lunedì 30 aprile 2012

Grazie, Signore, per questa Parola - Cardinale Carlo Maria Martini

Ti ringraziamo Signore, perchè questa Parola, pronunciata duemila anni fa, è viva ed efficace in mezzo a noi.

Riconosciamo la nostra impotenza e incapacità a comprenderla e a lasciarla vivere in noi.

Essa è più potente e più forte delle nostre debolezze, più efficace delle nostre fragilità, più penetrante delle nostre resistenze.

Per questo ti chiediamo di essere illuminati dalla Parola, per prenderla sul serio ed aprire la nostra esperienza a ciò che ci manifesta, per darle fiducia nella nostra vita e permetterle di operare in noi secondo la ricchezza della sua potenza.

Madre di Gesù, che ti sei affidata senza riserva, chiedendo che avvenisse in te secondo la Parola che ti era detta, donaci lo spirito di disponibilità perché possiamo ritrovare la verità di noi stessi.

Donaci di aiutare ogni uomo a ritrovare la verità di Dio su di lui, fa’ che la ritrovi pienamente il mondo e la società in cui viviamo, e che vogliamo umilmente servire.

Te lo chiediamo, Padre, per Cristo Gesù, tua parola incarnata, per la sua morte e Risurrezione, e per lo spirito santo che continuamente rinnova in noi la forza di questa Parola, ora e per tutti i secoli.

Amen.


(Card. Carlo Maria Martini)

La parola "Non ho tempo" la diciamo e l'ascoltiamo così spesso che ci pare come un condensato dell'esperienza comune. Noi abbiamo un'acuta percezione della sproposizione tra il tempo che abbiamo e le sempre più numerose opportunità a nostra disposizione, e insieme le molteplici scadenze, urgenze, attese che ci incalzano.
Ma se potessimo dilatare a dismisura il nostro tempo, se potessimo avere, come talora ci capita di desiderare, una giornata di quarantotto ore invece di ventiquattro, la nostra inquietudine si placherebbe? Certo, riusciremo a fare molte più cose (almeno lo pensiamo). È pero questo ciò di cui abbiamo bisogno?

Non credo.
L'ansia che ci prende al pensiero dello scorrere del tempo non dipende dal numero delle ore che abbiamo a disposizione.
(incipit, Sto alla porta del card. C.M.Martini)




domenica 29 aprile 2012

Saluto alla Beata Vergine Maria - - San Francesco d’Assisi


Ave, Signora, santa regina
Santa genitrice di Dio, Maria
che sei vergine fatta Chiesa
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
tu in cui fu ed è
ogni pienezza di grazia e ogni bene.
Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
Ave, suo vestimento,
ave, sua ancella,
ave, sua Madre.
E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli
fedeli a Dio li rendiate.

(San Francesco d’Assisi)

Madonna del Rosario con i SS Domenico e Francesco d'Assisi
 Chiesa San Giovanni Battista, Bastia

Guardate l'umiltà di Dio,
e aprite davanti a Lui i vostri cuori;
umiliatevi anche voi,
perché Egli vi esalti.
Nulla, dunque, di voi
tenete per voi,
affinché vi accolga tutti
Colui che a voi si dà tutto.

(S.Francesco d'Assisi)

sabato 28 aprile 2012

La donna forte – Ionela Craciun *

Dietro ogni uomo forte c’è una donna forte. Ma chi c’è dietro una donna forte? Nessuno lo sa.. perché la donna forte non ti permette di guardare dentro di lei..

Lei prende vita tutte le mattine quando prende la sua maschera ...e quando nasconde i suoi sogni dentro la sua anima; come una Geisha, disegna il suo sorriso e caccia la tristezza dal suo sguardo.
Non si specchia più di cinque minuti per paura che di scoprire le sue debolezze sepolte nel profondo della sua anima. Spesso non piange, le sue lacrime nascono dentro l’anima e muoiono sempre là, non sul suo viso.
Cammina sicura di sé lasciando dietro di sé la scia del suo profumo e le tracce dei suoi passi.. E se per caso, crolla.. si rialzerà da sola.
L’anima di una donna prende fuoco in silenzio.. Amala e non chiederle niente perché i suoi occhi ti diranno se ti ama..
La donna forte indossa una maschera ogni giorno e un solo uomo può vederla senza. Quell' uomo incornicerà il suo viso e amerà il suo sguardo, a volte, confuso, e chiuderà gli occhi per poter mantenere la sua immagine per sempre.
La donna forte amerà in silenzio e soffrirà sempre in silenzio, nascondendo la sua tristezza sotto una maschera con un bel sorriso.
La donna forte ha il coraggio di aprire una porta vietata. Non negozierà mai con la vita e non regalerà l’anima ferita in cambio del potere, ma continuerà a disegnare sorrisi sul suo viso fino a quando troverà la medicina perfetta.
Le donne forti… amale senza maschere, adorale i difetti, bacia le tracce del loro corpo che trovi nelle lenzuola..... e loro condivideranno con te la loro forza.
Non ti allontaneranno mai dalla loro anima!

