sabato 28 febbraio 2015

La luna che ho conosciuto - Josè Saramago


Quando comparvero le prime case della brughiera della Caparica, il giorno stava finendo. Presi il Pinhal d’El-Rei, detta anche Pineta delle Paure, e dopo circa due chilometri decisi di accamparmi in una piccola radura. 
La notte scendeva velocemente. Tutt’intorno, i pini si fondevano in una muraglia nera, compatta come le pareti di un pozzo. Mangiai, non ricordo più cosa, stesi la coperta, misi lo zaino sotto la testa, e attesi il sonno, che tardò. Non mi sentivo bene. Tuttavia, per farla breve, il mio tremore non aveva nulla a che vedere con il freddo. Ammetto che si trattava di paura.
La gioventù però ha molte risorse. Sicchè finii per addormentarmi beatamente. Verso mezzanotte (o prima?) mi svegliai. In prossimità del mare c’era da aspettarsi che l’aria rinfrescasse, e la coperta di casa di non poteva sostituire la tenda. Mi coprii meglio che potei e mi girai sull’altro fianco. 
Fu allora che accadde. Sulla vetta dei pini, alla mia sinistra, posava la luna più grande che i miei occhi avessero mai visto. Gialla, con striature color sangue, era enorme, terribilmente vicina – e silenziosa. 
Cerco di spiegarmi. C’erano la grandezza, la vicinanza e il colore – ma c’era anche il silenzio. Rinuncio a spiegarmi. C’era il silenzio.
Era questa la luna che ho conosciuto. La storia non è nè pittoresca nè impressionante – se non per chi l’ha vissuta. Ma ognuno parli di quel che sa. Del resto, ora che gli uomini approderanno sulla luna e ci cammineranno sopra, so anche che, nossignore, la luna non perderà il suo mistero, neppure per quelli che vi andranno e che ne torneranno. Non sarà rubata ai poeti e agli innamorati. Sapere che stanno lassù due uomini, o duecento, o diecimila –  toglie forse qualcosa alla profondità del chiaro di luna? 
Sarà meno evocativa e misteriosa la luce della luna piena che si spande sulla terra?  Se da lontano vedo un’isola, una città, una montagna, il fatto che siano abitate diminuirà di un atomo la loro bellezza?
Si tranquillizzino i sognatori, i contemplativi. Anche la terra vista da lontano è, a quanto dicono, uno spettacolo di indescrivibile bellezza. E per quel che so gli occhi degli astronauti non si accorgono delle bruttezze terrestri.
Or dunque, amici miei, non perdiamo la terra, che è ancora l’unico modo per non perdere la luna.


- Josè Saramago - 

Winslow Homer (1836-1910) , Moonlight, 1874

È questo il difetto delle parole.
Stabiliamo che non c’è altro mezzo d’intenderci e di spiegarci, e finiamo con lo scoprire che restiamo a metà della spiegazione e così lontani dal comprenderci che sarebbe stato molto meglio lasciare agli occhi e al gesto il loro peso di silenzio.
Forse anche il gesto è un di più.
In fin dei conti, non è altro che il disegno di una parola, il muoversi di una frase nello spazio.
Ci restano gli occhi e il loro accesso privilegiato alle apparizioni.

- Josè Saramago -
Da “Di questo mondo e degli altri” 

Immagine di Igor Morski

C'è chi passa la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di una fiume, sono lì solo per farci arrivare all'altra sponda, quella che conta è l'altra sponda. 

- José Saramago -


Un uomo sulla luna non sarà mai interessante quanto una donna sotto il sole.

Leopold Fechtner -




Buona giornata a tutti. :-)








venerdì 27 febbraio 2015

È cosa molto grande sapersi nulla davanti a Dio, perché è proprio così – San Josemaría Escrivá de Balaguer

