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sabato 26 marzo 2016

La Croce, la potenza dell'Amore di Dio - Card. Angelo Comastri

O Signore, la tua Croce ci svela il mistero del nostro peccato: Tu, l'innocente, sei entrato nella storia che noi abbiamo fatto marcire con il nostro orgoglio diventato sfida , egoismo, odio, violenza.
Tu hai sofferto la passione di tutta la storia dell'umanità per rivelarci il dramma della libertà che, staccandosi da Dio, sperimenta l'amarezza della fuga dalla Pace, dalla Luce, dall'Amore.
Ma la Croce, o Signore Gesù, soprattutto rivela il mistero del Tuo Amore che è più forte dei nostri peccati, più tenace delle nostre ribellioni, più potente della nostra vuota potenza.
O Gesù crocifisso, Tu sei la Speranza, che attraversa i contorni percorsi dell'uomo di ogni tempo!
O Gesù Crocifisso, Tu sei la certezza che Dio ci ama irrevocabilmente! O Gesù Crocifisso, le ferite ancora vive del Tuo amore e della Tua bontà ci fanno esclamare con umile fiducia: " Abbi pietà di noi, peccatori" (Lc 18,13), " Ricordati di noi ne Tuo Regno" (Lc 23,42). Amen.

- Card. Angelo Comastri - 
da " La Croce, la potenza dell'Amore di Dio"



Che nessuno si vergogni dei segni sacri della nostra salvezza, della croce che è la somma e il vertice dei nostri beni, per la quale noi viviamo e siamo ciò che siamo. Portiamo ovunque la croce di Cristo, come una corona. Tutto ciò che ci riguarda si compie e si consuma attraverso di essa. Quando noi dobbiamo essere rigenerati dal battesimo, la croce è presente; se ci alimentiamo di quel mistico cibo che è il corpo di Cristo, se ci vengono imposte le mani per essere consacrati ministri del Signore, e qualsiasi altra cosa facciamo, sempre e ovunque ci sta accanto e ci assiste questo simbolo di vittoria. Di qui il fervore con cui noi lo conserviamo nelle nostre case, lo dipingiamo sulle nostre pareti, lo incidiamo sulle porte, lo imprimiamo sulla nostra fronte e nella nostra mente, lo portiamo sempre nel cuore. La croce è infatti il segno della nostra salvezza e della comune libertà del genere umano, è il segno della misericordia del Signore che per amor nostro si è lasciato condurre come pecora al macello. Quando, dunque, ti fai questo segno, ricorda tutto il mistero della croce e spegni in te l'ira e tutte le altre passioni. E ancora, quando ti segni in fronte, riempiti di grande ardimento e rida' alla tua anima la sua libertà. Conosci bene infatti quali sono i mezzi che ci procurano la libertà.

- san Giovanni Crisostomo - 





La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell'uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13, 31-32). E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5). E ancora: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12, 28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me (cfr. Gv 12, 32). Vedi dunque che la croce è gloria ed esaltazione di Cristo.


- Sant'Agostino -



Dinanzi alla morte, si spalanca il giorno del silenzio dove Dio tace. Ma parla attraverso il figlio che è sceso fino nel profondo della terra per mostrare la sua condivisione con la condizione umana. Morto e sepolto. Ed è proprio colui che venuto nella nostra carne, sceso in terra, che è sceso anche sotto terra, “agli inferi” come dice il Credo, dà speranza nella vita eterna. Cristo, è sceso laddove secondo la tradizione ebraica c’erano le ombre dei morti, coloro che l’avevano preceduto, ma non erano entrati in Paradiso perché era serrato dopo la cacciata di Adamo. Il Signore, morendo appeso alla Croce, lo ha riaperto, ed è sceso agli inferi: prendendo per mano i progenitori Adamo ed Eva, e poi tutti i patriarchi e tutti i giusti che, pur essendo stati santi, non avevano potuto entrarvi.


