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sabato 11 agosto 2018

La porta del morto - Essere dimora e Sede del Creatore - santa Chiara 11 agosto

Quasi tutte le case d'Assisi avevano due porte, che davano sulla strada in 
pen­dio. 
Una più grande e larga, con lo sca­lino basso; l'altra più piccola e stretta, con lo scalino altissimo. 
Le due porte, vicinissime tra loro, non stavano in simmetria sulla facciata, perché diverse di forma e di livello. 
Per uscire dalla porta maggiore, bastava fare un passo. Per uscire dalla porta minore, occorreva fare un salto. Mentre però la porta grande restava quasi sempre aperta a chi entrava e a chi usciva, la porta stretta restava sempre chiusa e nessuno vi passava. 
Era la cosiddetta «porta del morto, che si apriva soltanto per far passare la bara di chi usciva, piedi in avanti, dalla casa, per non farvi più ritorno. Un'usanza, leggermente superstiziosa; voleva che il morto non passasse dalla porta dei vivi, e, viceversa, impediva ai vivi di passare dalla porta del morto. Perciò si aveva ben cura di tenere la porta del morto sprangata fino a che non si desse la dolo­rosa necessità d'usarla. Neppur per errore un vivo doveva passar dalla porta del morto, per timore del malaugurio. Non solo dunque la porticina veniva solida­mente sprangata, ma tra un funerale e l'altro vi si accumulava contro ogni sorta di materiale. 
La casa dormiva, la sera della Domenica delle Palme, quando Chiara scese dalla sua camera e s'avviò, a tentoni, verso la porta del morto. Voleva uscire segretamente ed era certa di non incontrare nessuno sulla soglia di quella porta. 
Trovò l'apertura ingombra di molti attrezzi, che rimosse con le sue mani delicate. Quando fi­nalmente giunse ai chiavacci e alle sprangature si senti stanca. Con sforzo tentò di far scorrere i paletti della porta, ma i chiavacci le resistettero. 
Dalla morte del padre, la porta non era stata riaperta e i ferri arrugginiti non scorrevano più negli anelli. Chiara allora s'inginocchiò. 
Appoggiò la fronte al ferro della porta e rivolse a Dio una preghiera. Poi si rialzò sicura di sé. Sotto la sua mano i chiavacci scorsero senza un cigolio, come se fos­sero stati unti di fresco. 
La porta s'aprì senza stridere e apparve la strada, in basso, illuminata dalla luna. Pacifica di Guelfuccio, la fida com­pagna, l'attendeva in un angolo d'ombra. Chiara rimase un attimo dritta sull'alta soglia. Poi, senza neppure volgersi indietro, spiccò un salto leggero. 
Aveva oltrepassato la soglia del morto. 
Si era divisa irreparabilmente dalla famiglia. 
Non avreb­be fatto più ritorno alla sua casa. 
Chiara era per­duta. Chiara era morta. Chiara andava verso una altra vita.



BENEDIZIONE
Prima di morire, come già aveva fatto Francesco, Chiara benedice le sue Sorelle presenti e future indicando loro il cuore della vocazione cristiana e clariana, l’amore:
“…Siate sempre amanti di Dio, delle vostre anime e di tutte le vostre Sorelle, e siate sempre sollecite di osservare quanto avete promesso al Signore. Il Signore sia con voi sempre, e ora voi siate sempre con Lui. Amen” (FF2857)
Chiara ha compreso che l’amore riversato da Dio nel nostro cuore ci rende sempre più capaci di amare noi stessi, perché ci insegna a guardarci con i Suoi stessi occhi di misericordia e, allo stesso tempo, ci apre alla comunione con gli altri attraverso l’accoglienza e il perdono.




Essere dimora e sede del Creatore 

L’abbassarsi di Dio – osserva Chiara – non si è concluso con l’incarnazione, ma si compie ancora oggi nella vita dei credenti. 
Infatti l’Altissimo Signore del cielo e della terra, che la Vergine Maria portò nel suo grembo, prende ora dimora nel cuore di chi lo accoglie:

“Ecco, è ormai chiaro che, per la grazia di Dio, l’anima dell’uomo fedele è più grande del cielo, perché i cieli non possono contenere il Creatore, mentre la sola anima fedele è sua dimora e sede (…) come afferma la Verità stessa: Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò, e verremo a lui e faremo dimora presso di lui (Gv.14,21.23).
Come dunque la gloriosa Vergine delle vergini lo portò materialmente, così anche tu, seguendo le sue orme, specialmente quelle di umiltà e povertà, senza alcun dubbio lo puoi sempre portare spiritualmente nel tuo corpo…” 
(3^ lett. 21-26).