(Ionela Craciun)


 Miranda e la tempesta, 1912
John William Waterhouse



Ogni ruga sui nostri volti è una storia vissuta con coraggio, orgoglio, sorriso,... pianto, amore.
Sono come le parole d’un libro aperto sfogliato dal tempo davanti agli occhi del mondo.

- Alda Merini -


Buona giornata a tutte. :-)







venerdì 27 aprile 2012

L'esperienza che si fa messaggio – don Tonino Bello

Carissimi catechisti,
è autentica. Ieri sera stavo amministrando l'eucarestia, durante la messa solenne, quando si è presentato un papà con la figlioletta in braccio.
Il Corpo di Cristo. Amen. E gli ho fatto la comunione.
La bambina allora, che osservava con occhi colmi di stupore, si è rivolta a suo padre e gli ha chiesto: «È buona?». Sono rimasto letteralmente bruciato da quell'interrogativo. A tal punto, che mi son dovuto fermare. Poi, con la pisside in mano, mi son fatto largo fra la gente, ho raggiunto quel signore che si era già allontanato, e ho sentito il bisogno di dare un bacio alla sua bambina.
Quella domanda mi è parsa splendida. E siccome nell'omelia avevo detto che in fatto di fede possiamo trasmettere agli altri solo ciò che sperimentiamo noi stessi, ho pensato che il Signore, con la battuta ingenua di una bambina e nel linguaggio spontaneo dei semplici, avesse voluto restituirmi la sintesi del mio lungo discorso.
In effetti, ciò che rende credibili sulle nostre labbra di annunciatori la trasmissione del messaggio di Gesù è soltanto l'esperienza che noi per primi facciamo della sua verità. Una verità che non passa, se chi la trasmette non ne pregusta un assaggio e non se ne nutre in abbondanza.
La domanda di quella bambina, perciò, ci stringe d'assedio, perché chiama in causa non tanto il nostro sapere religioso, quanto lo spessore del nostro vissuto concreto.
«È buona?».
Perché, se la mensa di cui tu parli ti riempie di forze, desidero sedermi anch'io alla tua tavola. Spezzane un po' anche per me di quel pane che tu gusti avidamente. Fammi bere alla stessa brocca, se è vero che quell'acqua toglie la sete e ti placa l'arsura dell'anima.
«È buona?».
Perché se l'hai già provato tu che la legge del Signore è perfetta e rinfranca l'anima, come dicono i salmi, o che gli ordini del Signore fanno gioire il cuore, e le sue parole sono più dolci del miele e di un favo stillante... fa' assaporare pure a me queste delizie del palato e non escludermi da condivisioni di così squisita bontà.
Carissimi catechisti, io non so bene cosa ieri sera, a messa, avesse voluto da me il Signore, il quale per dirla ancora con le Scritture, si esprime spesso con la bocca dei bimbi e dei lattanti.
Ha voluto provocarmi a uscire dall'assuefazione ad un cibo troppo distrattamente consumato? Ha inteso rimproverarmi la sistematica assenza di gratitudine per il Suo Pane disceso dal cielo? Ha voluto farmi prendere coscienza con quanto poco stupore accolgo la ricchezza dei suoi doni?
Non lo so.
Certo è che, se quella bambina avesse potuto capirmi e io mi fossi sentito meno indegno di accreditarmi certi meriti, avrei risposto per conto del suo papà, rimasto muto, e avrei voluto dirle: «Sì che è buona l'eucarestia. Così come è buona la sua Parola. Così come è buona la sua amicizia. Così come è buona la sua croce. Te lo dico io che non posso più resistere senza quell'ostia. Che non so più fare a meno della sua Parola di vita eterna. Che sperimento la sua amicizia, sia nel gaudio di quando Lui mi è accanto, come nella nostalgia quando mi manca. Te lo dico io che ho una croce leggera sul petto, e una pesante sulle spalle. Quest'ultima, però, da quando ho capito che è una scheggia di quella portata da Lui, da simbolo delle mie sconfitte, si è tramutata in fontana di speranza. Per me e per gli altri. Parola di uomo!».


(Tonino Bello)
“Oh come il prete è grande!... Se egli si com­prendesse morirebbe... Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia..." (San Giovanni Maria Vianney, patrono dei sacerdoti)


giovedì 26 aprile 2012

La piccola fattoria e la vacca - Paulo Coelho

Un filosofo passeggiava in un bosco con un discepolo, conversando sull’importanza degli incontri inaspettati. Secondo il maestro, tutto ciò che si trova davanti a noi ci dà un’occasione per apprendere o insegnare.
In quel momento incrociarono il cancello di una piccola fattoria che, malgrado si trovasse in un’ottima posizione, aveva un aspetto miserabile.
“Guardate questo posto,” disse il discepolo. “Avete ragione: ho appena imparato che tanta gente si trova in Paradiso, ma non se ne rende conto e continua a vivere in condizioni miserabili.”
“Io ho detto apprendere e insegnare,” ribatté il maestro. “Constatare ciò che accade non basta: è necessario verificarne le cause, poiché comprendiamo il mondo solo quando ne comprendiamo le cause.”
Bussarono alla porta e furono ricevuti da chi vi abitava: una coppia con tre figli, tutti vestiti con abiti stracciati e sporchi.
“Lei sta qui in mezzo a questo bosco, e non c’è nessun negozio nei dintorni,” disse il maestro al capofamiglia. “Come riuscite a sopravvivere?”
E l’uomo, tranquillamente, rispose:
“Amico mio, abbiamo una vacca che ci dà vari litri di latte tutti i giorni. Una parte di questo prodotto lo vendiamo o lo barattiamo nel paese vicino con altri generi alimentari. Con l’altra parte, produciamo formaggio, caglio, burro per il nostro fabbisogno. E così tiriamo avanti.”


