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giovedì 2 luglio 2020

Accettare i propri limiti - Omar Falworth

Accettare i propri limiti

Tutti noi esseri umani, abbiamo delle carenze, delle crepe,  dei limiti... ma il nostro orgoglio non vuole accettarli e fa pensare frasi del genere...

“Perché devo rinunciare a ciò che voglio fare?”
“Perché gli altri possono e io no?"

La società odierna ci spinge alla continua competizione per raggiungere degli obiettivi.
Bene. Benissimo.
Lottare per rendere più AZZURRA la nostra vita... fare qualche sacrificio per un futuro migliore... è bene.
Purché non esageriamo.
Purché non cadiamo nell'errore di credere che la felicità sia alla fine della strada del successo... del SUCCESSO AD OGNI COSTO.

Possiamo benissimo vivere una vita serena e piena di gratificazioni, anche accettando i nostri limiti e percorrendo soltanto un tratto di tale strada.

Non lasciamoci incantare dai più forti, dalle persone che hanno raggiunto le METE PIÚ AMBITE SECONDO SOCIETA’

Osserviamo invece le persone che (anche se deboli) hanno raggiunto le METE PIÙ AMBITE SECONDO SERENITA’, le persone che sanno essere spesso di buonumore, liete e gioiose,  persone che hanno raggiunto il vero successo.... le PERSONE AZZURRE

Avere dei limiti non è ne un ostacolo né un impedimento alla nostra vita serena.

Per volare a grandi altezze non bisogna avere chissà quali grandi capacità. Bisogna semplicemente approvarsi per come si è, apprezzarsi per le qualità che si hanno e, soprattutto, rispettare il proprio modo di essere.

- Omar Faltworth - 
da: Pensieri azzurri per vivere felici - ed. Splendida Mente



Non lasciare che si annidi in te l'idea che la vita non è altro che una lunga sequenza di problemi da risolvere. La trasformeresti in un continuo assillarti alla ricerca di soluzioni.

La vita mette a disposizione di chiunque un numero illimitato di tele e tutti i colori dell'arcobaleno
Non fare come coloro che credono di disporre soltanto di una tavolozza e qualche tubetto di colori sbiaditi.

- Omar Faltworth - 

da: Pensieri azzurri per vivere felici - ed. Splendida Mente



Credeteci anche voi! Buona giornata a tutti. :-)





mercoledì 3 giugno 2020

Oggi eviterò ... - Omar Faltworth

Il mattino. Eccolo!

Oggi eviterò le persone che cominciano a rovesciarmi addosso le loro lamentele
A che serve lamentarsi?
Soltanto a irradiare intorno a sé messaggi di sfiducia che, impregnando 
l' atmosfera di negatività, favoriscono che gli altri diventino negativi.
Per cui..
Se ascolterò qualcuno che incomincia la solita tiritera: "In Italia tutti cercano di farla a tutti... Tutti rubano... Nessuno è onesto".. e frasi del genere, troverò una scusa e mi allontanerò da costui.
Non voglio rimanere contagiato.
Voglio vivere serenamente, io.
Ecco!...

- Omar Faltworth -
da: "Pensieri azzurri per vivere sereni" ed. Splendida Mente



Essere cortesi con gli altri

Spesso, intrappolati da un modo di vivere frenetico, moltissimi individui diventano persone grigie.
Le persone grigie non hanno il cuore e l'abitudine alla cortesia.

 … e si dimostrano distaccate, fredde, persino ostili…
 … sempre in lotta con gli altri...
 … sempre sul chi va là ...

Ma non dobbiamo lasciarci coinvolgere dal loro ombroso modo di essere.
Dobbiamo sforzarci di essere cortesi e disponibili.... di aiutarle se ce lo chiedono, anche se nel momento del nostro bisogno non le abbiamo viste accanto a noi... sforzarci di dare, anche se non abbiamo ricevuto.
Essere cortesi e disponibili è un’ espansione della propria umanità, un accorgimento degli animi nobili.
Se durante il giorno ci siamo dati agli altri senza aspettative, avvertiremo una dolce serenità, quando la sera andremo a letto.
E ci addormenteremo ricevendo un sincero "grazie dalla nostra coscienza.

- Omar Faltworth -

da: "Pensieri azzurri per vivere sereni" ed. Splendida Mente



Buona giornata a tutti. :-) 





domenica 17 maggio 2020

Il ricamo della vita

Per anni e anni Ghior girò il mondo alla ricerca di qualche risposta ai suoi affannosi "perché?".

