Visualizzazione post con etichetta sacerdote. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sacerdote. Mostra tutti i post

sabato 25 gennaio 2020

Chi è più soggetto alla tentazione - San Giovanni Maria Vianney (curato d'Ars)

"Chi sono dunque coloro che subiscono di più la tentazione? 
Sono senza dubbio gli ubriachi, i mormoratori o gli spudorati che si gettano alla cieca nelle lordure, o l’avaro, che pensa solo ad arricchirsi in ogni modo, direte voi. No, non sono affatto costoro; al contrario, il demonio li disprezza, o meglio, li protegge perché possano fare il male per il maggior tempo possibile, dal momento che più a lungo essi vivranno, più i loro cattivi esempi trascineranno le anime all’inferno. 
Infatti, se il demonio avesse incalzato troppo fortemente questo vecchio impudico, egli, per i suoi vizi, avrebbe accorciato i suoi giorni di quindici o vent’anni e quindi avrebbe avuto meno tempo per indurre a peccare questa vergine, della quale ha violato il fiore della verginità; o questa giovane che ha gettato nel più infame pantano dei peccati contro la purezza. 
Non avrebbe avuto il tempo di iniziare al male quel giovane, che forse vi resterà avviluppato fino alla morte. 
Se il demonio avesse indotto quel ladro a rubare in modo sfrenato, già da tempo sarebbe incorso nel patibolo, e non avrebbe avuto l’opportunità di trascinare qualche altro nel suo vizio. 
Se il demonio avesse sollecitato quest’ubriaco a riempirsi di vino fino all’orlo, già da tempo sarebbe morto nella crapula; invece, prolungando i suoi giorni, riuscirà a trascinare molti altri col suo cattivo esempio. 
Se il demonio avesse tolto la vita a questo musicista o a questo maestro di ballo o a questo cabarettista, quanta gente in loro assenza avrebbe scampato il pericolo, mentre se quelli restano in vita, si dannerà per loro. Sant’Agostino ci insegna che il demonio non tormenta troppo queste persone, ma, al contrario, li disprezza e sputa loro addosso. 
Ma, mi dirai, chi sono dunque quelli che il demonio preferisce tentare? Ascolta attentamente, amico mio. 
Sono proprio coloro che si mostrano più pronti, con l’aiuto di Dio, a sacrificare ogni cosa per la salvezza della loro povera anima; che sanno rinunciare a tutto ciò che, sulla terra, gli altri ricercano con ansia e con ardore. E non è solo un demonio che li tenta, ma sono milioni quelli che gli piombano addosso, per farli cadere nei loro lacci. Eccovi un esempio. 
La storia racconta che San Francesco d’Assisi era riunito un giorno con tutti i suoi religiosi, in un grande campo dove erano state costruite delle piccole capanne di giunchi. San Francesco, vedendo che facevano penitenze così straordinarie, ordinò che gli fossero portati tutti gli strumenti di penitenza, e li ammassò come si fa con la paglia. C’era lì un giovane a cui il buon Dio aveva fatto la grazia di vedere il suo angelo custode. Egli vedeva, da una parte, questi buoni religiosi che non potevano saziarsi mai di fare penitenza, e dall’altra, il suo buon angelo custode, gli fece vedere una assemblea di diciottomila demoni, che tenevano consiglio per trovare il modo di travolgere questi religiosi con la tentazione. 
Ci fu un demonio che disse: “Voi non capite niente; questi religiosi sono troppo umili, (ah! bella virtù!), troppo distaccati da se stessi, troppo attaccati a Dio. Essi hanno un superiore che li guida così bene, che è impossibile poterli vincere. Aspettiamo che il superiore muoia, e allora tenteremo di introdurre in mezzo a loro, dei giovani che non hanno una vera vocazione, e che li spingeranno a rilassarsi, e in tal modo saranno nostri”. Qualche tempo dopo, entrando in città, vide un demonio tutto solo, seduto alla porta della città, per tentare tutti quelli che vi abitavano. 
Il santo giovane chiese al suo angelo custode, perché, per tentare quei religiosi occorrevano tante migliaia di demoni, mentre per una intera città ce n’era solo uno e anche seduto oziosamente. 
Il suo buon angelo gli rispose che la gente del mondo non ha affatto bisogno di tentazioni, perché ci pensa da sola a trascinarsi verso il male, mentre i religiosi si comportano bene, nonostante tutte le trappole e le battaglie che il demonio procura loro."

