martedì 4 febbraio 2014

Due sassolini azzurri - don Bruno Ferrero -

Due sassolini, grossi sì e no come una castagna, giacevano sul greto di un torrente. Stavano in mezzo a migliaia di altri sassi, grossi e piccoli, eppure si distinguevano da tutti gli altri. Perché erano di un intenso colore azzurro. Loro due sapevano benissimo di essere i più bei sassi del torrente e se ne vantavano dal mattino alla sera. 
«Noi siamo i figli del cielo!», strillavano, quando qualche sasso plebeo si avvicinava troppo. «State a debita distanza! Noi abbiamo il sangue blu. Non abbiamo niente a che fare con voi!».
Erano insomma due sassi boriosi e insopportabili. Passavano le giornate a pensare che cosa sarebbero diventati, non appena qualcuno li avesse scoperti. «Finiremo certamente incastonati in qualche collana insieme ad altre pietre preziose come noi».
«Sul dito bianco e sottile di qualche gran dama». «Sulla corona della regina d'Olanda».
Un bel mattino, mentre i raggi del sole giocavano con le trine di spuma dei sassi più grandi, una mano d'uomo entrò nell'acqua e raccolse i due sassolini azzurri.
«Evviva!», gridarono i due all'unisono. «Si parte!». Finirono in una scatola di cartone insieme ad altri sassi colorati.
«Ci rimarremo ben poco!», dissero, sicuri della loro indiscussa bellezza.
Poi una mano li prese e li schiacciò di malagrazia contro il muro in mezzo ad altri sassolini, in un letto di cemento tremendamente appiccicoso.
Piansero, supplicarono, minacciarono. Non ci fu niente da fare.
I due sassolini azzurri si ritrovarono inchiodati al muro.
Il tempo ricominciò a scorrere, lentamente. I due sassolini azzurri erano sempre più arrabbiati e non pensavano che ad una cosa: fuggire. Ma non era facile eludere la morsa del cemento, che era inflessibile e incorruttibile.
I due sassolini non si persero di coraggio. Fecero amicizia con un filo d'acqua, che scorreva ogni tanto su di loro. Quando furono sicuri della lealtà dell'acqua, le chiesero il favore che stava loro tanto a cuore. «Infiltrati sotto di noi, per piacere. E staccaci da questo maledetto muro».
Fece del suo meglio e dopo qualche mese i sassolini già ballavano un pò nella loro nicchia di cemento.
Finalmente, una notte umida e fredda, Tac! Tac!: i due sassolini caddero per terra. «Siamo liberi!».
E mentre erano sul pavimento, lanciarono un'occhiata verso quella che era stata la loro prigione.
«Ooooh!». La luce della luna che entrava da una grande finestra illuminava uno splendido mosaico. Migliaia di sassolini colorati e dorati formavano la figura di Nostro Signore. Era il più bel Gesù che i due sassolini avessero mai visto. Ma il volto... il dolce volto del Signore, in effetti, aveva qualcosa di strano. Sembrava quello di un cieco. Ai suoi occhi mancavano le pupille!
«Oh, no!». I due sassolini azzurri compresero. Loro erano le pupille di Gesù. Chissà come stavano bene, come brillavano, come erano ammirati, lassù.
Rimpiansero amaramente la loro decisione. Quanto erano stati insensati!
Al mattino, un sacrestano distratto inciampò nei due sassolini e, poiché nell'ombra e nella polvere tutti i sassi sono uguali, li raccolse e, brontolando, li buttò nel bidone della spazzatura.

Puoi buttarti giù fin che ti pare: resti la pupilla degli occhi di Dio

don Bruno Ferrero



"Il mondo è pieno di gente che ha paura di perdere l’autobus, il treno, l’aereo, la nave. Il mondo è pieno di gente che si mette a correre pur di non perdere questi mezzi e di conseguenza arrivare in ritardo a lavoro, a scuola o altro. E raramente c’è chi ha paura di perdere una persona e si mette a correre pur di non perderla."




