Visualizzazione post con etichetta Natale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Natale. Mostra tutti i post

mercoledì 25 dicembre 2019

La mangiatoia è simbolo della povertà di tutti i tempi! - don Tonino Bello

 Andiamo fino a Betlemme,
come i pastori.
L'importante è muoversi.
E se invece di un Dio glorioso,
ci imbattiamo nella fragilità
di un bambino,
non ci venga il dubbio di aver
sbagliato il percorso.
Il volto spaurito degli oppressi,
la solitudine degli infelici,
l'amarezza di tutti gli
uomini della Terra,
sono il luogo dove Egli continua
a vivere in clandestinità.
A noi il compito di cercarlo.
Mettiamoci in cammino senza paura.

(don Tonino Bello)                                                                                                                                                       

La mangiatoia è simbolo della povertà di tutti i tempi; vertice, insieme alla croce, della carriera rovesciata di Dio, che non trova posto quaggiù. 
È inutile cercarlo nei prestigiosi palazzi del potere dove si decidono le sorti dell’umanità: non è lì. È vicino di tenda dei senza casa, dei senza patria, di tutti coloro che la nostra durezza di cuore classifica come intrusi, estranei, abusivi. 
La mangiatoia, però, è anche il simbolo del nostro rifiuto: 
«È venuto nella sua casa, ma i suoi non lo hanno accolto». 
È l’epigrafe della nostra non accoglienza. 
La greppia di Betlemme interpella, in ultima analisi, la nostra libertà. 
Gesù non compie mai violazioni di domicilio: bussa e chiede ospitalità in punta di piedi. 
Possiamo chiudergli la porta in faccia. 
Possiamo, cioè, condannarlo alla mangiatoia: che è un atteggiamento gravissimo nei confronti di Dio. Sì, è molto meno grave condannare alla croce, che condannare alla mangiatoia. 
Se però gli apriremo con cordialità la nostra casa e non rifiuteremo la sua inquietante presenza, ha da offrirci qualcosa di straordinario: il senso della vita, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la gioia del servizio, lo stupore della vera libertà, la voglia dell’impegno. 
Lui solo può restituire al nostro cuore, indurito dalle amarezze e dalle delusioni, rigogli di nuova speranza.

di Don Tonino Bello



Trasportiamoci alla mangiatoia di Betlemme e là, davanti a Dio che si è fatto così piccolo, prendiamo una grande lezione di umiltà. 
«Imparate da me che so­no mite e umile di cuore”. 
«Se non vi farete simili a questi piccoli, non entrerete nel regno dei cieli». 
«Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato». 
Ec­co le parole di Gesù. 
La porta dei cieli è nascosta, es­sa è molto piccola e bassa; solo le anime umili vi pos­sono passare. 
L’umiltà è la sorgente delle grazie. 
Dio colma di fa­vori colui che si reputa vile e miserabile. 
L’umiltà è la certezza di vedere esaudite le nostre preghiere. 
All’anima che prega umilmente, Gesù apre il suo cuore e ne lascia uscire i suoi doni, le sue grazie, le sue benedizioni. Pensate alla preghiera del pubblicano. 
Essere umili significa essere molto amati da Gesù. 
I superbi non sono amati. Possiamo comprendere ciò considerando l’antipatia che c’ispirano le persone altezzose e piene di sé. 
Il mondo non le può sopportare e le critica. Neppure Dio le può amare! 
Dunque, umiliarsi in tutte le cose, umiliarsi veden­do i propri difetti, invece di rammaricarsi di se stessi, riconoscere la propria debolezza e il proprio nulla.

- S. Elisabetta della Trinità - 




"Fortunati i pastori, diciamo,
eppure nulla abbiamo da invidiare,
poiché la stessa loro fortuna è la nostra,
Lo stesso Gesù che fu visitato dai pastori
si trova qui nel tabernacolo...
e non vi è cosa più gradita
che possiamo fargli
che andare spesso a visitarlo".

