mercoledì 31 dicembre 2014

Ringraziamento fine anno - Don Tonino Bello

Eccoci, Signore, davanti a te
dopo aver tanto camminato lungo quest'anno.
Forse mai, come in questo crepuscolo dell'anno,
sentiamo nostre le parole di Pietro:
«Abbiamo faticato tutta la notte,
e non abbiamo preso nulla».
Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente.
Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto,
ci aiuti a capire che senza di te non possiamo far nulla.
Ci agitiamo soltanto.
Grazie, Signore, perché
se ci fai sperimentare la povertà della mietitura
e ci fai vivere con dolore il tempo delle vacche magre,
tu dimostri di volerci veramente bene,
poiché ci distogli dalle nostre presunzioni
corrose dal tarlo dell'efficientismo,
raffreni i nostri desideri di onnipotenza,
e non ci esponi al ridicolo di fronte alla storia:
anzi di fronte alla cronaca.


- Don Tonino Bello - 

Parole d'amore, ed. La Meridiana




"Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, faccio una cosa nuova:

proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?"


(Isaia 43, 18-19)



Le cose vecchie e la creatura nuova 

“Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove” (2 Cor 5,17).

Le vecchie cose sono i criteri, i pensieri, le dottrine che regolavano il mondo. Ormai questi sono morti, e sono stati sostituiti dalle cose nuove, da modelli di pensiero e di vita che hanno quale punto dinamico di partenza il Cristo, il Dio che in Gesù è diventato uomo: l’umanità del Cristo è la stella polare che deve orientare l’esistenza del credente, conducendolo verso la creazione di un mondo progressivamente sempre più umano, dove la dignità, la libertà, la diversità di ogni creatura siano sacre e inviolabili.
Per cogliere questa novità Paolo invita i credenti a “rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità” (Ef 4,23-24)

 - padre Alberto Maggi - 


Vi auguro sogni
a non finire,
la voglia furiosa
di realizzarne qualcuno,
vi auguro di amare
ciò che si deve amare
e di dimenticare
ciò che si deve dimenticare,
vi auguro passioni,
vi auguro silenzi,
vi auguro il canto degli uccelli
al risveglio
e risate di bambini,
vi auguro di resistere
all’affondamento,
all’indifferenza,
alle virtù negative
della nostra epoca.
Vi auguro soprattutto
di essere voi stessi.



(Jacques Brel)



Preghiera per il nuovo anno

Un nuovo anno comincia 
e invano scruto l'orizzonte
per scorgere in anticipo quello che accadrà.
Davanti al tempo, Signore, 
lo devo ammettere,
avverto tutta la mia fragilità 
e il mio smarrimento.
Non posso sapere con certezza 
quello che accadrà di qui a poche ore
e come posso prevedere ciò che mi riserverà 
questa nuova carovana di giorni?
Non riesco neppure a intravedere le sorprese 
che mi attendono dietro l'angolo
e come posso riconoscere ciò che sta nel cuore di questi mesi?
E tuttavia, Signore, anche se televisioni e giornali
continuano a rovesciare su di me la loro valanga di sciagure,
di notizie sconfortanti, di previsioni nere,
io non voglio lasciarmi vincere dall'ansia
o dallo scoraggiamento dal pessimismo o dalla tensione.
No, Signore, vado incontro a questo nuovo anno 
con fiducia e con speranza.
E sai perché? Qualunque cosa accada, 
ne sono certo, tu sarai con me.