(S. Giovanni M. Vianney)



Gli spiriti cattivi si manifestano in tutt’altro modo che gli Angeli: irradiano una luce torbida, come un riflesso, sono pigri, stanchi, sognanti, malinconici, arrabbiati, selvaggi, rigidi e passivi, oppure leggermente mobili e passionali. Ho notato che questi spiriti sprigionano gli stessi colori che avvolgono gli uomini durante le sensazioni dolorose, provenienti da situazioni di sofferenze estreme e travagli dell’anima. 
Sono gli stessi colori che avvolgono i martiri durante la trasfigurazione della gloria del martirio. 
Gli spiriti cattivi hanno visi affilati, violenti e penetranti, si insinuano nell’animo umano come fanno gli insetti quando sono attratti da determinati odori, sulle piante o sui corpi. 
Questi spiriti penetrano dunque negli animi risvegliando negli esseri ogni genere di passione e pensieri materiali. 
Il loro scopo è di separare l’uomo dall’influsso divino gettandolo nelle tenebre spirituali.


- Beata Anna Caterina Emmerick - 




«Dio sempre ci perdona! Non si stanca di perdonare! Noi dobbiamo non stancarci di andare a chiedere perdono. ‘Ma, padre, a me dà vergogna andare a dire i miei peccati…’. Ma, guarda, le nostre mamme, le nostre donne dicevano che è meglio diventare una volta rosso e non mille volte giallo! E tu diventi rosso un volta, ti perdona i peccati e avanti. Anche i sacerdoti devono confessarsi, anche i vescovi: tutti siamo peccatori. Anche il Papa si confessa ogni quindici giorni, perché il Papa anche è un peccatore! E il confessore sente le cose che io gli dico, mi consiglia e mi perdona, perché tutti abbiamo bisogno di questo perdono. A volte capita di sentire qualcuno che sostiene di confessarsi direttamente con Dio…. Sì, come dicevo prima, Dio ti ascolta sempre, ma nel sacramento della Riconciliazione manda un fratello a portarti il perdono, la sicurezza del perdono a nome della Chiesa».


- Papa Francesco all'Udienza Generale del 20 novembre 2013 - 




“L’anima si trascina nel peccato come uno straccio trascinato nel fango. Nel peccato la nostra anima è rognosa, marcia. Fa pena. Noi commettiamo i peccati come si beve un bicchiere d’acqua, senza timori, né rimorsi, affondiamo in questo fango, vi marciamo come talpe, per mesi, per anni!
Una persona che è nel peccato è sempre triste. Anche se all’esterno ostenta allegria e felicità. E’ tutta una finzione, una sceneggiata. Non c’è niente che la possa appagare in profondità. Questi poveri peccatori saranno dunque sempre infelici, in questo mondo e nell’altro”.

- Santo Curato d'Ars -





sabato 26 ottobre 2019

Lettera a un giovane prete - mons. Francesco Lambiasi

Carissimo fratello Timoteo,
da circa un mese sei parroco in Santa Maria del terzo Millennio. 
Come non ricordare la solenne e commovente “Presa di possesso”? 
L’unica pecca, che stava per guastare la festa, fu proprio quella bruttissima espressione – “presa di possesso” – che il cancelliere vescovile voleva implacabilmente inserire nel verbale da conservare nell’archivio diocesano e in quello parrocchiale. 
Ti ho letto nel lampo degli occhi che stavi per scattare – per dire con la vostra brutalità giovanile che non ti sentivi affatto un vassallo in atto di prendere possesso del suo ambito feudo. 
Intervenni io, un po’ a gamba tesa, e spiegai alla tanta gente in festa che tu, la parrocchia, non l’avresti mai e poi mai vista come un “tuo” possesso, ma solo come un dono immeritato e preziosissimo, e a quel punto mi permisi un’auto-citazione, presa dalla mia seconda lettera ai cristiani di Corinto: “Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia”.

