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giovedì 30 aprile 2020

Annunciare il Vangelo zoppicando…. - Madeleine Delbrel

L'obbligo di annunciare la buona novella ci costringe a camminare simultaneamente al passo di Dio e al nostro: perciò avremo il più delle volte l'andatura dello zoppo o quella esitante di un cieco. 
Con tutte le nostre forze, il nostro spirito, il nostro cuore faremo dell'evangelizzazione l'applicazione del programma di Gesù Cristo. 
Ma questo programma che noi conosciamo affonda tutto in un piano che ci è oscuro. 
Del nostro lavoro di ogni giorno, sia pure perfetto, noi non sappiamo ciò che il Signore ne farà... e se molto maldestro o imperfetto, noi non sappiamo a che cosa servirà. 
Sappiamo soltanto che non andrà perduto ciò che si dona a Dio.

- Madeleine Delbrel -


Poiché le tue parole, mio Dio,
non son fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e percorrere il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna, e da quella lezione di felicità,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga, 

ci investa e ci pervada.
Fa che, come fiammelle nelle stoppie, 

corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia.

- Madeleine Delbrel -







Dio non entrerà nella tua vita, perché Egli è nella tua vita, e fare come se non vi fosse, non gli impedisce certo di esservi. [...]. 

L'obbedienza è la fame di essere nelle mani di Dio.



"È venuta da me una donna anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l’ho guardata e le ho detto: “Nonna – perché da noi si dice così agli anziani: nonna, lei vuole confessarsi?”. 
“Sì”, mi ha detto. “Ma se lei non ha peccato …”. 
E lei mi ha detto: “Tutti abbiamo peccati...”. 
“Ma forse il Signore non li perdona...”. 
“Il Signore perdona tutto”, mi ha detto. 
“Ma come lo sa, lei, signora?”. 
“Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe”. 
Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! “Eh, padre, qual è il problema?”. 
Eh, il problema è che noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai!»"

- Papa Francesco -



Rimani con me, Signore:
poichè tu sai con quanta frequenza
io ti abbandono.
Rimani con me, Signore:
perchè tu sei la mia vita
e senza di te si affievolisce
il mio fervore.
Rimani con me, Signore:
perchè tu sei la mia luce
e senza di te rimango nelle tenebre.
Rimani con me, Signore:
perchè oda la tua voce e la segua.
Rimani con me, Signore:
perchè voglio amarti molto
e vivere sempre insieme a te.
Rimani con me, Signore:
e con tutta la mia famiglia
perchè viviamo uniti nel tuo amore
e un giorno tutti insieme,
cantiamo le tue lodi per l'eternità. Amen.





















Buona giornata a tutti. :-)

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sabato 11 aprile 2020

Maria ai piedi della croce - Giorgio di Nicomedia (sec. IX)

Bacio la tua passione, con cui io sono stato liberato dalle mie brutte passioni.
Bacio la tua croce, con cui hai condannato il mio peccato e mi hai liberato dalla condanna a morte.
Bacio quei chiodi con cui hai rimos­so il castigo della maledizione.
Bacio le ferite delle tue membra, con cui sono state fatte guarire le ferite della mia ribellione.
Bacio la canna con cui hai firmato l’attestato della mia liberazione e con cui hai colpito la testa arrogante del drago.
Bacio la spugna accostata alle tue labbra incontaminate, con cui l’amarezza della trasgressione mi fu trasformata in dolcezza. 

Avessi potuto gustare io quel fiele, quale dol­cissimo cibo non sarebbe stato! Avessi potuto io prendere l’aceto, che pia­cevole bevanda! 
Quella corona di spine sarebbe stata per me un diadema regale. 
Quegli sputi mi avrebbero ornato come splendide perle.
Quegli schemi mi avrebbero ornato come segni di profondo ossequio. 

Quegli schiaffi mi avrebbero glorificato come il prestigio più alto.
Ti bacio, Signore, e la tua passione è il mio vanto.
Bacio la lancia che ha squarciato la cambiale contro di me e ha aperto la fonte dell’im­mortalità.
Bacio il tuo fianco dal quale sgorgarono i fiumi della vita e zampillò per me il ruscello perenne dell’immortalità.
Bacio i tuoi panni funebri con cui mi hai adornato togliendomi i miei abiti vergognosi.
Bacio la preziosissima sindone di cui ti sei rivestito per avvolgere me nella veste dei tuoi figli adottivi.
Bacio la tomba nella quale hai inau­gurato il mistero della mia risurrezione e mi hai preceduto per la strada che esce dalla morte.
Bacio quella pietra con cui mi hai tolto il peso della paura della morte.