La benedizione di santa Chiara

Nel nome del Padre del Figlio
e dello Spirito Santo. 
Il Signore vi benedica
e vi custodisca. 
Vi mostri la sua faccia
e abbia misericordia di voi.
Volga verso di voi il suo volto
e vi dia pace.

Sorelle e figlie mie, e a tutte le altre che verranno e rimarranno nella vostra comunità, e alle altre ancora, tanto presenti che venture, che persevereranno fino alla fine negli altri monasteri delle povere dame.

Io Chiara, ancella di Cristo, pianticella del beatissimo padre nostro san Francesco, sorella e madre vostra e delle altre sorelle povere, benché indegna, prego il Signore nostro Gesù Cristo, per la sua misericordia e per l'intercessione della santissima sua genitrice, santa Maria, e del beato Michele arcangelo e di tutti i santi angeli di Dio, del beato Francesco padre nostro e di tutti i santi e le sante, che lo stesso Padre celeste vi dia e vi confermi questa santissima benedizione sua in cielo e in terra: in terra, moltiplicandovi nella grazia e nelle sue virtù fra i servi e le ancelle sue nella Chiesa sua militante; e in cielo, esaltandovi e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i santi e le sante sue.

Vi benedico nella mia vita e dopo la mia morte, come posso, con tutte le benedizioni, con le quali il Padre delle misericordie ha benedetto e benedirà i suoi figli e le sue figlie in cielo e sulla terra, e con le quali il padre e la madre spirituale ha benedetto e benedirà i figli suoi e le figlie spirituali.

Siate sempre amanti delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, e siate sempre sollecite nell'osservare quelle cose che avete promesso al Signore.

Il Signore sia sempre con voi e voglia il Cielo che voi siate sempre con lui.

Amen.



Buona giornata a tutti. :-)