Mi telefonasti la sera dopo, e mi dicesti:
“Che bella Parrocchia! E c’è anche la luna!”. 
Da allora non ti ho più visto né sentito, ma dato che siamo al primo… “trigesimo” di quel felice inizio, ho pensato bene di scriverti questa breve lettera, perché vorrei che la tua gioia di essere parroco crescesse di giorno in giorno. 
Si, lo so: questo miracolo della beatitudine è purtroppo un po’ raro tra noi pastori, ma non è improbabile e niente affatto impossibile. 
Ed è proprio di questo che vorrei parlarti. 
Stai sereno, non ti rifilo un trattato di ascetica e mistica sulla carità pastorale. 
Ti vorrei parlare solo di una condizione assolutamente irrinunciabile – sine qua non, si diceva ai miei tempi – perché il miracolo si avveri. 
Sarai un parroco felice nella misura in cui sarai un vero missionario. 
Non si scappa: o missionari o… dimissionari.

E’ una conversione profonda, che bisogna rinnovare ogni giorno. 
Ogni mattina, prima di mettere i piedi fuori dal letto, beato te se dirai: “Grazie, Signore, per avermi creato, fatto cristiano e parroco-missionario”. 
Scrivi sullo specchio in sagrestia, o almeno in quello del bagno: “Non sono un professionista del sacro, né un insegnante della fede: sono un annunciatore del Vangelo”. 
Quando ero a Corinto io avevo scritto sulla porta della stanzetta nella casa di Aquila e Priscilla: “Non sono stato mandato qui a battezzare, ma ad evangelizzare”.
Ricordi la grammatica di base del missionario, che ti ho insegnato quando prima di essere tuo vescovo, ti ho fatto da rettore in seminario? 
E’ una grammatica costruita su un quadrilatero di certezze che devono rimanere solide più delle fondamenta della tua splendida chiesetta romanica.

· La Parola di Dio è come l’acqua e la neve, se cade…

· La Parola di Dio non è lontana, ma molto vicina al cuore, anzi è dentro. Basta trovare il modo per far scattare il contatto…

· “Come agnelli tra i lupi”: non è per farci sbranare, ma per far accogliere il messaggio: quanto più siamo deboli umanamente…

· A noi tocca il compito di annunciare. E’ il Signore che vigila sulla sua parola perché si realizzi…

Stai attento, Timoteo: devi essere severo nel vigilare che questo spirito missionario del vangelo non venga aggredito da virus micidiali, quali l' idolatria del prete che pensa:
“Come me non c’è nessuno: prima di me e dopo di me, non ci sarà nessuno uguale a me!”. 
Perciò niente cose alla “W il parroco!”. 
Un altro virus che fa strage in casa nostra è quello dello stress da pastorale: correre, competere, confliggere e alla fine… l’eterno riposo! 
Ma non c’è da scherzare neanche con la Depressio Clericalis (si chiama così anche quando infetta i laici): la si vede come un messaggio scritto sulla maglietta in quei “nostri” che vanno in giro con l’aria fritta di chi sembra dire: “Fateme ‘na flebo”. 
Ti ripeto: devi essere severo. 
E se lo sarai con te, potrai vigilare anche sullo spirito missionario dei “vicini”. 
Per esempio i gruppi – dal coro a quello liturgico, a quello catechistico e caritativo, dall’azione cattolica ai carismatici – non devono essere luoghi di potere o gradini per emergere (è un pericolo sempre in agguato), ma sviluppare il servizio al Vangelo. 
Allora la tua – la vostra – parrocchia non sarà una scuola in cui si spiega il cristianesimo o, peggio ancora, un ufficio di controllo della fede dei parrocchiani, ma riuscirete a far circolare la Parola di Dio per le strade, in modo che la gente la incontri.

