglioreremo il nostro carattere, mossa dopo mossa,
comprenderemo l'importanza del nostro tempo,
di quello consumato e di quell'altro rimasto a disposizione.

A fine partita non saremo più dei dilettanti allo sbaraglio, diventeremo dei Maestri di vita e d'arte, saremo perfetti, pieni di virtù e di nuove conoscenze, per questo siamo stati chiamati sin dall'inizio dell'eternità a scoprire questo gioco, per essere pronti a insegnare e a trasmettere agli altri, quelli che verranno dopo di noi, i valori e gli ideali della grande bellezza della nostra vita.

Solleveremo il calice per brindare alla felicità e alla vittoria!

- Tommaso Notarstefano - 
da "Il gioco universale"


Dipinto: ( Michael Cheval)

“È decisivo che l’uomo sia orientato verso l’infinito. È il problema essenziale della sua vita. Quanto più un uomo corre dietro ai falsi beni e quanto meno è sensibile a ciò che è essenziale, tanto meno soddisfacente è la sua vita. 
Si sentirà limitato, perché limitati sono i suoi scopi. 
Se riusciamo a capire e a sentire che già in questa vita abbiamo un legame con l’infinito, i nostri desideri e i nostri atteggiamenti mutano...
Se possiede un granello di saggezza, deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto, ignotum per ignotius, cioè con il nome di Dio.»

- Carl G. Jung - 

Da: Ricordi sogni riflessioni, pp. 413-414




La felicità non dipende dal verificarsi di determinate condizioni. Al contrario, determinate condizioni si verificano come risultato della felicità.

- Neal Donald Walsch -




Non possiamo essere egoisti, non possiamo essere che una preda. L’avaro è divorato dall’oro, il libertino dalla donna, il santo da Dio. Il problema non sta nel concedersi o nel rifiutarsi, ma nel sapere a chi ci si dona.

- Gustave Thibon -

Da:”Il pane di ogni giorno”
Morcelliana, Brescia 1949, p. 13



Buona giornata a tutti :-)