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giovedì 21 novembre 2019

Se da noi stessi ci giudicassimo, non saremmo giudicati - san Giovanni Crisostomo

Vuoi giudicare! Ebbene, tu hai a disposizione un tribunale che offre molti vantaggi e non espone a condanna alcuna. 
Fa` sedere come giudice al tribunale della coscienza la tua ragione e qui presenta tutte le tue colpe. 
Esamina i peccati della tua anima ed esigi un esatto rendiconto, chiedendole: 
- Perché hai osato fare questo o quest`altro?  -
Ma se l`anima evita di considerare le proprie colpe e indaga, invece, e giudica quelle altrui, dille: 
- Non ti giudico per i peccati altrui, né delle loro colpe tu devi giustificarti. Che ti importa se quel tale è malvagio? Ma tu, perché hai commesso questo e quel peccato? Difenditi, non accusare; bada a te stessa e non ai fatti altrui. -
A tale angustia tu devi sottomettere continuamente la tua anima. 
Ogni giorno convoca questo tribunale e fa` presente alla tua anima il fiume di fuoco, il verme velenoso e gli altri tormenti dell`inferno.
Non permetterle di presentare come giustificazione il fatto che il diavolo le sta accanto, né di rispondere con impudenza che è lui che viene a cercarla, che le tende insidie e la tenta. 
Rispondile che, se essa non vuole, tutti gli artifici del demonio sono vani e inefficaci. E se la tua anima si scusa ancora, adducendo che è congiunta al corpo, che è rivestita di carne, che vive nel mondo e abita su questa terra, rispondile che tutti questi sono pretesti e sotterfugi. 
Falle presente che altri uomini come lei vestiti di carne hanno dimorato in questo mondo, sono vissuti sulla terra e tuttavia hanno brillato per la loro virtù. 
Anch`essa, quando compie qualche azione buona, agisce così, pur essendo rivestita di carne. 
Se essa di nuovo replica che il tizio l`ha fatta incollerire, rispondile che è in suo potere non adirarsi e che spesso ha saputo reprimere l`ira. 
Se dice ancora: la bellezza di quella donna mi ha colpito, ribatti che poteva tuttavia dominarsi. 
Portale l`esempio di coloro che furono vittoriosi. Procura che nessuno sia presente e ti disturbi quando esamini e giudichi così la tua anima. Ma come i giudici deliberano ritirandosi dietro a una cortina, così anche tu, invece di cortine, ricerca un luogo e un momento di quiete. 
Ed esigi un severo rendiconto anche delle piccole colpe, in modo da essere sicuro di non cadere nelle grandi. 
Se sei costante nel fare questo ogni giorno, allora comparirai con fiducia davanti all`altro tribunale che farà tremare tutti. In questo modo Paolo si è purificato, e perciò affermava: 
Se da noi stessi ci giudicassimo, non saremmo giudicati (1Cor 11,31). 

- San Giovanni Crisostomo -
 Commento al Vangelo di san Matteo




Ritessi la nostra fede 

Signore, riconoscerti significa amarti.
Tutto esiste grazie a te:

sii lodato per questa meraviglia!
Insegnaci la delicatezza e il rispetto
dei nostri fratelli.
Tu scruti il nostro cuore
e ne conosci i limiti e le barriere.
Non ignorare le nostre ferite segrete,
sorridi delle nostre fantasie.
Tu sei il Dio del perdono,
sei il Signore ricco di misericordia.
Insegnaci a camminare con umiltà
sulle vie della riconciliazione.
Un popolo avanza verso di te:
colma le sue lacune, ritessi le sue lacerazioni,
affinché ti possa servire in spirito e verità
con un amore che cerca di imitare il tuo.

