domenica 20 agosto 2017

Amo perché amo, amo per amare - San Bernardo di Chiaravalle, abate

L'amore è sufficiente per se stesso,
piace per se stesso e in ragione di sé.
E' se stesso merito e premio. 
L'amore non cerca ragioni, non cerca vantaggi all'infuori di Sé.
Il suo vantaggio sta nell'esistere. 
Amo perché amo, amo per amare. 
Grande cosa è l'amore se si rifà al suo principio,
se ricondotto alla sua origine,
se riportato alla sua sorgente. 
Di là sempre prende alimento per continuare a scorrere.  
L'amore è il solo tra tutti i moti dell'anima,
tra i sentimenti e gli affetti, con cui la creatura possa corrispondere
al Creatore, anche se non alla pari; l'unico con il quale possa contraccambiare il prossimo e, in questo caso, certo alla pari. 
Quando Dio ama, altro non desidera che essere amato.
Non per altro ama, se non per essere amato,
sapendo che coloro che l'ameranno si beeranno di questo stesso amore. 
L'amore dello Sposo, anzi lo Sposo-amore cerca soltanto il
ricambio dell'amore e la fedeltà.
Sia perciò lecito all'amata di riamare.
Perché la sposa, e la sposa dell'Amore non dovrebbe amare?
Perché non dovrebbe essere amato l'Amore?
Giustamente, rinunziando a tutti gli altri suoi affetti,
attende tutta e solo all'Amore, ella che nel ricambiare l'amore
mira a uguagliarlo.
Si obietterà, però, che, anche se la sposa si sarà tutta trasformata nell'Amore, non potrà mai raggiungere il livello della fonte perenne dell'amore.
E' certo che non potranno mai essere equiparati l'amante e l'Amore, l'anima e il Verbo, la sposa e lo Sposo, il Creatore e la creatura.
La sorgente, infatti, dà sempre molto più di quanto
basti all'assetato.
Ma che importa tutto questo?
Cesserà forse e svanirà del tutto il desiderio della sposa
che attende il momento delle nozze,
cesserà la brama di chi sospira, l'ardore di chi ama,
la fiducia di chi pregusta,
perché non è capace di correre alla pari con un gigante,
gareggiare in dolcezza col miele,
in mitezza con l'agnello,
in candore con il giglio,
in splendore con il sole,
in carità con colui che è l'Amore?
No certo.
Sebbene infatti la creatura ami meno, perché è inferiore,
se tuttavia ama con tutta se stessa,
non le resta nulla da aggiungere.
Nulla manca dove c'è tutto.
Perciò per lei amare così è aver celebrato le nozze,
poiché non può amare così ed essere poco amata.
Il matrimonio completo e perfetto sta nel consenso dei due,
a meno che uno dubiti che l'anima sia amata dal Verbo,
e prima e di più.
                                         - San Bernardo di Chiaravalle - 
       Dai «Discorsi sul Cantico dei Cantici» di san Bernardo, abate

                 (Disc. 83, 4-6; Opera omnia, ed. Cisterc. 2 [1958] 300-302) 




La grazia, un tempo nascosta e velata nel Antico Testamento è stata rivelata nel Vangelo del Cristo secondo un'ordinatissima distribuzione dei tempi fatta da Dio, che sa disporre bene tutti gli eventi...
In tale mirabile coincidenza c'è questa grande differenza tra due epoche: nel Sinai, il popolo non osava accostarsi al luogo dove il Signore donava la sua legge; nel Cenacolo invece lo Spirito Santo discende su coloro ai quali era stato promesso e che per aspettarlo si erano riuniti insieme in un sol luogo (Es 19,23; At 2,1).
Prima il Dito di Dio operò in tavole di pietra; ora scrive nei cuori degli uomini (2 Cor 3,3).
Un tempo,  la legge fu proposta esternamente e spaventava gli ingiusti, ora è data interiormente perché gli ingiusti fossero da essa giustificati. Infatti tutto ciò che fu scritto su quelle tavole: “Non commettere adulterio, non uccidere, non desiderare”, e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. L'amore non fa nessun male al prossimo:pieno compimento della legge è l'amore (Rm 13,9-10).
L'amore “è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).