Il cristiano sa che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare atto di amore, affidamento alle mani di Dio che non ci abbandona e, in questo modo, essere una tappa di crescita della fede e dell’amore. … La luce della fede non ci fa dimenticare le sofferenze del mondo. Per quanti uomini e donne di fede i sofferenti sono stati mediatori di luce! Così per san Francesco d’Assisi il lebbroso, o per la Beata Madre Teresa di Calcutta i suoi poveri. Hanno capito il mistero che c’è in loro. Avvicinandosi ad essi non hanno certo cancellato tutte le loro sofferenze, né hanno potuto spiegare ogni male. La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino.

All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce. In Cristo, Dio stesso ha voluto condividere con noi questa strada e offrirci il suo sguardo per vedere in essa la luce. Cristo è colui che, avendo sopportato il dolore, « dà origine alla fede e la porta a compimento » (Eb 12,2).

Papa Francesco 

Enciclica « Lumen Fidei/ La luce della fede » , § 56-57 ( © Libreria Editrice Vaticana)






...Noi, che continuiamo a non riuscire a stare insieme, che non siamo adatti a Dio, veniamo accolti da lui. Egli porta l'abito della nostra povertà. Nel momento in cui ci accoglie, diventiamo capaci di Dio, ci è dato accesso a Dio. Veniamo lavati, nella misura in cui accettiamo di abbassarci nel suo amore. Questo amore significa che Dio ci accoglie, senza condizioni previe, anche se non siamo né degni, né capaci di lui, perché lui, Gesù Cristo, ci trasforma e diventa nostro fratello. E' pur vero che il racconto di Giovanni mostra che lì, dove Dio non pone limiti, questo li può porre l'uomo. Se ne vedono due. Il primo compare nella figura di Giuda: dice il no dell'avidità e della cupidigia, dell'autoglorificazione, che non vuole accogliere Dio. E' il no che vuole creare lui stesso il mondo e che non è disposto a riceverlo in dono da Dio. "Meglio restare debitori, che pagare con una moneta che non porti la nostra immagine; lo esige la nostra sovranità": è quanto afferma Nietzsche............

Accanto a questo rifiuto, che viene dalla cupidigia e dalla superbia dell'uomo, c'è però anche il pericolo dell'uomo pio, rappresentato da Pietro: la falsa umiltà, che non vuole ciò che è grande, non vuole che Dio si abbassi fino a noi; la falsa umiltà, in cui si nasconde anche la superbia di non accettare alcun perdono, ma di voler essere puri da se stessi; la falsa presunzione e la falsa modestia, che non vuole far sua la misericordia di Dio. Ma Dio non vuole la falsa modestia che respinge la sua bontà; vuole invece l'umiltà, che si lascia lavare e, in questo modo, diventa pura. E' questo il modo in cui egli si dà a noi........

Joseph Ratzinger - da "Il Dio vicino" L'eucarestia cuore della vita cristiana -




Preoccupazione. L'interesse che paghiamo sui guai prima che essi arrivino.

- John Garland Pollard - 




Buona giornata a tutti :-)

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lunedì 3 febbraio 2014

Sommersa dai sacrifici dei "devo" - Simona Oberhammer -

Le donne troppo a lungo sono state educate al sacrificio e alla disponibilità. Il ritornello è: “più ti sacrifichi per gli altri, e più sarai apprezzata”. 
Ci sono donne che hanno fatto del dovere la loro seconda pelle e del "devo farlo" la loro canzone giornaliera. 
Se non terminano la lista delle cose da fare non si sentono a posto. 
Certe volte non è mai “abbastanza”. 
C'è sempre qualcuno di cui occuparsi, qualcosa a cui dare il proprio tempo come un regalo necessario. 
Perché "così va fatto". Non è una scelta consapevole. 
È una bandiera sotto la quale è stato posto il femminile. 
Una nazione di donne pronte a essere sempre disponibili, a un sacrificio non esplicitamente richiesto ma implicitamente dovuto. 
Iniziano da giovani, in nome del compagno, dei figli piccoli, della famiglia, del capoufficio. E vanno avanti bendate da liste di doveri, trafelate nella corsa ritmata dei "devo", “devo”, “devo”.
Poi succede qualcosa: certe volte è una forte delusione sentimentale a cui si era dato tutto, altre volte è una profonda insoddisfazione, altre ancora il passare degli anni, una malattia... 
All'improvviso la corsa senza sosta si ferma. 
Il respiro è ansimante, ci si guarda intorno sbalordite: «Ma cosa ho fatto?», «Perché?», «Cosa voglio davvero?». 
È il momento della scoperta: di una vita solo in nome degli altri e in assenza di stesse. Di una disponibilità al sacrificio oltre una sana percezione delle proprie necessità. 
Le donne dovrebbero capirlo molto prima. 
Capire che dare amore non significa annientare se stesse. 
Non significa diventare robot che elargiscono assistenza a comando. 
Un eccesso di disponibilità nella nostra società è un piatto pieno di lodi, è un banchetto di apprezzamenti: che donna! Quanto si sacrifica per gli altri! Com'è disponibile!
Ma attenzione... il cibo può essere molto indigesto...

