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martedì 7 luglio 2020

La fiera del diavolo – don Bruno Ferrero

Un giorno, il diavolo organizzò una fiera per l’esposizione e la vendita delle sue armi e dei più sofisticati strumenti per tentare gli esseri umani.
Per giorni, i suoi  dipendenti si erano dati da fare per allestire gli stand, collegare fari e luci, srotolare la moquette, stendere tappeti ed esporre in modo allettante le ultime invenzioni diaboliche. 
C’erano congegni e dispositivi per tutte le categorie di peccati. 
Soprattutto per i sette peccati capitali: kit lussuosi per  eccitare alla superbia, all’avarizia, alla golosità, all’ira, alla lussuria, all’invidia, all’accidia.
E insieme ai dispositivi, montagne di cataloghi patinati, video, cd.
E diavolesse conturbanti, naturalmente. I cartellini con i prezzi erano ben visibili, con lo sconto, come in ogni fiera che si rispetti.
Ma nel grande e sontuoso stand c’era una vetrinetta misteriosa.
Conteneva una piccola chiave dorata, su un cuscinetto di velluto rosso.
Era l’unico oggetto che invece del solito cartellino aveva una targhetta che diceva: «Non in vendita».
Un visitatore sbandierando una carta di credito dorata voleva a tutti i costi sapere a che cosa serviva e sbraitava di essere disposto a pagare qualsiasi prezzo. Di fronte alla sua ostinata insistenza fu chiamato il Principale. Dopo un bel po’ d’attesa, Satana arrivò preceduto dall’ inconfondibile odore di zolfo. Con i suoi modi sottili e falsamente gentili, Satana disse al cliente visibilmente interessato che quella chiave gli era oltremodo cara, che non aveva prezzo e che lui ci teneva tanto, perché gli permetteva di entrare nell’anima di chiunque, fosse laico, prete, religioso, anche vescovo o cardinale. Qualunque fosse il grado della sua fede, della sua santità, della sua età, quella chiave prodigiosa funzionava sempre.
Il cliente era molto insistente e alla fine Satana, nonostante la sua astuzia, non riuscì a mantenere il segreto e a mezza voce, confessò: 
«Questa chiave è lo scoraggiamento».

Chi è scoraggiato mortifica, odia se stesso e gli altri, perché chi è ferito ferisce. 
Lo scoraggiamento è il contrario della fede. “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi” (Romani 8,31)

- Don Bruno Ferrero -
Fonte: I fiori semplicemente fioriscono (pag.74,75) Ed. Elledici





Tutti siamo tentati, perchè la legge della vita spirituale, la nostra vita cristiana, è una lotta: una lotta. 
Perchè il principe di questo mondo, il diavolo, non vuole la nostra santità, non vuole che noi seguiamo Cristo. 
Guardate che il diavolo c'è! Il diavolo c'è. Anche nel secolo  XXI! 
E non dobbiamo essere ingenui, eh? Dobbiamo imparare dal Vangelo come si fa la lotta contro di lui.

- papa Francesco -



Il tentatore non è così rozzo da proporci direttamente di adorare il diavolo. Ci propone soltanto di deciderci per ciò che è razionale, per la priorità di un mondo pianificato e organizzato, in cui Dio, come questione privata, può avere un suo posto, ma non deve interferire nei nostri propositi essenziali.

- papa Benedetto XVI -






Buona giornata a tutti. :-)


mercoledì 15 gennaio 2020

Mons. Andrea Gemma e l'esorcismo

Nel processo di scristianizzazione in atto in Occidente, cioè di perdita di senso religioso della vita, a farne le spese sono stati anche gli angeli, nel senso che non se ne parla più né di quelli buoni né di quelli maligni. 

Questo, però, diciamo noi teologi, è un’estensione impropria. 
È vero che nella Bibbia ogni tanto si dice “l’angelo del Signore” per indicare un intervento di Dio. Però questo non significa che non si debba riconoscere che esistano nella creazione anche gli spiriti angelici. Basterebbe ricordare la vicenda di Tobia, cioè l’apparizione dell’angelo Raffaele. 
Basterebbe ricordare, venendo al Nuovo Testamento, l’annuncio a Maria da parte dell’angelo Gabriele. E via dicendo. 

