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venerdì 14 settembre 2018

Esaltazione della Santa Croce di Gesù, 14 settembre

LA CROCE , già segno del più terribile fra i supplizi, è per il cristiano l'albero della vita, il talamo, il trono, l'altare della nuova alleanza. 
Dal Cristo, nuovo Adamo addormentato sulla croce, è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa. 
La croce è il segno della signoria di Cristo su coloro che nel Battesimo sono configurati a lui nella morte e nella gloria. 
Nella tradizione dei Padri la croce è il segno del figlio dell'uomo che comparirà alla fine dei tempi. 
La festa dell'esaltazione della croce, che in Oriente è paragonata a quella della Pasqua, si collega con la dedicazione delle basiliche costantiniane costruite sul Golgota e sul sepolcro di Cristo. (Mess. Rom.)

Nel martirologio romano la Festa della esaltazione della Santa Croce, viene celebrata il giorno dopo la dedicazione della basilica della Risurrezione eretta sul sepolcro di Cristo; viene esaltata e onorata come trofeo della sua vittoria pasquale e segno che apparirà in cielo ad annunciare a tutti la seconda venuta del Signore.

La festa in onore della Croce venne celebrata la prima volta nel 335, in occasione della “Crucem” sul Golgota, e quella dell'"Anàstasis", cioè della Risurrezione. La dedicazione avvenne il 13 dicembre. Col termine di "esaltazione", che traduce il greco hypsòsis, la festa passò anche in Occidente, e a partire dal secolo VII, essa voleva commemorare il recupero della preziosa reliquia fatto dall'imperatore Eraclio nel 628. Della Croce trafugata quattordici anni prima dal re persiano Cosroe Parviz, durante la conquista della Città santa, si persero definitivamente le tracce nel 1187, quando venne tolta al vescovo di Betlem che l'aveva portata nella battaglia di Hattin.
La celebrazione odierna assume un significato ben più alto del leggendario ritrovamento da parte della pia madre dell'imperatore Costantino, Elena. 
La glorificazione di Cristo passa attraverso il supplizio della croce e l'antitesi sofferenza-glorificazione diventa fondamentale nella storia della Redenzione: Cristo, incarnato nella sua realtà concreta umano-divina, si sottomette volontariamente all'umiliante condizione di schiavo (la croce, dal latino "crux", cioè tormento, era riservata agli schiavi) e l'infamante supplizio viene tramutato in gloria imperitura. 
Così la croce diventa il simbolo e il compendio della religione cristiana.
La stessa evangelizzazione, operata dagli apostoli, è la semplice presentazione di "Cristo crocifisso". 

Il cristiano, accettando questa verità, "è crocifisso con Cristo", cioè deve portare quotidianamente la propria croce, sopportando ingiurie e sofferenze, come Cristo, gravato dal peso del "patibulum" (il braccio trasversale della croce, che il condannato portava sulle spalle fino al luogo del supplizio dov'era conficcato stabilmente il palo verticale), fu costretto a esporsi agli insulti della gente sulla via che conduceva al Golgota. 

Le sofferenze che riproducono nel corpo mistico della Chiesa lo stato di morte di Cristo, sono un contributo alla redenzione degli uomini, e assicurano la partecipazione alla gloria del Risorto.



XII Stazione – Gesù muore in Croce

"Non possiamo dimenticare a quale prezzo siamo stati salvati, ogni giorno.
Il sacrificio non è un'obiezione,
neanche la sconfitta umana è un'obiezione,
ma è la radice della Resurrezione,
è la possibilità di una vita vera.
L'avvenimento che riaccade qui ed ora,
se è innanzitutto un fatto -
un fatto che non si può ridurre a nulla,
che non si può censurare,
che non si può più cancellare -
se è innanzitutto un fatto,
è un fatto per te,
che ti interessa supremamente.
È un fatto per te! Per te, per me, per me!
"Per te" è la voce che si sprigiona dal cuore del Crocifisso.
"Per me" è l'eco che ne soffre il cuore mio, la coscienza mia.
Tutto cadrebbe nella morte senza questa voce, senza questa Presenza.

