martedì 31 marzo 2015

Le Croci - don Tonino Bello

Miei cari fratelli,

mi era venuta in mente l’idea di intitolare questa lettera così: “L’Internazionale della Croce”. Ma poi l’ho scartata. 
Prima di tutto, perchè poteva apparire solo una bella frase ad effetto. E poi perchè temevo che evocasse spettri di chi sa quali contaminazioni. La frase, però, mi sarebbe servita tantissimo per far comprendere una verità fondamentale: che non c’è solo la Croce mia, la sofferenza tua, il dolore di Angela, la tragedia di Franco, l’agonia dei singoli. C’è anche una croce collettiva.
C’è anche una sofferenza comune. C’è anche un dolore di classi. C’è anche una tragedia di popoli. C’è anche un’agonia di gruppi umani ben definiti.
E per poco che uno, da un terrazzo del Calvario, si metta a contemplare il panorama sottostante, gli è dato sentire non solo l’affanno dei malati, il pianto dei delusi, il gemito degli sfortunati che arrancano sui tornanti del Golgota.
Ma gli toccherà giù, alle pendici del colle, Croci enormi che ondeggiano sospinte da folle sterminate di oppressi. Lì c’è la Croce dei paesi del Quarto Mondo condannati allo sterminio per fame. Accanto, avanza la croce sostenuta da una turba, incredibilmente privata dei diritti fondamentali dell’uomo, su cui grava la congiura del silenzio. Più in fondo si intravede il patibolo di intere popolazioni considerate marginali dalle grandi potenze, e destinate cinicamente al genocidio.
Ecco lì la croce dei “desaparecidos”. 
Ecco quella degli abitanti di Haiti. 
Ecco quella dei massacrati del Guatemala. 
Ecco la croce che schiaccia la schiena delle popolazioni afgane. 
Ecco quella trascinata dalle tribù violente dell’Iran. 
Più in là la croce dei dissidenti dell’Est, che copre, con la sua ombra, interminabili campi di concentramento, squallide prigioni e lontanissime terre di esilio. 
Poi sotto gli occhi, ecco la croce delle grandi masse di tutta la Terra discriminate dalle leggi razziali del mercato. 
Condannate dalle centrali del Capitalismo mondiale, a non risollevarsi mai, a rimanere sempre subalterne, a diventare sempre più schiave, sempre più umiliate, sempre più offese.
Miei cari fratelli, non fate lo sbaglio di dire che il vostro Vescovo sta facendo politica solo perchè cerca di distogliervi da un certo “uso intimistico” della Croce, o da una visione “formato personale” della via del Calvario. Non accusatelo d’inquinare l’atmosfera quaresimale con ingredienti poco ascetici sol perchè tenta di sottrarvi al consumo troppo domestico della Passione di Gesù. Se è vero che ogni cristiano deve accogliere la sua croce, ma deve anche staccare tutti coloro che vi sono appesi, noi oggi siamo chiamati ad un compito della portata storica senza precedenti:”Sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi”.
Pertanto, non solo dobbiamo lasciare “il belvedere” delle nostre competizioni panoramiche e correre in aiuto del fratello che geme sotto la sua croce personale, ma dobbiamo anche individuare con coraggio ed intelligenza, le botteghe dove si fabbricano le croci collettive.
In oscure centrali della terra ci sono dei Cagliostri che con alchimie macabre di potere confezionano per noi croci sintetiche che addossano poi sulle masse sterminate di poveri.
Per noi, oggi, essere fedeli alla Croce di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore, significa disintegrare queste fucine di morte e distruggere tutte le agenzie periferiche di questi arsenali di giustizia planetaria.
E forse non c’è bisogno di andare troppo lontano per scovarle. Perchè piccole succursali di queste botteghe, veramente oscure, dove si confezionano croci collettive, esistono anche nelle nostre città.

Con grande Speranza. Vostro.


- Don Tonino Bello -



"Io sono convinto che un giorno il Signore giudicherà con questo criterio le autorità. Non dirà «ero senza chiesa e mi avete costruito la chiesa», ma «ero senza casa e mi avete costruito la casa». Costruiremo anche la chiesa, però quello che ci interessa di più è dare la casa anche ai poveri".