Giorgio di Nicomedia (sec. IX), Maria ai piedi della croce





"Cari fratelli e sorelle, penso che la Vergine Maria si sia posta più di una volta questa domanda: perché Gesù ha voluto nascere da una ragazza semplice e umile come me? 
E poi, perché ha voluto venire al mondo in una stalla ed avere come prima visita quella dei pastori di Betlemme? 
La risposta Maria l’ebbe pienamente alla fine, dopo aver deposto nel sepolcro il corpo di Gesù, morto e avvolto in fasce (cfr Lc 23,53). 
Allora comprese appieno il mistero della povertà di Dio. 
Comprese che Dio si era fatto povero per noi, per arricchirci della sua povertà piena d’amore, per esortarci a frenare l’ingordigia insaziabile che suscita lotte e divisioni, per invitarci a moderare la smania di possedere e ad essere così disponibili alla condivisione e all’accoglienza reciproca. 
A Maria, Madre del Figlio di Dio fattosi nostro fratello, rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera, perché ci aiuti a seguirne le orme, a combattere e vincere la povertà, a costruire la vera pace, che è opus iustitiae."

- Papa Benedetto XVI -



...senza Maria l'ingresso di Dio nella storia non arriverebbe al suo fine; non sarebbe cioè raggiunto ciò che si afferma nella professione di fede, che Dio è un Dio con noi e non solo un Dio in sé e per se stesso. 
Ecco perché questa donna, che definiva se stessa "umile", priva cioè di fama, viene a trovarsi nel nucleo centrale della professione di fede nel Dio vivente, né può essere eliminata dalla riflessione su di lui. 
Ella è parte irrinunciabile della nostra fede nel Dio vivente, nel Dio che agisce. La parola si fa carne; il fondamento, il significato eterno del mondo entra in lui. 
Non la guarda semplicemente dall'esterno, ma agisce in lei. 
Perché questo potesse accadere, c'era bisogno che la Vergine mettesse lei stessa a disposizione tutta la sua persona, quindi il suo corpo, così che essa divenisse il luogo del dimorare di Dio nel mondo. L'incarnazione abbisognava del suo Sì. Solo in questo modo il Logos e la carne diventano una cosa sola..........

Joseph Ratzinger - da "Il Dio vicino" L'eucarestia cuore della vita cristiana -









giovedì 9 aprile 2020

Lavanda dei piedi - papa Benedetto XVI e Giacomo Biffi

La sera del più gran dono d’amore è però anche la sera del tradimento. 
Non riusciremmo a cogliere tutto lo spessore del Giovedì Santo, se ci dimenticassimo que­st’ombra inspiegabile e tragica che incombe sull’ultima cena del Signore. 
L’evangelista Giovanni ce lo ricorda senza attenuazioni, dicendo che «mentre cenavano», «già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo» (Gv 13,2). Anche san Paolo nel suo racconto annota con cura che il grande regalo dell’Eucaristia è stato fatto da Gesù proprio «nella notte in cui venne tradito» (1 Cor 11,23).
Qui c’è per noi un richiamo serio e forte: questa è una storia d’amore, ma non è un romanzo rosa, rugiadoso e dolcificato. 
È una vicenda drammatica, che ci costringe a rievocare, insieme con la generosità del Signore, la tremen­da possibilità dell’uomo di rifiutarsi al suo Creatore.
Originariamente la parola «tradire» vuol dire conse­gnare.
Gesù si è lasciato consegnare ai suoi nemici, e ha voluto così patire – tra tutte le sofferenze – anche quella amara e pungente dell’ingratitudine e dell’infedeltà, inspie­gabile risposta dell’uomo alla sua iniziativa d’amore. Dob­biamo sempre temere di noi stessi, e, se pur ci pare di voler bene al Signore, non dobbiamo mai tralasciare di pregare con trepidazione perché ci sia concessa sino alla fine dei nostri giorni la grazia della perseveranza e di un cuore riconoscente.
Ma nello stesso momento in cui veniva consegnato ai suoi nemici, Gesù si consegnava anche ai suoi amici, si consegnava anche a noi, perché ogni giusta diffidenza verso noi stessi si rasserenasse nella certa persuasione dell’invincibile sua volontà di tenerci saldamente nel suo possesso e nella sua comunione. 
Nonostante la nostra debolezza, nonostante la nostra pericolosissima volubilità, noi siamo e restiamo di Cristo, come Cristo è di Dio: così ci dice il cibo eucaristico di cui ci nutriamo.
Anche se grande e sempre ritornante è la nostra propensione a smarrirci, l’Eucaristia ci assicura che le pecore del gregge del Signore – in virtù di questo alimento di salvezza, della assidua presenza del loro Pastore, del sacrificio redentivo che è perennemente efficace – «non andranno mai perdute» e «nessuno le rapirà» dalla sua mano (cf. Gv 10,28)