- Don Luigi Giussani - 
Egli solo è – Via Crucis – ed. S. Paolo



Nel marzo del 1641, i pirati turchi, in una delle loro scorribande, fecero prigioniero un cavaliere portoghese, di cui non si conosce il nome, proveniente dall’India, e lo condussero ad Algeri. 
Costui aveva acquistato a Goa, in India, un artistico crocifisso in avorio, pregevole opera scolpita da un valente artista convertito delle Indie Portoghesi, ed intendeva portarlo in patria. 
La cattura glielo impedì e l’immagine sacra cadde in mano ai maomettani, e fu esposta nelle piazze di Algeri, dove il Crocifisso subì nel suo simulacro un secondo martirio: fu oggetto di ingiurie, bestemmie e derisioni, e fu colpito con lance e pugnali, di cui sono ancora visibili i segni. 
Allora avvenne il miracolo, attestato dai documenti autentici dell’epoca, che impressionò profondamente gli animi degli islamici: alla presenza di centinaia di persone, comparvero sul crocifisso delle gocce di sangue che sgorgarono dal volto, dalle mani, dalla ferita del costato e dalle scalfitture prodotte dai pugnali. A tutte queste vicende aveva assistito padre Michelangelo di Gesù (Marchese) missionario carmelitano scalzo ligure, schiavo anch’egli ad Algeri, e religioso di virtù eroiche. Egli, sottoponendosi a durissimo lavoro, riuscì a raccogliere la somma necessaria per acquistare il crocifisso miracoloso.
Quando nel 1643 padre Michelangelo fu liberato portò con sé in Italia il crocifisso che offrì in dono al Preposito Generale dei Carmelitani scalzi, il genovese padre Paolo Simone Rivarola che lo destinò al Deserto di Varazze, dove giunse nel 1646 e dove venne religiosamente conservato. 


Crocefisso ligneo, San Pietro in Pietracuta, RM
O Croce Santa, la vista della quale ci ricorda un'altra croce, quella sulla quale Nostro Signore Gesù Cristo ci ha strappati con la sua morte alla morte eterna, nella quale stavamo precipitando miseramente, risuscitandoci alla vita eterna perduta per il peccato, adoro, venero, glorifico in te la Croce che rappresenti e, in essa, il misericordioso Signore. 
Per essa egli compì la sua opera di misericordia. 
O amabile Croce, in cui sono salvezza, vita, e resurrezione nostra! 
O legno prezioso per il quale fummo salvati e liberati! 
O simbolo di cui Dio ci ha segnati! 
O Croce gloriosa della quale soltanto dobbiamo gloriarci! 
Come ti lodiamo? Come ti esaltiamo? 
Con quale cuore ti preghiamo? Con quale gioia ci glorieremo di te? 
Per te è spogliato l'inferno; è chiuso per tutti coloro che in te sono stati riscattati. 
Per te i demoni sono terrificati, compressi, vinti, schiacciati. 
Per te il mondo è rinnovato, abbellito, in virtù della verità che splende e della giustizia che regna in Lui. 
Per te la natura umana peccatrice è giustificata: era condannata ed è salvata; era schiava del peccato e dell'inferno ed è resa libera; era morta ed è risuscitata. 
Per te la beata città celeste è restaurata e perfezionata. 
Per te Dio, Figlio di Dio, volle per noi obbedire al Padre fino alla morte (Fil 2,8-9). 
Per questo egli, elevato da terra, ebbe un nome che è al di sopra di ogni nome. Per te egli ha preparato il suo trono (Sal 9,8) e ristabilito il suo regno. Sia su di te e in te la mia gloria, in te e per te la mia vera speranza. 
Per te siano cancellati i miei peccati, per te la mia anima muoia alla sua vita vecchia e sorga a vita nuova, la vita della giustizia. 
Fa', te ne prego, che, avendomi purificato nel battesimo dai peccati nei quali fui concepito e nacqui, tu ancora mi purifichi da quelli che ho contratto dopo la nascita alla seconda vita, e che per te io pervenga ai beni per i quali l'uomo è stato creato per il medesimo Gesù Cristo nostro Signore, cui sia benedizione nei secoli.