(San Bernardo)
1091-1153
 monaco cistercense e dottore della Chiesa
Discorsi vari, n° 22, 5-6






«E' veramente un cavaliere senza macchia e senza paura
colui che difende la propria Anima con l'armatura della Fede.»

- S. Bernardo di Chiaravalle -


Buona giornata a tutti. :-)

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sabato 19 agosto 2017

da: "Ultime lettere di Jacopo Ortis" - Ugo Foscolo

29 Maggio, a sera 
Fuggir dunque, fuggire: ma dove? credimi, io mi sento malato: appena reggo questo mio corpo per potermelo strascinare sino alla villa, e confortarmi in quegli occhi e bere un altro sorso di vita, forse ultimo - ma senz'essa vorrei più questo inferno? 
Dianzi l'ho salutata per andarmene; non rispose - scesi le scale; ma non poteva scostarmi dal suo giardino: e - lo credi? 
La sua vista mi dà soggezione. 
Vedendola poi scendere con sua sorella ho tentato di tirarmi sotto una pergola e fuggirmene. 
La Isabellina ha gridato: Viscere mie, viscere mie, non ci avete vedute? Colpito quasi da un fulmine mi sono precipitato sopra un sedile; la ragazza mi s'è gettata al collo carezzandomi, e dicendomi all'orecchio: Perché taci sempre? Non so se Teresa m'abbia guardato; sparì dentro un viale. 
Dopo mezz'ora tornò a chiamare la ragazza che stava ancora fra le mie ginocchia, e m'accorsi come le sue pupille erano rosse di pianto; non mi parlò, ma mi ammazzò con un'occhiata quasi volesse dirmi: Tu mi hai ridotta così.



(Ugo Foscolo)
Fonte: "Le ultime lettere di Jacopo Ortis"




12 novembre.

Jeri giorno di festa abbiamo con solennità trapiantato i pini delle vicine collinette sul monte rimpetto la chiesa. 
Mio padre pure tentava di fecondare quello sterile monticello; ma i cipressi ch’esso vi pose non hanno mai potuto allignare, e i pini sono ancor giovinetti. Assistito io da parecchi lavoratori ho coronato la vetta, onde casca l’acqua, di cinque pioppi, ombreggiando la costa orientale di un folto boschetto che sarà il primo salutato dal sole quando splendidamente comparirà dalle cime de’ monti. 
E jeri appunto il sole più sereno del solito riscaldava l’aria irrigidita dalla nebbia del morente autunno. Le villanelle vennero sul mezzodì co’ loro grembiuli di festa intrecciando i giuochi e le danze di canzonette e di brindisi. Tale di esse era la sposa novella; tale la figliuola, e tal altra la innamorata di alcuno de’ lavoratori; e tu sai che i nostri contadini sogliono, allorchè si trapianta, convertire la fatica in piacere, credendo per antica tradizione de’ loro avi e bisavi che senza il giolito de’ bicchieri gli alberi non possano mettere salda radice nella terra straniera. 
— Frattanto io mi vagheggiava nel lontano avvenire un pari giorno di verno quando canuto mi trarrò passo passo sul mio bastoncello a confortarmi a’ raggi del sole, sì caro a’ vecchi: salutando, mentre usciranno dalla chiesa, i curvi villani già miei compagni ne’ dì che la gioventù rinvigoriva le nostre membra, e compiacendomi delle frutta che, benchè tarde, avranno prodotti gli alberi piantati dal padre mio. 
Conterò allora con fioca voce le nostre umili storie a’ miei e a’ tuoi nepotini, o a quei di Teresa che mi scherzeranno dattorno. 
E quando le ossa mie fredde dormiranno sotto quel boschetto allora mai ricco ed ombroso, forse nelle sere d’estate al patetico susurrar delle fronde si un ranno i sospiri degli antichi padri della villa, i quali al suono della campana de’ morti pregheranno pace allo spirito dell’uomo dabbene, e raccomanderanno la sua memoria ai lor figli. 
E se talvolta lo stanco mietitore verrà a ristorarsi dall’arsura di giugno, esclamerà guardando la mia fossa: Egli egli innalzò queste fresche ombre ospitali! 
— O illusioni! e chi non ha patria, come può dire lascerò qua o là le mie ceneri?