Da piccolo aveva perso la mamma e il papà e aveva dovuto arrangiarsi per vivere, subendo ogni sorta di privazioni. La vita, tra imprevisti, delusioni e accidenti di ogni tipo, non gli aveva mai sorriso veramente.

Ora, stanco e arrabbiato, stava per abbandonarsi definitivamente allo sconforto, ma, prima di mollare la presa, decise di fare un ultimo viaggio per il mondo e, preparata alla buona una sacca con cibo e vestiti, s'incamminò alla ricerca di risposte.
Dopo molto tempo, una notte molto fredda, arrivò in un piccolo villaggio, poche tende di pastori, qualche fuoco e molte stelle. 


Entrò in una delle tende e vicino al fuoco vide addormentata una vecchia donna. Stava quasi per svegliarla e chiederle ospitalità, quando una mano gli sfiorò la spalla. Girandosi di scatto, si trovò davanti un giovane: era un guerriero che sottovoce, ma con tono imperioso, gli disse: 

"Per la notte copriti con questa ! " e gli porse una coperta morbidissima, di lana pettinata, ricamata con colori accesi: nemmeno il tempo di ringraziare, ed era già sparito.
La luce tenue dell'alba svegliò Ghior, che ancora sotto la sua coperta, si sentì invadere come una piena dal peso dei suoi perché e dei suoi dubbi antichi.

La vecchia donna rientrando nella tenda con una brocca fumante di latte di capra e qualche focaccia gli disse: 

"Figliolo, smetti di tormentarti per nulla "
rispose Ghior stupito e rattristato :
"Ma la mia sofferenza e le mie disgrazie sono nulla ? " 
riprese la donna :
"Figliolo smetti di tormentarti. Ciò che ti ha tenuto caldo durante la notte è proprio la risposta che cerchi "
Ghior non capiva. Cos'era questa cosa che lo aveva tenuto caldo per tutta la notte...ed era anche la risposta ai suoi perché ?
Sfiorando il bordo della coperta, la morbidissima sensazione della lana si trasformò in una illuminazione, e si domandò :
"La coperta, la coperta mi ha tenuto caldo, la coperta ! Ma...come può essere la risposta ai perché complicati della mia vita ?"
Appoggiato il latte e le focacce per terra, la vecchia donna si chinò fino a sedersi al giaciglio di Ghior  mostrandogli un lato della coperta gli disse :
"Guarda figliolo cosa vedi ? "
rispose Ghior :
"Dei colori bellissimi, e disegni ancor più belli ricamati con perfezione mai vista " continuò la donna :
"Ora guarda l'altro lato: cosa vedi ? "
rispose ancora Ghior :
"Vedo il tipico aggrovigliarsi dei fili del ricamo, colori sovrapposti, confusione, nodi curati ma sempre nodi, e tagli di filo e colori, intrecci imprevisti, senza senso, disegni incomprensibili e brutti da vedere "
concluse la donna :
"Ecco figliolo, la vita, la tua vita è esattamente così: tu sei sotto il ricamo della vita, puoi vedere questa coperta solo da sotto; è la condizione umana. Nel frattempo, per te, su di te e dentro di te si ricamano dall'altro lato disegni e sfumature straordinarie e di una bellezza sconvolgente, e per questo ricamo a volte si rende necessario tagliare, fare nodi, correggere. 

Da qua sotto è ovvio che senza un po’ di fede  e fantasia vedi solo tagli, nodi e confusione, ma guarda un po' cosa sta realizzando Dio su di te...un disegno bellissimo ! "



Signore, ti amo... . – Padre Michel Quoist

O Signore, 
ti amo perché tu mi ami abbastanza da volermi libero 

e per questa libertà, rischiando la tua gloria, 

sei venuto da noi uomo senza potenza 

ma onnipotente d'Amore. 

O Signore, ti amo perché questa spaventosa libertà 

che tanto ci fa soffrire 

è la stessa meravigliosa libertà 

che ci permette di amare. 

Allora, quando, piegati sotto la croce delle nostre giornate, 

e talvolta cadendo, 

quando, piangendo, gridando, 

davanti alla croce del mondo, e talvolta urlando, 

noi saremo tentati di bestemmiare, di fuggire, 

o soltanto di sederci, 

dacci la forza di rialzarci e di camminare ancora, 

senza maledire la tua mano che si tende, 

ma non porta le nostre croci, 

se noi stessi non le portiamo, 

come Tu hai portato la tua.

