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domenica 12 aprile 2020

Un'alba a colori di gioia - Anna Maria Canopi

Oggi possiamo ancora dirci con gioia: Il Signore è risorto! È veramente risorto! 
Sono trascorsi due millenni da quando se lo dicevano le pie donne e gli apostoli, stupiti e ancora come in sogno, come chi piange e ride insieme davanti a una notizia incredibilmente bella.
Tu eri la Gioia nel cuore del Padre, la purissima gioia dell’essergli Figlio e sei venuto come sorriso divino a dissipare le nostre umane tristezze. 
Annunzio di gioia il tuo concepimento nel grembo verginale di Maria, evento di gioia la tua nascita a Betlemme, notizia di gioia il tuo evangelo. 
Prezzo di gioia fu la tua croce e gioia per sempre la tua resurrezione. 
Il Signore risorto ci comunica la sua vita, la sua pace, la sua gioia. 
Tutta la creazione ne è coinvolta, non soltanto l’uomo; tutti gli elementi del cosmo sono investiti dell’energia divina irrompente dal sepolcro di Cristo. 
In Cristo risorto tutto il mondo viene purificato. 
La gioia pasquale è il canto della vita nuova, della santità dei figli di Dio.
La gioia del Risorto è la fonte della nostra pace. 
“La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: - Pace a voi!- Detto questo mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono a vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: - Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,19-22).
La scena è stupenda e commovente: Gesù appare ai discepoli riuniti insieme; li abbraccia con il suo sguardo, dà loro il saluto di pace, infonde in essi lo Spirito santo, fa vedere e toccare le sue piaghe, i segni della sua crocifissione. Entra attraverso le porte chiuse, anche quelle del loro cuore assorbito dalla tristezza e paralizzato dalla paura. Facendosi riconoscere ravviva in loro la fede e la speranza, suscitando grande gioia. Anche oggi Gesù è vivo e sta in mezzo a noi mostrandoci i segni del suo amore.
La gioia dei discepoli è la nostra gioia. 
È la gioia che fa ardere il cuore. … Due discepoli erano in cammino … Verso il tramonto il grande, infaticabile Pellegrino del mondo si accompagnò ai due discepoli sulla strada di Emmaus. 
Essi non avevano nella loro bisaccia che una pesante riserva di tristezza: egli subito la vide, vi mise sopra le mani per dissolverla, per far vedere che era roba vecchia da buttare via. E tanto vi riuscì che, arrivati ad Emmaus, invece di tristezza poterono offrire anche a lui pane di festa. 
Fu però soltanto quando egli scomparve che lo riconobbero e capirono donde veniva quell’ardore che andava crescendo nel loro cuore mentre lo ascoltavano. 
Questa sembra una storia di quel lontano giorno, invece è sempre la nostra attualità. La fede, infatti, conosce fin troppo la malinconia del “giorno che declina” e si tira dietro spesso una fiacca speranza. 
Il sostegno della presenza di quel Compagno di viaggio ci è indispensabile. 

Signore, con cuore di pellegrini, 
lungo le strade di questo mondo, 
aneliamo alla tua presenza di pace e di gioia. 
Dissetaci fin d’ora con quell’acqua viva che tu solo sai donare; 
diventeremo così, per altri assetati, 
fontane di villaggio per una sosta di pace e di ristoro.
Vieni incontro a noi 
lungo i sentieri dei nostri umani smarrimenti, 
entra a porte chiuse da noi 
e alita sui nostri volti la fragranza del tuo Spirito; 
allora vivremo anche noi da risorti, 
annunziando con gioia a tutti gli uomini 
che tu sei l’unico nostro Salvatore. 
Concedici di camminare sulle piste della fede 
con accesa nel cuore la stella della speranza 
come chi sa di andare sicuro verso l’aurora. 
Allora tu, radiosa stella del mattino, 
brillerai nell’intimo del nostro cuore e noi, 
figli della resurrezione, staremo in bianche vesti, 
con volti raggianti di gioia, 
alla tua gloriosa presenza esultando per il trionfo dell’ Amore.

