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mercoledì 26 settembre 2018

Amore in meditazione con Thomas Merton

Dio non è un «problema». Noi che viviamo la vita contemplativa abbiamo appreso per esperienza che finché si cerca di risolvere il «problema di Dio» non si può conoscere Dio.
Cercare di risolvere il problema di Dio è cercare di vedere i propri occhi.
Non possiamo vedere i nostri occhi perché è proprio con essi che vediamo. 
Dio è la luce attraverso la quale vediamo, per mezzo della quale vediamo; non un oggetto ben definito chiamato Dio, ma tutto è in lui, l’Invisibile.
Dio è allora colui che guarda, lo sguardo, e colui che vediamo.
Dio cerca se stesso in noi e l’aridità e la tristezza del nostro cuore sono la tristezza di Dio che resta sconosciuto e che non riesce ancora a ritrovarsi in noi, perché noi non osiamo credere e affidarci all’incredibile verità: la sua vita in noi.
Esistiamo solo per questo: essere il luogo della sua presenza, della sua manifestazione nel mondo, della sua epifania. Ma rendiamo tutto ciò oscuro e senza gloria perché non crediamo, rifiutiamo di credere.
Non che noi odiamo Dio, no, odiamo piuttosto noi stessi e dunque disperiamo. Se cominciassimo un giorno a riconoscere, umilmente ma veramente, il nostro reale valore, vedremmo che questo valore è il segno di Dio marcato in noi, il suo contrassegno su di noi.
Fortunatamente l’amore dei nostri simili ci è dato come mezzo per renderci conto di questo valore: l’amore di nostro fratello, di nostra sorella, del nostro amico, di nostra moglie, del nostro bambino ci fanno infatti vedere con la trasparenza di Dio stesso che siamo creature buone.
L’amore del mio amico, della mia amica, di mio fratello e del mio bambino che vedono Dio in me mi fa credere in questo Dio che abita in me. E l’amore per il mio amico o per la mia amica, per il mio bambino mi rende capace di mostrare loro Dio che in essi abita.
L’amore è l’epifania di Dio nella nostra povertà.
La vita contemplativa è la ricerca della pace, non nell’astratta esclusione di ogni realtà esteriore, né in una negazione del mondo sterile e ripiegata su se stessa, ma nell’apertura dell’amore.
Tutto questo comincia con l’accettazione di se stessi, poveri e vicini alla disperazione, per imparare che lì dove c’è Dio, non può esserci la disperazione e che Dio c’è, anche se non ho speranza. Nulla può cambiare l’amore di Dio per me, poiché la mia esistenza è il segno che Dio mi ama, il suo amore mi crea e mi mantiene nell’esistenza.
Non è necessario comprendere come ciò sia possibile, né spiegarlo, né risolvere i problemi che questo sembra sollevare. 
Nel nostro cuore e nella profondità del nostro essere c’è una certezza naturale che è un tutt’uno con la nostra esistenza, una certezza che ci dice che finché esistiamo siamo penetrati da parte a parte dal significato e dalla realtà di Dio, anche se ci sentiamo totalmente incapaci di credere a lui o solo di concepirlo in termini filosofici o religiosi.

- padre Thomas Merton -


Prendi finalmente la mia vita nelle Tue mani, e fa di me tutto ciò che Vuoi.
Mi dono al Tuo amore, e intendo perseverare in questa offerta, senza respingere né le cose dure né quelle piacevoli che Tu hai preparato per me.
A me basta che Tu sia glorificato.
Tutto ciò che hai disposto è bene. Tutto è amore.

– Thomas Merton -



Buona giornata a tutti. :)



mercoledì 18 luglio 2018

Meditazione e Preghiera - Padre Anthony Bloom

MEDITARE CON DISCIPLINA

Abbiamo tante occasioni per dedicarci ad abbondanti riflessioni; in un sacco di situazioni nella vita di tutti i giorni ci troviamo senza nulla da fare, eccetto aspettare; se siamo disciplinati - e questo fa parte della nostra educazione spirituale saremo capaci di ritrovare rapidamente la concentrazione per fissare l'attenzione repentinamente sull' oggetto dei nostri pensieri, del nostro meditare. 