L'augurio per  un anno di serenità ....  per ognuno di voi !  :-)







martedì 30 dicembre 2014

La medaglia più bella - Gerry Niskern

"Una fredda mattina di una domenica di dicembre noi ragazze del gruppo di undici anni ci ritrovammo tutte elettrizzate alla fermata dell'autobus per aspettare la nostra capogruppo, la signora Taylor.
Avevamo con noi dei sacchetti di carta dove avevamo messo pentole, ciotole e vari viveri. In quel giorno, che tutte aspettavamo con ansia, noi ragazze della truppa 11 ci saremmo guadagnate la medaglia per la cucina.
"Non c'è niente di più buono del primo pasto che si cucina da soli, specialmente se si prepara su un fuoco da campo" ci diceva sorridendo la signora Taylor.
Dovemmo cambiare tre autobus per arrivare fino ai margini del deserto. Mentre salivamo a bordo stringevamo i nostri sacchetti come se fossero pieni di gioielli. Diverse mamme avevano generosamente rinunciato alle loro preziose tessere per le razioni di modo che potessimo comprare il necessario per una colazione completa a base di frittelle fatte con vero burro, pancetta e persino zucchero di canna per fare lo sciroppo da mettere sulle frittelle!
Ci saremmo guadagnate le nostre medaglie nonostante il duro lavoro, nonostante la guerra. Eravamo convinte che non avremmo soltanto imparato a cucinare con mezzi di fortuna, ma che avremmo contribuito anche noi a far sì che la vita continuasse sul fronte casalingo.
Alla fine arrivammo al Papango Park, una meravigliosa riserva naturale disseminata di arbusti e cespugli legnosi e di enormi rocce massicce, come è tipico delle zone desertiche. Mentre eravamo in marcia sul sentiero polveroso che conduceva all'interno della riserva, un camion dell'esercito americano ci superò. Era pieno di prigionieri di guerra tedeschi e andava verso la riserva.
"Ecco dove vanno a finire quei tedeschi!" disse soddisfatta una delle ragazze. "Li odio!"
"Perchè hanno cominciato la guerra?" seguì a ruota un'altra. "Mio padre è partito da tanto tempo".
Tutte noi avevamo padri, zii o altri parenti che stavano combattendo in Europa.
Proseguimmo imperterrite fino al nostro campo e di lì a poco la pancetta friggeva già allegramente in padella e le frittelle cominciavano a prendere un bel colorito dorato.
Quella colazione fu un successo. Le previsioni gastronomiche della signora Taylor si rivelarono corrette. Dopo mangiato cominciammo a ripulire la zona dove avevamo cucinato mentre una delle ragazze intonava una canzone scout. Una dopo l'altra seguimmo tutte il suo esempio e ci mettemmo a cantare. Poi la nostra capogruppo intonò un'altra canzone e tutte facemmo lo stesso cantando con gioia.
Ad un certo punto, del tutto inaspettatamente, sentimmo in lontananza un coro di voci maschili. Stavano cantando una bellissima melodia dai toni forti e profondi che riempiva l'aria di quella mattina di dicembre e volava fino a noi.

Alzammo lo sguardo e vedemmo la caverna naturale scavata nella roccia rossa che veniva chiamata "buco nella roccia". Era piena di prigionieri tedeschi e di guardie.

Quando quegli uomini terminarono la canzone noi ne cominciammo un'altra e loro ricambiarono intonando un'altra struggente melodia. Non capivamo una parola di quelle canzoni ma continuammo quel piacevole scambio in quella limpida mattina nel deserto.

Poi una delle ragazze intonò Astro del ciel e tutte noi la seguimmo per cantare in coro quel bellissimo canto di Natale. Seguì qualche momento di silenzio e poi sentimmo quella melodia familiare tornare verso di noi.
Stille Nacht, Heilige nacht...
"Come fanno a sapere il nostro canto di Natale?" chiese una di noi alla capogruppo. Era incredibile! Loro erano i nostri nemici!

Ascoltammo quel canto ammutolite per lo stupore. Per uno strano, indimenticabile momento quegli uomini nella caverna diventarono padri e fratelli di qualcuno, proprio come noi eravamo figlie e sorelle di qualcuno che ci amava.

Probabilmente negli anni che seguirono altre persone videro le nostre medaglie come una prova della nostra capacità di cucinare su un fuoco da campo. 

