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martedì 18 dicembre 2018

Come Maria abbraccia il suo bambino, abbraccio anzitutto il bambino ferito in me - Anselm Grün

Abbracciare il bambino

La psicologia parla oggi del bambino interiore. Ognuno ha in sé un bambino ferito e un bambino divino. 
A Natale guardiamo soprattutto al bambino divino che è in noi. Ma possiamo ritrovare il bambino divino, che è in noi, solo quando ci riconciliamo prima con il bambino ferito che è in noi. 
Perché quest’ultimo grida sempre quando oggi siamo abbandonati, discriminati, ignorati. 
Nelle raffigurazioni di Natale, Maria tiene amorevolmente nelle sue braccia questo bambino divino. In modo simile desidero invitarti a compiere un rito, che ti faccia percepire nell’intimo il mistero del divin bambino. 

Mettiti in piedi diritto e tieni le mani incrociate sul petto.
Come Maria abbraccia il suo bambino, abbraccio anzitutto il bambino ferito in me. 

Abbraccio in me il bambino abbandonato, 
il bambino ignorato, 
il bambino affaticato, 
il bambino discriminato, 
il bambino svergognato, 
il bambino ridicolizzato, 
il bambino trascurato, 
il bambino rifiutato. 

E mi immagino come se sotto al bambino ferito ci fosse in me il bambino divino. Lì, dove il bambino divino è in me, sono libero dalle attese e dalle opinioni degli altri uomini. 
Sono sano e integro. 
Nessuno mi può ferire. 
Vengo in contatto con l’immagine originaria e singolare di Dio in me. 
Non devo dimostrare le mie capacità. 
Posso essere semplicemente me stesso. 
Sono puro e limpido. 
I sensi di colpa non hanno alcun accesso. 
E sono a casa presso me stesso. Assapora il divino bambino che è in te e senti la pace e l’amore che ne discendono e riempiono tutto il tuo essere corporeo.

- Anselm Grün -
Da: “Andare incontro al Mistero - Pensieri e auguri per il tempo di Natale", ed. Messaggero Padova pagg 18, 19, 20, 21



Possa l'amore di Dio, che in Gesù Cristo ha preso volto umano, penetrare sempre più profondamente nel tuo cuore e riempirti di gioia, pace, fiducia, speranza e amore.

- Anselm Grün -



Benedizione 

Natale è alle porte. 
Dio volga il tuo spirito 
lontano da tutte le faccende, 
che devi ancora sbrigare. 
Egli apra il tuo cuore al mistero, 
che fra pochi giorni celebreremo. 
A Natale Dio vuole celebrare con te un nuovo inizio, 
poiché il suo figlio Gesù Cristo nasce da Maria. 
Presenta dunque a Dio ciò che è vecchio e logoro, 
perché egli te ne liberi. 
Presentagli la tua colpa: 
tutto ciò che in quest’anno non era così buono. 
Possa Dio liberarti da tutto ciò che ti opprime, 
affinché Natale sia realmente un nuovo inizio. 
Ti faccia andare in modo nuovo verso le persone con cui festeggi il Natale. 
Riempia tutte le persone, 
che condividono le tue giornate, 
con lo spirito di un nuovo inizio. 
Liberi anche loro da tutto ciò che li opprime, 
e indichi loro, nella nascita di suo figlio, 
che non sono determinati dal proprio passato, 
bensì che Dio ogni giorno comincia in modo nuovo con noi; 
che il suo amore fa tutto nuovo in noi.

- Anselm Grün -



Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it



mercoledì 28 novembre 2018

… E saremo mandati in missione - don Tonino Bello

«La prima gemma che spunta sull’albero della Trinità è l’Eucaristia. 
Quando questa gemma scoppia, viene fuori la Chiesa. 
La Chiesa, quindi, non è altro che il Sacramento eucaristico pienamente sbocciato». [...]



Dalla Trinità,

«[…] Se non comprendiamo che la Chiesa è “Oriens ex alto” (che nasce dall’alto), che ha, cioè, nella Trinità l’origine, il modello e la meta non solo della sua missione, ma anche del suo stesso essere, allora tutti i nostri richiami all’ “insieme”, all’ “unità”, alla “comunione”, sembreranno solo manifestazione dell’ansia di chi vuol contare di più, incidere di più, produrre di più, apparire di più.