Dobbiamo imparare a farlo obbligando i nostri pensieri ad aderire a un punto focale ben preciso, lasciando cadere ogni altra cosa. 
Agli inizi, pensieri indesiderati irromperanno nella mente, ma se li allontaniamo con costanza, ogni volta che si presentano, alla fine ci lasceranno in pace. E solo quando grazie all' allenamento, all' esercizio, all' abitudine, si è divenuti capaci di concentrarsi profondamente e prontamente, che si può continuare per tutta la vita a vivere in uno stato di raccoglimento, noncuranti di quel che si sta facendo.

-Padre Anthony Bloom -
1914 – 2003 

Da “La preghiera giorno dopo giorno”, Gribaudi Editore nella collana Meditazione e preghiera 





METODO DI MEDITAZIONE 

Spesso consideriamo al più, un paio di punti per poi passare al successivo. E' un atteggiamento errato: abbiamo visto infatti che ci vuole un lungo tempo per ottenere il raccoglimento, per divenire come quelle persone che i padri chiamano "vigilanti", uomini capaci di prestare attenzione a un'idea così bene e talmente a lungo che nulla di essa viene perso per strada.
Tutti gli spirituali del passato e del tempo presente ci diranno: prendi un testo, ritorna su di esso ora dopo ora, giorno dopo giorno, fino a esaurire tutte le sue risorse per l'intelletto e la tua affettività; grazie alla lettura attenta e al costante ritornare su quel testo, sei pervenuto a un nuovo atteggiamento. Spesso la meditazione non consiste in null' altro che nell' esaminare il testo, girando e rigirando le parole che Dio ci rivolge in modo da diventare del tutto familiari con esse, talmente imbevuti della loro essenza da essere ormai una cosa sola con quelle parole. In questo cammino, anche se non riteniamo di aver scoperto nessuna particolare ricchezza intellettuale, in realtà siamo cambiati.

-Padre Anthony Bloom -
1914 – 2003

Da “La preghiera giorno dopo giorno”, Gribaudi Editore nella collana Meditazione e preghiera 



IL CONTRASTO FRA PREGHIERA E MEDITAZIONE

Meditare è un' attività del pensiero, mentre la preghiera è rifiuto di qualsiasi pensiero. Secondo quanto insegnano i padri dell' oriente, perfino i pensieri più spirituali e le considerazioni teologiche più profonde e sublimi, se compiute nel corso dell' orazione, devono essere ritenute alla stregua di una tentazione, e perciò soppresse; perché, come dicono i padri, è da stupidi pensare a Dio e dimenticare che ci troviamo in sua presenza. 

Tutte le guide spirituali dell' ortodossia ci ammoniscono di non sostituire all'incontro con Dio una riflessione su di lui. La preghiera è essenzialmente stare davanti a Dio, faccia a faccia, consapevoli di dover lottare per rimanere raccolti, assolutamente nel silenzio e attenti alla sua presenza, vale a dire serbare una mente, un cuore e una volontà indivisi al cospetto del Signore. E non è affatto facile.

Per quanto possiamo aver imparato dall' educazione ricevuta, una scorciatoia si può sempre aprire in qualsiasi momento: l'unificazione può essere raggiunta da quella persona per la quale l'amore di Dio è tutto, che ha rotto ogni legame, che si è offerta completamente a Dio; allora non c'è più lotta personale, ma solo l'opera luminosa della grazia di Dio.


-Padre Anthony Bloom -
1914 – 2003
Da “La preghiera giorno dopo giorno”, Gribaudi Editore nella collana Meditazione e preghiera 



LO SCOPO DELLA MEDITAZIONE

Fine della meditazione non è praticare una riflessione di tipo accademico; essa non intende essere un' attività puramente intellettuale, né un mero abbozzo di pensiero privo di conseguenze. Essa vuole essere un pensare sotto la guida di Dio e "verso Dio", e per questo dovrebbe portarci a trarre conclusioni sul nostro modo di vivere.