E con gli altri?

Quelli che si servono della parrocchia per continuare abitudini e consuetudini sociali? Quelli che la ignorano? Cosa puoi esigere se non hanno le motivazioni? 
Allora ringrazia Dio tutte le volte che capitano a messa. 
Tutte le volte che ti portano i figli al catechismo. 
Tutte le volte che ti chiedono i sacramenti, per sé o per i figli, o il funerale per il caro estinto. 
Tutte le volte che ti chiedono la messa per i defunti. 
Anche se per le loro motivazioni non proprio di fede. Tutte le volte! 
Non è una disgrazia. E’ un dono di Dio che vengano, quando saresti tu che dovresti andare a cercarli. Accogliendoli così come sono, non farai finta che abbiano le tue motivazioni. 
Quindi non li rimproveri e non li ricatti, non imponi loro dei compiti come se avessero le tue motivazioni, non parli loro e non fai prediche come se avessero la fede. 
Ti comporti da missionario: entri nella loro situazione, cerchi di capire le loro domande e i loro interessi, parli la loro lingua, proponi con libertà e chiarezza il messaggio, non imponi loro dei fardelli che nemmeno tu riesci a portare.

Per finire, permettimi di ricordarti alcune regole che ti potranno servire per misurare il tuo spirito missionario.

1) Non maledire i tempi correnti: sta per finire il cristianesimo dell’abitudine e sta rinascendo il cristianesimo per scelta, per innamoramento.

2) Non anteporre nulla all’annuncio di Gesù Cristo, morto e risorto. 
Afferra ogni situazione, ogni problema, ogni interesse e riportalo lì, al centro di tutta la fede.

3) Annuncia il cristianesimo delle beatitudini e non vergognarti mai del vangelo della croce: Cristo non toglie nulla e dà tutto!

4) Il Vangelo è da proporre, non da imporre. Non imporlo mai a nessuno, neanche ai bambini, soprattutto ai bambini: gli resterebbe un ricordo negativo per tutta la vita.

5) Non amareggiarti per l’indifferenza dei “lontani” e non invocare mai il fuoco dal cielo perché li consumi, ma fa festa anche per uno solo di loro che si converte.

6) Ricorda: il kerygma non è come un chewing-gum che più si mastica e più perde sapore. Il messaggio cristiano non è da ripetere, è da reinterpretare nella mentalità e nella lingua della gente.

7) Sogna una parrocchia che sia segno e luogo di salvezza, non club di perfetti.

8) Non credere di comunicare il Vangelo da solo! Almeno in 2, meglio in 12, molto meglio in 72! Creare un gruppo di parrocchiani veri per evangelizzare i presunti tali.

9) Ricordati che i laici non vanno usati come ausiliari utili, ma vanno aiutati a diventare collaboratori corresponsabili.

10) Non ridurti mai a vigile del traffico intraparrocchiale: tu non sei il coordinatore delle attività o il superanimatore di gruppi, ma sei una vera guida, sei il primo evangelizzatore.

Ti auguro di credere nella presenza forte e dolce dello Spirito Santo e ti raccomando di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani. 
Caro Timoteo, ti ripeto quanto ti scrissi nella mia prima Lettera: custodisci con cura quanto ti è stato affidato. Evita le chiacchiere contrarie alla fede. 



La grazia sia con te e con tutti i fedeli della tua comunità, anche con quelli che ancora non sei riuscito mai ad incontrare.


