domenica 31 luglio 2011

Ormai sei mia – Pablo Neruda *

Ormai sei mia.
Riposa col tuo sonno nel mio sonno.
Amore, dolore, affanni, ora devono dormire.
Gira la notte sulle sue ruote invisibili
presso me sei pura come l'ambra addormentata.
Nessuna più, amore, dormirà con i miei sogni.
Andrai, andremo insieme per le acque del tempo.
Nessuna viaggerà per l'ombra con me,
solo tu, sempre viva, sempre sole, sempre luna.
Ormai le tue mani aprirono i pugni delicati
e lasciarono cadere dolci segni senza rotta,
i tuoi occhi si chiusero come due ali grigie,
mentr'io seguo l'acqua che porti e che mi porta:
la notte, il mondo, il vento dipanano il loro destino,
e senza te ormai non sono che il tuo sogno solo.

(Pablo Neruda)
Manao tupapau (The Spirit of the Dead Keep Watch, 1892
Paul Gauguin
Knox Art Gallery, Albright, Buffalo, New York


Buona giornata a tutti. :-)

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sabato 30 luglio 2011

Due generi di amore – Rabi’a al-Adawiyya

Ti amo di due amori: un amore di desiderio
e un amore perché tu sei degno di essere amato.

L'amore di desiderio è che nel ricordo di te
io mi distolga da chi è altro da te.

L'amore di cui tu sei degno
è che tu tolga i veli perché io ti veda.

Non lode a me né nell'uno né nell'altro,
ma lode a te in questo come in quell' amore!

(Rabi’a al-Adawiyya)
Fonte: I detti di Rabi’a, Milano 1979, p. 33.



"I Detti di Rabi'a",  tradotti per la prima volta in Occidente negli anni '70, sono uno dei grandi testi mistici dell'Islam. Rabi'a, nata in Iraq nel secolo VIII,  fu, secondo una tradizione, venduta schiava e resa poi alla libertà dal suo padrone, che un giorno la sorprese sprofondata nella preghiera e tutta avvolta di luce. Secondo altri, fu per qualche tempo suonatrice di flauti, quindi peccatrice pubblica. Dopo l'Illuminazione, visse in assoluta povertà chiedendo soltanto "un atomo di povertà di spirito", mentre irraggiava la sapienza delle sue brevi, spesso aspre paradossali, estreme sentenze, che si tramandarono poi nei secoli. Morì in grande vecchiaia, "ridotta come un piccolo otre consunto che sta per afflosciarsi".


giovedì 28 luglio 2011

Il punto interrogativo – Gianni Rodari

C'era una volta un punto
interrogativo, un grande curiosone
con un solo ricciolone,
che faceva domande
a tutte le persone,
e se la risposta
non era quella giusta
sventolava il suo ricciolo
come una frusta.
Agli esami fu messo
in fondo a un problema
così complicato
che nessuno trovò il risultato.
Il poveretto, che
di cuore non era cattivo,
diventò per il rimorso
un punto esclamativo.

(Gianni Rodari)

mercoledì 27 luglio 2011

La fedeltà dei coniugi - Beato Giovanni Paolo II

La fedeltà dei coniugi si pone come solida roccia
su cui poggia la fiducia dei figli.


Maria e Giuseppe insegnano con la loro vita
che il Matrimonio è un’alleanza tra l’uomo e la donna,
alleanza che impegna alla reciproca fedeltà
e poggia sul comune affidamento a Dio.
Alleanza così nobile, profonda e definitiva
da costituire per i credenti il sacramento
dell’amore di Cristo e della Chiesa.

Quando genitori e figli respirano insieme questo
clima di fede, essi dispongono di una energia
che permette loro di affrontare prove anche difficili,
come mostra l’esperienza della Sacra Famiglia.
 