- don Tonino Bello -


La morte di croce respinge "l’incompreso" nella zona del silenzio...

...Essere uomini significa essere destinati alla morte. Essere uomini significa dover morire, conoscere la contraddizione per cui, dal punto di vista biologico, morire è un fatto naturale e necessario, ma, al tempo stesso, nella sfera biologica si è dischiuso un centro spirituale che aspira all’eternità e alla cui luce il morire non è un fatto naturale, bensì illogico, è un essere cacciati dalla sfera dell’amore, è una lacerazione di quel rapporto di comunione che vuole stabilità. In questo mondo, vivere significa morire. «Si è fatto uomo» significa, dunque, anche questo: ha imboccato la via della morte. La contraddittorietà propria della morte umana conosce in lui tutta la sua asprezza. In lui, infatti, che vive fino in fondo la comunione e il dialogo con il Padre, l’isolamento assoluto della morte appare del tutto inconcepibile. D’altra parte, proprio in lui la morte trova la sua più specifica necessità. Abbiamo visto, infatti, che proprio il suo essere con il Padre fonda anche l’incomprensione da parte degli uomini e così il suo isolamento nella vita pubblica. La morte di croce è l’atto ultimo e conseguente di questa non-comprensione, di questo rifiuto dell’incompreso, respinto nella zona del silenzio...

- Card. Joseph Ratzinger  -
da "Il Dio di Gesù Cristo" 




"Grazie terra mia, piccola e povera, che mi hai fatto nascere povero come te, ma che proprio per questo mi hai dato la ricchezza incomparabile di capire i poveri e di potermi oggi disporre a servirli".

- Don Tonino Bello - 



"Caro Gesù, asciuga le lacrime segrete di tanta gente che non ha il coraggio di piangere davanti agli altri".

- Don Tonino Bello - 



“A me, vostro vescovo e padre, viene la voglia di inginocchiarmi davanti a voi per ricevere la vostra benedizione. Non abbiate timore. Dátemela, nel nome del padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E così, rafforzato dal vostro segno di Croce, sarò più pronto e più forte nel proclamarvi le meraviglie compiute da Dio, lo Sposo che ci ha sedotti ma senza abbandonarci”.

- Don Tonino Bello - 


Non demordete: la coerenza paga, anche se con qualche ritardo. Paga anche l'onestà. E la speranza non delude.

 - don Tonino Bello -






Buona giornata a tutti. :-)





lunedì 30 marzo 2015

Incontrare Gesù – Henri J. M. Nouwen

Tu cerchi il modo di incontrare Gesù.
Cerchi di incontralo non solo con la mente, ma anche nel tuo cuore.
Ricerchi il suo affetto, e sai che questo affetto implica tanto il suo cuore quanto il tuo.
Ma rimane in te qualcosa che impedisce questo incontro.
Vi sono ancora tanta vergogna e tanta colpa incrostate nel tuo cuore, che bloccano la presenza di Gesù.
Non ti senti pienamente a tuo agio nel tuo cuore; lo guardi come se non fosse un luogo abbastanza buono, abbastanza bello o abbastanza puro per incontrare Gesù.
Quando guardi con attenzione alla tua vita, vedi quanto sia stata afflitta dalla paura.
Non riuscirai ad incontrare Gesù finché il tuo cuore rimane pieno di dubbi e di paure.
Gesù viene a liberarti da questi legami e a creare in te uno spazio nel quale puoi stare con lui. Egli vuole che vivi la libertà dei figli di Dio.
Non disperarti, pensando di non poter cambiare te stesso dopo tanti anni.
Entra semplicemente come sei alla presenza di Gesù. Tu non puoi renderti diverso.
Gesù viene a darti un cuore nuovo, uno spirito nuovo, una nuova mente e un nuovo corpo.
Lasciati trasformare dal suo Amore solo così sarai capace di ricevere il suo affetto nell'interezza del tuo essere.