                                                                  Paolo (di Tarso)

Questa lettera è stata presentata al Convegno degli Uffici Catechistici Diocesani nel giugno 2005 ad Acireale (Catania). È una specie di decalogo per un giovane prete che incomincia la sua avventura di parroco. É un testo ricco di suggestioni e di stimoli per chiunque sia chiamato ad evangelizzare. Vi si immagina San Paolo, Vescovo dei giorni nostri, che scrive una lettera a don Timoteo, cui ha appena affidato l’incarico di Parroco.




Né vi lasciate ingannare dalle subdole dichiarazioni di altri, che protestano ripetutamente di voler stare con la Chiesa, di amare la Chiesa, di combattere perché il popolo non si allontani da essa, di lavorare perché la Chiesa, comprendendo i tempi, si riaccosti al popolo e lo riguadagni. Ma giudicateli dalle loro opere. Se maltrattano e disprezzano i Pastori della Chiesa e persino il Papa; se tentano ogni mezzo per sottrarsi alla loro autorità, per eludere le loro direzioni, i loro provvedimenti, se non si peritano di innalzare la bandiera della ribellione, di quale Chiesa intendono questi parlare? Non certamente di quella stabilita «super fundamentum Apostolorum et Prophetarum, ipso summo angulari lapide, Christo Iesu», e quindi dobbiamo aver sempre presente il monito, che faceva S. Paolo ai Galati : «quand’anche noi o un Angelo del cielo evangelizzi a voi, oltre a quello che « abbiamo a voi evangelizzato, sia anatema».

- San Pio X -
discorso agli studenti della Federazione Universitaria Cattolica



  Buona giornata a tutti :-)


Iscriviti al mio canale YouTube! Grazie!!!







domenica 20 ottobre 2019

Fame di Dio – Madre Teresa di Calcutta

Il mondo intero ha fame di Dio.
Siete voi sacerdoti che dovete spegnere questa fame.
La potrete saziare con la tenerezza e l'amore di Cristo.
Date al mondo questo Gesù che infiamma i vostri cuori.
Per le strade di Calcutta abbiamo raccolto oltre quarantaseimila malati.
La metà di loro è tornata a Dio in maniera molto semplice, amati e assistiti dalle Sorelle.

Mi ricordo di un uomo che un giorno venne da noi.
Andò dritto verso il reparto delle donne senza nemmeno dirmi una parola.
Si fermò a fianco di una Sorella che si stava occupando di una donna malata, ricoperta di sporcizia e di parassiti.
Guardò le mani, il volto e gli occhi della Sorella e si rese conto che era l'amore di Dio che dava forza alla Sorella per compiere il suo lavoro.
Quindi venne verso di me e mi disse:


«Ero venuto pieno di odio, ma me ne vado con Dio presente nel più intimo del mio cuore. Ho scoperto Dio nel volto di questa Sorella che si occupa di una povera malata come se si tratti dello stesso Cristo».

Questo è il vostro compito in quanto sacerdoti.

Che ogni essere umano sia Gesù per voi e che voi, a vostra volta, siate la sua presenza.
Siate santi e insegnate a tutti a esserlo.
Insegnateci la preghiera che purifica i nostri cuori e che ci aiuta a progredire nella fede.
Ricordateci l'importanza della meditazione, fonte di amore e di servizio.
Voi, che avete consacrato le vostre vite e i vostri cuori, dovete essere poveri, casti e santi per poter dire « questo è il mio corpo » nella consacrazione e per poter dare continuamente a noi questo pane di vita che ci sostenta e che ci invita a essere santi.



- Madre Teresa di Calcutta - 




Diceva della sua opera: "Sarà grande se sarà piccola, sarà ricca se sarà povera; avrà la protezione di Dio se non cercherà quella dell'uomo". 
E aggiungeva: "Scopo del vero sacerdote è accendere un piccolo fuochetto che, se la Provvidenza lo vorrà, farà estendere il suo calore e la sua luce ovunque e comunque".