Lascia che ti ricordi, tra gli altri, alcuni sintomi evidenti di mancanza di umiltà:
- pensare che ciò che fai o dici è fatto o detto meglio di quanto dicano o facciano gli altri;
- volerla avere sempre vinta;
- discutere senza ragione o, quando ce l'hai, insistere caparbiamente e in malo modo;
- dare il tuo parere senza esserne richiesto, e senza che la carità lo esiga;
- disprezzare il punto di vista degli altri;
- non ritenere tutti i tuoi doni e le tue qualità come ricevuti in prestito;
- non riconoscere di essere indegno di qualunque onore e stima, persino della terra che calpesti e delle cose che possiedi;
- citarti come esempio nelle conversazioni;
- parlar male di te, perché si formino un buon giudizio su di te o ti contraddicano;
- scusarti quando ti si riprende;
- occultare al Direttore qualche mancanza umiliante, perché non perda il buon concetto che ha di te;
- ascoltare con compiacenza le lodi, o rallegrarti perché hanno parlato bene di te;
- dolerti che altri siano più stimati di te;
- rifiutarti di svolgere compiti inferiori;
- cercare o desiderare di distinguerti;
- insinuare nelle conversazioni parole di autoelogio o che lascino intendere la - tua onestà, il tuo ingegno o la tua abilità, il tuo prestigio professionale...; 

- San Josemaria Escrivà de Balaguer -
(Solco, 260)



“Dio non ti strappa dal tuo ambiente, non ti allontana dal mondo, né dal tuo stato, né dalle tue nobili ambizioni umane, né dal tuo lavoro professionale... però, lì, ti vuole santo!”. 

- San Josemaria Escrivà de Balaguer -



vergognarti perché manchi di certi beni... 

- San Josemaria Escrivà de Balaguer -
(Solco, 263)



“La santità che il Signore esige da te si ottiene compiendo con amore di Dio il lavoro, i doveri di ogni giorno, che quasi sempre sono un tessuto di cose piccole”. 

- San Josemaria Escrivà de Balaguer -




Per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi: no, tutti siamo chiamati a diventare santi! Tante volte, poi, siamo tentati di pensare che la santità sia riservata soltanto a coloro che hanno la possibilità di staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Ma non è così! Qualcuno pensa che la santità è chiudere gli occhi e fare la faccia da immaginetta. 
No! Non è questo la santità! 
La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi. E ciascuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova. 
Ma tu sei consacrato, sei consacrata? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione e il tuo ministero. 
Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. 
Sei un battezzato non sposato? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro e offrendo del tempo al servizio dei fratelli. "Ma, padre, io lavoro in una fabbrica; io lavoro come ragioniere, sempre con i numeri, ma lì non si può essere santo…" – "Sì, si può! Lì dove tu lavori tu puoi diventare santo. Dio ti dà la grazia di diventare santo. Dio si comunica a te". 
Sempre in ogni posto si può diventare santo, cioè ci si può aprire a questa grazia che ci lavora dentro e ci porta alla santità. 
Sei genitore o nonno? Sii santo insegnando con passione ai figli o ai nipoti a conoscere e a seguire Gesù. E ci vuole tanta pazienza per questo, per essere un buon genitore, un buon nonno, una buona madre, una buona nonna, ci vuole tanta pazienza e in questa pazienza viene la santità: esercitando la pazienza. Sei catechista, educatore o volontario? Sii santo diventando segno visibile dell'amore di Dio e della sua presenza accanto a noi. 
Ecco: ogni stato di vita porta alla santità, sempre! A casa tua, sulla strada, al lavoro, in Chiesa, in quel momento e nel tuo stato di vita è stata aperta la strada verso la santità. Non scoraggiatevi di andare su questa strada. 
E' proprio Dio che ci dà la grazia. Solo questo chiede il Signore: che noi siamo in comunione con Lui e al servizio dei fratelli.


Papa Francesco, 20 novembre 2014







Buona giornata a tutti. :-)



giovedì 26 febbraio 2015

Donna – Rabindranath Tagore































Donna, non sei soltanto l’ opera di Dio,
ma anche degli uomini, che sempre
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immortalità.
Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d’ estate i loro fiori
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.
Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.
Per metà sei donna, e per metà sei sogno.

Rabindranath Tagore -


 Édouard Bisson (1856 - 1939)


Quando a sera l'anfora

del giorno si vuota,
viene gettata nella corte
delle stelle.
La notte la purifica nel buio
Affinché possa riempirsi ancora
Della nuova ambrosia
Dell'aurora. 

- Rabindranath Tagore -








The moon shines in my body, 
but my blind eyes cannot see it:
The moon is within me, and so is the sun.
The unstruck drum of Eternity is sounded within me; 
but my deaf ears cannot hear it.
So long as man clamours for the I and the Mine, 
his works are as naught:
When all love of the I and the Mine is dead, 
then the work of the Lord is done.
For work has no other aim than 
the getting of knowledge: 
When that comes, then work is put away.