- Don Bosco - 


"Sei tu, divino Bambino di Betlemme,
che ci salvi, liberandoci dal peccato.
Sei tu il vero e unico Salvatore,
che l'umanità spesso cerca a tentoni.
Dio della pace, dono di pace per l'intera umanità,
vieni a vivere nel cuore
di ogni uomo e di ogni famiglia.
Sii tu la nostra pace e la nostra gioia!"

- san Giovanni Paolo II, papa -



"Nella notte 


più buia dell'anno,
nella grotta 
più oscura della terra,
nei momenti più cupi dell'esistenza,
lì nasce la luce."

Buon Natale cari amici ed amiche che mi seguite da così tanto tempo.
Buon Natale di Nostro Signore Gesù Cristo
a tutte le persone di buona volontà!!
Buon Natale!

- stefania - 



martedì 24 dicembre 2019

Un'educazione davvero speciale - Ezio Risatti sdb

La famiglia di Nazareth rappresenta, per i cristiani, una realtà e un modello cui ispirarsi per dar vita a legami d'affetto, d'amore e di comprensione capaci di rafforzarsi e rinnovarsi di giorno in giorno.
Forse non tutti sanno che la domenica che separa il Natale dall'Epifania la Chiesa è solita festeggiare la famiglia che per ogni cristiano rappresenta il modello cui ispirarsi: quella di Nazareth, formata da Gesù, Maria e Giuseppe. Un nucleo famigliare in cui ciascun componente si dimostra all'altezza del proprio ruolo e in cui i legami d'affetto, d'amore e di comprensione sembrano rafforzarsi e rinnovarsi di giorno in giorno. 
Una famiglia senza dubbio speciale, investita di una missione unica e irripetibile per il destino dell'umanità, che pare mettere in pratica una serie di comportamenti virtuosi alla portata di tutte le famiglie ma non di rado sottovalutati.
La forza silenziosa dell'esempio
Persone semplici e concrete, Maria e Giuseppe sembrano consapevoli del fatto che la forza silenziosa dell'esempio sia infinitamente più potente e persuasiva della sovrabbondanza, non di rado vuota e ridondante, delle parole. 
È per questo che - secondo quanto riferisce la tradizione - per trasmettere al piccolo Gesù valori importanti quali svolgere con impegno il proprio dovere o dedicare tempo ed energie a chi ne ha bisogno non si dilungano in "prediche" ma li vivono concretamente ogni giorno. 
E non cominciano a farlo dal giorno in cui Gesù vede la luce nella grotta di Betlemme ma assai prima, come dimostrano la perizia e la cura che hanno reso Giuseppe uno dei falegnami o dei carpentieri più richiesti e apprezzati dai suoi concittadini (il termine greco "tektòn", usato da Matteo nel versetto cinquantacinque del tredicesimo capitolo del suo Vangelo, designa entrambe le professioni). 
O la decisione di Maria di allontanarsi dalla casa dei genitori per mettersi in viaggio e raggiungere la cugina Elisabetta, in dolce attesa, per aiutarla a svolgere le faccende domestiche, come testimonia il primo capitolo del Vangelo di Luca.
L'educazione alla concretezza ha senza dubbio "radici" divine, ed è quella che - come narra Matteo nel settimo capitolo del suo Vangelo - spinge Gesù a ripetere, con sfumature diverse, nel corso della sua predicazione: "Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli".
Declinare il linguaggio dell'amorevolezza
Un altro elemento che sembra emergere sfogliando le pagine dei Vangeli di Matteo e di Luca - i soli a raccontare, per sommi capi, l'infanzia e l'adolescenza di Gesù - è che nella famiglia di Nazareth non si urla, non si insulta e non si alzano le mani.
Come pedagoghi di razza, Maria e Giuseppe crescono Gesù servendosi di tre "ingredienti" irrinunciabili: la dolcezza, l'amorevolezza e l'autorevolezza. 
Per aiutare Gesù ad ambientarsi e a orientarsi nella realtà che lo circonda Maria e Giuseppe sono propositivi, non usano minacce o parole offensive e men che mai ricorrono a scatti d'ira o a gesti violenti. 
Sono consapevoli che la dolcezza, accompagnata dalla fermezza, è lo strumento più potente per educare e indicare in modo semplice e intuitivo la strada giusta da percorrere.
Dolcezza, amorevolezza e autorevolezza rappresentano - infatti - una costante di Gesù nell'approccio con gli uomini e con le donne che incrocia sul proprio cammino, come dimostra l'incontro con l'adultera narrato nell'ottavo capitolo del Vangelo di Giovanni. 
Rimasto solo con lei, dopo che gli scribi e i farisei si sono allontanati perché nessuno si è sentito di condannarla scagliando contro di lei la prima pietra, le dice: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più". 
Una frase che trabocca di dolcezza e di amorevolezza nel rifiuto di condannare ma che esorta, con autorevolezza, a inaugurare un modo di vivere nuovo e il più possibile lontano dal peccato.