- San Giovanni Calabria -









Umiliati amorosamente avanti a Dio ed agli uomini, perchè Iddio parla a chi tiene le orecchie basse.
Sii amante del silenzio, perchè il molto parlare non è mai senza colpa.
Tieniti in ritiro per quanto ti sarà possibile, perchè nel ritiro il Signore parla liberamente all'anima e l'anima è più in grado di ascoltare la sua voce.

Diminuisci le tue visite e sopportale cristianamente quando ti vengono fatte (Epist. III, p. 432).

- Padre Pio  da Pietrelcina - 



Esercitate la carità, esercitatela con entusiasmo: non fatevi chiamare due volte, siate solleciti. Interrompete qualsiasi occupazione, anche santissima e volate in aiuto dei poveri. 

- San Giuseppe Benedetto Cottolengo -





Vicino ad un uomo che soffre ci dovrebbe essere sempre un uomo che ama.

- san Giovanni Paolo II,papa -































Buona giornata a tutti. :-)


iscriviti al mio canale YouTube!! Grazie!!



domenica 21 ottobre 2018

Il buon Dio perdonerà solamente coloro che avranno perdonato - Santo Curato d'Ars

Il buon Dio perdonerà solamente coloro che avranno perdonato: è la legge.
I santi non nutrono né odio, né astio; essi perdonano tutto, anzi, ritengono sempre di meritare, per le offese che hanno arrecato al buon Dio, molto di più del male che viene loro fatto.
I cattivi cristiani, invece, sono vendicativi.
Quando si odia il proprio prossimo, Dio ci restituisce questo odio: è un atto che si ritorce contro di noi.
Un giorno dicevo ad una persona: “Ma allora non desidera andare in paradiso, dato che non vuole vedere quell’uomo!” - “Oh, sì che voglio andarci,tuttavia cercheremo di stare lontani l’uno dall’altro, in modo da non vederci”.
Non avranno di che preoccuparsi, poiché la porta del paradiso è chiusa all’odio. In paradiso non esiste il rancore.
Per questo, i cuori buoni e umili, che sopportano le ingiurie e le calunnie con gioia o indifferenza, cominciano a godere del loro paradiso in questo mondo; coloro, invece, che serbano rancore sono infelici: hanno l’espressione preoccupata ed uno sguardo che sembra divorare ogni cosa attorno a sé.
Ci sono persone che, in apparenza devote, se la prendono per la minima ingiuria, per la più piccola calunnia.

Si può essere santi da fare miracoli ma, se non si ha la carità, non si andrà in paradiso.

L’unico modo per spiazzare il demonio, quando questi suscita in noi sentimenti di odio verso coloro che ci fanno del male, è pregare subito per loro. Ecco come si riesce a vincere il male con il bene, ed ecco cosa significa essere santi.


- Omelia del Santo Curato d'Ars -



Quando predichi, tu che ne hai fatto una professione, pensa sempre alla persona più povera, nascosta dietro i tuoi uditori, a quella la cui vita è precipitata nel gelo e che viene a ricercare presso i credenti di che riscaldare la sua fede intirizzita. 
Rivolgiti, nell'assemblea che ti ascolta, a colui la cui salvezza dipende da questa parola, a colui che non ha più che Gesù Cristo, il Verbo, divenuto carne, per rialzare la testa, a colui che viene a cercare le briciole che si lasciano ai cagnolini.  

- Anne Lécu - 



“Il buon Dio avrà perdonato ad un peccatore pentito più presto che non avrà fatto una madre a ritrarre il suo figlioletto dal fuoco.”

- Santo Curato d'Ars -


Buona giornata a tutti. :)













giovedì 23 agosto 2018

dai "Discorsi" di Paolo VI

Guai a me se non predicassi il Vangelo" (Cor 9,16)

Io sono mandato da Lui, da Cristo stesso per questo.
Io sono apostolo, io sono testimone.
Quanto più è lontana la meta,
quanto più difficile è la mia missione,
tanto più urgente è l'amore che a ciò mi spinge.
Io devo confessare il suo nome:
Gesù è il Cristo Figlio di Dio vivo!