Resta il fatto che questa preoccupazione di non esagerare nell’intervento angelico ha portato a una quasi cancellazione della loro missione, del loro intervento, della loro realtà. Se, invece, scorriamo la agiografia, cioè la vita dei santi, vediamo che l’intervento angelico è frequentissimo. 

Io sono devotissimo d’una santa abbastanza moderna, santa Gemma Galgani, la quale vedeva abitualmente il suo angelo custode. 

Tanto è vero che, spesso, il demonio che la voleva ingannare prendeva addirittura le forme del suo angelo custode. Sennonché, per una di quelle stupidità dello spirito maligno, esso si faceva facilmente riconoscere. 
Tempo fà un posseduto gridava e mi diceva: “Tu hai una grande forza, perché hai suscitato una generale ripresa del discorso sul demonio, mentre noi stavamo tanto bene quando questo discorso era velato”. 
Ecco, adesso sembrerebbe quasi colpa di noi esorcisti... Parlo al plurale. 
Io non mi metto in prima fila.
Comunque, l’aver taciuto sul demonio è stata una sua parziale vittoria. 

Il posseduto di cui ho parlato diceva: “Noi stavamo tanto bene, tranquilli. Mentre, invece, questo lungo discorso che voi state facendo ci sta provocando molto male”. 
Non dobbiamo dimenticare, e anche questa domanda l’ho fatta parecchie volte ai posseduti, che gli spiriti ribelli sono innumerevoli. 
Basterebbe ricordare l’episodio evangelico del demonio che si professa legione, dicendo “siamo in tanti”. 
La stessa cosa hanno confessato al sottoscritto parecchi dei posseduti che sono venuti sotto le mie mani. Proprio qui sorge un’ulteriore domanda. Papa Leone XIII ebbe quel famoso sogno sull’influenza del demonio nella società moderna, che lo portò a istituire l’Esorcismo breve che si recitava dopo la Messa, poi cancellato dalle riforme liturgiche. 
Papa Paolo VI parlò del “fumo di Satana” che era penetrato perfino nel tempio di Dio. Se c’è una coscienza di questa presenza maligna, perché non c’è una coscienza altrettanto forte del bisogno di contrastarla?

Questa è una grave deficienza della pastorale della nostra Chiesa. E io lo dico senza timore di essere smentito. 

Molti vescovi, devo dirlo sinceramente, non sentono questa necessità. Io ho domandato ad un posseduto che mi rimproverava, appunto, l’essere io un po’ fuori dal comune: “Perché molti dei miei confratelli non fanno la stessa cosa?” Sapete qual è stata la risposta del posseduto? “Perché molti dei tuoi confratelli hanno paura”. 
Non eseguono quello che hanno promesso, quello che sta nel loro potere. 
Se non interviene il vescovo, se non si interessa il vescovo, chi lo deve fare? Se è vero, come è vero, che l’ufficio di esorcista è stato affidato dall’autorità ecclesiastica ai vescovi. Il vescovo è, di natura sua, un esorcista. Quindi, sarebbe molto bello che tutti i vescovi, almeno saltuariamente, esercitassero questo ministero. 
Il demonio mi ha detto: se tutti i vescovi facessero come te, noi saremmo sconfitti.

Il guaio è che non tutti i vescovi fanno questo. Perché non lo fanno? 

Hanno molto da fare? Può darsi. Ma io penso che in questo caso lo spirito della menzogna abbia detto il vero. Non mantengono fede alle promesse che hanno fatto perché hanno paura, una paura misteriosa. Quasi come se trattare di questa materia significasse entrare in qualcosa di tenebroso, di misterioso, di esoterico. 

Invece no. Io esco dagli esorcismi, a parte un po’ di stanchezza fisica, ma esco sereno, tranquillo, contento. 

Padre Amorth suole dire: "io non ho paura del demonio, è lui che ha paura di me!"


- Mons Andrea Gemma -




Può il diavolo portare sfortuna?

Questa è una delle domande più frequenti che la gente fa ai sacerdoti perché pensano che soffrono di qualsiasi tipo di malattia. 
La prima cosa da rispondere è che, visto dalla prospettiva cristiana, parlare di fortuna o sfortuna, è un modo molto superficiale di vedere la cose.
Ho detto superficiale, anche se bisogna dire che parlando normalmente si potrebbe accettare, ma parlando teologicamente, no.

