lunedì 22 maggio 2017

Preghiera per gli sposi - Santa Rita da Cascia, 22 maggio 2017

Subito dopo la morte, santa Rita da Cascia era già venerata come protettrice dalla peste, probabilmente per il fatto di essersi dedicata in vita alla cura degli appestati, senza contrarre mai la malattia. Fu questo uno dei motivi, forse il primo, a farle ottenere popolarmente l’epiteto di Santa degli impossibili.

Preghiera a Santa Rita per una causa impossibile

Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso di essere esaudito. 
Libera, ti prego, il mio povero cuore dalle angustie che l’opprimono e ridona la calma al mio spirito, ricolmo di affanni.
Tu che fosti prescelta da Dio per avvocata dei casi più disperati, impetrami la grazia che ardentemente ti chiedo 
[chiedere la grazia che si desidera].
Se sono di ostacolo, al compimento dei miei desideri, le mie colpe, ottienimi da Dio la grazia del ravvedimento e del perdono mediante una sincera confessione.
Non permettere che più a lungo io sparga lacrime di amarezza.
O santa della spina e della rosa, premia la mia grande speranza in te, e dovunque farò conoscere le grandi tue misericordie verso gli animi afflitti.
O Sposa di Gesù Crocifisso, aiutami a ben vivere e a ben morire. Amen. 



Preghiera per gli sposi

O’ gloriosa Santa Rita, 
Ottienici dal Signore la forza necessaria 
per mantenerci fedeli a Dio e verso di noi.
Prenditi cura delle nostre persone, 
benedici il nostro cammino, 
perché tutto torni a gloria di Dio 
e a nostro comune vantaggio.
Nulla mai turbi la nostra concordia. 
Sia prospera la nostra casa, o
Santa Rita; l’assistano gli angeli della
pace, l’abbandoni ogni maligna discordia, 
vi regni sovrana la carità,
e non venga mai meno quell’amore 
che unisce due cuori, che lega
due anime redente dal Sangue purissimo di Gesù.
Amen



Tanti auguri a Laura e Marco che oggi festeggiano i tredici anni di matrimonio e buona giornata a tutti. :-)

domenica 21 maggio 2017

Preghiera alla Madonna di Czestochowa

 O chiaramontana, Madre della Chiesa,
  con i cori degli angeli e i nostri santi patroni,
  umilmente ci prostriamo presso il tuo trono.
  Da secoli Tu risplendi
  di miracoli e di grazie qui ad Jasna Gòra,
  sede della tua misericordia.

  Guarda i nostri cuori,
  che ti presentano l'omaggio di venerazione e di amore.
  Risveglia dentro di noi il desiderio della santità;
  formaci veri apostoli di fede;
  rinforza il nostro amore verso la Chiesa.

  Ottienici questa grazia che tanto desideriamo...

  O Madre dal volto sfregiato,
  nelle tue mani depongo me stesso e tutti i miei cari.
  In Te confido;
  conto sulla tua intercessione presso Tuo Figlio.
  A gloria della Santissima Trinità.
  Amen.

  Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria.

  Sotto la tua protezione, noi ci rifugiamo,
  o Santa Madre di Dio;
  e guarda a noi che siamo nella necessità.
  Nostra Signora della montagna luminosa,


  Prega per noi.



