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lunedì 6 luglio 2026

"La nonna del drago" - Gilbert Keith Chesterton

 L’altro giorno ho incontrato un tale che non credeva alle favole. 
Non intendo dire che non credesse negli eventi narrati in esse – che non credesse cioè che una zucca possa trasformarsi in una carrozza. 
Egli, certamente, coltivava questa bizzarra incredulità, ma ancor più, come tutte le persone simili da me incontrate, non riusciva nel modo più assoluto a darmene una motivazione intelligente. 
Provò con le leggi di natura, ma presto le lasciò perdere. Poi disse che le zucche, nell’esperienza ordinaria, sono inalterabili, e che tutti noi crediamo nella qualità infinitamente prolungata del loro essere zucche. 
Ma io gli feci notare che adottiamo questo atteggiamento non verso i prodigi impossibili, ma semplicemente verso tutti gli avvenimenti insoliti. Se fossimo certi dei miracoli non crederemmo in essi. 
Noi tutti lasciamo fuori dai nostri calcoli le cose che accadono molto raramente, siano esse miracolose o no. 
Io non mi aspetto che un bicchiere d’acqua si trasformi in vino, ma neppure mi aspetto che un bicchiere d’acqua sia avvelenato con l’acido prussico. 
Nelle relazioni d’affari ordinarie non mi baso sulla supposizione che l’editore sia un essere magico, ma neppure suppongo che possa essere una spia russa, o l’erede perduto del Sacro Romano Impero. 
Ciò che assumiamo nelle nostre azioni non è che l’ordine naturale sia inalterabile, ma semplicemente che è molto più sicuro scommettere su eventi non comuni che su quelli comuni. 
Questo non va a toccare la credibilità di ogni racconto che attesti una spia russa o una zucca tramutata in carrozza. 
Se anche io avessi visto con i miei occhi una zucca tramutata in un’autovettura Panhard, non per questo riterrei più probabile che la stessa cosa possa accadere ancora. Non investirei in larga scala sulle zucche per fare affari nel commercio di automobili. 
Cenerentola ebbe dalla fata un abito per il ballo, ma non credo che per questo motivo da lì in avanti si preoccupò di meno dei propri vestiti.
In ogni caso, per quanto pazza sia, l’opinione che le fiabe non siano realmente accadute è tuttavia comune. 
L’uomo di cui sto parlando si rifiutava di prestar fede alle fiabe in un senso addirittura più sorprendente e perverso: sosteneva che le fiabe non dovessero essere raccontate ai bambini. 
Questo, alla pari dell’appoggiare la schiavitù o l’invasione di un paese, è uno di quegli errori intellettuali che si avvicinano di molto al peccato mortale. Esistono dei rifiuti che, pur praticati con ciò che si chiama buona fede, nel loro stesso esercizio trascinano così tanto del proprio orrore che un uomo, nel commetterli, non arriva solo ad indurire il cuore, ma, lievemente, a corromperlo. 
Uno di questi fu il rifiutare il latte alle giovani madri mentre i loro mariti erano sul campo di battaglia contro di noi. Un altro è il privare delle favole i bambini.
Quell’uomo era venuto a trovarmi per via di qualche sciocca associazione di cui io sono un membro entusiasta; era un giovane dal colorito brillante ma miope come un curato che si è smarrito e non riesce neppure a ritrovare la strada per la Chiesa d’Inghilterra. 
Aveva una curiosa cravatta verde e un collo lunghissimo; mi capita sempre di incontrare idealisti con colli simili. Forse è per la loro eterna aspirazione ad innalzare lentamente la testa sempre più verso le stelle. 
O forse è legato al fatto che così tanti di loro sono vegetariani: può darsi che stiano lentamente sviluppando un collo da giraffa per mangiare tutte le cime degli alberi dei Kensington Gardens. 
Queste cose mi superano in ogni senso. Di questa razza, in ogni caso, era il giovane che non credeva alle fiabe, e per una curiosa coincidenza entrò nella mia stanza quando avevo appena terminato di dare un’occhiata ad un mucchio di narrativa contemporanea, e mi ero rifugiato come naturale conseguenza nelle favole di Grimm.
Quei romanzi moderni stavano comunque impilati davanti ai miei occhi, e potete immaginarne da soli i titoli. C’era una “Susan della periferia: un racconto di psicologia”, e anche una “Susan psicologica: un racconto di periferia”; e poi “Trixy: un temperamento” e “L’odio umano: un monocromo” e altre cose così simpatiche. Le avevo lette con reale interesse, ma, cosa abbastanza curiosa, alla fine tutte mi stancarono, e quando vidi le fiabe di Grimm poggiate per caso sulla scrivania me ne uscii in un urlo di gioia indecente. 