- Don Salvatore Lazzara -
http://www.allaquerciadimamre.it/



Come vorrei, o miei fratelli, incidervi nel cuore questa verità!
Se volete vivere un cristianesimo autentico,
aderite profondamente al Cristo in ciò che egli si è fatto per noi,
onde poter giungere a lui in ciò che è e che è sempre stato.
È per questo che ci ha raggiunti,
per farsi uomo per noi fino alla croce.

Si è fatto uomo per noi.

- Sant'Agostino - 

(Commento al Vangelo di san Giovanni 2, 3)





Buona giornata a  tutti :-)

www.leggoerifletto.it





giovedì 12 marzo 2015

Il termosifone chiuso

C’era una volta uno strano termosifone. Era sempre freddo, anche durante l’inverno. Il fatto di non aver mai funzionato non gli permetteva di capire il senso del suo stare lì attaccato alla parete di un ufficio tra l’indifferenza di tutti gli impiegati che vi lavoravano.
Infatti, vi erano nello stesso stabile anche altri termosifoni che funzionavano bene; per tale motivo gli impiegati preferivano radunarsi accanto a questi, nei momenti di pausa, per riscaldarsi e chiacchierare un po’.
Tuttavia, lo strano termosifone non aveva mai capito il perché la gente non si accostasse a lui. Eppure esteriormente era uguale agli altri, non aveva né pezzi in più, né pezzi in meno. Lo strano termosifone non sapeva di non aver mai funzionato.
Un giorno, da lontano, vide un uomo simpatico che si fermava davanti ad ogni termosifone per la manutenzione e, dopo aver fatto una piccola chiacchierata col termosifone ed aver aggiustato ciò che non andava, passava a quello successivo.
Così, dopo tutti gli altri, arrivò finalmente il suo turno.
L’uomo dopo aver esaminato la situazione disse al termosifone:
“Sei freddo e non hai mai funzionato perché sei chiuso.
C’è una caldaia che invia acqua calda a tutti i termosifoni, anche a quelli che, come te, sono chiusi; perciò basterà aprirti e anche tu sarai attraversato da quest’acqua e darai calore.”

Dopo aver detto ciò, l’uomo aprì il termosifone con degli arnesi e di colpo il termosifone iniziò a sentire l’acqua calda che gli inviava la caldaia. 
Il termosifone fu molto contento perché finalmente tanta gente si accostava a lui per riscaldarsi. Il termosifone aveva scoperto un modo nuovo di vivere che non aveva mai sperimentato prima di allora.

Spesso anche noi siamo come questo termosifone. Il Signore dona il suo Amore e la sua Grazia ad ogni uomo, ma fin quando resteremo chiusi a lui non sperimenteremo mai il vero significato della vita e cosa significa “servire”.
Se ci apriremo al Signore molti si accosteranno a noi per ricevere il Suo calore.

Fraternità Francescana Secolare


“Sai qual è un errore che si fa sempre? Quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un binario lo si debba percorrere fino in fondo. Il destino, invece, ha molta più fantasia di noi. Proprio quando credi di trovarti in una situazione senza via di scampo, quando raggiungi il picco di disperazione massima, con la velocità di una raffica di vento tutto cambia, si stravolge, e da un momento all’altro ti trovi a vivere una nuova vita.”

- Susanna Tamaro -


Il ventesimo secolo avrà visto ogni tipo di crimini - Auschwitz, Hiroshima, genocidi - ma il solo vero crimine perfetto è, con le parole di Heidegger, “la seconda caduta dell’uomo, la caduta nella banalità”.
Violenza omicida della banalità che, proprio nella sua indifferenza e nella sua monotonia, è la forma più sottile di sterminio. 
Un vero teatro della crudeltà, della nostra crudeltà, completamente sdrammatizzata e senza traccia di sangue. 
Crimine perfetto perché abolisce tutte le poste in gioco e cancella le sue proprie tracce – ma soprattutto perché, di questo omicidio, siamo al tempo stesso gli artefici e le vittime.

