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giovedì 5 settembre 2019

Il canto degli alberi – Hermann Hesse (1919)

Per me gli alberi sono sempre stati i predicatori più persuasivi.
Li venero quando vivono in popoli e famiglie, in selve e boschi.
E li venero ancora di più quando se ne stanno isolati.
Sono come uomini solitari. Non come gli eremiti, che se ne sono andati di soppiatto per sfuggire a una debolezza, ma come grandi uomini solitari, come Beethoven e Nietzsche. 
Tra le loro fronde stormisce il mondo, le loro radici affondano nell’infinito; tuttavia non si perdono in esso, ma perseguono con tutta la loro forza vitale un unico scopo : realizzare la legge che è insita in loro, portare alla perfezione la propria forma, rappresentare se stessi.
Niente è più sacro e più esemplare di un albero bello e forte.
Quando un albero è stato segato e porge al sole la sua nuda ferita mortale, sulla chiara sezione del suo tronco - una lapide sepolcrale – si può leggere tutta la sua storia: negli anelli e nelle escrescenze sono scritte fedelmente tutta la lotta, tutta la sofferenza, tutte le malattie, tutta la felicità e la prosperità, gli anni magri e gli anni floridi, gli assalti sostenuti e le tempeste superate. 
E ogni contadino sa che il legno più duro e più pregiato ha gli anelli più stretti, che i tronchi più indistruttibili, più robusti, più perfetti, crescono in cima alle montagne, nel perpetuo pericolo.
Gli alberi sono santuari. 
Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità. 
Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita. Così parla un albero : in me è celato un seme, una scintilla, un pensiero, io sono vita della vita eterna. 
Unico è l’esperimento che la madre perenne ha tentato con me, unica la mia forma e la venatura della mia pelle, unico il più piccolo gioco di foglie delle mie fronde e la più piccola cicatrice della mia corteccia. Il mio compito è quello di dar forma e rivelare l’eterno nella sua marcata unicità. 
Così parla un albero : la mia forza è la mia fede. 
Io non so nulla dei miei padri, non so nulla delle migliaia di figli che ogni anno nascono da me.
Vivo il segreto del mio seme fino alla fine, non ho altra preoccupazione. Io ho fede che Dio è in me. 
Ho fede che il mio compito è sacro. Di questa fede io vivo. 
Quando siamo tristi e non riusciamo più a sopportare la vita, allora un albero può parlarci così: Sii calmo! Sii calmo! Guarda me! 
La vita non è facile, la vita non è difficile. 
Questi sono pensieri infantili. Lascia che Dio parli in te ed essi taceranno. 
Tu hai paura perché la tua strada ti allontana dalla madre e dalla patria. Ma ogni passo e ogni giorno ti riconducono di nuovo alla madre. 
La patria non è in questo o quel luogo. La patria è dentro di te, o in nessun posto. La nostalgia di vagare senza meta mi prende il cuore, quando a sera, sento gli alberi stormire nel vento. 
Se li si ascolta a lungo, in silenzio, anche la nostalgia di vagare rivela appieno il suo significato più profondo. Non è desiderio di scappare via dal dolore, come sembra. 
E’ nostalgia della propria patria, ricordo della propria madre, struggimento per nuovi simboli di vita. Conduce a casa. Ogni strada conduce a casa, ogni passo è nascita, ogni passo è morte, ogni tomba è madre. 
Così sussurra l’albero nella sera, quando abbiamo paura dei nostri pensieri infantili. Gli alberi hanno pensieri duraturi, di lungo respiro, tranquilli, come hanno una vita più lunga della nostra. 
Sono più saggi di noi finché non li ascoltiamo. 
Ma quando abbiamo imparato ad ascoltare gli alberi, allora proprio la brevità, la rapidità e la precipitazione infantile dei nostri pensieri acquistano una letizia incomparabile.

Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi non desidera più essere un albero. Non desidera essere altro che quello che è. 
Questa è la patria. Questa è la felicità.

- Hermann Hesse -



Accosta il tuo orecchio alla terra 

Metti il tuo orecchio contro la terra
e interpreta i rumori.
Quello che domina
sono dei passi inquieti e agitati,
passi pesanti di amarezza e di ribellione…
Non si sentono ancora
i primi passi della speranza.
Accosta di più il tuo orecchio alla terra.
Trattieni il fiato.
Libera le tue antenne interiori:
il Maestro cammina lì vicino.
E' più facile che sia assente
nelle ore felici
che in quelle dure, dai passi malcerti e difficili…


 - Helder Camara -



Io credo che se un giorno diventerò cristiano sul serio,
dovrò vergognarmi soprattutto di non esserlo diventato prima,
ma di aver tentato prima tutte le scappatoie.