Nella sottolineatura della “Ecclesia de Trinitate” (Chiesa che nasce dalla Trinità) non si nasconde il calcolo del proverbio che dice “l’unione fa la forza”. 
C’è, invece, l’esigenza di far capire che, se l’albero è la Trinità, mistero di comunione, la Chiesa, che su quest’albero matura, non può vivere la disgregazione delle persone, il molecolarismo dei progetti, la frantumazione degli sforzi. 
Se no, non è Chiesa. Sarà organizzazione del sacro, consorteria di beneficenza, fabbriceria del rito, multinazionale della morale. Ma non Chiesa.

[E] Se dai frutti non ci è dato risalire al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, vuol dire che non ci troviamo di fronte alla Chiesa. […]

[Così] Se fotocopieremo nella nostra Chiesa la comunione trinitaria, se, cioè, saremo davvero una “Ecclesia de Trinitate” saremo mandati in missione.

Diversamente, il nostro agire sarà la convulsione propagandistica di chi vuole annettersi spazi per spirito di dominio; sarà sterile proselitismo di chi non si rassegna a morire e si agita per spirito di conservazione; sarà appagamento borioso di chi si contenta dell’apparato e sogna scenografie di potenza.»


attraverso l’Eucaristia,

«Oggi si parla dell’Eucaristia come “epifania e primizia” della Chiesa. 
Questo significa che tutta la realtà ecclesiale non è altro che il sacramento eucaristico sbocciato nella vita degli uomini.

Ora, se l’eucaristia (boccio della Chiesa spuntato sull’altare della Trinità) è comunione, anche la Chiesa (fiore dell’Eucaristia) deve essere comunione, anzi fioritura di comunione, compimento di comunione, pienezza di comunione.»

La fioritura della comunione.

«Gli antichi lo sentivano profondamente questo nesso: «Come questo pane spezzato era sparso sui colli e, raccolto, è diventato una sola cosa, così si raccolga la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo Regno… (Didachè, 9-10). […]

Comunione, che, non nasce dalla necessità di stringere le fila o dall'urgenza di serrare i ranghi per meglio far fronte al mondo che ci incalza. 
La comunione nasce da una ineluttabilità ontologica, non da un calcolo aziendale. Sicché, nelle espressioni che spesso scegliamo come titolo dei nostri convegni: «Insieme per camminare, insieme per spezzare il pane, insieme per pregare, insieme per lottare…», nessuno sposti l’attenzione sul verbo dicendo: “purché si cammini, purché si spezzi il pane, purché si preghi, purché si lotti…” La forza della frase poggia sull’avverbio “insieme”». [...]

«Ci sono due celebrazioni eucaristiche nel corso dell’anno che mal sopportano la frantumazione dell’assemblea, e sono quelle del Giovedì Santo e del Corpus Domini. In quei giorni bisogna fare di tutto perché l’unità del popolo di Dio si visibilizzi il più possibile anche fisicamente». [...]

«La domenica dovrebbe scatenare in ogni credente il bisogno di “convenire in unum”, (radunarsi insieme), mettendogli nel cuore la gioia per i contatti umani che stabilisce, e la nostalgia per gli allacciamenti che non riesce a operare.

La domenica è il giorno in cui l’ “insieme” si visibilizza, la comunione si densifica, la compaginazione dell’assemblea attorno a Cristo si articola concretamente.

In questo giorno ognuno si dovrebbe lasciarsi “risucchiare” dai momenti più pieni e più intensi, quasi per sentire con maggiore potenza il fascino della moltitudine fraterna. […]

E il Corpo del Signore non è impoverito solo da chi non va affatto all’assemblea, ma anche da coloro che, rifuggendo dalla mensa comune, aspirano a sedersi a una mensa privilegiata e più ricca: non sembrano infatti somigliare a quei cristiani di Corinto che rifiutavano di mettere in comune il loro ricco pasto con i più poveri? Se l’Eucaristia è condivisione (espressa dal gesto dello spezzare il pane) sull’esempio di Colui che non ha risparmiato nulla di sé, allora chi ha più ricevuto, più sia disposto a donare, anche quando donare potrà sembrare perdere». [...] 
«Sono convinto che ognuno di voi farà di tutto per entrare nella profondità del Mistero, mediante una revisione critica del proprio personale rapporto con Gesù Cristo e si chiederà: che senso ha per me l’Eucaristia? 
Quale cambio porta nei miei giorni la messa domenicale? 
Quale attentato arreca alla mia tranquillità fin troppo borghese? 
Quale servizio agli “ultimi” mi stimola a rendere? 
Quali gerarchie di valori introduce nella mia vita? 
Quale smottamento provoca nella compattezza delle mie superbie personali o delle mie arroganze di gruppo.