Però per noi quelle medaglie erano il ricordo del bisogno di pace che tutti provavamo a quel tempo e del profondo cambiamento che avvenne in noi durante quelle vacanze di Natale." 

- Gerry  Niskern - 


Immagine by "Arteide"


Dipende da noi modellare il nostro temperamento come un giardino.
Piantarvi le esperienze, estirparne altre: costruire un tranquillo e bel viale dell’amicizia, conoscere segrete prospettive di silenzio – tenere pronti gli accessi a tutti questi begli angoli del proprio giardino perchè non ci venga a mancare quando ne abbiamo bisogno.

- Friedrich Nietzsche -


Le diverse civiltà sono diversi climi spirituali, ciascuno dei quali è particolarmente dannoso o benefico per questo o quell'organismo.

- Friedrich Nietzsche -
da: Il viandante e la sua ombra



"Si può perfettamente concepire un mondo dominato da una dittatura invisibile nel quale tuttavia siano state mantenute le forme esteriori del governo democratico."

- Kenneth Boulding - 




Buona giornata a tutti e tutte :-)











lunedì 29 dicembre 2014

Il Saggio e il Professore - Nyogen Senzaki

Un saggio maestro giapponese, noto per la saggezza delle sue dottrine, ricevette la visita di un dotto professore di università, che era andato da lui per interrogarlo sul suo pensiero. Il saggio maestro, secondo l’usanza, prima di tutto servì il thé: cominciò a versarlo, colmando la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare tranquillamente, con una espressione serena e sorridente. Il professore guardava il thé traboccare, ed era talmente stupito, da non riuscire a chiedere spiegazione di una distrazione così contraria alla norme della buona educazione. 
Ad un certo punto non riuscì più a contenersi: “E’ ricolma! Non ce ne sta più” – esclamò spazientito. 
“Come questa tazza – disse il saggio imperturbabile – tu sei ricolmo della tua cultura, delle tue sicurezze, delle tue congetture erudite e complesse. E allora, come posso parlarti della mia dottrina, che è comprensibile solo agli animi semplici e aperti, se prima non vuoti la tua tazza?” 

- Nyogen Senzaki -





"Le persone hanno delegato le loro anime ai preti, la salute ai medici, i soldi ai banchieri e i figli alla scuola, e così hanno smesso di controllare la propria vita."

(Raymon Grace)



"Fin da quando nasciamo gli altri ci dicono che il mondo è in un determinato modo, e naturalmente noi non abbiamo altra scelta che accettare che il mondo sia come gli altri ci hanno detto che è. Il bambino apprende come deve percepire il mondo per essere pienamente integrato. Passo dopo passo, gli viene resa familiare una descrizione del mondo, che egli impara a percepire, mantenere e difendere come "la vera realtà". La ragione ci induce a dimenticare che la descrizione è soltanto una descrizione, e prima che arriviamo a capirlo, molti di noi hanno intrappolato la loro essenza in un circolo vizioso da cui emergono solo di rado nell'arco della vita."

(Carlos Castaneda)



"La maggior parte degli uomini è schiava di antichi tabù, retaggi ereditari e condizionamenti ambientali; essa è dominata dal pensiero, dal modo di vivere e di agire degli altri, nonchè dalle proprie emozioni e sentimenti. 
Pur non avendo alcun controllo su di sè e sulla propria vita, ribatte indignata: "Io faccio quello che voglio, agisco come mi pare e piace..." senza però spiegare da cosa ha avuto origine il suo "quel che voglio". 
Quanti pochi sono i pensieri e le azioni originali di un uomo medio! La triste realtà è che la maggior parte degli individui non è che il prodotto, il riflesso di altre personalità infinitamente più forti; il problema principale consiste nel fatto che questi individui non si rendono conto di possedere, oltre al "Me", quel qualcosa chiamato "Io" che, se lasciato inattivo, si atrofizza e perde di forza."