Il filosofo ringraziò per le informazioni ricevute, contemplò il posto per alcuni istanti e poi se ne andò via. A metà del cammino, disse al discepolo: “Prendi la vacca, conducila fino al precipizio laggiù e scagliala di sotto.”
“Ma è l’unico mezzo di sostentamento di quella famiglia!”
Il filosofo rimase in silenzio. Non avendo alternative, il ragazzo fece ciò che gli era stato chiesto, e la vacca morì nella caduta.

L’episodio rimase impresso nella memoria del discepolo. Dopo molti anni, quando ormai era un imprenditore di successo, decise di tornare in quello stesso luogo, raccontare tutto alla famiglia, chiedere perdono e aiutarla finanziariamente.
Quale non fu la sua sorpresa nel vedere il luogo trasformato in una bella fattoria, piena di alberi fioriti, con una macchina nel garage e alcuni bambini che giocavano nel giardino. Si sentì disperato, immaginando che l’umile famiglia avesse dovuto vendere la fattoria per sopravvivere. Affrettò il passo e fu accolto da un fattore molto gentile.
“Dov’è finita la famiglia che viveva qui dieci anni fa?” domandò.
“Sono sempre i padroni della fattoria,” fu la risposta che ricevette.
Stupito, egli entrò in casa di corsa, e l’uomo lo riconobbe. Gli domandò come stava il filosofo, ma il giovane era troppo ansioso di sapere come fosse riuscito a migliorare in quel modo la fattoria e a sistemarsi tanto bene:
“Be’, avevamo una vacca, ma cadde nel precipizio e morì,” disse l’uomo. “Allora, per mantenere la famiglia, dovetti piantare erbe e legumi. Le piante tardavano a crescere e, così, cominciai a tagliare il legname per venderlo. Dovetti, pertanto, ripiantare gli alberi ed ebbi bisogno di comprarne degli altri. Comprandone degli altri, mi ricordai dei vestiti dei miei figli e pensai che, forse, avrei potuto coltivare il cotone. Passai un anno difficile, ma quando arrivò il raccolto avevo ormai cominciato a esportare legumi, cotone ed erbe aromatiche. Non mi ero mai reso conto del mio potenziale: meno male che quella piccola vacca morì!”


(Paulo Coelho)

Quando vi rivolgete a Maria nella vostra preghiera, chiedetele che vi dia anche tanta capacità di sogno, non chiedete solo cose terra terra. Chiediamo alla Vergine che ci dia le calde utopie che riscaldano il mondo.(don Tonino Bello, Fatti per essere felici)


mercoledì 25 aprile 2012

La pietra preziosa – Padre Anthony de Mello

Il saggio era giunto in prossimità del villaggio e si stava sistemando sotto un albero per la notte, quando un abitante del villaggio arrivò correndo da lui e disse: «La pietra! La pietra! Dammi la pietra preziosa!».
«Che pietra?», chiese il saggio.
«La notte scorsa il Signore mi è apparso in sogno - disse l’abitante del villaggio -, e mi ha detto che se fossi venuto alla periferia del villaggio al crepuscolo avrei trovato un saggio che mi avrebbe dato una pietra preziosa che mi avrebbe reso ricco per sempre».
Il saggio rovistò nel suo sacco e tirò fuori una pietra. «Probabilmente intendeva questa - disse porgendo la pietra all’uomo - l’ho trovata su un sentiero nella foresta qualche giorno fa. Puoi tenerla senz’altro».
L’uomo osservò meravigliato la pietra.
Era un diamante, probabilmente il diamante più grosso del mondo perché era grande quanto la testa di un uomo. Prese il diamante e se ne andò. Tutta la notte si rigirò nel letto, senza poter dormire.

Il giorno dopo, allo spuntare dell’alba, svegliò il saggio e disse: «Dammi la ricchezza che ti permette di dar via così facilmente questo diamante!».

(Padre Anthony de Mello)

Fonte: Il canto degli uccelli

  Per i collezionisti è un vero pezzo da novanta, raro e introvabile,
  si tratta di un grande pietra taglio smeraldo da ben 28 carati. La rara caratteristica, infatti, oltre al taglio, è proprio quest'ultima, ovvero la sua caratura, visto che sul mercato se ne trovano al massimo da 20 carati complessivi.