Cari confratelli, solo se l’Eucaristia lavorerà “dentro” avremo il diritto e il coraggio di portarla “fuori”.

… E saremo mandati in missione

«E Maria, che è proprio l’icona della Chiesa, si alza, si mette in viaggio, raggiunge la città e porta la letizia al mondo nelle case della gente. Prima processione del Corpus Domini [e suo] ostensorio perché dentro di lei c’è Gesù Cristo.» [Vol. 4, pg. 40]

«mandata anche lei […] ha obbedito a quell’impulso. E, portando Cristo nel grembo, è divenuta il primo ostensorio di lui, ha inaugurato le processioni del Corpus Domini, ed è andata a portare annunci di liberazione ai parenti lontani.» [Maria dei nostri giorni, pag. 36 | Maria, donna missionaria ]

Vostro + don Tonino, Vescovo
da: Antologia degli Scritti, Vol. 1, pag. 289-291, pag. 295 | Vol. 6, pag. 549 | Vol. 5, pag. 262
da: "Non c'è fedeltà senza rischio", pag. 151 


Buona giornata a tutti. :-)






mercoledì 15 agosto 2018

15 agosto: Assunzione della Beata Vergine Maria. Tre gradini per capire il mistero della presenza di Maria

La festa dell'Assunzione è tra le più antiche. 
Si celebra almeno da 1500 anni; si ha memoria della sua celebra­zione fin dal secolo V in Orien­te e dal secolo VII in Occidente, a testimonianza della fede ininterrotta della comunità cristiana. 
E’ la festa del trionfo di Ma­ria che la liturgia ci presenta con le parole dell'Apocalisse: "Un segno grandioso apparve nel cie­lo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle". Ma questa visione meravi­gliosa non deve distoglierci da quello che è il vero significato della festa e cioè: festa della pre­senza di Maria. Ossia, l'assun­zione non l'ha allontanata da noi, non l'ha posta su un trono inac­cessibile, ma l'ha resa più vici­na, ha creato le condizioni per­ché la Madonna potesse essere sempre presente vicino a noi. 
Maria è presente fra noi: nei giorni della gioia, come a Cana: "E c'era la Madre di Gesù..."; nei giorni del dolore, come sul Calvario: "Stava presso la croce, sua madre..."; nei momenti del­la preghiera, come nel Cenaco­lo: "Erano con Maria, la madre di Gesù, sempre. 
Questo senso della presenza di Maria, tra i suoi figli, non è di og­gi; i cristiani dei primi secoli si chiedevano: "Che ne è di Maria? Dove si trova attualmente? Nes­sun luogo infatti ha mai rivendi­cato il privilegio di possedere la sua salma, o qualche reliquia del suo corpo. 
Dei primi apostoli si sono o­norate le tombe..., di Maria si è onorata la casa dove aveva abi­tato. 
Si comincia presto ad invo­carla, a pregarla: "Kaire Maria". 
"Rallegrati Maria" traccia, un graffito, del IV secolo, in carat­teri greci, trovato in uno scavo dove ora sorge la basilica del­l'Annunciazione a Nazaret. E in un papiro di oltre 1700 anni fa, si legge la bellissima pre­ghiera di una comunità perse­guitata che ricorre a Maria: "Sub tuum praesidium... Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio...".
Vivere sotto lo sguardo di Maria. 
Ci sono tre gradini da salire per sperimentare personalmen­te il mistero della presenza di Maria. 
Il primo e più semplice aiuto per incominciare ad avvertire la presenza di Maria, ce lo danno le immagini di lei. Potrà sembrare strano, parla­re di quadri e di statue; ma noi siamo fatti di anima e di corpo e i primi sentimenti sono suscita­ti in noi proprio dalla vista. Non per niente il proverbio dice: "lon­tano dagli occhi, lontano dal cuo­re". 
Del resto, se teniamo ben in vista le fotografie dei nostri ca­ri, vivi e defunti, è perché il guar­darle ce li fa sentire, in certo mo­do, ancora vicini. E tuttavia, davanti alle imma­gini della Madonna, non è que­sto l'atteggiamento che dobbia­mo ricercare. Non siamo noi a guardare la Madonna: è lei che guarda noi. Proprio così: come diciamo nella preghiera: "Rivol­gi a noi gli occhi tuoi miseri­cordiosi...". 
Se fate caso, nelle raffigurazioni di Maria, raramente essa guarda suo Figlio; quasi sempre il suo sguardo va oltre, verso di noi, gli altri suoi figli. 