- Sant’Anselmo -



Buona giornata a tutti. :-)






mercoledì 5 settembre 2018

Il Crocefisso silenzioso - Natalia Ginzburg

Dicono che il crocifisso deve essere tolto dalle aule di scuola. 
Il nostro è uno Stato laico e non ha il diritto d’imporre che nelle aule ci sia il crocifisso... 
A me dispiace che il crocefisso scompaia per sempre da tutte le classi. 
Mi sembra una perdita. 
Se fossi un insegnante, vorrei che nella mia classe non venisse toccato... il crocifisso non genera nessuna discriminazione. 
Tace. 
È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini, fino allora assente. 
La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. 
Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? 
Sono quasi duemila anni che diciamo: “prima di Cristo” e: “dopo di Cristo”. 
O vogliamo forse ora smettere di dire così? 
Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. È là muto e silenzioso. C’è stato sempre. 
Per i cattolici è un simbolo religioso. Per gli altri, può essere niente, una parte del muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa di particolare, che suscita pareri contrastanti. 
I diritti delle minoranze vanno rispettati. 
Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsi offesi gli Ebrei? Cristo non era forse un Ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di Ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce, che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. 
Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. 
Chi è ateo, cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per una loro fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è l’immagine. 
È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli, tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, Ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva mai detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini [...]. 
Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura [...], versando sangue e lacrime, cercando di non crollare. 
Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, non solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere atei, laici, quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. 
Ha detto: “Ama il prossimo come te stesso”. Erano parole scritte già nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. 
Il contrario degli aerei che gettano bombe sulla gente indifesa. 
Il contrario degli stupri e dell’indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. 
Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l’esatto contrario del modo come oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando estremamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto. 
Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo così abituati a vedere quel piccolo legno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte del muro. Ma se ci avviene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. Cristo ha detto anche: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati”. 
Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole, chissà perché, fanno sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti [...].

- Natalia Ginzburg -
da "l'Unità" del 22 marzo 1988



Gesù risorge anche oggi

Credevo che avessero ucciso Gesù,
e oggi l'ho visto dare un bacio a un lebbroso.
Credevo che avessero cancellato il suo nome,
e oggi l'ho sentito sulle labbra di un bambino.
Credevo che avessero crocefisso le sue mani pietose,
e oggi l'ho visto medicare una ferita.
Credevo che avessero trafitto i suoi piedi,
e oggi l'ho visto camminare nelle strade dei poveri.
Credevo che l'avessero ammazzato una seconda volta con le bombe,
e oggi l'ho sentito parlare di pace.
Credevo che avessero soffocato la sua voce fraterna,
e oggi l'ho sentito dire:
"Perché, fratello?" a uno che picchiava.
Credevo che Gesù fosse morto nel cuore degli uomini
e seppellito nella dimenticanza,
ma ho capito che Gesù risorge anche oggi
ogni volta che ogni uomo ha pietà di un altro uomo.

- Luciano Cammaroto -


Buona giornata a tutti. :-)