Dai diamanti non nasce niente | dal letame nascono i fior. (Fabrizio De André)

martedì 24 aprile 2012

Le beatitudini della casa

Beata la casa che non estromette Dio e che anche visibilmente espone pubblicamente segni religiosi,perchè la fede è la vera fonte e il sostegno dell'autentica comune-unione.

Beata la casa in cui si prega,si ama e si ascolta la Parola, perchè in essa entrerà il Signore.

Beata la casa dove la festa è santificata, perchè i suoi abitanti si ritroveranno nella festa del Cielo.
Beata la casa in cui i figli seguono le proposte sane dei genitori e in cui padre e madre sanno essere autorevoli verso i figli senza esacerbarli, perchè in essa regnerà la serenità.

Beata la casa in cui non entrano la violenza, il discorso acido, l'intemperanza, i video violenti o la stampa banale, perchè sarà colmata di benedizioni e di pace.

Beata la casa dove i figli respirano armonia, in cui la tavola è culmine del dialogo e il letto fonte di ristoro e tenerezza, perchè in essa cresceranno cittadini del Cielo.

Beata la casa in cui gli impegni e le spese vengono decisi insieme seguendo la regola di "chi più ha, più dà"e in cui non ci si dimentica di chi non ha casa, perchè in essa cresceranno persone solidali e responsabili.

Beata la casa in cui il  "sì" è sì e il "no" è no, dove si dialoga molto senza criticare o recriminare, e dove si sorride spesso, perchè in essa regnerà la gioia.

Beata la casa in cui i figli non riducono i propri genitori in salvadanai da cui trarre il denaro, in cui nessuno è rapito dal desiderio di possedere sempre di più, nella quale si evitano continui confronti con altre famiglie, perchè non si morirà di invidia e di asfissia.

Beata la casa in cui si è reciprocamente fedeli agli impegni assunti, in cui si logorano le poltrone prendendosi del tempo per stare uniti e progettare insieme, perchè il Regno già dimora in essa!!!

   The Sermon on the Mount
  Carl Heinrich Bloch (1834-1890)
 


Credo che il mondo oggi sia sconvolto e soffra tanto, perché nei focolari domestici e nella vita famigliare c'é veramente poco amore. Non abbiamo tempo per i figli, non abbiamo tempo gli uni per gli altri, non abbiamo tempo per rallegrarci a vicenda. Oggi sembra che tutti siano in preda ad una terribile frenesia e si affannino per raggiungere mete sempre più alte e raggranellare ricchezze sempre maggiori, cosicché i figli ed i genitori hanno poco tempo da dedicare gli uni agli altri. La conseguenza è che nelle case comincia la dissoluzione della pace nel mondo.
L'amore comincia nella casa paterna, l'amore vive nella case. La sua mancanza è il motivo per cui oggi nel mondo c'é tanta sofferenza e tanta infelicità. Dobbiamo fare delle nostre case dei centri di compassione e perdonare senza fine.(Madre Teresa di Calcutta)

Santa Faustina Kowalska - Biografia


Suor Faustina Kowalska nacque nel 1905 a Glogowiec, presso Lodz, nella Polonia centrale, Come terzogenita in una povera famiglia contadina di dieci figli. Sin dalla più tenera età si di­stinse per la predilezione verso la preghiera, per la laboriosità, per l’obbedienza e per una grande sensibilità alla povertà umana. Frequentò la scuola solamente per tre anni e appena sedicen­te lasciò la casa paterna per andare a servizio presso famiglie benestanti. A 20 anni entrò nella Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia dove visse gli ultimi tredici anni della sua vita con il nome di Maria Faustina. Soggiornò in diverse case della Congregazione, soprattutto a Cracovia, Plock e Vilnius, svolgendo mansioni di cuoca, giardiniera e porti­naia.

Esteriormente la vita di Suor Faustina fu normale e anzi poteva sembrare monotona e gri­gia, ma in realtà fu straordinariamente ricca gra­zie ad un’intensa vita interiore, piena di esperienze mistiche.

Sin dall’infanzia Suor Faustina desiderava di­ventare una grande santa e vi tendeva con tutte le forze. Era sempre pronta a collaborare con Gesù Cristo per la salvezza delle anime perdute, fino al punto di offrire la propria vita per i peccatori. Gli anni della sua vita religiosa furono se­gnati dalla sofferenza e nello stesso tempo da grazie mistiche. Il Signore le concesse doni straordinari: visioni, apparizioni, stimmate nasco­ste, partecipazione alla Passione di Cristo, unio­ne mistica e le fece conoscere il mistero della Sua Misericordia.

A questa religiosa polacca, semplice e senza istruzione, ma forte, umile e caratterizzata da una illimitata fiducia in Dio, il Signore ha rivolto parole sorprendenti: «Nell’Antico Testamento mandai al mio popolo i profeti con fulmini. Oggi mando te a tutta l’umanità con la Mia misericor­dia. Non voglio punire l’umanità sofferente, ma desidero guarirla e stringerla al Mio cuore misericor­dioso».

