Visualizzazione post con etichetta vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vita. Mostra tutti i post

venerdì 17 agosto 2018

da: Leggere di Cesare Pavese

Accade coi libri come con le persone. 
Vanno presi sul serio. 
Ma appunto per ciò dobbiamo guardarci dal farcene idoli, cioè strumenti della nostra pigrizia. In questo l’uomo che tra i libri non vive, e per aprirli deve fare uno sforzo, ha un capitale di umiltà, d’inconsapevole forza – la sola che valga – che gli permette di accostarsi alle parole col rispetto e con l’ansia con cui si accosta a una persona prediletta. E questo vale molto più che la “cultura”, è anzi la vera cultura. 
Bisogno di comprendere gli altri, carità verso gli altri, ch’è poi l’unico modo di comprendere e amare se stessi: la cultura comincia di qui. 
I libri non sono gli uomini, sono mezzi per giungere a loro; chi li ama e non ama gli uomini, è un fatuo o un dannato.[…]

- Cesare Pavese - Leggere 
[articolo pubblicato su L’Unità di Torino, 20 maggio 1945]



Leggere, potere leggere, avere il gusto di leggere, è un privilegio.


È un privilegio della nostra intelligenza, che trova nei libri l'alimento primo dell'informazione e gli stimoli al confronto, alla critica, allo sviluppo.

È un privilegio della fantasia, che attraverso le parole scritte nei secoli si apre il varco verso l'esplorazione fantastica dell'immaginario, del mareggiare delle altre possibilità tra le quali si è costruita l'esperienza reale degli esseri umani. 

È un privilegio della nostra vita pratica, perfino economica: chi ha il gusto di leggere non è mai solo e, con spesa assai modesta, può intessere i più affascinanti colloqui, assistere agli spettacoli più fastosi.

Non c'è cocktail party, non c'è terrazza, non happening, non premiere che offra quello che chi ha gusto di lettura può trovare solo allungando la mano verso un qualsiasi modesto palchetto di biblioteca.

Non c'è Palazzo che valga quello di Armida, o quell' hegeliano castello del sapere dalle cento e cento porte, dove suonano solo le quiete voci della conoscenza e della fantasia. E mentre altre esperienze si consumano nel ripetersi, nel leggere, invece, come ha detto una volta un poeta, dieci e dieci volte possiamo tornare sullo stesso testo, ogni volta riscoprendone un nuovo senso, un più sottile piacere.

- Tullio De Mauro .

Fonte: "Il gusto della lettura"


''Cerco nei libri la lettera, anche solo la frase che è stata scritta per me e che perciò sottolineo, ricopio, estraggo e porto via. 
Non mi basta che il libro sia avvincente, celebrato, né che sia un classico: se non sono anch’ io un pezzo dell’idiota di Dostoevskij, la mia lettura è vana. 
Perché il libro, anche il sacro, appartiene a chi lo legge e non per il diritto ottenuto con l’acquisto. 
Perché ogni lettore pretende che in un rotolo di libro ci sia qualcosa scritto su di lui.''

- Erri de Luca - Alzaia -


Buona giornata a tutti. :-)






sabato 11 agosto 2018

Un gruppo di 50 persone stava frequentando un seminario...

Un gruppo di 50 persone stava frequentando un seminario. 
Improvvisamente l’oratore si fermò e decise di fare un’attività di gruppo. Iniziò a dare un palloncino a ciascuno dei 50 seminaristi. Ad ognuno fu chiesto di scrivere con un pennarello il proprio nome su di esso. Poi tutti i palloncini furono raccolti e messi in un’altra stanza.
Una volta riempita la stanza di palloncini, l’oratore chiese ai 50 seminaristi di rientrare dentro e trovare il palloncino col proprio nome entro 5 minuti. 
La scena fu questa: tutti erano freneticamente alla ricerca del palloncino col proprio nome, ognuno si scontrava con l’altro, spinte, gomitate….nella stanza regnava il caos totale!
Allo scadere dei 5 minuti nessuno riuscì a trovare il proprio palloncino.
Vista la prova fallimentare ad ognuno di loro fu chiesto di raccogliere un palloncino qualsiasi e darlo alla persona che aveva scritto il nome su di esso. In pochissimi minuti tutti avevano in mano il proprio palloncino!
A questo punto l’oratore disse: Questo è esattamente ciò che sta accadendo nella nostra vita. Tutti siamo alla ricerca frenetica della felicità…giriamo come delle trottole, ma non riusciamo a trovarla.
La nostra felicità sta nella felicità delle altre persone. Rendete loro felici e avrete la vostra felicità.
E’ questo lo scopo della vita umana.