- Rabindranath Tagore -

From "The Songs of Kabir, 1440-1558, Translated by  in 1915"





Dicono che l’amore sia cieco. 
Io credo che l’amore, quello vero
 
abbia una vista superiore.


- John Powell -




La farfalla non conta gli anni
ma gli istanti:
per questo
il suo breve tempo le basta.

- Rabindranath Tagore -





Buona giornata a tutti. :-)






mercoledì 25 febbraio 2015

Nel tempio di Kalì - Madre Teresa di Calcutta

Un giorno, in un vicolo fangoso, madre Teresa trova una donna rosicchiata dai topi. Sta per morire. Le due stanze nella casa Gomez sono strapiene, non si può proprio aggiun­gere un posto in più, nemmeno per una povera donna che sta morendo. Madre Teresa se la carica sulle braccia e la porta al più vicino ospedale. Non l'accettano, «non c'è posto ».
Mentre si reca ad un ospedale più lontano, la donna le muore tra le braccia.
Madre Teresa non si dà pace. Deve trovare un luogo spazioso per ospitare coloro che stanno morendo per fame, per malattie che non sono mortali ma che uccidono i deboli, per le terribili piaghe che la sporcizia e la mancanza di nutri­mento aprono nei corpi.
Non molto lontano alza le sue cupole e i suoi colonnati il Kalighat, tempio della dea Kalì, protettrice di Calcutta. Nel recinto del tempio ci sono due vaste sale, destinate a dormitorio per i pellegrini che in ottobre giungono da ogni parte della regione. Le due sale, una per gli uomini e una per le donne, sono vuote undici mesi all'anno. Madre Teresa chiede alle autorità cittadine di poter usare le sale per ospi­tare i morenti.
È una domanda molto rischiosa, ma le auto­rità, che stanno facendo ogni sforzo per porre argini alle mi­serie della periferia, le concedono il permesso.
I fanatici indù, appena conoscono la faccenda, organiz­zano tumulti. «È una contaminazione del tempio», dichia­rano. «Una suora cattolica che apre un ricovero nel sacro recinto è una profanazione ».
«D'accordo - rispondono le autorità. - Mandate vo­stra madre o vostra sorella a curare i moribondi e i lebbrosi al posto di madre Teresa, e noi la manderemo via». Natu­ralmente nessuno si fa vivo, e la suora viene lasciata in pace. 

- Madre Teresa di Calcutta -
Fonte: “Madre Teresa di Calcutta”, Teresio Bosco,pagg. 10 e 11 - Ed. Elledici 1991



La Carità comincia oggi. Qualcuno sta soffrendo oggi, è per strada oggi, ha fame... oggi. Il nostro lavoro è per oggi...una donna venne da me con suo figlio e disse: “Madre, sono andata in due o tre posti ad elemosinare un pò di cibo perché non mangiamo da tre giorni...”, andai a prendere qualcosa da mangiare e quando tornai il bambino che aveva in braccio era morto di fame. Non saranno con noi domani se non li sfamiamo oggi. Perciò preoccupatevi di ciò che potete fare oggi. 

- Madre Teresa di Calcutta -



Inizia e concludi la giornata con la preghiera.
Vai a Dio come un bambino.
Basta che tu gli parli.
Digli tutto.
E’ tuo Padre!
Prenditi cura di pregare fino a quando il tuo cuore
sarà capace di contenere il dono che Dio fa di se stesso.

- Madre Teresa di Calcutta -




Siete voi sacerdoti che dovete spegnere questa fame.
La potrete saziare con la tenerezza e l'amore di Cristo.
Date al mondo questo Gesù che infiamma i vostri cuori.
Per le strade di Calcutta abbiamo raccolto oltre quarantaseimila malati.
La metà di loro è tornata a Dio in maniera molto semplice, amati e assistiti dalle Sorelle.