 - Cardinale Giacomo Biffi -
(Giovedì Santo 1988)







Lavanda dei piedi e Sacramenti (da Benedetto XVI)



- Scritto da Redazione de Gliscritti: 1

   

   

Quando il Signore dice a Pietro che senza la lavanda dei piedi egli non avrebbe potuto aver alcuna parte con Lui, Pietro subito chiede con impeto che gli siano lavati anche il capo e le mani. 
A ciò segue la parola misteriosa di Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi” (Gv 13, 10).
Allora sembra chiaro che il bagno che ci purifica definitivamente e non deve essere ripetuto è il Battesimo – l’essere immersi nella morte e risurrezione di Cristo, un fatto che cambia la nostra vita profondamente, dandoci come una nuova identità che rimane...
Ma anche nella permanenza di questa nuova identità, per la comunione conviviale con Gesù abbiamo bisogno della “lavanda dei piedi”… della lavanda dei peccati di ogni giorno, e per questo abbiamo bisogno della confessione dei peccati... Dobbiamo riconoscere che anche nella nostra nuova identità di battezzati pecchiamo. Abbiamo bisogno della confessione come essa ha preso forma nel Sacramento della riconciliazione. In esso il Signore lava a noi sempre di nuovo i piedi sporchi e noi possiamo sederci a tavola con Lui…
Ma così assume un nuovo significato anche la parola, con cui il Signore allarga il sacramentum facendone l’exemplum, un dono, un servizio per il fratello: “Se dunque io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13, 14). 
Dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri nel quotidiano servizio vicendevole dell’amore.
Ma dobbiamo lavarci i piedi anche nel senso che sempre di nuovo perdoniamo gli uni agli altri. 
Il debito che il Signore ci ha condonato è sempre infinitamente più grande di tutti i debiti che altri possono avere nei nostri confronti (cfr Mt 18, 21-35). 
A questo ci esorta il Giovedì Santo: non lasciare che il rancore verso l’altro diventi nel profondo un avvelenamento dell’anima. 
Ci esorta a purificare continuamente la nostra memoria, perdonandoci a vicenda di cuore, lavando i piedi gli uni degli altri, per poterci così recare insieme al convito di Dio.

dall’omelia di Benedetto XVI nella Basilica di San Giovanni in Laterano del Giovedì Santo, 20 marzo 2008



Signore Gesù,
come nell’Ultima Cena con i “tuoi”.
Ora sei in mezzo a noi come colui che serve.
Tu, l’Altissimo, ci onori del tuo servizio.
Umile ai nostri piedi,
ce li lavi, ce li baci, ce li profumi di crisma,
ce li  calzi di mansuetudine e di pace,
per farci camminare dietro di te
fino alla Casa del Padre.
Sappiamo che la strada del ritorno
passa per l’orto degli Ulivi,
sale sul monte della Croce,
scende nella grotta del Sepolcro,
sbocca nel Giardino rifiorito.
Signore Gesù,
pur essendo stolti e lenti di cuore,
desideriamo saperti imitare
e, nel tuo nome, di servirci a vicenda,
per rendere visibile nei nostri gesti
la tua immensa carità divina
ed essere un giorno introdotti
alla cena della Pasqua eterna
dove tu stesso, come ci hai promesso,
ancora passerai a servirci,
saziandoci di gioia
con la luce radiosa del tuo Volto.
Amen.

