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domenica 8 settembre 2019

Vi benedico - don Tonino Bello

Vi benedico da un altare scomodo,
ma carico di gioia.
Vi benedico da un altare coperto da penombre,
ma carico di luce.
Vi benedico da un altare circondato da silenzi,
ma risonante di voci.
Sono le grazie, le luci, le voci dei mondi,
dei cieli  e delle terre nuove che,
con la Risurrezione,
irrompono nel nostro mondo vecchio e lo chiamano a tornare giovane.

Amen! Alleluia!
- don Tonino Bello -



Benedizione

La strada vi venga sempre dinanzi
e il vento vi  soffi  alle spalle
e la rugiada bagni sempre l’erba
su cui poggiate i passi.
E il sorriso brilli sempre
sul vostro volto.
E il pianto che spunta
sui vostri occhi
sia solo pianto di felicità.
E qualora dovesse trattarsi
di lacrime di amarezza e di dolore,
ci sia sempre qualcuno
pronto ad asciugarvele.
Il sole entri a brillare
Prepotentemente nella vostra casa,
a portare tanta luce,
tanta speranza e tanto calore.


- Don Tonino Bello -

"Vi auguro la scoperta di Dio nelle cose più belle che Lui ci dona nella natura, l'intuire la Sua presenza che fa miracoli ogni giorno e che noi non sappiamo cogliere...
Perchè voi siete molto consumatori di sacralità, di sacro, ma poco protagonisti di santità e la santità la possono raggiungere anche i laici. 
Gesù Cristo vi dia tanta voglia di scoprire la santità delle cose, la santità del mare, la bellezza della terra, dei vostri giardini, dei prati, delle pareti delle scuole! 
Tanti auguri ragazzi!"

 - Don Tonino Bello -



Se la fede ci fa essere credenti, e la speranza ci fa essere
credibili, è solo la carità che ci fa essere creduti.


- Don Tonino Bello -


Buona giornata a tutti. :-)


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martedì 18 dicembre 2018

Come Maria abbraccia il suo bambino, abbraccio anzitutto il bambino ferito in me - Anselm Grün

Abbracciare il bambino

La psicologia parla oggi del bambino interiore. Ognuno ha in sé un bambino ferito e un bambino divino. 
A Natale guardiamo soprattutto al bambino divino che è in noi. Ma possiamo ritrovare il bambino divino, che è in noi, solo quando ci riconciliamo prima con il bambino ferito che è in noi. 
Perché quest’ultimo grida sempre quando oggi siamo abbandonati, discriminati, ignorati. 
Nelle raffigurazioni di Natale, Maria tiene amorevolmente nelle sue braccia questo bambino divino. In modo simile desidero invitarti a compiere un rito, che ti faccia percepire nell’intimo il mistero del divin bambino. 

Mettiti in piedi diritto e tieni le mani incrociate sul petto.
Come Maria abbraccia il suo bambino, abbraccio anzitutto il bambino ferito in me. 

Abbraccio in me il bambino abbandonato, 
il bambino ignorato, 
il bambino affaticato, 
il bambino discriminato, 
il bambino svergognato, 
il bambino ridicolizzato, 
il bambino trascurato, 
il bambino rifiutato. 

E mi immagino come se sotto al bambino ferito ci fosse in me il bambino divino. Lì, dove il bambino divino è in me, sono libero dalle attese e dalle opinioni degli altri uomini. 
Sono sano e integro. 
Nessuno mi può ferire. 
Vengo in contatto con l’immagine originaria e singolare di Dio in me. 
Non devo dimostrare le mie capacità. 
Posso essere semplicemente me stesso. 
Sono puro e limpido. 
I sensi di colpa non hanno alcun accesso. 
E sono a casa presso me stesso. Assapora il divino bambino che è in te e senti la pace e l’amore che ne discendono e riempiono tutto il tuo essere corporeo.

- Anselm Grün -
Da: “Andare incontro al Mistero - Pensieri e auguri per il tempo di Natale", ed. Messaggero Padova pagg 18, 19, 20, 21



Possa l'amore di Dio, che in Gesù Cristo ha preso volto umano, penetrare sempre più profondamente nel tuo cuore e riempirti di gioia, pace, fiducia, speranza e amore.