venerdì 30 marzo 2018

Il buon ladrone - Miguel de Unamuno e François Charles Mauriac

«Signore, ricordati di me quando sarai arrivato nel tuo regno». 
L’occupante di sinistra, invece, persevera virilmente nel suo atteggiamento energico che gli vale la simpatia degli «spiriti forti».
Non importa! perché dall'altra parte, come un vaso aperto che trabocca d'improvviso, quel cortigiano dell'annientamento e dell'agonia, quello spudorato profittatore - il crocifisso di destra - si sente colmato della prodigiosa promessa: «Oggi, sarai con me in Paradiso».
Oggi! D'un sol colpo, non solo è assolto, ma santificato!
In un solo istante, su quel disgustoso cadavere, la Grazia ha approfittato di tutte le deficienze della virtù.
Su quella forca infame non c'è più uno scellerato che espia, ma un martire in funzione d'ostia che brilla.
L’assassino, l'impudico, il ladro, il forzato, il bandito professionale è diventato un santo...
È bastata quell'accettazione alla base.
È bastato quell'impercettibile spostamento, quella lieve fessura nell'ermetico recipiente del nostro egoismo.
È bastato uno sguardo tra le sue palpebre sanguinanti per scatenare nell'invitato di destra quel cataclisma penitenziale, quella risurrezione mista all'agonia, quell'irresistibile esplosione dell'Eternità.

- Miguel de Unamuno -
da: Il Cristo di Velazquez, pp. 67-68




Il buon ladrone

Coloro ch'egli ama, si accalcano, montano la guardia intorno al suo corpo esposto, ricoprendo, velando col loro amore la sua nudità, troppo sanguinante, troppo dolorosa per offendere qualsiasi sguardo. A traverso il sangue e il pus, egli vede la propria pena riflessa sui volti cari: quelli di Maria sua madre, di Maria Maddalena, d'una delle sue zie, moglie di Cleofa. Giovanni ha forse gli occhi chiusi.
Ed ecco l'episodio sublime, l'ultima invenzione dell'Amore, innocente e crocifisso, che Luca solo riporta: L’uno dei malfattori appiccati lo ingiuria dicendo: Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi. - Ma l'altro lo riprendeva dicendo: Non hai tu timore di Dio, che sei nel medesimo supplizio? Per noi è giustizia, perché riceviamo la pena degna dei nostri misfatti: ma costui non ha commesso nulla di male.
E tosto che ha parlato, una grazia immensa gli piove in cuore: quella di credere che quel suppliziato, quel miserevole rifiuto che i cani schiferebbero, è il Cristo, il Figlio di Dio, l'Autore della vita, il Re del cielo. E dice a Gesù:
«Signore, ricòrdati di me, quando sarai entrato nel tuo regno».
«Oggi stesso tu sarai con me in paradiso».
Un solo moto di puro amore, e un'intera vita criminale è cancellata. Buon ladrone, santo operaio dell'ultima ora, inebbriaci di speranza.

- François Charles Mauriac -
da: Vita di Gesù, pp. 149-150



Silenzio..................

mercoledì 28 marzo 2018

Da: "L'amicizia di Cristo" - Robert Hug Benson

Un’ora circa è passata... Le urla e le bestemmie dei due ladri torturati muoiono in gemiti, e i gemiti nel silenzio della consunzione e nel silenzio la Grazia di Dio e le abitudini del passato hanno operato insieme.
Uno di loro, a lato, è ancora attanagliato dal suo dolore, e lo riacutizza, e lo contrasta, e si adagia in questo modo e in quest’altro, cercando di lenirlo; l’altro invece comprende che oltre il suo dolore c’è qualche cos’altro nell’universo, che il suo dolore non può essere il principio e la fine di tutte le cose.
Di tanto in tanto riesce ad afferrare qualche sguardo, torcendo in qua e in là il capo, attraverso il sangue accecante e le lacrime, attraverso la nuvola di polvere sollevata dalla folla impetuosa, di un Altro che pende nel mezzo. Anche il suo compagno lo ha veduto, ma ha veduto la sua pazienza solo come un rimprovero al suo tormento... «Se tu sei Cristo, salva te stesso e noi» (Lc 23, 39). 

Eppure egli vede qualche cosa di più che un fallimento e una tragedia: egli forse ha udito la prima Parola che gemette quando i chiodi lo perforarono; e per questo dettaglio, e quello, e l’altro, la sua mente ottenebrata - la mente di bambino selvatico - cominciò dolorosamente a lavorare.
Ed anche la Grazia cominciò a lavorare nelle sue misteriose operazioni, su questa mente piccola e rachitica, come un raggio di sole in un vicolo sporco... Con tutta la nostra teologia noi non conosciamo quasi nulla dei procedimenti divini; noi conosciamo solo alcune condizioni, una frazione dei suoi effetti; abbiamo balbettato qualche cosa delle sue opere e niente più. 