La città di Czestochowa si adagia a ventaglio su di un falso piano, bagnata dal fiume Warta, lungo la strada che da Katavice porta a Varsavia. 
È uno dei più importanti centri di culto, e i suoi pellegrinaggi hanno tradizioni che risalgo­no al Trecento.
Il santuario di Jasna Gora si trova sopra una collina di bian­che rocce, nella parte occidentale della città. Per questo ha preso il nome di Jasna Gora, che vuol dire: "Montagna Luminosa". 
II dipinto della Madonna ha una storia complessa. La tradi­zione narra che sia stato realizzato da San Luca su di un legno che formava il tavolo adoperato per la preghiera e per il cibo dalla sacra famiglia. 
L'evangelista avrebbe com­posto a Gerusalemme due quadri allo scopo di tramandare l'incomparabile bellezza di Maria.
Uno di essi, arrivato in Italia, tuttora è oggetto di culto a Bologna, mentre il secondo, dapprima fu portato a Costantinopoli e deposto in un tempio dall'imperatore Costantino. Successivamente fu donato al principe russo Leone, che prestava servizio nell'esercito romano. Egli trasferì l'inestimabile reliquia in Russia dove, per numerosi miracoli, fu intensamente vene­rata.
Nel corso della guerra intrapresa da Casimiro il Grande, il quadro fu nascosto nel castello di Beltz e finalmente affi­dato ai principe di Opole. Questi, alla vigilia di una dura battaglia contro le truppe tartare e lituane che assediavano Beltz, aveva invocato la sacra immagine e, dopo la sospira­ta vittoria, indicò Maria come Madre e Regina. Si racconta che durante l'assedio un tartaro ferisse con una freccia il bellissimo volto della Vergine dalla parte destra e che, dopo la sacrilega profanazione, una fittissima nebbia, sorta d'improvviso, mettesse in difficoltà gli assedianti. 
Il principe, approfittando del momento, si gettò con le trup­pe contro il nemico e lo sconfisse. Altri documenti assicurano che, terminata l'amministrazione del principe Ladislao nella Russia, il quadro fu caricato su di un carro con l'intenzione di portarlo nella Slesia ma, con lo stupore di tutti, i cavalli, anche sferzati, non si muo­vevano. Il principe allora ordinò di attaccarne di nuovi, senza però ottenere alcun risultato. Sconvolto, si inginoc­chiò a terra e promise di trasferire la venerata effigie sul colle di Czestochowa nella piccola chiesa di legno. Questi avrebbe poi innalzato una basilica nel medesimo luogo ad onore di Dio onnipotente, della Vergine Maria e di tutti i Santi e, contemporaneamente, realizzato un convento per i frati paolini.
Afferma l'unica cronaca che solo allora i cavalli si misero in viaggio e la miracolosa icona, con grande gioia di tutti, fu deposta nella piccola chiesa di Jasna Gora dove divenne famosa per le numerose grazie.
La storia della taumaturga immagine della Madonna di Czestochowa è stata tramandata da un antico manoscritto, la cui copia del 1474 è custodita nelle raccolte dell'archivio di Jasna Gora.


Buona giornata a tutti. :-)






sabato 20 maggio 2017

La Sua, la nostra Messa - Chiara Lubich

Se tu soffri e il tuo soffrire è tale
che t’impedisce ogni attività,
ricordati della Messa.

Nella Messa Gesù,
oggi come allora,
non lavora, non predica:

Gesù si sacrifica per amore.

Nella vita si possono fare tante cose,
dire tante parole,
ma la voce del dolore,
magari sorda e sconosciuta agli altri,
del dolore offerto  per amore,
è la parola più forte,
quella che ferisce il Cielo.

Se tu soffri,
immergi il tuo dolore nel Suo.

Dì la tua Messa
e se il mondo non comprende
non ti turbare.

Basta ti capiscano Gesù, Maria, i santi.

Vivi con Loro
e lascia scorrere il tuo sangue
a beneficio dell’umanità:
come Lui!

La Messa!

Troppo grande per essere capita!

La Sua, la nostra Messa.

- Chiara Lubich -




Il tempo mi sfugge veloce,
accetta la mia vita, Signore!
Nel cuore ti tengo, è il tesoro
che deve informare le mie mosse.
Tu seguimi, guardami, è tuo
l’amare: gioire e patire.
Nessun raccolga un sospiro.
Nascosta nel tuo tabernacolo
vivo, lavoro per tutti.
Il tocco della mia mano sia tuo,
sol tuo l’accento della mia voce.
In questo mio cencio, il tuo amore
ritorni nel mondo riarso
con l’acqua, che sgorga abbondante
dalla tua piaga, Signore!
Rischiari, divina Sapienza
l’oscura mestizia di tanti,
di tutti. Maria vi risplenda.

- Chiara Lubich -



Non c'è cristiano senza la croce. 
Se non portiamo la nostra croce non possiamo seguire Gesù che sale al Calvario portando la sua croce. 
La croce è la radice della carità. 
Con essa abbiamo una vita solida, ben piantata, protetta contro le tempeste. Con essa si cammina sicuri. 
Due grandi amori deve possedere il nostro cuore: Maria come punto d'arrivo e la croce come mezzo per essere un'altra lei nel mondo, e adempiere i disegni di Dio. 