Egli è il rivelatore di Dio invisibile.
È il primogenito di ogni creatura.
È il fondamento di ogni cosa.
Egli è il Maestro dell'umanità.
Egli è il Redentore.
Egli è nato, è morto, è risorto per noi.
Egli è il centro della storia e del mondo.
Egli è colui che ci conosce e ci ama.
Egli è il compagno e l'amico della nostra vita.
Egli è l'uomo del dolore e della speranza.

È colui che deve venire
e che deve un giorno essere il nostro giudice e,
come noi speriamo,
la pienezza eterna della nostra esistenza:
la nostra felicità.
Io non finirei più di parlare di Lui.
Egli è la Luce e la Verità;
anzi, Egli è la Via, la Verità e la Vita (Gv 14, 6).
Egli è il pane, la fonte di acqua viva
per la nostra fame e per la nostra sete.
Egli è il pastore, la nostra guida,
il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello.

Come noi e più di noi Egli è stato piccolo, povero,
umiliato, lavoratore e paziente nella sofferenza.
Per noi Egli ha parlato, ha compiuto miracoli,
ha fondato un Regno nuovo, dove i poveri sono beati,
dove la pace è principio di convivenza,
dove i puri di cuore ed i piangenti
sono esaltati e consolati,
dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati,
dove i peccatori possono essere perdonati,
dove tutti sono fratelli.

Gesù Cristo: a voi cristiani io ripeto il suo nome,
a tutti io lo annunzio:
Gesù Cristo è il Principio e la Fine, l'Alfa e l'Omega.

Egli è il Re del Mondo nuovo.
Egli è il segreto della storia.
Egli è la chiave dei nostri destini.
Egli è il mediatore, il ponte fra la terra ed il cielo.
Egli è per antonomasia il figlio dell'uomo perché  Egli è il
Figlio di Dio eterno, infinito.
È il figlio di Maria Vergine,
la benedetta fra tutte le donne,
sua Madre nella carne e madre nostra
nella partecipazione allo Spirito del Corpo Mistico.

Gesù Cristo!

Ricordate! Questo è il nostro perenne annunzio,
è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

Papa Paolo VI -
Manila, 29 novembre 1970



La Chiesa non deve solo annunciare la Parola, ma anche realizzare la Parola, che è carità e verità. E, secondo punto, questi uomini non solo devono godere di buona reputazione, ma devono essere uomini pieni di Spirito Santo e di sapienza, cioè non possono essere solo organizzatori che sanno «fare», ma devono «fare» nello spirito della fede con la luce di Dio, nella sapienza nel cuore, e quindi anche la loro funzione - benché soprattutto pratica - è tuttavia una funzione spirituale.

- papa Benedetto XVI - 
Udienza Generale 25 aprile 2012



O mio Gesù, ti prego per tutta la Chiesa, concedi­le l’amore e la luce del tuo Spirito, dai vigore alle paro­le dei sacerdoti, in modo che i cuori induriti si inteneri­scano e ritornino a te, Signore.

O Signore, dacci santi sacerdoti; tu stesso conser­vali nella santità.
O Divino e Sommo Sacerdote, la potenza della tua misericordia li accompagni in ogni luogo e li difenda dalle insidie e dai lacci del diavolo, che egli tende con­tinuamente alle anime dei sacerdoti.

La potenza della tua misericordia, o Signore, spez­zi ed annienti tutto ciò che può oscurare la santità dei sacerdoti, poiché tu puoi tutto.

Gesù mio amatissimo, ti prego per il trionfo della Chiesa, perché benedica il Santo Padre e tutto il clero; per ottenere la grazia della conversione dei peccatori induriti nel peccato; per una speciale benedizione e luce, te ne prego, Gesù, per i sacerdoti, presso i quali mi confesserò durante la mia vita.

- Santa Faustina Kowalska -


Buona giornata a tutti. :-)