Simona Oberhammer
Fonte: La via femminile 



Ci sono donne che fanno un errore pericoloso: cercano l’amore al di fuori di se stesse. Passano da un uomo all’altro, elemosinando amore ad ogni nuova storia. Sono disponibili a relazioni che non rispettano la loro integrità, in cambio di briciole. Si accontentano di storie di seconda mano e soddisfano la loro fame di amore con gli avanzi. Concedono troppo, con il risultato di rimanere a mani vuote.
Queste donne cercano fuori di sé cibo che nutra il loro bisogno di amore, dimenticando che la ricerca deve cominciare prima di tutto all’interno di sé. Nessuno può darci amore se prima non abbiamo sviluppato l’amore per noi stesse. Se siamo vuote e affamate dentro troveremo solo il vuoto fuori…

Simona Oberhammer – La Via Femminile


Dipinto: (Luchanovo Pauline)

Non ha nessuna importanza se la nostra casa è bella o se ha dei mobili di pregio. Perché anche la casa più umile, se dentro si respira serenità e amore, sarà la più bella del mondo per noi che l’abitiamo.

 (Agostino Degas)



Illustrazione: ( da Pinterest)

Fondersi senza confondersi.
E' alla base di ogni rapporto.

(Massimo Bisotti)






Non hanno ostacoli le madri, non paura del pericolo, non paura del rischio e del sacrificio: esse fanno, costruiscono in silenzio, giorno per giorno, il grande miracolo dell'amore.

- Padre David Maria Turoldo -





Buona giornata a tutte :-)






domenica 2 febbraio 2014

“Per la tua grazia, abiti in me in un modo ineffabile, mi unisci a te e a tutta l’assemblea degli angeli e dei santi” - Beato John Henry Newman


 «Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò»

“Mio Dio, eterno Paraclito, ti adoro, luce e vita. Avresti potuto limitarti a mandarmi dal di fuori buoni pensieri, e la grazia che li ispira e li compie; avresti potuto condurmi in questo modo nella vita, purificandomi soltanto con la tua azione tutta interiore al momento del mio passaggio all’altro mondo. Ma, nella tua compassione infinita, sei entrato nella mia anima, fin dall’inizio, ne hai preso possesso, ne hai fatto il tuo tempio. 

Per la tua grazia, abiti in me in un modo ineffabile, mi unisci a te e a tutta l’assemblea degli angeli e dei santi. 
Più ancora, sei personalmente presente in me, non solo con la tua grazia, ma proprio con il tuo essere, come se, pur conservando la mia personalità, io fossi in un certo modo, assorbito in te, fin da questa vita.
E siccome hai preso possesso del mio stesso corpo nella sua debolezza, anch’esso è il tuo tempio. 
Verità stupenda e temibile! O Dio mio, questo credo, questo so!
Posso forse peccare mentre sei così intimamente unito a me? 
Posso forse dimenticare chi è con me, chi è in me? 
Posso forse scacciare l’ospite divino per ciò che egli aborrisce più di qualunque altra cosa, per l’unica cosa al mondo che lo offende, per l’unica realtà che non è sua?… 
Mio Dio, ho una doppia sicurezza di fronte al peccato: primo, il timore di una tale profanazione, nella tua presenza, di tutto ciò che sei in me; e poi, la fiducia che la stessa tua presenza mi custodirà dal male… 
Nelle prove e nella tentazione, ti chiamerò… Proprio grazie a te, non ti abbandonerò mai.”


(Beato John Henry Newman)



Sarebbe così assurdo chiamare vivente l’anima che non prega.