- Soren Kierkegaard -


Buona giornata a tutti. :-)


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giovedì 21 marzo 2019

Il prato e altre poesie sulla primavera - Antonia Pozzi

Tutto il prato è un traforo
di luci a cento a cento!
Son ranuncoli d'oro,
son viburni d'argento:
son corimbi sospesi
sul velluto dell'erba:
son gli occhietti accesi
dell'estate superba.
E così sembra il prato,
trapunto di colori,
un cielo costellato
che ha per stelle i fiori.

- Antonia Pozzi - 


Vento di primavera

Il vento scendeva
rosso
dall'accesa collina
e diventava verde verde
sul fiume.
Poi diventava viola
giallo e...
sarà sui seminati
un arcobaleno teso.

- Federico Garcia Lorca - 


Interroga la bellezza della terra, 
interroga la bellezza del mare, 
interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. 
Interroga la bellezza del cielo, 
interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell’acqua, che camminano sulla terra, che volano nell’aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. 
Interrogali! 
Tutti risponderanno: Guardaci: siamo belli! 
La loro bellezza li fa conoscere. 
Questa bellezza mutevole chi l’ha creata, se non la Bellezza Immutabile?

San’Agostino (354-430)




Ho visto la primavera.
E’ verde
come una mela selvatica,
è allegra
come la coda di uno scoiattolo.
Parla
con parole di vento.
Quando credi che pianga
è solo una goccia di pioggia.

- Anonimo -
Poesia finlandese


Buona primavera! :-)







martedì 25 settembre 2018

La chiesa nella foresta e altri racconti - Padre Anthony de Mello

C'era una volta una foresta che di giorno si riempiva del canto degli uccelli e di notte di quello degli insetti. 
Gli alberi crescevano rigogliosi, i fiori sbocciavano e creature di ogni genere vagavano libere. E tutti coloro che vi entravano venivano condotti alla Solitudine, la casa di Dio, il quale pone la sua dimora nel silenzio e nella bellezza della natura. 
Ma poi arrivò l'Età dell'Incoscienza, quando fu data alla gente la possibilità di costruire edifici alti centinaia di metri e distruggere nel giro di un mese fiumi, foreste e montagne. 
Furono così costruiti luoghi di culto con il legno degli alberi della foresta e le pietre del sottosuolo. 
Si stagliarono contro il cielo pinnacoli, guglie e minareti, l'aria riecheggiava del suono delle campane, di preghiere, canti ed esortazioni. E di colpo Dio restò senza casa. 
Dio nasconde le cose ponendocele dinanzi agli occhi! 
Ascolta! Senti il canto degli uccelli, lo stormire del vento fra gli alberi, il mugghiare dell'oceano; guarda una pianta, una foglia che cade, un fiore come se fosse la prima volta. Potresti all'improvviso entrare in contatto con la Realtà, con quel Paradiso da cui noi, avendo perso l'innocenza, per la nostra conoscenza siamo esclusi. 
Dice il mistico indiano Saraha: "Gusta il sapore di questo dono che è l'assenza di Conoscenza".

- Padre Anthony de Mello -



Atteggiamento di apertura 

Credetemi, in realtà non ha alcuna importanza che voi siate d'accordo o meno con quel che sto dicendo, perché l'accordo o il disaccordo riguardano le parole, i concetti e le teorie, mentre non hanno niente a che vedere con la verità. 
La verità non è mai espressa in parole. 
La verità si intravvede all'improvviso, e deriva da un certo tipo di atteggiamento.
Dunque, voi potreste essere in disaccordo con me e tuttavia intravvedere la verità. Ci vuole però un atteggiamento di apertura, la volontà di scoprire qualcosa di nuovo. Questa è la cosa importante, mentre non è importante che voi siate o meno d'accordo con me. Dopo tutto, la maggior parte di quel che vi dico è teoria, e nessuna teoria copre la realtà in modo adeguato.