- Pierre Griolet - 



Buona giornata a tutti. :-)







mercoledì 16 ottobre 2019

Senza il perdono non c’è guarigione – don Tonino Lasconi

Quanto sarebbe stato più bello se Gesù avesse subito sistemato il corpo dell’uomo senza quel perdono dei peccati, non richiesto né dai parenti né dal direttamente interessato, che ha complicato le cose agli scribi e le complica anche noi…
Che bel miracolo quello del paralitico di Cafarnao! Tutta la casa di Pietro piena zeppa di gente, quei parenti che fanno di tutto per portare davanti a Gesù quel poveretto, e non si rassegnano a costo di farlo passare dal tetto, il miracolato che se ne va via con la sua barella sotto braccio “davanti agli occhi di tutti”…
Ma quanto sarebbe stato più bello se Gesù avesse subito sistemato il corpo dell’uomo senza quel perdono dei peccati, non richiesto né dai parenti né dal direttamente interessato, che ha complicato le cose agli scribi e le complica anche noi.

Agli scribi per due motivi. Prima di tutto perché giustamente scandalizzati che un uomo si arrogasse il potere esclusivo di Dio. Poi perché Gesù, anche se in modo non così esplicito come farà più volte in seguito (Gv 9,34; Lc 13,4-5), smentisce la loro radicata convinzione (che purtroppo resiste anche dentro di noi) che la malattia sia una punizione divina per un comportamento peccaminoso. Gesù, infatti, perdona i peccati dell’uomo senza guarirgli il corpo. Se tra peccato e malattia ci fosse stato un nesso di causa ed effetto, con il perdono dei peccati sarebbe scattata subito la guarigione.

A noi perché facciamo fatica a capire a cosa serva il perdono dei peccati, dal momento che non siamo affatto sicuri che il peccato esista. Esiste l’infrazione della legge, ma tutto ciò che la legge non proibisce non ha bisogno di essere perdonato. Se l’aborto e il divorzio sono consentiti dalla legge, perché non li si può fare? Infatti non si capisce perché mai la Chiesa insista a dire che, se uno li fa, non può accostarsi alla comunione, e nemmeno fungere da padrino per il battesimo e la cresima. Se l’eutanasia, com’è probabile, diventerà legale, non sarà che i preti ricominceranno con la storia che impedisce di fare la comunione?

È così! Facciamo fatica a credere che esista il peccato, cioè pensieri, parole, opere e omissioni intrinsecamente sbagliati, anche se nessuna legge umana li proibisce, perché vanno contro la legge di Dio, scritta nel profondo del cuore di tutti gli uomini, e che non possono essere sanati con una multa, con il carcere, con l’amnistia, o con un buon avvocato, ma soltanto con il perdono di Dio.


Attenzione! Non stiamo parlando degli “altri”, di quelli che non credono in Dio e in Gesù. Il paralitico di Cafarnao è un grande stimolo per noi credenti. Gesù, dice il Vangelo;, “vedendo la loro fede, disse al paralitico: Figlio, ti sono perdonati i peccati”, affermando così che la salute dello spirito è più importante di quella del corpo o, quanto meno, che è inutile sanare il corpo senza sanare lo spirito.

È questa la convinzione che siamo chiamati a riconquistare.
 In questo impegno dovremmo essere incoraggiati anche dall’osservazione della realtà che manifesta in modo sempre più evidente come i malesseri profondi dell’umanità non possono essere sanati dall’esterno senza sanare il cuore. Se infatti non c’è il nesso tra malattia e punizione divina, è però evidente quello tra male del corpo e male dello spirito. Da dove nascono, infatti, le grandi crisi, i grandi problemi e le grandi sofferenze dei nostri giorni se non dal fatto che ci si illude di sostituire i comandamenti di Dio, indelebili e intoccabili, con le sole leggi umane che qualsiasi autorità può scrivere a suo vantaggio e raggirare con facilità?

È necessario che noi cristiani ritroviamo l’impegno e la forza di testimoniare che non si deve rubare, non si deve mentire, non si deve uccidere, non si deve approfittare degli altri non perché c’è la legge umana che lo proibisce, o quando non è possibile farla franca, ma perché c’è un unico Signore che chiede alla nostra vita di essere come quella di Gesù: non un “sì” e “no”, ma soltanto un “sì”.
- don Tonino Lasconi -


Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto.
La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. 
Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancora rimarginata. 
In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. 
Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. 
Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione.