- Madre Anna Maria Cànopi -
Fonte: Il respiro dell'Anima di Anna Maria Cànopi 


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martedì 7 aprile 2020

Ti adoriamo, o Croce Santa - papa Benedetto XVI

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). 
Il cristiano segue il Signore quando accetta con amore la propria croce, che agli occhi del mondo appare una sconfitta e una “perdita della vita” (cfr vv. 25-26), sapendo di non portarla da solo, ma con Gesù, condividendo il suo stesso cammino di donazione. Scrive san Paolo VI: 
“Misteriosamente, il Cristo stesso, per sradicare dal cuore dell’uomo il peccato di presunzione e manifestare al Padre un’obbedienza integra e filiale, accetta … di morire su di una croce” 
(Es. ap. Gaudete in Domino (9 maggio 1975), AAS 67, [1975], 300-301). Accettando volontariamente la morte, Gesù porta la croce di tutti gli uomini e diventa fonte di salvezza per tutta l’umanità. 

San Cirillo di Gerusalemme commenta: 

«La croce vittoriosa ha illuminato chi era accecato dall’ignoranza, ha liberato chi era prigioniero del peccato, ha portato la redenzione all’intera umanità» (Catechesis Illuminandorum XIII,1: de Christo crucifixo et sepulto: PG 33, 772 

- papa Benedetto XVI, Angelus -
Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, 28 agosto 2011





Dio ha dato il suo figlio perché attraverso il suo sacrificio l'umanità fosse riconciliata a lui. 
Di fronte a un amore così grande non può avere spazio la piccolezza delle nostre liti e divisioni.  

- Matteo Munari -




Pensiamo a Cristo che muore sulla Croce: più isolato di così!
Nessuno lo conosceva, eccetto quel qualche migliaio di persone che si interessato a lui, pro o contro.
Cos'era nel mondo quella cosa?
Un punto infinitesimale.
Quel punto infinitesimale ha salvato il mondo, ha posto la radice della salvezza per tutto il mondo, per tutta la storia.

- Don Giussani -





O crocifisso innalzato

Crocifisso innalzato,
il tuo volto sfigurato
brilla d’amore;
il tuo corpo martoriato dall’odio
sfolgora bellezza;
le tue mani massacrate dall’ingiustizia
uniscono il cielo e la terra.
Ti contempliamo, Dio crocifisso,
perché in te vediamo
il volto vero dell’amore.
Nel tuo «Eccomi» definitivo al Padre
scopriamo l’intensità del suo amore per noi.
Noi ti lodiamo, Signore Gesù,
perché tutto hai offerto per noi!
Amen.


Buona giornata a tutti. :-)