Come si aggioga il carro, e un cavallo solo non può avanzare più dell'altro, poiché altrimenti il carro si rompe, così l'obbedienza ha bisogno di avere l'umiltà aggiogata insieme a lei 

- San Doroteo di Gaza -



Nelle persone va cercato ciò che c’è. Inutile arrabbiarsi per una carenza di una persona: le persone vanno valorizzate per quello che hanno. 
Non vanno costrette a diventare quello che uno ha bisogno che siano. 
E così è la vita, così la realtà. 

- don Fabio Rosini -



Buona giornata a tutti. :-)








giovedì 9 agosto 2018

L'Angelo del Rischio - Anselm Grün

Oggi molti ritengono che la cosa più importante sia non sbagliare, non fare errori. 
Allora la carriera professionale non corre alcun pericolo. 
Allora dentro il gruppo non si è criticati. 
Allora non si deve cedere il posto. 
Allora la vita ha successo. 
In realtà, però, questo atteggiamento ostile al rischio, è di ostacolo alla vita. Chi non vuol fare assolutamente nessun errore, sbaglia tutto. Siccome non osa nulla, non corre alcun rischio. Così non può neppure nascere qualcosa di nuovo. 
Sia nell’economia come nella politica, nella chiesa come nella società, nessuno rischia più. Se lo facesse sarebbe attaccabile. Infatti, potrebbe anche andar male e sarebbe la catastrofe. Allora si dovrebbe abbandonare il dolce guanciale e si dovrebbe pubblicamente giustificare se stessi e i propri errori. Molti temono di non riuscire a sopravvivere a tanto. Sono talmente vincolati al riconoscimento e all’attenzione degli altri che non si affidano più al loro fiuto e non rischiano più nulla.
La psicologia ci dice che  la mancanza di coraggio per il rischio ha a che fare  con la mancanza di padri propria  della nostra società. 
Il padre normalmente è colui che ci rafforza la colonna vertebrale, che ci dà il coraggio di osare qualcosa, di affrontare un rischio. Se manca questa positiva esperienza del padre, se non c’è un padre a irrobustirci la colonna vertebrale, allora abbiamo bisogno di un sostituto della spina dorsale. 
Ecco allora l’ideologia, la norma fissa, dietro la quale ci si trincera.  
Si va al sicuro. Non si vogliono fare esperimenti. Tutto deve restare come prima. 
Non ci si consente di pensare il nuovo, meno che meno di fare il nuovo. Infatti non c’è alcuna garanzia che il nuovo riesca. Perciò lo si tralascia. 
La nostra epoca è caratterizzata dalla mancanza di fantasia e dalla mancanza del coraggio di rischiare qualcosa. 
Il termine tedesco Risiko deriva dall’italiano e significa pericolo, avventura. Molti pretendono che la vita debba trascorrere senza pericolo. 
Ci si deve assicurare contro tutti i pericoli, di modo che non ci possa capitare nulla, ma, quanto più ci si assicura, tanto più insicuri si diventa. 
Un po’ alla volta non si confida più in se stessi. 
Tutto deve essere assicurato. 
Nessun rischio senza una sufficiente sicurezza. Questo porta sempre più all’irrigidimento. Lo si vede abbastanza chiaramente nell’attuale situazione politica ed economica. 
Usciamo da questo vicolo cieco solamente se osiamo qualcosa, se rischiamo di far anche qualche errore. 
Ti  auguro che l’angelo del rischio ti incoraggi ad osare la tua vita e a rischiare nuove strade per te e per le persone che ti stanno attorno.
L’angelo del rischio ti irrobustisca la colonna vertebrale e ti guardi alle spalle affinché tu sia libero di osare te stesso e di affidarti ai tuoi impulsi interiori, senza aver bisogno di assicurarti da ogni parte.
Il mondo ti sarà grato se osi qualcosa di nuovo, se non domandi il permesso a tutto il mondo prima di dare attuazione  alle tue idee. 
Infatti, giorno dopo giorno sperimentiamo che il vecchio non vale molto. 
Nessuno si fida di percorrere nuove strade nella questione della disoccupazione. Si preferisce trincerarsi dietro luoghi comuni o si dà la colpa ad altri. Ognuno attende che l’altro faccia un passo falso. Allora lo si può criticare. Nessuno, però osa fare il primo passo. Così si sta fermi. Si sta in agguato per cercare gli errori negli altri, invece di rischiare di sbagliare personalmente. 
Ti auguro che l’angelo del rischio ti renda capace anche della libertà di fare errori per aprire nuove strade a te stesso e agli altri. 
Solamente se ti affidi all’angelo del rischio, qualcosa di nuovo potrà crescere per mezzo tuo in questo mondo e gli altri, grazie a te, potranno scoprire possibilità nuove.