- J.Baudrillard -
 
Patafisica e arte del vedere



Buona giornata a tutti. :-)






sabato 26 aprile 2014

Lo Spirito in me che... - Daniel Roland


Lo Spirito in me 
CHE mi faccia pensare col cuore
e amare con la testa;
che mi suggerisca risposte
negli esami che mettono paura;
CHE mi tenga la mano
quando devo fare una scelta difficile;
CHE mi regga in piedi
quando sto per scivolare;
CHE renda forti le mie braccia
e la mia anima;
CHE mi innamori alle cose belle;
CHE mi faccia cantare
con parole di verità;
CHE acceleri la mia intelligenza
e mi faccia meravigliare
per la prima viola del giardino;
CHE mi aiuti a vedere con gli occhi
di chi mi vuol bene;
CHE mi faccia indignare
di fronte ad ogni ingiustizia;
CHE mi faccia chinare
su ogni domanda di aiuto;
che mi mostri le lacrime di Dio
e mi faccia assaporare sulla labbra
la sua gioia senza limiti.
CHE sia tutto questo
lo Spirito in me.
CHE sia vita esplosiva.
CHE sia Spirito
per i miei giorni
e per la mia eternità.

- Daniel Roland -




"Se tu affermi che un cristiano è nella impossibilità 
di portare aiuto agli altri,
offendi Dio e gli dai del bugiardo. 
Sarebbe più facile per la luce essere tenebra 
che per un cristiano non diffondere luce intorno a sè. 
Non dire: è impossibile.
È il contrario che è impossibile. Non fare violenza a Dio."

(Giovanni Crisostomo, Omelia 20 sugli Atti)




















«I vostri atti buoni’ non vuole affatto dire ‘atti buoni’ in senso filantropico e moralistico: ymón tà kalà érga vuol dire ‘atti belli’, rivelazioni luminose e armoniose della personalità spirituale - soprattutto un volto luminoso, bello, d’una bellezza per cui si espande all’esterno ‘l’interna luce’ dell’uomo, e allora, vinti dall’irresistibilità di questa luce, ‘gli uomini’ lodano il Padre celeste, la cui immagine sulla terra così sfolgora».


(Pavel Florenskij, “Le porte regali. Saggio sull’icona”)




Che giova a me che Cristo
sia nato una volta a Betlemme da Maria
se non nasce oggi,
 

per fede, nel mio cuore?


E’ un istante di buona vita
quello che trascorre
senza nulla da fare
con le mani ferme
e le palpebre chiuse.

E’ un istante di buona vita
quello che ferma
le ore in un bicchiere di vino dolce
e lascia passare il vento tra i pensieri.

E’ un istante di buona vita
quello che non ha fretta
di trangugiare traguardi
e partorire risultati.

E’ un istante di buona vita
quello regalato a Dio
la sera
prima di spegnere
il piccolo mondo
dei miei affanni
nell’ultimo Amen.



Sono a Roma e sulle tombe di due grandi Papi
 vi porto tutti nel mio cuore e nelle mie preghiere

Buona giornata a tutti. :-)



sabato 1 febbraio 2014

Caro sacerdote


Caro Sacerdote,

non mi interessano i campetti di calcio, i cineforum, i teatrini, le conferenze, i baretti con videogiochi e biliardini, i porticati coi ping pong e il calciobalilla, le vacanze organizzate, il grest, le pizze dei sabato sera.

In una parola, tutto il ribollente attivismo che ruota intorno alle parrocchie, lo trovo anche fuori, nel freddo "mondo", e magari organizzato meglio, più nuovo, luccicante, efficiente, coinvolgente, appassionante.

Non c'è concorrenza: il "mondo" è specializzato in divertimenti, passatempi, sport, intrattenimenti vari, in cui ha profuso studi, energie e investimenti.
Voi curatemi l'anima.
Datemi un direttore spirituale che abbia tempo e pazienza per la mia conversione.
Datemi confessori che mi permettano di riconciliarmi con Dio.
Datemi l’Eucarestia da adorare, non tenetela chiusa a doppia mandata nei Tabernacoli d'oro ad aspettare mentre brucia d'Amore.