- MadreTeresa di Calcutta - 





Buona giornata a tutti. :-)









martedì 24 febbraio 2015

Chi sono, io? - Dietrich Bonhoeffer

Chi sono, io? Mi dicon spesso
che esco dalla mia cella
calmo e lieto e saldo
come il padrone del suo castello.
Chi sono, io? Mi dicon spesso
che parlo alle mie guardie
libero e amichevole e chiaro
come fossi io a comandare.
Chi sono, io? Mi dicon anche
che sopporto i giorni della sventura
impavido e sorridente e fiero
come chi è avvezzo alla vittoria.
Io, in realtà, son ciò che gli altri dicono di me?
O sono solo ciò che so io di me stesso?
Inquieto, nostalgico, malato come un uccello in gabbia
bramoso d'un respiro vivo come mi strozzassero alla gola
affamato di colori, di fiori, di voci d'uccelli
assetato di parole buone, di presenza umana
tremante di collera davanti all'arbitrio 
e alla più meschina umiliazione
roso per l'attesa di grandi cose
impotente e preoccupato per l'amico ad infinita distanza
stanco e vuoto per pregare, per pensare, per creare
esausto e pronto a prendere congedo da tutto?
Chi sono, io? Questo o quello?
Oggi uno, domani un altro?
Sono tutt'e due insieme? Davanti agli uomini un simulatore
e davanti a me stesso uno spregevole, querulo rottame?
O ciò che in me c'è ancora rassomiglia all'esercito sconfitto
che si ritira in disordine prima della vittoria del già vinto?
Chi sono, io? - domandare solitario che m'irride.
Chiunque io sia, tu mi conosci, tuo sono io, o Dio!

- Dietrich Bonhoeffer -
da "Chi sono, io?"



Se si esercita fin dall’inizio la disciplina della lingua, ognuno potrà fare una scoperta incomparabile. Riuscirà cioè a smettere di tener d’occhio continuamente l’altro, di giudicarlo, di condannarlo, di inquadrarlo nel posto che a lui sembra gli spetti, di esercitare violenza su di lui. Ora riesce a riconoscere il fratello nella sua piena libertà, così come Dio glielo ha posto davanti. La visione si amplia, e con sua sorpresa è in grado di riconoscere nei suoi fratelli, per la prima volta, la ricchezza e la gloria della creazione divina.

- Dietrich Bonhoeffer - 

Da ”Vita comune”



Se il mio peccato mi sembra in qualche modo inferiore a quello degli altri, meno ri­provevole, non riconosco affatto il mio esser peccatore. 
Il mio pecca­to deve per forza essere il più grande, il più grave, il più riprovevole di tutti.
Per i peccati degli altri ci pensa l’amore fraterno a trovare sempre qualche scusante, mentre per il mio non ce ne sono. 
Per questo è il più grave. A questo livello di umiltà deve giungere chi voglia servire i fratelli nella comunione.
Come potrei infatti non es­sere ipocrita nel servire umilmente anche colui che in tutta serietà mi risulta peccatore più di me? Non è inevitabile che mi metta al di sopra di lui? Mi è consentito avere ancora speranza per lui? Sa­rebbe un servizio ipocrita.
«Non credere di aver fatto progressi nella tua santificazione, se non hai un profondo sentimento della tua infe­riorità rispetto agli altri».

di Dietrich Bonhoeffer 

da: "Vita comune"

Dietrich Bonhoeffer nato nel 1906, pastore e teologo luterano protestante, morto martire, impiccato sotto il nazismo, nel campo di concentramento di Flossenbùrg all’alba del 9 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra, quando ormai Hitler era alla fine.



"Le mie battaglie le combatto contro di me, contro i miei propri demoni: ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite, contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo non è proprio il mio genere. 
Non ho paura, non so, mi sento così tranquilla. Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere. 
Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro corpo. 
Lo spirito viene dimenticato, s'accartoccia e avvizzisce in qualche angolino. Viviamo in un modo sbagliato, senza dignità. 
Io non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l'amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito"

- Etty Hillesum -



Signore, Padre di tutti gli uomini,
accogli il grido dei piccoli, degli inermi,
delle vittime della guerra
e mostra la Tua predilezione per loro
fermando ogni violenza fratricida,
ogni progetto di distruzione e di iniquità.
Cristo nostra pace, convertici a Te,
alla Tua Croce,
al Tuo perdono universale,
al Tuo amore senza riserve per ogni creatura.
Fratello di ogni uomo,
fa sentire nel cuore di chi uccide e opprime
la Tua inquietudine di giustizia e d'amore.
Spirito Santo, Spirito della vita,
illumina la mente e scalda il cuore
di coloro che hanno in mano
la vita dei loro simili,
perché le ragioni della pace e della giustizia
trionfino sulle forze della morte
e gli uomini ed i popoli riconciliati
possano incontrarsi, parlarsi e riscoprirsi fratelli.
Amen.