Tutto ciò che esternamente appare come sfortuna deve essere considerato come una prova; e tutto ciò che esternamente appare come fortuna deve essere considerato come una benedizione. 

In effetti Dio permette il male ed anche tutto ciò che è come il male, incluso il diavolo.
Ma come si può sapere se il diavolo è infiltrato in mezzo a tutti i mali che ci accadono?

Non si può sapere, visto che pur essendo reale è invisibile. 
Solamente quando i fatti sono completamente inspiegabili, sia per il modo in cui sono successi, sia per l'impossibile concatenazione fra di essi, allora si potrebbe pensare che c'è un qualsiasi tipo di causa diabolica.

Quindi il sacerdote deve rispondere che non si può sapere se questi avvenimenti sono prodotti dal diavolo o no. Ma se c'è un influsso maligno, l'unico modo di fermarlo è con la preghiera.
La preghiera, bisognerà rispondere, è ciò che attrae la benedizione divina e allontanerà il demonio. Sicuramente le persone chiederanno quante preghiere bisogna fare e quali.

La mia risposta è sempre questa: Quanto più si preghi tanto più attirerà la benedizione di Dio su di lei e sui suoi.La gente cerca modi complicati e quasi magici per trovare la pace, bisogna spiegargli che Dio è un Dio semplice. 

- Mons. Andrea Gemma - 

Il Crocifisso resti! 

Dieci anni sono stati necessari
per fare sì che il crocifisso santo
restasse esposto fra i simboli più cari
nei luoghi pubblici. Così pertanto 
ufficialmente si è risposto ai vari
indegni oltraggiatori il cui sol vanto
è d’esserne inflessibili avversari
d’ogni riferimento a Dio. In pianto
raccogliamo le voci d’espiazione
verso te, Signore, in riparazione
della pubblica offesa. Noi ti amiamo
o Martire divino, e ti adoriamo
perché con il tuo sangue ci hai redenti.
Abbi pietà di tutti i delinquenti.


Buona giornata a tutti. :-)


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domenica 11 agosto 2019

L'11 agosto 1890 il Cardinale John Henry Newman tornava alla Casa del Padre

«Newman ha esposto nell’idea dello sviluppo la propria esperienza personale d’una conversione mai conclusa, e così ci ha offerto l’interpretazione non solo del cammino della dottrina cristiana, ma anche della vita cristiana. 
Il segno caratteristico del grande dottore nella Chiesa mi sembra essere quello che egli non insegna solo con il suo pensiero e i suoi discorsi, ma anche con la sua vita, poiché in lui pensiero e vita si compenetrano e si determinano reciprocamente. 
Se ciò è vero, allora davvero Newman appartiene ai grandi dottori della Chiesa, perché egli nello stesso tempo tocca il nostro cuore e illumina il nostro pensiero.»

- papa Benedetto XVI - 



«Pensi che (il Principe della menzogna) sia così inesperto del suo mestiere, tanto da chiederti apertamente e chiaramente di unirti a lui nella sua guerra contro la Verità? No, egli prima ti offre un’esca per tentarti. 
Ti promette libertà civili; ti promette uguaglianza, ti promette commercio e ricchezza, promette sgravi delle imposte; egli ti promette riforme. 
Questo è il modo in cui nasconde da te il tipo di opera nella quale ti sta cacciando; egli tenta farti andare contro i governanti e i superiori; fa così egli stesso per primo, e t’induce a imitarlo; oppure ti promette illuminazione, - ti offre conoscenza, scienza, e filosofia, allargamento delle tue visioni. Schernisce i tempi andati, e schernisce ogni istituzione li tenga in onore. 
E’ lui a suggerirti cosa dire, e poi ti ascolta, ti loda, e ti incoraggia. Egli ti invita a salire in alto. Ti mostra in che modo diventare come Dio. 
Poi ride e scherza con te, e diventa tuo intimo amico; poi ti prende per mano, e intreccia le sue dita tra le tue, le afferra, e allora sei diventato suo». 