E importante rendersi conto fin da principio che una meditazione si rivela utile quando ci pone in condizione di vivere in modo più preciso e concreto le esigenze dell'evangelo. Qualunque cosa raccogliamo, sia un versetto, o un comando, un evento della vita di Cristo, dobbiamo anzitutto pesarne il contenuto oggettivo. E' estremamente importante, perché il fine per cui si medita non è la costruzione di strutture fantastiche, quanto la comprensione di una verità. 

La verità sta lì, è la verità di Dio, e la meditazione si propone di costruire un ponte fra la nostra mancanza di comprensione e la verità rivelata. 
E' un modo per educare la nostra intelligenza, per imparare gradualmente ad assumere "il pensiero di Cristo", come dice Paolo (1Cor 2,16).

-Padre Anthony Bloom -
1914 – 2003
Da “La preghiera giorno dopo giorno”, Gribaudi Editore nella collana Meditazione e preghiera 


Buona giornata a tutti. :-)





venerdì 11 maggio 2018

Incontro nella verità - padre Anthony Bloom

Un incontro è vero solo quando sono vere le persone che si incontrano. 
Da questo punto di vista, finiamo costantemente col contraffare l'incontro. Non solo in noi, ma nell'immagine stessa che abbiamo di Dio, ci è assai difficile essere autentici. 
Per tutto il giorno assumiamo una dopo l'altra una serie di "personalità sociali", a volte irriconoscibili per chi ci sta innanzi o perfino ai nostri stessi occhi.
Quando viene l'ora della preghiera e desideriamo presentarci a Dio, ci sentiamo spesso smarriti, perché non sappiamo quale di queste personalità sociali sia la verità della nostra persona; non siamo più capaci di distinguere la nostra autentica identità. 
Le diverse persone che presentiamo a Dio, una dopo l'altra, non sono noi stessi. C'è del nostro in ciascuna di esse, ma la persona nella sua globalità rimane assente.
Ecco perché la preghiera, che pure sarebbe in grado di salire con forza dal cuore di una persona autentica, non trova la sua strada in mezzo al nugolo di marionette che offriamo a Dio. 
Ognuna di queste dice una parola che è vera nella sua parzialità, ma non esprime le altre personalità parziali che abbiamo assunto durante il giorno. 
Ritrovare la nostra unità, l'identità fondamentale, diventa oltremodo importante. 
Se ciò non accade, non possiamo incontrare il Signore nella verità.

- Anthony Bloom - 
1914 – 2003 
Da “La preghiera giorno dopo giorno” , Gribaudi Editore nella collana Meditazione e preghiera 


Mi inchino nella notte
Invisibile, buia nel buio
non prego e sono preghiera.


- Chandra Livia Candiani -




Per qualunque cosa uno preghi, prega sempre per un miracolo. Ogni preghiera si riduce a questa: “Buon Dio, concedimi che due più due non faccia quattro.

- Ivan Turgenev -



Buona giornata a tutti. :-)








martedì 4 luglio 2017

Iniziare - Anselm Grün

"Iniziare"