Buona giornata a tutti. :-)







lunedì 23 febbraio 2015

La nostra fede è come cenere - Pie Charts

Signore, la nostra fede è come cenere,
tiepida e inconsistente!
La nostra speranza è come cenere:
leggera e portata dal vento.
Il nostro sguardo è come la cenere:
grigio e spento.
Le nostre mani sono come la cenere:
quanta polvere!
La nostra comunità è come la cenere:
quanta dispersione!
Signore Dio nostro, ti ringraziamo
perché nel cammino di quaranta giorni
che oggi iniziamo,
il soffio del tuo Spirito
accende di nuovo il suo fuoco
che cova sotto le nostre ceneri.
Amen.


- Pie Charts -




Ecco che è venuto il tempo del digiuno,
pregherò sino a quando si apriranno 
le porte della misericordia,
fino a quando si illuminerà il volto 
di colui che il mio cuore ama,
fino a quando potrò di nuovo contemplare la sua gloria.
Non ho riempito la mia lampada 
dell'olio dello Spirito Santo;
spogliata di buone azioni,
la mia anima davanti a te mi rende indegno.
O mio Salvatore, salvami.



Coloro che devono nuotare nel mare e che conoscono l'arte del nuotare, si tuffano quando l'onda arriva su di loro, e si lasciano andare sott'acqua fino a che sia passata. E dopo continuano a nuotare senza difficoltà. 
Ma se essi vogliono opporsi all'onda, essa li respinge e li getta lontano. Appena essi si rimettono a nuotare, una nuova onda li investe; se essi resistono ancora, eccoli ancora respinti, e gettati lontano; essi si stancano solamente, senza avanzare. 
Si tuffino sotto l'onda, come ho detto, si abbassino, e quella passerà senza disturbarli; essi continueranno a nuotare sino a che vorranno, e porteranno a termine ciò che devono fare. 
Così è per le tentazioni. 
Sopportate con pazienza e umiltà, esse passano senza fare del male. Ma se si resta ad affliggersi, a turbarsi, ad accusare tutti, ciò ci fa soffrire rendendo più opprimente la tentazione, e ne risulta che essa è per noi non solo senza profitto, ma addirittura nociva.


- Santa Dorotea di Gaza -



"Supplichiamo con fervore Maria Santissima 
perché accompagni il nostro cammino quaresimale
con la sua protezione 
e ci aiuti ad imprimere 
nel nostro cuore e nella nostra vita
le parole di Gesù Cristo, 
per convertirci a Lui".

Dal Magistero di papa Benedetto XVI

(Angelus di domenica 26 febbraio 2012, 
I di Quaresima, Anno B)




Maria,
Madre di Gesù e Madre mia,
aiutami ad usare bene
questo Tempo di Quaresima
per trarne il massimo
profitto spirituale.
Cercherò di scoprire
i miei "punti deboli",
chiedendomi dove e quando
la mia fiducia in Dio vacilla.
Madre cara,
a Te affido
il mio cammino di conversione
e Ti dico:
Mamma, aiutami Tu;
il Tuo Cuore è il mio Rifugio!
Amen.




Buona giornata a tutti. :-)





domenica 22 febbraio 2015

Omaggio a don Luigi Giussani

"Vorrei comunicarvi alcuni tra gli aspetti più affascinanti e persuasivi del cammino che ho fatto nella mia vita.
Innanzitutto mi permetterete di ricordare l’istante della mia vita in cui, per la prima volta, ho capito che cos’era l’esistenza di Dio.
Ero in prima liceo classico, in seminario, e facevamo lezione di canto; normalmente, per il primo quarto d’ora, il professore spiegava storia della musica, facendoci anche ascoltare alcuni dischi. Anche quel giorno si fece silenzio, incominciò a girare il disco a 78 giri e improvvisamente, si udì il canto di un tenore allora famosissimo, Tito Schipa; con una voce potente e piena di vibrazioni ha incominciato a cantare un’aria del quarto atto de "La Favorita" di Donizetti: «Spirto gentil de’ sogni miei, brillasti un dì ma ti perdei. Fuggi dal cor lontana speme, larve d’amor fuggite insieme».
Dalla prima nota a me è venuto un brivido.
Che cosa significasse quel brivido l’avrei capito lentamente con gli anni che passavano; solo il tempo, infatti, fa capire che cosa è il seme, come dice l’omonima, bella canzone, e cosa ha dentro. Uno può capire cos’è un seme se ne ha già visto lo sviluppo; ma la prima volta che vede il seme non può capire che cosa contenga. Così fu per me quel primo istante di brivido in cui ebbi la percezione di quello struggimento ultimo che definisce il cuore dell’uomo quando non è distratto da vanità che si bruciano in pochi istanti."

