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sabato 7 marzo 2020

Poesia di una mamma con quattro figli – Stefano Biavaschi

La vita è diventata un orologio.

Otto e trenta scuola elementare. Sbrigati o fai tardi.

Otto e quarantacinque asilo nido. Il pannolino è asciutto, puoi andare.

Ore nove scuola materna. Un bacino bimbi ben vestiti.

Mamma va a lavoro. Papà va a lavoro.

Torneremo a prendervi, cari pacchi ben consegnati.

Niente lacrime e niente drammi.

L’auto corre veloce. L’orologio corre veloce.

Perché non sono rimasta al sole, a fare capriole coi miei bimbi?

La vita la decide un altro tempo.

Quindici e trenta ritiro dal nido. Il bollettino della refezione.

Quindici e quarantacinque fine scuola materna. Il disegno da portare a casa.

Sedici e trenta: uscita dall’elementare. “Mamma, c’è un altro avviso”.

Diciassette è ora di catechismo.

Diciotto corriamo che è finito il nuoto.

Diciannove ritorno dal calcio. Come è andata?

Ora venti, cena, ed è già tardi.

Ventidue ancora non avete lavato i denti?

Ventitre siete ancora alzati?

Ventitre e trenta ogni luce è spenta. Ogni urlata chetata.

Vorrei fermarmi, pensare, parlarvi, pregare.

Ma l’orologio indica il bollettino da compilare, l’avviso da firmare, il cambio del nuoto da lavare, la borsa del calcio con il fango, la tavola ancora apparecchiata, e tic tac ancora ancora.

Abbiamo fatto tutto. Abbiamo fatto così poco.

Cosa ci siamo detti? Come mai ancora oggi non vi ho parlato?

Vorrei farlo ora, sopra le vostre palpebre chiuse.

Appendo quel disegno sopra il vostro letto.

Mi sono dimenticata di dirvi quant’era bello.


- Stefano Biavaschi -



Se l’amore di Dio ha messo radici profonde in una persona, questa è in grado di amare anche chi non lo merita, come appunto fa Dio verso di noi. 
Il padre e la madre non amano i figli solo quando lo meritano: li amano sempre, anche se naturalmente fanno loro capire quando sbagliano.
Da Dio noi impariamo a volere sempre e solo il bene e mai il male.
Impariamo a guardare l’altro non solamente con i nostri occhi, ma con lo sguardo di Dio, che è lo sguardo di Gesù Cristo.

Uno sguardo che parte dal cuore e non si ferma alla superficie, va al di là delle apparenze e riesce a cogliere le attese profonde dell’altro: di essere ascoltato, di un’attenzione gratuita; in una parola: di amore.

- papa Benedetto XVI -
 4 novembre 2012


  


Elogio della donna forte e virtuosa. Una donna forte e virtuosa chi la troverà? il suo pregio sorpassa di molto quello delle perle.
Il cuore del suo marito confida in lei, ed egli non mancherà mai di provviste.
Ella gli fa del bene, e non del male, tutti i giorni della sua vita.
Ella si procura della lana e del lino, e lavora con diletto con le proprie mani.
Ella è simile alle navi dei mercanti: fa venire il suo cibo da lontano.
Ella si alza quando ancora è notte, distribuisce il cibo alla famiglia e il compito alle sue donne di servizio.
Ella posa gli occhi sopra un campo, e l’acquista; col guadagno delle sue mani pianta una vigna.
Ella si ricinge di forza i fianchi, e fa robuste le sue braccia.
Ella s’accorge che il suo lavoro rende bene; la sua lucerna non si spegne la notte.
Ella mette la mano alla ròcca, e le sue dita maneggiano il fuso.
Ella stende le palme al misero, e porge le mani al bisognoso.
Ella non teme la neve per la sua famiglia, perché tutta la sua famiglia è vestita di lana scarlatta.
Ella si fa dei tappeti, ha delle vesti di lino finissimo e di porpora.
Il suo marito è rispettato alle porte, quando si siede fra gli Anziani del paese.
Ella fa delle tuniche e le vende, e delle cinture che dà al mercante.
Forza e dignità sono il suo manto, ed ella si ride dell’avvenire.
Ella apre la bocca con sapienza, ed ha sulla lingua insegnamenti di bontà.
Ella sorveglia l’andamento della sua casa, e non mangia il pane di pigrizia.
I suoi figliuoli sorgono e la proclaman beata, e il suo marito la loda, dicendo:
"Molte donne si son portate valorosamente, ma tu le superi tutte"!
La grazia è fallace e la bellezza è cosa vana; ma la donna che teme l’Eterno è quella che sarà lodata.
Datele del frutto delle sue mani, e le opere sue la lodino alle porte!