- Padre Michel Quoist -

Buona giornata a tutti. :-)

sabato 16 maggio 2020

Ogni mattina ... - Omar Faltworth

Ogni mattina, appena ti alzi da letto ricordati di rivolgere un pensiero alla vita e alla grande fortuna che hai di esistere affinché esso ti accompagni durante la giornata ampliandoti le gioie e riducendo i dispiaceri.

Ogni mattina, mentre ti vesti ricordati di rivolgere un pensiero al mondo e all'immensa bellezza di cui ti fa dono affinché tu possa riempirti gli occhi del bello che c'è in ogni cosa che vedi.

Ogni mattina, mentre ti bagni il viso ricordati di rivolgere un pensiero all'amore affinché colori d'arcobaleno la tua mente e ti spinga a donare il meglio di te agli altri.
Ogni mattina, mentre bevi il tuo caffè ricordati di rivolgere un pensiero alla morte affinché ti faccia apprezzare ogni istante del giorno e ti sproni ad agire per favorire la vita
Se sai vivere bene un solo giorno riuscirai a vivere bene tutta la vita.
Ricordati che oggi incontrerai uno stolto che metterà a dura prova la tua bontà e la tua pazienza, un maldicente che sparlerà di te, un furbo che cercherà di usarti, un presuntuoso che pretenderà di aver ragione ad ogni costo, un prepotente che cercherà di sopraffarti, un iracondo che ti trasmetterà rabbia.
Ma tu non ti lascerai turbare più di tanto, perché sarai in compagnia di un moderato che frenerà le tue reazioni, un buono che tramuterà in bene tutto il male che riceverai, un saggio che ti guiderà sulla retta via e ti farà prendere delle buone decisioni, ovvero sarai in compagnia di te stesso.

- Omar Falworth - 



Ruba tutti i colori del mondo e dipingi la tela della tua vita eliminando il grigio delle paure e delle ansie. 
Abbandona i tuoi vecchi abiti mentali e vestiti di allegria.

- Omar Falworth -
da: Prendere tutto il bello della vita


“La vita è come la tua prima partita di scacchi. 
Quando inizi a capire come funziona hai già perso."

- Carlos Ruiz Zafón -
da: “Il Palazzo della Mezzanotte”, 1994


Il problema non è il problema. Il problema è il tuo atteggiamento rispetto al problema. Comprendi? 

- Johnny Depp -  "Pirati dei Caraibi" 






Buongiorno amici ed amiche. Buona giornata a tutti :-)

mercoledì 12 febbraio 2020

Il sarto nella città felice

In un piccolo paese viveva una volta un sarto che non aveva nè moglie, nè figli. Lavorava dal mattino alla sera, cuciva camicie, pantaloni, caffettani. Era anche il muezzin del paese.
All'alba, quando tutti dormivano, saliva in cima al minareto della moschea e svegliava la gente chiamandola alla preghiera e così faceva a mezzogiorno, nel pomeriggio e al tramonto. 

Tutti volevano bene e stimavano quest'uomo laborioso e pio. Ogni volta che saliva sul minareto il sarto rivolgeva il suo pensiero a Dio e gli manifestava il desiderio di avere un giorno una moglie e una casa dove vivere felice e sereno.

Si dice che un giorno, dopo aver fatto risuonare i sette melodiosi versi del richiamo alla preghiera, venne catturato da un grosso uccello rapace che, tenendolo ben stretto tra gli artigli, dopo aver attraversato il mare, lo depose nelle vicinanze di una città sconosciuta. Il sarto vi entrò e si meravigliò della pace e della tranquillità che vi regnavano. Non si sentiva litigare, né mercanteggiare, la gente sorrideva, i loro abiti erano bellissimi e puliti, i tessuti con cui erano confezionati erano preziosi. Ancor più aumentò la sua meraviglia quando avvicinandosi ad un negozio vide che la gente acquistava senza pagare, pronunciando soltanto questa parola: "Preghiere alla bellezza". Questa formula veniva ripetuta una o più volte secondo il valore della merce.