- Chiara Lubich -





Buona giornata a tutti. :-)

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venerdì 19 maggio 2017

Un giorno sarai uno dei due... - John Powell

Quando ero un giovane seminarista, ricordo di essermi recato in infermeria una sera (sinceramente non ne rammento il motivo). 
Mentre il frate infermiere stava rimboccando le coperte per la notte a due preti costretti a letto, io ero nel corridoio buio e assistetti a tutta la scena. 
Mentre rimboccava le coperte al primo prete, tirandogliele sotto il mento, l'anziano lo rimbrottò adirato: "Togli la tua faccia dalla mia fratello". 
II povero frate andò in silenzio nell'altra stanza dal secondo prete. 
II prete rispose con gratitudine: "Oh, fratello, sei così buono con noi. Stasera, prima di dormire, dirò una preghiera particolare solo per te". 
Lì, nel corridoio buio, fui colpito da un'improvvisa consapevolezza. 
Un giorno io sarei stato uno di quei due vecchi preti. La piena consapevolezza era questa: io stavo già esercitandomi per quel momento. Quando si invecchia, le abitudini prendono il sopravvento. 
I vecchi eccentrici si esercitano tutta la vita a essere eccentrici. 
I vecchi santi si esercitano tutta la vita a essere santi.

La vecchiaia è come un conto in banca.
Ritiriamo alla fine quanto vi abbiamo depositato durante tutta la vita...

- John Powell - 



«Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo» (Libro di Giobbe 29,15)

Nel discorso di Giobbe che contiene le parole «io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo», si evidenzia la dimensione di servizio ai bisognosi da parte di quest'uomo giusto, che gode di una certa autorità e ha un posto di riguardo tra gli anziani della città. 
La sua statura morale si manifesta nel servizio al povero che chiede aiuto, come pure nel prendersi cura dell'orfano e della vedova (vv.12-13).
Quanti cristiani anche oggi testimoniano, non con le parole, ma con la loro vita radicata in una fede genuina, di essere "occhi per il cieco" e "piedi per lo zoppo"! 
Persone che stanno vicino ai malati che hanno bisogno di un'assistenza continua, di un aiuto per lavarsi, per vestirsi, per nutrirsi. 
Questo servizio, specialmente quando si prolunga nel tempo, può diventare faticoso e pesante. 
È relativamente facile servire per qualche giorno, ma è difficile accudire una persona per mesi o addirittura per anni, anche quando essa non è più in grado di ringraziare. 
E tuttavia, che grande cammino di santificazione è questo! 
In quei momenti si può contare in modo particolare sulla vicinanza del Signore, e si è anche di speciale sostegno alla missione della Chiesa.

- Papa Francesco -
Messaggio per la 23a Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio 2015)


Signore, la nostra la chiamano la terza età.
Dopo le tappe della scuola dell’obbligo ed anche più in su; dato che non abbiamo più molte forze, la scuola da noi scelta è la preghiera: personale e comunitaria, offerta per il bene dei fratelli.
Siamo dei rincalzi che ce la mettono tutta perché la prima linea avanzi vittoriosa nel Tuo nome; speriamo, col Tuo aiuto, di giungere preparati all’esame finale.
Il nostro libro di testo è il Vangelo, non solo letto, ma vissuto con Te giorno per giorno sulla croce delle nostre miserie e dei nostri acciacchi.
Noi della “Terza Età”, lasciata la fatica del nostro quotidiano lavoro, nella quiete della casa o altrove, abbiamo a disposizione un gran spazio di tempo: non sciupiamolo nella noia o in futili spassi o in vane chiacchiere o brontolii.
Il modo migliore per vivere proficuamente questo tempo libero è quello di dedicarsi a te, o mio Dio, nella preghiera.

- Ferdinando Baj -
Fonte: Breviario della terza età, Sacerdote Ferdinando Baj, Ed. Salcom, gennaio 1989

giovedì 18 maggio 2017

Aiutami a dire di sì - Padre Michel Quoist

Ho paura di dire di sì, o Signore. Dove mi condurrai?
Ho paura di avventurarmi, ho paura di firmare in bianco,
ho paura del sì che reclama altri sì.
Eppure non sono in pace.
Mi insegui, o Signore, sei in agguato da ogni parte.
Cerco il rumore perché temo di sentirTi, ma Ti infiltri in un silenzio.
Fuggo dalla via perché Ti ho intravisto, ma mi attendi quando giungo in fondo alla strada.
Dove mi potrei nascondere?
Ovunque T’incontro: non è dunque possibile sfuggirti!
… Ma ho paura di dire di sì, o Signore