martedì 26 settembre 2017

Amore e comunione - Mariano Magrassi ofb

Dedichiamo brevemente attenzione ai gesti quotidiani che esprimono l'agàpe (amore) e costruiscono la koinonia (comunione). 
Al primo posto metterei una capacità infinita di comprensione e perdono. 
Non sta insieme una comunità dove i componenti non sono pronti a perdonarsi.
Bisogna anzitutto capire gli altri e accettarli come sono. Prendere i fratelli come Dio ce li manda e poi entrare in ciascuno, a partire da un gesto, da una parola, con una forte carica di simpatia, in modo da uscirne con la sua immagine, vera e non deformata. 
Spesso i pregiudizi fanno da schermo, si interpongono tra noi e i fratelli. Un filosofo ha definito la carità «l'attenzione prestata all'esistenza altrui».
Un altro elemento, importante per la comunione, è la prontezza a donarsi sulla linea del servizio. 
Un servizio che anzitutto deve afferrare tutto il mio essere, cioè devo fare di me quello che viene bene per gli altri. Aggiusto me stesso per essere gradito agli altri. È una carità che si fa con l'essere, prima che con l'azione.
Amare senza misura, né di intensità né di estensione. 
Quindi fraterna apertura a tutti. I fratelli non si scelgono, si accolgono senza discriminazione; basta escluderne uno per uccidere la carità. E dopo che l'ho accettato, il fratello, superando l'egoismo che è chiusura in me stesso, devo aprirmi a lui con una immensa speranza. 
Quando l'io si chiude in se stesso, intristisce. Quando invece diventa capace di rapporto, di comunione, allora si apre e fiorisce, come certi fiori che si schiudono quando sorge il sole.
Altro gesto di comunione è la correzione fraterna. Che sia un gesto cristiano non c'è alcun dubbio, perché si trova nel discorso ecclesiale di Matteo (18, 15-17). 
Ma è un'arte molto, molto difficile! Occorre intervenire nel momento giusto e col tono giusto. 
Deve nascere da un bisogno di amicizia che porge fraternamente all'altro una mano per risollevarsi. A sua volta, la correzione spinge chi la compie a togliere la trave dal proprio occhio.
Ma occorre pure sopportare se stessi, cioè accattare con serenità i propri limiti. 
Questo non lo riferisco ai peccati che dobbiamo cercare di eliminare, tutti; ma ai limiti che ci sono in ogni persona umana. 
Bisogna diventare scomplessati al riguardo; occorre saperci accettare come siamo, con lo sforzo quotidiano per renderci migliori. 
Allora si diventa uomini felici di vivere. È una cosa molto importante questa, perché l'uomo felice di vivere è capace di buoni rapporti con gli altri.
Accettare le diversità e saperle comporre nella comunione è un'altra cosa indispensabile. 
La diversità è voluta da Dio. La diversità è una ricchezza, purché non diventi contrasto. L'immagine più bella mi pare che l'abbia trovata Ignazio di Antiochia quando ha detto che siamo come una cetra, che ha parecchie corde, e ogni corda suona la sua nota, ma ogni corda è armonizzata con l'altra. 
Se avessimo nella Chiesa un po' più di capacità di comporre queste differenze nella comunione! Si tratta di diversità a livello personale, non delle diversità sulle verità di fede; è chiaro che lì ci deve essere la perfetta comunione.
Da ultimo occorre da parte di tutti una fraterna cooperazione al bene di tutto il corpo ecclesiale. La salute e la vitalità di un organismo risultano dall'apporto di tutti gli organi che lo compongono. 
La Chiesa è un corpo che ha bisogno di tutti: ognuno l'arricchisce col suo dono.
Il Signore ci renda capaci di moltiplicare ogni giorno i gesti di bontà intorno a noi. Questa comprensione verso gli altri non è per il cristiano pura filantropia, ma un modo di andare incontro al Cristo, perché il fratello è "sacramento di Gesù". Gesù mette sul suo conto quello che abbiamo fatto al più piccolo dei nostri - e suoi - fratelli.

- Mariano Magrassi  ofb - 
da: "Afferrati da Cristo", ed. La Scala



L'unico modo di avere un amico è esserlo.

Ralph Waldo Emerson, Amicizia


 Benedizione celtica

Che tu abbia tempo
per la pazienza,
tempo per comprendere,
tempo per ricordare
le cose buone fatte e da fare.
Tempo per credere
nei tuoi compagni di viaggio,
tempo per capire
quanto valga un amico.


Buona giornata a tutti. :-)







venerdì 21 luglio 2017

La benedizione – don Bruno Ferrero

Nella comunità dell'Arca dove aveva deciso di vivere, dopo una vita passata nel mondo universitario, un giorno il celebre padre Henri Nouwen fu avvicinato da una handicappata della comunità che gli disse: "Henri, mi puoi benedire?".
Padre Nouwen rispose alla richiesta in maniera automatica, tracciando con il pollice il segno della croce sulla fronte della ragazza.
Invece di essere grata, lei protestò con veemenza: "No, questa non funziona. Voglio una vera benedizione!".
Padre Nouwen si accorse di aver risposto in modo abitudinario e formalistico e disse: "Oh, scusami... ti darò una vera benedizione quando saremo tutti insieme per la funzione".
Dopo la funzione, quando circa una trentina di persone erano sedute in cerchio sul pavimento, padre Nouwen disse: "Janet mi ha chiesto di darle una benedizione speciale. Lei sente di averne bisogno adesso".
La ragazza si alzò e andò verso il sacerdote, che indossava un lungo abito bianco con ampie maniche che coprivano sia le mani che le braccia. Spontaneamente Janet lo abbracciò e pose la testa contro il suo petto. Senza pensarci, padre Nouwen la avvolse con le sue maniche al punto di farla quasi sparire tra le pieghe del suo abito.
Mentre si tenevano l'un l'altra padre Nouwen disse: "Janet, voglio che tu sappia che sei l'Amata Figlia di Dio. Sei preziosa agli occhi di Dio. Il tuo bel sorriso, la tua gentilezza verso gli altri della comunità e tutte le cose buone che fai, ci mostrano che bella creatura tu sei. So che in questi giorni ti senti un po' giù e che c'è della tristezza nel tuo cuore, ma voglio ricordarti chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amata da Dio e da tutte le persone che sono qui con te".
Janet alzò la testa e lo guardò; il suo largo sorriso dimostrò che aveva veramente sentito e ricevuto la benedizione.
Quando Janet tornò al suo posto, tutti gli altri handicappati vollero ricevere la benedizione. Anche uno degli assistenti, un giovane di ventiquattro anni, alzò la mano e disse: "E io?".
"Certo", rispose padre Nouwen. "Vieni".
Lo abbracciò e disse: "John, è cosi bello che tu sia qui. Tu sei l'Amato Figlio di Dio. La tua presenza è una gioia per tutti noi. Quando le cose sono difficili e la vita è pesante, ricordati sempre che tu sei Amato di un amore infinito".
Il giovane lo guardò con le lacrime agli occhi e disse: "Grazie, grazie molte".