                               O fortunati! e ciascuno era certo
                            Della sua sepoltura; ed ancor nullo
                               Era, per Francia, talamo deserto.
                                   Dante, Parad., XV.



(Ugo Foscolo)
Fonte: "Le ultime lettere di Jacopo Ortis"




Buona giornata :-)




venerdì 18 agosto 2017

Ama la tua Parrocchia- Papa Paolo VI

Collabora, prega e soffri per la tua parrocchia, perché devi considerarla come una madre a cui la Provvidenza ti ha affidato: chiedi a Dio che sia casa di famiglia fraterna e accogliente, casa aperta a tutti e al servizio di tutti.
Da' il tuo contributo di azione perché questo si realizzi in pienezza. Collabora, prega, soffri perché la tua parrocchia sia vera comunità di fede; rispetta i preti della tua parrocchia anche se avessero mille difetti: sono i delegati di Cristo per te. Guardali con l'occhio della fede, non accentuare i loro difetti, non giudicare con troppa facilità le loro miserie perché Dio perdoni a te le tue miserie. Prenditi carico dei loro bisogni, prega ogni giorno per loro.
Collabora, prega, soffri perché la tua parrocchia sia una vera comunità eucaristica, che l'Eucaristia sia "radice viva del suo edificarsi", non una radice secca, senza vita.
Partecipa all'Eucaristia, possibilmente nella tua parrocchia, con tutte le tue forze. Godi e sottolinea con tutti tutte le cose belle della tua parrocchia.
Non macchiarti mai la lingua accanendoti contro l'inerzia della tua parrocchia: invece rimboccati le maniche per fare tutto quello che ti viene richiesto.
Ricordati: i pettegolezzi, le ambizioni, la voglia di primeggiare, le rivalità sono parassiti della vita parrocchiale: detestali, combattili, non tollerarli mai!
La legge fondamentale del servizio è l'umiltà: non imporre le tue idee, non avere ambizioni, servi nell'umiltà. E accetta anche di essere messo da parte, se il bene di tutti, ad un certo momento, lo richiede. Solo, non incrociare le braccia, buttati invece nel lavoro più antipatico e più schivato da tutti, e non ti salti in mente di fondare un partito di opposizione!
Se il tuo parroco è possessivo e non lascia fare, non farne un dramma: la parrocchia non va a fondo per questo.
Ci sono sempre settori dove qualunque parroco ti lascia piena libertà di azione: la preghiera, i poveri, i malati, le persone sole ed emarginate. Basterebbe fossero vivi questi settori e la parrocchia diventerebbe viva.
La preghiera, poi, nessuno te la condiziona e te la può togliere.
Ricordati bene che, con l'umiltà e la carità, si può dire qualunque verità in parrocchia.
Spesso è l'arroganza e la presunzione che ferma ogni passo ed alza i muri. La mancanza di pazienza, qualche volta, crea il rigetto delle migliori iniziative.
Quando le cose non vanno, prova a puntare il dito contro te stesso, invece che contro il parroco o contro i tuoi preti o contro le situazioni.
Hai le tue responsabilità, hai i tuoi precisi doveri: se hai il coraggio di un'autocritica, severa e schietta, forse avrai una luce maggiore sui limiti degli altri.
Se la tua parrocchia fa pietà la colpa è anche tua: basta un pugno di gente volenterosa a fare una rivoluzione, basta un gruppo di gente decisa a tutto a dare un volto nuovo ad una parrocchia.
E prega incessantemente per la santità dei tuoi preti: sono i preti santi la ricchezza più straordinaria delle nostre parrocchie, sono i preti santi la salvezza dei nostri giovani.

