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giovedì 2 aprile 2026

Gesù e l’agnello - Jose' Saramago

 Gesù strinse il capo dello spago con cui l’agnello era legato alla corda, la bestia guardò il suo nuovo padrone e belò, fece beeee con quel tono timido e tremulo degli agnelli che moriranno giovani perché tanto amati dagli dei. Questo suono, udito migliaia di volte durante la sua nuova attività di pastore, toccò il cuore di Gesù al punto che sentì le membra dissolversi dalla pena, lui era lì, come non gli era mai accaduto prima in maniera così assoluta, signore della vita e della morte di un altro essere, quest’agnello bianco, immacolato, privo di volontà e di desideri, che protendeva verso di lui un musetto interrogativo e fiducioso, gli si vedeva la lingua rosea mentre belava e, sotto la lanugine, era roseo l’interno delle orecchie, e rosee erano le unghie, che non si sarebbero mai indurite, modificando in zoccoli un termine che aveva per il momento in comune con gli uomini. 
Gesù accarezzò la testa dell’agnello, che gli rispose sollevandola e sfiorandogli la palma della mano con il naso umido, facendolo rabbrividire. [...] Allora Gesù, quasi gli fosse nata dentro una luce, decise, contro il rispetto e l’obbedienza, contro la Legge della sinagoga e la parola di Dio, che questo agnello non sarebbe morto, che quanto gli era stato dato per morire avrebbe continuato a vivere e che lui, venuto a Gerusalemme per sacrificare, dalla città se ne sarebbe andato più peccatore di quanto vi era entrato, non gli bastavano le vecchie mancanze, adesso è caduto anche in questa, e arriverà il giorno, giacchè Dio non dimentica, in cui dovrà pagarle tutte. 
Per un attimo, il timore del castigo lo fece esitare ma, con un’immagine rapidissima, la mente gli presentò la visione terrorizzante di un agnello e di altri animali sacrificati fin dalla creazione dell’uomo, perché l’umanità è stata posta su questo mondo proprio per adorare e sacrificare. A tal punto lo turbarono queste fantasie che gli parve di vedere la scalinata del Tempio allagata di rosso, gocciolante di gradino in gradino, e lui lì in mezzo, con i piedi nel sangue, che sollevava al cielo il suo agnello sgozzato morto.[...] Con l’agnello avvolto nella bisaccia, come per difenderlo da una minaccia ora imminente, Gesù si precipitò fuori della piazza, si perse fra le strade più strette, senza badare alla direzione in cui andava.

- Jose' Saramago -
Da: “Il Vangelo secondo Gesu' Cristo”




Non è un merito, è pura grazia.

“Ci prepara ad essere dei cirenei per aiutarlo a portare la Croce. E la nostra vita cristiana senza questo non è cristiana. E’ una vita spirituale, buona… ‘Gesù è il grande profeta, anche ci ha salvato. Ma Lui e io no…’. Tu con Lui! Facendo la stessa strada. Anche la nostra identità di cristiani deve essere custodita e non credere che essere cristiani è un merito, è un cammino spirituale di perfezione. Non è un merito, è pura grazia.”

Papa Francesco, omelia in S. Marta, 26 settembre 2014




Gesù prega e suda sangue nell'orto del Getsemani. 

<< Cari amici, anche noi nella preghiera dobbiamo essere capaci di portare davanti a Dio le nostre fatiche, la sofferenza di certe situazioni, di certe giornate, l'impegno quotidiano di seguirlo, di essere cristiani, e anche il peso del male che vediamo in noi e attorno a noi, perché Egli ci dia speranza, ci faccia sentire la sua vicinanza, ci doni un pò di luce nel cammino della vita. >>
 
- papa Benedetto XVI  -
Udienza Generale 1° Febbraio 2012


Credo in Dio e credo nell'uomo, quale immagine di Dio.
Credo negli uomini, nel loro pensiero, nel valore della loro sterminata fatica.
Credo nella vita come dono e come durata, come possibilità illimitata di elevazione, non prestito effimero dominato dalla morte.
Credo nella gioia: la gioia di ogni stagione, di ogni tappa, di ogni aurora, di ogni tramonto, di ogni volto, di ogni raggio di luce che parta dal cervello, dai sensi, dal cuore.
Credo nella famiglia del sangue e nella famiglia prescelta per il mio lavoro.
Credo nel dovere di servire il bene comune perché giustizia, libertà e pace siano a fondamento della vita sociale.
Credo nella possibilità di una grande famiglia umana e nell'unità dei cristiani quale Cristo la volle.
Credo nella gioia dell'amicizia, nella fedeltà e nella parola degli uomini.
Credo in me stesso, nella capacità che Dio mi ha conferito, perché possa sperimentare la più grande fra le gioie, che è quella del donare e del donarsi.
In questa fede voglio vivere, per questa fede voglio lottare e con questa fede voglio addormentarmi in attesa del grande, gioioso risveglio.