- Anselm Grün - 
da "50 angeli per accompagnarti durante l'anno - breve trattato di spiritualità quotidiana" Queriniana, 2000, pp. 70-73




Angelo

Non posso essere sola,
mi viene a visitare
una schiera di ospiti,
non sono registrati,
non usano la chiave,
non han nè vesti, nè nomi,
né climi, né almanacchi,
ma dimore comuni,
proprio come gli gnomi,
messaggeri interiori
ne annunciano l'arrivo,
invece la partenza non è annunciata,
infatti non sono mai partiti.

- Emily Dickinson -


Buona giornata a tutti. :-)









giovedì 26 luglio 2018

Al risveglio di Rabindranath Tagore e Ti voglio di Luis Cernuda

Al risveglio ho trovato
con la luce una lettera.
Ma non posso sapere
che dice: non so leggere.
E non voglio distrarre
un sapiente dai libri:
ciò che c’è scritto forse
non lo saprebbe leggere.
La terrò sulla fronte,
la terrò stretta al cuore.
Quando scende la notte
ed escono le stelle,
la porterò sul grembo
e resterò in silenzio.
E me la leggeranno
le foglie che stormiscono,
e ne farà il ruscello
col suo scorrere un canto
che a me ripeterà
anche l’Orsa dal cielo.
Io non lo so trovare
quel che cerco, o capire
cosa dovrei imparare,
ma so che questa lettera
che non ho letto, ha reso
più lieve il mio fardello,
e tutti i miei pensieri
ha mutato in canzoni.

- Rabindranath Tagore -


Lev Tchistovsky (1902-1969)

Ti voglio

Ti voglio.
Te l’ho detto con il vento
come un bruco gioca nella sabbia;
come un organo irato tempestoso;
te l’ho detto con il sole,
che dei giovani indora i corpi nudi
e nelle cose innocenti sorride;
l’ho detto con le nuvole
meste fronti che il cielo sostengono,
tristezze fuggitive;
l’ho detto con le piante
le diafane creature che si coprono
d’improvviso rossore;
te l’ho detto con l’acqua
vita lucente che nasconde l’ombra;
e te l’ho detto con la mia paura
e te l’ho detto con la mia allegria,
e con astio, e tremende parole.
Ma non mi basta:
oltre la vita voglio
dirtelo con la morte;
oltre l’amore voglio
dirtelo con l’oblio.