+ Cardinale John Henry Newman





Gesù, aiutaci a diffondere il tuo profumo ovunque noi andiamo;
inondaci del tuo spirito e della tua vita;
prendi possesso del nostro essere così pienamente,
che tutta la nostra vita sia soltanto un' irradiazione della tua;
risplendi in noi e attraverso di noi;
che chiunque ci avvicini senta in noi la tua presenza;
chi viene a noi cerchi Te e veda soltanto Te;
resta con noi, così cominceremo a risplendere come risplendi Tu,
così da essere luce per gli altri;
la luce, Gesù, verrà tutta da Te, e nulla di essa  sarà  nostra  proprietà;
sarai Tu ad illuminare attraverso di noi;
fa che noi Ti lodiamo nel modo che piace a Te,
effondendo la Tua luce su quanti ci stanno attorno;
che noi predichiamo di te, senza predicare,
ma con il nostro esempio, con la forza che trascina,
con il suadente influsso del nostro operare,
con l'evidente pienezza dell'amore di cui il nostro cuore trabocca.
Amen. 



+ Cardinale John Henry Newman


Buona giornata a tutti. :)

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martedì 2 ottobre 2018

La colonna del diavolo - Leggenda medievale


Tanto tempo fa, durante un inverno molto freddo, nel quartiere più povero della periferia di Praga viveva un uomo a cui accadde un'incredibile avventura.
Il poveretto si era recato nel bosco per raccogliere della legna, sperando di riuscire almeno a scaldare un po' la casa. Stava proprio attraversando il bosco immerso in questi tristi pensieri quando udì alle sue spalle scricchiolare le foglie sul terreno. Si voltò sospettoso, chiedendosi chi mai poteva avventurarsi nel bosco in quella gelida giornata.
Vide allora che dietro di lui camminava un uomo avvolto in un enorme mantello nero orlato di pelliccia, con il volto seminascosto dal cappuccio e le mani dentro un manicotto.
Quell'alta figura aveva in sé qualcosa di sinistro!
Il poveretto, spaventato, affrettò il passo ma non riuscì a distanziare quell'oscura figura. Tanto valeva, allora, affrontare la situazione rivolgendogli la parola. 
Peggio di così non poteva andare! Si rivolse quindi all'uomo incappucciato chiedendogli cortesemente se avesse smarrito la strada e se poteva in quel caso essergli d'aiuto.
L'altro lo guardò da dentro il suo scuro rifugio e gli rispose con un accento straniero: «No, io non sono uno che si perde facilmente. Ma voi piuttosto, con addosso quella vostra giacchetta, non avete freddo?».
Al pover'uomo non parve vero trovare qualcuno a cui raccontare la propria angoscia e così sfogò tutta la sua amarezza e il suo dolore per quella vita piena di stenti e di sacrifici.
«Vedete, anche ora non posso che raccattare un po' di legna, ma non so come sfamerò i miei figli rientrando a casa.»
Lo straniero pareva interessato alla storia e annuiva di tanto in tanto pronunciando parole di comprensione.
Quando il racconto giunse al termine vi fu un attimo di silenzio, durante il quale il povero si domandò se non fosse stato disdicevole andare a spiattellare tutta la sua miseria ma, come se gli avesse letto nel pensiero, la nera figura gli disse: «Avete fatto bene ad aprire il vostro cuore, penso di poter fare qualcosa per voi!».
«Oh, ve ne sarei immensamente grato» rispose il povero, stupito e speranzoso per l'inaspettata proposta. «Naturalmente si tratta di un momento provvisorio, mi sdebiterò al più presto» si affrettò ad aggiungere.
«Non ce ne sarà bisogno. Io ti posso donare la ricchezza, ma solo se in cambio mi darai quello che tua moglie avrà in mano quando tornerai a casa». E, così dicendo, il misterioso personaggio estrasse dal manicotto una penna insieme a un contratto bell'e pronto.
"Che sarà mai!" pensò il povero. "Non possediamo nulla di prezioso: posso accontentare questa bizzarra richiesta senza perderci granché". 
Prese la penna ma non sapeva dove intingerla. L'altro allora estrasse svelto dal manicotto un coltellino dal manico intarsiato e, con quello, praticò una piccola incisione sul braccio dell'uomo, usando il suo sangue come inchiostro.