(Kybalion)




Buona giornata a tutti e tutte. :-)





domenica 28 dicembre 2014

Vestiti per i poveri . don Bruno Ferrero

Il parroco di una delle sterminate periferie di Pa­rigi, incaricò un giorno la scrittrice Madeleine Del­brel, sua buona parrocchiana, di portare un pacco di vestiti ad una poverissima famiglia di non credenti.
Madeleine prese il pacchetto e si recò all'indiriz­zo che le aveva dato il parroco. Salì i cinque piani del freddo casermone di cemento e consegnò il 
pac­co alla donna dall'aria sciupata con un bambino ac­canto, che era venuta ad aprire la porta. La donna ringraziò e Madeleine riprese le scale. Era appena giunta a pianterreno che si sentì richiamare.
Era la donna del quinto piano che urlava: «Vieni a riprenderti il tuo pacchetto! Sono degli stracci schi­fosi! Siamo poveri, ma non viviamo di rifiuti!».
Madeleine risalì. Vide che la donna aveva ragio­ne: il pacco conteneva biancheria sporca. C'era sta­to qualche errore. Si scusò e ridiscese, addolorata. Non sapeva che cosa fare.
Passò davanti ad un negozio di fiori e vide un cesto di magnifiche rose rosse. Le comperò, ritornò sui suoi passi, incontrò il bambino della donna e gli diede i fiori, dicendogli: «Portali alla tua mamma».
Quel bambino fu il primo battezzato del quartiere.

*****
Un vecchietto ateo, non credente, andò da un noto sacerdote. Sperava di essere aiutato a risolvere i suoi problemi di fede. Non riusciva a convincersi che Gesù di Nazaret fosse veramente risorto. Cercava dei se­gni di questa affermata risurrezione... Quando entrò nella casa canonica, abitazione del sacerdote, c'era già qualcuno nello studio a collo­quio. Il prete intravide il vecchietto in piedi in corri­doio, e subito, sorridente, andò a porgergli una sedia.


Quando l'altro si congedò, il sacerdote fece en­trare l'anziano signore. Conosciuto il problema, gli parlò a lungo e dopo un fitto dialogo, l'anziano da ateo divenne credente, desiderando di ritornare alla parola di Dio, ai sacramenti e alla fiducia nella Madonna. Il sacerdote soddisfatto ma anche un po' meravi­gliato gli chiese: «Mi dica, del lungo colloquio qual è stato l'argomento che l'ha convinta che Cristo è veramente risorto e che Dio esiste?». «Il gesto con il quale mi ha porto la sedia perché non mi stancassi di aspettare», rispose il vecchietto.

don Bruno Ferrero, 
da: "C'è qualcuno lassù"




"Dio è eterno, è nato da una donna e rimane con noi ogni giorno.
In questa fiducia viviamo, in questa fiducia troviamo la strada della nostra vita."

(San Cirillo di Alessandria)



"Da Betlemme è la luce
che illumina il mondo,
il Pane che sostenta
la vita degli uomini".

(San Luigi Guanella)




"Amo il presepe, 
questa gaudiosa rivincita del cuore
sulla specularità del pensiero.
Perché, se sui crinali scoscesi della rivelazione
la teologia si inerpica temerariamente,
il presepe, quello popolare dell'800,
non è da meno.
Anzi, la scavalca in arditezza:
col bilico dei Suoi ponti,
col paradosso delle Sue montagne,
con l'anacronismo delle Sue Città,
con la trasognata semplicità dei Suoi personaggi.
Per questo amo il presepe.
Ma lo amo, soprattutto, perché mi suggerisce
un'arditezza ancora più grande:
che Lui, il Signore,
è disposto a ricollocare la Sua culla,
ancora oggi,
tra le pietraie della mia anima inquieta".

