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domenica 19 gennaio 2020

Il male esiste? - Aneddoto attribuito ad Albert Einstein

Germania, primi anni del XX secolo. 

Durante una conferenza tenuta per gli studenti universitari, un professore ateo dell'Università di Berlino lancia una sfida ai suoi alunni con la seguente domanda:

"Dio ha creato tutto quello che esiste?"
Uno studente diligentemente rispose: "Sì certo!".
"Allora Dio ha creato proprio tutto?" - Replicò il professore.
"Certo!", affermò lo studente.
Il professore rispose: "Se Dio ha creato tutto, allora Dio ha creato il male, poiché il male esiste e, secondo il principio che afferma che noi siamo ciò che produciamo, allora Dio è il Male".
Gli studenti ammutolirono a questa asserzione. 


Il professore, piuttosto compiaciuto con se stesso, si vantò con gli studenti che aveva provato per l’ennesima volta che la fede religiosa era un mito.

Un altro studente alzò la sua mano e disse: "Posso farle una domanda, professore?".
"Naturalmente!" - Replicò il professore.
Lo studente si alzò e disse: "Professore, il freddo esiste?".
"Che razza di domanda è questa? Naturalmente, esiste! Hai mai avuto freddo?". Gli studenti sghignazzarono alla domanda dello studente.
Il giovane replicò: "Infatti signore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della fisica, ciò che noi consideriamo freddo è in realtà assenza di calore. 

Ogni corpo od oggetto può essere studiato solo quando possiede o trasmette energia ed il calore è proprio la manifestazione di un corpo quando ha o trasmette energia. 
Lo zero assoluto (-273 °C) è la totale assenza di calore; tutta la materia diventa inerte ed incapace di qualunque reazione a quella temperatura. 

Il freddo, quindi, non esiste. Noi abbiamo creato questa parola per descrivere come ci sentiamo... se non abbiamo calore".

Lo studente continuò: "Professore, l’oscurità esiste?".
Il professore rispose: "Naturalmente!".
Lo studente replicò: "Ancora una volta signore, è in errore, anche l’oscurità non esiste. L’oscurità è in realtà assenza di luce. Noi possiamo studiare la luce, ma non l’oscurità. Infatti possiamo usare il prisma di Newton per scomporre la luce bianca in tanti colori e studiare le varie lunghezze d’onda di ciascun colore. Ma non possiamo misurare l’oscurità. Un semplice raggio di luce può entrare in una stanza buia ed illuminarla. Ma come possiamo sapere quanto buia è quella stanza?
Noi misuriamo la quantità di luce presente. Giusto? L’oscurità è un termine usato dall’uomo per descrivere ciò che accade quando la luce... non è presente".
Finalmente il giovane chiese al professore: "Signore, il male esiste?".
A questo punto, titubante, il professore rispose, “Naturalmente, come ti ho già spiegato. Noi lo vediamo ogni giorno. E’ nella crudeltà che ogni giorno si manifesta tra gli uomini. Risiede nella moltitudine di crimini e di atti violenti che avvengono ovunque nel mondo. Queste manifestazioni non sono altro che male".
A questo punto lo studente replicò:


"Il male non esiste, signore, o almeno non esiste in quanto tale. 
Il male è semplicemente l’assenza di Dio. 
E’ proprio come l’oscurità o il freddo, è una parola che l’uomo ha creato per descrivere l’assenza di Dio. 
Dio non ha creato il male. Il male è il risultato di ciò che succede quando l’uomo non ha l’amore di Dio presente nel proprio cuore. 

E’ come il freddo che si manifesta quando non c’è calore o l’oscurità che arriva quando non c’è luce". 


Il giovane fu applaudito da tutti in piedi e il professore, scuotendo la testa, rimase in silenzio. 
Il rettore dell'Università si diresse verso il giovane studente e gli domandò: "Qual è il tuo nome?". 
"Mi chiamo, Albert Einstein, signore!" - Rispose il ragazzo.



I gesti eclatanti compiuti da poche persone fanno molto clamore ma non cambiano il mondo.

Sono i piccoli gesti compiuti quotidianamente da milioni di persone che cambiano veramente il mondo. 

- Agostino Degas -







Educare non significa solo dire all’altro:
“Fai così”.
 
Ma dirgli:
“Fai questo con me”.

- cardinale Angelo Scola -



Buona giornata a tutti :-) 




giovedì 16 gennaio 2020

Il segreto - don Bruno Ferrero

Celebravano i 50 anni di matrimonio. Erano felici, circondati da figli e nipoti.