- Luis Cernuda -


Paul-Antoine de La Boulaye (1849-1926), A Couple


Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it





venerdì 20 luglio 2018

Tanti fiori in uno stesso campo: così è l'umanità

Ci sono tanti fiori in uno stesso campo; tanti uccelli in uno stesso bosco, tanti profumi che salgono dalla terra; tanti ronzii strani, mormorii confusi; voci rauche o sonore, tante forze, colori, linee.
E tuttavia questo si confonde, si armonizza e si completa nel tutto che si chiama "natura".
Accade lo stesso per l'umanità.
Ogni uomo deve essere quello che è, fedele a se stesso, forte nella sua opinione, nel suo pensiero, nella sua azione; ma deve ammettere attorno a se tutti gli uomini che non pensano come lui, che non agiscono come lui, che perseguono un altro scopo, e che adorano un altro Dio.
E la bontà sarà la forza che permetterà agli uomini di vivere in pace gli uni accanto agli altri, senza nuocersi, rispettosi e benevoli.
La bontà fresca e spontanea sarà la forza che al di sopra del dovere e della virtù austera condurrà gli uomini all'indulgenza reciproca, alla buona volontà, alla cortesia, all'obbedienza, alla giustizia.
E tu sarai indulgente verso gli altri, perché sarai severo verso te stesso.
E chiederai poco agli altri, perché esigerai molto da te stesso.
E sarai cortese, non per abitudine, freddamente, ma perché ti addolorerebbe non esserlo.
E sarai obbediente e giusto, non per timore o per dovere, ma perché qualcosa si sarà schiuso in te; qualcosa che trema, freme e si ribella davanti alla sofferenza e alla tristezza; qualcosa che canta ed esulta davanti alla gioia e alla felicità.
E sarà la bontà, niente altro che la bontà.
Una bontà fresca e ridente che diverrà la forza della tua vita.

- dal Libro di Lezard -




Unirsi
Essere venti invece di uno.
Avere quaranta mani invece di due.
Venti cervelli invece di uno solo, per riflettere e pensare.
Unirsi.
Mettersi insieme per compiere lo stesso lavoro;
diffondere una stessa idea; conseguire una stessa meta,
vivere una stessa vita.

- dal Libro di Lezard -





A un discepolo che si lamentava continuamente degli altri, il maestro disse: "Se è la pace che vuoi, cerca di cambiare te stesso, non gli altri. 
E' più facile proteggersi i piedi con delle pantofole che ricoprire di tappeti tutta la terra!"

- Padre Anthony de Mello - 
Un minuto di saggezza



Buona giornata a tutti. :-)




domenica 15 luglio 2018

I semi migliori - Padre Anthony de Mello

Un agricoltore, il cui grano vinceva sempre il primo premio alla fiera regionale, aveva l’abitudine di dividere i semi migliori con tutti i contadini del vicinato.
Quando gli chiesero perché, egli rispose:
 
“Il vento solleva il polline e lo trasporta da un campo all’altro, perciò se i miei vicini coltivassero un grano di qualità inferiore, l’impollinazione crociata impoverirebbe la qualità del mio raccolto.
Ecco perché ci tengo che essi piantino solo i semi migliori“.
-Tutto ciò che diamo agli altri lo diamo a noi stessi.

- Padre Anthony De Mello -
da: "La preghiera della rana"



Ma a voi che ascoltate io dico:
Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano.


Ti innamori? Ecco che ti ritrovi a guardare tutte le persone con un occhio diverso. Ti scopri generoso, pronto al perdono, o, in una parola, "buono", mentre forse prima eri inflessibile e meschino.

Inevitabilmente la gente che avvicini comincia anch’essa a reagire nella stessa maniera nei tuoi riguardi, e presto ti accorgerai di vivere in un mondo d’amore che tu stesso hai costruito.

Al contrario, pensa a quei periodi in cui ti sei trovato di cattivo umore, irritabile, meschino, sospettoso, fors’anche addirittura nevrotico. E in quei periodi hai constatato come la gente reagiva nei tuoi riguardi in maniera negativa e ti sei ritrovato a vivere in un mondo ostile, che però era stato creato dal tuo cervello e dai tuoi stati d’animo.

Quale comportamento adottare per creare un mondo felice, buono, pacifico? 

È necessario imparare questa semplice, bella ma faticosa arte: l’arte del "guardare".
Ecco il metodo. Ogni qual volta ti senti stizzito, o invelenito contro qualcuno, non devi guardare quella persona, ma te stesso; la domanda da farti non è: 

"Che cos’è che non va in questa persona?", bensì: "Questa mia irritazione che cosa mi dice di me stesso?"