Eccoci, finalmente, qui si poteva trovare un po’ di senso comune. 
Aprii il libro, e mi caddero gli occhi su queste parole splendide e appaganti: “La nonna del drago”. Finalmente qualcosa di ragionevole, finalmente qualcosa di vero: “La nonna del drago”! Proprio quando mi preparavo a gustare il primo boccone di ordinaria umanità, guardai davanti all’improvviso e vidi alla porta questo mostro in cravatta verde.
Ascoltai quanto aveva da dire sulla società, abbastanza gentilmente, spero; ma quando incidentalmente fece menzione della sua mancanza di fede nelle fiabe, persi completamente il controllo. 
«O uomo, - dissi, - chi sei tu da non dover credere alle fiabe? È molto più facile credere a Barbablu che a te. Una barba blu è una sfortuna, ma certe cravatte verdi sono peccati. È di gran lunga più facile credere in un milione di favole che credere in un singolo uomo a cui non piacciono. 
Io bacerei Grimm al posto della Bibbia e giurerei su tutte le sue storie come fossero i trentanove articoli piuttosto che affermare seriamente e dal profondo del cuore che possa esistere un uomo come te, e che tu non sia invece una tentazione del diavolo o un’allucinazione proveniente dal nulla. 
Guarda queste parole semplici, familiari, pratiche. “La nonna del drago”: va tutto bene, si raggiunge la razionalità quasi al suo estremo. Se ci fosse un drago, avrebbe una nonna. Ma tu – tu non l’hai avuta una nonna! Se ne avessi conosciuta una, lei ti avrebbe insegnato ad amare le fiabe. 
Non hai avuto un padre, non hai avuto una madre, nessuna causa naturale ti può spiegare. Tu non puoi esistere. Io credo a molte cose che non ho visto, ma di una cosa come te si deve affermare: “Beato colui che pur avendo visto non ha creduto”».
Ebbi l’impressione che egli non mi stesse seguendo con sufficiente finezza, quindi moderai il mio tono. «Non vedi, - gli dissi, - che le fiabe nella loro essenza sono solide e leali, ma che questa infinita finzione sulla vita moderna è nella sua natura sostanzialmente inverosimile? La tradizione di un popolo implica che l’anima sia sana, ma che l’universo sia imprevedibile e pieno di meraviglie. Il realismo finisce invece per dire che il mondo è noioso e si ripete sempre, mentre l’anima è malata e urla di dolore. Il problema posto dalla fiaba è: cosa farà un uomo sano in un mondo fantastico? Il problema del romanzo moderno è: cosa farà un pazzo in un mondo stanco? Nelle fiabe il cosmo impazzisce, ma l’eroe no. Nei romanzi moderni invece l’eroe è già pazzo prima che il libro cominci, e soffre per il rigore rigido e crudele di un cosmo sano. Nell’eccellente “La nonna del drago” e in tutte le altre storie di Grimm, si suppone che il giovane in partenza per un lungo viaggio racchiuda in sé tutte le sostanziali verità: sarà coraggioso, pieno di fede, ragionevole, rispetterà i propri genitori, manterrà la parola data, salverà un certo tipo di persone, ne sconfiggerà un altro, ‘parcere subjectis et debellare’, ecc. A partire da questo centro di sanità lo scrittore si diverte ad immaginare cosa accadrebbe se il mondo intero impazzisse tutto intorno, se il sole diventasse verde e la luna blu, se i cavalli avessero sei zampe e i giganti due teste. Ma la tua moderna letteratura assume la pazzia come proprio centro di gravità, perdendo così interesse per la pazzia stessa. Un lunatico non si sorprende di se stesso, perché affronta le cose seriamente, ed è proprio questo a renderlo lunatico. Un uomo convinto di essere un pezzo di vetro è apatico nei propri confronti come un pezzo di vetro. Un uomo che pensa di essere un pollo si vede comune come un pollo. È solo la sanità che riesce a vedere nella pazzia persino una poesia selvaggia.
Pertanto, queste vecchie fiabe piene di saggezza hanno reso l’eroe ordinario e la storia straordinaria. Ma tu rendi l’eroe straordinario e la storia ordinaria – così ordinaria – oh, così tanto ordinaria!»
Vidi che mi guardava ancora fisso. 
Mi saltò qualche nervo davanti a quello sguardo ipnotico. Balzando in piedi gridai: «In nome di Dio e della Democrazia e della nonna del Drago – in nome cioè di tutte le cose buone – ti ordino di andartene e di non infestare più questa casa». 
Fosse o no il risultato dell’esorcismo, non c’è dubbio che se ne andò via per sempre.