- don Tonino Bello -







Buona giornata a tutti e tutte :-) 








sabato 27 dicembre 2014

La gobba del cammello - Rudyard Kipling

Narrerò ora, come spuntò la gobba al Cammello.
All’inizio del mondo, quando tutto era ancora nuovo, e gli Animali avevano appena incominciato a lavorare per l’Uomo, viveva, in mezzo al Deserto Ululante, un Cammello, che era proprio un gran fannullone, tanto che mangiava rametti e pruni, tamarischi e altre erbe, che poteva trovare nel deserto senza scomodarsi troppo; e quando Qualcuno gli rivolgeva la parola, rispondeva: – Bah! – solo: – Bah! – e nient’altro.
Perciò, un lunedì mattina, il Cavallo andò da lui, con la sella sulla schiena e il morso in bocca, e disse:
- Cammello, ehi, Cammello, vieni fuori a trottare come tutti noi.
- Bah! – fece il Cammello; e il Cavallo se ne andò e lo riferì all’Uomo.
Poi andò da lui il Cane, con un pezzo di legno in bocca; e disse: – Cammello, ehi, Cammello, vieni a stanare la selvaggina come tutti noi.
- Bah! – fece il Cammello; e il Cane se ne andò e lo riferì all’Uomo.
Poi andò da lui il Bue, con il giogo sul collo, e disse: – Cammello, ehi, Cammello, vieni ad arare come tutti noi.
- Bah! – fece il Cammello, e il Bue se ne andò e lo riferì all’Uomo.
Sul finire del giorno l’Uomo chiamò a raccolta il Cavallo, il Cane e il Bue e tenne loro questo discorsetto:
- O miei Tre, sono molto spiacente per voi (con il mondo ancora tutto nuovo); quel Fannullone nel deserto non vuol proprio lavorare, mentre ormai dovrebbe già essere qui come voi; per cui sono costretto lasciarlo solo, e voi dovrete lavorare il doppio per supplirlo.
Ciò irritò molto i Tre (con il mondo ancora tutto nuovo); ed essi si riunirono al confine del Deserto a congiurare; e venne anche il Cammello, più indolente che mai, ruminando erba, e rise loro in faccia. Poi fece: – Bah! – e se ne andò.
Allora arrivò il Genio che ha in custodia Tutti i Deserti, avvolto in una nube di polvere (i Geni viaggiano sempre in questo modo, perché è Magia), e si fermò a parlare coi Tre.
- Genio di Tutti i Deserti, – disse il Cavallo, – è giusto che qualcuno se ne stia in ozio con il mondo tutto nuovo?
- No di certo, – rispose il Genio.
- Ebbene, – soggiunse il Cavallo, – c’è un animale in mezzo al tuo Deserto Ululante, con lungo collo e lunghe gambe che non ha fatto ancora niente da lunedì mattina. Non vuole trottare.
- Ohibò! – esclamò il Genio; – per tutto l’oro dell’Arabia, ma questo è il mio Cammello! e che scusa trova?
- Dice: “Bah!” – disse il Cane; – e non vuole andare a stanare la selvaggina.
- Dice qualcos’altro?
- Solo: “Bah!” e non vuole arare, – disse il Bue.
- Benissimo, – fece il Genio; – se avete la pazienza di aspettare un minuto lo farò sgobbare io.
Il Genio si avvolse nel suo mantello di polvere, andò nel deserto, e trovò il Cammello più indolente che mai, che rimirava la sua immagine riflessa in una pozza d’acqua.
- Mio lungo e indolente amico, – disse il Genio, – ho sentito sul tuo conto cose che ti fanno poco onore. È vero che non vuoi lavorare?
- Bah! – rispose il Cammello.
Il Genio si sedette, col mento fra le mani, e si accinse ad escogitare qualche grande incantesimo, mentre il Cammello continuava a rimirare la sua immagine riflessa nell’acqua.
- Tu hai costretto i Tre a lavorare il doppio da lunedì mattina, e tutto per colpa della tua insopportabile pigrizia – disse il Genio, e continuò a pensare incantesimi col mento fra le mani.
- Bah! – fece il Cammello.
- Non lo ripeterei più se fossi in te, – disse il Genio; – potresti dirlo una volta di troppo. Fannullone, voglio che tu lavori.
E il Cammello ripeté ancora: – Bah! – ma non aveva ancora finito di dirlo, che vide il suo dorso, del quale era così orgoglioso, gonfiarsi e gonfiarsi finché si formò su di esso una grande, immensa, traballante gob-bah.
- Vedi cosa ti è successo? – disse il Genio; – questa gobba te la sei voluta proprio tu, con la tua pigrizia. Oggi è giovedì, e tu non hai fatto ancora nulla, mentre il lavoro ha avuto inizio lunedì. Ora devi andare a lavorare.
- Come è possibile, – protestò il Cammello, – con questa gobba sulla schiena?
- Anzi, è fatta apposta, – replicò il Genio, – perché hai perso quei tre giorni. Ora potrai lavorare per tre giorni senza mangiare, perché puoi vivere a spese della tua gobbah; e non ti venga in mente di dire che non ho fatto niente per te. Esci dal deserto, vai a raggiungere i Tre, e comportati bene. E sgobba!
E il Cammello andò a raggiungere i Tre, e sgobbò, nonostante la gobbah. E da quel giorno in poi il Cammello ebbe sempre la gobbah (noi, ora, la chiamiamo gobba per non offenderlo); ma non è ancora riuscito a recuperare i tre giorni che ha perso all’inizio del mondo, e non ha ancora imparato a comportarsi come si deve.