(Beato Giovanni Paolo II)
Giovanni Paolo II, Castelgandolfo, 29/12/1996)





martedì 26 luglio 2011

La Pasqua senza la croce è vuota - padre Ermes Ronchi :)

«Se non vedo, se non tocco, io non credo». Non cre­de Tommaso neppure a die­ci apostoli: «non viene da voi la prova di cui ho bisogno. Io voglio sentire Cristo che toc­ca Lui la mia vita, Cristo che entra, apre, solleva, e traccia strade. Non mi accontento di parole, ho bisogno di 'senti­re' Dio, di un Dio sensibile, u­dibile, visibile; non di un rac­conto, ma di un avvenimen­to. Ho bisogno che la sua vi­ta scuota la mia vita, e senti­re che è per me, che è mio». Ed ecco che Tommaso non ricerca segni gloriosi o trion­falistici, ma vuole toccare le ferite vive e aperte della pas­sione, rivedere il corpo dato, il sangue versato: lì è con­densata l'essenza della fede. Finché non partecipi, finché non sei coinvolto nell'im­menso gioco dell'amore e del dolore di Dio, non puoi dire: io credo, Signore!
«Metti qui il tuo dito, tendi la tua mano!». Gesù si fa vicino, voce che non giudica ma in­coraggia, e i segni dei chiodi sono a distanza di mano e di cuore: il risorto è il crocifisso.
La Pasqua senza la croce è vuota.
La croce senza la Pa­squa è cieca.
Tommaso si arrende a un crocifisso amore che accondiscende alla sua fatica di credere e consegna ancora il suo corpo; si arrende a quel foro nel fianco e neppure si dice che lo abbia toccato. Si arrende all'amore che ha scritto il suo racconto sul cor­po di Gesù con l'alfabeto del­le ferite. Indelebile alfabeto, come l'amore. A ciascuno di noi Gesù ripete: «guarda, stendi la mano, tocca le pia­ghe, ritorna ai giorni della croce; guarda a fondo, fino alla vertigine, in quei fori; porta i tuoi dubbi al legno della croce, troveranno ri­sposta; non stancarti di a­scoltare la passione di Dio».
E Tommaso passa dall'incre­dulità all'estasi: «Mio Signo­re e mio Dio». Voglio custo­dire in me questo aggettivo, come una riserva di coraggio per la mia fede: «Mio». Pic­cola parola che cambia tutto, che non evoca il Dio dei libri o degli altri, ma il Dio intrec­ciato con la mia vita, mia lu­ce e mia ombra, assenza e poi più ardente presenza. Tom­maso come l'amata del Cantico dei Cantici dice: «Il mio amato è per me e io sono per lui». Mio, non di possesso, ma di appartenenza. Mio, in cui mi riconosco perché da lui sono riconosciuto. Mio, per­ché esiste per me, mia luce e mio dolore. Mio come lo è il cuore e, senza, non sarei. Mio come lo è il respiro e, senza, non vivrei.

(Padre Ermes Ronchi)
Fonte: Omelia della II Domenica di Pasqua (Anno A)
(30 marzo 2008)
Ermes Maria Ronchi (Attimis, 16 agosto 1947)
Sacerdote e teologo italiano dell’Ordine dei Servi di Maria.
Dal novembre 2009 ha sostituito Padre Raniero Cantalamessa nella conduzione della rubrica Le ragioni della Speranza all'interno del programma di cultura cattolica "A Sua immagine". Padre Ronchi sovente associa il commento del Vangelo alla visita di una comunità di ispirazione religiosa, ed ogni puntata si conclude con la lettura di una poesia devozionale tra quelle dei più vari autori.



Buona giornata a tutti. :-)

lunedì 25 luglio 2011

Nulla - Fernando Pessoa *

Gli angeli vennero a cercarla
la trovarono al mio fianco,
lì dove le sue ali l'avevano guidata.

Gli angeli vennero per portarla via.
Aveva lasciato la loro casa,
il loro giorno più chiaro
ed era venuta ad abitare presso di me.

Mi amava perché l'amore
ama solo le cose imperfette.

Gli angeli vennero dall'alto
e la portarono via da me.

Se la portarono via per sempre
tra le ali luminose.

È vero che era la loro sorella
e così vicina a Dio come loro.

Ma mi amava perché
il mio cuore non aveva una sorella.

Se la portarono via,
ed è tutto quel che accadde.