- Henri J. M. Nouwen - 


Mi aspetto sempre che i miei visitatori parlino dei loro problemi e del loro dolore, delle loro sconfitte e delle loro delusioni, delle loro depressioni e della loro angoscia. In qualche modo mi sono abituato a vivere con la tristezza, e così non ho più occhi per vedere la gioia e non ho più orecchie per sentire la contentezza che appartengono a Dio e che vanno scoperte negli angoli nascosti del mondo.
Ho un amico così profondamente unito a Dio che riesce a vedere gioia dove io mi aspetto solo tristezza. Viaggia molto e incontra un'infinità di persone. Quando torna a casa, mi aspetto sempre che mi racconti della difficile situazione economica dei paesi che ha visitato, delle grandi ingiustizie di cui ha sentito parlare e del dolore che ha visto. Ma, anche se è molto informato dei grandi sconvolgimenti del mondo, raramente ne parla. Quando comunica le sue esperienze, parla delle gioie nascoste che ha scoperto. Parla di un uomo, di una donna o di un bambino che gli hanno portato speranza e pace. Parla di piccoli gruppi di persone che sono fedeli e leali tra loro, in mezzo a tutta la confusione del mondo. 
Parla delle piccole meraviglie di Dio... Lui non risponde mai al mio bisogno di sensazionalismo. Continua a dire: «Ho visto cose molto piccole e molto belle, qualcosa che mi ha dato tanta gioia». 

- Henry Nouwen -






«Rallegratevi con me», dice il pastore, «perché ho trovato la mia pecora che era perduta». 
«Rallegratevi con me», dice la donna, «perché ho ritrovato la dramma che avevo perduto». 
«Facciamo festa», dice il padre, «perché questo mio figlio era perduto ed è stato ritrovato». 
Tutte queste voci sono le voci di Dio. Dio non vuole tenersi la gioia per sé. Vuole che tutti vi partecipino. 
La gioia di Dio è la gioia dei suoi angeli e dei suoi santi; è la gioia di tutti coloro che appartengono al Regno. 

- Henry Nouwen -






Buona giornata a tutti. :-)






domenica 29 marzo 2015

Ti chiediamo Signore Gesù - Cardinale Carlo Maria Martini

Ti chiediamo, Signore Gesù,
di guidarci in questo cammino
verso Gerusalemme e verso la Pasqua.
Ciascuno di noi intuisce che tu,
andando in questo modo a Gerusalemme,
porti in te un grande mistero,
che svela il senso della nostra vita,
delle nostre fatiche e della nostra morte,
ma insieme il senso della nostra gioia
e il significato del nostro cammino umano.
Donaci di verificare sui tuoi passi
i nostri passi di ogni giorno.
Concedici di capire, 
in questa settimana che stiamo iniziando,
come tu ci hai accolto con amore,
fino a morire per noi,
e come l'ulivo vuole ricordarci
che la redenzione e la pace da te donate
hanno un caro prezzo,
quello della tua morte.
Solo allora potremo vivere nel tuo mistero
di morte e di risurrezione,
mistero che ci consente di andare
per le strade del mondo
non più come viandanti
senza luce e senza speranza,
ma come uomini e donne
liberati della libertà dei figli di Dio.

+ cardinale Carlo Maria Martini - 



L'unica speranza

Secondo Luca, nel Nome di Gesù, e in virtù di esso, si aprono tutte le Scritture, Israele viene glo­rificato e tutte le genti sono illuminate (Le 2,32). In effetti Gesù è il Messia secondo le tre parti delle Scritture, Mose, i Profeti e gli Scritti e questo pro­prio grazie a tre segni: egli è colui che «doveva sof­frire ed essere messo a morte» (cf Le 24,26). Egli è colui che «il terzo giorno doveva risorgere dai morti» (cf Le 24,46). Inoltre «deve essere annun­ciato a tutti i popoli come Salvatore» (cf Le 2,11; 24,47). I primi due segni sono già compiuti, solo il terzo rimane ancora aperto. Chi ascolta i tre segni, se si lascia convincere, è anch'egli reso responsabi­le nel portare avanti l'annuncio della buona noti­zia. Fino a quando il terzo segno non è realizzato la nostra fede cristologica è imperfetta. Lo spazio della Chiesa che deve compiere la sua missione fino ai confini della terra» scaturisce direttamente dalla confessione: Gesù è il Messia. Gesù è l'unica speranza.