Dell’abate Pior, l’abba Poemen diceva che iniziava ogni giorno da capo (Apo 659) 
È un racconto breve, anzi di una sola parola, che l’abba Poemen attribuisce al più anziano abba Pior.
Questi era un discepolo del grande Antonio, il primo dei monaci. 
Pior morì attorno al 360: era vissuto ogni giorno secondo gli insegnamenti della Bibbia e, alla pari di altri monaci, seguiva una dura ascesi liberamente da lui scelta. Ma ciò che lo distingueva era il nuovo inizio che si proponeva di fare ogni giorno.
Per noi questa è una parola che consola. Se già questi grandi monaci si ritenevano sempre soltanto dei principianti al servizio di Gesù, anche noi possiamo considerarci dei principianti che si mettono alla loro scuola. D’altra parte sappiamo che san Benedetto ha scritto la sua regola per i principianti.
Nessuno di noi è così avanzato sulla strada spirituale che non abbia bisogno ogni giorno di un nuovo inizio. Ricominciare è anche una grazia. Ogni
giorno posso iniziare di nuovo. Non sono bloccato a motivo del mio passato. In tedesco iniziare si dice anfangen, un termine che deriva da anfassen, anpacken [=afferrare, prendere in mano, cogliere].
Se siamo capaci di iniziare, vuol dire che prendiamo in mano la nostra vita e le diamo forma.
Smettiamo di lamentarci che non siamo capaci di fare nulla, perché la nostra educazione ci ha bloccati. Noi stessi abbiamo tra le mani ciò che vogliamo fare della nostra vita. Con quello che abbiamo ricevuto possiamo dare forma e figura alla nostra vita mediante l’opera delle nostre mani. Ma dobbiamo prender noi l’iniziativa.
Non possiamo aspettarci tutto solo dagli altri.
Ogni giorno incomincia dal mattino. Il ritmo della natura dovrebbe diventare anche il ritmo della nostra vita. Ogni nuovo giorno è una occasione favorevole per incominciare di nuovo anche interiormente
nel rapporto con Dio. Non dovremmo dire che comunque niente cambia per noi, che già tante volte abbiamo tentato di fare tutto nuovo. Nella parola
dell’abba Pior c’è la sfida di cominciare di nuovo ogni giorno senza giudicare il giorno precedente.
Non importa come siamo vissuti fino a questo momento, non è mai tardi per incominciare. Questa parola vale anche per colui che ha già speso molto
impegno per sé e per il suo cammino spirituale: non tener per nulla in conto ciò che hai raggiunto. Incomincia ogni giorno di nuovo. Solo allora rimarrai
vivo, solo allora sarai in grado di rispondere a ciò che Gesù esige da te. 

- Anselm Grün -
da: "La Sapienza del Deserto", Ed. Messaggero, pagg, 16-17

Detti dei Padri del deserto, a cura di L. Coco, Piemme, Casal Monferrato (AL) 1997: Poemen, nr. 85, p. 264. Il termine “abba” derivante dall’aramaico significa “padre”; così “amma” significa “madre” in riferimento alle monache che vivevano nel deserto. (ndt)



Per Macario l'esercizio più importante è il digiuno delle parole.
Non dovremmo mai dire qualcosa di cattivo nei confronti degli altri, nè giudicarli o valutarli. Sì, non dovremmo neppure pronunciare parole inutili.

- Anselm Grün -
da: "La Sapienza del Deserto", Ed. Messaggero



Buona giornata a tutti. :-)





mercoledì 21 ottobre 2015

“La paura del silenzio” – Cardinale Carlo Maria Martini

Non c’è attività duratura e intelligente di costruzione della città senza una radice contemplativa, che è la capacità di silenzio, di deserto interiore, di pausa, in cui si riceve la Parola di Dio, la si ascolta e quindi si costruisce anche dal punto di vista intellettuale una certa visione del mondo.
Cosicché il fare non sia determinato solo dalle urgenze, dalle necessità, ma sia ritmato da questo progetto che nasce da un ascolto della Parola e da un atteggiamento di deserto, di silenzio contemplativo. 
Quanto maggiori sono le responsabilità di una persona, tanto più si devono trovare ogni giorno più lunghe ore di silenzio contemplativo. 
Bisogna cercarlo, e lottare per averlo, per non farsi travolgere dalle cose, dalla valanga di parole dette a vanvera, di giudizi affrettati. 
Il silenzio è sempre difficile.
Il silenzio bianco ancor di più: il silenzio nero è pura assenza di suoni, quello bianco è sintesi di tutti i colori. Ed è questo che bisogna imparare a esercitare. Superare, guardare in faccia la paura del silenzio, nella quale emergono alcuni mostri interiori, per imparare che si possono esorcizzare e si può dare loro un senso.

- Cardinale Carlo Maria Martini -




"La loquacità è la cattedra della vanagloria, dalla quale essa usa mettersi in vista e far pompa di sé. 
La loquacità è indice dell'ignoranza, la porta della maldicenza, il battistrada della scurrilità, il manutengolo della menzogna.
Essa distrugge la compunzione, provoca l'accidia, precorre la sonnolenza, dissipa la meditazione, disperde il raccoglimento, raffredda il fervore, dissolve l'orazione".