Sbrigata quella formalità, fece appena un gesto con il capo, si strinse nel mantello e scomparve tra gli alberi del bosco.
Il nostro uomo non sapeva cosa pensare. 
Aveva sentito narrare di maghi benefici che si aggiravano in quei boschi..., forse ne aveva proprio incontrato uno. Ma quale fu il suo stupore e la sua angoscia quando, entrando in casa, la moglie gli andò incontro tenendo fra le braccia il loro ultimo nato. 
Un terribile presentimento gli attraversò come un fulmine la mente: l'uomo del bosco era forse il diavolo?
Da quel momento effettivamente tutto volse al meglio e la fortuna entrò prepotentemente nella sua casa. 
Pareva che ogni occasione si trasformasse in maggior agiatezza per la sua famiglia. Ma lui non ebbe più pace. Si confidò con un vicino raccontandogli dello strano incontro e del dubbio che lo perseguitava.
L'amico non sapeva che consigliare, pensò e ripensò finché una sera bussò alla sua porta e gli disse: «L'unica cosa che si potrebbe fare è quella di battezzare al più presto tuo figlio con il nome di Pietro. Il grande santo sicuramente lo proteggerà più di quanto ormai possiamo fare noi».
E così fecero, ma questo non bastò per tranquillizzare il povero padre, che si sentiva terribilmente in colpa.
Una notte san Pietro, preso dalla compassione, gli apparve in sogno rassicurandolo sul fatto che si sarebbe curato del piccolo. 
Non fosse mai che il diavolo potesse spuntarla con lui!
Questo segno di benevolenza rassicurò il nostro uomo, ma non del tutto. Figurarsi quindi la sua gioia quando, diventato un ragazzo buono e intelligente, il figlio gli chiese il permesso di studiare in un convento per poter diventare sacerdote.
«Certo il diavolo non si porterà via un prete!» ripeteva fra sé, non vedendo l'ora che il figlio celebrasse la sua prima messa.
Il ragazzo si era dedicato allo studio con sincera devozione e buona volontà, così non tardò a prendere i santi voti e il giorno della sua prima celebrazione eucaristica fu finalmente fissato.
Il padre era al colmo della felicità: ora quel ragazzo apparteneva a Dio e il diavolo non avrebbe mai più osato interferire.
Per tutta la notte non aveva fatto che rigirarsi nel letto in attesa dell'alba, come se già l'apparizione della luce di quel giorno fosse una garanzia di salvezza. 
La mattina prestissimo si alzò e cominciò a prepararsi per la cerimonia quando, all'improvviso, il diavolo comparve per reclamare il suo credito.
Il demonio era coperto dallo stesso mantello e sotto il cappuccio non si poteva scorgere che un bagliore rossastro.
«Allora, dammi ciò che mi spetta!» ordinò perentorio con quel suo particolare accento.
Al pover'uomo parve mancare il cuore, si aggrappò al bordo del letto per non stramazzare sul pavimento e cercò disperatamente le parole adatte per guadagnare del tempo.
In quei pochi istanti di silenzio una gran luce si materializzò nella stanza e da essa prese forma san Pietro.
«Non ti sembra di esagerare?» disse rivolgendosi al diavolo. «Tu pretendi l'anima di un uomo che sta per essere consacrato a Dio. Bada che la Sua collera sarà terribile!».
«Ma che vai farneticando?» rispose svelto il Signore delle Tenebre. «Io sto solo esigendo ciò che mi spetta di diritto. Fra me e quest'uomo c'è stato un regolare contratto di cui io ho pienamente assolto i termini. Forse la correttezza non ha più alcun valore per te, mio caro Pietro?».
San Pietro non si lasciò certo prendere alla sprovvista e, conoscendo quanto il suo antagonista fosse attratto dalle sfide, lanciò il suo guanto: «Beh, facciamo così: se tu riuscirai a volare sino a Roma e a portarmi qui una colonna della cattedrale che porta il mio nome prima che la messa di consacrazione al sacerdozio sia conclusa, allora potrai andartene con l'anima che reclami senza altre questioni».