- Beato John Henry Newman -



"...Per un momento gli sembrò crudelmente ingiusto da parte di Dio l'esporsi così – un uomo, una cialda di pane – prima nei villaggi della Palestina, e ora lì, in quel posto affocato – là, ovunque – permettendo all'uomo di far ciò che voleva di Lui. Cristo aveva detto al giovane ricco di dar tutto ai poveri e di seguirlo; ma era ancora una cosa facile e razionale in paragone a quella fatta da Dio, di mettersi alla mercé degli uomini che a malapena conoscevano il significato della sua parola.
Con quanta disperazione doveva amare Iddio, pensò con vergogna."

( Da Graham Greeen " Il nocciolo della questione")



"Non dovete nascondere il vostro talento o tenere celate le vostre virtù. Desidero laici non irruenti nel parlare né litigiosi, ma persone che conoscano la propria religione, che la pratichino, che sappiano qual è il loro ruolo, che sappiano cosa hanno e cosa non hanno, che conoscano il loro credo tanto bene da poterlo diffondere, che conoscano così bene la storia da poterlo difendere. 
Desidero laici intelligenti e istruiti (...) 
Desidero che ampliate le vostre conoscenze, coltiviate la ragione, riflettiate sulla relazione di verità, impariate a vedere le cose così come sono, a capire in che modo la fede e la ragione sono in rapporto fra loro, quali sono le basi e i principi del cattolicesimo".


Discorso del Card. John Henry Newman su laicato cattolico del 1851


Così il Padre ci ama

“Iddio ci vede e ci conosce tutti, uno a uno.
Chiunque tu sia, egli ti vede individualmente.
Egli ti chiama col tuo nome.
Egli ti comprende quale realmente ti ha fatto.
Egli conosce ciò che è in te, tutti i tuoi sentimenti e pensieri più intimi, le tue disposizioni e preferenze, la tua forza e la tua debolezza.
Egli ti guarda nel giorno della gioia e nel giorno della tristezza, ti ama nella speranza e nella tua tentazione, s’interessa di tutte le tue ansietà, di tutti i tuoi ricordi, di tutti gli alti e bassi del tuo spirito.
Egli ha perfino contato i capelli del tuo capo e misurato la tua statura, ti circonda e ti sostiene con le sue braccia, ti solleva e ti depone.
Egli osserva i tratti del tuo volto, quando piangi e sorridi, quando sei malato e quando godi buona salute.
Con tenerezza Egli guarda le tue mani e i tuoi piedi; sente la tua voce, il battere del tuo cuore, ode perfino il tuo respiro.
Tu non ami te stesso più di  quanto Egli ti ama.
Tu non puoi fremere innanzi al dolore come Egli freme vedendolo venire sopra di te, e se tuttavia te lo impone, è perchè anche tu, se fossi davvero sapiente, lo sceglieresti per un maggior bene futuro…”

(Beato John Henry Newman)


Buona giornata a tutti :-)





sabato 1 febbraio 2014

Caro sacerdote -


Caro Sacerdote,

non mi interessano i campetti di calcio, i cineforum, i teatrini, le conferenze, i baretti con videogiochi e biliardini, i porticati coi ping pong e il calciobalilla, le vacanze organizzate, il grest, le pizze dei sabato sera.

In una parola, tutto il ribollente attivismo che ruota intorno alle parrocchie, lo trovo anche fuori, nel freddo "mondo", e magari organizzato meglio, più nuovo, luccicante, efficiente, coinvolgente, appassionante.

Non c'è concorrenza: il "mondo" è specializzato in divertimenti, passatempi, sport, intrattenimenti vari, in cui ha profuso studi, energie e investimenti.
Voi curatemi l'anima.
Datemi un direttore spirituale che abbia tempo e pazienza per la mia conversione.
Datemi confessori che mi permettano di riconciliarmi con Dio.
Datemi l’Eucarestia da adorare, non tenetela chiusa a doppia mandata nei Tabernacoli d'oro ad aspettare mentre brucia d'Amore.

Dissetatemi col Vangelo dei semplici, non spiegatemi troppo, sono piccolo, una cosa sola ma ripetuta, così che possa ritornarmene a casa con la perla preziosa.