Ho paura di darTi la mano, Tu la tieni nella Tua.
Ho paura di incontrare il tuo sguardo, Tu sei un seduttore.
Ho paura della tua esigenza, Tu sei un Dio geloso.
Sono braccato, ma mi nascondo.
Sono prigioniero, ma mi dibatto, e combatto sentendomi vinto.
Perché Tu sei il più forte, o Signore, Tu possiedi il Mondo e me lo sottrai.
Quando tendo le mani per cogliere persone e cose, esse svaniscono ai miei occhi.
Non è una cosa allegra, Signore, non posso prendere nulla per me.
Avvizzisce tra le mie dita il fiore che raccolgo, muore sulle mie labbra il sorriso che abbozzo,
mi lascia ansante ed inquieto il valzer che ballo.
Tutto mi sembra vuoto, tutto mi sembra vano, hai creato il deserto intorno a me.
E ho fame, e ho sete.
Non mi potrebbe saziare il Mondo intero.
Eppure Ti amavo, o Signore; che Ti ho dunque fatto?
Per Te lavoravo, per Te mi spendevo.
O gran Dio terribile, che vuoi dunque ancora?
Piccolo, voglio di più per te e per il Mondo.
Prima conducevi la tua azione, ma io non so che farmene.
Mi invitavi ad approvarla, m’invitavi a sostenerla, volevi interessarmi al tuo lavoro.
Ma vedi, piccolo, invertivi le parti.
Ti ho seguito con gli occhi, ho veduto la tua buona volontà, ora Io voglio di più per te.
Non farai più la tua azione, ma la volontà del tuo Padre celeste.
Dì: “sì”, piccino.
Ho bisogno del tuo sì, così come ho avuto bisogno del sì di Maria per venire sulla terra, 
perché Io debbo essere nel tuo lavoro,
Io debbo essere nella tua famiglia,
Io debbo essere nel tuo quartiere, e non devi esserci tu.
Il Mio sguardo penetra e non il tuo,
la Mia parola trasporta e non la tua,
la Mia vita trasforma e non  la tua.
Dammi tutto, abbandonami tutto.
Ho bisogno del tuo sì per sposarti e scendere sulla terra.
Ho bisogno del tuo sì per continuare a salvare il Mondo!

O Signore, ho paura della Tua esigenza, ma chi Ti può resistere?
Affinché venga il Tuo regno e non il mio,
affinché sia fatta la tua volontà e non la mia, aiutami a dire di SÌ.


- Padre Michel Quoist -



Fa', o Signore, che non perda mai il senso del sorprendente.
Concedimi il dono dello stupore! Donami occhi rispettosi del tuo creato, occhi attenti, occhi riconoscenti. Signore, insegnami a fermarmi: l'anima vive di pause; insegnami a tacere:solo nel silenzio si può capire ciò che è stato concepito in silenzio.
Ovunque hai scritto lettere: fa' che sappia leggere la tua firma dolce nell'erba dell'aiuola pettinata, la tua firma forte nell'acqua del mare agitata.  Hai lasciato le tue impronte digitali: fa' che sappia vederle  nei puntini delle coccinelle, nel brillio delle stelle. Tutto è tempio, tutto è altare!
Rendimi, Signore, disponibile alle sorprese: comprenderò la liturgia pura del sole, la liturgia mite del fiore;sentirò che c'è un filo conduttore  in tutte le cose......e salirà il voltaggio dell'anima. Amen

- Padre Michel Quoist -


Buona giornata a tutti. :-)





mercoledì 17 maggio 2017

Dalla "comunità per me" a "io per la comunità" - Jean Vanier

Una comunità non è tale che quando la maggioranza dei mem­bri sta facendo il passaggio da "la comunità per me" a "io per la comunità", cioè quando il cuore di ognuno si sta aprendo ad ogni membro, senza escludere nessuno. 
E il passaggio dall'egoi­smo all'amore, dalla morte alla resurrezione: è la pasqua, il pas­saggio del Signore, ma anche il passaggio da una terra di schia­vitù a una terra promessa, quella della liberazione interiore.