Il demonio non riusciva a sottrarsi al fascino di una scommessa e, inoltre, san Pietro dava a intendere che non sarebbe mai riuscito in quell'impresa, ma glielo avrebbe fatto vedere lui di cosa era capace! Così subito accettò.
Mentre il diavolo volava alla volta di Roma, il giovane prete iniziava pieno di emozione la celebrazione della sua prima messa. 
Satana non dubitava della sua vittoria; anzi, pensò di prendersi gioco del santo sradicando una colonna della chiesa di Santa Maria in Trastevere spacciandola per una colonna della cattedrale di San Pietro.
Ai santi però non la si fa così facilmente e San Pietro teneva d'occhio il viaggio del maligno, che nel frattempo si trovava già sopra Venezia con il suo pesante carico sulle spalle.
Cosa fare? Con quella velocità sarebbe stato di ritorno a Praga certamente prima della fine della messa. Pietro pensò allora di rivolgersi a san Marco e farsi aiutare da lui.
Le possenti ali del diavolo solcavano il cielo di Venezia come nuvole scure, mentre il sudore che gli scendeva dalla fronte cadeva sulla terra sotto forma di grossi chicchi di grandine.
I veneziani scrutavano pensierosi il cielo prevedendo un'imminente tempesta. Anche il diavolo alzò gli occhi, sentendosi sferzare il corpo da un vento impetuoso e assolutamente imprevisto.
Cosa stava succedendo? Si trovava nel mezzo di un vortice che lo trascinava sempre più in basso. Incredibilmente la sua forza non riusciva a contrastare l'uragano e, prima ancora che si rendesse realmente conto di quanto stava succedendo, la pesante colonna cadde in acqua con un tonfo spaventoso senza dargli il tempo di chiamare rinforzi dagli inferi. 
Il demonio fu preso da una rabbia incredibile, ma non poteva permettersi di perdere tempo. 
Si tuffò nelle acque della laguna e, fra sonore imprecazioni che tutti scambiarono per tuoni, riportò faticosamente la colonna in superficie. Se la caricò nuovamente sulle spalle e riprese il suo volo verso Praga. Sorvolò le Alpi e sentì all'improvviso un gran freddo. Anche se era il diavolo, ripescare quel pesante fardello di pietra gli era costato uno sforzo davvero notevole!
Pensò allora di chiedere rinforzi alle sue schiere infernali, ma non voleva dare spiegazioni su quello strano viaggio. 
Intanto il freddo che lo attanagliava era sempre più pungente. Piccole perle di ghiaccio si formavano sulle grandi ali che diventavano sempre più pesanti. Suo malgrado, dovette fermarsi proprio in vetta a un'alta montagna. 
Posò stanchissimo il suo carico che rischiò di rotolare a valle. E con cura alitò su tutto il proprio corpo una spessa cortina di densi fumi che prontamente l'avvolsero in una calda barriera protettiva.
Intanto, a Praga, il padre del giovane prete assisteva trepidante alla messa aspettando di udire, da un momento all'altro, lo sbattere di potenti ali in arrivo dalla lontana Italia.
Preso dall'ansia, era già uscito dalla chiesa più volte per scrutare il cielo, suscitando un coro di disapprovazioni.
Più lontano, protetto dal suo stesso alito, il diavolo era ripartito di gran carriera e ora veleggiava senza intoppi verso la città, sicuro di arrivare prima della fine di quella dannata messa.
Infatti, ecco la chiesa!
Mancavano solo pochi battiti d'ali e finalmente sarebbe stato là, quando il suo acutissimo udito percepì le parole di chiusura della funzione: «Ite, Missa Est!».
La rabbia lo accecò. Non poteva crederci: san Pietro aveva vinto la sfida per pochi attimi!
In preda all'ira, prese la colonna e la scagliò come una freccia proprio sulla cupola della chiesa. 
La grande volta fu letteralmente sfondata dal diabolico proiettile, che si frantumò con grande fragore in tre grossi massi e la terra tremò percorsa da un brivido. 
Satana questa volta aveva perso grazie alla bontà di san Pietro! 
Ma l'uomo sappia che la tentazione di fare un patto con il diavolo può portare a ben diverse conclusioni...