- Fernando Pessoa -



L’amore e bellezza (1874)
  Sir Edward Coley Burne-Jones (1833-1898)
  disegno per ricamo su arazzo “Il Giardino di ozio”
  Galleria William Morris, Walthamstow (London)





Buona giornata a tutti. :-)


domenica 24 luglio 2011

L’anziano e il suo grazie

Oggi ho avuto bisogno di tutti. Domani ancora così.

Fin che la fine verrà e mi prenderà per la mano negli ultimi passi verso il tuo Regno.

Ti ringrazio, senza superbia, del bene che ho fatto volendo; più spesso quasi per caso e per poco: ho sorriso, ho ridato coraggio, ho taciuto.

Grazie di tutto; anche del male che oggi ho commesso. Lo vedo che ogni peccato è stupido e triste; ma un bene oggi ne ho tratto: forse quel di capire che sono diverso  dagli altri, che Tu solo sei il Santo, sei il Forte, sei l’Altissimo Dio.

Sì, veramente tutto è grazia. Per il male che ho fatto, che più non voglio rifare; per il bene che in me hai compiuto, ti grido stasera che buono Tu sei! Tu che volentieri perdoni, appena negli occhi ci scopri una scintilla d’amore.

Grazie, o Signore, d’avermi messo un po’ in disparte, ma sempre in tua compagnia; avverto che la sofferenza ben intesa rende i sensi più attenti all’anima e l’anima più vicina a Te. E questo non è poco. Grazie! Ho imparato nella solitudine a riflettere, a contemplare. Ho scoperto il cuore della vita: la validità di amare e di essere amati.

Grazie!

Fonte: Breviario della terza età,
Sacerdote Ferdinando Baj,
Ed. Salcom, gennaio 1989




La Giovinezza e la Vecchiaia
  Angelo Caroselli (1585 – 1652)
  Museo Civico Alberoni, Piacenza (Italy)


sabato 23 luglio 2011

La fede – don Bruno Ferrero

I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia.
Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami.
L'erba era sparita dai prati.
La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto.
Le settimane si succedevano sempre più infuocate.
Da mesi non cadeva una vera pioggia.
Il parroco del paese organizzò un'ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia.
All'ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza.
Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede.
Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari.
Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila.
Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.

 (don Bruno Ferrero)


L’ombrello rosso, 1860 circa
Franz von Lenbach (1836 – 1904) pittore tedesco
Amburgo, Kunsthalle




Buona giornata a tutti. :-)

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venerdì 22 luglio 2011

Frutti dello spirito – Anna Maria Cànopi


Le virtù della vita cristiana

Signore nostro Dio,
inviandoci il tuo Spirito,
tu hai profuso in noi
la fraganza del tuo Amore.
Coltivaci come alberi
che fruttificano in ogni stagione.
Non ci sgomentino le nostre debolezze,
né le necessarie potature
che tu devi operare per mondarci
e farci produrre frutti più abbondanti.
Fa della nostra vita una testimonianza
della fecondità della tua grazia,
dell’onnipotenza del tuo amore
che continuamente crea e rinnova
il nostro cuore e tutte le cose.
Amen.

(Madre Anna Maria Cànopi)

Fonte: "Il respiro dell'Anima" di Anna Maria Cànopi

Tutti i fiumi della vita
passano attraverso la mia valle:
fiumi placidi,
fiumi travolgenti
onde di gioia
flutti di dolore...
Con dolce violenza
li sospingo
verso la tua pace.
Oceano infinito,
Dio-Amore
preghiera scritta dalle monache benedettine dell'Abbazia Mater Ecclesiae
Isola di San Giulio - Orta (No)