(Padre Giulio Bevilacqua)
(1881-1965)































Buona giornata a tutti. :-)




sabato 6 luglio 2024

L'altro - José Saramago

                                                       Non dobbiamo avere paura
delle differenze d’opinione.
Se tutti la pensassimo allo stesso modo
il mondo sarebbe molto noioso.
Ma non vale la pena uccidere
per le differenze d’opinione.
Dobbiamo cercare di comprendere l’altro
per una semplice ragione:
perché noi siamo
l’altro dell’altro.


- José Saramago -


                                            


... il viaggio non finisce mai

... il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. 
E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. 
Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, 
il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. 
Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. 
Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

- Jose Saramago –
da "Viaggio in Portogallo




La gelosia ha da entrar nell'amore . . . 
come nelle vivande la noce moscata . . . ci ha da essere, 
ma non si ha da sentire . . . 

- F . Algarotti -




E’ questo il difetto delle parole. 
Stabiliamo che non c’è altro mezzo d’intenderci e di spiegarci, e finiamo con lo scoprire che restiamo a metà della spiegazione e così lontani dal comprenderci che sarebbe stato molto meglio lasciare agli occhi e al gesto il loro peso di 
silenzio. 
Forse anche il gesto è un di più. In fin dei conti, non è altro che il disegno di una parola, il muoversi di una frase nello spazio. 
Ci restano gli occhi e il loro accesso privilegiato alle apparizioni.

- Josè Saramago - 
da "Di questo mondo e degli altri"



























Buona giornata a tutti. :-)

mercoledì 1 marzo 2023

La luna che ho conosciuto - Josè Saramago

Quando comparvero le prime case della brughiera della Caparica, il giorno stava finendo. Presi il Pinhal d’El-Rei, detta anche Pineta delle Paure, e dopo circa due chilometri decisi di accamparmi in una piccola radura. 
La notte scendeva velocemente. Tutt’intorno, i pini si fondevano in una muraglia nera, compatta come le pareti di un pozzo. Mangiai, non ricordo più cosa, stesi la coperta, misi lo zaino sotto la testa, e attesi il sonno, che tardò. Non mi sentivo bene. Tuttavia, per farla breve, il mio tremore non aveva nulla a che vedere con il freddo. Ammetto che si trattava di paura.
La gioventù però ha molte risorse. Sicchè finii per addormentarmi beatamente. Verso mezzanotte (o prima?) mi svegliai. In prossimità del mare c’era da aspettarsi che l’aria rinfrescasse, e la coperta di casa di non poteva sostituire la tenda. Mi coprii meglio che potei e mi girai sull’altro fianco. 
Fu allora che accadde. Sulla vetta dei pini, alla mia sinistra, posava la luna più grande che i miei occhi avessero mai visto. Gialla, con striature color sangue, era enorme, terribilmente vicina – e silenziosa. 
Cerco di spiegarmi. C’erano la grandezza, la vicinanza e il colore – ma c’era anche il silenzio. Rinuncio a spiegarmi. C’era il silenzio.
Era questa la luna che ho conosciuto. La storia non è nè pittoresca nè impressionante – se non per chi l’ha vissuta. Ma ognuno parli di quel che sa. Del resto, ora che gli uomini approderanno sulla luna e ci cammineranno sopra, so anche che, nossignore, la luna non perderà il suo mistero, neppure per quelli che vi andranno e che ne torneranno. Non sarà rubata ai poeti e agli innamorati. Sapere che stanno lassù due uomini, o duecento, o diecimila –  toglie forse qualcosa alla profondità del chiaro di luna? 
Sarà meno evocativa e misteriosa la luce della luna piena che si spande sulla terra?  Se da lontano vedo un’isola, una città, una montagna, il fatto che siano abitate diminuirà di un atomo la loro bellezza?
Si tranquillizzino i sognatori, i contemplativi. Anche la terra vista da lontano è, a quanto dicono, uno spettacolo di indescrivibile bellezza. E per quel che so gli occhi degli astronauti non si accorgono delle bruttezze terrestri.
Or dunque, amici miei, non perdiamo la terra, che è ancora l’unico modo per non perdere la luna.