Suor Faustina, consumata dalla tubercolosi e da numerose sofferenze accettate come volonta­rio sacrificio per i peccatori, è morta in concetto di santità a Cracovia, il 5 ottobre 1938, all’età di soli 33 anni.

La seconda domenica di Pasqua (domenica in Albis), il 18 aprile 1993, il Santo Padre Gio­vanni Paolo II in Piazza San Pietro a Roma ha elevato Suor Faustina alla gloria degli altari, mentre la sua canonizzazione ebbe luogo il 30 aprile 2000. Le sue reliquie sono conservate nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia – Łagiewniki.




lunedì 23 aprile 2012

Dammi oggi, il pane quotidiano... – Ernesto Olivero

Dammi oggi, il pane quotidiano...

Il pane della speranza,
per dare speranza.
Il pane della gioia,
da poter spartire.
Il pane dell'intelligenza,
per varcare l'impossibile.
Il pane del sorriso,
da trasmettere agli altri.
Il pane della misericordia,
perché possa ricevere e dare perdono.
Il pane del dolore,
da condividere.
Il pane della grazia,
per non attaccarmi al male.
Il pane della fraternità,
per diventare una cosa sola con i miei fratelli.
Il pane del tempo,
per conoscerTi.
Il pane del silenzio,
per amarTi.
(Ernesto Olivero)

La vita di Carla…..
(Carezza di Giovanni  Paolo II – 2000 insieme ad Ernesto Olivero, fondatore del SerMiG)

domenica 22 aprile 2012

Lettera ai giovani sulla sessualità (2) - Padre Andrea Gasparino

Il dono calpestato

Entriamo nel problema della sessualità. Anzitutto è da ribadire una verità che oggi si va offuscando. Mai come oggi il sesso è stato tanto vituperato, profanato, calpestato.

Bisogna partire anzitutto da idee chiare. La sessualità non è un'invenzione umana: è nata dalla mente di Dio, e tutto quello che viene dalla mente di Dio è perfetto. Pe­rò...

Sentite un paragone. Un giovane papà sogna di fare con la tredicesima il più bel dono al suo bambino che è pieno di vitalità. Gli compra la bicicletta nuova fiamman­te. Cosa direste se il bambino, mentre il papà è al lavoro e nessuno lo vede, prende la bicicletta, la porta in cortile, poi con un martello di suo padre, aiutato da un coetaneo più robusto di lui, la fa a pezzi, riducendola a un mucchio di rottami? Cosa pensereste voi davanti a un atto simile?

Mi direste: è un piccolo mascalzone, ha nel sangue qualcosa di depravato, non basta nemmeno sculacciarlo, bisogna punirlo in modo che comprenda la sua insensa­tezza.

Bene, lo sapete che in tanti giovani succede proprio questa storia con la loro sessualità? Un dono straordina­rio di Dio viene ridotto a un cumulo di rovine, in un mo­mento di insensatezza. E poi questi ragazzi non risalgono più la china, rimangono senza forze, poveri uccelli con le ali tarpate.

L'educazione sessuale

Se ne è fatto un gran polverone, in campo educativo, dell'educazione sessuale: gente per il sì, gente per il no, schieramenti contrapposti, feroci.

Naturalmente noi cristiani siamo per il sì, noi diciamo che si deve fare educazione sessuale. Solo che affermia­mo che il compito primario è della famiglia; se la famiglia non ci arriva, allora va aiutata; se non può essere aiutata, in seconda battuta andrebbe bene anche la scuola.

Ma c'è un rischio: che facciano salire in cattedra dei somari che hanno idee distorte sull'educazione sessuale. La scuola prende spesso questi abbagli: dà la parola a gente incompetente. L'educazione sessuale non si inse­gna come la storia o la geografia o le scienze naturali, non la può insegnare un maestro che è complessato dal sesso.

Non basta essere brillanti, bisogna essere sessualmen­te maturi, gente che vive una sessualità armoniosa e vir­tuosa, gente adulta nel suo sviluppo sessuale, trasparen­te, capace di parlare di sesso guardando negli occhi i pro­pri figli. Di insegnanti così, giudicatelo voi se la scuola non è un tantino carente.

Dunque, noi cristiani siamo per l'educazione sessuale, e riteniamo che per voi giovani urge un'educazione ses­suale ad ampio raggio.

1. CINQUE GRADINI DI MATURAZIONE SESSUALE

Cominciamo. Direi che il giovane deve salire cinque gradini di maturazione. Questi:

l. allargare gli orizzonti della sessualità;

2. educarsi al pulito;

3. educarsi all'amore;

4. educarsi al sacro;

5. capire che Dio chiama tutti alla santità.

2 • ALLARGARE GLI ORIZZONTI DELLA SESSUALITÀ

La prima cosa da mettersi in testa e nel cuore è la gran­dezza e bellezza della sessualità: capirla come un grandio­so progetto di Dio. E ogni progetto di Dio è santo!

La sessualità è un dono che purtroppo Dio ha affida­to all'incoscienza degli uomini, e tanti l'hanno smantella­ta nella sua dignità.