- Padre Anthony de Mello - 
da: "Messaggio per un’aquila che si crede un pollo", pag. 22



La pietra preziosa

Il saggio era giunto in prossimità del villaggio e si stava sistemando sotto un albero per la notte, quando un abitante del villaggio arrivò correndo da lui e disse: «La pietra! La pietra! Dammi la pietra preziosa!».
«Che pietra?», chiese il saggio.
«La notte scorsa il Signore mi è apparso in sogno - disse l’abitante del villaggio -, e mi ha detto che se fossi venuto alla periferia del villaggio al crepuscolo avrei trovato un saggio che mi avrebbe dato una pietra preziosa che mi avrebbe reso ricco per sempre».
Il saggio rovistò nel suo sacco e tirò fuori una pietra. «Probabilmente intendeva questa - disse porgendo la pietra all’uomo - l’ho trovata su un sentiero nella foresta qualche giorno fa. Puoi tenerla senz’altro».
L’uomo osservò meravigliato la pietra.
Era un diamante, probabilmente il diamante più grosso del mondo perché era grande quanto la testa di un uomo. Prese il diamante e se ne andò. Tutta la notte si rigirò nel letto, senza poter dormire.

Il giorno dopo, allo spuntare dell’alba, svegliò il saggio e disse: «Dammi la ricchezza che ti permette di dar via così facilmente questo diamante!».

- Padre Anthony de Mello -
Fonte: Il canto degli uccelli


Buona giornata a tutti. :-)






domenica 17 giugno 2018

Ti ringrazio, o Signore, per le profondità del mare - don Tonino Bello

Penso che fra tutti i documenti della chiesa, sin da quando si è cominciato a designarli con le prime parole latine, non ce ne sia uno che abbia la sua ouverture così perfetta come quella della Gaudium et Spes. 
Si direbbe che vi abbiano posto mano i poeti più che i teologi, e che la prima stesura sia stata scritta non su quelle carte severe degli esperti di scienze divine, ma sulle agili righe di un pentagramma musicale. 
Sì, perché sembra l'attacco a piena orchestra di una sinfonia, le cui note scuotono l'aria, ora con irrefrenabili vibrazioni di festa, ora col ritmo simmetrico della fuga, ora con le tenui cadenze dell'elegia.
"Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore". 
Con queste parole, il 7 dicembre 1965, la chiesa planava dai cieli della sua disincarnata grandezza e sceglieva di collocare definitivamente il suo domicilio sul cuore della terra.
E' come se avesse annullato di colpo la barriera di secolari distanze, accettando di diventare coinquilina degli stessi condomini abitati dai comuni mortali. 
Ha rinunciato spontaneamente per sempre a quella zona di rispetto creatale da antichi prestigi: non per timore della sua solitudine, ma preoccupata della solitudine degli uomini.
Con quel preludio solenne, diga squarciata dai pensieri di Dio, la chiesa sembra dire al mondo così: "D'ora in poi le tue gioie saranno le mie; spartirò con te il pane amaro delle identiche tristezze, mi lascerò coinvolgere dalle tue stesse speranze, e le tue angosce stringeranno pure a me la gola con l'identico groppo di paura".
Noi tuoi figli ti diciamo grazie, chiesa, perché ci aiuti a ricollocare le nostre tende nell'accampamento degli uomini. 
Perché non ci isoli nei recinti dell'aristocrazia spirituale. 
Perché nel piano urbanistico della città terrena non pretendi per i discepoli di Cristo suoli privilegiati per la loro edilizia.
Grazie, perché riscoprendo la legge dell'incarnazione che condusse il Maestro ad abitare in mezzo a noi ti sei decisa a vivere con gli uomini una condiscendenza a tutto campo. 
Perché rinunci ai fili spinati della riserva di caccia. 
Perché alla categoria del sacro, che seleziona spazi e tempi da dedicare ala Signore, preferisci la categoria della santità, che permea di presenza divina anche le fibre più profane dell'Universo.
Ma grazie, soprattutto, per quella notizia inaspettata, stupenda, che ci dai col fremito dei lieti annunci: quando affermi, cioè, che le gioie degli uomini sono anche le gioie del cristiano, e che tra le une e le altre, caduto il sospetto della contrapposizione, corre il filo doppio della simpatia.
E' incredibile. Eravamo abituati a condividere solo i dolori del mondo. 
Una lunga dottrina ascetica ci aveva allenati a farci carico esclusivamente delle sofferenze dell'umanità. 
Eravamo esperti nell'arte della compassione. Nelle nostre dinamiche spirituali aveva esercitato sempre un fascino irresistibile il cireneo della croce. Ma i maestri di vita interiore non ci avevano mai fatto balenare l'idea che ci fossero anche i cirenei della gioia.
Ed ecco ora lo sconvolgente messaggio: le gioie genuinamente umane, che fanno battere il cuore dell'uomo, per quanto limitate e forse anche banali, non sono snobbate da Dio, né fanno parte di un repertorio scadente che abbia poco da spartire con la gioia pasquale del Regno.
La felicità per la nascita di un amore, per un incontro che ti cambia la vita, per una serata da trascorrere con gli amici, per una notizia sospirata da tempo. per l'arrivo di una creature che riempie la casa di luce, per il ritorno del padre lontano, per una promozione che non ti aspettavi, per la conclusione a lieto fine di una vicenda che ti ha fatto penare a lungo... questa felicità fa corpo con quella che sperimenteremo nel Regno.
E' contigua col brivido dell'eternità, che proveremo nel cielo, l'estasi che ti coglie davanti alle montagne innevate, alle trasparenze di un lago, alle spume del mare, al mistero delle foreste, ai colori dei prati, ai turgori del grano, ai profumi dei fiori, alle luci del firmamento, ai silenzi notturni, all'incanto dei meriggi, al respiro delle cose, alle modulazioni delle canzoni, al fascino dell'arte.
E' parente stretta con le sovrumane gioie dello spirito l'umanissima gioia che ti rapisce di fronte al sorriso di un bambino, al lampeggiamento degli occhi di una donna, agli stupori di un'anima pulita, alla letizia di un abbraccio sincero, al piacere di un applauso meritato, all'intuizione di cose grandi nascoste dietro i veli dell'effimero, alla fragilità tenerissima di cui si riveste la bellezza, al sì che finalmente ti dice la persona dei tuoi sogni.
"Non vi è nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore".
Ma che cosa è questa rivelazione improvvisa che annuncia coincidenze arcane tra le gioie degli uomini e le gioie dei discepoli di Gesù?
Colpo di scena o colpo di genio? Forse è solo colpo di grazia!