La sensazione di essere maledetti spesso colpisce più facilmente che la sensazione di essere benedetti.
Dobbiamo riscoprire il senso e la bellezza della benedizione.
E quando le cose sono difficili e la vita è pesante ricordati chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amato da Dio e da tutte le persone che sono con te.

- don Bruno Ferrero -
Fonte:  Solo il vento lo sa di Bruno Ferrero




La benedizione di Dio non è né ricchezza né salute né fortuna, ma semplicemente la luce: luce interiore, luce per camminare e scegliere, luce da gustare. 
Dio benedice con la luce: vale a dire ponendoti accanto persone dal volto e dal cuore di luce. Cui dire: mi basta vederti. Per sapere che Dio c'è, che Dio è luce. E il tuo cuore ti dirà che tu sei fatto per la luce. 

- Padre Ermes Ronchi - 



Buona giornata a tutti. :-)





martedì 11 ottobre 2016

La pazienza

Ricordo che, un inverno molto rigido era finita tutta la scorta di legna che mio padre aveva fatto durante l'anno. 
Ora c'era bisogno d'altra legna, cosicché cercò un albero morto, e lo tagliò. Quando arrivò la primavera, si rese conto, con gran tristezza, che quel tronco che lui aveva ritenuto morto, aveva cominciato a cacciare dei germogli. 
Allora mio padre disse: "Eppure ero sicuro che quest'albero fosse morto. Ha perso tutte le foglie durante l'inverno, e per il freddo rigido che c'è stato, i rami si sono rovinati e sono caduti, proprio come se nel vecchio tronco non fosse rimasto nemmeno un pizzico di linfa vitale. Ora invece mi accorgo che c'era ancora vita in quest'albero!" 

Rivolgendosi a me, allora mi disse: 
"Oggi ho imparato una lezione molto importante, e non la dimenticherò mai più. Non dimenticarla nemmeno tu, figlio mio. Non tagliare mai un albero in inverno!"

Non bisogna mai prendere decisioni importanti quando si è nel peggiore stato di scoraggiamento. In quei momenti non siamo del tutto lucidi, siamo abbastanza confusi, e potremmo fare del male a noi stessi e a chi ci è vicino. 
Meglio aspettare che passi la "tempesta".
Siamo pazienti, quando sarà il momento riceveremo il premio che Dio ci ha riservato.
 


(dal web)


Un guerriero dal passato piuttosto torbido chiese ad un anacoreta se pensava che Dio avrebbe mai potuto accogliere il suo pentimento.
E l'eremita, esortato che l'ebbe con molti discorsi, gli domandò: «Dimmi, ti prego, se la tua camicia è lacerata, la butti via?...»
«No», rispose l'altro: «la ricucio e torno ad indossarla.»
«Dunque», soggiunge il monaco, «se tu hai riguardo al tuo vestito di panno, vuoi che Dio non abbia misericordia per la sua immagine?»