Per molta gente dal Cervello piccolo la sessualità ha un certo contenuto di macchiato. Che pena! Da Dio non vengono doni macchiati o guasti. Se c'è qualcosa di spor­co nella sessualità, viene solo dall'uomo, non da Dio.

La sessualità è un dono fatto da Dio per l'elevazione dell'uomo: è una delle poesie più stupende della vita uma­na; attraverso questo dono la vita umana si propaga, si conserva, si arricchisce.

Da questo dono nasce la famiglia: il fiore più bello per la formazione e la difesa dell'uomo. Oggi, declassando e inquinando la sessualità, si è anche inquinata la famiglia; anzi, quando la sessualità è profanata, ecco, comincia lo sgretolamento della famiglia. Datemi degli sposi che pro­fanino la loro sessualità, voi vedrete che giungeranno a poco a poco a distruggere la famiglia e a tirare su delle creature infelici.

Il peccato umano ha ferito tutto l'uomo, anche la sua sessualità. Per questo la sessualità ha bisogno di reden­zione, e di formazione.
(continua)
(Padre Andrea Gasparino)

Padre Andrea Gasparino (per la Comunità e per gli amici “il Padre”). Era nato il 7 aprile del 1923 a Boves, ordinato sacerdote il 31 maggio del 1947, dopo 4 anni di servizio nella parrocchia di Roccavione, ha iniziato a raccogliere i primi ragazzi di strada nel 1951. È iniziata così la “Città dei ragazzi”, ora chiamata Movimento Contemplativo Missionario P. De Foucauld. Negli anni ’60, l’apertura delle prime missioni in Brasile, Corea, Madagascar. Domenica 26 settembre 2010, ore 6: il Signore lo  ha chiamato a sé, Da un mese circa la sua situazione di salute, già molto fragile per l’età e per problemi seri al cuore, si era aggravata. Il Padre è passato dal sonno a Dio in una totale pace. Il cuore ha ceduto. Il segreto della sua vita, trasmesso alla Comunità e a tanti giovani e famiglie per oltre 60 anni è il PRIMATO DELLA PREGHIERA SU TUTTO PER DARE IL MEGLIO AI PIU’ POVERI. Le parole che invita a scrivere sulla sua tomba sono: “La preghiera e l’amore ottengono l’impossibile”.


sabato 21 aprile 2012

L'uccello - Charles Bukowski

Con gli occhi rossi e stordito come me
l'uccello giunse in volo
dal lontano Egitto
alle 5 del mattino,
e Maria quasi inciampò sui tacchi a spillo:
cos'era, un razzo?
e andammo di sopra.
riempii due bicchieri di porto
e aspettammo che le campane
stanassero gli sgobboni dai loro miserabili nidi
poi Maria andò dentro ad annaffiare
il vaso
e io rimasi là seduto a strofinarmi la barba di tre giorni
pensando a quel matto di un uccello
e questo è il risultato:
tutto ciò che davvero contava
era andare in qualche posto
quanto più in fretta tanto meglio era
perché restava meno da aspettare
per morire. Maria uscì
e tirò giù le coperte
e io mi tolsi il vestito macchiato
m'infilai sotto le lenzuola sudate,
chiudendo gli occhi al suono e alla luce,
e la sentii sfilarsi i tacchi aguzzi
e i suoi piedi gelati mi calcarono i polpacci
e io battezzai quell'uccello
Mr. America
e poi rapido mi addormentai.

 

(Charles Bukowski)
“being alone never felt right. sometimes it felt good, but it never felt right.”
Charles Bukowski


venerdì 20 aprile 2012

Preghiera per i sacerdoti - Monsignor Kiung

Dio onnipotente ed eterno,
per i meriti del Tuo Figlio e per il tuo amore verso di Lui,
abbi pietà dei sacerdoti della Santa Chiesa.
Nonostante questa dignità sublime sono deboli come gli altri.
Incendia per la Tua misericordia infinita, i loro cuori con il fuoco del Tuo Amore.
Soccorrili: non lasciare che i sacerdoti perdano la loro vocazione o la sminuiscano.
O Gesù, ti supplichiamo:
abbi pietà dei sacerdoti della Tua Chiesa.
Di quelli che ti servono fedelmente, che guidano il Tuo gregge e Ti glorificano.
Abbi pietà di quelli perseguitati, incarcerati, abbandonati, piegati dalle sofferenze.
Abbi pietà dei sacerdoti tiepidi e di quelli che vacillano nella fede.
Abbi pietà dei sacerdoti secolarizzati,
abbi pietà dei sacerdoti infermi e moribondi,
abbi pietà di quelli che stanno in purgatorio.
Signore Gesù ti supplichiamo: ascolta le nostre preghiere, abbi pietà dei sacerdoti: sono Tuoi!

Illuminali, fortificali e consolali.
O Gesù, ti affidiamo i sacerdoti di tutto il mondo, ma soprattutto quelli che ci hanno battezzato ed assolto,
quelli che per noi hanno offerto il Santo sacrificio e consacrato l'Ostia Santa per nutrire la nostra anima.
Ti affidiamo i sacerdoti che hanno dissipato i nostri dubbi, indirizzato i nostri passi,
guidato i nostri sforzi, consolato le nostre pene.

