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venerdì 2 giugno 2017

La santità invisibile dell'asinello - Massimo Arrighi

Quando troppi pensieri affollano il cuore e la mente, pare che l’aridità prenda il sopravvento.
Afferràti da tanti impegni e obblighi ci sentiamo prigionieri come mosche nella tela del ragno, ma più tentiamo di fuggire, di liberarci… più ne rimaniamo invischiati.
Il lavoro, gli impegni burocratici quotidiani….corri a sbrigare una scadenza in banca…un versamento alla posta…una attesa dal medico…un guasto alla macchina….anche la spesa diventa una impresa…e ci mancava anche il ricaricare i telefonini….prendi i figli da scuola…portali in palestra…prepara da mangiare (e qui le donne sono messe a dura prova)…tieni a posto la casa….controlla il tuo conto in banca…confròntati con i figli…rispondi alle telefonate….tieni sotto controllo la tua salute….
Insomma….corri di qua e scappa di là, non abbiamo più tempo per fermarci e pensare a noi stessi, non abbiamo più tempo per fermarci e guardare in faccia le persone, dialogare, confrontarci, conoscere a fondo il cuore di chi ci sta accanto, anche di chi vive in casa con noi.
Diventiamo estranei l’uno con l’altro, salvo rifugiarci in quel mondo virtuale che è facebook che fa sembrare “amici” persone assolutamente sconosciute.
Ci assale l’ansia, diventiamo precipitosi, superficiali, incapaci di pensare coerentemente, schiavi delle nostre preoccupazioni, tutto ci appare complicato, senza soluzioni immediate.
Il nostro cuore è diventato così inquieto e nello steso tempo tanto arido che non riusciamo più a trovare in esso alcuna tenerezza.
E al nostro sguardo, così spesso impaziente, insofferente e diffidente, sfugge l’essenzialità della vita, il piacere del semplice scorrere quotidiano di quell’ esistenza fatta di piccoli gesti, di ingenui e semplici atti di amore.
Non ci accorgiamo più di tutta quella gente umile e silenziosa che attraversa le nostre giornate….gente che non va cercando il chiasso ed il consenso delle piazze, persone la cui logica intima dell'accogliere e del custodire si oppone alla logica della potenza, della scena pubblica da conquistare.
Sono tutte quelle persone “in penombra”, inosservate, che non appaiono ma danno senso alla vita….persone che non amano mostrarsi in alcun modo, che non cercano la fama e delle quali non si parla, ma senza le quali la nostra vita sarebbe ancor più ardua e difficile.
Vi ricordate  “La Domenica delle Palme”? La Domenica che ricorda l’accoglienza festosa che gli abitanti di Gerusalemme riservano all’ingresso trionfale di Gesù in città.
La scena cambierà velocemente e dall’accoglienza osannante si passerà alle ingiurie, alle offese, alle dolorose ferite e alla condanna a morte richiesta con urla piene di odio.
Ma mi piace fermare l’attenzione su quanto precede l’ingresso festoso di Gesù in Gerusalemme.
Il Maestro manda i suoi discepoli a prendere l’asinello sul quale Egli siederà.
Sono senza nome coloro i quali mettono a disposizione l’asinello di cui si servirà Gesù (Mc.11,2)…
….sono senza nome e senza volto quelli che sulla strada si fidano dei due discepoli che sciolgono l’animale (Mc.11,6)….
….sconosciuta è quella famiglia che sta dietro la porta vicino alla quale è legato l’asinello(Mc.11,4)…
Sono, costoro, tutti coloro che rappresentano gli umili servitori che vivono esperienze ordinarie, semplici, casa e lavoro, che non fanno nulla di sublime, ma che semplicemente fanno quello che sono chiamati a fare e che è giusto che facciano.
Con generosità, con il cuore in mano, senza mettersi in mostra, senza attendere alcun contraccambio.
“Questa gente forse abita il mio palazzo, il mio quartiere, la mia stessa casa. E’ il Regno che avanza sugli asinelli e non tra i fumi degli incensi, non nelle grandi adunate di folla ma sulle spalle di tanta santità invisibile .”
Sono le persone di cui il Signore ha bisogno, così come si esprimono i due discepoli alla domanda a chi dovesse servire l’asinello :
“Il Signore ha bisogno!”
Il Signore ha bisogno del mio “poco”!
E con quel “poco” fa cose straordinarie.
Allora l’augurio che rivolgo a tutti voi ( e a me per primo) è di non vivere la vita in modo precipitoso e superficiale.
Liberiamoci dall’ansia del troppo fare, dall’ansia di sentirsi indispensabili perché così corriamo il rischio che ci sfuggano moltitudini di sorgenti di senso e di felicità.
Cerchiamo di riempire di luce, di tenerezza, di generosità le realtà che ci vengono incontro dal grigio quotidiano in modo che la nostra vita possa esserne trasformata.
L’augurio di una commensalità quotidiana (che non è necessariamente la tavola da pranzo ma “lo spezzare e consumare insieme il pane della vita”) sempre gioiosa, nonostante tutto, con le persone che ci onorano della loro amicizia e del loro affetto.
L’augurio di stupirci ogni giorno della bellezza degli affetti, di stupirci quando qualcuno ci dice “caro” o “ti voglio bene”.
Concludo l’augurio con una bella preghiera di Pietro di Celle
(teologo francese, 1115-1183)