- Ezio Risatti sdb -


Dio non è lontano da noi, sconosciuto, enigmatico, forse pericoloso. 
Dio è vicino a noi,  così vicino che si fa bambino, e noi possiamo dare del “tu” a questo Dio. 

- papa Benedetto XVI -

Questo Natale
    apra il nostro cuore e il nostro spirito
    al canto degli angeli di Betlemme:
    “Gloria a Dio nel più alto dei cieli”.
Questo Natale
    ci ricordi la nostra vocazione
    di testimoni e messaggeri di Gesù,
    Principe della pace.
Questo Natale
    ci impegni a render grazie a Dio
    per i suoi doni meravigliosi
    e a condividere ciò che
    noi riceviamo dalle sue mani.
Questo Natale
    ci insegni a perdonare senza stancarci
    e a vedere nei nostri nemici
    dei fratelli amati da Dio.
Questo Natale,
    ci faccia rassomigliare a Gesù,
    vincitore di ogni tentazione,
    forte dinanzi allo spirito del male.
Questo Natale
    ci renda raggianti di gioia,
    perché accogliamo fra noi
    il Figlio prediletto del Padre.

Nella notte di Betlemme si è levato un inno di gioia e di pace. Tu che ci ami così come siamo, guarda i nostri cuori e convertili alla comunione perché piccole o grandi cose non ostacolino la nostra ricerca di bene.


Oggi su noi tutti splende la luce:
è nato per noi il Signore,
Dio onnipotente è il suo nome,
principe della pace.
Il suo regno non avrà mai fine.
La gioia è dentro i nostri cuori
e illumina i nostri volti:
nel tuo volto, bambino Gesù,
vediamo il sorriso ed il volto di Dio
che viene a portarci la gioia e la pace.
L’amore è dentro i nostri cuori
e ci rende generosi:
nelle tue mani, bambino Gesù,
vediamo Dio che si protende verso di noi
e ci abbraccia con infinito amore.
La pace è dentro i nostri cuori
e ci rende pieni di gioia di vivere:
nella tua culla, bambino Gesù,
vediamo Dio che vuole abitare tra noi
per far crescere la pace nel mondo.



Carissimi amici ed amiche che mi seguite da così tanto tempo
un felice e soprattutto sereno Natale a tutti voi e alle vostre famiglie :-)






lunedì 23 dicembre 2019

Gesù Bambino è il dono di Natale - Cardinale Carlo Maria Martini

Si legge in un racconto che un giorno Gesù tornò visibilmente sulla terra: era Natale e c'erano molti bambini riuniti per una festa. Gesù si presentò in mezzo a loro che lo riconobbero e lo acclamarono.
Poi, uno di loro, cominciò a chiedere che dono Gesù avesse portato e a poco a poco tutti i bambini gli chiesero dove fossero i doni.
Gesù rispondeva e allargava le braccia.