- Papa Paolo VI - 
23 febbraio 1964 ,
dall'omelia di inaugurazione della parrocchia N.S. di Lourdes, Roma





Che cos'è la parrocchia nella luce della fede? Ecco subito una bella definizione che viene dal cuore di don  Primo Mazzolari ed è stata ripresa dal Papa Giovanni Paolo II nella Christifideles laici : “La parrocchia è la Chiesa  che vive tra le case degli uomini: è la Chiesa che mette casa tra le case degli uomini” (n.26)
Bellissima e densa definizione. Ma… c'è cos'è la Chiesa? E’ il popolo che ha incontrato Gesù Cristo e, per questo motivo, è diventato popolo, cioè corpus Christi! E, incontrando Gesù Cristo, questo popolo scopre l'affascinante volto di Dio Amore, diventando così umanità nuova in mezzo al mondo invecchiato dal peccato. E, mentre vive questo stupendo mistero, il popolo credente sa che il più bello deve ancora venire: e allora aspetta il ritorno di Gesù, che porterà a compimento la salvezza con “i cieli nuovi e terra nuova” (2Pt 3,13)
Dentro questo popolo credente sbocciano e possono sbocciare le molteplici vocazioni ecclesiali: perché le vocazioni sono frutto della fede; e sono vere vocazioni soltanto se nascono dalla fede. Sottolineo: è il popolo credente che diventa fecondo di vocazioni, perché il popolo credente è un popolo che ascolta il Signore e pensa alla vita ascoltando il Signore.
 A questo punto una domanda decisiva e ineludibile.
Ecco la domanda:
"Siamo consapevoli che è la fede in Gesù che fa la parrocchia ed è la fede in Gesù lo scopo di tutta l'attività della parrocchia?"
Pertanto esiste una parrocchia nella misura in cui, in un determinato luogo, una comunità è presenza e visibilità dell'unico popolo credente in Gesù. Quando l'apostolo Pietro prese la parola il giorno di Pentecoste, disse senza mezze misure la fede della Chiesa: ”Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret … Voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio (= il Padre) lo ha risuscitato. Sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso.(AT 2,22-24..36).
E, dopo la guarigione dello storpio davanti alla porta del tempio, Pietro ancora una volta dice la fede della Chiesa: ”La cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo. Questo Gesù è
“ La pietra che, scartata dai costruttori,  è diventata testata d'angolo”
(Sal 118(117),22).
- Card. Angelo Comastri - 
Fonte: “Donarsi è l’unico guadagno”Ed.San Paolo. Pagg.53,54,55 

giovedì 17 agosto 2017

La sciabola e l'aratro ...... - Charles Péguy

“Non occorre che un acciarino per bruciare una fattoria. 
Occorrono, sono occorsi degli anni per costruirla. 
Non è difficile; non ci vuole molto. 
Ci vogliono mesi e mesi, c’è voluto lavoro e ancora lavoro per far crescere una messe. 
E non ci vuole che un acciarino per dar fuoco ad una messe. 
Ci vogliono anni e anni per far crescere un uomo, c’è voluto pane ed ancora pane per nutrirlo, e lavoro e lavoro e lavori e lavori di ogni  genere. 
E basta un colpo per uccidere un uomo. 
Un colpo di sciabola e la cosa è fatta. 
Per fare un buon cristiano occorre che l’aratro abbia lavorato per venti anni. Per disfare un cristiano occorre che la sciabola lavori un minuto. 
E’ nel genere dell’aratro lavorare per vent’anni. 
E’ nel genere della sciabola lavorare un minuto; e di fare di più, di essere la più forte. 
Di farla finita. Allora noi saremo sempre i meno forti. 
Andremo sempre meno veloci, ne faremo sempre di meno. 
Loro sono il partito di quelli che demoliscono. 
Noi siamo il partito di quelli che costruiscono.”