- Vostro servo in Cristo, d. Massimo - 



Ti ringrazio, Signore,
perché vieni sull’asinello e non sui cherubini,
vieni nell’umiltà non nella grandezza.
Vieni nelle fasce non nell’armatura di un guerriero,
vieni nella mangiatoia non nelle nubi del cielo,

fra le braccia di tua Madre
non sul trono della tua maestà.
Vieni sull’asina e non sui cherubini,
tu vieni verso di noi non contro di noi,
vieni per salvare non per giudicare,
per visitarci nella pace non per condannare nel furore.
Se vieni così, Signore Gesù,
invece di fuggirti noi correremo verso di te.


- Pietro di Celle - 

(teologo francese, 1115-1183)



Buona giornata a tutti. :-)




domenica 3 luglio 2016

C’è qualcuno lassù? . Don Ferrero Bruno

Era una famigliola felice e viveva in una casetta di periferia.
Ma una notte scoppiò nella cucina della casa un terribile incendio.
Mentre le fiamme divampavano. genitori e figli corsero fuori.
In quel momento si accorsero, con infinito orrore, che mancava il più piccolo, un bambino di cinque anni.
Al momento di uscire, impaurito dal ruggito delle fiamme e dal fumo acre, era tornato indietro ed era salito al piano superiore.
Che fare? Il papà e la mamma si guardarono disperati, le due sorelline cominciarono a gridare.

Avventurarsi in quella fornace era ormai impossibile...
E i vigili del fuoco tardavano.
Ma ecco che lassù, in alto, s'aprì la finestra della soffitta e il bambino si affacciò, urlando disperatamente: "Papà! Papà!".
Il padre accorse e gridò: "Salta giù!".
Sotto di sè il bambino vedeva solo fuoco e fumo nero, ma senti la voce e rispose: "Papà, non ti vedo...".
"Ti vedo io, e basta. Salta giù!" Urlò, l'uomo.
Il bambino saltò e si ritrovò sano e salvo nelle robuste braccia del papà, che lo aveva afferrato al volo.
Non vedi Dio. Ma Lui vede te. Buttati!

(don Bruno Ferrero)



Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò ad aprire e vide che non c'era nessuno. 

 - Martin Luther King - 


Cari Amici miei,
abbiate la forza ed il coraggio di assumervi un po’ delle sofferenze altrui.
Fate entrare i loro sentimenti e i loro pensieri nelle vostre viscere che sono il luogo privilegiato per accogliere e condividere le emozioni, le passioni, i timori, le difficoltà, le tristezze e gli affetti del prossimo.
Ma fate diventare le vostre viscere luogo di accoglienza non solo delle preoccupazioni e dei dolori ma anche delle vittorie, delle gioie, delle felicità, dei sogni e delle esperienze piacevoli di chi vi è vicino.
Cominciate almeno da chi vi è più vicino e che senza accorgervene trascurate per abitudine.
Vi dico questo perché questo comportamento prima di portare beneficio al prossimo beneficherà voi stessi modificando il vostro modo di essere e rendendovi persone piacevoli e migliori….in una parola “misericordiose”.
Se volete cambiare il mondo sappiate che potete cominciare da qui, da voi stessi, allenandovi ad avere uno sguardo che entra e scruta gli invisibili sentimenti delle persone, vedendo anche aldilà delle apparenze.
Perché dal vostro modo di essere misericordiosi scaturiranno tutte le molteplici opere di misericordia, che sono diverse e tante a secondo della diversità delle persone alle quali rivolgerete la vostra attenzione e delle circostanze in cui vi troverete.

Vi abbraccio.