Finalmente un bambino disse: «Vedete che non ci ha portato niente? Allora è vero ciò che dice mio papà: che la religione non serve a niente, non ci dà niente, non ha nessun regalo per noi!».
Ma un altro bambino replicò: «Gesù, allargando le braccia, vuol dire che ci porta se stesso, che è lui il dono, è lui che si dona a noi come fratello, come Figlio di Dio per farci tutti figli di Dio come lo è lui»".

- Cardinale Carlo Maria  Martini -


La letterina a Gesù Bambino, come dimenticare questo gesto bellissimo di speranza e di sogni dei bimbi? Loro sono il nostro futuro, devono sognare sempre.
Mentre cerchiamo di insegnare ai nostri figli tutto sulla vita, i nostri figli ci insegnano che la vita è tutto.

- Angela Schwindt -



Hanno rubato Gesù bambino

Gli altri ci sono tutti.
I pastori, le pecore.
L'acquaiola, il pescatore,
l'angelo sopra la grotta.
Ma hanno rubato Gesù bambino.
C'è la stalla, tutta in ordine,
ci sono l'asino e il bue,
c'è Maria e naturalmente Giuseppe.
Ci sono le case, le palme,
la fontanella e il cielo stellato.
Ma hanno rubato Gesù bambino.

Guardate meglio,
guardate dentro la grotta,
la mangiatoia è vuota,
dove sarà scivolato?
Se l'hanno rubato
forse gli avranno fatto male.
Maria sorride. Ma a chi,
se sulla paglia non c'è nessuno?
E Giuseppe è chinato.
Ma su cosa? lo sa soltanto lui.

Hanno rubato Gesù bambino.
A chi rivolgono l'asino e il bue
i loro fiati di gesso?
Non c'è nessuno lì dentro,
da riscaldare.
Magi, avete fatto un viaggio inutile,
tornatevene a casa,
perché Gesù Bambino lo hanno rubato.

La stella non ha nessuna strada da indicare,
la grotta nessun segreto da proteggere,
e l'angelo
nessuna buona notizia da annunciare.

Hanno rubato Gesù Bambino.
Forse lo ha preso un profugo
prima di lasciare casa sua,
prima di salire su una di quelle navi
cariche di tanti profughi come lui.
Forse è finito nella tasca del giubbotto
di un condannato a morte,
e ora dorme beato accanto a quel cuore
che tra poco non batterà più.
Dormi, bimbo rubato,
dormi nella sacca del povero monaco perseguitato.
È lui che ti ha portato via?
Oppure sei finito nella capanna di paglia
del povero missionario?
Cosa ci fai, così bianco e rosa
in un paese dove i bambini sono tutti neri?

Hanno rubato Gesù Bambino.
Forse l'ha preso il bimbo soldato
per farsi passare la paura,
quando imbraccia il fucile,
e t'ha confuso per giocattolo.
Gioca, Gesù bambino,
tu e il fucile, due giocattoli come altri,
nelle mani del bimbo soldato.

Hanno rubato Gesù Bambino.
nessuno sa dove è finito.
Forse sul comodino
di quel vecchio signore solo,
accanto alle medicine,
e alle foto dei figli,
che lo hanno abbandonato.
Forse lo stringe nel pugno un torturato,
per aggrapparsi a una cosa qualunque,
una cosa che lo leghi alla vita.

Hanno rubato Gesù Bambino.
Cercatelo attentamente:
nei ripostigli, nei cuori,
tra le carte degli uomini d'affari
che andavano quella mattina
dentro le Twin Towers,
nelle tasche dei vigili del fuoco,
tra le pieghe dei caffettani, dei beduini,
nelle sacche degli extracomunitari,
e fra le pagine dei libri di scuola...

Cercate,
cercate attentamente,
perché hanno rubato Gesù bambino
perché Gesù bambino
appartiene al mondo
perché il mondo è davvero
il suo presepe più grande.