- Benoìt Standaert -





 “Perdonare fa parte di quella particolare «economia» dell'amore che non calcola, ma dona, e proprio così moltiplica i suoi effetti.” 


- Gianfranco Ravasi -
da: “Grammatica del perdono”




Che cosa vuoi di più, o anima, e che cos'altro cerchi fuori di te, dal momento che dentro di te hai le tue ricchezze, le tue delizie, la tua soddisfazione, la tua sazietà e il tuo regno, che è il tuo Amato, che la tua anima desidera e cerca? 


+ Cardinale Carlo Maria Martini -






Buona giornata a tutti. :-)



sabato 28 marzo 2015

Chiamati insieme così come siamo - Jean Vanier

Nelle comunità cristiane, Dio sembra compiacersi di chiamare insieme nella stessa comunità delle persone umanamente molto diverse, provenienti da culture, classi o paesi molto diversi. 
Le più belle comunità vengono giustamente da questa grande di­versità di persone e di temperamenti. 
Questo fatto obbliga ognuno a superare le sue simpatie e antipatie per amare l'altro con le sue diversità.
Queste persone non avrebbero mai scelto di vivere con le al­tre. Umanamente questa pare una sfida impossibile, ma è pro­prio perché è impossibile che abbiamo la certezza interiore che è Dio che le ha scelte per vivere in quella comunità. E allora l'impossibile diventa possibile. Esse non si appoggiano più sul­le loro proprie capacità umane o sulle loro simpatie, ma sul Pa­dre che le ha chiamate a vivere insieme. Egli darà loro a poco a poco quel cuore nuovo e quello spirito nuovo perché diventino tutte testimoni dell'amore. In effetti, più è umanamente impos­sibile, e più questo è un segno che il loro amore viene da Dio e che Gesù vive: "Tutti riconosceranno che siete miei discepoli dall'amore che avrete gli uni per gli altri" (Gv 13, 35).
Per vivere con lui, Gesù ha scelto, nella prima comunità degli apostoli, uomini profondamente diversi: Pietro, Matteo (il pub­blicano), Simone (lo zelota), Giuda... Non avrebbero mai cam­minato insieme se il Maestro non li avesse chiamati.
Non bisogna cercare la comunità ideale. 
Si tratta di amare quelli che Dio ci ha messo accanto oggi. Essi sono segno della presenza di Dio per noi. Avremmo forse voluto delle persone diverse, più allegre e più intelligenti. Ma sono loro che Dio ci ha dato, che ha scelto per noi. È con loro che dobbiamo creare l'unità e vivere l'alleanza.


- Jean Vanier - 
da: "La comunità luogo del perdono e della festa"




“Non di rado, nel mondo moderno, ci sentiamo perdenti. Ma l’avventura della speranza ci porta oltre. 
Un giorno ho trovato scritto su un calendario queste parole: «Il mondo è di chi lo ama e sa meglio dargliene la prova». 
Quanto sono vere queste parole! 
Nel cuore di ogni persona c’è un’infinita sete d’amore e noi, con quell’amore che Dio ha effuso nei nostri cuori, possiamo saziarla.”

+ card. François Xavier Nguyen van Thuân




"Come una sola sorgente può dare acqua a molti campi su una grande pianura, così la ricchezza di uno solo può salvare dalla miseria un gran numero di poveri, a meno che la parsimonia e l’avarizia di quest’uomo non faccia ostacolo, come un masso caduto nel ruscello ne cambia il corso. Non viviamo solo secondo la carne, viviamo secondo Dio."