- Massimo Arrighi - 
(diacono della Diocesi di Lecce)



Benedizione della Famiglia

O Gesù, volgi lo sguardo tuo su questa famiglia
e colmala di benedizioni celesti e temporali,
e santificala nel tuo Nome!
Sostieni Tu la salute della mamma 
affinché abbia la forza di sostenere 
il peso dell’educazione dei figli.
Accresci forza e vigore al papà, 
affinché nelle sue attività sia sempre sano 
e cresca nella sua interiore pietà.
La casa sia un tempio del tuo amore 
dove Tu regni e sia piena di pace e di carità.
Crescano come fiori del tuo altare i figli;
siano lontane da loro 
le insidie ed incursioni dello spirito maligno.
Così sia.

Testo tratto dagli scritti 
del Servo di Dio don Dolindo Ruotolo




























Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it


lunedì 15 dicembre 2014

E Giuseppe raccontò - Franco Signoracci

Ricordo bene quella notte, quando l'angelo entrò nel mio sogno.
Era l'ora più buia, quando il giorno trascorso è già dimenticato e l'alba nuova è ancora lontana. Io dormivo profondamente e nei miei sogni c'erano tante storie: immagini strane si mischiavano e si inseguivano tra di loro, come spesso accade. Poi, ad un tratto, anche nei miei sogni ci fu silenzio e buio, e apparve un puntino luminoso che diventava sempre più grande, come la lampada di una barca quando si avvicina di notte alla riva.
Capii subito che quello non era un sogno come gli altri: quella luce era un angelo!
E l'angelo parlò.
E mi raccontò di Maria, del bambino, delle difficoltà che avremmo incontrato: "Non temere", mi disse, "starò sempre con voi!".
Mi svegliai di colpo: non ero spaventato, ma quella apparizione mi aveva turbato. Sentivo caldo nel chiuso della mia stanza; dovevo uscire a prendere aria, a pensare un poco a quelle parole. Infilai i sandali e andai a sedermi su di un sasso, poco lontano dalla casa, in una posizione elevata.
Sotto di me c'era tutto il paese addormentato. Sopra di me il cielo stellato e la luna, che tramontava all'orizzonte.
Pensavo di essere solo, poi mi accorsi che non lontano da me c'era un gregge di pecore, custodito da due pastori: i due uomini vegliavano accanto alle braci di un fuoco quasi spento. Poi, tra le case del paese, si aprirono alcune porte e vidi uomini uscire in silenzio: erano i pescatori, che partivano a notte fonda per andare al lago di Tiberiade. Vidi anche un altro uomo uscire dal villaggio, conduceva due asini che avevano anfore legate ai fianchi: andava a prendere l'acqua. Infine, mentre il cielo a oriente si faceva più chiaro, vidi uscire i primi contadini. "Ecco", pensai tra me, "per tutta questa gente, per tutti noi verrà il bambino!" E sentii una grande pace nel cuore.


- Franco Signoracci -
Da: “La notte più bella”






Dal Natale nasce una famiglia. È la festa di oggi: la famiglia di Gesù, santa perché Sua. Non si diventa familiari di Dio per diritto; non è un’eredità; non è mai un possesso. È la famiglia di coloro che lo hanno accolto nella fede, che da lui ricevono il potere di diventare figli di Dio.
È una famiglia larga, di uomini e donne veri, di fratelli più piccoli di Gesù, di peccatori perdonati, di uomini qualsiasi chiamati a seguirlo. È quella discendenza enorme che compone il cielo stellato promesso ad Abramo.
La liturgia ci presenta la Santa Famiglia di Nazareth. Cosa vuole insegnarci? Che il bambino Gesù ne è il centro, il cuore, il motivo dell’amore. Come dire che senza Gesù, e senza averlo preso con sé, non ci sarebbe stata quella famiglia, si sarebbe rotta al suo nascere.
Prendiamo Gesù con noi e saremo salvi. Prendiamo Gesù con noi e sapremo vivere assieme, in famiglia e con gli altri. Accogliamo la parola dell’Angelo, il Vangelo, e sapremo percorrere le vie della vita, sapremo evitare i pericoli, e comunque trovare il nostro Egitto, il nostro rifugio, anche se ci costa.


- Papa Benedetto XVI -



“Mentre ci prepariamo al Natale,
è importante che rientriamo in noi stessi 
e facciamo una verifica sincera
sulla nostra vita. 
Lasciamoci illuminare da un raggio 
della luce che proviene da Betlemme, 
la luce di Colui che è ‘il più Grande’ 
e si è fatto piccolo,
‘il più Forte’ e si è fatto debole”.