- Josè Saramago - 

Winslow Homer (1836-1910) , Moonlight, 1874

È questo il difetto delle parole.
Stabiliamo che non c’è altro mezzo d’intenderci e di spiegarci, e finiamo con lo scoprire che restiamo a metà della spiegazione e così lontani dal comprenderci che sarebbe stato molto meglio lasciare agli occhi e al gesto il loro peso di silenzio.
Forse anche il gesto è un di più.
In fin dei conti, non è altro che il disegno di una parola, il muoversi di una frase nello spazio.
Ci restano gli occhi e il loro accesso privilegiato alle apparizioni.

- Josè Saramago -
Da “Di questo mondo e degli altri” 

Immagine di Igor Morski

C'è chi passa la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di una fiume, sono lì solo per farci arrivare all'altra sponda, quella che conta è l'altra sponda. 

- José Saramago -


Un uomo sulla luna non sarà mai interessante quanto una donna sotto il sole.

Leopold Fechtner -



Buona giornata a tutti. :-)


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martedì 1 marzo 2022

Poesie - Saramago Josè

Dev' esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev' esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev' esserci un'isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mar che nuota in un altro blu,
un'altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quando puoi, e non sconfessi 
questo corpo casuale e inadeguato.

(Josè Saramago)


«Se tu potessi vedere la nuvola chiusa che c’è dentro di te, (…) se tu la potessi vedere, allora sapresti che è ben poca cosa una nuvola del cielo paragonata alla nuvola che c’è dentro l’uomo».

- José Saramago - 
da “Memoriale del convento”


Dove gli occhi si chiudono;
dove il tempo fa echeggiare
il nicchio del silenzio;
dove il chiaro deliquio si dissolve
nell’aroma dei nardi e del sesso;
dove gli arti son lacci, e le bocche
non respirano, ansano frementi;
dove le dita tracciano altre orbite
per lo spazio dei corpi e delle stelle;
dove la breve agonia; dove la pelle
si fonde nel sudore; dove l’amore.


- Josè Saramago - 



Le religioni, tutte, senza eccezione, non serviranno mai per avvicinare e riconciliare gli uomini e, al contrario, sono state e continuano a essere causa di sofferenze inenarrabili, di stragi, di mostruose violenze fisiche e spirituali che costituiscono uno dei più tenebrosi capitoli della misera storia umana.

- Josè Saramago -


Buona giornata a tutti. :-)

domenica 13 febbraio 2022

L'altro - José Saramago

                                                        Non dobbiamo avere paura
delle differenze d’opinione.
Se tutti la pensassimo allo stesso modo
il mondo sarebbe molto noioso.
Ma non vale la pena uccidere
per le differenze d’opinione.
Dobbiamo cercare di comprendere l’altro
per una semplice ragione:
perché noi siamo
l’altro dell’altro.

- José Saramago -


                                            


... il viaggio non finisce mai

... il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. 
E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in 
narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia 
della spiaggia e ha detto: "non c'è altro da vedere", sapeva che
non era vero. 
Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che 
si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, 
vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la 
prima volta pioveva, vedere le messi verdi, 
il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che 
non c'era. 
Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per 
tracciarvi a fianco nuovi cammini. 
Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

- Jose Saramago –
da "Viaggio in Portogallo



La gelosia ha da entrar nell'amore . . . 
come nelle vivande la noce moscata . . . ci ha da essere, 
ma non si ha da sentire . . . 

- F . Algarotti -



E’ questo il difetto delle parole. Stabiliamo che non c’è altro mezzo
d’intenderci e di spiegarci, e finiamo con lo scoprire che restiamo a 
metà della spiegazione e così lontani dal comprenderci che sarebbe 
stato molto meglio lasciare agli occhi e al gesto il loro peso di 
silenzio. 
Forse anche il gesto è un di più. In fin dei conti, non è altro che il 
disegno di una parola, il muoversi di una frase nello spazio. 
Ci restano gli occhi e il loro accesso privilegiato alle apparizioni.

- Josè Saramago - 
da "Di questo mondo e degli altri"






















Buona giornata a tutti. :-)