Questa domanda comincia a fartela subito. Pensa a qualche persona che ti rende di malumore e ripeti a te stesso questa difficile, ma liberatrice frase: 

"La causa della mia irritazione non sta in questa persona, ma in me."
Dopo esserti detto questa frase, mettiti d’impegno a scoprire come tu stesso produci nel tuo animo questa irritazione. Innanzi tutto pensa a questo: che è effettivamente possibile che i difetti – o cosiddetti difetti – di quella persona ti infastidiscano proprio perché li hai anche tu, nascosti nel fondo di te stesso. Tu inconsciamente proietti negli altri questi tuoi difetti. 

Le cose stanno quasi sempre così, ma quasi nessuno arriva ad ammetterlo.

Cerca perciò nel tuo cuore e nel tuo inconscio i difetti che trovi in quella persona, e la tua irritazione verso di lei si trasformerà in gratitudine, perché il suo comportamento ti ha portato a scoprire un lato oscuro di te stesso.
C’è ancora un altro aspetto su cui è bene soffermarsi. Può darsi che tu ti senta urtato da ciò che quella persona dice o fa, perché le sue parole e il suo modo di fare mettono in luce qualcosa della tua vita, o di te stesso che tu rifiuti di vedere.


Pensa all’imbarazzo che creano i mistici e i profeti: nessuno più è disposto a considerarli mistici o profeti quando ci sfidano con le loro parole o con la loro vita.
Un’altra cosa è chiara: tu ti senti urtato da quella persona, uomo o donna, perché non vive secondo le aspettative che ti sei formato dentro di te a suo riguardo.
Prima ipotesi: se tu hai qualche diritto a esigere che quell’uomo, o quella donna agiscano secondo i tuoi programmi (per esempio, quando si comportano in maniera ingiusta o crudele), non pensarci più.

Se infatti vuoi cambiare quella persona nel suo comportamento, non saresti più efficace se non fossi irritato? L’irritazione infatti non fa altro che intorpidire la tua percezione e rende efficace il tuo intervento. Tutti sanno che quando uno sportivo (per esempio un pugile) perde la calma, la sua azione scade di qualità, perché la passione e la rabbia gli fanno perdere la concentrazione.
Seconda ipotesi: in molti casi, tu non hai alcun diritto di esigere che quella persona si comporti secondo le tue aspettative.

Altri nella tua stessa situazione, di fronte a quello stesso comportamento, non ne sarebbero affatto irritati. Ripensa a questa verità, e la tua irritazione svanirà. Non è forse illogico da parte tua esigere che anche altre persone vivano secondo gli standard e le norme che i tuoi genitori hanno posto in te?
C’è infine un’ultima verità da considerare: visto l’ambiente che sta alle spalle di quella persona, viste le sue esperienze di vita, vista la sua assenza di consapevolezza, essa non può comportarsi in maniera diversa da come si comporta. 

È stato affermato con molta esattezza che conoscere tutto vuol dire perdonare tutti. Se tu conoscessi profondamente quella persona, tu la vedresti, semmai, come handicappata e non come degna di biasimo, e la tua irritazione svanirebbe immediatamente.

La prima cosa che sperimenterai sarà che tratterai quella persona, uomo o donna, con amore, ed essa risponderà con altrettanto amore, e tu ti troverai a vivere in un mondo d’amore che hai tu stesso creato.


- Padre Anthony de Mello -
Fonte:  "Chiamati all’amore", Anthony de Mello, Ed. Paoline, 1994



Buona giornata a tutti. :-)




venerdì 13 luglio 2018

La vita è bella, Signore - Padre Michel Quoist

La vita è bella Signore,
e voglio coglierla
come si colgono i fiori in un mattino di primavera.
Ma so, mio Signore,
che il fiore nasce
solo alla fine di un lungo inverno,
in cui la morte ha infierito.

Perdonami Signore, se a volte,
non credo abbastanza nella primavera della vita,
perché, troppo spesso,
mi sembra un lungo inverno
che non finisce mai di rimpiangere
le sue foglie morte
o i suoi fiori scomparsi.

Eppure con tutte le mie forze
credo in Te, Signore,
ma urto contro il tuo sepolcro e lo scorgo vuoto.