Questo, comunque, noi sappiamo: che l’uomo a cui la Grazia venne non era del tutto egoista, che c’era in lui sufficiente ricettività perché la Grazia potesse penetrarvi.

I. Così, a poco a poco, la verità (non osiamo dire tutta la verità esplicita) cominciò a filtrare, quella ottenebrata intelligenza cominciò a ricevere barlumi, che venivano, andavano e ritornavano, del supremo fatto che i colti Farisei trascurarono... cominciò a comprendere che il Criminale non era del tutto un Criminale, che la corona di spine non era solo un dileggio, che l’iscrizione della Croce nascondeva qualche cosa oltre l’irrisione... 
Il Dolore è mago strano quando la Grazia vi sta di dietro, un iniziatore ai segreti, un Sommo Sacerdote che regala e dispensa misteri sconosciuti a coloro che non hanno sofferto...
Almeno conosciamo che il ladro parlò (un miracolo più grande che l’asina di Balaam), che un assassino riconobbe il Signore della Vita, che un bugiardo disse la verità, che un fuorilegge si sottomise al Re. «Signore, ricordati di me quando sarai nel tuo regno».
Egli domanda, la minima cosa che si poteva chiedere, cioè che un Re il quale tra qualche giorno entrerà nel regno non si dimentichi totalmente di una creatura come Disma, che una volta soffrì al suo fianco.
Né vi soggiunge dubbioso «Se tu sei il Cristo» ma esplicitamente lo chiama «Signore». Né domanda per il proprio sollievo «Salva Te stesso e noi», ma solo per un futuro ricordo: Un giorno, quando sarà, ricòrdati di me...
E, dopo la parola, avviene il miracolo che accade sempre quando l’anima comincia con umiltà di prendere il posto più basso.
Appena avremo imparato ad essere servi, riceveremo il posto e il nome di Amici. «Amico, vieni più avanti...» (Lc 14, 10). «Non vi chiamo più servi... poiché vi ho chiamato amici» (Gv 15, 15). Egli, difatti, è l’unico cui servire è regnare, il cui servizio è perfetta libertà. «Oggi stesso tu sarai con me in Paradiso» (Lc 23, 43).

- Robert Hug Benson -

da: L'amicizia di Cristo

Mattia Trotta, Il buon ladrone


I fatti essenziali della vita di Gesù non appartengono solo al passato, ma sono presenti, in modi diversi, in tutte le generazioni. E così anche nel nostro tempo, negli ultimi duecento anni, osserviamo la stessa cosa. 
Ci sono grandi dotti, grandi specialisti, grandi teologi, maestri della fede, che ci hanno insegnato molte cose. Sono penetrati nei dettagli della Sacra Scrittura, della storia della salvezza, ma non hanno potuto vedere il mistero stesso, il vero nucleo: che Gesù era realmente Figlio di Dio, che il Dio trinitario entra nella nostra storia, in un determinato momento storico, in un uomo come noi. 
L’essenziale è rimasto nascosto! Si potrebbero facilmente citare grandi nomi della storia della teologia di questi duecento anni, dai quali abbiamo imparato molto, ma non è stato aperto agli occhi del loro cuore il mistero. Invece, ci sono anche nel nostro tempo i piccoli che hanno conosciuto tale mistero. […] 
Potremmo elencarne tanti! Ma da tutto ciò nasce la questione: perché è così? 
È il cristianesimo la religione degli stolti, delle persone senza cultura, non formate? 
Si spegne la fede dove si risveglia la ragione? 
Come si spiega questo? Forse dobbiamo ancora una volta guardare alla storia. Rimane vero quanto Gesù ha detto, quanto si può osservare in tutti i secoli. 
E tuttavia c’è una “specie” di piccoli che sono anche dotti. 
Sotto la croce sta la Madonna, l’umile ancella di Dio e la grande donna illuminata da Dio. 
E sta anche Giovanni, pescatore del lago di Galilea, ma è quel Giovanni che sarà chiamato giustamente dalla Chiesa “il teologo”, perché realmente ha saputo vedere il mistero di Dio e annunciarlo: con l’occhio dell’aquila è entrato nella luce inaccessibile del mistero divino. 
Così, anche dopo la sua risurrezione, il Signore, sulla strada verso Damasco, tocca il cuore di Saulo, che è uno dei dotti che non vedono. Egli stesso, nella prima Lettera a Timoteo, si definisce “ignorante” in quel tempo, nonostante la sua scienza. 
Ma il Risorto lo tocca: diventa cieco e, al tempo stesso, diventa realmente vedente, comincia a vedere. Il grande dotto diviene un piccolo, e proprio per questo vede la stoltezza di Dio che è saggezza, sapienza più grande di tutte le saggezze umane.