- Laura De Luca -
Bingo Davvero, ed. Paoline



Buona giornata a tutti. :-)









domenica 22 dicembre 2019

Santa Maria, donna gestante - don Tonino Bello

Santa Maria, donna gestante, 
grazie perché, se Gesù l'hai portato nel grembo nove mesi, 
noi ci stai portando tutta la vita. 
Donaci le tue fattezze. 
Modellaci sul tuo volto. 
Trasfondici i lineamenti del tuo spirito.
Perché, quando giungerà per noi il dies natalis, 
se le porte del Cielo ci si spalancheranno dinanzi senza fatica, 
sarà solo per questa nostra, sia pur pallida, 
somiglianza con te.

(don Tonino Bello)



Molti cristiani sogliono per lungo tempo avanti preparare nelle loro case il presepe per rappresentare la nascita di Gesù Cristo; ma pochi sono quelli che pensano a preparare i loro cuori, affinché possa nascere in essi e riposarsi Gesù Cristo. 
Tra questi pochi però vogliamo essere ancora noi, acciocché siamo fatti degni di restare accesi di questo felice fuoco, che rende le anime contente in questa terra e beate nel cielo." 

(s. Alfonso Maria de' Liguori, Novena del Santo Natale, 1758) 



Preghiera a Maria, Vergine dell’attesa

Vergine dell'Annunciazione,
rendici, ti preghiamo,
beati nella speranza,
insegnaci la vigilanza del cuore,
donaci l'amore premuroso della sposa,
la perseveranza dell'attesa,
la fortezza della croce.
Dilata il nostro spirito
perché nella trepidazione
dell'incontro definitivo
troviamo il coraggio di rinunciare
ai nostri piccoli orizzonti
per anticipare, in noi e negli altri,
la tenera e intima familiarità di Dio.
Ottienici, Madre, la gioia di gridare
con tutta la nostra vita:
"Vieni, Signore Gesù, vieni, Signore
che sei risorto,
Vieni nel tuo giorno senza tramonto
per mostrarci finalmente
e per sempre il tuo volto"

- Card. Carlo Maria Martini - 






Buona attesa.. vigiliamo ... il Salvatore sta arrivando  :-)

Stefania



sabato 21 dicembre 2019

Natale con Francesco

Cerca il Signore in un presepio,
cercalo dove nessuno lo cerca,
nel povero, nel semplice, nel piccolo,
non cercarlo tra le luci delle grandi città,
non cercarlo nell'apparenza.
Non cercarlo in tutto questo apparato pagano che ci si offre ogni momento.
Cercalo nelle cose insolite e che ti sorprendono.

- papa Francesco -
Omelia Messa di mezzanotte, Natale 2010



San Francesco era per un ascolto della parola di Dio “sine glossa”.

Diciamo che “sine glossa” vuol dire “senza aggiunte correttive” o “senza correzioni”. 
In nessun caso, e nemmeno nello spirito di san Francesco, può voler dire “senza comprensione” o “senza mediazioni per capire”. 
Sarebbe assurdo. Non è possibile capire un testo senza “prendere la parola” a proposito di quel testo. Quando il professore vuol rendersi conto se un alunno ha capito, gli chiede di “ripetere”; ma se l’alunno “ripete tali e quali” le parole ascoltate, il professore ha il dubbio che l’alunno stia solo “ripetendo
meccanicamente” senza capire.
Io cerco di interpretare lo spirito del “sine glossa” di san Francesco applicando un metodo di “lettura continua”, restando aderente allo sviluppo del testo biblico nel suo insieme.







Gesù Bambino, Ti amo.
Gesù Bambino, Ti prego.
Gesù Bambino, 
Ti adoro davanti a tutti i tabernacoli del mondo. 
Gesù Bambino, Sei il mio grande amore.
Gesù Bambino, Sei la mia ancora di salvezza.
Gesù Bambino, Da luce a chi non ne ha.

Gesù Bambino, Ti prego per chi non Ti prega.

Gesù Bambino, Consola gli afflitti.

Gesù Bambino, Converti i peccatori.
Gesù Bambino, Guarisci i malati.
Gesù Bambino, Proteggi i tuoi figli.
Gesù, Ti prego,
delle mie lacrime
Fanne tesoro per gli altri.