- Gilbert Keith Chesterton -
da:" La nonna del drago"




"Da parte mia vorrei che gli uomini avessero opinioni forti e ben radicate, ma per quanto riguarda la colazione, la facciano qualche volta in giardino, qualche volta a letto, qualche volta sul tetto e qualche volta sull'albero".

- Gilbert Keith Chesterton -
da:" La nonna del drago"




"Tutto sta in una disposizione della mente, e in questo momento io sono in una disposizione molto comoda. Siederò tranquillo e lascerò che prodigi e avventure si posino su di me come mosche. 
Ce ne sono molti, ve l'assicuro. 
Il mondo non morirà mai per assenza di meraviglie, ma solo per assenza di meraviglia".

- Gilbert Keith Chesterton -
da:" La nonna del drago"




"Ho i miei dubbi su tutto questo grande valore dell'andare in montagna, di arrivare alla cima di tutto e guardare tutto dall'alto. 
Satana divenne la guida alpina più illustre, quando portò Gesù sulla cima di un monte altissimo e gli mostrò tutti i  regni della terra. 
Ma la gioia di Satana nello stare su un picco non è gioia per la grandezza, ma una gioia nel vedere la piccolezza, per il fatto che tutti gli uomini sembrano insetti ai suoi piedi."

- Gilbert Keith Chesterton -
da:" La nonna del drago"

lunedì 5 gennaio 2026

da: "Lettera a The Tablet" of London - Gilbert Keith Chesterton

 "Da bambino avevo appeso alla sponda del mio letto una calza vuota, che al mattino si trasformò in una calza piena. 
Non avevo fatto nulla per produrre le cose che la riempivano. Non ero nemmeno stato buono!
E la spiegazione era che un certo essere che tutti chiamavano 'Santa Claus' era benevolmente disposto verso di me... 
Io ci credo ancora. Ho semplicemente esteso l'idea. 
Allora chiedevo solo chi metteva i giocattoli nella calza, ora mi chiedo chi mette la calza accanto al letto, e il letto nella stanza, e la stanza nella casa, e la casa nel pianeta, e il grande pianeta nel vuoto. 
Una volta mi limitavo a ringraziare Babbo Natale per pochi dollari e qualche biscotto. 
Ora, lo ringrazio per le stelle e le facce in strada, e il vino e il grande mare. 
Una volta pensavo fosse piacevole e sorprendente trovare un regalo così grande da entrare solo per metà nella calza. 
Ora sono felice e stupito ogni mattina di trovare un regalo così grande che ci vogliono due calze per tenerlo, e poi buona parte ne rimane fuori; è il grande e assurdo regalo di me stesso, perché all'origine di esso io non posso offrire alcun suggerimento tranne che Babbo Natale mi ha dato la vita in un particolare fantastico momento di buona volontà».

- Gilbert Keith Chesterton - 

“Il motivo per cui la gente non riesce a capire quanto è bella un’alba è semplicemente perché non può pagare per vederla”.