Dissetatemi col Vangelo dei semplici, non spiegatemi troppo, sono piccolo, una cosa sola ma ripetuta, così che possa ritornarmene a casa con la perla preziosa.

Insegnatemi quel digiuno che tutti hanno dimenticato, ma che ho voglia di tentare, non come un atto di superba autodeterminazione della volontà, ma come fiduciosa invocazione della grazia dello
Spirito.
Mostratemi i Santi, voglio farmeli amici. I filosofi mi hanno condotto su strade sbagliate, inquinato la mente, divorato la gioia. I Santi sono felici: ditemi il perchè, fatemi scoprire quel filo segreto che li legava alla SS. Trinità.

Il rosario, ho fame di rosario. Perchè non lo recitate più?
Persino nelle veglie funebri, a volte ci si ferma a tre decine, come se quello intero fosse troppo lungo anche per chi davanti ha l'eternità.

Arricchitemi della Divina Misericordia, fatemi gustare soavemente le invocazioni, le giaculatorie, le novene- beneditemi e consacratemi ai SS. Cuori di Gesù e Maria.

Parlatemi del mio Papa, di ciò che dice e di ciò che fa. Del Papa si parla raramente fuori dalle grandi occasioni, se voglio sapere qualcosa devo arrangiarmi con i suoi libri o qualche rivista.
E' poco presente nelle omelie, nelle catechesi.
Mi parlate spesso di voi, di quello che vi sembra giusto, di quello che si dovrebbe fare.
Ma è il Papa la mia bussola, il mio porto sicuro, è lui il "dolce Cristo in terra per favore, fatemelo gustare.

Incoraggiatemi nella via della carità, dell'altruismo, dell'occuparmi del prossimo, nel nome di Cristo.
Plasmate in me uno spirito missionario, inalatemi la voglia di santità.
Pregate per me qualche volta.
Come sarebbe edificante per me trovarvi in ginocchio davanti al Tabernacolo e sapere che stavate pregando per me, per la mia salvezza!

Questo desidero, ma tutto insieme, e in ogni parrocchia; non scegliete quello che più vi aggrada, non discriminate tra ciò che vi sembra più o meno moderno, più o meno consono o proponibile.
Voglio tutti gli strumenti di salvezza che la Chiesa ha preparato per me, ho fame di salvezza piena, traboccante, luminosa, ho voglia di Verità.
Che abbia 4 o 100 anni, non starò con voi per il grest o il bel campetto o gli amici che ho incontrato.
Ci starò per quel banco consunto in cui mi sono inginocchiato e per quel santo sacerdote che ho incontrato.
Ci starò perchè Cristo, per mezzo loro, mi ha convertito.
Ecco Chi mi salverà l'anima!

Ti prego, sacerdote, torna ad essere nuovamente ciò che devi essere perchè io, pecorella smarrita e figliol prodigo, possa tornare alla Casa del Padre.
In questo modo tu riavrai la tua dignità umana e sacerdotale, ed io mi salverò, e tutti saremo spronati a supplicare il Padrone della messe perchè mandi operai, questi operai, e non assistenti sociali, ma dispensatori dei misteri di Dio.

Da "La Chiesa Cattolica"
Dio si perde dietro anche a uno solo, uno solo di noi, è sufficiente.
( A. Casati)

Il crocefisso di don Camillo

"Quando tu vedi il Signore che giace lì, immolato, e il sacerdote inclinato a sacrificare e ornate, e tutti gli astanti che rosseggiano di quel sangue onorando, di', credi d'essere ancora tra gli uomini e di sta sulla faccia della terra, e non piuttosto di essere traslocato in un istante nei cieli?"