- mons. Tonino Bello -
Missione. Anche tu!, 70-72



«...c'è un passo splendido di San Marco che ha una colorazione cromatica straordinaria. 
Quando Gesù moltiplica il pane da dare alla folla si presenta un bambino con cinque pani e due pesci. 
Dice San Marco: “Allora Gesù diede ordine ai discepoli di far sedere tutti quanti sull’erba verde”. 
Solo San Marco riporta quell’aggettivo “verde”. 
E’ bellissimo! Sembra quasi che il Signore Gesù, prima di consacrare l’Eucarestia, voglia far restituire alla Terra ciò che le appartiene, su questo tappeto verde, che profuma di menta, di basilico e che si impregna anche dei profumi del forno.»

- don Tonino Bello -



Ti ringrazio, o Signore,
per le profondità del mare,
che mi hai dato come dimora.
Per le valli sconfinate di alghe e di madrepore
che mi hai date come compagne.
Per la moltitudine dei pesci,
che mi guizzano velocemente d’intorno.
Per l’incanto del paesaggio,
fatto miracolosamente sbocciare
dai raggi del sole.
Per il misterioso silenzio
degli abissi
che Tu hai creato
mentre ti libravi sulle acque.
Grazie, Signore,
per gli aculei pungenti che mi hai dato,
a difesa dagli attacchi
di tutti gli abitatori del mare.
Grazie,
per l’onore che mi dai
quando l’uomo,
fatto a tua immagine,
violando il segreto degli abissi,
mi coglie
per assaporare sulla sua mensa
il mio profumato corallo.

+ Vostro, don Tonino Bello


Buona giornata a tutti. :-)








giovedì 19 novembre 2015

La vita chiama - Don Tonino Lasconi

Signore,
il sole è sorto
e mi metti in mano
un'esperienza nuova.
Sarà bella? Sarà noiosa?
Sarà utile?
Non lo so ancora.
Però son certo
che molto dipenda da me.
Questo fammelo capire...
perché spesso rischio
di aspettarmi tutto dagli altri;
tutto da te.
Fammi sentire responsabile
di quello che faccio.
Tu hai creato l'uomo
senza chiedergli il permesso;
ti sei però subito "legato le mani"
e non gli puoi fare niente
se non lo vuole...
Signore,
aiutami a spalancare gli occhi,
per vedere dove mi trovo
e chi avrò vicino.
Signore,
aiutami a drizzare bene le orecchie,
per raccogliere tutte le voci
che la vita mi invia
e rispondere con coraggio e fantasia!