- Dagli Apoftegmi dei Padri del deserto - 



"Non esiste problema, per quanto difficile, di natura materiale o, soprattutto, spirituale, nella vita privata di ognuno di noi, o in quella delle nostre famiglie, delle famiglie del mondo, delle comunità religiose o addirittura nella vita dei popoli e delle nazioni, che non possa essere risolto dalla preghiera del Santo Rosario.
Con il Santo Rosario, ci salveremo, ci santificheremo consoleremo il Nostro Signore e otterremo la salvezza di molte anime."

- Suor Lucia - 
al sacerdote messicano Padre Fuentes,il 26 dicembre 1957



Che tu abbia tempo
per la pazienza,
tempo per comprendere,
tempo per ricordare
le cose buone fatte e da fare.
Tempo per credere
nei tuoi compagni di viaggio,
tempo per capire
quanto valga un amico.

- Benedizione celtica - 


Buona giornata a tutti. :-)


giovedì 14 aprile 2016

Non ponete troppe domande sull'utilità di fare del bene. - Omraam Mikhaël Aïvanhov

Non ponete troppe domande sull'utilità di fare del bene.
Tutto quello che potete fare di buono, sia con azioni, con parole, sentimenti o pensieri, fatelo e poi lasciate che il tempo compia la sua opera.
Anche se l'avrete dimenticato, un giorno a vostra insaputa tutto quel bene vi inseguirà per ricompensarvi.
Aggiungerò ancora questo: imparate a fare il bene senza dire nulla, senza volere che si sappia che siete voi ad averlo fatto. 

Così, non soltanto proverete una gioia segreta, ma risveglierete negli altri qualcosa di buono: saranno costretti a chiedersi chi è quell'essere magnifico che non vuole mostrarsi, e questo li spingerà ad agire allo stesso modo verso altre creature.

- Omraam Mikhaël Aïvanhov - 




Prendere le distanza dai conflitti migliora la nostra salute fisica ed emotiva. Ci sono persone che ci soffocano, che ci rubano l’energia e che annichiliscono la nostra capacità di reazione. Sono veri distruttori della nostra salute e della nostra pace interiore, ammalano la nostra emotività e distorcono la nostra sensibilità.





La verità è che con il passare del tempo finiamo per non sapere nulla di persone che credevamo di conoscere e ci rendiamo conto di vivere sottomessi alle loro esigenze, alla loro retorica, ai loro comportamenti e, soprattutto, alle loro emozioni tossiche.


Queste persone non sanno rispettare, né prendere in considerazione gli altri, che utilizzano come marionette del proprio cattivo carattere o come bersagli dei loro conflitti personali, sia interni sia esterni. Queste persone non vivono e non lasciano vivere, di conseguenza frenano lo sviluppo e la crescita personale di coloro che li circondano.


Buona giornata a tutti. :-)




martedì 19 gennaio 2016

Chi sei, dolce Luce - Edith Stein

"Chi sei, dolce Luce che m'inondi e rischiari la notte del mio cuore?
Tu mi guidi qual mano di una mamma;
ma se mi lasci non più d'un passo solo avanzerei.
Tu sei spazio
che l'esser mio circonda
e in cui si cela.
Se m'abbandoni cado nell'abisso
del nulla,donde all'esser mi chiamasti.
Tu a me vicino più di me stessa,
più intimo dell'intimo mio.
Eppur nessun ti tocca
o ti comprende
e d'ogni nome infrangi le catene:
Spirito Santo - Eterno Amore!"



(Edith Stein)


La forza della donna è la sua vita affettiva. 
- Edith Stein -


Il corpo ha forma solo nella misura in cui è formato e portato dall’interno. 

- Edith Stein -


Dio non ha la sua misura nell'essere che abbraccia tutte le cose; Egli è al di là dell'essere. L'ignoranza diviene dotta nella consapevolezza che ogni categoria dell'esistenza è inadeguata in rapporto a Dio; ed è silenzio liberamente eletto in attesa di verità. 

- Edith Stein - 


È proprio di tutto ciò che è finito il fatto di non potersi comprendere da sé, di rimandare ad un primo essere che deve essere un essere infinito.