- Rudyard Kipling -



Ci sono momenti nella vita che si deve tacere e lasciare che il silenzio parli al cuore, perché ci sono sentimenti che nessuna lingua può esprimere e ci sono emozioni che non si possono tradurre in parole.





...Karl Marx, cito a senso le sue parole, disse una volta: non sei autonomo fintanto che devi te stesso al favore di un altro; e fintanto che non sei autonomo, non sei libero, bensì dipendente. Davvero convincente! Ma se guardiamo meglio, vediamo che tali parole significano che l'amore è mancanza di libertà, perché l'amore include il fatto che io ho bisogno dell'altro e del suo favore. 

Quest'idea della libertà concepisce l'amore come schiavitù e ha come presupposto la distruzione dell'amore. Sotto questo aspetto essa è un attacco alla verità dell'uomo, che vive di amore. Ed è un attacco a Dio, di cui l'uomo è immagine appunto perché ha bisogno di amore. Neppure Dio, infatti, ha voluto essere indipendente dall'amore: il Figlio esiste solo in virtù del Padre, lo Spirito solo in virtù dei due e il Padre solo in rapporto a essi: solo in questa dipendenza dell'uno dagli altri, come unitrino, Egli è Dio. E non può essere diversamente, se Dio è amore...

- Joseph Ratzinger - 
da "La benedizione del Natale" -



Abbiamo un Dio innamorato di noi, che ci accarezza teneramente e ci canta la ninna nanna proprio come fa un papà con il suo bambino. Non solo: lui ci cerca per primo, ci aspetta e ci insegna a essere «piccoli», perché l'amore è più nel dare che nel ricevere ed è più nelle opere che nelle parole.