- Charles Péguy -
Da "Il mistero della carità di Giovanna d’Arco"  



L’acciarino può distruggere la fattoria. La sciabola può uccidere l’uomo. 
Ma nessuno dei due può distruggere la memoria. 
L’esempio, il messaggio che c’era rimane ed anzi paradossalmente acquista maggiore forza.
Come la volpe che guardando l’ondeggiare delle spighe di grano dorate mosse dal vento, aveva memoria del suo amico, il piccolo principe dai capelli biondi.
La forza della memoria supera il tempo e lo spazio, rimane impressa nel cuore e rilancia la vita nel paradosso della morte.

- Charles Péguy -
Da "Il mistero della carità di Giovanna d’Arco"  



    
“Ci vogliono anni ed anni per costruire un buon cristiano…pane e pane, e lavoro e lavori…” un lavoro attento e paziente come quello del contadino che getta il seme ed attende il tempo della raccolta, che cura la terra ed aspetta “il miracolo”, senza fretta, con pazienza, animati dalla Speranza cristiana che è la certezza della vittoria della Vita sulla morte.




«Era stato un buon operaio
Un buon carpentiere.
Come era stato un buon figlio.
Un buon figlio per sua madre Maria.
      Un bambino molto buono.
molto docile.
Molto sottomesso.
Molto obbediente a suo padre e a sua madre.
Un bambino.
Come tutti i genitori vorrebbero averne.
Un buon figlio per suo padre Giuseppe.
Per il suo padre putativo Giuseppe.
   Il vecchio carpentiere
   Il maestro carpentiere.
Come era stato un buon figlio anche per suo padre.
Per il suo padre che sei nei cieli.
Come era stato un buon compagno per i suoi piccoli compagni.
Un buon compagno di scuola.
Un buon compagno di giochi.
Un buon camerata di gioco.
Un buon camerata d’officina.
Un buon camerata carpentiere.
Tra tutti gli altri camerati.
Carpentieri.
Come era stato un buon povero.
Come era stato un buon cittadino.
Era stato un buon figlio per suo padre e sua madre.
Fino al giorno in cui aveva cominciato la sua missione.
La sua predicazione.
Un buon figlio per sua madre Maria,
Fino al giorno in cui aveva cominciato la sua missione
Un buon figlio per suo padre Giuseppe.
Fino al giorno in cui aveva cominciato la sua missione.
Insomma tutto era andato bene.
Fino al giorno in cui aveva cominciato la sua missione.
Era generalmente amato.
Tutti gli volevano bene.
Fino al giorno in cui aveva cominciato la sua missione.
I camerati, gli amici, i compagni, le autorità,
I cittadini,
Il padre e la madre
Trovavano che andava tutto bene.
Fino al giorno in cui aveva cominciato la sua missione
I camerati trovavano che era un buon camerata.
Gli amici un buon amico.
I compagni un buon compagno.
Alla mano.
I cittadini trovavano che era un buon cittadino.
Gli eguali un buon eguale.
Fino al giorno in cui aveva cominciato la sua missione.
I  I cittadini trovavano che era un buon cittadino.
Fino al giorno in cui aveva cominciato la sua missione.
Fino al giorno in cui s’era rivelato come un altro cittadino.
Come il fondatore, come il cittadino di un’altra città.
Perché era della Città celeste.
E della Città eterna.
Le autorità trovavano che andava tutto bene.
Fino ai giorno in cui aveva cominciato la sua missione.
Le autorità trovavano che era un uomo d’ordine.
Un giovane posato.
Un giovane tranquillo.
Un giovane ordinato.
Comodo da governare.
E che dava a Cesare ciò che è di Cesare.
Fino al giorno in cui aveva cominciato il disordine.
Introdotto il disordine,
Il più grande disordine che ci sia stato nel mondo.
Che ci sia mai stato nel mondo
Il più grande ordine che ci sia stato nel mondo.
Il solo ordine.
Che ci sia mai stato nel mondo.
Fino al giorno in cui si era disturbato.
E disturbandosi aveva disturbato il mondo.
Fino al giorno in cui si rivelò
   Il solo Governo del mondo.
   Il Padrone del mondo.
   Il solo Padrone del mondo.
E in cui apparve a tutti.
In cui gli eguali videro bene.
Che egli non aveva nessun eguale.
Allora il mondo cominciò a trovare che egli era troppo grande.
E a dargli noie.
E fino al giorno in cui incominciò a rendere a Dio quello che è di Dio».