- Gilbert Keith Chesterton - 



Se si può divorziare per diversità di carattere, mi chiedo come mai non abbiano tutti divorziato. 
Ho conosciuto molti matrimoni felici, ma mai nessuno "compatibile". 
Tutto il senso del matrimonio sta nel lottare e nell'andare oltre l'istante in cui l'incompatibilità diventa evidente. 
Perchè un uomo e una donna, come tali, sono incompatibili."

- Gilbert Keith Chesterton - 
da:“Cosa c’è di sbagliato nel mondo“


                                                         Dipinto di Thomas Kinkade


"….Si tratta di persone di diverso tipo, molto più ordinarie e formali, che non solo stanno lavorando per creare un paradiso di codardia, ma che vi stanno lavorando grazie ad una coalizione che si è formata tra i vigliacchi. L’atteggiamento di queste persone verso la famiglia e la tradizione delle virtù cristiane è l’atteggiamento di uomini che vogliono ferire senza far rumore; o di scavare gallerie sotterranee e minare senza uscire allo scoperto. 
E coloro che fanno questo sono più della maggioranza, quasi due terzi, dei giornalisti che scrivono nei giornali capitalisti più rispettabili e tradizionali..."

(da un articolo di G.K. Chesterton)




Il mondo non perirà certo per mancanza di meraviglie, perirà per mancanza di meraviglia.

- Gilbert Keith Chesterton - 





Buona giornata a tutti. :-)


domenica 8 giugno 2025

Il monologo di Giuda - Claudio Chieffo

 Non fu per i trenta denari,
ma per la speranza che
lui quel giorno,
aveva suscitato in me.

Io ero un uomo tranquillo,
vivevo bene del mio,
rendevo anche gli onori alla casa di Dio.
Ma un giorno venne quest'uomo,
parlò di pace e d'amore,
diceva ch'era il Messia, il mio Salvatore.

Per terre arate dal sole,
per strade d'ogni paese,
ci soffocava la folla con le mani tese.
Ma poi passavano i giorni
e il regno suo non veniva,
gli avevo dato ormai tutto e Lui mi tradiva.

Divenne il cuore di pietra
e gli occhi scaltri a fuggire;
m'aveva dato l'angoscia e doveva morire.
appeso all'albero un corpo,
che non è certo più il mio,
ora lo vedo negli occhi: è il figlio di Dio.

 
 
Chagal, doppio ritratto con bicchiere di vino

"La cinta esterna del Cristianesimo
è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; 
ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana
che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. 
Nella filosofia moderna avviene il contrario:
la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata. 
La sua disperazione sta dentro."
 
(Gilbert Keith Chesterton)


Ascoltare e capire tutte le lingue dell'uomo 
è come conoscere e capire il cuore dell'uomo

- Congdon Pentecoste -


 
La pesca miracolosa, vetrata di R.Roberto Alabiso
 
Antidoto alla cronaca politica

“I processi storici sono creati ed interrotti di continuo dall’iniziativa dell’uomo, da quell’ initium che l’uomo è in quanto agisce. Di conseguenza, non è per nulla superstizioso, anzi è realistico cercare quel che non si può nè prevedere nè predire, esser pronti ad accogliere, aspettarsi, dei “miracoli” nel campo politico. E quanto più la bilancia pende verso la catastrofe, tanto più l’atto compiuto in libertà appare miracoloso; la salvezza, infatti, non è automatica: automatico è il processo che conduce alla catastrofe, e che deve quindi sembrare in ogni caso irresistibile”.

- Hannah Arendt -


Preghiera della sera
 
Ti prego, Signore,
proteggimi in questa notte.
Tu sei per me il vero riposo:
concedimi di dormire in pace.
Veglia su di me,
allontana ogni minaccia
e guidami nelle tue vie.
Signore,
tu sei il mio custode,
resta con me, Signore.
Amen