(La Bibbia, Proverbi 31:10, 31:31)



 Buona giornata a tutti. :-)


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martedì 21 maggio 2019

Signore, che il mio oggi sia il tuo - don Bruno Ferrero sdb

Anche Gesù va in chiesa la domenica, a Nazaret, il suo paese. Naturalmente la chiesa degli ebrei si chiama sinagoga e invece della domenica il giorno dedicato al Signore è il sabato. 
Ed è una cosa abituale per Gesù:  secondo il suo solito dice l'evangelista Luca.
Quel giorno, Gesù si alza per fare la lettura: una brano delle profezie di Isaia che parla del Messia. Dopo la lettura, Gesù si siede. E fa la predica. La predica da seduti era una abitudine tipicamente palestinese. 
La predica di Gesù è come sempre fulminante: un colpo di frusta sugli ascoltatori, perché dopo aver letto la profezia di Isaia dice: 
"Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato". 
Gesù non dice esplicitamente: "Questa Scrittura parla di me e voi potete constatarlo", come del resto non dice mai di essere il Cristo o il Messia. Fornisce ai suoi ascoltatori degli indizi, ma lascia libera la loro intelligenza di accettare o no il segno che ha offerto. 
Gesù li invita a riconoscere la novità che ha fatto irruzione in mezzo a loro.
Gesù fa una cosa che è diventata di moda: fa la "lectio divina" di Isaia 61, cioè riferisce a se stesso quel testo. Fare "lectio divina" di un testo biblico infatti significa trovare che cosa dice di Gesù quel testo e poi che cosa dice a noi.
Ricordiamo quello che spiegò Gesù risorto ai due discepoli: "Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". 
Su di me! 
Tutta la Bibbia parla di lui.
"Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato". Lo Spirito del Signore è su di lui. Gesù davanti alla gente è un laico, non è "consacrato" dagli uomini, ma dallo Spirito, che lo ha mandato a portare ai poveri la bella notizia, il Vangelo.
Gesù si presenta non come uno dei profeti, né come un grande "saggio", ma come il "Salvatore", il Liberatore annunciato dalle Scritture, il tanto aspettato Messia. 
È straordinario: Gesù legge la Bibbia! 
Non ne avrebbe certo bisogno. Lo fa per noi, per farci capire quanto sia grande il dono che ci è stato fatto e che non sappiamo apprezzare. 
Un dono che si carica di polvere in un angolo della nostra casa, un libro che non abbiamo mai veramente letto, parole che passano su di noi e non ascoltiamo quasi mai veramente.

Per il suo compleanno, una principessa ricevette dal fidanzato un pesante pacchetto dall'insolita forma tondeggiante.
Impaziente per la curiosità, lo aprì e trovò... una palla di cannone. Delusa e furiosa, scagliò a terra il nero proiettile di bronzo.
Cadendo, l'involucro esteriore della palla si aprì e apparve una palla più piccola d'argento. La principessa la raccolse subito. Rigirandola fra le mani, fece una leggera pressione sulla sua superficie. La sfera d'argento si aprì a sua volta e apparve un astuccio d'oro.
Questa volta la principessa aprì l'astuccio con estrema facilità. All'interno, su una morbida coltre di velluto nero, spiccava un magnifico anello, tempestato di splendidi brillanti che facevano corona a due semplici parole: ti amo.