giovedì 21 luglio 2011

Non mi pento di niente – Gioconda Belli *

Dalla donna che sono,
mi succede, a volte,
di osservare, nelle altre, la donna che potevo essere;
donne garbate, laboriose, buone mogli,
esempio di virtù,
come mia madre
avrebbe voluto.
Non so perchè
tutta la vita
ho trascorso a
ribellarmi a loro.
Odio le loro minacce
sul mio corpo
la colpa che le loro vite
impeccabili,
per strano maleficio
mi ispirano;
mi ribello contro le loro buone azioni,
contro i pianti di nascosto
del marito,
del pudore della sua nudità
sotto la stirata e inamidata biancheria intima.
Queste donne,
tuttavia, mi guardano
dal fondo dei loro specchi;
alzano un dito accusatore
e, a volte, cedo al loro sguardo di biasimo
e vorrei guadagnarmi il consenso universale,
essere "la brava bambina", essere la "donna decente",
la Gioconda irreprensibile,
prendere dieci in condotta
dal partito, dallo Stato,
dagli amici,
dalla famiglia, dai figli
e da tutti gli esseri
che popolano abbondantemente
questo mondo.
In questa contraddizione inevitabile tra quel che doveva essere
e quel che è,
ho combattuto numerose
battaglie mortali,
battaglie a morsi, loro contro di me
- loro contro di me che sono me stessa -
con la psiche
dolorante,
scarmigliata,
trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me
che, fin dall'infanzia, mi guardano torvo
perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni,
perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile
che si innamora come una triste puttana
di cause giuste,
di uomini belli,
e di parole giocose.
Perchè, adulta, ho osato vivere l'infanzia proibita
e ho fatto l'amore sulle scrivanie nelle ore d'ufficio,
ho rotto vincoli inviolabili
e ho osato godere
del corpo sano e sinuoso
di cui i geni di tutti i miei avi mi hanno dotata.
Non incolpo nessuno. Anzi li ringrazio dei doni.
Non mi pento di niente, come disse Edith Piaf:
ma nei pozzi scuri in cui sprofondo al mattino,
appena apro gli occhi,
sento le lacrime che premono,
nonostante la felicità che ho finalmente conquistato,
rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria,
vedo le altre donne che sono in me,
sedute nel vestibolo
che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità.
Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili
contro di me;
contro questa donna fatta, piena,
la donna dal seno sodo
e i fianchi larghi,
che, per mia madre e contro di lei, mi piace essere.

 (Gioconda Belli)
Gioconda Belli, poetessa e giornalista nata a Managua il 9 dicembre 1948
Ha scritto quattro libri di narrativa, aventi come tema le vicissitudine politiche del suo paese, il Nicaragua, la lotta partigiana, il femminismo e l’emancipazione della donna. Ha scritto diverse raccolte di poesie d’amore avvolte da una sensualità tutta femminile. Per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Gioconda_Belli



Buona giornata a tutti. :-)



mercoledì 20 luglio 2011

Eccomi fuori combattimento - Louis Joseph Lebret

Signore, questa volta non ne posso più.

Da mesi mi sono intestardito
a compiere tutto il mio dovere professionale,
ad accontentare diligentemente
tutti coloro che mi chiedevano
piccoli e grandi favori.

Mi ci sono ostinato.

E' così desolante
lasciare incompleto un lavoro
che in realtà non sarà mai completato.

È normale che uno si ostini
a tener duro, spossandosi.

Eccomi dunque, Signore,
per un certo tempo o per sempre,
non so, fuori combattimento.

Sia fatta la tua volontà.

So che siamo sempre dei servi inutili,
l'essenziale è amarti
e continuare ad amare
intensamente i propri fratelli
quando pare impossibile
poter essere utili per loro.

Tu solo sai ciò che è meglio
e io mi affido a te,
Signore.

(Padre Louis Joseph Lebret)

Louis-Joseph Lebret ( 1897-1966) padre domenicano

martedì 19 luglio 2011

Preghiera davanti al Crocifisso - San Francesco d'Assisi :)

Altissimo glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
Et dame fede diricta,
speranza certa e carità perfecta,
senno e cognoscemento,
Signore,
che faccia lo tuo santo
e verace comandamento.
Amen.


(versione in italiano attuale)
O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre
del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umiltà profonda.
Dammi, Signore,
senno e discernimento
per compiere la tua vera
e santa volontà.
Amen.