- Luigi Giussani -
da: "Realtà e giovinezza. La sfida", Sei, Torino 1995




Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam!
"Abbiate il gusto delle giaculatorie, che sono gli adempimenti che Dio ottiene per se stesso nel vuoto, nella distrazione altrimenti vasta delle nostre giornate.
La giaculatoria che vi raccomando per la vostra santità, perché la permanenza della fede e della carità in voi sia più assicurata, è Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam: vieni, o Spirito Santo, tu che hai creato il mondo, che hai creato il mondo e che l’hai redento, l’hai ricreato nella tua azione contro il male, tu che hai reso presente nell’uomo la possibilità di combattere il male; veni per Mariam, vieni in me attraverso la mediazione della Madonna, attraverso l’applicazione del disegno di Dio sulla madre di Cristo."

- Luigi Giussani -




"Vorrei ricordare qui che don Giussani mi raccontava in segreto il momento in cui ha scoperto il senso più abissale della sua posizione di prete e di uomo. Poco dopo essere stato ordinato, in una delle prime confessioni, si trovò di fronte a un giovane che non riusciva a parlare. Don Giussani lo esortava: “Non c’è niente che tu abbia fatto che non possa essere perdonato”. Ma l’altro faceva fatica, e don Giussani, con le parole che riesce a tirare fuori dalla sua fede e dalla sua umanità, lo invitava fraternamente. A un certo punto sentì questo giovane dire: “Ho ucciso un uomo”. Don Giussani stette lì un attimo, un’eternità, e poi rispose: “Solo uno?”. Mi raccontava quindi che lì capì che cosa siano la carità, la fraternità, l’amore, che cosa sia il perdono. Il ragazzo scoppiò a piangere. Da allora divennero, credo, amici; il ragazzo andò a confessare alle autorità il suo gesto e divennero amici».

(da un'intervista a Giovanni Testori)




"La solitudine infatti non è essere da solo, ma è l’assenza di un significato. 
Si può essere in mezzo a milioni di persone ed essere soli come cani, se non hanno significato quelle presenze."
“ L’incomunicabilità come difficoltà di dialogo e comunicazione rende a sua volta più tragica la solitudine che l’uomo prova di fronte al proprio destino. Di fronte al destino come assenza di significato l’uomo prova una solitudine terribile. La solitudine infatti non è essere da solo, ma è l’assenza di un significato. Si può essere in mezzo a milioni di persone ed essere soli come cani, se non hanno significato quelle presenze.
La solitudine che si accusa nella vita comune è accusa ad una propria presenza nella vita comune senza intelligenza del significato. 

Si è lì senza riconoscere ciò che unisce, e allora il più piccolo sgarbo diventa una obiezione che fa crollare tutta la impalcatura della fiducia.
Inversamente, quando uno ha coscienza del motivo adeguato per cui è con gli altri, anche se tutti fossero distratti o incomprensivi, non sarebbe affatto solo.”.

- Don Luigi Giussani -
da "Il senso religioso", Rizzoli 




"...La famiglia missionaria è quella che guarda l'orizzonte: guarda tutto l'orizzonte aperto da Cristo e col desiderio lo percorre tutto, mentre con pazienza quotidiana, intelligente costruisce la Chiesa in se stessa e attorno a sé".

Luigi Giussani in 
"Breve catechesi sul matrimonio"
di Antonio Sicari 






La santità è abbracciare gli uomini e le cose
 trasformando questo in cammino e in grido,
un grido che proclama
come la sostanza di tutto sia Cristo,
come quell'abbraccio sia Suo e non nostro.

- don Luigi Giussani -





Buona giornata a tutti. :-)