E quando gli apostoli d'oggi mi dicono
che ti hanno visto vivente
sono come San Tommaso,
ho bisogno di vedere e di toccare.
Dammi abbastanza fede,
ti supplico, Signore,
per aspettare la Primavera,
e nel momento più duro dell'inverno,
per credere alla Pasqua trionfante
oltre il Venerdì di passione. (...)

Signore tu sei risorto!
Dal sepolcro, grazie a Te,
la Vita è uscita trionfante.

La sorgente d'ora in poi non si prosciugherà mai,
Vita nuova, offerta a tutti,
per ricrearci per sempre
figli di un Dio che ci attende,
per le Pasque di ogni giorno
e di una gioia eterna.

Era Pasqua ieri, Signore,
ma è Pasqua anche oggi
ogni volta che accettando di morire in noi stessi,
con Te apriamo una breccia
nella tomba dei nostri cuori,
perché zampilli la Fonte
e scorra la Tua Vita.

E se tanti uomini,
nel loro sforzo umano
purtroppo, non sanno che sei già lì,
lo scopriranno più tardi
alla tua luce.

Era Pasqua ieri,
ma è Pasqua anche oggi,
quando un bambino divide le sue caramelle,
dopo avere in segreto lottato
per non tenersele tutte lui.

Quando marito e moglie si abbracciano di nuovo
dopo una discussione o una penosa rottura.
Quando i ricercatori scoprono
il rimedio che guarisce
e il medico riaccende la vita
che senza di lui si spegneva.

Quando le porte della prigione si aprono,
perché la pena è terminata,
e quando già nella sua cella
il carcerato divide le sigarette con i compagni.
Quando l'uomo dopo un lungo sforzo
trova lavoro
e porta a casa un po' di denaro guadagnato. (...)

Sì, Signore, la vita è bella,
poiché è tuo Padre che l'ha donata.
La vita è bella,
poiché sei Tu che ce l'hai ridata
quando l'avevamo perduta.
La vita è bella,
perché è la tua stessa Vita offerta per noi...
ma dobbiamo farla fiorire.
E per offrirtela ogni sera
devo raccoglierla
sulle strade degli uomini
come quel bimbo che passeggiando,
raccoglie i fiori dei campi
per farne un mazzo
da offrire ai suoi genitori.
Oh sì Signore,
fammi scoprire ogni giorno, sempre di più,
che la vita è bella!

- Padre Michel Quoist -


Il predicatore era in ritardo. Nella cappella del convento, le suore in attesa erano arrivate al quindicesimo mistero del Rosario, quando suonò il campanello della portineria. 
Trafelato, il predicatore si scusò imbarazzato dicendo alla superiora che l’attendeva: “ Mi dispiace, Madre, ma non sono riuscito a prepararmi …. “

“Non importa” rispose cortesemente la superiora. “ Parli pure a vanvera “.


La lingua più parlata nel mondo è “a vanvera “. 

Miliardi di parole, ogni giorno, ci investono, ci trafiggono, ci soffocano. 
Saper parlare è un gran dono. 
Perchè l’uomo non dica troppi spropositi Dio gli ha donato dieci dita perchè possa ricordare i suoi saggi consigli: 
“Che la tua prima parola sia buona... 
Che la tua seconda parola sia vera.... 
Che la tua terza parola sia giusta... 
Che la tua quarta parola sia generosa.... 
Che la tua quinta parola sia coraggiosa.... 
Che la tua sesta parola sia tenera.... 
Che la tua settima parola sia consolante....
Che la tua ottava parola sia accogliente....
Che la tua nona parola sia rispettosa....
E la tua decima parola sia saggia . 

Poi.... taci! ”.