Finalmente arrivò davanti alla bottega di un sarto e dopo averlo osservato a lungo lavorare ed essersi reso conto che anche questi aveva il viso radioso, si fece coraggio, entrò, lo salutò e gli disse: "Anch'io sono un sarto come te e mi piacerebbe fermarmi a vivere in questa città". 


Il collega sorridendo rispose:" Certo che ti puoi fermare, ne saremo felici, lavoreremo insieme e ogni settimana riceverai cinquanta preghiere alla bellezza.

Il sarto iniziò subito a lavorare e in poco tempo venne a conoscere tutte le usanze di questo strano paese, dove a nessuno mancava mai nulla e dove ogni lavoro e ogni commercio venivano ricompensati con le parole: "Preghiere alla bellezza".

Vi era un altro uso curioso. Se un giovane voleva sposarsi, doveva andare il giovedì sulla spiaggia. Lì passeggiavano tutte le ragazze da marito portando sulla testa una brocca di acqua fresca. Se una ragazza piaceva, la si fermava, le si chiedeva un sorso d'acqua e la si ringraziava dicendo: "Preghiere alla bellezza!" e se anche a lei fosse piaciuto il giovane, si sarebbero sicuramente sposati. Naturalmente il sarto non vedeva l'ora di andare il giovedì sulla spiaggia e così fece. Vide una ragazza che gli piaceva molto, chiese un sorso d'acqua, la ringraziò con le parole: "Preghiere alla bellezza" e si sposarono.

Ogni giorno, dopo il lavoro, il sarto andava al mercato a far la spesa, comprava il necessario per vivere e il tempo scorreva nella tranquillità e nella serenità senza che i due sposi avessero bisogno di nulla. 
Un giorno, durante il suo abituale giro al mercato, il sarto vide un grosso pesce dalla carne bianca e appetitosa e decise di comprarlo in cambio di "Preghiere alla bellezza" pensando che la moglie sarebbe stata contenta. 

Quando tornò a casa e la moglie vide il grosso pesce, si spaventò e gli disse: "Che cosa hai fatto? siamo solo in due e tu hai comprato un pesce che potrebbe nutrire dieci persone, adesso non potrai più vivere in questa città".

Il sarto rattristato, uscì di casa ed ecco sopraggiungere l'uccello rapace che lo afferrò e lo riportò nella sua città natale lasciandolo in cima al minareto proprio dove lo aveva afferrato la prima volta.

Il sarto richiamò i credenti alla preghiera, lui stesso scese e si unì agli altri per pregare, ritornò nel suo negozio e riprese a lavorare. 
Ripensava sempre con molta tristezza alla città felice e si augurava di rivedere l'uccello rapace. Ma esso non tornò mai più.

- da una leggenda araba -




Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore.

- Italo Calvino - 




"È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa."

[Fight Club]








Quando non c'è più rimedio è inutile addolorarsi, perché si vede ormai il peggio che prima era attaccato alla speranza.
Piangere sopra un male passato è il mezzo più sicuro per attirarsi nuovi mali. Quando la fortuna toglie ciò che non può essere conservato, bisogna avere pazienza: essa muta in burla la sua offesa.
Il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro, ma chi piange per un dolore vano, ruba qualcosa a se stesso.

- William Shakespeare -
da Il mercante di Venezia






























Buona giornata a tutti :-)

www.leggoerifletto.it







domenica 9 febbraio 2020

Convivendo con gli altri – Paulo Coelho

Continui a stare nel deserto. 

– Perchè vive nel deserto? -

– Perchè non riesco a essere quello che desidero. 
Quando comincio a essere me stesso, le persone mi trattano con una falsa riverenza.
Quando sono autentico rispetto alla mia fede, allora è il momento che cominciano a dubitare.
Tutti credono di essere più santi di me, ma si fingono peccatori per paura di offendere la mia solitudine.
Cercano di dimostrare continuamente che mi considerano un santo. E così si trasformano in emissari del demonio, tentandomi con l’Orgoglio.


– Il suo problema non è tentare di essere chi è veramente, ma accettare gli altri come sono. E agendo così, è meglio che lei continui a stare nel deserto – disse il cavaliere allontanandosi.

- Paulo Coelho -



Sei tu

Mi spingi oltre i miei limiti
e sento di vivere appieno la mia stessa vita,
in te ho incontrato me stesso
e ho guardato oltre,
oltre ogni inimmaginabile limite.


Ho guardato nel profondo dei tuoi occhi
cercando di comprenderti
ma, ho visto tutto quello che di me
mai avrei voluto vedere.