- San Gregorio Nisseno -
 


"Carissimi, portate nel mondo digitale la testimonianza della vostra fede. Sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita! 
A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito dell'evangelizzazione di questo continente digitale. sappiate farvi carico con entusiasmo dell'annuncio del Vangelo ai vostri coetanei" 

- papa Benedetto XVI -




Buona giornata a tutti. :-)



venerdì 27 marzo 2015

Acqua generosa

La strana epidemia si abbatté, sulla città, all'improvviso!
Coloro, che ne erano colpiti, diventavano, prima, avidi: poi, prepotenti, e "arraffatori", perfino ladri...
E tremendamente sospettosi, gli uni, degli altri!
Si sentiva solo più parlare di soldi, cambi, tassi di interesse, e azioni, che andavano su, o giù...
Solo un eremita, dalla lunga barba bianca, conosceva il rimedio!
«Conosco la malattia, che ha colpito il vostro villaggio!
È dovuta a un "virus" terribile, perché, chi è colpito, diventa sempre più insensibile: il suo cuore si indurisce, fino a diventare di pietra e, al posto del cervello, si forma un "pallottoliere"...
C'è un solo rimedio: l'acqua della "Montagna Che Canta"!
Dovete trovare un giovane forte, e coraggioso, completamente disinteressato...
Deve affrontare questo impegno, solo per amore della gente!
Perché, l'acqua della generosità, funziona solo, se è veramente voluta, aspettata, accolta...
È logico, no? La medicina farà effetto, solo se ci sarà qualcuno, ad aspettarla!».
Ma, appena gli aspiranti eroi venivano a sapere, che non ci avrebbero guadagnato niente, si ritiravano!
Tutti, meno uno... Si chiamava, Giosuè!, promise la gente :
«Noi, ti aspetteremo! Metteremo una luce, sulla finestra, tutte le notti, così saprai, che ti aspettiamo!»
Giosuè baciò la mamma, e il papà, e abbracciò Mariarosa, la sua fidanzata, che gli sussurrò:
«Anch'io, ti aspetterò!».
Salutò tutti, e partì...
Dopo dieci giorni di marcia, le montagne continuavano ad apparire lontane, come profili di giganti dormienti!
Ma, Giosuè, non si fermava. Pensava agli abitanti della città che, certamente, si ricordavano di lui, e lo aspettavano, ai suoi genitori, e a Mariarosa e, ogni mattina, anche se i piedi gli dolevano, ricominciava la marcia!
Passarono, altri dieci giorni: poi, dieci mesi!
Nella città, le prime notti erano state un vero spettacolo...
Sui davanzali, di quasi tutte le finestre, brillava una luce!
Era il segno, della speranza: aspettavano l'acqua, della generosità, portata da Giosuè...
Ma, con il passare del tempo, molte lampade si spensero!
Alcuni se ne dimenticarono, semplicemente, altri, colpiti dalla malattia, si affrettarono a spegnerle, per risparmiare...
La maggioranza dei cittadini, dopo qualche mese, scuoteva la testa, dicendo:
«Non ce l'ha fatta... Non tornerà, più!».
Ogni notte, c'era qualche luce in meno, alle finestre. Il ritorno, di Giosuè, fu molto più rapido, dell'andata!
Portava, sulle spalle, una "botticella", della preziosa acqua...
Una notte, senza luna, e senza stelle, Giosuè arrivò sulla collina, da cui si vedeva la città! Guardò giù, ansimando, perché aveva fatto, di corsa, gli ultimi metri. Quello, che vide, gli riempì gli occhi di lacrime, e il cuore di amarezza! La città era completamente avvolta, dal buio. Non c'erano luci, sui davanzali, delle finestre!
Nessuno, lo aveva aspettato! E pensò :
«È stato tutto, inutile... Se nessuno mi ha aspettato, l'acqua non farà effetto. Tutta la mia fatica, è stata inutile!».
Si avviò, mestamente... Aveva voglia, di buttar via quell'acqua, che gli era tanto costata! Stava per farlo, quando qualcosa lo fermò... C'era una luce, laggiù! Un lumino, piccolo, tremante, lottava con la notte, in mezzo ai muri neri, delle case, Giosuè rise, di felicità, e partì, di corsa! Bussò...
Si affacciò un volto dolce, e conosciuto!
«Io ti ho sempre aspettato!» 
disse Mariarosa, semplicemente.