- san Giovanni Paolo II, papa -




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domenica 15 settembre 2019

Esame di coscienza sui Vizi Capitali - papa Benedetto XVI

Perdona Signore i nostri peccati di SUPERBIA: le azioni che cercano solo la lode e l'approvazione della gente, l'ambizione, la ricerca di potere e di notorietà.

Perdonaci per quando parliamo, diamo consigli, studiamo, lavoriamo, facciamo il bene solo in funzione di ciò che ne penseranno gli altri e per catturare la stima altrui.
Perdonaci per quando esibiamo con vanità la bellezza fisica e le qualità dateci da Dio.
Perdonaci per l'arroganza che nasce dalla superbia, per il desiderio di non dipendere da nessuno, e nemmeno da Dio, per il vittimismo con cui sappiamo darci sempre una giustificazione.
Rendici umili. L'umiltà è la virtù che elimina tutte le passioni perché in essa noi ci rendiamo disponibili ad essere aiutati da Dio.

Perdona Signore i nostri peccati di INVIDIA: l'ostilità, l'odio, l'idea che il male altrui possa essere bene per noi.
Perdona l'egocentrismo che ci impedisce di desiderare il bene per gli altri e ci rende incapaci di amare, il malcontento e i contrasti generati dall'invidia. Liberaci dal rancore, dal tormento interiore, dall'insoddisfazione.
Perdonaci quando vediamo tutto in funzione di noi stessi, quando non sappiamo mettere un freno ai desideri, quando chiamiamo l'invidia "sana competitività".
Perdona i cedimenti a una società che alimenta continuamente l'ambizione, l'avidità e la vuota curiosità.
Perdonaci quando desideriamo la roba d'altri e ci condanniamo all'infelicità.
Aiutaci a contrastare l'invidia con il dono quotidiano di noi stessi per i fratelli.

Perdona Signore i nostri peccati d'IRA: i turbamenti del cuore, i sentimenti di avversione verso i fratelli quando sentiamo colpito il nostro io, l'animosità eccitata, l'aggressività del corpo, la sete di vendetta.
Perdonaci quando l'ira soffoca la libertà, ci rende schiavi di noi stessi, toglie la pace interiore ed esteriore.
Perdonaci la tentazione di "farla pagare" a chi ci ha umiliato, il piacere perverso del "far del male a qualcuno", i giudizi taglienti e la gratuita durezza verso gli altri, le mille giustificazioni dell'ira.
Aiutaci a seguire la via suggerita dai padri: "il silenzio delle labbra pur nel turbamento del cuore", dato che "La medicina perfetta… sarà quella di essere prima di tutto ben persuasi che non ci è consentito adirarci mai e in nessun modo".

Perdona Signore i nostri peccati di ACCIDIA: il torpore, la pigrizia, l'abbattimento, la tristezza, la dipendenza e le crisi di astinenza da stimoli e piaceri esteriori che ci lasciano sempre tristi e vuoti.
Perdonaci per la noia che a volte proviamo nel pregare e che ci spinge a cercare distrazioni, o ci lascia soli a parlare con noi stessi.
Perdonaci quando l'accidia genera disgusto e noia per ogni attività sana e spirituale, per quando la stessa vita quotidiana si tinge di tristezza, svogliatezza, vittimismo e lagnanza.
Perdonaci per la vita senza scopo, il tempo perso e la fuga dall'impegno quotidiano.
Donaci il desiderio di reagire. 
Facci trovare una guida spirituale e fa' che accettiamo la disciplina dell'obbedienza, unica via per non essere sballottati come un corpo inerte in balia delle passioni.