(San Francesco d’Assisi)


San Francesco e il crocefisso
Icona russa. secolo XIX
Museo Storico Etnografico Eliseo, Terralba (Oristano), Sardegna (Italy)


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lunedì 18 luglio 2011

L'innocenza perduta – Anthony de Mello


Un prete cattolico va a fare un pic-nic con un gruppo di ragazzini tra gli otto e i dieci anni. Sono sulla spiaggia e vanno avanti, mentre il prete si trova in retroguardia con intorno tre o quattro ragazzi. Quelli davanti s'imbattono in una donna anziana che è una prostituta, e le dicono:
"Ciao" e lei: "Ciao". I ragazzi le chiedono: "Chi sei?". Lei risponde: "Sono una prostituta".
Loro non sanno cosa significhi, ma fingono di saperlo.
Uno dei ragazzi, che sembra un po' più esperto degli altri, dice: "Una prostituta è una che fa certe cose se la paghi.
Gli altri chiedono: "Farebbe quelle cose, se noi la paghiamo?". "Perché no?" è la risposta.
Così, fanno una colletta e le danno i soldi, dicendo: "Adesso che ti abbiamo dato i soldi, ci fai quelle certe cose?". Lei risponde: "Certo, ragazzi, cosa volete che faccia?". L'unica cosa che viene in mente ai ragazzi è farla spogliare. Così, lei si spoglia. Loro la guardano: non hanno mai visto una donna nuda prima di allora. I ragazzi non sanno cos'altro farle fare, e così le dicono: "Potresti ballare?. E lei: "Certo". Tutti si mettono in cerchio, cantando e battendo le mani; la prostituta muove il didietro e i ragazzi si divertono un mondo.
Il prete vede tutto: corre da loro e si mette a urlare contro la donna. In quell'attimo, i ragazzi persero l'innocenza: fino a quel momento, erano puri, splendidi.


(Padre Antony de Mello)



Istruzioni per l'uso:
I libri di Anthony de Mello sono stati scritti in un contesto multi-religioso per aiutare i seguaci di altre religioni, agnostici ed atei, nella loro ricerca spirituale, e non sono stati concepiti dall'autore come manuale di istruzione dei fedeli cattolici nella dottrina cristiana o dogma.



Vittorio De Sica è il regista di Sciuscià,  film girato nel l 1946,  uno dei capolavori del neorealismo italiano. Tratta tematiche legate ai bambini e alla difficile vita che sono costretti a portare avanti per sopravvivere al complicato dopoguerra. 
 Premio Oscar nel 1948 come miglior film straniero e decine di altri riconoscimenti.
  Sciuscià è un termine dialettale napoletano che stava ad indicare i lustrascarpe del dopoguerra.


domenica 17 luglio 2011

Storia di Ermenegildo - don Soldavini Tiziano


Avevo letto da qualche parte la storia di Ermenegildo, un asino capace di grande altruismo. I suoi amici asini dicevano che era un vero dono di Dio. Non avrei mai immaginato di poterlo incontrare, invece ne ho avuta l’occasione alcune estati fa...

Era molto buono, in particolare con i bambini, sorrideva sempre e non perdeva mai la pazienza. Amava fischiettare un motivetto che aveva imparato a un incontro internazionale per asini. Un giorno Ermenegildo si ammalò. Decise di farsi portare nel bosco, fra larici, abeti, pini. Il sottobosco era colmo di felci, ginepri, ginestre e, più in su, si trovava il timo, l’erica. Attorno alla chiesetta della Madonna Salute degli Infermi c’erano genziane e, poco più in là, anche le stelle alpine.

In quel bosco poteva stare in pace. Ogni giorno gli animali del bosco, che erano dei veri amici, gli preparavano con cura delle ottime tisane: coglievano 19 piante di timo, 11 bacche di ginepro, 57 grossi mirtilli e un po’ d’erba fresca, che serviva a ridare forza al vecchio asino. Al mattino le beccacce svegliavano Ermenegildo e subito gli veniva servita la tisana e dell’erba dal sapore speciale. Durante il giorno, invece, il pettirosso, il merlo e l’usignolo facevano a turno per tenergli compagnia, mentre il tasso, grande dormiglione, nelle ore pomeridiane interrompeva il suo sonno per uscire dalla tana e stare in compagna dell’asino più buono al mondo. Alla sera la civetta e il gufo, dopo aver servito la tisana preparata questa volta solo con 33 piante di timo, rimanevano accanto a Ermenegildo per tutta la notte, perché non volevano lasciarlo un attimo solo. Passarono le settimane, ma l’asino non guariva e questo rendeva tristi i suoi amici.