«Quando il Figlio dell'uomo tornerà, sulla terra, troverà ancora la fede?




« II Signore, dicendo: "Passi da me questo calice, però non la mia, ma la tua volontà sia fatta", dichiara che non è possibile all'uomo salvarsi senza l'amara medicina della morte; senza bere il calice dell'umiliazione e del patimento. 
«Gesù Cristo fu come un medico pietoso, il quale, sebbene sano, appressò per primo le labbra alla medicina amara, affinchè, sul suo esempio, gli infermi non avessero difficoltà di trangugiarla. Non diciamo, dunque: non ho voglia, non ho forza di bere il calice dei patimenti che Dio mi manda; poiché il nostro Salvatore divino fu il primo a berlo sino alla feccia.» 

- Sant'Agostino -





«La preghiera di Gesù nel Getsemani non è una preghiera contraddittoria, dissonante, ma uniforme, armoniosa, coerente. È una preghiera unica, semplice, assoluta, quale conviene ad un Redentore divino, il quale, mentre in sé rappresenta tutti gli uomini peccatori, rammenta che li rappresenta tutti per salvarli, per santificarli per unirli per sempre a Dio » 

- San Beda -


"Non possiamo considerare la Quaresima come un periodo qualsiasi, una ripetizione ciclica dell'anno liturgico. 
È un momento unico; è un aiuto divino che bisogna accogliere. 
Gesù passa accanto a noi e attende da noi — oggi, ora — un rinnovamento profondo."





Protesi alla gioia pasquale,
sulle orme di Cristo Signore
seguiamo l’austero cammino
della santa Quaresima.
La legge e i profeti annunziarono
dei quaranta giorni il mistero;
Gesù consacrò nel deserto
questo tempo di grazia.
Sia parca e frugale la mensa,
sia sobria la lingua ed il cuore;
fratelli, è tempo di ascoltare
la voce dello Spirito.
Forti nella fede vigiliamo
contro le insidie del nemico:
ai servi fedeli è promessa
la corona di gloria.
Sia lode al Padre onnipotente,
al Figlio Gesù redentore,
allo Spirito Santo Amore
nei secoli dei secoli. Amen.





Buona giornata a tutti. :-)








giovedì 26 marzo 2015

Maria Maddalena in Gesù, figlio dell’uomo - Kahlil Gibran

Fu nel mese di giugno che lo vidi per la prima volta.
Camminava nel campo di grano quando passai con le ancelle, ed era solo.
Il ritmo del suo passo era diverso da quello di ogni altro uomo, e non somigliava, il suo incedere, a nulla che avessi mai visto.
Non è in quel modo che gli uomini misurano con i passi la terra. E ancora oggi non saprei dire se avanzasse rapido o lento.
Le ancelle lo additarono e presero a bisbigliare timidamente tra loro.
Fermai un istante i miei passi, e sollevai la mano in segno di saluto. Ma lui non si voltò, lui non mi rivolse lo sguardo. Lo odiai. Respinta in me stessa, così mi sentii, e fredda come se intorno a me infuriasse una tempesta di neve. Ero scossa da brividi.
Quella notte lo vidi in sogno; mi dissero, dopo, che gridavo nel sonno e mi agitavo senza pace nel letto.
Era il mese d’agosto quando lo rividi. Stava seduto all’ombra del cipresso, là nel giardino. Immobile quasi fosse scolpito nella pietra, come le statue di Antiochia e delle altre città del Settentrione.
Il mio schiavo, l’egizio, venne da me e disse: "Quell’uomo è venuto di nuovo. E’ là, nel tuo giardino".
Guardai, e fremette l’anima mia, perché lui era bello.
Il suo corpo era saldo e le sue membra sembravano amarsi.
Indossai allora abiti di Damasco e lasciai la casa per andare da lui.
Fu la mia solitudine, o la sua fragranza, che mi vinse? 

Fu una fame dei miei occhi anelanti bellezza? 
O fu la sua bellezza a cercare la luce dei miei occhi?
Ancor oggi, non saprei dirlo.
Mossi verso di lui con i miei abiti profumati, e calzavo sandali dorati, i sandali che m’aveva donato il comandante romano, questi sandali che vedi. 