Buona giornata a tutti. :-)


iscriviti al mio canale YouTube. Qui sotto il link. Grazie!!!






venerdì 20 dicembre 2019

Avvento e Natale (prima parte) - Edith Stein

Quando i giorni diventano via via più corti, quando, nel corso di un inverno normale cadono i primi fiocchi di neve, timidi e sommessi si fanno strada i primi pensieri del Natale. 
Questa semplice parola emana un fascino misterioso, cui ben difficilmente un cuore può sottrarsi. Anche coloro che professano un’altra fede e i non credenti, cui l’antico racconto del Bambino di Betlemme non dice alcunché, preparano la festa e cercano di irradiare qua e là un raggio di gioia. 
Già settimane e mesi prima un caldo flusso di amore inonda tutta la terra. Una festa dell’amore e della gioia, questa è la stella verso cui tutti accorrono nei primi mesi invernali.
Ma per il cristiano e in particolare per il cristiano cattolico essa è anche qualcos’altro. 
La stella lo guida alla mangiatoia col Bambinello, che porta la pace in terra. L’arte cristiana ce lo pone davanti agli occhi in innumerevoli e graziose immagini, mentre antiche melodie, da cui risuona tutto l’incantesimo dell’infanzia, lo cantano.
Nel cuore di colui che vive con la Chiesa le campane del Rorate e i canti dell’Avvento risvegliano una santa e ardente nostalgia, e a chi si disseta alla fonte inesauribile della sacra liturgia il grande profeta dell’incarnazione ripete, giorno dopo giorno, le sue grandiose esortazioni e promesse: “Stillate, cieli, dall’alto, e le nubi piovano il Giusto! Il Signore è vicino! Adoriamolo! Vieni, Signore, e non tardare! Esulta, Gerusalemme, sfavilla di gioia, perché viene a te il tuo Salvatore!”. 
Dal 17 al 24 dicembre le grandi antifone ‘O’ del Magnificat (O sapienza, O Adonai, O radice di Jesse, O chiave della città di Davide, O Oriente, O re delle nazioni) gridano con un desiderio e ardore crescente il loro “Vieni a salvarci”. E sempre più cariche di promesse risuonano le parole: “Ecco, tutto è compiuto” (ultima domenica di Avvento). E infine “Oggi saprete che il Signore viene e domani contemplerete la sua gloria”. 
Sì, quando la sera gli alberi di Natale luccicano e ci si scambiano i doni, una nostalgia inappagata continua a tormentarci e a spingerci verso un’altra luce splendente, fintanto che le campane della messa di mezzanotte suonano e il miracolo della notte santa si rinnova su altari inondati di luci e di fiori :
”E il Verbo si fece carne”. 
Allora è il momento in cui la nostra speranza si sente beatamente appagata.

- Edith Stein -


Auguri per un Santo Natale da papa Benedetto XVI

«Il saluto che corre in questi giorni sulle labbra di tutti
è “Buon Natale! Auguri di buone feste natalizie!”.
Facciamo in modo che, anche nella società attuale,
lo scambio degli auguri non perda il suo profondo valore religioso, e la festa non venga assorbita
dagli aspetti esteriori, che toccano le corde del cuore.
Certamente, i segni esterni sono belli e importanti,
purché non ci distolgano, ma piuttosto ci aiutino a vivere
il Natale nel suo senso più vero,
quello sacro e cristiano,
in modo che anche la nostra gioia
non sia superficiale, ma profonda».

(Papa Benedetto XVI nell'Udienza Generale
del 21 dicembre 2011, Aula Paolo VI, Vaticano)



"Nel Natale noi incontriamo la tenerezza 
e l’amore di Dio che si china sui nostri limiti, 
sulle nostre debolezze, 
sui nostri peccati e si abbassa fino a noi.”


- Papa Benedetto XVI -


Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it

iscriviti e seguimi:

https://www.youtube.com/channel/UCyruO4BCbxhVZp59h8WGwNg