- Edith Stein -





Buona giornata a tutti. :-)

seguimi su: www.leggoerifletto.it



mercoledì 13 gennaio 2016

Libertà - Paul Éluard

Scrivo il tuo nome
Su quaderni di scolaro
Sui miei banchi e gli alberi
Su la sabbia su la neve
Scrivo il tuo nome
Su ogni pagina che ho letto
Su ogni pagina che è bianca
Sasso sangue carta o cenere
Scrivo il tuo nome
Su le immagini dorate
Su le armi dei guerrieri
Su la corona dei re
Scrivo il tuo nome
Su la giungla ed il deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sulla eco dell'infanzia
Scrivo il tuo nome
Sui miracoli notturni
Sul pan bianco dei miei giorni
Le stagioni fidanzate
Scrivo il tuo nome
Su tutti i miei lembi d'azzurro
Su lo stagno sole sfatto
E sul lago luna viva
Scrivo il tuo nome
Su le piane e l'orizzonte
Su le ali degli uccelli
E il mulino delle ombre
Scrivo il tuo nome
Su ogni alito di aurora
Su le onde su le barche
Su la montagna demente
Scrivo il tuo nome
Su la schiuma delle nuvole
Sui sudori d'uragano
Sulla pioggia spessa e smorta
Scrivo il tuo nome
Sulle forme scintillanti
Le campane dei colori
Sulla verità fisica
Scrivo il tuo nome
Sui sentieri risvegliati
Su le strade dispiegate
Sulle piazze che dilagano
Scrivo il tuo nome
Sopra il lume che s'accende
Sopra il lume che si spegne
Su le mie case raccolte
Scrivo il tuo nome
Sopra il frutto schiuso in due
Dello specchio e della stanza
Sul mio letto guscio vuoto
Scrivo il tuo nome
Sul mio cane ghiotto e tenero
Su le sue orecchie dritte
Su la sua zampa maldestra
Scrivo il tuo nome
Sul decollo della soglia
Su gli oggetti familiari
Su la santa onda del fuoco
Scrivo il tuo nome
Su ogni carne consentita
Su la fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Scrivo il tuo nome
Sopra i vetri di stupore
Su le labbra attente
Tanto più su del silenzio
Scrivo il tuo nome
Sopra i miei rifugi infranti
Sopra i miei fari crollati
Su le mura del mio tedio
Scrivo il tuo nome
Su l'assenza che non chiede
Su la nuda solitudine
Su i gradini della morte
Scrivo il tuo nome
Sul vigore ritornato
Sul pericolo svanito
Su l'immemore speranza
Scrivo il tuo nome
E in virtù d'una Parola
Ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per chiamarti
Libertà.


- Paul Éluard -
(1895-1952)




La condizione umana è originariamente immersa nella non-verità, dice il dogma del peccato originale. 
Ma che cosa significa? Un gruppo di giovani, al bar come tutte le sere. 
Un gruppo di anziani, che, ancora, discutono di calcio e totocalcio. 
Un gruppo di ragazze, che si guardano reciprocamente i vestiti. 
Una folla di ragazze davanti a un hotel, in attesa del cantante, pronte a urlare la loro sottomissione. La tv, milioni che la guardano, e vi si riconoscono. Dov’è la libertà? 
La libertà è una meta alla quale solo pochi approdano. I più si credono liberi perché possono scegliere, ma in realtà scelgono solo questo o quel mezzo, questa o quella strada, verso una meta inevitabilmente già segnata, imposta loro dalla necessità. Imposta loro dal branco. 
Gli uomini non sono liberi, liberi lo possono solo diventare. 
I pubblicitari tutto questo lo sanno bene; l’arte pubblicitaria è come una metafisica sociale, un’anatomia esatta degli appetiti che governano l’anima umana. A immagini e parole di un certo tipo, gli uomini, necessariamente, reagiscono sempre allo stesso modo. 
L’anima della gente è facilmente controllabile. 
Il motivo è semplice: è stretta dalla necessità, è prigioniera. 
E poi gli uomini, per lo più, non vogliono essere liberi: «Avevi forse dimenticato che la tranquillità è agli uomini più cara della libera scelta tra il bene e il male?», ecco la colpa terribile che il cardinale inquisitore rinfaccia a Cristo. Gli uomini si rifiutano di ascoltare l’appello alla liberazione, perché la libertà è fatica, viaggio, sacrificio. La schiavitù è molto più comoda. 