- Leggenda medievale - 
da: "Leggende Cristiane. Storie straordinarie di santi, martiri, eremiti e pellegrini", a cura di Roberta Bellinzaghi, © 2004 - Edizioni Piemme S.p.A. 


Buona giornata a tutti. :)





mercoledì 2 maggio 2018

Il demone dell orgoglio - Anselm Grün

Il demone dell' orgoglio spinge l'anima tanto da farla cadere dalla cima più elevata, la convince a non riconoscere Dio come aiuto, ma a credere che sia lei stessa la causa delle proprie buone azioni e la spinge a guardare i fratelli dall' alto in basso, come se fossero ignoranti e sciocchi. 
Dopo l'orgoglio vengono l'ira e la tristezza, poi, come male estremo, il turbamento dello spirito, la pazzia e le visioni di un gran numero di demoni sospesi nell' aria.

L'orgoglio è anche il più pericoloso dei vizi: l'orgoglioso si ritiene Dio e nega, quindi, la propria umanità: ciò lo conduce lontano dalla realtà, in un mondo apparente, nel quale si gonfia sempre di più, per finire nella confusione spirituale. 
L'orgoglio è ciò che Carl G. Jung definisce "inflazione": ci si gonfia con contenuti dell' inconscio e così si perde sempre di più il senso della realtà; si pensa di essere un grande riformatore, un profeta o un santo. 
Si negano le proprie ombre e si viene invasi dal proprio inconscio senza accorgersene. Secondo Jung, tale atteggiamento conduce alla perdita dell' equilibrio interiore, alla dissoluzione della personalità.
In tal modo è appropriato parlare di demoni, quando si tratta del pericolo dell' orgoglio, perché l'orgoglioso cade del tutto in potere di tali demoni e, identificandosi con gli archetipi dell'inconscio, viene posseduto in piena regola. Per questo motivo, proprio in relazione all'orgoglio i monaci parlano di confusione o addirittura di perdita dello spirito.
Gli otto vizi e i demoni corrispondenti mettono in pericolo l'uomo in modo crescente
Mentre le tre pulsioni fondamentali sono relativamente facili da tenere a bada, è oggettivamente più difficile con i tre stati d'animo. 
Da un uomo adulto ci si aspetta che domini le pulsioni fondamentali tanto da non danneggiare la propria personalità. Certo, qui si dà un più o un meno. Dato che le pulsioni svolgono una funzione positiva, non si tratta di annullarle, ma piuttosto di integrarle in maniera ordinata. 
Nel confronto con i tre stati d'animo, tuttavia, si tratta di integrare la propria ombra. 
All'inizio si devono ammettere le esigenze e i desideri, perché, in quanto emozioni negative, non arrivino a occupare l'anima sottraendosi a ogni controllo. Poi, nella lotta contro la tristezza e l'apatia, ne va in realtà del confronto con l'inconscio, ma soprattutto dell'integrazione dell' anima, della parte femminile dell' anima che, quando viene rimossa, nell'uomo si manifesta sotto forma di cattivo umore. 
Sia secondo Jung che secondo Evagrio, questo confronto si compie quando si è a metà della vita e si presenta oggettivamente più difficile del dominio delle pulsioni. 
Nella battaglia contro la vanagloria e contro l'orgoglio ne va della sincerità verso se stessi e della relazione a Dio. 
Se si usa la terminologia di Jung, si tratta della questione se l'Io fa posto al Sé, o se l'Io cerca di possedere i contenuti dell'inconscio e in questo modo di arricchirsi, o se si apre e si consegna al numinoso, che incontra soprattutto nell'archetipo di Dio.
Espressa nel linguaggio religioso, si tratta della questione se io voglio sfruttare Dio e gli uomini a mio vantaggio, o se voglio servire Dio e gli uomini, se sono pronto a lasciar andare i miei ideali e le mie immagini di Dio e a consegnarmi al vero Dio, ad affidarmi al suo amore.