- Madre Anna Maria Cànopi - 


Fonte:  Il vangelo della gioia

Paoline Editoriale Libri, Milano 2001

Tiziano -  Resurrezione  1520-1522- 
chiesa di S.Nazaro e Celso a Brescia
Inno alla vita

O Dio, inesauribile Fonte della vita,
Amore che sempre crea e sempre rinnova,
noi siamo tue stille,
siamo cellule appena congiunte
a formare un corpo umano.
Nascoste nel grembo materno,
aneliamo a venire alla luce
per vedere le meraviglie del cosmo
scaturito dalla tua Parola di Vita.
Aneliamo a vedere il sole, la luna e le stelle,
e a contemplare tutte le cose belle
di cui hai ornato l’universo:
i monti, le valli, il mare, i fiumi e i laghi,
le piante, i fiori variopinti,
tutti gli animali piccoli e grandi,
ogni vivente che respira sulla terra.
Dio grande, Padre buono,
fa’ che possiamo anche noi
unirci al canto di lode di tutto il creato!
Ancor più, tu lo sai, noi aneliamo a nascere
per vedere il volto della mamma,
per godere della sua tenerezza,
sentirci cullati dalle sue ninna-nanne,
avere i suoi baci, le sue carezze,
come tu stesso, facendoti uomo
e nascendo dal grembo della Vergine Maria,
hai potuto godere tra le sue braccia.
E poi – tu ci comprendi! –
vorremmo anche provare la gioia
di essere portati sulle spalle
di un papà come Giuseppe!
Noi ci sentiamo in pericolo e indifesi…
Come sarebbe bello nascere
e trovare il calore protettivo, amorevole
di una sacra e serena famiglia!
Ascolta, Dio, Fonte della vita,
ascolta il nostro grido
e fa’ che possiamo nascere alla vita sulla terra
e poi a quella del Cielo!
Grazie! Amen!

Madre Anna Maria Cànopi, osb
Abbazia Benedettina «Mater Ecclesiæ»
Isola San Giulio - Orta (Novara)




Cristo è risorto! E' veramente risorto!  

Buona Pasqua!! 
Stefania




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sabato 11 aprile 2020

Maria ai piedi della croce - Giorgio di Nicomedia (sec. IX)

Bacio la tua passione, con cui io sono stato liberato dalle mie brutte passioni.
Bacio la tua croce, con cui hai condannato il mio peccato e mi hai liberato dalla condanna a morte.
Bacio quei chiodi con cui hai rimos­so il castigo della maledizione.
Bacio le ferite delle tue membra, con cui sono state fatte guarire le ferite della mia ribellione.
Bacio la canna con cui hai firmato l’attestato della mia liberazione e con cui hai colpito la testa arrogante del drago.
Bacio la spugna accostata alle tue labbra incontaminate, con cui l’amarezza della trasgressione mi fu trasformata in dolcezza. 

Avessi potuto gustare io quel fiele, quale dol­cissimo cibo non sarebbe stato! Avessi potuto io prendere l’aceto, che pia­cevole bevanda! 
Quella corona di spine sarebbe stata per me un diadema regale. 
Quegli sputi mi avrebbero ornato come splendide perle.
Quegli schemi mi avrebbero ornato come segni di profondo ossequio. 

Quegli schiaffi mi avrebbero glorificato come il prestigio più alto.
Ti bacio, Signore, e la tua passione è il mio vanto.
Bacio la lancia che ha squarciato la cambiale contro di me e ha aperto la fonte dell’im­mortalità.
Bacio il tuo fianco dal quale sgorgarono i fiumi della vita e zampillò per me il ruscello perenne dell’immortalità.
Bacio i tuoi panni funebri con cui mi hai adornato togliendomi i miei abiti vergognosi.
Bacio la preziosissima sindone di cui ti sei rivestito per avvolgere me nella veste dei tuoi figli adottivi.
Bacio la tomba nella quale hai inau­gurato il mistero della mia risurrezione e mi hai preceduto per la strada che esce dalla morte.
Bacio quella pietra con cui mi hai tolto il peso della paura della morte.