- Anselm Grün -



Benedizione 

Natale è alle porte. 
Dio volga il tuo spirito 
lontano da tutte le faccende, 
che devi ancora sbrigare. 
Egli apra il tuo cuore al mistero, 
che fra pochi giorni celebreremo. 
A Natale Dio vuole celebrare con te un nuovo inizio, 
poiché il suo figlio Gesù Cristo nasce da Maria. 
Presenta dunque a Dio ciò che è vecchio e logoro, 
perché egli te ne liberi. 
Presentagli la tua colpa: 
tutto ciò che in quest’anno non era così buono. 
Possa Dio liberarti da tutto ciò che ti opprime, 
affinché Natale sia realmente un nuovo inizio. 
Ti faccia andare in modo nuovo verso le persone con cui festeggi il Natale. 
Riempia tutte le persone, 
che condividono le tue giornate, 
con lo spirito di un nuovo inizio. 
Liberi anche loro da tutto ciò che li opprime, 
e indichi loro, nella nascita di suo figlio, 
che non sono determinati dal proprio passato, 
bensì che Dio ogni giorno comincia in modo nuovo con noi; 
che il suo amore fa tutto nuovo in noi.

- Anselm Grün -



Buona giornata a tutti. :-)

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sabato 11 agosto 2018

La porta del morto - Essere dimora e Sede del Creatore - santa Chiara 11 agosto

Quasi tutte le case d'Assisi avevano due porte, che davano sulla strada in 
pen­dio. 
Una più grande e larga, con lo sca­lino basso; l'altra più piccola e stretta, con lo scalino altissimo. 
Le due porte, vicinissime tra loro, non stavano in simmetria sulla facciata, perché diverse di forma e di livello. 
Per uscire dalla porta maggiore, bastava fare un passo. Per uscire dalla porta minore, occorreva fare un salto. Mentre però la porta grande restava quasi sempre aperta a chi entrava e a chi usciva, la porta stretta restava sempre chiusa e nessuno vi passava. 
Era la cosiddetta «porta del morto, che si apriva soltanto per far passare la bara di chi usciva, piedi in avanti, dalla casa, per non farvi più ritorno. Un'usanza, leggermente superstiziosa; voleva che il morto non passasse dalla porta dei vivi, e, viceversa, impediva ai vivi di passare dalla porta del morto. Perciò si aveva ben cura di tenere la porta del morto sprangata fino a che non si desse la dolo­rosa necessità d'usarla. Neppur per errore un vivo doveva passar dalla porta del morto, per timore del malaugurio. Non solo dunque la porticina veniva solida­mente sprangata, ma tra un funerale e l'altro vi si accumulava contro ogni sorta di materiale. 
La casa dormiva, la sera della Domenica delle Palme, quando Chiara scese dalla sua camera e s'avviò, a tentoni, verso la porta del morto. Voleva uscire segretamente ed era certa di non incontrare nessuno sulla soglia di quella porta. 
Trovò l'apertura ingombra di molti attrezzi, che rimosse con le sue mani delicate. Quando fi­nalmente giunse ai chiavacci e alle sprangature si senti stanca. Con sforzo tentò di far scorrere i paletti della porta, ma i chiavacci le resistettero. 
Dalla morte del padre, la porta non era stata riaperta e i ferri arrugginiti non scorrevano più negli anelli. Chiara allora s'inginocchiò. 
Appoggiò la fronte al ferro della porta e rivolse a Dio una preghiera. Poi si rialzò sicura di sé. Sotto la sua mano i chiavacci scorsero senza un cigolio, come se fos­sero stati unti di fresco. 
La porta s'aprì senza stridere e apparve la strada, in basso, illuminata dalla luna. Pacifica di Guelfuccio, la fida com­pagna, l'attendeva in un angolo d'ombra. Chiara rimase un attimo dritta sull'alta soglia. Poi, senza neppure volgersi indietro, spiccò un salto leggero. 
Aveva oltrepassato la soglia del morto. 
Si era divisa irreparabilmente dalla famiglia. 
Non avreb­be fatto più ritorno alla sua casa. 
Chiara era per­duta. Chiara era morta. Chiara andava verso una altra vita.



BENEDIZIONE
Prima di morire, come già aveva fatto Francesco, Chiara benedice le sue Sorelle presenti e future indicando loro il cuore della vocazione cristiana e clariana, l’amore:
“…Siate sempre amanti di Dio, delle vostre anime e di tutte le vostre Sorelle, e siate sempre sollecite di osservare quanto avete promesso al Signore. Il Signore sia con voi sempre, e ora voi siate sempre con Lui. Amen” (FF2857)
Chiara ha compreso che l’amore riversato da Dio nel nostro cuore ci rende sempre più capaci di amare noi stessi, perché ci insegna a guardarci con i Suoi stessi occhi di misericordia e, allo stesso tempo, ci apre alla comunione con gli altri attraverso l’accoglienza e il perdono.