Da quan­do Gesù le ha detto: "Donna, ec­co tuo figlio", Maria non ha smesso di guardarci, il suo sguar­do ci segue dappertutto. 
La Madonna mi guarda: io sento la sua presenza; diventa necessario incontrare il suo sguardo: propongo di tenere i miei occhi fissi nei suoi. Anco­ra. Le immagini di Maria han­no anche una funzione di cate­chesi: la devo scoprire. 
Nella sua Enciclica mariana, il Papa ri­corda le icone dell'Oriente: "in esse la Vergine splende come immagine della divina bellezza, dimora dell'eterna Sapienza, fi­gura dell'orante, prototipo del­la contemplazione, icona della gloria..." (MdR 33). 
Il concetto, l'idea che l'im­magine ci trasmette, nutre e so­stiene la nostra preghiera e rende più oggettivo, più comunita­rio il nostro collegamento 
spiri­tuale con Maria.
Vivere con Maria. 
Il secondo gradino da salire è più impegnativo. Non riesco a sentire una persona veramente presente, se non entro in contat­to con lei, attraverso legami di conoscenza di scambio. Il contatto, lo scambio avviene, in mo­do reale, con Maria, attraverso Cristo, nella comunione dei santi. 
Tutti formiamo un solo corpo con Cristo: viviamo in Lui e per Lui. C'è una solidarietà tra le membra di uno stesso corpo; siamo insieme nella comunione dei beni spirituali: quelli che vi­vono e quelli che ci hanno preceduto. 
Noi possiamo pregare gli uni per gli altri e ancor di più pregano e intercedono per noi i defunti e i santi. Se essi sono i no­stri amici, si deve dire: "Magis amica Maria", Maria ci è ancor più amica e ci comunica i suoi immensi beni spirituali. 
La legge della comunione dei santi è la legge dell'ascesa: "O­gni anima che si eleva, eleva il mondo". Io imparo a vivere con Maria quando la sento come modello e come aiuto. 
Come modello: niente può meglio aiutarci ad essere buoni, quanto il contatto con una per­sona buona e nessuna creatura è più buona di Maria. Con la sua presenza essa mi fa capire ciò che va e ciò che non va. Non si può vivere con lei e restare nell'ambiguità, nella superficialità, nell 'ipocrisia. Come aiuto: se Gesù me l'ha data come madre, posso essere certo che è sempre vicina per aiutarmi. Maria, a motivo del­l'Assunzione, è entrata in cielo come persona umana, con la pie­nezza della sua vita umana. E la creatura più vicina a Dio e più perfetta in amore. Il suo cuore materno è pieno di amore per ciascuno di noi e la sua inter­cessione è potente. Gesù le ha messo a disposizione il suo tro­no: ricevendo sua madre nel cie­lo le dice: "Veni electa mea et ponam in te thronum meuni - Vie­ni mia diletta, metterò il mio tro­no in te". 
A questa madre buona, a que­sta madre potente mi rivolgerò spesso con la preghiera, ben sa­pendo che essa la porterà a Gesù impreziosita dal suo amore.
Vivere Maria. Ma c'è un terzo gradino da salire per avere Maria presente, nel modo più completo e defini­tivo ed è: vivere Maria, ossia identificarsi con lei, sforzandosi di vivere in tutto e per tutto co­me lei. 
Se per ogni cristiano il tra­guardo del cammino spirituale è assumere i lineamenti di Cristo, noi, identificandoci con Maria. la “faccia che a Cristo più si somiglia” (Dante), la prima e più perfetta discepola di Cristo, la prima creatura che ha raggiunto la piena conformazione a Cristo, siamo certi di raggiungere quel traguardo al quale Dio ci ha pre­destinati: "essere conformi all'immagine del Figlio suo, per­ché Egli sia il primogenito fra molti fratelli" Nella sua Enciclica mariana, il Papa, citando Paolo VI, affer­ma che 'la Chiesa deve trar­re dalla Vergine Madre di Dio la più autentica forma della perfetta imitazione di Cristo" (MdR 47). 
Non può dunque essere altro il proposito della festa dell'As­sunzione, festa della presenza di Maria, che quello di affidar­ci completamente a lei perché ci conduca sulla strada della pie­na fedeltà e conformazione a Cristo.