- papa Benedetto XVI - 

 Omelia, Cappella Paolina, 1° dicembre 2009




“Dalla croce lo sguardo è più puro.
Regalami il tuo sguardo al buon ladrone.
E guardami così, mio Signore.
Voglio solo stare con te.
Non voglio sentirmi importante,
né inserirmi in alcun posto.
La mia anima sogna il cielo che è infinito.
La mia vita è così piccola stesa sulla riva.
Sogno il mare che accarezza la mia barca.
Ho tanti progetti custoditi nel profondo.
Te li offro.
È vero, sogno in grande.
E la mia vita è meravigliosa com’è, lo so.
Ma continuo a sognare in grande.
Ti offro la rinuncia a ciò che avrebbe potuto essere,
a ciò che può essere.
Ma il mio cielo è nella mia vita di ora.
E una e mille volte,
in tutte le circostanze della mia vita,
scelgo te.
Tu, Gesù, scegli me.
Non voglio desiderare quello che non ho”.


Buona giornata  a tutti. :-)









martedì 27 marzo 2018

La leggenda di Marcus il centurione

Marcus era un centurione e ormai da 30 anni si trovava alle dipendenze di Pilato. Di condannati ne aveva visti tanti, ma nessuno come questo Galileo. «Con tutte le torture che gli sono state fatte dovrebbe essere già morto… e invece mantiene sempre la calma, pur tra inaudite sofferenze… e poi… mi ricorda qualcuno…».
Intanto Gesù fu caricato della croce e il triste corteo si avviò verso il Calvario. Ad un tratto lungo la strada apparve una Donna. «E’ la madre del condannato», sussurrò qualcuno. 
Marcus si voltò ed ebbe un sussulto: come un lampo il passato gli tornò davanti agli occhi.
Era un giovane soldato, appena giunto dall’Italia, quando venne mandato con dei colleghi in Galilea a causa di una sommossa. 
Come gli altri soldati era un prepotente: entrava nei villaggi e saccheggiava le case senza aver rispetto per nessuno. 
Un giorno la sua guarnigione rimase senza viveri e i soldati decisero di prendere con la violenza un po’ di provviste. Gridando e schiamazzando misero in subbuglio il paesino di Nazaret: le urla delle donne e il pianto dei bambini, invece di impietosirli, li facevano divertire.
Mancava ancora una casetta: Marcus fu il primo ad entrare; ma si fermò di colpo. All’interno non c’era niente di strano: solo una donna con un bambino; eppure l’atmosfera era talmente soprannaturale che i soldati entrando rimanevano ammutoliti. 
Marcus una volta aveva visto da vicino Cesare, eppure da quei due si irradiava una maestà ben superiore a quella dell’imperatore.
Con una voce dolcissima e molto calma la Signora domandò: «Avete bisogno di qualcosa?». I soldati si guardavano imbarazzati. Marcus si fece coraggio e rispose: «Avremmo bisogno di un po’ di cibo, ma non vorremmo essere di disturbo…». 
La Donna si rivolse al bambino: «Gesù, vai a prendere un po’ di provviste». Il bambino subito si alzò e corse in dispensa. Quando tornò aiutò la Mamma a preparare tanti fagottini quanti erano i soldati. Infine, la Donna distribuì le provviste a ciascuno di loro.
Pur essendo molto giovane, tutti ebbero l’impressione di trovarsi di fronte alla propria madre.
Marcus non aveva più dimenticato quello sguardo e adesso era sicuro di riconoscerlo in quella Donna.
«Il condannato dev’essere quel bambino!». Era la prima volta che provava compassione per un condannato.
Un pensiero gli si affacciò alla mente: «Quest’uomo ha affermato di essere Figlio di Dio… E se fosse vero?». La Donna intanto seguiva il Figlio con una compostezza e una dignità che ferivano profondamente il cuore del buon centurione.
Arrivarono sul Calvario e dopo tre ore di tremenda agonia, alla morte di Gesù Marcus cadde in ginocchio ed esclamò: «Costui era veramente Figlio di Dio!», e così dicendo gli tornarono alla mente le Sue ultime parole: «Donna ecco tuo Figlio»: solo allora capì che si trattava di una Maternità universale ed ebbe un sussulto: era proprio questa l’impressione che aveva avuto quando aveva visto la Donna per la prima volta.