E quando l’ebbi di fronte gli dissi: "Buongiorno a te".
E lui disse: "Buongiorno a te, Miriam".
E mi guardò, e i suoi occhi notturni mi videro come nessun uomo mi aveva mai vista. D’improvviso fui come nuda, e ne ebbi vergogna.
Eppure mi aveva solo detto: "Buongiorno a te".
Gli dissi allora: "Non vuoi entrare nella mia casa?".
E disse lui: "Non sono già nella tua casa?".
Allora non capii cosa intendesse: oggi lo so.
E io dissi: "Non vuoi dividere il pane e il vino con me?".
E lui disse: "Sì, Miriam, ma non ora".
Non ora, non ora, disse lui. E la voce del mare era nelle sue parole, e la voce del vento e degli alberi. E quando le pronunciò, la vita parlò alla morte.
Perché, amico mio, io ero morta, sappilo. Ero una donna che aveva divorziato dall’anima. Vivevo separata da quest’essere che ora vedi. 

Appartenevo a tutti gli uomini, e a nessuno.
Prostituta, mi chiamavano, e donna posseduta da sette demoni. 
Ero maledetta, ed ero invidiata.
Ma quando i suoi occhi d’aurora guardarono i miei occhi, tutte le stelle della mia notte si dileguarono, e io divenni Miriam, solo Miriam, una donna ormai perduta alla terra che aveva conosciuto, e che si era ritrovata in un mondo diverso.
E ancora e nuovamente gli dissi: "Vieni nella mia casa e dividi pane e vino con me".
E lui: "Perché mi inviti a essere tuo ospite?".
E io: "Ti prego vieni nella mia casa". 

Tutto quello che in me era zolla, tutto quello che in me era cielo, lo chiamava a gran voce.
Lui allora mi guardò, e il meriggio dei suoi occhi era su di me, e disse: "Tu hai molti amanti, ma io solo ti amo. Gli altri, quando ti sono vicini, amano se stessi: io amo te in te stessa. Altri uomini vedono in te una bellezza che appassirà prima ancora dei loro anni. Ma io vedo in te una bellezza che non appassirà mai, e nell’autunno dei tuoi giorni questa bellezza non avrà paura di specchiarsi, e non conoscerà oltraggio. Solo io amo in te l’invisibile".
Poi disse a voce bassa: "Va’ ora. Se questo cipresso è tuo e non vuoi che sieda alla sua ombra, andrò per la mia strada".
E io gridai a lui e gli dissi: "Maestro, vieni nella mia casa. Ho per te incenso da bruciare, e una bacinella d’argento per i tuoi piedi. Tu sei un estraneo, ma non sei un estraneo. Ti supplico, vieni nella mia casa".
Allora si alzò e mi guardò proprio come immagino che le stagioni dall’alto guardino verso il campo: sorrise. E ancora disse: "Tutti gli uomini ti amano per loro stessi. E’ per te che io ti amo".
Poi se ne andò.
Nessun altro uomo camminò mai come lui camminava. Era un soffio nato nel mio giardino, che alitava verso oriente? O una tempesta, che avrebbe squassato sin dalle fondamenta tutte le cose?
Non lo sapevo, allora, ma quel giorno il tramonto dei suoi occhi uccise in me il drago, e divenni una donna, io divenni Miriam, Miriam di Mijdel.

- Kahlil Gibran - 
da: Maria Maddalena in Gesù, figlio dell’uomo


L'uomo segue quella strada dove il suo cuore gli dice che troverà la felicità.

- sant'Agostino -




C’è una trasformazione del cosmo e del mondo. Penso ad esempio all’Eucarestia. Noi cattolici diciamo che c’è una transustanziazione, che la materia diventa Cristo. Lutero parla invece di coesistenza: la materia rimane tale e coesiste con Cristo. Noi cattolici crediamo che la grazia è una vera trasformazione dell’uomo e una trasformazione iniziale del mondo e non è... soltanto una copertura aggiunta che non entra realmente nel vivo della realtà umana.  