Giorgio di Nicomedia (sec. IX), Maria ai piedi della croce





"Cari fratelli e sorelle, penso che la Vergine Maria si sia posta più di una volta questa domanda: perché Gesù ha voluto nascere da una ragazza semplice e umile come me? 
E poi, perché ha voluto venire al mondo in una stalla ed avere come prima visita quella dei pastori di Betlemme? 
La risposta Maria l’ebbe pienamente alla fine, dopo aver deposto nel sepolcro il corpo di Gesù, morto e avvolto in fasce (cfr Lc 23,53). 
Allora comprese appieno il mistero della povertà di Dio. 
Comprese che Dio si era fatto povero per noi, per arricchirci della sua povertà piena d’amore, per esortarci a frenare l’ingordigia insaziabile che suscita lotte e divisioni, per invitarci a moderare la smania di possedere e ad essere così disponibili alla condivisione e all’accoglienza reciproca. 
A Maria, Madre del Figlio di Dio fattosi nostro fratello, rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera, perché ci aiuti a seguirne le orme, a combattere e vincere la povertà, a costruire la vera pace, che è opus iustitiae."

- Papa Benedetto XVI -



...senza Maria l'ingresso di Dio nella storia non arriverebbe al suo fine; non sarebbe cioè raggiunto ciò che si afferma nella professione di fede, che Dio è un Dio con noi e non solo un Dio in sé e per se stesso. 
Ecco perché questa donna, che definiva se stessa "umile", priva cioè di fama, viene a trovarsi nel nucleo centrale della professione di fede nel Dio vivente, né può essere eliminata dalla riflessione su di lui. 
Ella è parte irrinunciabile della nostra fede nel Dio vivente, nel Dio che agisce. La parola si fa carne; il fondamento, il significato eterno del mondo entra in lui. 
Non la guarda semplicemente dall'esterno, ma agisce in lei. 
Perché questo potesse accadere, c'era bisogno che la Vergine mettesse lei stessa a disposizione tutta la sua persona, quindi il suo corpo, così che essa divenisse il luogo del dimorare di Dio nel mondo. L'incarnazione abbisognava del suo Sì. Solo in questo modo il Logos e la carne diventano una cosa sola..........

Joseph Ratzinger - da "Il Dio vicino" L'eucarestia cuore della vita cristiana -









martedì 7 aprile 2020

Ti adoriamo, o Croce Santa - papa Benedetto XVI

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). 
Il cristiano segue il Signore quando accetta con amore la propria croce, che agli occhi del mondo appare una sconfitta e una “perdita della vita” (cfr vv. 25-26), sapendo di non portarla da solo, ma con Gesù, condividendo il suo stesso cammino di donazione. Scrive san Paolo VI: 
“Misteriosamente, il Cristo stesso, per sradicare dal cuore dell’uomo il peccato di presunzione e manifestare al Padre un’obbedienza integra e filiale, accetta … di morire su di una croce” 
(Es. ap. Gaudete in Domino (9 maggio 1975), AAS 67, [1975], 300-301). Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. 

San Cirillo di Gerusalemme commenta: 

«La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 

- papa Benedetto XVI, Angelus -
Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, 28 agosto 2011





Dio ha dato il suo figlio perché attraverso il suo sacrificio l'umanità fosse riconciliata a lui. 
Di fronte a un amore così grande non può avere spazio la piccolezza delle nostre liti e divisioni.  

- Matteo Munari -




Pensiamo a Cristo che muore sulla Croce: più isolato di così!
Nessuno lo conosceva, eccetto quel qualche migliaio di persone che si interessato a lui, pro o contro.
Cos'era nel mondo quella cosa?
Un punto infinitesimale.
Quel punto infinitesimale ha salvato il mondo, ha posto la radice della salvezza per tutto il mondo, per tutta la storia.