«Se avesse guardato Gesù negli occhi come ha fatto Pietro (Lc 22,61), Giuda sarebbe stato l’amico della misericordia di Dio»

- Madre Teresa di Calcutta - 



Una preghiera a Gesù Crocifisso

O Gesù, mi fermo pensoso
ai piedi della Croce:
anch’io l’ho costruita con i miei peccati!
La tua bontà, che non si difende
e si lascia crocifiggere, è un mistero
che mi supera e mi commuove profondamente.
Signore, tu sei venuto nel mondo per me,
per cercarmi, per portarmi
l’abbraccio del Padre.
Tu sei il volto della bontà
e della misericordia:
per questo vuoi salvarmi!
Dentro di me ci sono le tenebre:
vieni con la tua limpida luce.
Dentro di me c’è tanto egoismo:
vieni con la tua sconfinata carità.
Dentro di me c’è rancore e malignità:
vieni con la tua mitezza e la tua umiltà.
Signore, il peccatore da salvare sono io:
il figlio prodigo che deve tornare, sono io!
Signore, concedimi il dono delle lacrime
per ritrovare la libertà e la vita,
la pace con te e la gioia in te.
Amen.

- Card. Angelo Comastri -


Buona giornata a tutti. :-)






lunedì 26 marzo 2018

Lunedì di Passione – dom Prosper Guéranger

Lunedì di Passione

«I nemici del Salvatore non s'accontentarono di lanciar pietre contro di lui; oggi vogliono sottrargli la libertà, e mandano soldati ad impadronirsi di lui. In questa circostanza Gesù non crede opportuno fuggire; ma quale terribile parola pronuncia al loro indirizzo! 
"Vado da chi mi ha mandato; mi cercherete e non mi troverete, e dove io sono non potete venire". 
Dunque il peccatore che per tanto tempo ha abusato della grazia, può, in punizione della sua ingratitudine e del suo disprezzo, non ritrovare più il Salvatore, dal quale ha voluto distaccarsi. 
Umiliato dalla mano di Dio, Antioco pregò; ma non fu esaudito. 
Dopo la morte e la risurrezione di Gesù, mentre la Chiesa gettava le sue radici nel mondo; i Giudei crocifissori del Cristo andavano a cercare il Messia in tutti gl'impostori che allora si levavano nella Giudea causando le sommosse che portarono Gerusalemme alla rovina. 
Assediati d'ogni parte dalla spada dei Romani e dalle fiamme dell'incendio che divorava il tempio e le case, essi gridavano verso il cielo, supplicando il Dio dei loro padri a mandare, secondo la sua promessa, l'atteso liberatore; e neppure immaginavano che questo liberatore s'era già mostrato ai loro padri, anzi a molti di loro, che l'avevano ucciso, e che gli Apostoli avevano già portato il suo nome agli ultimi confini della terra. 
Attesero ancora, fino al momento in cui la città deicida s'abbatté su quelli che non furono passati dalla spada del vincitore; gli altri che sopravvissero furono condotti a Roma per ornare il trionfo di Tito. 
Se si fosse loro chiesto chi aspettavano, certamente avrebbero risposto che aspettavano il Messia. 
Vana attesa: il momento era passato. 
Temiamo che la minaccia del Salvatore non si compia in molti di coloro che lasceranno ancora passare la Pasqua senza convertirsi al Dio di misericordia; e preghiamo, intercediamo, affinché non cadano in mano alla giustizia, che non riuscirebbe più a piegare un loro tardivo ed assai imperfetto pentimento».