L'Assunzione della Vergine di Palma il Vecchio, galleria dell'Accademia a Venezia

Nel cielo abbiamo una Madre. Il cielo è aperto, il cielo ha un cuore.

- papa Benedetto XVI -



Preghiera di San Giovanni Paolo II 

Oggi, nella solennità della tua Assunzione, o Maria, 

volgiamo lo sguardo verso Te, 
"Piena di grazia", 
Vergine che ci indichi il cielo, 
la meta a cui siamo tutti incamminati.
Ti presenti in questo giorno 
come "nuova creatura", 
che, ai piedi della Croce, 
quando sembrava che trionfasse la morte, 
hai "creduto nell'adempimento 
delle parole del Signore" (Lc 1, 45) 
ed hai raccolto la promessa della resurrezione.
Ti sentiamo vicina, 
Madre dei redenti, 
che insegni a superare ogni turbamento; 
che conforti il popolo di Dio 
nella quotidiana lotta 
contro il "principe di questo mondo" (Gv 12, 31), 
pronto a sradicare dai cuori 
il senso di gratitudine e di rispetto 
per l'originale e straordinario dono divino 
che è la vita dell'uomo.
Tu ci precedi, Vergine celeste, 
nel nostro pellegrinaggio di fede. 
Sostieni, o Maria, 
la nostra speranza; 
incoraggia la Chiesa 
a proseguire sulla via della fedeltà al suo Signore, 
fidando unicamente 
nella potenza redentrice della santa Croce.

Con animo grato a Dio, 

il nostro pensiero ritorna quest'oggi 
all'incontro mondiale dei giovani svoltosi l'anno scorso, 
proprio in questo giorno, a Denver, 
negli Stati Uniti d'America. 
Là Tu ci hai accompagnato ed accolto, 
Vergine del cammino; 
là abbiamo ascoltato assieme a Te le parole del tuo Figlio: 
"Sono venuto perché abbiano la vita 
e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10, 10).
Come allora, ci rinnovi ogni giorno l'invito di Cristo 
ad essere messaggeri di quella vita divina 
che da sola può soddisfare la fame del cuore umano 
e ci spingi a riflettere su quanto Tu dicesti a Cana di Galilea: 
"Fate quello che Egli (il Maestro) vi dirà" (Gv 2, 5): 
Gesù solo, infatti, ha parole di vita eterna (cfr. Gv 6, 68).
Meditando su questa grande realtà, 
ci incamminiamo spiritualmente 
verso la prossima Giornata Mondiale della Gioventù,
che avrà luogo nel gennaio del 1995 a Manila, nelle Filippine.
Aiutaci a preparare questo importante appuntamento ecclesiale 
con fervorosa preghiera e con entusiasmo apostolico.


3. A Te, Regina della pace 

e Madre della Chiesa, 
affidiamo in questo giorno di festa 
i più profondi desideri del nostro cuore. 
Nelle tue mani ancora una volta, 
poniamo l'Italia, 
che quest'anno vive 
un tempo di particolare preghiera; 
alla tua materna sollecitudine raccomandiamo
le Nazioni che nei vari Continenti soffrono 
a causa dell'ingiustizia e della guerra, 
in particolare la martoriata terra rwandese, 
come pure le care popolazioni della Bosnia ed Erzegovina 
e dell'intera regione dei Balcani.
A Te chiediamo di volgere lo sguardo 
ai lavori dell'Assemblea su popolazione e sviluppo 
che si terrà al Cairo nel prossimo settembre.
Guida, o Maria, l'umanità 
sulla strada dell'umile ricerca della verità 
e dell'autentica pace; 
guidala alla felicità vera, 
possibile solo nella piena comunione con Dio.
Regina assunta in cielo, prega per noi!