San Giovanni Crisostomo


Don Giuseppe De Luca (1898-1962) 
nel suo studio con primo volume Archivio italiano per la Storia della Pietà (1951)

"A parte il problema storico, delle responsabilità nostre di preti nell'apostasia del mondo contemporaneo, che non si possono né affermare né negare a vanvera e in astratto, c'è un problema più umile, quello del nostro formalismo o del nostro sonnecchiare: non si parla neppure dell'infedeltà o del tradimento. Ci contentiamo, a volte, di essere preti come si è ragionieri, con un disimpegno tecnico delle nostre competenze e spettanze; e spesso indugiamo a un sonnellino, quando non è un sonno pesante, mentre nella notte Gesù suda sangue e Giuda gli si avvicina".

Don Giuseppe De Luca (il grande studioso della Storia della Pietà)



















"Li farà mettere a tavola e passerà a servirli."
E' il capovolgimento dell'idea di padrone: il punto commovente, sublime di questo racconto: il momento straordinario, quando accade l'impossibile: il Signore si mette a fare il servo! Dio viene e si pone a servizio della mia felicità.

- Padre Ermes Ronchi  - 



Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. 
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».



























Buona giornata a tutti J





lunedì 18 novembre 2013

Essere lievito - San Giovanni Crisostomo



C’è nulla di peggio di un cristiano che non si cura della salvezza degli altri? Non puoi qui tirar fuori la povertà; infatti quella donnetta che mise le due monetine ti accuserà (Mc 12,48). 
Anche Pietro diceva al paralitico: Non ho né argento né oro (At 3,6). 
Così Paolo era talmente povero da patire spesso la fame e mancare del cibo necessario. 
Non puoi mettere avanti la tua umile condizione; gli apostoli infatti erano umili e di basse origini. 
Non puoi addurre il pretesto dell’ignoranza; anche loro erano illetterati. Fossi schiavo o fuggiasco, puoi sempre fare ciò che dipende da te. 
Così era la situazione di Onesimo di cui Paolo fa l’elogio (Fil; Col 4,9). 
Non puoi obiettare che sei debole; così era anche Timoteo. 
Chiunque può essere utile al prossimo, se vuole compiere la sua parte.
Non vedete gli alberi delle foreste, come sono rigogliosi, come sono belli, sviluppati, snelli e alti? Ma se avessimo un orto vorremmo avere melograni e olivi fecondi piuttosto che quelli sterili... Così sono coloro che vedono soltanto i propri interessi...
Se il lievito mescolato alla farina non porterà tutto a fermentazione, è davvero lievito? 

E che dire di un profumo che non investa quanti si accostano? Lo si chiamerà ancora profumo? 
E non dire che è impossibile influenzare gli altri al bene, perché, se sei cristiano, è impossibile che qualcosa non si trasmetta; fa parte della natura stessa del cristiano... 
Dire che un cristiano non può essere utile al prossimo è come negare al sole la possibilità di illuminare e riscaldare.


(San Giovanni Crisostomo)
sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa, ca 345-407
Omelie sugli Atti degli Apostoli, 20






Alberi inutili

"Quest'albero non dà frutti...Taglialo dunque! Perché sfruttare il 
 terreno?”. Ma quello rispose: “Padrone, lascialo ancora quest'anno, 
 finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime...tra un anno.."


E' brutto accorgersi, che non ci sono frutti.
Nel rapporto con gli altri.
Che non ti capiscono nel modo che vorresti.
Nella propria vita,
Quando e come te li aspetti.

E subito, potente, una sola tentazione.
Tagliare tutto e con tutti.
Superba disperazione del "tutto o nulla".
Subito.
E invece Tu sei un Dio lento.
"all'ira e ricco di amore".
Lontano da gesti eclatanti,
ci chiedi solo di continuare.

A "zappettare e a concimare."
A curare quello che ci umilia vedere.
La nostra povertà.
A maneggiare concime.
A sperare che dia frutti tra un anno.
Tempo di attesa,
che riteniamo "troppo "umiliante.
Perchè "troppo" orgogliosi. E impazienti. 