- Don Giussani -





O crocifisso innalzato

Crocifisso innalzato,
il tuo volto sfigurato
brilla d’amore;
il tuo corpo martoriato dall’odio
sfolgora bellezza;
le tue mani massacrate dall’ingiustizia
uniscono il cielo e la terra.
Ti contempliamo, Dio crocifisso,
perché in te vediamo
il volto vero dell’amore.
Nel tuo «Eccomi» definitivo al Padre
scopriamo l’intensità del suo amore per noi.
Noi ti lodiamo, Signore Gesù,
perché tutto hai offerto per noi!
Amen.


Buona giornata a tutti. :-)



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venerdì 6 marzo 2020

Al Suo Posto - don Bruno Ferrero

Il vecchio eremita Sebastiano pregava di solito in un piccolo santuario isolato su una collina. In esso si venerava un crocifisso che aveva ricevùto il significativo titolo di "Cristo delle grazie". 

Arrivava gente da tutto il paese per impetrare grazie e aiuto.

Il vecchio Sebastiano decise un giorno di chiedere anche lui una grazia e, inginocchiato davanti all'immagine, pregò: "Signore, voglio soffrire con te. Lasciami prendere il tuo posto. Voglio stare io sulla croce".
Rimase silenzioso con gli occhi fissi alla croce, aspettando una risposta.
Improvvisamente il Crocifisso mosse le labbra e gli disse: "Amico mio, accetto il tuo desiderio, ma ad una condizione: qualunque cosa succeda, qualunque cosa tu veda, devi stare sempre in silenzio".
"Te lo prometto, Signore".
Avvenne lo scambio.
Nessuno dei fedeli si rese conto che ora c'era Sebastiano inchiodato alla croce, mentre il Signore aveva preso il posto dell'eremita. 


I devoti continuavano a sfilare, invocando grazie, e Sebastiano, fedele alla promessa, taceva. Finché un giorno...

Arrivò un riccone e, dopo aver pregato, dimenticò sul gradino la sua borsa piena di monete d'oro. Sebastiano vide, ma conservò il silenzio. 


Non parlò neppure un'ora dopo, quando arrivò un povero che, incredulo per tanta fortuna, prese la borsa e se ne andò. Né aprì bocca quando davanti a lui si inginocchiò un giovane che chiedeva la sua protezione prima di intraprendere un lungo viaggio per mare. Ma non riuscì a resistere quando vide tornare di corsa l'uomo ricco che, credendo che fosse stato il giovane a derubarlo della borsa di monete d'oro, gridava a gran voce per chiamare le guardie e farlo arrestare.

Si udì allora un grido: "Fermi!".
Stupiti, tutti guardarono in alto e videro che era stato il crocifisso a gridare. Sebastiano spiegò come erano andate le cose. Il ricco corse allora a cercare il povero. Il giovane se ne andò in gran fretta per non perdere il suo viaggio. Quando nel santuario non rimase più nessuno, Cristo si rivolse a Sebastiano e lo rimproverò.
"Scendi dalla croce. Non sei degno di occupare il mio posto. Non hai saputo stare zitto".
"Ma, Signore" protestò, confuso, Sebastiano. "Dovevo permettere quell'ingiustizia?".
"Tu non sai" rispose il Signore, "che al ricco conveniva perdere la borsa, perché con quel denaro stava per commettere un'ingiustizia. Il povero, al contrario, aveva un gran bisogno di quel denaro. Quanto al ragazzo, se fosse stato trattenuto dalle guardie avrebbe perso l'imbarco e si sarebbe salvato la vita, perché in questo momento la sua nave sta colando a picco in alto mare".

- don Bruno Ferrero -
Fonte: C'è Qualcuno Lassù, Casa Editrice: ElleDiCi





La convinzione di essere autosufficiente e di riuscire a eliminare il male presente nella storia solo con la propria azione ha indotto l’uomo a far coincidere la felicità e la salvezza con forme immanenti di benessere materiale e di azione sociale. La convinzione poi della esigenza di autonomia dell’economia, che non deve accettare “influenze” di carattere morale, ha spinto l’uomo ad abusare dello strumento economico in modo persino distruttivo. A lungo andare, queste convinzioni hanno portato a sistemi economici, sociali e politici che hanno conculcato la libertà della persona e dei corpi sociali e che, proprio per questo, non sono stati in grado di assicurare la giustizia che promettevano. 