- san Giovanni Paolo II, papa -




lunedì 28 maggio 2018

Insieme a Dio si fanno grandi cose

Racconta di un uomo rude e coraggioso, di nome Pietro, che aveva scelto come mestiere quello del soldato. Sapeva combattere con l'archibugio e la spada e si era distinto nelle battaglie più celebri.
Ma fare il soldato e girare il mondo per combattere sono avventure davvero pericolose. Così, un giorno, durante un furioso assalto, il soldato Pietro fu colpito a morte. Quello stesso giorno arrivò alle porte del Paradiso. Bussò con energia. San Pietro si affrettò ad aprire.
" Bene, giovanotto ", disse san Pietro, squadrando la divisa rossa e blu del soldato. "Che cosa volete?".
"Voglio entrare in Paradiso", rispose il soldato. "Io sono il soldato Pietro. Voi mi conoscete certamente, perché porto il vostro stesso nome. Guardate quante medaglie ho meritato! Non c'era nel reggimento un soldato coraggioso quanto me. Modestia a parte, sono il migliore. Ho combattuto molto. Sono persino morto per la mia patria. Credo proprio di essermelo guadagnato il Paradiso!".
"Vedo, vedo", borbottò san Pietro, "il vostro nome è il più bello che ci sia, non c'è dubbio. Avete combattuto bene, già, già... Ma tutto questo non basta. Devo prima dare un'occhiata ai miei registri". San Pietro estrasse un grosso librone da uno scaffale e cominciò a leggere lentamente una pagina dopo l'altra. Tutto quello che il soldato aveva fatto era scritto in quel librone. Man mano che san Pietro leggeva, però, scuoteva la testa, si tormentava la lunga barba bianca, bofonchiava: "Uhm... Uhm". Il contenuto del libro non era soddisfacente. Secondo quello che c'era scritto e secondo le leggi che regolavano l'accesso al Paradiso, san Pietro non poteva assolutamente lasciar entrare il soldato. Ma il sant'uomo provava una grande simpatia per il soldato che portava il suo nome.
" Non posso mica mandare all'inferno uno che si chiama Pietro!", pensava. Ma che cosa poteva fare?
San Pietro chiamò san Michele, l'arcangelo che portava la spada e l'armatura, e che quindi avrebbe dovuto provare comprensione nei riguardi di un suo collega umano. I due parlarono e discussero a lungo. San Pietro cercava di trovare qualche scusa per poter permettere al soldato di entrare in Paradiso.
"Ma no, ma no! ", gridava san Michele. "Non puoi infrangere i regolamenti. Questo soldato non può assolutamente entrare. Devi cacciarlo via!".
Allora san Pietro convocò un'adunanza. Un'adunanza di tutti i santi più buoni che riuscì a trovare. C'erano san Giuseppe, santa Teresina, san Francesco, santa Caterina. Ma non ci fu niente da fare. Anche i santi scuotevano la testa e affermavano che il soldato Pietro non era stato sufficientemente buono per entrare in Paradiso.
Ci voleva ben altro per fermare san Pietro.
Senza esitare si recò da Gesù e cominciò a raccontargli tutto quello che si riferiva al soldato. Gli parlò in lungo e in largo del suo coraggio, della sua generosità, del fatto che era morto per la patria.
Gesù prestava attenzione ad ogni parola. Ma proprio in quel momento, ci fu un baccano indescrivibile.
Venti diavoli, trafelati e rabbiosi, stavano correndo su per i gradini che portavano al Paradiso.
"Ferma, ferma! ", gridavano i diavoli, agitando i forconi aguzzi. "Questo soldato non appartiene al Paradiso. Questo soldato appartiene a noi!".
Le cose si mettevano decisamente male per il povero soldato Pietro. Un diavolaccio rosso lo punzecchiò con la forca sghignazzando: "Eccolo qui, quello che diceva sempre "porco diavolo"! ".
Ma proprio allora, al fianco di Gesù, apparve una bella Signora. Era Maria. Aveva in mano un grosso libro d'oro, che consegnò a Gesù. Gesù prese il libro. Aveva centinaia di pagine, ed era tutto scritto, su tutte le pagine. Gesù incominciò a leggere.
Gesù leggeva e leggeva e leggeva. Alla fine si voltò verso Maria e le fece un bell'inchino. Quello era il segnale. Il soldato Pietro poteva entrare in Paradiso. Fu Maria stessa a prenderlo per mano e farlo entrare, mentre san Pietro sorrideva soddisfatto.
Molto meno soddisfatti, naturalmente erano i diavoli. Si avviarono furibondi verso l'Inferno, protestando:
"Maria è la nostra rovina! Continua a rubare le anime che ci appartengono! Di questo passo finiremo disoccupati".
A san Pietro, però, era rimasta una gran curiosità. Che cosa c'era scritto sul gran libro d'oro che Maria aveva fatto leggere a Gesù?
Così, mentre tutti erano distratti a festeggiare il nuovo arrivato, san Pietro si avvicinò, quatto quatto, al libro d'oro e lo aprì. C'erano scritte tante Ave Maria su ogni pagina. Migliaia e migliaia di Ave Maria. Era l'unica preghiera che quel rude soldato conosceva e ogni volta che la mormorava, la Madonna la scriveva sul suo grande libro d'oro. Erano state proprio quelle Ave Maria ad aprire le porte del Paradiso al soldato Pietro.
In modo semplice la leggenda esprime quello che Dio ha voluto: Maria è realmente la più importante collaboratrice della sua volontà di salvezza. Dall'inizio di tutto, come ci ha suggerito la prima lettura, fino "all'ora della nostra morte" come diciamo tutti i giorni.
Quante volte nella nostra vita abbiamo ripetuto il saluto dell'Angelo a Maria? Probabilmente è stata la prima preghiera che ci hanno insegnato. Sarà quasi certamente l'ultima che pronunceremo su questa terra. Possiamo stare tranquilli: l'Ave Maria ci aprirà la porta del Paradiso.
Una persona che recita l'Ave Maria non può essere veramente cattiva.
Perché le parole che abbiamo ascoltato e che ripetiamo nell' Ave Maria segnano il grande momento dell'inizio del Regno di Dio: quando Dio ha inaugurato l'era dell'umanità nuova.