Ho visto la mia fragilità e la mia insicurezza
i miei sensi di colpa e i miei complessi
le mie paure e la mia insofferenza
ho visto le mie tenebre e i miei demoni
allora, ho guardato ancora oltre
e nel profondo del mio cuore, un mare in tempesta,
un oceano immenso dove tuffarsi e perdersi
e lì nel profondo della mia anima ho compreso!

Ho provato piacere e orgoglio
nel capire quello che oggi provo
nel sapere chi oggi sono veramente
adesso so che amo le cose belle
so che amo tutto quello che la vita mi offre
e una di quelle sei tu.



- Paulo Coelho -
   Fonte: “Undici minuti” di Paulo Coelho


The Siren, 1888
  Edward Armitage (1817 – 1896)
  © Bridgeman Art Library / Leeds Museums and Galleries (City Art Gallery) U.K.




Buona giornata a tutti. :-)



martedì 4 febbraio 2020

La lamentela è contagiosa

Lo psicologo dottor Travis Bradberry, autore di “Intelligenza emotiva 2.0”, sostiene che i neuroni possono favorire le lamentele e portarci a una lamentela automatica. Quando facciamo qualcosa, i neuroni si ramificano per migliorare il flusso di informazioni la prossima volta che si verificherà quel comportamento. Il lavoro dei neuroni opera quindi come se stessimo costruendo un ponte. Non ha senso costruirlo ogni volta che attraversiamo un fiume. È meglio farlo una volta per tutte e fatto bene.

Succede questo quando ci lamentiamo o ascoltiamo delle lamentele. Per noi è molto più facile farlo di nuovo, e la lamentela diventa quindi qualcosa di automatico. Diventa la prima opzione, quello che faremo preferibilmente piuttosto che pensare in positivo. Lamentarsi diventerà il nostro comportamento predeterminato, e distruggerà la nostra chimica cerebrale come un virus difficile da controllare.

La lamentela è contagiosa come un virus. Ne sono responsabili i cosiddetti “neuroni specchio”, che sono la base della nostra capacità di provare empatia. Per questo, più si è empatici, più si sarà influenzati dallo stato d’animo di un’altra persona. Ascoltare lamentele è come la salute del fumatore passivo: non serve fumare per risentire dei gravi effetti del contatto con il tabacco.

Lamentele positive e lamentele negative?

Non per questo bisogna chiudersi in una bolla di egoismo e isolarsi dalle persone che soffrono.

Una cosa è ascoltare la sofferenza di una persona che ha davvero un problema, o le correzioni che può farci una persona che crede che abbiamo bisogno di sostegno in un aspetto della nostra vita, un’altra è ascoltare come una persona descrive costantemente il mondo a tinte fosche, come esprime incessantemente il suo pessimismo vitale.


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Parlare di difficoltà alla ricerca di una soluzione ha senso. E state tranquilli, perché ascoltare i problemi di un amico non vi priverà di alcuna parte importante del vostro ippocampo. Ve lo garantiamo. Di fatto, è molto positivo per stabilire rapporti e legami più solidi con le persone con cui condividiamo la vita.

Ciò non toglie che sia importante far capire a chi si lamenta costantemente che questa visione pessimista è negativa per la sua salute mentale. È bene evitare di lamentarsi e anche non trovarsi con chi vuole avere a che fare con voi solo per raccontarvi problemi o criticare continuamente il vostro comportamento.

L’immunità al virus della lamentela

Come proteggersi da un circolo vizioso di lamentele? Il dottor Travis Bradberry consiglia di sviluppare un atteggiamento di gratitudine. Il segreto è trovare per ogni pensiero negativo un pensiero positivo, cercando l’equilibrio.

Ad esempio, “Fa caldo, è un incubo, ma sono felice perché posso comprare un ventilatore che a questo mondo non tutti si possono permettere”.




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Un altro esempio: “Devo fare ancora una volta la dichiarazione dei redditi. La odio e non so come farla, ma sarebbe peggio se non avessi un lavoro e dovessi scrivere uno 0 in ogni casella”.

È proibito nascondere i pensieri negativi sotto al tappeto. Se la paura è forte e si ripete, a volte vale la pena di lavorare con un terapeuta, perché ignorare in modo irresponsabile la sofferenza mentale può provocare una depressione profonda. I problemi seri, poi, vanno semplicemente risolti, ed è importante chiedere aiuto.