Molta gente pensa: la Bibbia non mi attira. Contiene troppe pagine austere e incomprensibili. Ma chi fa lo sforzo di rompere il primo "involucro", con attenzione e preghiera, scopre ogni volta nuove e sorprendenti bellezze. E soprattutto verrà presto colpito dalla chiarezza del messaggio divino inciso nella Bibbia: Dio ti ama.

La prima lettura ci presenta la reazione del popolo alla lettura pubblica del libro della Bibbia:
tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.
Noi non abbiamo reazioni di questo tipo alla lettura della Parola di Dio. Forse perché non prestiamo attenzione più di tanto alla lettura e all'omelia.
Sappiamo dal seguito della storia che le parole di Gesù provocarono un violento rifiuto da parte dei suoi compaesani, tanto che cercarono di buttarlo giù dalla collina su cui era costruito il paese.
L'incontro con la Parola di Dio richiede una reazione. 
Se rispondiamo dicendo "eccomi", come Maria, Mosé, i profeti, allora anche le storie delle nostre vite saranno trasformate. 

Intorno al 269, un ricco egiziano di nome Antonio andò una domenica in chiesa: "Accadde che si stesse leggendo il Vangelo e sentì che cosa il Signore aveva detto al ricco: "Se vuoi essere perfetto, vai, vendi ciò che possiedi e dallo ai poveri e riceverai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi". Come se questo ricordo dei santi gli fosse stato mandato da Dio, e come se quel passo fosse stato letto appositamente per lui, Antonio uscì immediatamente e diede agli abitanti del villaggio i possedimenti ereditati dai suoi antenati. consistevano in circa centoventi ettari di terra rigogliosa e fertile, così che non fossero di intralcio a lui e a sua sorella".

Quando Antonio sente quel passo è "come se quel passo fosse stato letto proprio per lui". 
Mille anni dopo, Francesco d'Assisi stava felicemente vivendo la vita scapestrata di giovane ricco. I suoi sogni e le sue fantasie erano modellati dai canti romantici dei trovatori. Poi ha sentito le stesse parole che avevano sconvolto sant'Antonio. Si è sentito interpellato personalmente da quelle parole, che hanno trasformato il modo di percepire la sua individualità.

Può accadere anche a noi. Sentiamo le parole delle letture tratte dalla Bibbia e ci sentiamo interpellati personalmente. Non possiamo immaginare che il lezionario sia stato progettato così che noi potessimo ricevere queste parole come se oggi fossero rivolte a noi.

Non è come se il nostro cellulare improvvisamente si fosse connesso con Dio. È una cosa molto più radicale. In questa storia dell'innamoramento di Dio con l'umanità scopriamo chi siamo. Le parole della Bibbia sembrano rivolte direttamente a noi, perché toccano il senso più profondo della nostra esistenza e della nostra individualità.

Dobbiamo spesso lottare con le scritture per spezzarne il guscio duro e scoprire all'interno il messaggio nutriente. Il compito principale del predicatore è aiutarci a scoprire in ogni testo, la Buona Novella, una fonte di gioia. 
Sant'Agostino diceva del predicare: "Il filo del discorso diventa vivo attraverso la gioia autentica che riceviamo da quello di cui stiamo parlando".

Quando le letture sono terminate diciamo: "Rendiamo grazie a Dio" e dopo il Vangelo diciamo: "Lode a te, o Cristo". Letteralmente, eucaristia significa "rendere grazie" e il nostro primo rendimento di grazie è per la Parola di Dio.
Perciò, quando andiamo in chiesa e ascoltiamo le letture, non speriamo di imparare fatti nuovi sulla vita di Gesù, ma di incontrarlo. In ogni Messa ci sono due comunioni: quella con la parola e quella con il corpo e sangue di Gesù.