Insegnatemi quel digiuno che tutti hanno dimenticato, ma che ho voglia di tentare, non come un atto di superba autodeterminazione della volontà, ma come fiduciosa invocazione della grazia dello
Spirito.
Mostratemi i Santi, voglio farmeli amici. I filosofi mi hanno condotto su strade sbagliate, inquinato la mente, divorato la gioia. I Santi sono felici: ditemi il perchè, fatemi scoprire quel filo segreto che li legava alla SS. Trinità.

Il rosario, ho fame di rosario. Perchè non lo recitate più?
Persino nelle veglie funebri, a volte ci si ferma a tre decine, come se quello intero fosse troppo lungo anche per chi davanti ha l'eternità.

Arricchitemi della Divina Misericordia, fatemi gustare soavemente le invocazioni, le giaculatorie, le novene- beneditemi e consacratemi ai SS. Cuori di Gesù e Maria.

Parlatemi del mio Papa, di ciò che dice e di ciò che fa. Del Papa si parla raramente fuori dalle grandi occasioni, se voglio sapere qualcosa devo arrangiarmi con i suoi libri o qualche rivista.
E' poco presente nelle omelie, nelle catechesi.
Mi parlate spesso di voi, di quello che vi sembra giusto, di quello che si dovrebbe fare.
Ma è il Papa la mia bussola, il mio porto sicuro, è lui il "dolce Cristo in terra per favore, fatemelo gustare.

Incoraggiatemi nella via della carità, dell'altruismo, dell'occuparmi del prossimo, nel nome di Cristo.
Plasmate in me uno spirito missionario, inalatemi la voglia di santità.
Pregate per me qualche volta.
Come sarebbe edificante per me trovarvi in ginocchio davanti al Tabernacolo e sapere che stavate pregando per me, per la mia salvezza!

Questo desidero, ma tutto insieme, e in ogni parrocchia; non scegliete quello che più vi aggrada, non discriminate tra ciò che vi sembra più o meno moderno, più o meno consono o proponibile.
Voglio tutti gli strumenti di salvezza che la Chiesa ha preparato per me, ho fame di salvezza piena, traboccante, luminosa, ho voglia di Verità.
Che abbia 4 o 100 anni, non starò con voi per il grest o il bel campetto o gli amici che ho incontrato.
Ci starò per quel banco consunto in cui mi sono inginocchiato e per quel santo sacerdote che ho incontrato.
Ci starò perchè Cristo, per mezzo loro, mi ha convertito.
Ecco Chi mi salverà l'anima!

Ti prego, sacerdote, torna ad essere nuovamente ciò che devi essere perchè io, pecorella smarrita e figliol prodigo, possa tornare alla Casa del Padre.
In questo modo tu riavrai la tua dignità umana e sacerdotale, ed io mi salverò, e tutti saremo spronati a supplicare il Padrone della messe perchè mandi operai, questi operai, e non assistenti sociali, ma dispensatori dei misteri di Dio.

Da "La Chiesa Cattolica"
Dio si perde dietro anche a uno solo, uno solo di noi, è sufficiente.
( A. Casati)

Il crocefisso di don Camillo

"Quando tu vedi il Signore che giace lì, immolato, e il sacerdote inclinato a sacrificare e ornate, e tutti gli astanti che rosseggiano di quel sangue onorando, di', credi d'essere ancora tra gli uomini e di sta sulla faccia della terra, e non piuttosto di essere traslocato in un istante nei cieli?"

San Giovanni Crisostomo


Don Giuseppe De Luca (1898-1962) 
nel suo studio con primo volume Archivio italiano per la Storia della Pietà (1951)

"A parte il problema storico, delle responsabilità nostre di preti nell'apostasia del mondo contemporaneo, che non si possono né affermare né negare a vanvera e in astratto, c'è un problema più umile, quello del nostro formalismo o del nostro sonnecchiare: non si parla neppure dell'infedeltà o del tradimento. Ci contentiamo, a volte, di essere preti come si è ragionieri, con un disimpegno tecnico delle nostre competenze e spettanze; e spesso indugiamo a un sonnellino, quando non è un sonno pesante, mentre nella notte Gesù suda sangue e Giuda gli si avvicina".