Perdonaci Signore per i peccati di AVARIZIA: l'avidità, la brama di possedere, la fiducia smodata riposta nel denaro. 
Perdonaci se per avarizia lavoriamo di domenica, siamo disonesti, non diamo in elemosina, ci circondiamo di cose superflue.
Perdona le conseguenze terribili della fame di soldi: liti familiari, ansie e falsi timori, tradimenti, frodi, inganni, spergiuri, violenza e indurimento del cuore.
Perdonaci l'abitudine a essere insoddisfatti per ciò che abbiamo e bramosi di ciò che non ci è dato. Liberaci da lussi inutili, comodità e abitudini dispendiose.
Perdona le ingiustizie della società, le drammatiche disuguaglianze tra paesi ricchi e poveri, le guerre, i disumani sfruttamenti e l'inganno delle coscienze prodotto da un sistema di accumulo e consumo che fa di tutto per eccitare la brama di possesso.
Aiutaci a sottrarci all'influenza dei media e a fidarci di te, che rivesti i gigli del campo e non abbandoni gli uccelli del cielo.

Perdonaci Signore per i peccati di GOLA: il rapporto irrazionale con il cibo, i vizi del fumo, dell'alcool, delle droghe, la dipendenza che ci fa schiavi.
Perdonaci se scambiamo per la libera scelta ciò che è solo condizionamento dell'abitudine, delle mode, della pubblicità.
Perdonaci per la mente ottenebrata che si allontana anche dalla preghiera e dalle sane letture, per gli eccessi che ci rendono meno padroni di noi stessi e affievoliscono la capacità di autocontrollo.
Insegnaci la capacità dell'astinenza, che disintossica il corpo e la mente. Aiutaci a scoprire i piaceri sani della vita, per essere capaci di amare i fratelli con la libertà e la gioia con cui tu hai amato noi.

Perdonaci Signore per i peccati di LUSSURIA, che ci fanno schiavi del sesso, e per il disordine morale che mette a rischio persone, famiglie e società.
Perdona il cedimento a immagini proposte ad arte,a voci allusive, alla pornografia in video e in rete. 
Perdonaci la debolezza di fronte a piaceri tanto intensi quanto effimeri.
Perdona la mentalità diffusa che ci spaccia il disordine sessuale per conquista e fa credere che ogni istinto debba trovare immediata soddisfazioni. 
Facci comprendere che non è libero chi non ha il controllo di se stesso, chi si riduce al doppio gioco e alla menzogna, chi perde l'integrità morale e la pace, chi si chiude in se stesso.
Perdona i danni gravi nella società: per il sesso si litiga, si minaccia, si uccide; la libidine alimenta uno stile di vita fatuo, degenera spesso nella prostituzione, nel ricatto, nella pedofilia...
Aiutaci a custodire la castità nel cuore e nella mente, e a non avere rapporti sessuali prima o fuori del matrimonio, a evitare deviazioni e stravaganze. Insegnaci modestia e dignità nel vestire, custodisci sguardi e fantasie.
Aiutaci a riscoprire la meraviglia della sessualità secondo Dio, nella cornice dell'amore coniugale, nell'atmosfera di famiglia e di tenerezza dove il sesso non è profanato e svenduto ma è sacra partecipazione al dono della vita.

Schema tratto dalla penitenziale per i giovani in San Pietro alla presenza di papa Benedetto XVI
Fonte: Libreria Editrice Vaticana, 2007



«Dietro ai modi diversi di concepire la liturgia ci sono modi diversi di concepire la Chiesa, dunque Dio e i rapporti dell'uomo con Lui. 
Sono convinto che la crisi ecclesiale, in cui oggi ci troviamo, dipenda in gran parte dal crollo della liturgia». 

- Papa Benedetto XVI -




“La preghiera è un anelito, un sussulto del cuore, è un soffio che non sai da dove viene e non sai dove va. 
La preghiera è un incontro, a volte uno scontro, spesso un’attesa. 
E’ il pianto di Pietro al canto del gallo, è lo stabat di Maria ai piedi della croce. 
La preghiera è un attimo di eterno, è una scelta d’amore, è un bacio che accarezza un viso. 
La preghiera è un ricordo e un progetto, è un grido ed è silenzio. 
Sono le lacrime di chi piange per chi non piange, sono le suppliche della terra, le lodi della Chiesa. 
La preghiera è il nostro respiro, la nostra vita, il nostro tutto. 
Non c’è uomo che non prega, c’è solo un uomo che non sa pregare”.