dom Prosper Guéranger -
(da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 644-647)






La Sacratissima Sindone

Torino «custodisce come prezioso tesoro la “Santa Sindone”, che mostra a nostra commozione e conforto l'immagine del Corpo esanime e del divino volto affranto di Gesù» (Pio XII, Radiomessaggio a per il XIV Congresso nazionale di Torino, 13 settembre 1953). 
In quel telo di lino san Giuseppe d'Arimatea ravvolse il Corpo del Cristo al momento di seppellirlo. 
La luce soprannaturale che rifulse il mattino di Pasqua fissò perennemente sul lino l’immagine del Corpo morto del Redentore con tutte e singole le piaghe della Passione. 
Già venerata a Gerusalemme, passò ad Edessa nel secolo VI e infine a Costantinopoli nel secolo X. 
Arrivata in Europa nel secolo XIII, dopo la Quarta Crociata del 1204.
Venuta in possesso della Casa Savoia nel 1453, fu custodita a Chambery fino al 1694 quando fu traslata nella Cattedrale di Torino. 
Nel 1506 Giulio II ne permetteva il culto pubblico, approvandone la Messa e l'Ufficio proprii. 
Leone X estendeva tale festa all'intera Savoia (al di là dei monti) e Gregorio XIII al Piemonte (al di qua dei monti). 
La festa della Sacratissima Sindone si fa come devozione il Venerdì della Seconda Settimana di Quaresima e come solennità propria il 4 maggio. 
Nel 1983 Umberto II di Savoia cedeva il possesso della Reliquia alla Sede Apostolica, affidandone però la custodia agli Arcivescovo pro tempore di Torino.

Preghiera : O Dio, che ci lasciasti le impronte della tua Passione nella Sindone in cui Giuseppe avvolse il tuo sacratissimo Corpo deposto dalla croce, concedici, propizio, che per mezzo della tua Morte e della tua Sepoltura, giungiamo alla gloria della Resurrezione: Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

O Gesù, mi fermo pensoso
ai piedi della croce:
anch’io l’ho costruita con i miei peccati!
La tua bontà, che non si difende
e si lascia crocifiggere,
è un mistero che mi supera
e mi commuove profondamente.

Signore, tu sei venuto nel mondo per me,
per cercarmi, per portarmi
l’abbraccio del Padre.

Tu sei il volto della bontà
e della misericordia:
per questo vuoi salvarmi!

Dentro di me ci sono le tenebre:
vieni con la tua limpida luce.
Dentro di me c’è tanto egoismo:
vieni con la tua sconfinata carità.
Dentro di me c’è rancore e malignità:
vieni con la tua mitezza e la tua umiltà.

Signore, il peccatore da salvare sono io:
il figlio prodigo che deve ritornare sono io!
Signore, concedimi il dono delle lacrime
per ritrovare la libertà e la vita,
la pace con te e la gioia in te,
Amen.

- Cardinale Angelo Comastri -
Fonte: “Davanti al crocefisso. Preghiere, invocazioni, litanie”a cura di L. Guglielmoni, F. Negri. Ed. Paoline




Buona giornata a tutti. :-)