- Papa Benedetto XVI -
(Caritas in veritate, 34) 




Molte persone, oggi, tendono a coltivare la pretesa di non dover niente a nessuno, tranne che a se stesse. Ritengono di essere titolari solo di diritti e incontrano spesso forti ostacoli a maturare una responsabilità per il proprio e l’altrui sviluppo integrale. 
Per questo è importante sollecitare una nuova riflessione su come i diritti presuppongano doveri senza i quali si trasformano in arbitrio.

- Papa Benedetto XVI -
(Caritas in Veritate, 43)



Buona giornata a tutti. :-)


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venerdì 19 aprile 2019

Lo strazio di Maria - Charles Peguy

Da tre giorni piangeva. 
Piangeva, piangeva.
 
Come nessuna donna ha mai pianto.
 
Nessuna donna. 
Ecco cosa aveva reso a sua madre. 
Mai un ragazzo era costato tante lacrime a sua madre
Mai un ragazzo aveva fatto piangere tanto sua madre
Ecco cosa aveva reso a sua madre. 
Da quando aveva cominciato la sua missione. […]

Anche lei aveva salito il Calvario. 
Che è una montagna scoscesa. 
E non sentiva neanche i suoi piedi che la portavano. 
Non sentiva le gambe sotto di sé. 
Anche lei aveva salito il suo calvario. 
Anche lei era salita, salita. 
Nella ressa, un po' indietro. 
Salita al Golgotha. 
Sul Golgotha. 
Sulla cima. 
Fino alla cima. 

Dove egli era adesso crocifisso. 
Con le quattro membra inchiodate. 
Come un uccello notturno sulla porta d'un granaio. 
Lui, il Re di Luce. 
Nel luogo chiamato Golgotha. 
Cioè il posto del Cranio. 
Ecco cosa aveva fatto di sua madre. 
Materna. 
Una donna in lacrime. 
Una poveretta. 
Una poveretta di desolazione. 
Una poveretta nella desolazione. 
Una specie di mendicante di pietà. [...]

Quello che è strano è che tutti la rispettavano. 
La gente rispetta molto i genitori dei condannati. 
Dicevano addirittura: la povera donna. 
E intanto picchiavano suo figlio. 
Perché l'uomo è fatto così. 
L’uomo è cosiffatto. 
Gli uomini sono come sono e mai li si potrà cambiare. 
Lei non sapeva che al contrario 
lui era venuto a cambiare l'uomo. 

Che era venuto a cambiare il mondo. 
Seguiva, piangeva. 
Gli uomini sono così. 
Non li si cambierà. 
Non li si rifarà. 
Non li si rifarà mai. 
E lui era venuto per cambiarli. 
Per rifarli. 

Lei seguiva, piangeva. 
Tutti la rispettavano. 
Tutti la compiangevano. 
Si diceva la povera donna. 
Perché tutte quelle persone non erano forse cattive. 
Non erano cattive in fondo. 

Compivano le Scritture. 
Quello che è strano, è che tutti la rispettavano. 
Onoravano, rispettavano, ammiravano il suo dolore. 
Non l'allontanavano, non la respingevano che moderatamente. 
Con delle attenzioni particolari. 
Perché era la madre del condannato. 
Pensavano: è la famiglia del condannato. 
Lo dicevano anche a voce bassa. 
Se lo dicevano, tra di loro, 
Con una segreta ammirazione. 

E avevano ragione, era tutta la sua famiglia. 
La sua famiglia carnale e la sua famiglia eletta. 
La sua famiglia sulla terra e la sua famiglia nel cielo. 
Lei seguiva, piangeva. 
I suoi occhi erano così offuscati che la luce del giorno
non le sarebbe più parsa chiara. 
Mai più. [...]

Lei piangeva, piangeva, ne era diventata brutta. 
Lei, la più grande Beltà del mondo. 
La Rosa mistica. 
La Torre d'avorio. 
Turris ebumea. 
La Regina di beltà. 
In tre giorni era diventata spaventosa da vedere. 
La gente diceva che era invecchiata di dieci anni. 
Non se ne intendevano. Era invecchiata più di dieci anni. 