Essere dimora e sede del Creatore 

L’abbassarsi di Dio – osserva Chiara – non si è concluso con l’incarnazione, ma si compie ancora oggi nella vita dei credenti. 
Infatti l’Altissimo Signore del cielo e della terra, che la Vergine Maria portò nel suo grembo, prende ora dimora nel cuore di chi lo accoglie:

“Ecco, è ormai chiaro che, per la grazia di Dio, l’anima dell’uomo fedele è più grande del cielo, perché i cieli non possono contenere il Creatore, mentre la sola anima fedele è sua dimora e sede (…) come afferma la Verità stessa: Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò, e verremo a lui e faremo dimora presso di lui (Gv.14,21.23).
Come dunque la gloriosa Vergine delle vergini lo portò materialmente, così anche tu, seguendo le sue orme, specialmente quelle di umiltà e povertà, senza alcun dubbio lo puoi sempre portare spiritualmente nel tuo corpo…” 
(3^ lett. 21-26).




La benedizione di santa Chiara

Nel nome del Padre del Figlio
e dello Spirito Santo. 
Il Signore vi benedica
e vi custodisca. 
Vi mostri la sua faccia
e abbia misericordia di voi.
Volga verso di voi il suo volto
e vi dia pace.

Sorelle e figlie mie, e a tutte le altre che verranno e rimarranno nella vostra comunità, e alle altre ancora, tanto presenti che venture, che persevereranno fino alla fine negli altri monasteri delle povere dame.

Io Chiara, ancella di Cristo, pianticella del beatissimo padre nostro san Francesco, sorella e madre vostra e delle altre sorelle povere, benché indegna, prego il Signore nostro Gesù Cristo, per la sua misericordia e per l'intercessione della santissima sua genitrice, santa Maria, e del beato Michele arcangelo e di tutti i santi angeli di Dio, del beato Francesco padre nostro e di tutti i santi e le sante, che lo stesso Padre celeste vi dia e vi confermi questa santissima benedizione sua in cielo e in terra: in terra, moltiplicandovi nella grazia e nelle sue virtù fra i servi e le ancelle sue nella Chiesa sua militante; e in cielo, esaltandovi e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i santi e le sante sue.

Vi benedico nella mia vita e dopo la mia morte, come posso, con tutte le benedizioni, con le quali il Padre delle misericordie ha benedetto e benedirà i suoi figli e le sue figlie in cielo e sulla terra, e con le quali il padre e la madre spirituale ha benedetto e benedirà i figli suoi e le figlie spirituali.

Siate sempre amanti delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, e siate sempre sollecite nell'osservare quelle cose che avete promesso al Signore.

Il Signore sia sempre con voi e voglia il Cielo che voi siate sempre con lui.

Amen.



Buona giornata a tutti. :-)