Papa Francesco, Meditazione mattutina, 27 giugno 2014




Buona giornata a tutti. :-)








venerdì 26 dicembre 2014

Il lupo che divenne uomo - Piero Gribaudi

C'era una volta, in un bosco, un lupo molto feroce. 
Si nutriva di polli e di conigli e attaccava le greggi e gli armenti del villaggio. Anche i bambini non uscivano più a giocare. 
Il lupo era diventato il terrore di tutti. Si presero provvedimenti: gli animali dovevano vivere dentro recinti e trappole di ogni tipo vennero appostate nei dintorni. 
Il lupo cominciò a sentirsi braccato e vagava per il bosco, sempre più affamato.
Una sera, inaspettatamente, una stupenda luce illuminò il cielo e durò per tutta la notte. Ad un certo momento diversi gruppi di pastori cominciarono ad arrivare da ogni dove. Andavano tutti verso la medesima direzione. Che cosa stava succedendo?
Il lupo decise di seguirli, tenendosi a debita distanza. Li vide entrare in una grotta. Non si capiva che cosa vi trovassero. Quando uscirono, sembravano trasfigurati e anche una giovane donna comparve in mezzo a loro. 
Era un'occasione propizia. Il lupo furtivamente si intrufolò nella grotta.
Su una minuscola stuoia, un bambino molto piccolo stava disteso e giocava con un filo d'erba tra le dita. Il lupo si illuminò. Ecco il cibo sognato da tanto tempo. La mamma era ancora fuori con gli ospiti e non si sarebbe accorta. Avvicinò il muso al bambino. Sarebbe stata questione di un attimo. Ma successe qualcosa d'inaspettato. Il bambino non si spaventò, non pianse. Lo guardò, anzi, negli occhi, gli sorrise e allungando la manina accarezzò quel muso sporco di polvere. E gli disse: "Ti voglio bene".
Nessuno glielo aveva mai detto. La sua pelliccia di lupo si sfilacciò come una vecchia camicia. Dentro comparve un giovane uomo.

Chinato verso il bambino, trasformato, continuava a gridargli "Grazie! Grazie! Grazie!". Poi corse via. Che cos'altro poteva fare questo ex-lupo se non correre in ogni angolo della terra e raccontare a tutti ciò che quel bambino aveva fatto di lui?

- Piero Gribaudi - 
da: Fiabe della Notte Santa




Fratelli carissimi, il Signore nostro Gesù Cristo, creatore eterno di tutte le cose, oggi nascendo da una madre si è fatto nostro salvatore. E’ nato per noi oggi liberamente nel tempo per introdurci nell’eternità del Padre. Dio si è fatto uomo, perché l’uomo diventasse Dio. Perché l’uomo mangiasse il pane degli angeli, il Signore degli angeli si è fatto uomo… L’uomo ha peccato ed è divenuto reo: Dio è nato come uomo perché fosse liberato il reo. L’uomo cadde, ma Dio discese. Cadde l’uomo miseramente, discese Dio misericordiosamente; cadde l’uomo per la superbia, discese Dio con la grazia. 


Sant' Agostino (Discorso 13) 



...Non aveva bisogno di noi.

E anche Gesù non doveva che starsene ben tranquillo, nel ciel, prima di questa parte centrale, assiale, cardiaca della creazione, prima dell’Incarnazione, prima della redenzione.
È venuto, perché il mondo è venuto.
Diversamente, contrariamente, era tanto semplice, e presto fatto.
Era fatto in anticipo, non doveva che non creare il mondo, non rimaneva che non creare l’uomo.
Non c’era più alcuna storia, non c’era più alcun fastidio.
Tutto il mondo restava a casa sua.
Quanto bisogna che io sia grande, amico mio, per aver spostato tanto mondo, disturbato tanto mondo, e così gran mondo.
Un Dio, amico mio, Dio si è disturbato, Dio si è sacrificato per me.
Ecco il Cristianesimo.

- Charles Péguy -
Clio, dialogue de l’histoire et de l’âme charnelle


È nato! Alleluia! 

È nato il sovrano bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!
La notte che già fu sì buia
risplende di un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaie
suonate! Squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma come nei libri hanno detto
da quattromill’anni i profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Da quattromill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato, è nato il Signore!
È nato nel nostro paese.
Risplende d’un astro divino
la notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!

- Guido Gozzano -






Buona giornata a tutti. :-)