Una studentessa piuttosto irrequieta aveva avuto una brutta "overdose" all'Università. Invece di essere consegnata alla polizia fu accompagnata dagli amici in una comunità di accoglienza.
Quando la situazione lo permise, il prete che guidava la comunità, un uomo colto e preparato, professore di teologia e di psicologia. la invitò nel suo ufficio.
Così ricorda: "Ogni sua parola era intercalata da una bestemmia. Devo ammettere che in quel momento mi chiesi se mangiasse con la stessa bocca con cui parlava. Cominciò col raccontarmi del suo "brutto viaggio". Disse che una montagna la stava per schiacciare e che i suoi "amici" dovevano tenerla giù".
I colloqui, nonostante tutto, continuarono.
"Ero semplicemente e completamente sconvolto dalle cose che mi descriveva ad ogni nostra seduta" riferisce il prete, che cercava di cambiare la ragazza con i ragionamenti più sottili e convincenti.

Quando per gli studenti iniziarono le vacanze estive, finirono gli incontri tra il professore e la ragazza. Alla ripresa autunnale, la ragazza non si fece vedere.
Il prete domandò alla sua migliore amica dove fosse. "Oh", disse l'amica, "si è convertita. Adesso vive in una comunità cristiana da qualche parte nel Nord, e scrive lettere come una suora".
Il prete rimase di stucco: non se lo sarebbe proprio aspettato.
Passarono diversi mesi e un giorno, la ragazza tornò per vedere la famiglia e gli amici. Andò anche nell'ufficio del prete e per prima cosa lo abbracciò. Era evidentemente molto cambiata. Il prete le chiese come fosse avvenuta la sua conversione e soprattutto se era stato grazie ai loro colloqui, ma lei rispose: "Oh, no. Lei mi ha trattata con i guanti di velluto. Il cuoco della pizzeria in cui ho lavorato quest'estate, invece, ha usato dei modi diversi. Più di una volta mi ha detto, con il suo forte accento:
"Certo che sembri proprio triste, ragazza. Perché non permetti a Gesù Cristo di entrare nella tua vita? Lascia che Gesù esca dalle pagine della Bibbia per entrare nella tua vita!"
La ragazza sorrise e continuò: "Io gli rispondevo: "Taglia con queste fesserie", ma, a sua insaputa, cominciai a leggere la Bibbia tutte le sere.. E, una di quelle sere, Gesù Cristo uscì veramente da quelle pagine per entrare nella mia vita".
Il prete professore con tutti suoi gradi accademici era stato completamente superato dal cuoco di una pizzeria.

È la migliore delle ricette: lascia che Gesù esca dalle pagine della Bibbia per entrare nella tua vita! Senza perdere tempo.
Oggi, dice Gesù.
Oggi: parola chiave nella mia vita di ogni giorno.
In questi oggi si adempie la Scrittura.
In questo oggi il Cristo entra nella sinagoga delle mie convinzioni per proclamare un lieto messaggio alle povertà del mio pensiero, ai sentimenti prigionieri di quel desiderio infranto sulle rovine di un grigio quotidiano trascinato di ora in ora, al mio sguardo offuscato dal mio orizzonte troppo ravvicinato.
Un anno di grazia, di ritorno, di benedizione.

Signore,
che il mio oggi sia il tuo,
perché nessuna tua Parola 
possa cadere invano nella mia vita 
ma tutte possano realizzarsi 
come chicchi di grano 
nel solco gelido del passato, 
capaci di germogliare 
ai primi venti di primavera.

- Don Bruno FERRERO, sdb -


Buona giornata a tutti. :-)




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sabato 30 marzo 2019

Come sei bella, amica mia, come sei bella! - Dal Cantico dei Cantici, IV, 1-16




Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome come un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Galaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.




Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.




Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.



Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senir e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!




Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.




I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
nardo e zafferano, cannella e cinnamomo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.
Levati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino,
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

Cantico dei Cantici, IV, 1-6 
Fonte: La sacra Bibbia, Conferenza Episcopale Italiana, 1974 Roma




Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio

Cantico dei Cantici 8:6-7

Buona giornata a tutti. :-)