Per tutti loro, in segno di gratitudine, imploriamo il Tuo aiuto e la Tua misericordia.
Amen.
(Monsignor Kiung, vescovo di Shangai)

(Monsignor Kiung, vescovo di Shangai)
  scrisse questa preghiera durante la sua prigionia. Fu condannato nel 1960 a 20 anni di carcere duro dal governo cinese a causa della sua fedeltà a Cristo



giovedì 19 aprile 2012

Ogni giorno è un nuovo giorno - Omar Falworth

Ogni giorno è un nuovo giorno.
Tutto da inventare, tutto da vivere, tutto da godere.
L’alba lo posa sul palcoscenico della tua vita,
e se ne va.

Il nuovo giorno è tuo, t’appartiene,
nessuno te lo può portare via.
Puoi farne ciò che vuoi.
Puoi farne un capolavoro o un fiasco.
Perché sei Tu il soggettista...
Perché sei Tu il regista...
Perché sei Tu il protagonista.
La vita è fatta di tanti nuovi giorni:
tutti da inventare,
tutti da vivere,
tutti da godere.
Alzati dalla poltrona di prima fila!...
e sali sul palcoscenico della tua vita!
 

(Omar Falworth)
Scrive il mistico Angelo Silesio: "Se anche Cristo fosse nato mille volte in Betlemme, ma non nasce in te, allora è nato invano." Come Maria, anche noi dobbiamo accogliere Dio in noi, fargli spazio, offrirgli tempo e cuore, aiutarlo a incarnarsi, a essere presente, vivo, importante, nella nostra casa, nel nostro paese, nella nostra anima. Perchè il mondo intero è una immensa Betlemme. L'Ave Maria è per vivere, come Maria, le nostre annunciazioni quotidiane: a ogni nuovo mattino che ci è offerto Dio pronuncia per noi la prima di tutte le parole: sii lieto. Ogni giorno manda angeli (tra questi sono le persone che oggi riempiranno la nostra giornata) perchè annuncino che l'impossibile è diventato possibile, in ogni vita - non temere, niente è impossibile a Dio - (padre Ermes Ronchi, Il Messaggero di Sant'Antonio,gennaio 2012)

mercoledì 18 aprile 2012

«Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova» - Chiara Lubich

«Non ricordate più le cose passate, non pensate più
alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova»
(Is 43, 18-19)



Il popolo d’Israele, in esilio a Babilonia, guarda con nostalgia al passato, al tempo glorioso nel quale Dio intervenne con potenza e liberò i suoi antenati, schiavi in Egitto. La tentazione è quella di pensare: Dio non manderà più un altro Mosè, non opererà più i grandi prodigi di un tempo e noi dovremo rimanere per sempre in questa terra straniera. Ma Ciro, re persiano, nel 539 a.C. libera il popolo eletto, il cui ritorno verso la terra promessa sarà ancora più straordinario dell’esodo dall’Egitto.

Dio non si ripete mai! Il suo amore è capace di operare cose ben più grandi di quelle che ha compiuto nel passato, che non possiamo neppure immaginare. Per questo mette sulla bocca del profeta Isaia l’invito: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova»

Isaia ancora, alla fine del suo libro, annuncia un futuro più che mai luminoso: la creazione di cieli nuovi e di una nuova terra. Sarà talmente grande ciò che Dio compirà che "il passato non sarà più ricordato e non verrà più alla mente".


Anche l’apostolo Paolo, riprendendo le parole di Isaia, annuncerà l’inimmaginabile intervento di Dio nella nostra storia. Nella morte e risurrezione di Gesù egli fa nuova la creatura umana, la ricrea nel Figlio suo per una vita nuova. Nell’Apocalisse poi, al termine della storia, Dio annuncia che il cosmo intero sarà ricreato: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". Le parole di Isaia attraversano la Bibbia intera e parlano ancora a noi oggi: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova» Siamo noi la "cosa nuova", la "nuova creazione" che Dio ha generato. Attraverso il Figlio suo da noi accolto nelle sue Parole e in tutti i suoi doni, ha fatto nuovo il nostro essere e il nostro agire: ora è Gesù stesso che vive e opera in noi.
E’ Lui che rinnova i nostri rapporti con gli altri: in famiglia, a scuola, sul lavoro...
E’ Lui che rigenera, attraverso noi, la vita sociale, il mondo della cultura, dello svago, della sanità, dell’economia, della politica..., in una parola tutti i settori dell’attività umana in cui siamo impegnati.
Non guardiamo più al passato per rimpiangere ciò che di bello ci è successo o per piangere i nostri sbagli: crediamo fortemente all’azione di Dio che può continuare ad operare "cose nuove".
Dio ci offre la possibilità di ricominciare sempre.

Ci libera dai condizionamenti e dai pesi del passato. La vita si semplifica, diventa più leggera, più pura, più fresca. Come l’apostolo Paolo anche noi, dimentichi del passato, saremo liberi di correre verso Cristo, verso la pienezza della vita e della gioia.

«Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova»


Come vivere allora questa Parola? Cercheremo di compiere con amore quanto Dio vuole da noi in ogni attimo della giornata: studiare, lavorare, accudire i bambini, pregare, giocare..., tagliando tutto ciò che in quel momento non è volontà di Dio. In questo modo rimarremo aperti a quanto egli vorrà operare in noi e fuori di noi, e saremo pronti ad accogliere quella grazia particolare che egli ci offre sempre per ogni momento.

Vivendo così, offrendo ogni azione a Dio, dicendogli esplicitamente: "E’ per te", Gesù che vivrà in noi compirà sempre opere che restano.
(Chiara Lubich)
Se abbiamo sperimentato che è “tutto vero” quello che  Gesù dice, è facile lasciare ogni altro maestro per Lui.

Lo sguardo che il credente riceve da Cristo è lo sguardo della benedizione: uno sguardo sapiente e amorevole, capace di cogliere la bellezza del mondo e di compatirne la fragilità. In questo sguardo traspare lo sguardo stesso di Dio sugli uomini che Egli ama e sulla creazione, opera delle sue mani. (Benedetto XVI - Omelia 1 aprile 2012)
  abbiamo sperimentato che è “tutto vero” quello cheGesù dice, è facile lasciare ogni altro m

martedì 17 aprile 2012

Amare e proteggere finché russata... pardon, morte non vi separi - Erma Bombeck

Amare e proteggere finché russata... pardon, morte non vi separi. Perché a nessuno viene mai in mente di chiedere informazioni prima? L’abitudine di russare può costituire una seria minaccia per un matrimonio, specialmente se si tratta di un fracasso capace di far saltar via i paralumi dalla base, i quadri dalle pareti e di svegliare gli animali nel raggio di settanta chilometri.

Il russo più potente, secondo il Guinness dei primati, è stato registrato al St. Mary’s Hospital di Londra: sessantanove decibel.

Il più potente fino a ieri sera.

Quando mio marito ha battuto il record respirando e assordandomi a settantadue. Settantadue decibel, per chi non lo sapesse, equivalgono al rumore di un cannone che spari nel sedile accanto al vostro al Palazzo dello sport.

«Ehi, Grano», ho gridato io, «svegliati, ci risiamo.»

«Ci risiamo che cosa?» ha chiesto lui.

«Stai russando.»

«E mi svegli per dirmi questo! Te l’ho detto mille volte, io non russo. Se lo facessi, lo saprei.»

«Questa è la logica di quel tizio che diceva, "Se soffrissi di amnesie, me ne ricorderei".»

«Come russavo?»

«Sembravi il dirigibile della Goodyear che perde aria lentamente.»

«Be’, e che cosa ti aspettavi? Un concerto?»

«Credo che farò quello che fece Lucilla Di Maggio dopo che suo marito russando l’aveva quasi fatta impazzire.»

«E che cosa fece?» ha chiesto lui mezzo addormentato.

«Oh, niente. Gli mise un cuscino sulla faccia.»

«Dio buono, donna, così uno smette di respirare, non di russare.»

«Be’, lui smise anche di russare.»

«Perché non mi fai rotolare sul fianco?»

«Ci ho provato. Mi hai dato un cazzotto.»

Andò avanti così tutta la notte.

Sinceramente, non ne posso più dei rimedi degli specialisti - autoipnosi, tappi di cera per le orecchie, girare il disturbatore su un fianco -: non funzionano mai. I soli rimedi da prendere in considerazione sono i seguenti:
  • Cambiare letto
  • Costringete il disturbatore a trovarsi un altro letto... preferibilmente in un’altra città.
  • Rimandare il momento del sonno
Questo rimedio funziona benissimo. Quando state per infilarvi a letto accanto al vostro trombone, fategli fare un bel salto dicendo così, senza parere: «Oggi ha telefonato l’ufficio delle tasse, richiameranno domani».

Alcuni esperti pensano che sia necessario andare alla radice e scoprire il perché della rumorosa abitudine di certi mariti. Si è detto che le persone russano perché sono preoccupate, perché portano protesi imperfette, perché fumano o bevono troppo, perché hanno le tonsille infiammate o soffrono dei disturbi della vecchiaia.

Non credeteci. Gli uomini russano per una sola ragione... per dar fastidio alle loro mogli.
(Erma Bombeck) 
Fonte: "Se la Vita è un piatto di Ciliege, perché a me solo i Noccioli?" di Erma Bombeck


Un uomo che non sa rilassarsi. È un problema diffuso. A un sacco di donne è capitato di sposare lavoratori compulsivi e l’unica possibilità è quella di convincerli a prendersi due settimane di vacanza all’anno. Sembra semplice? Io ho portato mio marito al mare per due settimane. Ha subito steso un grosso telo di spugna sulla sabbia, ha aperto la cartella e ha cominciato a pareggiare il libretto degli assegni. L’ho portato in un albergo lussuoso in una grande città. Ha passato un’intera settimana a trafficare con il televisore nel tentativo di eliminare la neve dal quadro.