Al marito fu chiesto quale fosse il segreto di un matrimonio così duraturo.
Il vecchio signore chiuse un attimo gli occhi e poi, come ripescando nella memoria un ricordo lontano, raccontò.
«Lucia, mia moglie, era l’unica ragazza con cui fossi mai uscito.
Ero cresciuto in un orfanotrofio e avevo sempre lavorato duro per ottenere quel poco che avevo. Non avevo mai avuto tempo di uscire con le ragazze, finché Lucia non mi conquistò. Prima ancora di rendermi conto di quello che stava accadendo, l’avevo chiesta in moglie.
Eravamo così giovani, tutti e due. 
Il giorno delle nozze, dopo la cerimonia in chiesa, il padre di Lucia mi prese in disparte e mi diede in mano un pacchettino. 
Disse: “Con questo regalo, non ti servirà altro per un matrimonio felice”.
Ero agitato e litigai un po’ con la carta e con il nastro prima di riuscire a scartare il pacchetto.
Nella scatola c’era un grosso orologio d’oro. Lo sollevai con cautela.
Mentre lo osservavo da vicino, notai un’incisione sul quadrante: era un’esortazione molto saggia e l’avrei vista tutte le volte che avessi controllato l’ora».
L’anziano signore sorrise e mostrò il suo vecchio orologio. 
C’erano delle parole un po’ svanite, ma ancora leggibili incise sul quadrante.
Quelle parole recavano in sé il segreto di un matrimonio felice.
Erano le seguenti: «Di’ qualcosa di carino a Lucia».

Di’ qualcosa di carino alla persona che ami. Adesso.

- don Bruno Ferrero - 
da: La vita è tutto quello che abbiamo. Piccole storie per l'anima - LDC Leumann (To), 2002, pag. 38





«Vorrei penetrare il suo segreto, vorrei che lei venisse da me e mi dicesse: "Io ti amo", e se non è così, se questa follia non è pensabile, allora... allora che cosa desiderare? Forse so io stesso quel che desidero? Sono anch'io come sperduto: vorrei soltanto starle accanto, essere nella sua aura, nella sua luce, eternamente, per tutta la vita. Altro non so! Potrei forse allontanarmi da lei?»

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Da:  Il giocatore




«La guardò. 
Ma d'uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte.
Sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta.
Qualcosa come due cose che si toccano - gli occhi e l'immagine - uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto della mente, l'unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare - vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere - sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose quando da fuori entrano nel cerchio del nostro sentire - vedere-sentire - perché sarebbe nulla di più che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose, e negli occhi ricevere il mondo - ricevere - senza domande, perfino senza meraviglia - ricevere - solo - ricevere - negli occhi - il mondo.»

- Alessandro Baricco -


Buona giornata a tutti. :-)



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lunedì 13 gennaio 2020

Il gioco degli dei - Paulo Coelho


Gli dei lanciano i dadi, ma non domandano se vogliamo partecipare al gioco. 
Non vogliono sapere se hai lasciato un uomo, una casa, un lavoro, una carriera, un sogno. 
Gli dei non badano al fatto che tu vuoi avere una vita in cui ogni cosa sia al proprio posto, in cui ogni desiderio si possa esaudire con il lavoro e la perticacia. 
Gli dei non tengono conto dei nostri piani e delle nostre speranze. 
In qualche luogo dell'universo, loro lanciano i dadi e, casualmente, vieni scelto tu. 
Da quel momento in poi, vincere o perdere è solo questione di opportunità. 
Gli dei lanciano i dadi e liberano l'amore dalla sua gabbia. 
Questa forza può creare o distruggere, a seconda della direzione in cui soffiava il vento nel momento in cui si è liberata dalla prigione. 

L'amore può condurci all'inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. 

É necessario accettarlo, perchè esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. 
Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli. 
É necessario ricercare l'amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. 


Perchè nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore, anche l'amore muove per venirci incontro. E ci salva. E nell'amore non esistono regole. 
Possiamo tentare di seguire dei manuali, di controllare il cuore, di avere una strategia di comportamento. 
Ma sono tutte cose insignificanti. Decide il cuore. 
E quando decide è ciò che conta.

- Paulo Coelho -


Non so esattamente cosa spinga due persone a legarsi.
Forse la sintonia, forse le risate, forse le parole.
Probabilmente l'incominciare a condividere qualcosa in più, a parlare un pò di sè, a scoprire pian piano quel che il cuore cela. Imparare a volersi bene.
O forse accade perchè doveva accadere.
Perchè le anime son destinate a trovarsi, prima o poi.


- Paulo Coelho -



Essere come il fiume che scorre
silenzioso nella notte,
senza temere le tenebre.
Se ci sono stelle nel cielo, rifletterle.
E se i cieli si riempiono di nubi,
così come il fiume, le nubi sono d'acqua;
riflettere anch'esse, senza timore,
nelle tranquille profondità.