Un giorno il pettirosso si pose sulle orecchie di Ermenegildo e disse: «Caro vecchio amico, oggi sono volato in paese, mi sono fermato a riposare un poco sul davanzale di una finestra e ho visto un bimbo. Era triste e chiedeva alla mamma di poter accarezzare un asino grigio con il ventre bianco che aveva incontrato nella piazza del paese il giorno della Festa dell’Amore. Ho capito che quell’asino sei tu. Purtroppo ora tu sei stanco e malato e non potrai andare da quel bambino per farlo felice…»

Ermenegildo si alzò subito, ma con fatica e lentamente si diresse verso la casa del bambino. Giunto alla casa, iniziò a fischiettare il solito motivetto con tutte le sue forze. Ed ecco che dalla finestra si affacciò il bambino. La mamma lo prese fra le braccia, scese le scale e lo portò da Ermenegildo, l’asino buono. Il piccolo lo accarezzò dolcemente con le sue manine. Ermenegildo, che non sentiva più alcun dolore, cambiò d’aspetto: diventò luminoso e lentamente si accasciò. Il suo cuore si era fermato.

Il piccolo non comprese cosa fosse successo. La mamma prese la mano del suo bambino, di cui non ricordo il nome, ma credo di non sbagliarmi se dico che è come il tuo, e insieme entrarono in casa. Lui era felice perché aveva rivisto l’asino più buono e gioioso del mondo. Dalla finestra si riaffacciò la mamma e vide il falco pellegrino, la poiana, il corvo imperiale, l’aquila che volavano verso il cielo tenendo fra le loro zampe Ermenegildo, mentre gli altri animali fischiettavano la melodia che era solito fischiettare l’asino buono. I fiori lasciavano espandere il loro profumo e c’era un dolce vento e l’arcobaleno.

Da quel giorno, da qualche parte, che alcuni chiamano paradiso, vive un asino buono che ha saputo dare tutto di sé per fare felice un bambino.

(don Tiziano Soldavini)


Fonte : don Tiziano Soldavini , "Come vincere l'ansia e la depressione" , ed. Marna, Barzago (Lc), 2005 .
L'Autore in questo libro riflette sui temi dell'ansia e della depressione partendo dalle esperienze personali di quanti si rivolgono a lui in cerca di aiuto e conforto.


Don Tiziano Soldavini è nato a Lonate Pozzolo nel 1957, attualmente presta il suo servizio sacerdotale presso l'Istituto Nazionale Malattie Infettive "Lazzaro Spallanzani" di Roma. Chi vuole maggiori informazioni riguardanti le tematiche affrontate nell'articolo può contattare don Tiziano al seguente indirizzo e-mail : tsoldavini@tiscali.it

sabato 16 luglio 2011

Preghiera quotidiana – attribuita ai collaboratori di Madre Teresa di Calcutta :)

Rendici degni, Signore, di servire i nostri fratelli
in tutto il mondo che vivono e muoiono in povertà e fame.
Dà loro quest’oggi, attraverso le nostre mani,
il loro pane quotidiano, e, con il nostro amore comprensivo,
dà pace e gioia.
Signore, fa di me un canale della tua pace
così che dove c’è odio, io possa portare amore;
che dove c’è ingiustizia io possa portare lo spirito del perdono;
che dove c’è discordia io possa portare armonia;
che dove c’è errore, io possa portare verità;
che dove c’è dubbio io possa portare fede;
che dove c’è disperazione io possa portare speranza;
che dove ci sono ombre io possa portare luce;
che dove c’è tristezza io possa portare gioia.
Signore fa che io possa piuttosto cercare
di confortare invece di essere confortato;
di capire invece di essere capito;
di amare invece di essere amato;
perché è col dimenticare se stessi che si trova;
è col perdonare che si è perdonati;
è col morire che ci si sveglia alla vita eterna. Amen.