Buona giornata a tutti :-)


lunedì 23 dicembre 2024

Buon Natale dal Cardinale Carlo Maria Martini

 Oggi il Natale ha quasi perduto il suo senso originario. 
Lo «celebrano» anche uomini di altre religioni. 
Perfino parecchi non credenti vivono in questo giorno una qualche forma di liturgia profana. Non v’è alcuno che rifiuti per Natale qualche dono o almeno una buona cena. 
Per questo non parlo volentieri del Natale. Da quando ho conosciuto un po’ meglio la Sacra Scrittura, è la Pasqua che mi attrae e mi pone dinnanzi a un preciso programma di vita. 
Benché il Natale sia una splendida manifestazione della gloria di Dio in Cristo e del suo amore per noi, i discorsi che si fanno a partire dal Natale sanno spesso di buonismo e di speranza a buon mercato. 
Essi sono un segno di poca lealtà con se stessi e con gli altri. Infatti diciamo delle cose che non sono vere e a cui nessuno crede. 
Ci auguriamo a vicenda lunga vita, felicità, successo, ci facciamo doni che vogliono dire l’affetto che ci portiamo, ma per lo più sappiamo che non è così. 
La prima lettera espone bene questo stato di cose. 
Il Natale fa emergere le storture della politica, la gravissima crisi  economica che stiamo attraversando, le violenze quotidiane fisiche e psicologiche. 
E si potrebbero aggiungere tante altre cose ancora. Molti uomini e donne attendono in questo giorno qualcosa, un evento o magari una persona che li tiri su, che restituisca loro l’ottimismo ingenuo che hanno irrevocabilmente perduto; qualcosa di nuovo e di grande, che potrebbe farli tornare indietro. 
Ma questa speranza è fallace, perché si basa solo sulle nostre forze e dimentica lo Spirito di Dio, il solo capace di aiutarci in maniera efficace. 
Dopo i giorni delle feste tutto ritorna più o meno come prima. 
È come un dirsi reciprocamente «ce la faremo», pur sapendo tutti che non è vero. 
Per vivere bene il Natale e ricavarne quel conforto che è giusto attendersi
da questa festa, è necessario sforzarsi di capire ciò che viene detto nei Vangeli. In essi, soprattutto nel Vangelo secondo Luca, emerge un progetto di uomo che vive il dono di Dio nella meraviglia, nella gratitudine e nel distacco. 
Questo uomo nuovo può essere o un semplice come i pastori o uno studioso
come i Magi. Tutti sono chiamati a partecipare all’esperienza dei pastori a cui fu detto: «Vi annunzio una grande gioia» (Lc 2,10). 
Chi partecipa di questa gioia, si difenderà da quel pericolo che è il Natale del consumismo, che ci impone di non sfigurare davanti ad amici e parenti con costosi regali. 
Pur avendo la coscienza che molte famiglie fanno fatica a far quadrare il bilancio del mese, si continua a spendere denaro pubblico e privato nella maniera più folle. 
Si tratta di una gioia semplice, intima, che può convivere anche con momenti di sofferenza e di strazio. 
Il bambino Gesù è l’immagine di questa fiducia e abbandono alla Provvidenza. Qui va ricordata la parola di Gesù: «chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso» (Mc 10,15). 
Se noi riusciamo ad affidarci alla Provvidenza di Dio, accettiamo ogni cosa con fiducia, perché fa parte del disegno del Padre. 
Il Natale guarda alla Pasqua e il presepio contiene allusioni alla morte e risurrezione di Gesù. Esse erano presenti nella riflessione dei Padri. 
Così, ad esempio, il tema del legno della croce veniva ricordato dalla culla di legno in cui giace Gesù. Le pecore offerte dai pastori ricordano l’agnello immolato.
Anche la Madre che si curva sul Figlio ci richiama alla pietà di Maria che tiene tra le braccia il Figlio morto. 
La liturgia ambrosiana si esprime così:
«L’Altissimo viene tra i piccoli, si china sui poveri e salva». Dunque, il senso del Natale ci riporta al centro della nostra redenzione e ci procura una
gioia che non avrà mai fine. Un simile atteggiamento positivo può convivere anche con grandi dolori e penosi distacchi. So bene che questi sentimenti di
dolore sono i segni di grandi ferite, che si riaprono soprattutto in questi giorni. Quando si vede a tavola un posto vuoto, riemerge il mistero del Crocefisso con le sue piaghe. 
Ci sarebbe ancora da trattare di come il presepio può essere contemplato anche da non credenti e da atei. Io penso che questo fascino derivi dall’atmosfera profondamente umana che in esso si respira. 
Una umanità che sa guardare anche al lato invisibile della realtà e si compendia nella preghiera «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama» . Buon Natale a tutti!