- Paulo Coelho -



Ho trovato questa vignetta che ben rappresenta il cammino della nostra vita.
Partiamo con un obiettivo, sappiamo che ci saranno delle piccole difficoltà, 
ma con il lavoro e la buona volontà arriveremo diritti alla metà.
La vignetta sotto rappresenta la realtà della vita e .. allora... oltre al lavoro e alla buona volontà occorre una dose più o meno massiccia di preghiere.






Buona giornata a tutti. :-)



sabato 11 gennaio 2020

Era in mezzo alla strada, vacillante – Padre Michel Quoist

Era in mezzo alla strada, vacillante. 
Cantava a squarciagola con la sua voce rauca
da ubriacone inveterato.
La gente si voltava, si fermava, si divertiva.
È arrivato un vigile, silenzioso, alle spalle.
Lo ha preso brutalmente per la spalla e portato dentro.
Cantava ancora.
La gente rideva.
Non ho riso.
Ho pensato, o Signore, alla donna che questa sera
attenderebbe invano.
Ho pensato a tutti gli altri ubriaconi della città,
quelli dei bar e dei caffè,
quelli dei ritrovi e dei night-club.
Ho pensato al loro ritorno, alla sera, in casa,
ai bimbi spaventati,
al portafoglio vuoto,
ai colpi,
alle grida,
alle lacrime,
ai bambini che nascerebbero dalle strette puzzolenti.
Ora hai steso la tua notte sulla città, o Signore.
E mentre s'intrecciano e snodano drammi
gli uomini che hanno difeso l'alcool,
fabbricato l'alcool,
venduto l'alcool,
nella stessa notte s'addormentano in pace.
Penso a tutti questi, mi fanno pietà;
hanno fabbricato e venduto miseria,
hanno fabbricato e venduto peccato.
Penso a tutti gli altri, la folla degli altri che lavorano
per distruggere e non per costruire,
per insozzare e non per nobilitare,
per istupidire e non per rasserenare,
per avvilire e non per accrescere.
Penso particolarmente, o Signore, a quella moltitudine
che lavora per la guerra,
che per nutrire la famiglia deve lavorare e distruggerne altre,
che per vivere deve preparare la morte.
Non ti chiedo di strapparli tutti al loro lavoro: non è possibile.
Ma fa', o Signore, che si pongano dei problemi,
che non dormano tranquilli,
che lottino in questo mondo in disordine,
che siano fermento,
che siano redentori.
Per tutti i feriti nell'anima e nel corpo, vittime del lavoro
dei loro fratelli.
Per tutti i morti, di cui migliaia di uomini hanno
coscienziosamente preparato la morte.
Per quell'ubriacone, grottesco clown in mezzo alla strada.
Per l'umiliazione e le lacrime della moglie.
Per la paura e le grida dei bambini.
Signore, abbi pietà di me troppo spesso sonnolento.
Abbi pietà degli infelici completamente addormentati e complici
di un mondo in cui fratelli si uccidono tra loro
per guadagnare il pane.

- Padre Michel Quoist -


Io non amo la gente perfetta, 
quelli che non sono mai caduti, 
non hanno inciampato.
A loro non si è svelata la bellezza della vita


- Boris Pasternak -



La pace del tuo cuore rende bella la vita di coloro che ti circondano.
Inabissarsi nell’ inquietudine non è mai stata una via evangelica. Costruire la propria fede sul tormento sarebbe come costruire la propria casa sulla sabbia. 
Ascolti in ogni momento questa parola di Gesù: «Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace. Non tremi e non tema il vostro cuore»? La pace delle profondità ti rende più leggero per ri­prendere il cammino quando il fallimento o gli sco­raggiamenti pesano sulle tue spalle. E nascono lo stupore, un soffio poetico, una sem­plicità di vita e, per chi può capirlo, una visione mi­stica dell’essere umano. 
Per te questa preghiera del Vangelo: «Benedici noi, o Cristo, noi e coloro che ci hai affi­dati. Mantienici, nello spirito delle beatitudini, la gioia, la semplicità, la misericordia».


- Roger Schutz –



La civiltà non è né il numero né la forza, né il denaro. 
La civiltà è il desiderio paziente, appassionato, ostinato, 
che vi siano sulla terra meno ingiustizie, meno dolori, meno sventure. 
La civiltà è amarsi.


- Raoul Follereau -



Buona giornata a tutti. :-)

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giovedì 9 gennaio 2020

Il figlio e Quì io ti amo– Pablo Neruda

Sai da dove vieni?
... vicino all'acqua d'inverno
io e lei sollevammo un rosso fuoco
consumandoci le labbra
baciandoci l'anima,
gettando al fuoco tutto,
bruciandoci la vita.

Così venisti al mondo.
Ma lei per vedermi
e per vederti un giorno
attraversò i mari
ed io per abbracciare
il suo fianco sottile
tutta la terra percorsi,
con guerre e montagne,
con arene e spine.
Così venisti al mondo.