(Don Tonino Lasconi)





I sapori e la luminosità della vita dipendono dalla ricchezza o dalla povertà dei nostri ideali e delle nostre azioni. 
Capita di frequente di sperimentare in prima persona o di sentir parlare di una vita insipida, di un cammino al buio, di disorientamenti e di smarrimenti. Gesù cala la missione dei suoi discepoli in questa difficile situazione umana e affida loro il compito di essere sale e luce del mondo. 
La testimonianza della fede nei valori umani e trascendenti, la gioiosa scoperta della Verità, che s'identifica con la conoscenza del Cristo e del suo vangelo, l'orientamento sicuro verso una meta finale possono far riscoprire all'uomo le realtà e i valori essenziali della vita e far recuperare quell'interiore libertà che è già inizio di salvezza. 
Tutto ciò non può avvenire con un semplice annuncio verbale. 
Occorre che ci sia la forza dell'esempio e uno stile di vita informato sul Vangelo. 
E' così che il cristiano diventa sale e luce, è così che la Chiesa adempie concretamente la sua missione salvifica, che è opera di Cristo, ma che affidata ai suoi seguaci.

- Monaci Benedettini Silvestrini - 



Posare un mattone su un altro,
aggiungerne un terzo ed un quarto,
non lascia il tempo di chiedersi
se ha un senso quello che fai.
Ma star seduto con mattoni intorno
coi venti che imperversano dal cielo
meditando su quello che dovresti
fare o sul quel che puoi – toglie ogni dubbio.

- Philip Larkin -


Buona giornata a tutti. :-)






martedì 13 ottobre 2015

Chi è il più povero? - Sergio Blin

Pinin era povero. Così povero che nella sua soffitta con pazienza spezzava in due i fiammiferi per poterli usare due volte. 
Una volta Pinin aveva fatto una scommessa con Brigida, un altro barbone come lui. Una scommessa da nulla perché nessuno dei due aveva qualcosa da poter pagar pegno, ma sempre una scommessa, su chi dei due era più povero. 
Aveva cominciato Brigida. “Io sono così povero che non si vede mai nulla sulla mia tavola”. Ma Pinin aveva ribattuto: “Son più povero io, perché non ho neanche la tavola”. Brigida aveva proseguito: “Io sono così povero che non ho calze nelle scarpe”. Ma Pinin mostrando i piedi aveva detto: “A me mancano anche le scarpe Brigida allora aveva esclamato: “Io son così povero che mi pare che tutti i giorni siano uguali. Tutti grigi come l’inverno. Non so neppure se valga la pena vivere questa vita”. 
Pinin allora aveva detto: “Ma come? In primavera non senti l’aria che ti solletica e ti mette addosso la gioia di essere al mondo? E un bimbo che ride con il sole nei capelli, non ti sembra una promessa per il futuro? E i papaveri e i fiordalisi nel grano, i colori del tramonto, gli spruzzi argentati dell’acqua del torrente.., sono ricchezze per tutti. Bisogna solo raccoglierle”. 
Ma Brigida aveva sbuffato: “Tutte storie. Tutte belle storie che mi lasciano a pancia vuota."
Pinin aveva allora sentenziato: “Hai vinto tu. Sei proprio più povero di me”. 

(Rielaborazione da una favola piemontese di Sergio Blin)




D'accordo: la povertà non è una vergogna
Ma quel che m'insospettisce è il fatto che questa sentenza sia stata inventata dai ricchi. 

- Carl Schurz -




Per tanto tempo mi sono chiesta perché il Buon Dio aveva delle preferenze, perché non tutte le anime ricevevano un livello uguale di favori, e mi meravigliavo vedendolo prodigare favori straordinari ai Santi che lo avevano offeso, come San Paolo, Sant'Agostino e che Egli costringeva, per dire così, ad accogliere i suoi favori; oppure leggendo la vita dei Santi che Nostro Signore ha voluto accarezzare dalla culla alla tomba, senza lasciare sul loro cammino alcun ostacolo che impedisse loro di innalzarsi fino a Lui, e prevenendo le loro anime con tali favori che esse non hanno mai potuto offuscare lo splendore immacolato della loro veste di Battesimo, mi domandavo perché i poveri selvaggi, per esempio, morivano in così grande numero prima di aver persino sentito il nome di Dio...
Gesù si è degnato di farmi Lui da istruttore, su questo mistero. 
Mi ha messo davanti agli occhi il libro della natura e io ho capito che tutti i fiori che Egli ha creato sono belli, che lo splendore della rosa e il candore del Giglio non tolgono il profumo della violetta o la semplicità incantevole della margherita... 
Ho capito che se tutti i fiorellini volessero essere rose la natura perderebbe il suo abito di primavera, i campi non sarebbero più brillanti di fiorellini... La perfezione consiste nel fare la sua volontà, nell'essere quello che Lui vuole che siamo... 