- Vito Mancuso - 
da: Rifondazione della fede







La memoria è un mostro: tu dimentichi, essa no. 
Archivia le cose, ecco tutto. 
Le conserva per te, o te le nasconde e le richiama, 
per fartele ricordare, a sua volontà. 
Credi di avere una memoria. 
Ma è la memoria che ha te.

- John Irving -



Buona giornata a tutti. :-)







mercoledì 9 settembre 2015

Chi intralcia la strada a se stesso non è in grado di proseguire - Anselm Grün

Se per me la ricchezza è ciò che conta di più
calcolerò il tempo in termini di denaro
invece di donare
ciò che ho, ciò che sono.
Se per me il potere è ciò che conta di più
calcolerò il mio agire in termini di successo
invece di mettermi al servizio
di coloro che hanno bisogno di me.
Se per me la sicurezza è ciò che conta di più
calcolerò il desiderio in termini di comprensione
invece di lasciare spazio dentro di me
al buio e alla sofferenza.
Se per me la felicità è ciò che conta di più
calcolerò il desiderio in termini di rischio
invece di compiere il primo passo
laddove le strade sono bloccate.
Se per me il focolare domestico è ciò che conta di più
calcolerò l'invito a partire in termini di insicurezza
invece di affrontare l'ignoto
con atteggiamento vivace e curioso.
Se per me le relazioni sono ciò che conta di più
calcolerò l'addio in termini di tristezza
invece di andarmene
per lasciare spazio al nuovo.
Se per me le abitudini sono ciò che conta di più
calcolerò le richieste in termini di disagio
invece di provare con interesse il nuovo
e mettermi così alla prova.
Se per me sono io ciò che conta di più
allora mi sarò d'impiccio da solo
invece di partire pieno di vigore
per trovare me stesso.
Se per me è Dio ciò che conta di più
allora mi abbandono
mi dono
vivo.


- Anselm Grün -





Qualità dell’Uomo

Una delle superstizioni più frequenti e diffuse è che ogni uomo abbia solo certe qualità definite, che ci sia l'uomo buono, cattivo, intelligente, stupido, energico, apatico, eccetera.
Ma gli uomini non sono così.
Possiamo dire di un uomo che è più spesso buono che cattivo, più spesso intelligente che stupido, più spesso energico che apatico, e viceversa: ma non sarebbe la verità se dicessimo di un uomo che è buono o intelligente, e di un altro che è cattivo, o stupido.
E invece è sempre così che distinguiamo le persone. Ed è sbagliato.
Gli uomini sono come i fiumi: l'acqua è in tutti uguale e ovunque la stessa, ma ogni fiume è ora stretto, ora rapido, ora ampio, ora tranquillo, ora limpido, ora freddo, ora torbido, ora tiepido.
Così anche gli uomini.
Ogni uomo reca in sé, in germe, tutte le qualità umane, e talvolta ne manifesta alcune, talvolta altre, e spesso non è affatto simile a sé, pur restando sempre unico e sempre se stesso.

- Lev Nikolaevič Tolstoj - 


Quando nel Padre nostro preghiamo che Dio non ci induca in tentazione, il significato è un altro.
La parola greca è «peirasmós», che significa in primo luogo confusione. 
La vera tentazione del male è quindi la confusione. 

- Anselm Grün -

da: “Affrontare e trasformare il male”





Il Dio buono e misericordioso ti benedica


Il Dio buono e misericordioso ti benedica, 
ti avvolga della sua presenza d'Amore e di guarigione. 
Ti sia vicino quando esci e quando entri, 
ti sia vicino quando lavori. Faccia riuscire il tuo lavoro. 
Ti sia vicino in ogni incontro e ti apra gli occhi 
per il mistero che risplende in te in ogni volto umano. 
Ti custodisca in tutti i tuoi passi. 
Ti sorregga quando sei debole. 
Ti consoli quando ti senti solo. 
Ti rialzi quando sei caduto. 
Ti ricolmi del suo Amore, della sua bontà e dolcezza 
e ti doni libertà interiore. 
Te lo conceda il buon Dio, 
il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. 
Amen.


- Anselm Grün -



Buona giornata a tutti. :-)