- Charles Péguy -




Buona giornata a tutti. :-)








mercoledì 16 agosto 2017

Il segnale – don Bruno Ferrero

Un giovane era seduto da solo nell'autobus; teneva lo sguardo fisso fuori del finestrino. Aveva poco più di vent'anni ed era di bell'aspetto, con un viso dai lineamenti delicati. Una donna si sedette accanto a lui. Dopo avere scambiato qualche chiacchiera a proposito del tempo, caldo e primaverile, il giovane disse, inaspettatamente:
«Sono stato in prigione per due anni. Sono uscito questa mattina e sto tornando a casa».
Le parole gli uscivano come un fiume in piena mentre le raccontava di come fosse cresciuto in una famiglia povera ma onesta e di come la sua attività criminale avesse procurato ai suoi cari vergogna e dolore.
In quei due anni non aveva più avuto notizie di loro. Sapeva che i genitori erano troppo poveri per affrontare il viaggio fino al carcere dov'era detenuto e che si sentivano troppo ignoranti per scrivergli. 
Da parte sua, aveva smesso di spedire lettere perché non riceveva risposta.
Tre settimane prima di essere rimesso in libertà, aveva fatto un ultimo, disperato tentativo di mettersi in contatto con il padre e la madre. 
Aveva chiesto scusa per averli delusi, implorandone il perdono.
Dopo essere stato rilasciato, era salito su quell'autobus che lo avrebbe riportato nella sua città e che passava proprio davanti al giardino della casa dove era cresciuto e dove i suoi genitori continuavano ad abitare.
Nella sua lettera aveva scritto che avrebbe compreso le loro ragioni. 
Per rendere le cose più semplici, aveva chiesto loro di dargli un segnale che potesse essere visto dall'autobus. Se lo avevano perdonato e lo volevano accogliere di nuovo in casa, avrebbero legato un nastro bianco al vecchio melo in giardino. 
Se il segnale non ci fosse stato, lui sarebbe rimasto sull' autobus e avrebbe lasciato la città, uscendo per sempre dalla loro vita. 
Mentre l'automezzo si avvicinava alla sua via, il giovane diventava sempre più nervoso, al punto di aver paura a guardare fuori del finestrino, perché era sicuro che non ci sarebbe stato nessun fiocco.
Dopo aver ascoltato la sua storia, la donna si limitò a chiedergli: «Cambia posto con me. Guarderò io fuori del finestrino».
L'autobus procedette ancora per qualche isolato e a un certo punto la donna vide l'albero.
Toccò con gentilezza la spalla del giovane e, trattenendo le lacrime, mormorò: «Guarda! Guarda! Hanno coperto tutto l'albero di nastri bianchi».

Siamo più simili a bestie quando uccidiamo.
Siamo più simili a uomini quando giudichiamo.
Siamo più simili a Dio quando perdoniamo.

- don Bruno Ferrero - 
Fonte: Bruno Ferrero, La vita è tutto quello che abbiamo


La misericordia non è un obbligo. 
Scende dal cielo come il refrigerio della pioggia sulla terra. 
È una doppia benedizione: benedice chi la dà e chi la riceve.

- William Shakespeare - 
Il mercante di Venezia, Atto IV, Scena I, citato da Papa Francesco nel Messaggio per la 50a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (8 maggio 2016).