"Il concime bisogna farlo riposare, seccare, deve decomporsi lentamente.
Con il tempo diventa malleabile, inodore, leggero, fecondo. E' allora che dà i fiori più belli e la crescita migliore.Dio si serve del nostro passato come concime per la nostra vita. Per farci crescere.
Ma se tieni la testa nel tuo passato ancora caldo, quello ti soffoca.
Bisogna lasciarlo riposare. Dentro di noi, col tempo e con la grazia, senza accorgercene, ciò che non va si decompone.
Dobbiamo amare ciò di cui proviamo vergogna e che ci sembra ignobile. Quel concime diventerà fonte di fecondità. ” .



Tim Guénard




"Spesso diciamo che non siamo nulla, anzi che siamo la miseria in persona, la spazzatura del mondo; ma resteremmo molto male se ci prendessero alla lettera e se ci considerassero in pubblico secondo quanto diciamo ... fingiamo di fuggire e di nasconderci solo perché ci inseguano e ci cerchino; dimostriamo di voler essere gli ultimi, seduti proprio all’ultimo angolino della tavola, ma soltanto per passare con grande onore a capotavola.
L’uomo sinceramente umile sarebbe più contento se fosse un altro, anzichè lui stesso, a dire di lui che è un miserabile, un nulla, un buono a nulla; o, perlomeno, se sa che si dice, non si oppone, ma approva di cuore. 
Perché, se è vero che ne è convinto, è naturale che ne sia contento di vedere condivisa la sua opinione."

- San Francesco di Sales - 



Buona giornata a tutti :-)


martedì 24 settembre 2013

Come potrei dirgli di no? - Patrizio Righero


Non so che farmene di un dio solenne,
di un dio spettacolare,
di un dio giustiziere,
di un dio che mette tutti a tacere.
Il mio
è un Dio
che non ce la fa
nemmeno a portare la sua croce
e non si vergogna di
chiedere aiuto.
Questo è il mio Dio.
Un Dio che comprende
le mie umiliazioni,
i miei limiti,
le mie inadeguatezze.
Questo è il mio Dio.
Un Dio
che vuole essere amato da me.
E me lo chiede in ginocchio.
Come potrei dirgli di no?

(Patrizio Righero)

Fonte: A. Margarino, P. Righero, "La via della vita", Elledici
http://www.campedel.it/schede/257099.PHP



Recitare il Pater Noster e l’Ave Maria, o qualche altra preghiera, è orazione vocale; ma se non è accompagnata da quella mentale, giudicate, vi prego quale bel concerto sarebbe, poiché qualche volta le parole neppure si susseguirebbero! Possiamo qualcosa da noi stessi con l’assistenza di Dio in questi due modi di orazione: quella mentale e quella vocale; ma quanto alla contemplazione di cui vi ho appena parlato, noi non possiamo nulla. Nostro Signore opera da solo: è solo opera sua, e siccome quest’ opera è al di sopra della natura, la natura non vi ha parte alcuna.

S. Teresa d’Avila (1515-1582), Cammino di perfezione, 22 e 25



Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa Non cadde perchè era fondata sulla Roccia ( Mt. 7, 25)

Molti marosi e minacciose tempeste ci sovrastano, ma non abbiamo paura di essere sommersi, perché siamo fondati sulla roccia. Infuri pure il mare, non potrà sgretolare la roccia. Ho con me la sua Parola: questa è il mio bastone, la mia sicurezza, il mio porto tranquillo. Anche se tutto il mondo è sconvolto, ho tra le mani la Scrittura, leggo la Parola. Essa è la mia sicurezza e la mia difesa. 