- San Giovanni Climaco -
un padre della Chiesa



Non si è mai parlato tanto come nella nostra epoca. 
Mai una valanga imponente di parole vuote, inutili e prive di senso si è abbattuta sulla testa della gente. 
Tutti vogliono "partecipare". Ma pochi hanno qualcosa da dire perché pochi sono capaci di silenzio e di sforzo di riflessione.




 Che cosa vuoi di più, o anima, e che cos'altro cerchi fuori di te, dal momento che dentro di te hai le tue ricchezze, le tue delizie, la tua soddisfazione, la tua sazietà e il tuo regno, che è il tuo Amato, che la tua anima desidera e cerca? 

-  Card. Carlo Maria Martini -
da: "Il Dio nascosto" Ed. Centro Ambrosiano




Buona giornata a tutti. :-)


sabato 22 agosto 2015

Le 12 regole di come si fa ad imparare ad amare

Un giovane discepolo andò dal saggio e gli disse: “Come si fa ad imparare ad amare?”
“Beh”, rispose il saggio, “potresti iniziare a mettere in pratica queste regole:

1) Non dare mai un’immagine falsa di se stessi.
2) Dire sempre di sì, quando è sì, e no, quando è no.
3) Mantenere la parola data, anche e soprattutto se costa.
4) Guardare gli altri ad occhi aperti, cercando di conoscere i pregi e i difetti.
5) Accogliere degli altri non solo i pregi ma anche i difetti e viceversa.
6) Esercitarsi a perdonare.
7) Dare agli altri il meglio di se stessi, senza nascondere loro i propri difetti.
8 ) Riprendere il rapporto con gli altri anche dopo delusioni e tradimenti.
9) Imparare a chiedere scusa, quando ci si accorge di aver sbagliato.
10) Condividere gli amici, vincendo la gelosia.
11) Evitare amicizie chiuse e possessive.
12) Dare agli altri anche quando gli altri non possono darci niente.”

Il discepolo con uno sguardo perplesso disse:
“Sono regole belle ma difficili da vivere!”
“Perché, chi ti ha detto che amare è facile?”, rispose il saggio.
“Non esiste l’amore facile, non esiste l’amore a buon mercato”.
Tutti cercano l’amore ma pochi sono disposti a pagarne il prezzo: il sacrificio!
“Quando potrò dire a me stesso di aver imparato ad amare?” disse il discepolo.
“Mai. Perché la misura dell’amore è amare senza misura.” 

Rispose il saggio…. 




 A coloro che anche oggi “vogliono vedere Gesù”, a quanti sono alla ricerca del volto di Dio; a chi ha ricevuto una catechesi da piccolo e poi non l’ha più approfondita e forse ha perso la fede; a tanti che non hanno ancora incontrato Gesù personalmente; a tutte queste persone possiamo offrire tre cose: il Vangelo; il crocifisso e la testimonianza della nostra fede, povera, ma sincera. Il Vangelo: lì possiamo incontrare Gesù, ascoltarlo, conoscerlo. 
Il crocifisso: segno dell’amore di Gesù che ha dato sé stesso per noi. 
E poi una fede che si traduce in gesti semplici di carità fraterna. 

Papa Francesco
(Angelus in Piazza San Pietro)






L’alba chiese al tramonto: 
Perché molti ci amano e ci scelgono per trascorrere attimi importanti delle loro vite?
Il tramonto rispose: 
Perché tu sei colei che fa nascere un nuovo giorno e rappresenti la Speranza, e io sono colui che chiude un giorno e rappresenta L'Esperienza.

- racconto orientale -




Buona giornata a tutti. :-)




domenica 15 marzo 2015

Guardate il fico (meditazione) - Beato John Henry Newman

E disse loro una parabola: «Guardate il fico e tutte le piante;
quando gia germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina.
Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.