da: www.donbosco-torino.it



Per la fede di Maria Dio si incarnò

Maria credette e in lei quel che credette si avverò. 
Crediamo pure noi perché anche a noi possa giovare quanto si avverò. E dunque, per quanto mirabile sia anche questa nascita, tuttavia rifletti, o uomo, che cosa il tuo Dio abbia intrapreso per te, il creatore per la creatura: come il Dio che è sempre in Dio, l’Eterno che vive con l’Eterno, il Figlio eguale al Padre, non abbia sdegnato di rivestire per i servi colpevoli e peccatori la condizione di servo.
E questo, poi, non è avvenuto per meriti umani. Infatti, a motivo delle nostre iniquità meritavamo piuttosto delle pene; ma se avesse tenuto conto delle iniquità chi avrebbe potuto sussistere? E dunque per gli empi e per i servi peccatori che il Signore si è degnato di nascere servo e uomo da Spirito santo e da Maria vergine.

- sant' Agostino d’Ippona -
 Sermone 215,4



Nella frenesia della vita quotidiana
Aiuta anche noi, o Maria,
a ripensare sempre con spirito di fede
la nostra esistenza.
Aiutaci a saper salvaguardare
spazi di silenzio e di contemplazione
nella frenetica vita quotidiana.
Fa' che siamo sempre protesi
verso le esigenze della pace vera,
dono del Natale di Cristo.
A te affidiamo le attese e le speranze
dell'intera umanità.
Vergine Madre di Dio,
intercedi per noi presso il tuo Figlio,
perché il suo volto risplenda
sul cammino del nuovo millennio
e ogni uomo possa vivere
nella giustizia e nella pace! Amen!

- san Giovanni Paolo II, papa -




Buona giornata a tutti. :-)



sabato 26 maggio 2018

Come Maria di don Bruno Ferrero e Preghiera di affidamento dell’Italia alla Madonna

Una notte ho fatto un sogno splendido. Vidi una strada lunga, una strada che si snodava dalla terra e saliva su nell'aria, fino a perdersi tra le nuvole, diretta in cielo. Ma non era una strada comoda, anzi era una strada piena di ostacoli, cosparsa di chiodi arrugginiti, pietre taglienti e appuntite, pezzi di vetro. La gente camminava su quella strada a piedi scalzi. I chiodi si conficcavano nella carne, molti avevano i piedi sanguinanti. Le persone però non desistevano: volevano arrivare in cielo. Ma ogni passo costava sofferenza e il cammino era lento e penoso. Ma poi, nel mio sogno, vidi Gesù che avanzava. Era anche lui a piedi scalzi. Camminava lentamente, ma in modo risoluto. E neppure una volta si ferì i piedi.