- Anselm Grun - 
da: Per vincere il male - Ed. San Paolo, pagg. 51-53


Buona giornata a tutti. :-)




giovedì 16 novembre 2017

da: "Il brindisi di Berlicche" - Clive Staples Lewis

Noi non ci accontentiamo di vedere la bellezza, anche se il Cielo sa che gran dono sia questo. 
Noi vogliamo qualcos'altro, che è difficile descrivere a parole: vogliamo sentirci uniti alla bellezza che vediamo, trapassarla, riceverla dentro di noi, immergerci in essa, diventarne parte...
... se prendiamo sul serio l'immagine della Scrittura, se crediamo che Dio un giorno ci darà davvero la Stella del Mattino e ci farà indossare lo splendore del sole, allora possiamo credere che gli antichi miti, come la poesia moderna, pur così falsi nel loro significato storico, siano tanto vicini alla verità quanto la profezia. 
In questo momento noi ci troviamo all'esterno del mondo, dalla parte sbagliata della porta. 
Possiamo percepire la freschezza e la purezza del mattino, senza però che queste ci possano rendere freschi puri come loro. 
Non possiamo penetrare lo splendore che vediamo. Ma tutte le foglie del Nuovo Testamento sussurrano frusciando che non sarà sempre così. 
Un giorno, a Dio piacendo, riusciremo ad entrare. 
Quando le anime umane saranno diventate così perfette nella loro obbedienza volontaria da uguagliare le creature inanimate nella loro obbedienza senza vita, allora potranno riscoprirsi della medesima gloria della natura, anzi, di quella Gloria ben più grande di cui la natura non è che un primo abbozzo. 
La Natura è mortale: noi le sopravviveremo. 
Quando tutti i soli e tutte le nebulose saranno tramontati, ognuno di voi sarà ancora vivo. 
La Natura non è che un'immagine, un simbolo, ma è il simbolo che la Scrittura mi invita ad usare. 
Siamo invitati ad entrare attraverso la Natura, oltrepassandola, fino a raggiungere quello splendore che essa è in grado di riflettere solo in parte. 
E una volta dentro, oltrepassata la Natura, potremo mangiare dell'albero della vita.

- Clive Staples Lewis -
da: Il brindisi di Berlicche



Vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei Diavoli. 
Uno è quello di non credere alla loro esistenza. 
L’altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. 
I Diavoli sono contenti d’ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago. 

- Clive Staples Lewis -
da: Il brindisi di Berlicche



Gli esseri umani sono anfibi – mezzo spirito e mezzo animale. (…) Perciò la cosa che più li avvicina alla costanza è l’ondulazione – cioè il ripetuto ritorno a un livello dal quale ripetutamente si allontanano, una serie di depressioni e di elevazioni. (…) Per decidere quale sia il miglior uso che ne puoi fare, devi chiederti qual è l’uso che desidera farne il Nemico, e poi agire all’opposto.
Ora, può essere per te una sorpresa venire a sapere che nei suoi sforzi di impossessarsi per sempre di un’anima, Egli si basa sulle depressioni ancor più che sulle elevazioni. 
Alcuni dei suoi speciali favoriti sono passati attraverso depressioni più lunghe e più profonde di qualsiasi altro. (…)
Egli vuole proprio riempire l’universo di una quantità di nauseanti piccole imitazioni di Se stesso – creature in cui la vita, in miniatura, sarà qualitativamente come la Sua, non perché Egli li assorbirà, ma perché le loro volontà si conformeranno liberamente alla Sua. (…)

Le metterà in moto con comunicazioni della Sua presenza che, quantunque deboli, sembrano grandi per esse, con emozioni dolci, e facendole superare facilmente le tentazioni. Ma non permette mai che questo stato di cose duri a lungo. Presto o tardi ritira, non di fatto, ma dalla loro esperienza consapevole, tutti i sostegni e gli incentivi. 
Lascia che la creatura stia in piedi sulle sue stesse gambe – a compiere puramente con la volontà doveri che hanno perduto ogni gusto. 
È durante tali periodi di elevazione, che la creatura diventa di quel genere che Egli desidera che sia. Donde le preghiere offerte in uno stato di aridità sono quelle che più gli sono gradite. (…) 
Egli vuole che essi imparino a camminare, e perciò deve tirar via la mano; e purchè ci sia veramente la volontà di camminare, Egli sembra gradire perfino il loro inciampare. (…)“.

- Clive Staples Lewis -
da: Il brindisi di Berlicche


Buona giornata a tutti. :-)