- Papa Benedetto XVI -


Preghiera per la sera

Signore Gesù,
che fedelmente visiti e colmi con la tua Presenza
la Chiesa e la storia degli uomini;
che nel mirabile Sacramento del tuo Corpo e del tuo Sangue
ci rendi partecipi della Vita divina
e ci fai pregustare la gioia della Vita eterna;
noi ti adoriamo e ti benediciamo.
Prostrati dinanzi a Te, sorgente e amante della vita,
realmente presente e vivo in mezzo a noi, ti supplichiamo (……)
in attesa di vivere sempre in Te, nella Comunione della Trinità Beata.
Amen.

- Papa Benedetto XVI -



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martedì 13 agosto 2019

Il punto nero – Card. Gianfranco Ravasi

Un maestro indù mostrò un giorno ai discepoli un foglio di carta con un puntino nero nel mezzo. «Che cosa vedete?», chiese. Ed essi: «Un punto nero!». «Come? Nessuno di voi è stato capace di vedere il grande spazio bianco tutt'attorno?».        
              
Alle porte di una chiesa milanese, dove sosto uscendo per qualche momento dal frastuono della via, trovo alcune copie del bollettino parrocchiale. 
Ne prendo una e leggo queste pagine limpide e semplici. 
C'è un articolo molto bello del parroco: egli parla alle giovani coppie che si sono preparate con lui alla celebrazione del loro matrimonio.  
M'imbatto, così, in questo apologo orientale e mi è facile proporlo a tutti i miei lettori per una riflessione semplice ma significativa e forse necessaria. Passiamo, infatti, la vita a scovare le pagliuzze negli occhi altrui, a lamentarci per le piccole amarezze dell'esistenza, a elencare puntigliosamente tutto quello che non va nella società, nella Chiesa, nel mondo. 
Lo sguardo è sempre proteso ai puntini neri che costellano il cielo della storia. 
Ma non ci accorgiamo quasi mai del tanto, anzi, dell'immenso candore che c'è nelle anime, dell'amore che in  ogni istante è nascostamente donato, della bontà, della giustizia, della verità che pure popolano i nostri giorni e la nostra terra. 
Certo, non si deve volteggiare nell'orizzonte di un ottimismo di maniera, perché il male esiste ed è sempre attivo. 
Ma aveva ragione lo scrittore Joseph Conrad quando nel suo romanzo L'agente segreto (1907) denunciava «la macchia di quel rassegnato pessimismo che corrompe il mondo». 

«Non abbiate paura - ci ripete Cristo - perché io ho vinto il mondo» ed è questa l'ultima parola della storia.

- Card. Gianfranco Ravasi -
Fonte: Avvenire, Il Mattutino


“Siamo una Chiesa di peccatori; e noi peccatori siamo chiamati a lasciarci trasformare, rinnovare, santificare da Dio”, ha detto Papa Francesco. 
“C’è stata nella storia la tentazione di alcuni che affermavano: la Chiesa è solo la Chiesa dei puri, di quelli che sono totalmente coerenti, e gli altri vanno allontanati. 
Ma questa era una eresia. No! La Chiesa, che è santa, non rifiuta i peccatori; al contrario li accoglie, è aperta anche ai più lontani, chiama tutti a lasciarsi avvolgere dalla misericordia, dalla tenerezza e dal perdono del Padre, che offre a tutti la possibilità di incontrarlo, di camminare verso la santità. 
‘Mah! Padre, io sono un peccatore, ho grandi peccati, come posso sentirmi parte della Chiesa? ‘. Caro fratello, cara sorella, è proprio questo che desidera il Signore; che tu gli dica: ‘Signore sono qui, con i miei peccati. Perdonami, aiutami a camminare, trasforma il mio cuore! ‘. 
Nella Chiesa, il Dio che incontriamo non è un giudice spietato, ma è come il Padre della parabola evangelica. Puoi essere come il figlio che ha lasciato la casa, che ha toccato il fondo della lontananza da Dio. 
Quando hai la forza di dire: voglio tornare in casa, troverai la porta aperta, Dio ti viene incontro perché ti aspetta sempre, Dio ti abbraccia, ti bacia e fa festa. 
Il Signore ci vuole parte di una Chiesa che sa aprire le braccia per accogliere tutti, che non è la casa di pochi, ma la casa di tutti, dove tutti possono essere rinnovati, trasformati, santificati dal suo amore, i più forti e i più deboli, i peccatori, gli indifferenti, coloro che si sentono scoraggiati e perduti”.
“C’è una celebre frase dello scrittore francese Leon Bloy”, ha detto il Papa, “negli ultimi momenti della sua vita diceva: ‘C’è una sola tristezza nella vita, quella di non essere santi’. 
Non perdiamo la speranza nella santità, percorriamo tutti questa strada. Vogliamo essere santi? 
Tutti?”