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lunedì 23 marzo 2020

Le tentazioni del diavolo - don Vincenzo Carone

Quando il demonio riesce a installare nel tuo cuore l´amore a un peccato, non trascura mai di procurarti le occasioni perché questo peccato venga consumato. 
Le sue provocazioni sono cosi insistenti e aderenti alla realtà che tu non pensi neanche che devi fare qualcosa per riflettere. 
Se vuoi eliminare la tua recidività e ostinazione devi cominciare a fare la meditazione contemplata e prolungarla il più possibile in modo da convincere te stesso di quelle verità che Gesù ti presenta. 
Devi intensificare la tua partecipazione alla Messa, alla Comunione e alla tua confessione, la preghiera del Santo Rosario deve essere prolungata. 
Nella tua preghiera devi sempre chiedere la forza di liberarti dalle occasioni che ti portano a consumare il peccato con la persona che insieme con te è stata incantata nella stessa umiliazione e schiavitù. Se manca l´impegno della preghiera, la forza di indirizzare la tua vita sulla via della conversione ti mancherà sempre, perché il demonio non si fermerà mai nel sollecitare la passione da cui sei diventato dipendente. 
Con la preghiera la Madonna distacca il tuo cuore dalla malizia per cui la tentazione forte o debole che sia non sarà più dentro il tuo cuore, sarà una sollecitazione che ti viene dall´esterno per cui non avrai nessuna difficoltà a liberartene. 
A questo punto la tentazione si sposta nel campo della fede: 
cos'è meglio l´uovo oggi o la gallina domani? 
Il piacere è immediato e sicuro, il Paradiso è lontano e chissà se esiste veramente, oggi si vive. 
Sorgono dubbi sulla promessa del Signore, la mentalità degli uomini e delle donne, il modo di comportarsi comune, le leggi che legalizzano le infamie più vergognose, quello che vedi e che senti ogni giorno, tutto ti porta con una logica irresistibile a desistere da questo impegno di rinunciare al peccato. per questo dicevo che il punto di partenza è la meditazione contemplata, in questo esercizio spesso faticoso tu ti formi quelle convinzioni che non ti permettono più di accettare il modo di pensare e del vivere comune. 
Tutto il cristianesimo si fonda sulla promessa che Gesù ha fatto a coloro che lo seguono con fedeltà, amore e spirito di sacrificio. 
Non permetterai mai al demonio di inserire nei tuoi pensieri dei dubbi sulle promesse del Signore. sentirai la sua parola come un invito rivolto a te: se vuoi entrare nel Regno dei Cieli, rinunzia al tuo orgoglio e amor proprio, prendi la croce del mio Vangelo e cammina per le vie del mondo insieme con me. 
Il piacere è facile da realizzare, la croce è dura da portare, le sofferenze che il demonio presenta alla tua fantasia ti fanno paura. Questa è la terribile realtà e anche lo scontro difficile di cui noi sacerdoti siamo ogni giorno spettatori. 
La pena grande del nostro sacerdozio non è il celibato, il quale non è altro che un dono che ci consente di dedicare tutte le nostre energie ad aiutare le anime a camminare con lo sguardo rivolto verso il Cielo, a dare loro un sostegno a portare la croce del Vangelo e aiutarle a scoprire “le insondabili ricchezze di Cristo” che si nascondono sotto la croce del Vangelo. 
La mancanza di una donna non è nessun problema per chi non la va a cercare, il vero problema è quello di non essere creduto nella sua evangelizzazione e quindi di vedere uomini e donne che camminano decisi verso l´inferno convinti di realizzare se stessi nella passione che li ha travolti.

- don Vincenzo Carone -













Sempre ricordiamoci dei nostri cari che ci hanno preceduto.. e preghiamo per le anime sante del Purgatorio.. perchè loro pregano e si ricordano di noi...

"Oh Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia".. Amen!



Il demonio si sforza di disperdere la preghiera, come fosse un mucchio di sabbia; cerca di trasformare le parole in sabbia secca, senza coesione né midollo, cioè senza fervore del cuore. Così la preghiera può essere sia una casa costruita sulla sabbia, sia una casa costruita sulla roccia. 
Edificano sulla sabbia coloro che pregano senza spirito di fede, distrattamente, con freddezza: una preghiera simile si disperde da sola e non reca nessun vantaggio a colui che prega. 
Edificano sulla roccia coloro che, durante la preghiera, tengono gli occhi fissi verso Dio e si rivolgono a lui come ad una persona viva, parlandogli faccia a faccia.

- San Giovanni di Cronstadt -

























Buongiorno a tutti :-)

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sabato 14 marzo 2020

Il fiume - don Bruno Ferrero

Fulgenzio, era un buon padre e un ottimo marito, ma un triste e desolato giorno la sua giovane moglie morì.

Un dolore immenso e rovente dilaniò la sua esistenza. Niente riusciva ad attenuare la sua sofferenza. Cercava invano  brandelli di consolazione nei suoi bambini che lo fissavano smarriti. Come specchi, gli umili occhioni gli rimandavano l’immagine della loro madre tanto amata. Neanche più ricordava il tempo in cui lavorava cantando. Il lavoro come il pane gli era diventato amaro e pesante.
Una sera rannicchiato nel letto piangeva silenziosamente per non svegliare i bambini, quando gli apparve una figura dolce e rassicurante, che lo prese per mano. 

Era la Vergine Addolorata.
 “Vieni con me, Fulgenzio” gli disse.  “Vieni con me: ti porterò  al Fiume della Pace. Chiunque si bagna nelle sue acque troverà la consolazione che cerca”. 
Camminarono nella notte per molto tempo.