martedì 26 settembre 2017

Amore e comunione - Mariano Magrassi ofb

Dedichiamo brevemente attenzione ai gesti quotidiani che esprimono l'agàpe (amore) e costruiscono la koinonia (comunione). 
Al primo posto metterei una capacità infinita di comprensione e perdono. 
Non sta insieme una comunità dove i componenti non sono pronti a perdonarsi.
Bisogna anzitutto capire gli altri e accettarli come sono. Prendere i fratelli come Dio ce li manda e poi entrare in ciascuno, a partire da un gesto, da una parola, con una forte carica di simpatia, in modo da uscirne con la sua immagine, vera e non deformata. 
Spesso i pregiudizi fanno da schermo, si interpongono tra noi e i fratelli. Un filosofo ha definito la carità «l'attenzione prestata all'esistenza altrui».
Un altro elemento, importante per la comunione, è la prontezza a donarsi sulla linea del servizio. 
Un servizio che anzitutto deve afferrare tutto il mio essere, cioè devo fare di me quello che viene bene per gli altri. Aggiusto me stesso per essere gradito agli altri. È una carità che si fa con l'essere, prima che con l'azione.
Amare senza misura, né di intensità né di estensione. 
Quindi fraterna apertura a tutti. I fratelli non si scelgono, si accolgono senza discriminazione; basta escluderne uno per uccidere la carità. E dopo che l'ho accettato, il fratello, superando l'egoismo che è chiusura in me stesso, devo aprirmi a lui con una immensa speranza. 
Quando l'io si chiude in se stesso, intristisce. Quando invece diventa capace di rapporto, di comunione, allora si apre e fiorisce, come certi fiori che si schiudono quando sorge il sole.
Altro gesto di comunione è la correzione fraterna. Che sia un gesto cristiano non c'è alcun dubbio, perché si trova nel discorso ecclesiale di Matteo (18, 15-17). 
Ma è un'arte molto, molto difficile! Occorre intervenire nel momento giusto e col tono giusto. 
Deve nascere da un bisogno di amicizia che porge fraternamente all'altro una mano per risollevarsi. A sua volta, la correzione spinge chi la compie a togliere la trave dal proprio occhio.
Ma occorre pure sopportare se stessi, cioè accattare con serenità i propri limiti. 
Questo non lo riferisco ai peccati che dobbiamo cercare di eliminare, tutti; ma ai limiti che ci sono in ogni persona umana. 
Bisogna diventare scomplessati al riguardo; occorre saperci accettare come siamo, con lo sforzo quotidiano per renderci migliori. 
Allora si diventa uomini felici di vivere. È una cosa molto importante questa, perché l'uomo felice di vivere è capace di buoni rapporti con gli altri.
Accettare le diversità e saperle comporre nella comunione è un'altra cosa indispensabile. 
La diversità è voluta da Dio. La diversità è una ricchezza, purché non diventi contrasto. L'immagine più bella mi pare che l'abbia trovata Ignazio di Antiochia quando ha detto che siamo come una cetra, che ha parecchie corde, e ogni corda suona la sua nota, ma ogni corda è armonizzata con l'altra. 
Se avessimo nella Chiesa un po' più di capacità di comporre queste differenze nella comunione! Si tratta di diversità a livello personale, non delle diversità sulle verità di fede; è chiaro che lì ci deve essere la perfetta comunione.
Da ultimo occorre da parte di tutti una fraterna cooperazione al bene di tutto il corpo ecclesiale. La salute e la vitalità di un organismo risultano dall'apporto di tutti gli organi che lo compongono. 
La Chiesa è un corpo che ha bisogno di tutti: ognuno l'arricchisce col suo dono.
Il Signore ci renda capaci di moltiplicare ogni giorno i gesti di bontà intorno a noi. Questa comprensione verso gli altri non è per il cristiano pura filantropia, ma un modo di andare incontro al Cristo, perché il fratello è "sacramento di Gesù". Gesù mette sul suo conto quello che abbiamo fatto al più piccolo dei nostri - e suoi - fratelli.

- Mariano Magrassi  ofb - 
da: "Afferrati da Cristo", ed. La Scala



L'unico modo di avere un amico è esserlo.

Ralph Waldo Emerson, Amicizia


 Benedizione celtica

Che tu abbia tempo
per la pazienza,
tempo per comprendere,
tempo per ricordare
le cose buone fatte e da fare.
Tempo per credere
nei tuoi compagni di viaggio,
tempo per capire
quanto valga un amico.


Buona giornata a tutti. :-)







venerdì 21 luglio 2017

La benedizione – don Bruno Ferrero

Nella comunità dell'Arca dove aveva deciso di vivere, dopo una vita passata nel mondo universitario, un giorno il celebre padre Henri Nouwen fu avvicinato da una handicappata della comunità che gli disse: "Henri, mi puoi benedire?".
Padre Nouwen rispose alla richiesta in maniera automatica, tracciando con il pollice il segno della croce sulla fronte della ragazza.
Invece di essere grata, lei protestò con veemenza: "No, questa non funziona. Voglio una vera benedizione!".
Padre Nouwen si accorse di aver risposto in modo abitudinario e formalistico e disse: "Oh, scusami... ti darò una vera benedizione quando saremo tutti insieme per la funzione".
Dopo la funzione, quando circa una trentina di persone erano sedute in cerchio sul pavimento, padre Nouwen disse: "Janet mi ha chiesto di darle una benedizione speciale. Lei sente di averne bisogno adesso".
La ragazza si alzò e andò verso il sacerdote, che indossava un lungo abito bianco con ampie maniche che coprivano sia le mani che le braccia. Spontaneamente Janet lo abbracciò e pose la testa contro il suo petto. Senza pensarci, padre Nouwen la avvolse con le sue maniche al punto di farla quasi sparire tra le pieghe del suo abito.
Mentre si tenevano l'un l'altra padre Nouwen disse: "Janet, voglio che tu sappia che sei l'Amata Figlia di Dio. Sei preziosa agli occhi di Dio. Il tuo bel sorriso, la tua gentilezza verso gli altri della comunità e tutte le cose buone che fai, ci mostrano che bella creatura tu sei. So che in questi giorni ti senti un po' giù e che c'è della tristezza nel tuo cuore, ma voglio ricordarti chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amata da Dio e da tutte le persone che sono qui con te".
Janet alzò la testa e lo guardò; il suo largo sorriso dimostrò che aveva veramente sentito e ricevuto la benedizione.
Quando Janet tornò al suo posto, tutti gli altri handicappati vollero ricevere la benedizione. Anche uno degli assistenti, un giovane di ventiquattro anni, alzò la mano e disse: "E io?".
"Certo", rispose padre Nouwen. "Vieni".
Lo abbracciò e disse: "John, è cosi bello che tu sia qui. Tu sei l'Amato Figlio di Dio. La tua presenza è una gioia per tutti noi. Quando le cose sono difficili e la vita è pesante, ricordati sempre che tu sei Amato di un amore infinito".
Il giovane lo guardò con le lacrime agli occhi e disse: "Grazie, grazie molte".