Gesù saliva e saliva. Finalmente giunse al cielo e là si sedette su un grande trono dorato. Guardava in giù, verso quelli che si sforzavano di salire. Con lo sguardo e i gesti li incoraggiava. Subito dopo di lui, avanzava Maria, la sua mamma. Maria camminava ancora più veloce di Gesù.

Sapete perché? Metteva i suoi piedi nelle impronte lasciate da Gesù. Così arrivò presto accanto a suo Figlio, che la fece sedere su una grande poltrona alla sua destra.

Anche Maria si mise ad incoraggiare quelli che stavano salendo e invitava anche loro a camminare nelle orme lasciate da Gesù, come aveva fatto lei.

Gli uomini più saggi facevano proprio così e procedevano spediti verso il cielo. Gli altri si lamentavano per le ferite, si fermavano spesso, qualche volta desistevano del tutto e si accasciavano sul bordo della strada sopraffatti dalla tristezza.

Una mattina un professore di cardiologia condusse gli alunni al laboratorio di anatomia umana dell'Università. Stavano osservando alcuni organi, quando notarono un cuore smisuratamente grande. Il professore chiese ai ragazzi se sapevano dire a chi fosse appartenuto, intendendo quale malattia avesse causato la morte di quella persona.
"Io lo so" disse un ragazzo, in tono molto serio. "Era il cuore di una madre".


- don Bruno Ferrero -
da: "A volte basta un raggio di sole", ed. Elledici



O Maria, Madre Tuttasanta,
che hai dato alla luce il Re dell’ eterna gloria
e, dopo averlo seguito fedelmente fino al Calvario,
hai atteso intrepida la sua risurrezione,
rivolgi il tuo sguardo alla nostra amata Italia,
che porta in sé la grande eredità dei santi Apostoli, dei Martiri,
dei Pastori, delle beate Vergini e di tanti generosi discepoli del tuo Figlio.
A te, o Maria, affidiamo la nostra Nazione,
che ti riconosce e ti invoca come Madre.

R/. Maria, piena di grazia, intercedi per noi

Guarda con benevolenza il popolo italiano:
a te sono noti i suoi peccati e le sue virtù,
le sue ricchezze e le sue miserie,
le sue debolezze e i suoi gesti di bontà.
Veglia sulle case e sulle famiglie,
sui quartieri e sulle comunità,
sulle scuole e gli ospedali,
le industrie, gli uffici, i cantieri
e tutte le molteplici espressioni
dell’operosità quotidiana.
Assisti i giovani, i disoccupati,
i poveri, gli emarginati,
che cercano uno spazio di vita
e un soffio di speranza.

R/. Maria, piena di grazia, intercedi per noi.

Fa’ che non si estingua nelle nuove generazioni
la fede trasmessa dai Padri;
resti vivo e coerente
il senso dell’onestà e della generosità,
la concordia operosa,
l’attenzione ai piccoli, agli anziani e agli ammalati,
la premurosa apertura verso tutta l’umanità,
che in ogni parte del mondo soffre e lotta,
e spera verso un avvenire di giustizia e di pace.
Intercedi per noi, o Vergine Maria, Madre dell’unità,
insieme ai santi Patroni d’Italia:
Francesco e Caterina da Siena,
i santi della nostra Chiesa particolare
e tutti i testimoni del Vangelo,
i cui nomi sono nel libro della vita.

R/. Maria, piena di grazia, intercedi per noi.

Risplenda sempre il volto del Padre
sulla nostra Nazione, sulle nostre città,
sui nostri paesi;
la tua materna protezione, o Maria,
ci accompagni ogni giorno, nel cammino del tempo,
verso l’incontro finale con Cristo,
nella Patria futura.
Egli, risorto dai morti e asceso al cielo,
nostro avvocato e mediatore,
vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.

Il 26 maggio 2011, nella basilica di Santa Maria Maggiore,  Papa Benedetto XVI, insieme ai vescovi italiani ha rinnovato l’affidamento a Maria dell’Italia a centocinquant’anni dall’unità del Paese. 
In questa occasione la Chiesa ha desiderato affidare a Maria, invocata con il titolo di Mater Unitatis, tutto il popolo italiano. 
Successivamente il Consiglio Episcopale Permanente della Cei ha invitato tutte le diocesi italiane a proporre un momento di preghiera mariana.


Buona giornata a tutti. :-)