- Santa Teresa di Lisieux -






Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it




martedì 14 aprile 2015

Che cos'è la vita

Un caldo giorno d'estate, verso la metà della giornata, il bosco fu avvolto, da un profondo silenzio!
Gli uccelli piegarono la testa, sotto l'ala...
Tutto, riposava!
Solo il fringuello, alzò il capo, e domandò:
«Che cos'è, la vita?».
Tutti furono colpiti, da questa difficile domanda. Una rosa, che aveva appena messo fuori un bocciolo, e dispiegato un petalo, dopo l'altro, disse:
«La vita, è sbocciare!».
Una farfalla che, dal mattino, non si era fermata, e volava felice, da un fiore all'altro, assaggiando, qua, e là, disse:
«La vita, è tutta gioia, e sole!».
Una formica, che si affannava a trascinare una pagliuzza, lunga dieci volte lei, disse:
«La vita, è lavoro, e stanchezza!».
Un'ape, affaccendata a caricare nettare, da un fiore, ronzò:
«La vita, è un miscuglio di lavoro, e di piacere!».
Il discorso diventava sapiente, e la talpa, messa fuori la testa, dalla terra, disse:
«La vita, è un combattimento, nell'oscurità!».
La gazza, che vive per giocare brutti tiri, al prossimo, osservò:
«Ma che razza, di discorsi! dovremmo chiedere il parere, di persone intelligenti!».
Si accese, allora, una vivace disputa, finché fu interrogata una pioggerellina sottile, che sentenziò:
«La vita, è fatta di lacrime: nient'altro, che lacrime!».
Poco lontano, rombava il mare , le onde si alzavano, imponenti, e si abbattevano, con veemenza inaudita, contro le rocce, e gli scogli: poi, indietreggiavano, quasi, per riprendere forza, e tornare ad assalire il granito, delle rive! Anche le onde, espressero il loro parere:
«La vita, è una sempre inutile lotta, verso la libertà!».
Nel vasto cielo azzurro, un'aquila reale tracciava i suoi cerchi e, fieramente, esultò:
«La vita, è conquistare le altezze!».
Un salice flessuoso intervenne:
«La vita, è sapersi piegare, sotto le bufere!».
Cadde la notte , un gufo espresse il suo parere:
«La vita, è approfittare dell'occasione, mentre tutti gli altri dormono!».
Per un po', ci fu un grande silenzio Un giovane, che tornava a casa, a notte fonda, sbottò:
«La vita, è una continua ricerca della felicità, e una catena di delusioni!».
Finalmente, sorse una fiammeggiante aurora. Si dispiegò, in tutta la sua gloria, e disse:
«Come io, l'aurora, sono l'inizio, del giorno, che viene, così, la vita è l'inizio, dell'eternità!».
Dio ha mille anni, per fare un giorno; io ho solo un giorno, per fare qualcosa di eterno: oggi!”





 Qualunque ora lieta il dio ti abbia concesso, tu accettala con riconoscenza e non rinviare a domani le cose belle, di modo che dovunque tu sia di te si dica che sei vissuto bene.  

- Orazio -
(Epistole)





La sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli. Se umilmente chiediamo la grazia di Dio e accettiamo i limiti delle nostre possibilità, allora confideremo nelle infinite possibilità che ha in serbo l’amore di Dio. 


- Papa Francesco - 



La volontà di Dio è verità d’amore ..

...Alla fine la gloria di Dio, la sua signoria, la sua volontà è sempre più importante e più vera che il mio pensiero e la mia volontà. Ed è questo l’essenziale nella nostra preghiera e nella nostra vita: apprendere questo ordine giusto della realtà, accettarlo intimamente; confidare in Dio e credere che Egli sta facendo la cosa giusta; che la sua volontà è la verità e l’amore; che la mia vita diventa buona se imparo ad aderire a quest’ordine. Vita, morte e risurrezione di Gesù sono per noi la garanzia che possiamo veramente fidarci di Dio. È in questo modo che si realizza il suo Regno...

- Papa Benedetto XVI - 
dalla "Omelia del 05 Aprile 2009" 





Buona giornata a tutti. :-)