Lei sapeva, sentiva bene che era invecchiata più di dieci anni. 
Era invecchiata della sua vita. 
Che imbecilli. 
Di tutta la sua vita. 
Era invecchiata della sua vita intera 
e più che della sua vita, più di una vita. 
Perché era invecchiata di una eternità. 
Era invecchiata della sua eternità. 

Che è la prima eternità dopo l'eternità di Dio. 
Perché era invecchiata della sua eternità. 
Era diventata Regina. 
Era diventata la Regina dei Sette Dolori. [...]

Gli occhi le ardevano, le bruciavano. 
Mai si era pianto tanto. 
Eppure piangere le era di sollievo. 
La pelle le ardeva, le bruciava. 
E lui intanto sulla croce le Cinque Piaghe gli bruciavano. 
E lui aveva la febbre. 
E lei aveva la febbre. 
Ed era associata così alla sua Passione. [...]

Piangeva. Si scioglieva. Il suo cuore si scioglieva. 
Il suo corpo si scioglieva. 
Si scioglieva di bontà. 
Di carità. [...]
Non ce l'aveva più con nessuno. 
Si scioglieva in bontà. 
In carità. [...]
Era una disgrazia troppo grande. 
Il suo dolore era troppo grande. 
Era un dolore troppo grande. 
Non si può avercela col mondo per una disgrazia che oltrepassa il mondo. [...]

Fino a quel giorno era stata la Regina di Beltà. 
E non sarebbe più stata, non sarebbe più ridiventata 
La Regina di Bellezza che in cielo. 
Il giorno della sua morte e della sua assunzione. 
Dopo il giorno della sua morte e della sua assunzione. 
Eternamente. 
Ma oggi diveniva la Regina di Misericordia. 
Come sarà nei secoli dei secoli. […] 

Lei sapeva quanto soffriva. 
Lei sentiva bene quanto male aveva. 
Lei aveva male alla sua testa e al suo fianco e alle sue Quattro Piaghe. 
E lui in se stesso diceva: Ecco mia madre. 
Che cosa ne ho fatto. Ecco cosa ho fatto di mia madre. 
Quella povera vecchia. […] 

Le aveva fatto fare la sua via crucis, a sua madre. 
Da lontano, da vicino. 
Lei aveva seguito. 
Una via crucis molto più dolorosa della sua. 
Perché è molto più doloroso veder soffrire il proprio figlio. 
Che soffrire noi stessi. 
È molto più doloroso veder morire il proprio figlio. 
Che morire noi stessi. 

- Charles Péguy - 
da: I Misteri



La Madonna sviene dal Dolore dinanzi a quel corpo privo di luce e vita, mentre la disperazione percorre gli infiniti capelli della Maddalena. 

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio una terribile eclissi, accompagnata da un violento sisma, portò il Buio ed il Silenzio su tutta la terra. 



Guido Mazzoni detto il Paganino - 'Il Compianto' - 1492
Napoli - Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi


Temete il Signore e rendetegli onore.
Il Signore è degno di ricevere la lode e l'onore.
Voi tutti che temete il Signore, lodatelo.
Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Lodatelo, cielo e terra. Lodate il Signore, o fiumi tutti.

Benedite il Signore, o figli di Dio.
Questo è il giorno fatto dal Signore,
esultiamo e rallegriamoci in esso.
Alleluia, alleluia, alleluia! Il Re di Israele.
Ogni vivente dia lode al Signore.

Lodate il Signore, perché è buono;
tutti voi che leggete queste parole,
benedite il Signore.
Benedite il Signore, o creature tutte.
Voi tutti, uccelli del cielo, lodate il Signore.
Servi tutti del Signore, lodate il Signore.
Giovani e fanciulle lodate il Signore.

Degno è l'Agnello che è stato immolato
di ricevere la lode, la gloria e l'onore.
Sia benedetta la santa Trinità e l'indivisa Unità.
Il San Michele arcangelo, difendici nel combattimento.





Silenzio e digiuno