La comunità non è coabitazione, perché questo è una caser­ma o un albergo. Non è una squadra di lavoro e ancor meno un nido di vipere! 
E quel luogo in cui ciascuno, o piuttosto la mag­gioranza (bisogna essere realisti!) sta emergendo dalle tenebre dell'egoismo alla luce dell'amore vero.

L'amore non è né sentimentale né un'emozione passeggera. 
E' una attenzione all'altro che a poco a poco diviene impegno, riconoscimento di un legame, di un'appartenenza vicendevo­le. 
E' ascoltare l'altro mettersi al suo posto, capirlo, interessar­sene. 
E' rispondere alla sua chiamata e ai suoi bisogni più profondi. 
E' compatirlo, soffrire con lui, piangere quando piange, rallegrarsi quando si rallegra. 
Amare vuol dire anche essere felici quando l'altro è lì, tristi quando è assente; è resta­re vicendevolmente uno nell'altro, prendendo rifugio uno nel­l' altro. "L'amore è una potenza unificatrice", dice Dionigi l'Areopagita.

Se l'amore è essere teso verso l'altro, è anche e soprattutto ten­dere entrambi verso le stesse realtà; è sperare e volere le stesse cose; è partecipare della stessa visione, dello stesso ideale.

 - Jean Vanier -
Fonte: “ La comunità luogo del perdono e della festa”




Quando devi fare un muro di pietre, devi prenderle una per una e lavorarle per bene. Se riesci a squadrarle bene, ci vuole meno calce per farle combaciare. 
La calce che ci tiene insieme è la carità.
Se ognuno rimane con gli spigoli che ha, ci vuole molta più calce per tenerci insieme. Se lavoriamo su noi stessi cercando di smussare gli spigoli, ci vuole meno fatica per farci stare uniti.


"Carissimi, stringendovi a Cristo, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale." (1 Pt 2,4-5)





Una volta ho sentito un detto bello: "Non c'è santo senza passato, e non c'è peccatore senza futuro!". La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore, bisognosi del suo perdono.


- Papa Francesco -
Udienza generale del 13 aprile 2016


Buona giornata a tutti. :-)




lunedì 15 maggio 2017

Preghiera alla madre - Umberto Saba

Madre che ho fatto
soffrire
(cantava un merlo alla finestra, il giorno...
abbassava, sì acuta era la pena
che morte a entrambi io mi invocavo)
madre
ieri in tomba obliata, oggi rinata
presenza,
che dal fondo dilaga quasi vena
d’ acqua, cui dura forza reprimeva,
e una mano le toglie abile o incauta
l’impedimento;
presaga gioia io sento
il tuo ritorno, madre mia che ho fatto,
come un buon figlio amoroso, soffrire.
Pacificata in me ripeti antichi
moniti vani. E il tuo soggiorno un verde
giardino io penso, ove con te riprendere
può a conversare l’ anima fanciulla,
inebriatasi del tuo mesto viso,
sì che l’ ali vi perda come al lume
una farfalla. È un sogno
un mesto sogno; ed io lo so. Ma giungere
vorrei dove sei giunta, entrare dove
tu sei entrata
— ho tanta
gioia e tanta stanchezza! —
farmi, o madre,
come una macchia della terra nata,
che in sé la terra riassorbe ed annulla.

- Umberto Saba -

Dipinto : Mario Sorcinelli


“Adoro le persone che si prendono per mano. 
Che sia una mamma che prende la mano del suo bambino per attraversare la strada, che sia un uomo che prende la mano della sua fidanzata per avvicinarla a sé, che sia un amico che ti stringe la mano per darti conforto. 
E’ uno dei gesti d’amore più belli… vuol dire: “Non ti mollo, ci sono io con te.” 


Quando, per giorni e settimane, la mamma parla e sorride al suo figlio neonato, arriva il giorno in cui il bambino risponde alla madre con il primo sorriso. Questo giorno dovrebbe essere festeggiato come un salto di qualità della relazione tra il figlio e la madre. Questo è ciò che Dio fa con l'uomo, con noi. È sempre lui che prende l'iniziativa e ci sorride nel suo amore. Dio non si stanca se noi rimaniamo a lungo indifferenti, ma forse un giorno, toccati dalla sua grazia, rispondiamo anche noi con il primo sorriso. Così la gioia di Dio si compie.

- Hans Urs von Balthasar - 


Buona giornata a tutti. :-)