- S. Giovanni Crisostomo - 


Preghiera della sera

Rimani con me, Signore:
poichè tu sai con quanta frequenza
io ti abbandono.
Rimani con me, Signore:
perchè tu sei la mia vita
e senza di te si affievolisce
il mio fervore.
Rimani con me, Signore:
perchè tu sei la mia luce
e senza di te rimango nelle tenebre.
Rimani con me, Signore:
perchè oda la tua voce e la segua.
Rimani con me, Signore:
perchè voglio amarti molto
e vivere sempre insieme a te.
Rimani con me, Signore:
e con tutta la mia famiglia
perchè viviamo uniti nel tuo amore
e un giorno tutti insieme,
cantiamo le tue lodi per l'eternità. Amen.






venerdì 13 settembre 2013

La vita presente è un viaggio - San Giovanni Crisostomo


Non sai che la vita presente è un viaggio? Sei forse un cittadino di questa terra? 
Sei un viandante. Hai capito ciò che ti ho detto? 
Non sei un cittadino, ma un viandante e un pellegrino. Non dirmi: “Io ho questa, oppure ho quella cittadinanza”. 
Nessuno ha qui la cit­tadinanza. 
La cittadinanza è lassù. La realtà presente è un cammino. 
Camminiamo ogni giorno finché la natu­ra compie il suo corso. C’è chi lungo la via accumula denaro; c’è chi lungo la via sotterra oro. 
Quando entri in una locanda, dimmi: ti preoccupi di adornarla? No, mangi, bevi e ti affretti a uscirne. 
Una locanda è la vita presente; vi siamo entrati, finiamo la vita presente. Cerchiamo di uscirne con buona speranza, non lascia­mo qui nulla affinché nulla sia perduto per noi lassù .. . Così anche noi nella vita presente: consideriamo la vita come una locanda e non lasciamo niente di qua nella locanda, ma portiamo tutto nella città [dell'alto]. 
Sei un viandante e un pellegrino, anzi sei ancora meno di un viandante. 
In che senso? Te lo dico. Il viandante sa quando entra nella locanda e quando esce: è padrone del suo entrare e del suo uscire; io invece, una volta entrato nella locanda, cioè nella vita presente, non so quando ne uscirò. 
E talvolta mi procuro mezzi di sussistenza per un lungo tempo e il Signore mi chia- ma improvvisamente: Stolto, ciò che hai preparato di chi sarà? Questa notte prenderanno la tua vita (Lc 12,20). 
Ignota è l’uscita, instabile il possesso, migliaia i preci­pizi, tempeste per ogni dove … “Che faremo?”, dici. 
Una cosa sola devi fare: odia il denaro e ama la tua vi­ta … 
Perché ti affanni a depredare beni materiali che sono oggetto di invidia [tra gli uomini]? 
Rapina là dove vi sono le corone. 
Non rapinare la terra, ma il cielo. 
Dei violenti è il regno dei cieli e i violenti lo rapiscono (Mt 11,12).


(Giovanni Crisostomo)
Omelie su Eutropio 2,5-6





La Preghiera, o dialogo con Dio,
è un bene sommo.
E' infatti, una comunione intima con Dio.
Come gli occhi del corpo
vedendo la luce ne sono rischiarati,
così anche l'anima
che è tesa verso Dio
viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera.
Deve essere, però,
una preghiera non fatta per abitudine
ma che proceda dal cuore.

- San Giovanni Crisostomo - 


RICORDI LA DATA DEL TUO BATTESIMO?

Ma quanti cristiani ricordano la data del loro battesimo? Io vorrei fare la domanda qui: quanti di voi – ma ognuno si risponde nel proprio cuore – quanti di voi ricordano la data del proprio battesimo? 
Alcune mani si alzano … Ma quanti non ricordano, eh? Pensano: ‘Ma, io credo che sia stato a Pasqua, io credo a Natale, io credo …’. Ma la data del battesimo è la data della nostra nascita alla Chiesa, la data nella quale la mamma Chiesa ci ha partorito. E’ bello … ... E adesso, un compito da fare a casa: quando oggi tornate a casa, andate a cercare bene qual è la data del vostro battesimo. 
E quella è buona, per festeggiarlo, per ringraziare il Signore per questo dono. Lo farete? Sì, è un compito, eh? Fare i compiti … 


(Papa Francesco)





Buona giornata a tutti :-)