Don Giuseppe De Luca (il grande studioso della Storia della Pietà)



















"Li farà mettere a tavola e passerà a servirli."
E' il capovolgimento dell'idea di padrone: il punto commovente, sublime di questo racconto: il momento straordinario, quando accade l'impossibile: il Signore si mette a fare il servo! Dio viene e si pone a servizio della mia felicità.

- Padre Ermes Ronchi  - 



Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. 
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».



























Buona giornata a tutti J







venerdì 31 gennaio 2014

Il male esiste? - Aneddoto attribuito ad Albert Einstein -

Germania, primi anni del XX secolo. 
Durante una conferenza tenuta per gli studenti universitari, un professore ateo dell'Università di Berlino lancia una sfida ai suoi alunni con la seguente domanda:
"Dio ha creato tutto quello che esiste?"
Uno studente diligentemente rispose: "Sì certo!".
"Allora Dio ha creato proprio tutto?" - Replicò il professore.
"Certo!", affermò lo studente.
Il professore rispose: "Se Dio ha creato tutto, allora Dio ha creato il male, poiché il male esiste e, secondo il principio che afferma che noi siamo ciò che produciamo, allora Dio è il Male".

Gli studenti ammutolirono a questa asserzione. Il professore, piuttosto compiaciuto con se stesso, si vantò con gli studenti che aveva provato per l’ennesima volta che la fede religiosa era un mito.
Un altro studente alzò la sua mano e disse: "Posso farle una domanda, professore?".
"Naturalmente!" - Replicò il professore.
Lo studente si alzò e disse: "Professore, il freddo esiste?".
"Che razza di domanda è questa? Naturalmente, esiste! Hai mai avuto freddo?". Gli studenti sghignazzarono alla domanda dello studente.
Il giovane replicò: "Infatti signore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della fisica, ciò che noi consideriamo freddo è in realtà assenza di calore. 


Ogni corpo od oggetto può essere studiato solo quando possiede o trasmette energia ed il calore è proprio la manifestazione di un corpo quando ha o trasmette energia. Lo zero assoluto (-273 °C) è la totale assenza di calore; tutta la materia diventa inerte ed incapace di qualunque reazione a quella temperatura. Il freddo, quindi, non esiste. Noi abbiamo creato questa parola per descrivere come ci sentiamo... se non abbiamo calore".
Lo studente continuò: "Professore, l’oscurità esiste?".
Il professore rispose: "Naturalmente!".
Lo studente replicò: "Ancora una volta signore, è in errore, anche l’oscurità non esiste. L’oscurità è in realtà assenza di luce. Noi possiamo studiare la luce, ma non l’oscurità. Infatti possiamo usare il prisma di Newton per scomporre la luce bianca in tanti colori e studiare le varie lunghezze d’onda di ciascun colore. Ma non possiamo misurare l’oscurità. Un semplice raggio di luce può entrare in una stanza buia ed illuminarla. Ma come possiamo sapere quanto buia è quella stanza?
Noi misuriamo la quantità di luce presente. Giusto? L’oscurità è un termine usato dall’uomo per descrivere ciò che accade quando la luce... non è presente".
Finalmente il giovane chiese al professore: "Signore, il male esiste?".
A questo punto, titubante, il professore rispose, “Naturalmente, come ti ho già spiegato. Noi lo vediamo ogni giorno. E’ nella crudeltà che ogni giorno si manifesta tra gli uomini. Risiede nella moltitudine di crimini e di atti violenti che avvengono ovunque nel mondo. Queste manifestazioni non sono altro che male".
A questo punto lo studente replicò:


"Il male non esiste, signore, o almeno non esiste in quanto tale. 
Il male è semplicemente l’assenza di Dio. 
E’ proprio come l’oscurità o il freddo, è una parola che l’uomo ha creato per descrivere l’assenza di Dio. 
Dio non ha creato il male. 
Il male è il risultato di ciò che succede quando l’uomo non ha l’amore di Dio presente nel proprio cuore. 
E’ come il freddo che si manifesta quando non c’è calore o l’oscurità che arriva quando non c’è luce". 

Il giovane fu applaudito da tutti in piedi e il professore, scuotendo la testa, rimase in silenzio. 
Il rettore dell'Università si diresse verso il giovane studente e gli domandò: "Qual è il tuo nome?". 
"Mi chiamo, Albert Einstein, signore!" - Rispose il ragazzo.




"Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, 
da qualche parte; 
soltanto a poco a poco 
andiamo componendo in noi 
il luogo della nostra origine, 
per nascervi dopo, 
e ogni giorno più definitivamente".

Rainer Maria Rilke, Lettere milanesi 

Dipinto: (Richard Edward Miller)

I gesti eclatanti compiuti da poche persone fanno molto clamore ma non cambiano il mondo.
Sono i piccoli gesti compiuti quotidianamente da milioni di persone che cambiano veramente il mondo. 

(Agostino Degas) 


Educare non significa solo dire all’altro:
“Fai così”. 

Ma dirgli:
“Fai questo con me”.

cardinale Angelo Scola


Buona giornata a tutti :-)








giovedì 30 gennaio 2014

Rimetti a noi i nostri debiti – don Tonino Lasconi -

Tu ci perdoni sempre. 
Tu ci dai sempre
la possibilità di essere nuovi
e di ricominciare da capo.
Allora anche noi
dobbiamo perdonare
gli amici che ci lasciano,
a quelli che parlano male di noi,
a quelli che non mantengono
gli impegni presi insieme.
Tu ci perdoni sempre.
Allora nessuno deve mai
«chiudere» con un fratello.
Mai disperare che il bene
la spunti sui difetti.
Allora mai dobbiamo aspettare
che incomincino gli altri.
Tu ci perdoni sempre.
Allora nessuno di noi
deve mai stancarsi
di ricominciare,
di ridare fiducia,
di risalire la china
delle delusioni.
Tu ci perdoni sempre
e non ti stanchi mai di noi.

(Don Tonino Lasconi)

Fonte: Amico Dio


"..la malvagità e l'ignoranza degli uomini non è capace di frenare il piano divino della salvezza, la redenzione. Il male non può fare tanto. 
Un'altra meraviglia di Dio ce la ricorda il secondo Salmo che abbiamo appena recitato: la “rupe” si trasforma “in un lago, la roccia in sorgenti d’ acqua” (Sal 113,8).

Quello che potrebbe essere pietra di inciampo e di scandalo, col trionfo di Gesù sulla morte si trasforma in pietra angolare: “Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi” (Sal 117,23).
Non ci sono motivi, dunque, per arrendersi alla prepotenza del male. E chiediamo al Signore Risorto che manifesti la sua forza nelle nostre debolezze e mancanze."

Papa Benedetto XVI (Basilica-Cattedrale di León, dedicata a Nostra Signora della Luce)



Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita.


Benedetto XVI - Angelus 6 Novembre 2011



Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Ripeto qui per tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos Aires: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. 
Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. 
Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. 
Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: 
«Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37).

Papa Francesco, da "Evangelii Gaudium"



Preghiera per la sera

In te,
santo Signore,
noi cerchiamo
il riposo
dall'umana fatica,
al termine del giorno.
Se i nostri occhi
si chiudono,
veglia in te
il nostro cuore;
la tua mano
protegga coloro
che in te sperano.
Difendi,
o Salvatore,
dalle insidie del male
i figli che hai redenti
col tuo sangue prezioso.
Amen


Buona giornata a tutti. :-)








Verrà la morte e avrà i tuoi occhi - Cesare Pavese

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

(Cesare Pavese)


"Vorrei essere almeno la mano che ti protegge - una cosa che non ho mai saputo fare con nessuno e con te invece mi è naturale come il respiro."

- Cesare Pavese - 

Tamara de Lempicka


Mi strugge l'anima

Mi strugge l’anima perdutamente
il desiderio d’una donna viva...
starle d’accanto dolcemente...
a contemplare
il suo viso soave di fanciulla,
ingenuo, come avvolto in un dolore
e ascoltare la sua voce leggera
parlarmi lentamente, come in un sogno…

Cesare Pavese




" Tu sarai amato il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza
senza che l’altro se ne serva per affermare la sua forza. "

Cesare Pavese




"Amore, non è donare qualche cosa, ma soprattutto donare qualcuno. 
Tu amerai se ti donerai o se ti unirai interamente ai tuoi doni, anche i più materiali."

- Padre Michel Quoist -

Buona giornata a tutti :-)