Se le vostre lamentele sono però un riflesso con cui analizzate ogni elemento anche banale della realtà, il metodo di praticare la gratitudine è quello che fa per voi. Potete usarlo per ottenere felicità senza cercarla e migliorare seriamente la vostra salute fisica e mentale.


Buona giornata a tutti. :-)


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lunedì 3 febbraio 2020

Cominciare da se stessi - Martin Buber

Alcune persone eminenti di Israele erano un giorno ospiti di Rabbi Isacco di Worki. 
La conversazione cadde sull’importanza di un servitore onesto per la gestione di una casa: “Tutto volge al bene - dicevano - se si ha un buon servitore, come dimostra il caso di Giuseppe, nelle cui mani tutto prosperava”. 

Ma Rabbi Isacco non condivideva l’opinione generale. “Ero anch’io dello stesso avviso - disse - finché il mio maestro non mi dimostrò che in realtà tutto dipende dal padrone di casa. 
Da giovane, infatti, mia moglie era per me fonte di tribolazione, e pur essendo disposto a sopportare per quel che riguardava me stesso, mi facevano pena i servitori. 
Andai allora a consultare il mio maestro, Rabbi David di Lelow, e gli chiesi se dovevo oppormi o meno a mia moglie. 
"Perché ti rivolgi a me? - rispose - Rivolgiti a te stesso!"
Dovetti riflettere a lungo su queste parole prima di capirle, e le capii solo ricordandomi anche delle parole del BaalShem: 

‘Ci sono il pensiero, la parola e l’azione. Il pensiero corrisponde alla moglie, la parola ai figli, l’azione ai servitori. Tutto si volgerà al bene per chi saprà mettere in ordine le tre cose nel proprio spirito’. Allora compresi cosa avesse voluto dire il mio maestro: che tutto dipendeva da me”. 


Questo racconto tocca uno dei problemi più profondi e più seri della nostra vita: il problema della vera origine del conflitto tra gli uomini. 
Abbiamo l’abitudine di spiegare le manifestazioni del conflitto innanzitutto con i motivi che gli antagonisti riconoscono coscientemente come origine della disputa, oppure con le situazioni e i processi oggettivi che stanno alla base di questi motivi e nei quali le due parti sono implicate; un’altra pista è invece quella di procedere in modo analitico, cercando di esplorare i complessi inconsci, considerati allora come i danni organici di una malattia di cui i motivi evidenti rappresentano i sintomi. 

L’insegnamento chassidico si avvicina a quest’ultima concezione in quanto rimanda anch’esso la problematica della vita esteriore a quella della vita interiore. Ma ne differisce in due punti essenziali, uno di principio e l’altro, ancora più importante, di ordine pratico. 

La differenza di principio risiede nel fatto che l’insegnamento chassidico non tende a esaminare le difficoltà isolate dell’anima, ma ha di mira l’uomo intero. 
Non si tratta tuttavia di una differenza quantitativa, ma piuttosto della constatazione che il fatto di separare dal tutto elementi e processi parziali ostacola sempre la comprensione della totalità, e che solo la comprensione della totalità in quanto tale può comportare una trasformazione reale, una reale guarigione, innanzitutto dell’individuo e poi del rapporto tra questi e i suoi simili (o, per usare un paradosso: la ricerca del punto nodale sposta quest’ultimo e fa cosi fallire l’intero tentativo di superare la problematica). Questo non significa assolutamente che non si debbano prendere in considerazione tutti i fenomeni dell’anima; ma nessuno di essi dev’essere posto al centro dell’esame, al punto che tutto il resto possa esserne dedotto. E invece indispensabile considerare tutti i punti, e non in modo separato ma proprio nella loro connessione vitale. 
Quanto alla differenza pratica, consiste nel fatto che l’uomo, invece di essere trattato come oggetto dell’analisi, è sollecitato a “rimettersi in sesto”. 