- Papa Benedetto XVI - 


“Il limite tra il prima di Cristo e il dopo Cristo non è un confine tracciato dalla storia o sulla carta geografica, ma è un segno interiore che attraversa il nostro cuore. Finché viviamo nell’egoismo, siamo ancora oggi coloro che vivono prima di Cristo. “

Papa Benedetto XVI –
venerdì 3 gennaio 2014, festa del Santissimo Nome di Gesù





Buona giornata a tutti. :-)




mercoledì 25 marzo 2015

Preghiera della strada

Signore, devo uscire di casa, 
avvertire che i muri mi stanno stretti,
il tetto mi ruba il cielo, la finestra mi rende spettatore,
la porta mi nega l'avventura e l'orario mi fa perdere l'incontro.
Signore, fammi capire che è consentito 

vivere soltanto all'aperto;
si è cristiani soltanto all'aria libera. 
Il Vangelo cammina per le strade;
non devo pretendere di muovermi unicamente 

se il tempo è bello.
Il Vangelo, come la vita, si vive nelle intemperie, 
in condizioni sfavorevoli;
devo lasciarmi avvolgere dalla nebbia, dal buio della notte,
lavare dalla pioggia, asciugare dal vento, pungere dal freddo,
sentirmi al sicuro nella precarietà, 

possedere la certezza del provvisorio.
Bisogna che smetta di incaricare i vestiti 

o il termosifone di scaldarmi,
è bello essere obbligato ad accendere il fuoco dentro,
a riscaldarmi dall'interno, a coprirmi delle certezze del cuore,
indovinare il sole oltre lo spessore dei nuvoloni neri,
scoprire il cammino consultando la speranza,
sentire il tempo attraverso il corpo liberato dagli ingombri,
inventare il canto al ritmo dei passi,
sentirmi garantito da ciò che mi sono lasciato alle spalle
e arricchito da tutto quello che non ho più.
Provare la gioia di non possedere niente e quindi di avere tutto.
Si, perché il Tutto può essere contenuto, trovare posto unicamente nel nulla.
Signore, fammi chiudere gli occhi 

per essere raggiunto dalla luce,
insegnami ad attendere la luce ad occhi chiusi.
Signore, fammi uscire di casa senza voler 

sapere prima che tempo fa:
sulla strada, nell'oscurità, nel gelo, 

nella paura, nel vuoto, nell'assenza,
è tempo della tua presenza.






"A voi giovani che siete all'inizio della vostra vita, chiedo: avete pensato ai talenti che Dio vi ha dato? 
Avete pensato come metterli a servizio degli altri? 
Non sotterrate i talenti, scommettete su ideali grandi che renderanno fecondi i vostri talenti! 
La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente, per noi stessi, ma perché la doniamo. 
Cari giovani, abbiate un animo grande, non abbiate paura di sognare cose grandi". 

- Papa Francesco -



Un giorno San Tommaso d'Aquino visitando San Bonaventura gli dimandò di qual libro più si fosse servito per registrar tante belle dottrine ch'egli avea scritte. 
San Bonaventura gli dimostrò l'immagine del Crocifisso, tutta annerita per tanti baci che l'avea dati, dicendo: “Ecco il mio libro, da cui ricavo tutto ciò che scrivo; egli mi ha insegnato tutto quel poco che ho saputo.”



Dio Onnipotente, 
che hai inviato il tuo Figlio Gesù 
per annunciare la buona novella ai poveri e guarire i malati, 
fa che imitiamo San Francesco d'Assisi, 
il quale non esitò a seguire le orme del Cristo 
nella compassione e nella misericordia 
verso i più poveri. 
Concedici di rivestirci dei medesimi sentimenti del tuo Figlio, 
per poter partecipare alla gioia eterna del tuo regno 
insieme al povero Lazzaro, 
Lui che è Dio e vive e regna con te, 
nell'unità dello Spirito Santo, 
per tutti i secoli dei secoli. 
Amen.

Preghiera Francescana



Buona giornata a tutti. :-)