 Donare un sorriso

Rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve
Senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante,
Ma il suo ricordo rimane a lungo.
Nessuno è così ricco
Da poterne fare a meno
Né così povero da non poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia,
Da sostegno nel lavoro
Ed segno tangibile di amicizia.
Un sorriso dona sollievo a chi è stanco,
Rinnova il coraggio nelle prove,
E nella tristezza è medicina.
E poi se incontri chi non te lo offre,
Sii generoso e porgigli il tuo:
Nessuno ha tanto bisogno di un sorriso
Come colui che non sa darlo.



Preghiera per la sera

Come i due discepoli del Vangelo, 
ti imploriamo, Signore Gesù: rimani con noi! 
Tu, divino Viandante, 
esperto delle nostre strade 
e conoscitore del nostro cuore, 
non lasciarci prigionieri delle ombre della sera. 
Sostienici nella stanchezza, 
perdona i nostri peccati, 
orienta i nostri passi sulla via del bene. 
Benedici i bambini, i giovani, gli anziani, 

le famiglie, in particolare i malati. 
Benedici i sacerdoti e le persone consacrate. 
Benedici tutta l'umanità. 
Nell'Eucarestia ti sei fatto "farmaco d'immortalità", 
dacci il gusto di una vita piena, 
che ci faccia camminare su questa terra 
come pellegrini fiduciosi e gioiosi, 
guardando sempre al traguardo della vita che non ha fine. 
Rimani con noi, Signore! 

Rimani con noi! Amen

- san Giovanni Paolo II, papa -
Preghiera di Giovanni Paolo II per l'Anno Eucaristico 2004




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martedì 23 aprile 2019

Il buio interiore

Ilaria, una pia casalinga di mezz'età di quella città, benestante, era convinta di essere una persona onesta e virtuosa. Lo si intuiva non solo dalle conversazioni che aveva con le sue amiche, ma anche dall'atteggiamento. Sosteneva che tutti i mendicanti erano dei fannulloni e che non bisognava dar loro retta, evitava certi individui ritenuti da lei troppo volgari, frequentava i primi posti della chiesa parrocchiale e chiacchierava con alcune sue amiche sui molti difetti che trovava disdicevoli in persone di sua conoscenza.
Si era iscritta anche ad una associazione in difesa degli animali abbandonati e ad un ente morale per la salvaguardia del pubblico pudore. Intimamente, però, non era soddisfatta. 
Non riusciva a capire perché cadeva in certe forme di depressione, nonostante le sue molteplici attività filantropiche.
Su consiglio di una sua amica, andò a trovare il saggio Elia e gli spiegò la sua situazione.

Elia le diede un libro da leggere : era una biografia di madre di Teresa di Calcutta. Si fece promettere la restituzione.