- Dal Magistero di papa Benedetto XVI -




Voglio soffermare la vostra attenzione su un particolare che si riferisce alle feste di Natale, cioè tutte quelle giornate nelle quali si prepara la tavola per mangiare insieme ad amici e parenti.
Non affannatevi a presentare cibi inconsueti, speciali e straordinari....
Non esagerate cercando la perfezione e la originalità delle tovaglie, dei segnaposti, dei decori, dei colori che caratterizzeranno la tavola della festa.
Dico "non affannatevi" e non "esagerate".
Preparate la tavola attenendovi alle regole della semplicità ed alle norme dell'ospitalità.
Sapete?
Anche questo piccolo gesto, semplice, sobrio ed essenziale fatto nello spirito della familiarità, può diventare Vangelo.
Perché tutto dipende dallo spirito giusto che ignori la febbre della riuscita, la ricerca del consenso, il bisogno della riconoscenza che cerca il ricambio.
La bella tavola apparecchiata sparirà un giorno dalla memoria, mentre resterà impressa per sempre nella mente la sincera, spontanea e schietta accoglienza fatta con il cuore. 

-  Massimo Arrighi -
Diacono della Diocesi di Lecce




Buona giornata a tutti. :-)





sabato 8 novembre 2014

Il granellino di sabbia

Un’onda portò tra le valve di un'ostrica un granellino di sabbia. 
L’ostrica si scosse infastidita, ma non riuscì in alcun modo ad espellerla. 
Anzi, più si muoveva, più l’intruso si insinuava in profondità e la tormentava.
L’ostrica iniziò a preoccuparsi: il granellino di sabbia la irritava e le prudeva. 
La poveretta non riusciva neppure più a dormire e passava il tempo a lamentarsi.
Le stelle marine, i granchi e i ricci di mare, le dicevano:
"Non agitarti!....Non vedi che non c’è nulla da fare?"
Ma lei...niente! 
Continuava a sbuffare, ad avere l'aria depressa, diceva che nessun altro soffriva come lei, che il destino era stato cattivo nei suoi confronti. 
Cercava a tutti i costi la comprensione degli altri dichiarandosi afflitta, sconsolata, abbandonata ed incompresa.
Così accadde che con il passar del tempo nessuno più la poteva sopportare.
Afferrata dall'ansia, l'ostrica si chiuse in sé stessa e cadde nella depressione.
Ma infine, vedendo che tutta la sua ansia e la sua agitazione non avevano fatto altro che peggiorare le cose, si mise il cuore in pace.
Pensò:"Se faccio finta di nulla sto bene per un po' ma prima o dopo il granellino si farà sentire....Proverò ad affrontarlo, accettarlo e a farlo entrare nella mia vita".
Si fece forza, trovò dentro di sé un angolino per quell’ospite scomodo e gli disse:
"Sta bene! Se non posso mandarti via, d’ora in avanti ti tratterò come un ospite speciale!"
L’ostrica, da quel giorno, non solo s’accorse che il granellino di sabbia non le faceva più male e non la infastidiva più, ma sentiva anche che qualcosa di raro e prezioso cresceva dentro di lei. 
Protetta dalla conchiglia, infatti, l'ospite considerato una volta fastidioso stava diventando una bellissima perla liscia e splendente.







Così anche noi tanto spesso ci lamentiamo senza fine per ogni difficoltà e dolore che si insinua inevitabilmente nella nostra vita.
Ci agitiamo anche per problemi di pochissimo conto, trasformandoli in drammi.
Sta a noi smettere di piangerci addosso e trovare la forza di convivere con le contrarietà, le complicazioni, gli ostacoli, le obiezioni e le contestazioni che affollano la nostra esistenza.
Convivere serenamente anche con la malattia.
Con il tempo scopriremo che, poiché Dio vuole per noi solo il nostro bene, tutto si trasforma in consolazione e letizia.
Ho conosciuto un giovane colpito da un male così detto "incurabile", che alle mie povere parole di conforto mi ha risposto:
"All'inizio mi sono ribellato...ho gridato al cielo contro questa ingiustizia. 

Ma poi ho capito che questo "male" è un dono prezioso perché mi ha permesso di comprendere la bellezza della vita ed accettare serenamente sorella morte"

- Massimo Arrighi - 
Diacono della Diocesi di Lecce





Che sia in questa vita o nell'altra non importa. 
L'importante sarà il modo in cui condurrai il tuo cuore, verso i confini della realtà.