- Cardinale Carlo Maria Martini - 
da: “Corriere della Sera” del 23 dicembre 2010




Abbiamo bisogno di tempi, di silenzio, di calma, di preghiera, perché soltanto così possiamo affrontare le responsabilità che ci vengono date. Per questo vi ricorderete cosa ho detto in molte occasioni: lavorare meno e lavorare meglio e riposarsi un po' di più.  

- card. Carlo Maria Martini - 



Il Natale è assolutamente inadatto al mondo moderno.
Presuppone la possibilità che le famiglie siano unite,
o si riuniscano, e persino che gli uomini e le donne
che si sono scelti si parlino.
Il Natale continua a ergersi dritto, integro e spiazzante.
Il Natale giudica il mondo moderno, perciò vogliono che se ne vada.
  
- Gilbert Keith Chesterton -


Buona giornata a tutti. :-)











lunedì 2 gennaio 2023

Il mondo è un enigma - Card. Giacomo Biffi

Qualcuno fa fatica ad arrivare alla fede, perché è irritato dai «misteri»: ritiene che sia preferibile dedicare la propria attenzione non a un Dio che non si vede e non si capisce, ma alla realtà mondana che è chiara e accessibile alla nostra ragione. Ma se uno riflette, vede che le cose stanno proprio al contrario. 

Il mondo è un enigma; e le nostre capacità razionali, se riescono a studiarlo un po’ nei suoi meccanismi e a dominarlo, non arrivano affatto a capirlo nel suo significato, e non sono in grado di rispondere alle domande che più contano e più sono incisive. 
Un grande e angosciato poeta italiano, contemplando nella notte l’infinità tersa dei cieli, così si interrogava: «Che vuol dir questa – solitudine immensa? Ed io che sono?». E, poiché era uno spirito lucido e profondo, non si lasciava incantare né dai fatui bagliori dello scientismo né dal mito conclamato del progresso («le magnifiche sorti e progressive»), ma concludeva con uno straziato «non so», sincero ma chiuso e irredimibile, preludio alla confessione disperata: «Per me la vita è male». 
Il mondo è davvero un enigma oscuro; un enigma che la mente non è in grado di penetrare, nonostante gli esaltanti e inquietanti successi della scienza; un enigma che non sa illuminarci né sulla sua e nostra origine, né sulla sua e nostra fine, né sulla ragione plausibile del suo e del nostro esistere. 
Dio invece è sì un mistero inaccessibile, ma è anche un mistero illuminante: sa far arrivare la sua luce sul mondo; ci offre, con la venuta tra noi del Figlio suo, il significato ultimo dell’esistenza; ci dice quale sia il nostro destino. Sicché chi vuole continuare a vivere ragionevolmente, non ha altra scelta che oltrepassare la pura ragione e aprirsi alla luce dell’alto.
 O la verità di Dio o l’assurdo: questo è nella sua sostanza, il dilemma dell’uomo che vuol ragionare fino in fondo e perciò non si accontenta del «che» e del «come», ma vuol arrivare a sapere il «perché» delle cose e del suo vivere. Ecco il messaggio esistenziale della Epifania.

 - Giacomo Biffi -
(Epifania 1989) 


Anche i Magi erano affascinati dallo spettacolo notturno del cielo, e passavano le notti a contemplarlo. Ma poiché avevano un animo orientato in modo umile e disinteressato alla verità, hanno saputo vedervi il segno della salvezza di Dio: per loro il silenzio degli spazi infiniti, invece che atterrire soltanto, si era fatto eloquente. 

La verità va inseguita con questo cuore; con cuore cioè disposto ad affrontare per amor suo disagi, rinunce, cambiamenti di abitudini e di condotta. Così la cercano i Magi, che abbandonano gli agi della patria e il calore della casa e coraggiosamente si pongono in cammino verso la luce. 
Così non la cerca Erode, che resta sì turbato dal primo balenìo della verità, ma subito soffoca ogni amore generoso del vero sotto i suoi progetti di potere e di morte. Così non la cerca la popolazione di Gerusalemme, che si stupisce e commuove alla vista degli inconsueti pellegrini, ma non va oltre la meraviglia e la pura curiosità, e non decide niente di pratico che l’avvicini alla strada della salvezza.