Da tanti luoghi vieni,
dall'acqua e dalla terra,
dal fuoco e dalla neve,
da così lungi cammini
verso noi due,
dall'amore che ci ha incatenati,
che vogliamo sapere
come sei, che ci dici,
perché tu sai di più
del mondo che ti demmo.
Come una gran tempesta
noi scuotemmo
l'albero della vita
fino alle più occulte
fibre delle radici
ed ora appari
cantando nel fogliame,
sul più alto ramo
che con te raggiungemmo.

- Pablo Neruda -
Fonte: “I versi del Capitano” di Pablo Neruda, Ed. Passigli, 2001





Pablo Neruda con Matilde Urrutia (nata del 1912 e morta nel 1985). Matilde, cantante cilena, fu la terza moglie di Neruda. 
Si incontrarono a Santiago nel 1946, iniziò fra di loro una relazione sfociata nel 1966 nel matrimonio. 
Rimasero insieme fino alla morte del poeta avvenuta nel 1973. 
Dopo la morte di Neruda, Urrutia ha curato la pubblicazione del suo libro di memorie, Confieso que he vivido ("Confesso di aver vissuto"). 




Quì io ti amo.
Tra i pini si srotola il vento .
Brilla fosforescente la luna su acque erranti .
Passano giorni uguali, inseguendosi l’un l’altro.
Si dirada la nebbia in figure danzanti .
Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela . Alte, alte le stelle.
O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte mi alzo all’alba e persino la mia anima è umida .
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Quì io ti amo.
Quì io ti amo e invano l’orizzonte ci occulta.
Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.
A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,
che corrono sul mare dove non arriveranno.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.
Si stanca la mia vita inutilmente affamata.
Amo quel che non ho . Tu sei così distante.
La mia noia lotta coi lenti crepuscoli.
Ma poi giunge la notte e inizia a cantarmi.
La luna proietta la sua pellicola di sogno.
Mi guardano coi tuoi occhi le stelle più grandi.
E poichè io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro fogli metalliche.


- Pablo Neruda -


Buona giornata a tutti. :-)


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mercoledì 8 gennaio 2020

Preghiera per mettere ordine nella vita – Patrizio Righero

In un barattolo di vetro,
ho rinchiuso i giorni da ricordare,
in una bottiglia scura,
le ore d'ansia e le sere di lacrime.
In una valigia,
i rancori,
i conti in sospeso,
le paure e le vigliaccherie.
Per i miei capricci,
gli errori e le cattiverie,
ho dovuto cercare un baule,
di quelli grandi,
per le coperte e i vestiti pesanti.
Voglio fare
il cambio di stagione.
Voglio mettere ordine, Signore.

Ma il vetro si incrina,
la tela si strappa,
il legno
si screpola.

Non c’è chiusura ermetica,
serratura o chiavistello
che possano reggere alla realtà.

Tutto, di nuovo, si confonde:
i dubbi macchiano la fede,
la malinconia scolora la speranza,
i peccati corrodono la carità.

Da sola non ci riesco, Signore.
Aiutami tu,
che mi conosci come nessun altro,
che sei l’autore della mia biografia,
che mi hai voluta fin dall’eternità.
Riordinami, Signore.
In te solo,
posso trovare la mia pace.


 - Patrizio Righero -
http://editrice.effata.it/autori/157/patrizio-righero/

Ispira le nostre azioni, Signore,
e accompagnale con il tuo aiuto,
perchè ogni nostro parlare ed agire
abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento.

Ogni passo della nostra vita, ogni azione, anche della chiesa, deve essere fatta davanti a Dio, alla luce della sua Parola. 

- Papa Benedetto XVI -
dalla Catechesi 25 aprile 2012

L'indifferenza così diffusa oggi verso la verità non sarà scossa dalla teoria, dal confronto dialettico, ma dalla testimonianza di vita, in cui viene incarnata la verità. 
L'indifferenza religiosa attuale non ha il carattere di una teoria; è piuttosto un materialismo pratico, cioè più vissuto che ragionato. 
Le nostre circostanze hanno qualcosa di simile a quelle dei primi cristiani. Essi testimoniarono la verità nella vita quotidiana e anche spesso con il martirio. 
E il mondo fu scosso da questa testimonianza.

- Lluìs Clavell -

  

Un giorno, a un luminare della medicina venne chiesto quale fosse la più grave malattia del secolo..
I presenti si aspettavano che dicesse il cancro o l’infarto..
Grande fu lo stupore generale quando lo scienziato rispose:
“L’indifferenza!”
Tutti allora si guardarono negli occhi e ognuno si accorse di essere gravemente ammalato..
Infine gli domandarono quale ne fosse la cura..
E lo scienziato disse ..
Accorgersene !! 




Buona giornata a tutti. :-)