Bisogna che l’uomo si renda conto innanzitutto lui stesso che le situazioni conflittuali che l’oppongono agli altri sono solo conseguenze di situazioni conflittuali presenti nella sua anima, e che quindi deve sforzarsi di superare il proprio conflitto interiore per potersi cosi rivolgere ai suoi simili da uomo trasformato, pacificato, e allacciare con loro relazioni nuove, trasformate. Indubbiamente, per sua natura, l’uomo cerca di eludere questa svolta decisiva che ferisce in profondità il suo rapporto abituale con il mondo: allora ribatte all’autore di questa ingiunzione - o alla propria anima, se è lei a intimargliela - che ogni conflitto implica due attori e che perciò, se si chiede a lui di risalire al proprio conflitto interiore, si deve pretendere altrettanto dal suo avversario. Ma proprio in questo modo di vedere - in base al quale l’essere umano si considera solo come un individuo di fronte al quale stanno altri individui, e non come una persona autentica la cui trasformazione contribuisce alla trasformazione del mondo - proprio qui risiede l’errore fondamentale contro il quale si erge l’insegnamento chassidico. 



Cominciare da se stessi: ecco l’unica cosa che conta. 
In questo preciso istante non mi devo occupare di altro al mondo che non sia questo inizio. Ogni altra presa di posizione mi distoglie da questo mio inizio, intacca la mia risolutezza nel metterlo in opera e finisce per far fallire completamente questa audace e vasta impresa. 
Il punto di Archimede a partire dal quale posso da parte mia sollevare il mondo è la trasformazione di me stesso. 
Se invece pongo due punti di appoggio uno qui nella mia anima e l’altro là, nell’anima del mio simile in conflitto con me, quell’unico punto sul quale mi si era aperta una prospettiva, mi sfugge immediatamente. 

Cosi insegnava Rabbi Bunam: “I nostri saggi dicono: ‘Cerca la pace nel tuo luogo’. 
Non si può cercare la pace in altro luogo che in se stessi finché qui non la si è trovata. 
E detto nel salmo: ‘Non c’è pace nelle mie ossa a causa del mio peccato”. Quando l’uomo ha trovato la pace in se stesso, può mettersi a cercarla nel mondo intero”. 
Ma il racconto che ho preso come punto di partenza non si accontenta di indicare la vera origine dei, conflitti esterni e di attirare l’attenzione sul conflitto interiore in modo generico. L’affermazione del Baal-Shem che vi si trova citata ci precisa anche esattamente in cosa consiste il conflitto interiore determinante. 
Si tratta del conflitto fra tre principi nell’essere e nella vita dell’uomo: il principio del pensiero, il principio della parola e il principio dell’azione. 
Ogni conflitto tra me e i miei simili deriva dal fatto che non dico quello che penso e non faccio quello che dico. 
In questo modo, infatti, la situazione tra me e gli altri si ingarbuglia e si avvelena sempre di nuovo e sempre di più; quanto a me, nel mio sfacelo interiore, ormai incapace di controllare la situazione, sono diventato, contrariamente a tutte le mie illusioni, il suo docile schiavo. Con la nostra contraddizione e la nostra menzogna alimentiamo e aggraviamo le situazioni conflittuali e accordiamo loro potere su di noi fino al punto che ci riducono in schiavitù. Per uscirne c’è una sola strada: capire la svolta - tutto dipende da me - e volere la svolta - voglio rimettermi in sesto. Ma per essere all’altezza di questo grande compito, l’uomo deve innanzitutto, al di là della farragine di cose senza valore che ingombra la sua vita, raggiungere il suo sé, deve trovare se stesso, non l’io ovvio dell’individuo egocentrico, ma il sé profondo della persona che vive con il mondo. E anche qui tutte le nostre abitudini ci sono di ostacolo. 

Vorrei concludere questa riflessione con un divertente aneddoto antico ripreso da uno zaddik. 
Rabbi Hanoch raccontava: “C’era una volta uno stolto così insensato che era chiamato il Golem. Quando si alzava al mattino gli riusciva cosi difficile ritrovare gli abiti che alla sera, al solo pensiero, spesso aveva paura di andare a dormire. Finalmente una sera si fece coraggio, impugnò una matita e un foglietto e, spogliandosi, annotò dove posava ogni capo di vestiario. Il mattino seguente, si alzò tutto contento e prese la sua lista: ‘Il berretto: là’, e se lo mise in testa; ‘I pantaloni: lì, e se li infilò; e così via fino a che ebbe indossato tutto. 
‘Si, ma io, dove sono? - si chiese all’improvviso in preda all’ansia - Dove sono rimasto?’. Invano si cercò e ricercò: non riusciva a trovarsi. Cosi succede anche a noi”, concluse il Rabbi.


Buona giornata a tutti. :-)


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