(attribuita ai collaboratori di Madre Teresa di Calcutta)


   Madre Teresa ci ha lasciato

venerdì 15 luglio 2011

Vorrei salire in alto - Michel Quoist

Vorrei salire molto in alto, Signore, sopra la mia città, sopra il mondo, sopra il tempo.
Vorrei purificare il mio sguardo e avere i tuoi occhi.
Vedrei allora l'universo, l'umanità, la storia, come li vede il Padre.
Vorrei la bella, eterna idea d'amore del tuo Padre che si realizza progressivamente: tutto ricapitolare in te, le cose del cielo e della terra.
E vedrei che, oggi come ieri, i minimi particolari vi partecipano, ogni uomo al suo posto, ogni gruppo ed ogni oggetto.
Vedrei la minima particella di materia e il più piccolo palpito di vita; l'amore e l'odio, il peccato e la grazia.
Commosso, comprenderei che dinanzi a me si svolge la grande avventura d'amore iniziata all'alba del mondo. Comprenderei che tutto è unito insieme, che tutto non è che un minimo movimento di tutta l'umanità e di tutto l'universo verso la Trinità, in te e per te, Signore.

(Padre Michel Quoist)

Il Gruppo del Bernina,
 in basso il fiume Mallero, Lombardia (Italy)





giovedì 14 luglio 2011

Preghiera del sacerdote prima di amministrare il sacramento della penitenza *

Signore, donami la sapienza cui derivano i tuoi giudizi,
perché sappia ascoltare e soccorrere i tuoi fedeli nella giustizia e i tuoi poveri nella rettitudine.
Fa’ che io usi le chiavi del regno dei cieli
cosí che non apra mai le porte a chi dovrei chiuderle, 
e non le chiuda mai a chi dovrei aprirle.
Sia pura la mia intenzione, leale la mia premura,
paziente la mia magnanimità, ricca di frutti la mia fatica. 
Inteneriscimi senza cedimenti,
rendimi austero senza asprezze.
Aiutami a non disprezzare chi è fragile e a non adulare chi è forte. 
Concedimi tenerezza nell'accogliere i peccatori.
Fa’ che sia delicato, contenuto e semplice nell'interrogarli, 
efficace nel richiamare loro il tuo insegnamento.
Donami, ti supplico, il vigore di sradicarli dal male, 
la tensione a confermarli nel bene,
l’entusiasmo perché crescano nella vita di grazia:
donami saggezza nel rispondere, 
rettitudine nel consigliare, 
capacità di intuire il vero e il bene nelle situazioni oscure, 
discernimento nei casi complessi, 
forza nelle situazioni difficili. 
Non mi dilunghi e non mi disperda in colloqui inutili, 
non mi contamini con il discorrere di cose turpi. 
Salvi gli altri, non perda me stesso. Amen.


 Il Santo in confessionale.

Padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, nato a Pietrelcina il 25 maggio 1887, morto a San Giovanni Rotondo il 23 settembre 1968, sacerdote appartenente all' Ordine dei Frati Minori. 
La gente arrivava da ogni parte del mondo per vederlo, per farsi confessare. San Pio  celebrava Messa dalle 5 alle 8, confessava uomini e donne dalle 8 alle 17. Continuò a confessare nella vecchia chiesa, anche dopo che la nuova chiesa fu costruita. 
La confessione delle donne si teneva in un confessionale. Gli uomini si confessavano nella vecchia sacrestia. Recitava il rosario diverse volte al giorno. Il frate passò 52 anni nel convento di San Giovanni Rotondo. 
Padre Pio non andò mai in vacanza, non ebbe mai una promozione in carriera, non scrisse nessun libro, non pronunciò' discorsi eloquenti, mai vacillò nella sua obbedienza alla Chiesa. Egli pensava solo ad amare Dio, salvare anime, alleviare le sofferenze. 
E’ stato beatificato il 2 maggio 1999 e fatto santo il 16 giugno 2002 sempre dal Beato Giovanni Paolo II. La sua  memoria liturgica si celebra il 23 settembre, anniversario della morte.



Buona giornata a tutti. :-)