Ad un certo punto, Fulgenzio cominciò a sentire il rumore di acque scroscianti. Un fiume immenso, dalle acque pure e trasparenti, scorreva davanti  a loro.
“Immergiti nel Fiume della Pace, pellegrino del dolore” gli intimò la Vergine “le sue acque scioglieranno la tua pena e la tua angoscia”.
Fulgenzio si immerse. Il suo corpo fu avvolto da un conforto pieno di vigore e serenità,  una pace balsamica che guariva le sue  ferite.
 Dopo quell’immersione salutare, Fulgenzio, chiese alla Madonna: “Da dove viene quest’acqua miracolosa?”
 “Sono le lacrime del mondo” rispose la Vergine. “tutte le lacrime del mondo si raccolgono in questo fiume.
Lacrime amare, di paura, di dolore, di delusione, di sconfitta, di rabbia.
Ma anche le lacrime più dolci, quelle versate per amore, per il ritorno di una persona cara, per uno scampato pericolo”.
Fulgenzio udì i sospiri e i gemiti di tutti coloro che avevano versato quelle lacrime, e comprese che anche le sue lacrime erano ormai un unico pianto, puro e indistinto che scorreva nelle acque di quel fiume. Si sentì in comunione totale con tutto il dolore e la gioia del mondo.
Fu in quel momento che la Madre di Dio gli parlò del dolore di suo Figlio, e Fulgenzio sentì il pianto di Cristo davanti alla tomba di Lazzaro, il pianto nel Getsemani, il suo pianto ai piedi  della Croce.
Fulgenzio si ridestò improvvisamente, il cuscino era ancora bagnato, ma una pace profonda si era impadronita di lui.

Non siamo figli del dolore, ma della compassione.

- Don Bruno Ferrero -
Fonte: I figli semplicemente fioriscono (pag.76,77) ed. Elledici

La Pietà del Bellini


Sant ' Agostino si rese conto di di un aspetto singolare che riempì di stupore e di gioia il suo cuore: capì che lungo tutto il suo cammino era la Verità che lo stava cercando e che l'aveva trovato. 
Lasciamoci trovare e afferrare da Dio, per aiutare ogni persona che incontriamo ad essere raggiunta dalla Verità.


- Papa Benedetto XVI -




Struzzi


Ma noi solitamente facciamo spallucce e mettiamo la testa sotto la sabbia. C’è una scambio di battute, nel film “La grande bellezza”, che è un simbolo perfetto del nostro tempo vacuo e superficiale.



“Come stai , caro?”, chiede Jep Gambardella ad Andrea. 
E lui: “Male. Proust scrive che la morte potrebbe coglierci questo pomeriggio. Mette paura Proust. Non domani, non tra un anno, ma questo stesso pomeriggio, scrive”. 
La replica di Jep è questa: “Vabbè, intanto adesso è sera, dunque il pomeriggio sarebbe comunque domani”.



E’ un cinismo compiaciuto che oggi è molto diffuso (ci si sente furbi e spiritosi a buttarla in battuta), ma che nasconde una disperata inermità.
Del resto già Pascal diceva che gli uomini, non sapendo trovar rimedio alla morte, decisero, per rendersi felici, di non pensarci. Ma quale felicità? Quella del ballo sul Titanic? 
Più che una grande bellezza, una grande tristezza.
Dev’esserci anche un qualche meccanismo psicologico che si è interiorizzato per evitare di guardare l’abisso. Freud sosteneva che “in fondo nessuno di noi crede alla propria morte”.
Così quando arriva è troppo tardi per pensarci. Ma la si sconta vivendo, avvertiva il poeta. E specialmente vivendo la morte delle persone che amiamo.
In quel caso – e capita a tutti – per un attimo, un’ora o un giorno il teatro delle chiacchiere e dei burattini che è la quotidianità scompare e ci si trova ammutoliti davanti alla realtà.

- Antonio Socci -

fuga di Renzo da Milano per la peste (Manzoni)

“Le cose tutte quante hanno ordine tra loro, 
e questo è forma che l’universo 
a Dio fa simigliante”.

Dante Alighieri 
Paradiso canto I




Buona giornata a tutti :-)

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