Dio sempre aspetta. Dio è accanto a noi, Dio cammina con noi, è umile: ci aspetta sempre. Gesù sempre ci aspetta. 
Questa è l'umiltà di Dio. 
Nella storia del Popolo di Dio ci sono momenti belli che danno gioia e anche momenti brutti di dolore, di martirio, di peccato, e sia nei momenti brutti, sia nei momenti belli una cosa sempre è la stessa: il Signore è là, mai abbandona il Suo popolo!

- Papa Francesco -
Omelia 24 settembre 2013, Casa Santa Marta



Buona giornata a tutti. :-)





martedì 15 agosto 2017

15 agosto 2017 - Il dogma dell'Assunta in Cielo

L’Assunzione di Maria in cielo è un dogma proclamato da papa Pio XII il 1° novembre 1950, anno santo. Questo è il passaggio finale del documento, con la solenne definizione dogmatica:

« Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.

Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica. »

(Munificentissimus Deus)


La proclamazione di questo dogma rientra per i cattolici in uno degli ambiti in cui il papa, nell’esercizio del suo magistero, nel proclamare certe condizioni di una verità della fede o della morale, è infallibile. 
L'infallibilità del papa è stata sancita nel 1870 da Papa Pio IX e dai padri del Concilio Vaticano Primo.



Oggi la Vergine Maria sale, gloriosa, in cielo.
Quale ha dovuto essere l’esaltazione degli angeli e dei santi, quando hanno potuto ascoltare la sua voce, e vedere il suo volto ed esultare, infine, della sua presenza benedetta! 
E per noi, fratelli amatissimi, quale occasione di solennità nella sua Assunzione gloriosa! 
Quale causa di gaudio e quale fonte di gioia, oggi! 
La presenza di Maria illumina il mondo intero, tanto il cielo risplende, irradiato dalla luce della Vergine santissima. 
È dunque a ragione che risuonano nei cieli il rendimento di grazie e la lode. Perché non abbiamo quaggiù una città permanente, e cerchiamo quella in cui oggi la Vergine Maria è giunta. Se noi siamo già iscritti nel numero degli abitanti di quella città, è bene oggi ricordarcene e condividere quella gioia per la quale oggi esulta la città di Dio. Essa ricade oggi come rugiada gioiosa sulla nostra terra.
Sì, ella ci ha preceduti, la nostra Regina, ci ha preceduti ed è stata ricevuta con tanta gloria che con fiducia questi piccoli servi seguono la loro sovrana gridando: “Conducici con te, Maria, noi accorriamo all’odore dei tuoi profumi!”.

- San Bernardo - 
monaco cistercense e dottore della Chiesa (1091-1153)
Francesco Botticini (1446-1497)
L’elezione della Vergine (XV° sec.)
National Gallery – London - Inghilterra

Preghiera per l'Assunzione della B.V. Maria

O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini,
noi crediamo nella tua assunzione in anima e corpo al cielo,
ove sei acclamata da tutti i cori degli angeli e da tutte le schiere dei santi.
E noi ad essi ci uniamo per lodare e benedire
il Signore che ti ha esaltata sopra
tutte le creature e per offrirti l'anelito della nostra devozione
e del nostro amore.
Noi confidiamo che i tuoi occhi misericordiosi si abbassino
sulle nostre miserie
e sulle nostre sofferenze; che le tue labbra sorridano alle nostre gioie
e alle nostre vittorie; che tu senta la voce di Gesù
ripeterti per ciascuno di noi:
Ecco tuo figlio.
E noi ti invochiamo nostra madre e ti prendiamo,
come Giovanni, per guida,
forza e consolazione della nostra vita mortale.
Noi crediamo che nella gloria, dove regni vestita di sole e coronata di stelle,
sei la gioia e la letizia degli angeli e dei santi.
E noi in questa terra, ove passiamo pellegrini, guardiamo verso di te,
nostra speranza; attiraci con la soavità della tua voce
per mostrarci un giorno,
dopo il nostro esilio, Gesù, frutto benedetto del tuo seno,
o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.


- Papa Pio XII -





Buona festa dell'Assunta a tutti. :-)