- don Bruno Ferrero -
Fonte: La Vita è tutto quello che abbiamo di Bruno Ferrero, casa editrice ElleDiCi


Buona giornata a tutti. :-)




giovedì 28 giugno 2018

Lettera di una disoccupata

«Scusatemi, è tutta colpa mia. Ho sbagliato davvero tutto. 
Credevo di aver capito, e non avevo capito proprio nulla. 
Idiota. Scusatemi, è tutta colpa mia. Ci ho creduto davvero, e la cosa peggiore è che ne ero persino convinta. 
È tutta colpa mia, mia e di nessun altro. 
Io, l’idiota che ha creduto che impegnarsi nel proprio lavoro, dare il massimo, porsi obiettivi e raggiungerli fosse la strada giusta. 
Che il proprio lavoro l’ha amato, mettendoci l’anima, troppa. Il cuore, troppo. La passione, troppa.
Sono io l’idiota che ha creduto che essere competenti fosse un valore aggiunto, non un minus. 
Competenti per scelta, non per grazia ricevuta. 
Competenti per la voglia di capire, conoscere, fare, saper fare. 
Io, l’idiota che sulle cose doveva picchiarci la testa, entrarci dentro a capofitto, studiarle, capirle. Anche quando erano incomprensibili, anche quando il burocratese le rendeva un incubo. 
Io, l’idiota che non accettava di non saper fare, di non saper capire. 
Io, l’idiota che alla fine ci arrivava, al suo obiettivo. 
Scusatemi, è tutta colpa mia. Non vi disturberò più, promesso. Davanti a me il mio curriculum. Devo ulteriormente tagliarlo. È l’inappellabile verdetto delle agenzie di lavoro. «Spaventa le aziende. Non la assumeranno mai. Tolga». Davanti a me una foto ed una cartelletta. ”Premio eccellenze al lavoro 2011 Confindustria Bergamo”. Fiori, fotografi, emozioni. No, taglia pure quello. 
Era solo apparenza. Faceva parte del gioco. Idiota, pure a quello hai creduto? Si, sono io, sono la stessa idiota. Quella che a tre diversi colloqui viene scartata con la stessa motivazione, per la stessa terribile, vergognosa colpa: essere ”troppo competente”. 
Si, sono io l’idiota che vorrebbe riderci sopra fino alle lacrime, ma proprio non ci riesce. Non ci riesco proprio, ma anche per questo scusatemi, è solo colpa mia. Devo essere atterrata sull’universo sbagliato. 
Un errore di coordinate, credo. Scusatemi, se non riesco a ridere. 
Se non riesco nemmeno più a sorridere. 
Se quando sento la parola ”domani”, davanti a me si palesa solo un immenso, fagocitante, disperato buco nero. Perché gli anni pesano, enormemente. 
Un macigno sempre meno sopportabile, appesantito ulteriormente da quei 25 anni di esperienza. E da quella parola fantastica,”esodata”. 
Pesano, quando realizzi che tu, per il mondo del lavoro, sei un nulla. Un niente. L’articolo è scaduto, non interessa. Avanti un altro, grazie. Scusatemi , se non riesco a ridere. Se a volte anche respirare fa un male atroce. Ma non disturberò più, me lo ripeto, e ve lo ripeto. State tranquilli. Mi allontano piano piano, con il passo lieve ed attento di chi non vuole assolutamente fare rumore. 
Mi allontano ogni giorno di più. Ma state tranquilli. È solo colpa mia».

- Lettera di una disoccupata pubblicata da "L'Eco di Bergamo" - 


Durante la Grande Depressione in Central Park i piccioni portavano le briciole ai passanti.

- Groucho Marx - 



Le beatitudini del 2000

Beati coloro
che hanno scelto
di vivere sobriamente
per condividere i loro beni
con i più poveri.

Beati coloro che rinunciano
a più offerte di lavoro
per risolvere
il problema dei disoccupati.

Beati i funzionari
che sveltiscono
gli iter burocratici
e tentano di risolvere i problemi
delle persone non informate.

Beati i banchieri,
i commercianti
e gli agenti di vendita
che non approfittano
delle situazioni
per aumentare i loro guadagni.

Beati i politici e i sindacalisti,
che si impegnano a trovare
soluzioni concrete
alla disoccupazione.

Beati noi
quando smetteremo di pensare:
"Che male c'è nel frodare,
tanto lo fan tutti".

Allora la vita sociale
sarà un'anticipazione
del Regno dei Cieli.

- Paul Abela - 



Buona giornata a tutti. :-)