Dal Vangelo secondo Luca 21,29-33


« Guardate il fico »La terra che vediamo non ci soddisfa. Essa è soltanto un inizio; è soltanto una promessa di un al di là ; anche nel più grande splendore, quando si copre di tutti i suoi fiori, e ci mostra, nel modo più incantevole, tutti i suoi tesori nascosti, anche allora, non ci basta. 
Sappiamo che, in essa, c'è molto di più di quanto possiamo vedere. Un mondo di santi e di angeli, un mondo glorioso, il palazzo di Dio, il monte del Signore Sabaoth, la Gerusalemme celeste, il trono di Dio e di Cristo: tutte queste meraviglie eterne, preziosissime, misteriose e incomprensibili si nascondono dietro ciò che vediamo. 
Ciò che vediamo è soltanto l’involucro esteriore di un regno eterno ; e su questo regno noi fissiamo gli occhi della nostra fede.
Mostrati, Signore, come nel tempo della tua Natività, quando gli angeli visitarono i pastori. La tua gloria si schiuda come i fiori e le foglie sugli alberi. Con la tua grande potenza trasforma il mondo visibile in quel mondo più divino che ancora non vediamo. Ciò che vediamo sia trasformato in ciò che crediamo. Per quanto brillanti siano il sole, e il cielo, e le nuvole, per quanto verdeggianti siano le foglie e i campi, per quanto dolce sia il canto degli uccelli, sappiamo che non è tutto lì, e non scambieremo la parte per il tutto.
Queste cose procedono da un centro di amore e di bontà che è Dio stesso. Ma esse non sono la sua pienezza. Parlano del cielo, ma non sono il cielo ; sono soltanto, in un certo senso, dei raggi dispersi, e un fioco riflesso della sua immagine; sono soltanto le briciole che cadono dalla tavola.


- Beato John Henry Newman -
(1801-1890) sacerdote, teologo 




"Santa Maria, donna del riposo, donaci il gusto della domenica. Facci riscoprire la gioia antica di fermarci sul sagrato della chiesa, e conversare con gli amici senza guardare l’orologio. Frena le nostre sfibranti tabelle di marcia. Tienici lontani dall’agitazione di chi è in lotta perenne col tempo. Liberaci dall’affanno delle cose".




La vera religiosità è una vita nascosta nel cuore; 
sebbene essa non possa esistere senza le azioni, 
queste sono per lo più azioni segrete: 
segrete opere di carità, 
segrete preghiere, 
segrete rinunce, 
segrete lotte, 
segrete vittorie.

- J. H. Newman - 




Buona giornata a tutti. :-)







giovedì 11 ottobre 2012

Il Silenzio - P. Frederick William Faber -


Il silenzio è mitezza 
quando non rispondi alle offese 
quando non reclami i tuoi diritti
quando lasci la tua difesa a Dio.
  Il silenzio è Misericordia

quando non infierisci sulle colpe dei fratelli
quando dimentichi senza frugare nel passato 
quando il tuo cuore non condanna, ma perdona.
Il silenzio è pazienza 
quando soffri senza lamentarti 
quando non cerchi di esser consolato, ma consoli 
quando attendi che il seme germogli lentamente.
  Il silenzio è umiltà

quando accogli nel segreto il dono di Dio
quando non opponi la resistenza all’arroganza
quando lasci ad altri la gloria e il merito.
  Il silenzio è fede

quando ti fermi a contemplare il Suo volto
quando ascolti la sua presenza nella bufera
quando taci, perchè egli parla al tuo cuore.
Il silenzio è adorazione 
quando non chiedi il “perchè” nella prova
quando t’immergi nella sua Volontà
quando dici: “Tutto è compiuto”.
 
(P. Frederick William Faber)


E' nel silenzio che si opera il bene.
E' il bene a far tacer il male.
Questo è il vero miracolo dell'umanità.



Anche quando ci può essere la necessità di uno sfogo, in certe ore di solitudine e di abbandono, il silenzio e la mitezza sono temperamenti che rendono più fruttuoso il patire qualche cosa per amore di Gesù.
(Papa Giovanni XXIII)


Bisogna concentrare l'attenzione dello spirito, non lasciarsi assorbire dalla vita di superficie, stabilire in ogni giornata una zona di silenzio, affinare la sensibilità dell'anima.

(don Carlo Gnocchi)


Bisogna imparare
a stare soli,
solo così si può
imparare a stare
con gli altri,
altrimenti ci stai perché
ne hai bisogno.
Bisogna fare a scuola
un’ora di insegnamento
alla solitudine,
imparare a bastarsi.



Buona giornata a tutti. :-)