Buona giornata a tutti :-)



domenica 28 settembre 2014

Cristiani terrestri – Madeleine Delbrel


Ci sono cristiani scalatori di paradiso e ci sono cristiani "terrestri". Questi aspettano che il paradiso discenda in loro e li scavi secondo misura. 
La misura del paradiso in noi è il compimento preciso e generoso del nostro dovere quotidiano.
Questo dovere che è il contrario di ciò che si potrebbe chiamare spirito di avventura, spirito di ricerca.
Esso libera alla visita di Dio la piccola particella di umanità che noi siamo e ci stabilisce in una legge di amore.
Compiere il proprio dovere quotidiano è accettare di rimanere dove si è, perché il regno di Dio giunga fino a noi e si estenda su questa terra che noi siamo.
E' accettare con un'obbedienza magnanima la materia di cui siamo fatti, la famiglia di cui siamo membri, la professione in cui lavoriamo, il popolo che è il nostro, il continente che ci circonda, il mondo che ci serra, il tempo in cui viviamo.
Perché il dovere di stato non è quell'obbligo meschino di cui si parla talvolta. E' il debito del nostro stato di essere carnali, di figli o di padri, di funzionari, di padroni, di operai, di commercianti; di francesi, di europei, di "cittadini del mondo", di uomini d'oggi.
E il saldo di questo debito, versato integralmente, soldo a soldo, ogni minuto, farebbe di noi dei giusti.
Sarebbe un lungo viaggio fare il giro del dovere così considerato.
Noi ci contenteremo di percorrerne, con lo sguardo, alcune tappe.

(Madeleine Delbrel)





Non basta sentire per dire anche di aver ascoltato. Non basta vedere per dire anche di aver guardato. Molte volte la verità è sotto i nostri occhi o l'ascoltiamo tutti i giorni ma siamo incapaci di riconoscerla. Un po' come dire che ogni giorno vedi tua moglie ma non è detto che riconosci ogni giorno con il tuo sguardo la donna che ami. Cristo ci educa ad ascoltare e a guardare, cioè a cogliere le cose nella loro profondità e non solo nella loro superficialità. 
Ma quando tu sai veramente quello che hai ascoltato o visto, non puoi più fare finta di niente. L'inferno è fare finta di niente. 

- Luigi Maria Epicoco -




La gioia vera viene da un’armonia profonda tra le persone, che tutti sentono nel cuore, e che ci fa sentire la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita. 

(Messa di chiusura dell'incontro delle famiglie a Roma, ottobre 2013)




Molte di queste belle cose sono sempre gratis per chi le riceve ma a volte costano per chi le mette in pratica....Abbracci, baci, sorrisi, amore costano il saper superare gli ostacoli che spesso ci impediscono di aprirci al nostro prossimo, la famiglia costa la fatica di saper tenere uniti i sentimenti nonostante i caratteri diversi, le belle dormite costano il saper abbandonare tristezze e preoccupazioni, i ricordi costano spesso lacrime....
Ma nonostante tutto esse ripagano ampiamente chi le pratica, donando la leggerezza del cuore nel vedere la gioia di chi le riceve.

- Massimo Arrighi - 
diacono diocesi di Lecce





Buona giornata a tutti :-)




venerdì 19 settembre 2014

Il giorno più bello della storia - Gianni Rodari

S’io fossi un fornaio
Vorrei cuocere un pane 
Così grande da sfamare
Tutta, tutta la gente
Che non ha da mangiare
Un pane più grande del sole
Dorato profumato
Come le viole 
Un pane così
Verrebbero a mangiarlo
Dall’India e dal Chilì
I poveri, i bambini 
i vecchietti e gli uccellini
Sarà una data da studiare a memoria:
un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia.


- Gianni Rodari - 



Il superfluo si misura dal bisogno degli altri.

- San Giovanni XXIII, papa - 



Se abbiamo un pensiero che ci tormenta, una situazione che ci rende infelici, un pericolo che ci dà timore, se dobbiamo agire e ciò ci crea ansia, quando non sappiamo più se è meglio tacere o parlare, reagire o attendere... invochiamo Dio di venire presto in nostro aiuto.
Voi tutti non disperate quando vi pare di non essere ascoltati! 
Egli non ha mai disdegnato colui che lo supplica di aiutarlo.

Massimo Arrighi, diacono presso la Diocesi di Lecce




La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. 
Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive.

- Banana Yoshimoto -
da “Un viaggio chiamato vita”




Buona giornata a tutti. :-)