Dopo averlo letto, Ilaria ritornò dal saggio dicendogli:

- Questo libro mi ha sconvolta. Sono ancora più depressa di prima e non capisco ancora perché. - 
Allora Elia le prestò un altro libro: "Storia di un'anima" di Teresa di Lisieux, raccomandandole la lettura a qualsiasi costo.
Quando Ilaria venne per restituirlo, riferì al saggio che il libro l'aveva ancora più sconvolta. Poi Elia le diede una copia del Vangelo facendosi promettere una lettura molto attenta.

Così fece, ma quando ritornò per restituirgli il libro, gli disse che non trovava più pace, rimpiangendo il passato in cui si sentiva a posto con la coscienza. Allora Elia le disse:

- Entra in quella stanza e dimmi se è pulita!

Ilaria aveva sentito parlare delle sue stranezze, ma questa era veramente assurda per lei.
Fece come le disse, ma siccome i balconi erano socchiusi, accese la luce. Guardò attorno, scrutò la superficie della scrivania e vide che c'era polvere.
- Te la sentiresti di eliminare tutta la polvere di questa stanza? - le chiese Elia.
Ilaria fu per un momento esitante, poi esclamò:
- Certo! La farò diventare come uno specchio!
E si mise all'opera: lo spazio era piccolo con pochissimi mobili. Non fu difficile per lei spazzare, strofinare e ripassare tutto.
Poi chiamò fieramente Elia, il quale osservò attorno attentamente e disse:
Ti ringrazio. Comunque è rimasta ancora della polvere che tu non vedi!
Ilaria, sbigottita, osservò meglio i mobili, il pavimento, ogni angolo e il davanzale. Poi disse, un po' irretita:
- No! So fare le pulizie io! ...Non c'è più polvere in questa stanza!
Elia spense la luce dicendole:
- Osserva in quella direzione e avvicinati!
- Vedo un raggio di luce... - disse.
- Avvicinati al raggio e dimmi cosa vedi! - l'esortò il saggio.
Ilaria vide il pulviscolo ben illuminato da quel raggio di sole. - Allora c'è ancora polvere? - chiese Elia. Poi aggiunse:
- Vedi..è un po' quello che succede al nostro animo. Ci illudiamo di averlo pulito, ma quando un raggio di verità filtra nel buio interiore, vediamo ciò che prima non volevamo vedere!
Ilaria tornò a casa. Dopo qualche settimana di riflessione su ciò che le era accaduto, smise di chiacchierare sui difetti degli altri e cambiò atteggiamento.
Così guarì anche dalla depressione.
E' più difficile scoprire i propri difetti che quelli degli altri.


"Va’ dal tuo confessore, aprigli il tuo cuore; esponi a lui tutti i recessi della tua anima; fa’ tesoro del consiglio che egli ti darà con la massima umiltà e semplicità. 
Perché Dio, che ha un amore infinito per l’obbedienza, rende sovente proficui i consigli che ascoltiamo dagli altri, ma soprattutto da quelli che sono le guide delle nostre anime".


- San Francesco di Sales - 


O Padre, sei indulgente verso colui che si riconosce peccatore.
O Padre noi ritorniamo a Te con umiltà. 
Tu ci purifichi dalle cattive abitudini, sei indulgente verso colui che si riconosce peccatore. 
Ascolti il pianto di coloro che hanno i ceppi ai piedi, ci liberi dalle catene con cui siamo imprigionati da noi stessi.

- Sant’Agostino -





Resta con noi Signore 

Tu che vieni come luce
per accompagnarci lungo un cammino di fatica e di speranza.
Resta con noi, Signore,
quando i dubbi contro la fede ci assalgono
e lo scoraggiamento atterra la nostra speranza.
Quando l'indifferenza raffredda il nostro amore,
e la tentazione sembra troppo forte.
Quando qualcuno deride la nostra fiducia,
e le nostre giornate sono piene di distrazioni.
Quando la sconfitta ci coglie di sorpresa
e la debolezza invade ogni desiderio.
Quando ci troviamo soli, abbandonati da tutti,
e il dolore ci porta alle lacrime disperate.
Signore, nella gioia e nel dolore,
nella vita e nella morte, resta con noi!

- Padre Maior -







Buona giornata a tutti. :-)