La sensazione di essere maledetti spesso colpisce più facilmente che la sensazione di essere benedetti.
Dobbiamo riscoprire il senso e la bellezza della benedizione.
E quando le cose sono difficili e la vita è pesante ricordati chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amato da Dio e da tutte le persone che sono con te.

- don Bruno Ferrero -
Fonte:  Solo il vento lo sa di Bruno Ferrero




La benedizione di Dio non è né ricchezza né salute né fortuna, ma semplicemente la luce: luce interiore, luce per camminare e scegliere, luce da gustare. 
Dio benedice con la luce: vale a dire ponendoti accanto persone dal volto e dal cuore di luce. Cui dire: mi basta vederti. Per sapere che Dio c'è, che Dio è luce. E il tuo cuore ti dirà che tu sei fatto per la luce. 

- Padre Ermes Ronchi - 



Buona giornata a tutti. :-)





martedì 11 ottobre 2016

La pazienza

Ricordo che, un inverno molto rigido era finita tutta la scorta di legna che mio padre aveva fatto durante l'anno. 
Ora c'era bisogno d'altra legna, cosicché cercò un albero morto, e lo tagliò. Quando arrivò la primavera, si rese conto, con gran tristezza, che quel tronco che lui aveva ritenuto morto, aveva cominciato a cacciare dei germogli. 
Allora mio padre disse: "Eppure ero sicuro che quest'albero fosse morto. Ha perso tutte le foglie durante l'inverno, e per il freddo rigido che c'è stato, i rami si sono rovinati e sono caduti, proprio come se nel vecchio tronco non fosse rimasto nemmeno un pizzico di linfa vitale. Ora invece mi accorgo che c'era ancora vita in quest'albero!" 

Rivolgendosi a me, allora mi disse: 
"Oggi ho imparato una lezione molto importante, e non la dimenticherò mai più. Non dimenticarla nemmeno tu, figlio mio. Non tagliare mai un albero in inverno!"

Non bisogna mai prendere decisioni importanti quando si è nel peggiore stato di scoraggiamento. In quei momenti non siamo del tutto lucidi, siamo abbastanza confusi, e potremmo fare del male a noi stessi e a chi ci è vicino. 
Meglio aspettare che passi la "tempesta".
Siamo pazienti, quando sarà il momento riceveremo il premio che Dio ci ha riservato.
 


(dal web)


Un guerriero dal passato piuttosto torbido chiese ad un anacoreta se pensava che Dio avrebbe mai potuto accogliere il suo pentimento.
E l'eremita, esortato che l'ebbe con molti discorsi, gli domandò: «Dimmi, ti prego, se la tua camicia è lacerata, la butti via?...»
«No», rispose l'altro: «la ricucio e torno ad indossarla.»
«Dunque», soggiunge il monaco, «se tu hai riguardo al tuo vestito di panno, vuoi che Dio non abbia misericordia per la sua immagine?»

- Dagli Apoftegmi dei Padri del deserto - 



"Non esiste problema, per quanto difficile, di natura materiale o, soprattutto, spirituale, nella vita privata di ognuno di noi, o in quella delle nostre famiglie, delle famiglie del mondo, delle comunità religiose o addirittura nella vita dei popoli e delle nazioni, che non possa essere risolto dalla preghiera del Santo Rosario.
Con il Santo Rosario, ci salveremo, ci santificheremo consoleremo il Nostro Signore e otterremo la salvezza di molte anime."

- Suor Lucia - 
al sacerdote messicano Padre Fuentes,il 26 dicembre 1957



Che tu abbia tempo
per la pazienza,
tempo per comprendere,
tempo per ricordare
le cose buone fatte e da fare.
Tempo per credere
nei tuoi compagni di viaggio,
tempo per capire
quanto valga un amico.

- Benedizione celtica - 


Buona giornata a tutti. :-)