 Così non la cercano i sommi sacerdoti e gli scribi, molto bravi a istruire gli altri sulle indicazioni delle divine scritture, ma incapaci di lasciarsi toccare personalmente il cuore dalla parola di Dio e di cambiare la vita.

- Giacomo Biffi -  



Buona giornata a tutti :-)


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domenica 25 dicembre 2022

Poesia di Natale - Gilbert Keith Chesterton

Laggiù  una madre senza posa camminava,
fuori da una locanda ancora a vagare;
nel paese in cui lei si trovò senza tetto,
tutti gli uomini sono a casa.
Quella stalla malconcia a due passi,
fatta di travi instabili e sabbia scivolosa,
divenne qualcosa di così solido da resistere e reggere
più delle pietre squadrate dell’impero di Roma.
Perché tutti gli uomini hanno nostalgia anche quando sono a casa,
e si sentono forestieri sotto il sole,
come stranieri appoggiano la testa sul cuscino
alla fine di ogni giornata.
Qui combattiamo e ardiamo d’ira,
abbiamo occasioni, onori e grandi sorprese,
ma casa nostra è là sotto quel cielo di miracoli
in cui cominciò la storia di Natale.
Un bambino in una misera stalla,
con le bestie a scaldarlo ruminando;
solo là, dove Lui fu senza un tetto,
tu ed io siamo a casa.
Abbiamo mani all’opera e teste capaci,
ma i nostri cuori si sono persi – molto tempo fa!
In un luogo che nessuna carta o nave può indicarci
sotto la volta del cielo.
Questo mondo è selvaggio come raccontano le favole antiche,
e anche le cose ovvie sono strane,
basta la terra e basta l’aria
per suscitare la nostra meraviglia e le nostre guerre;
Ma il nostro riposo è lontano quanto il soffio di un drago
e troviamo pace solo in quelle cose impossibili,
in quei battiti d’ala fragorosi e fantastici
che volarono attorno a quella stella incredibile.
Di notte presso una capanna all’aperto
giungeranno infine tutti gli uomini,
in un luogo che è più antico dell’Eden
e  che alto si leva oltre la grandezza di Roma.
Giungeranno fino alla fine del viaggio di una stella cometa,
fino a scorgere cose impossibili che tuttavia ci sono,
fino al  luogo dove Dio fu senza un tetto
e dove tutti gli uomini sono a casa.

- Gilbert Keith Chesterton - 


«Un astro brillò nel cielo sopra tutti gli astri, la sua luce era indicibile, e la sua novità stupì. La altre stelle con il sole e a luna fecero un coro all'astro ed esso più di tutti illuminò. Ci fu stupore. Donde quella novità strana per loro? Apparso Dio in forma umana per una novità di vita eterna si sciolse ogni magia, si ruppe ogni legame di malvagità. Scomparve l'ignoranza, l'antico impero cadde. Aveva inizio ciò che era stato deciso da Dio. Di qui fu sconvolta ogni cosa per preparare l'abolizione della morte». 

- Sant' Ignazio di Antiochia -
Lettera agli Efesini, XIX

Un giorno santo è spuntato per noi:
venite, popoli, adorate il Signore,
oggi una grande luce è discesa sulla terra.


C'è il Natale delle luci, della festa, dello stare insieme e poi c'è l'altro Natale, il Natale della solitudine, della povertà, delle lacrime nascoste e spesso interrotte. 
È a questo secondo Natale che volgo lo sguardo e l'attenzione. 
Vorrei ascoltare ogni pianto, sedare ogni rabbia, venerare ogni lacrima. Insomma, per questo Natale, mi piacerebbe tanto restituire dignità, amore e forza a chi magari ha tante cose, ma sente di perdere quella più importante: se stesso. 
Buon Natale a tutti. 
La vita, credetemi, è davvero meravigliosa...



L'augurio è per un sereno Natale a voi tutti amici ed amiche 
che da tanti anni seguite le mie letture e le mie.... fantasie.

Il Signore che tutto vede e tutto ama vi benedica e vi custodisca. 

- Stefania -