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lunedì 16 marzo 2020

Il figliol prodigo – Padre Silvano Fausti

In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

(Luca, 15 1-3)



Il Padre era sempre lì a guardare, non lo ha mai lasciato: dove andare lontano da lui? Lo vide e poi si commosse.
Non è che lo vide e si arrabbiò, Dio non si arrabbia.
Si commosse.

Proprio il commuoversi in greco fa riferimento alle viscere materne cioè tutto il suo amore gli si muove dentro (come un figlio nel grem­bo della madre) nel vedere il figlio che aspettava da sempre. E dopo questa commozione corre, gli cade sul collo e poi conti­nua a baciarlo, anzi in greco sarebbe letteralmente "lo strabaciava" questo figlio.
Ma poteva almeno far finta di essere un po' sdegnato, di addurre un motivo pedagogico, di girarsi dall'altra parte, di non farsi vedere, di farsi cercare un po', di fargli quel giusto rimprovero per il suo bene, ovviamente.

Perché non lo ha fatto? Perché già diciamo sempre: "Dio ti vede, ti puni­sce...", ed è importante, invece, vedere che Dio fa di tutto per smentire questa immagine che abbiamo di lui.

- Padre Silvano Fausti -



Questo testo è così importante che è chiamato il Vangelo nel Vangelo, cioè se perdessimo tutto il Vangelo e restasse solo questa pagina, sapendo di cosa parla, ed è abbastanza facile, capiremmo chi è Dio e chi siamo noi. 
State attenti, il senso di questo testo è la conversione più radicale che ci sia, non è la conversione del peccatore, non ha bisogno di convertirsi…è la conversione del giusto che è chiamato a convertirsi dalla sua giustizia alla misericordia. 
E’ quello che per Paolo è il passaggio dalla Legge al Vangelo. 
Noi pensiamo che Dio ci salvi perché siamo bravi, perché osserviamo la Legge, quindi bisogna osservare la Legge, andare a Messa, far questo…quest’altro…quest’altro…se no Dio ti punisce…così si dice, così si pensa, così pensa il minore, e allora dice: è meglio andarsene da casa che fare una vita così tutta ossequiante, una vita castrata per l’esistenza intera, senza libertà, senza piacere, senza niente. 
Ed è il Dio che tutte le religioni predicano, che tiene schiavo l’uomo dei suoi doveri…Il minore si ribella, il maggiore lo serve da schiavo, per cui i due fratelli in realtà rappresentano…i fratelli hanno questo…che sono uguali. Tutti e due hanno la stessa falsa immagine di Dio, sia chi fa il bravo religioso, sia chi si ribella…spiego: Satana ha suggerito a tutti che Dio è padrone di tutto, che è legislatore, che è giudice, che ti vede anche dentro e che è boia, cioè ti condanna alla morte eterna se non fai la legge che lui ha stabilito. 
Questa è l’immagine di Dio che tutte le religioni più o meno hanno e la religione prospera su questa immagine di Dio. 
L’ateo cosa fa? O il ribelle… nega questo Dio che le religioni affermano. 
Se Dio è così, io voglio la mia libertà e fare una vita umana, non da schiavo. Bene, il Vangelo ci presenta l’uscita e dall’ateismo e dalla religione della Legge del servilismo per arrivare alla libertà dei figli di Dio e alla religione dell’Amore, la cui unica Legge è l’Amore, che è legge a se stesso ed è libertà. Questa conversione dura tutta la vita e anche tutto l’Antico Testamento è preparazione a questo. Ed è la difficile conversione di Paolo…e Gesù durante il Vangelo non riuscì a convertire nessun fariseo, solo dopo morto ci riesce con uno. 
Il pericolo costante del cristiano, lo vediamo nelle Lettere di Paolo, la lettera ai Romani, la lettera ai Galati è quello di dimenticarsi del Vangelo e dire: “Osservo le norme, basta, sono a posto!”. 
Noi che le osserviamo siamo i bravi, gli altri sono tutti da ammazzare perché sono cattivi, quindi facciamo le Crociate, difendiamo la nostra Legge, difendiamo le nostre cose a tutti i livelli, col potere, con tutti i mezzi e così facciamo i bravi, eliminando possibilmente i cattivi con qualche Crociata…se non si possono più fare i roghi, pazienza..ma verranno i tempi che si faranno ancora e allora riusciremo a trionfare noi col bene. 
Ecco, questa parabola che leggiamo è l’uscita da questa religiosità comune a tutti e ci fa capire l’essenza del Vangelo.

- Padre Silvano Fausti -


Buona giornata a tutti. :-)






venerdì 14 febbraio 2020

Rimetti a noi i nostri debiti – don Tonino Lasconi

Tu ci perdoni sempre. 
Tu ci dai sempre
la possibilità di essere nuovi
e di ricominciare da capo.
Allora anche noi
dobbiamo perdonare
gli amici che ci lasciano,
a quelli che parlano male di noi,
a quelli che non mantengono
gli impegni presi insieme.
Tu ci perdoni sempre.
Allora nessuno deve mai
«chiudere» con un fratello.
Mai disperare che il bene
la spunti sui difetti.
Allora mai dobbiamo aspettare
che incomincino gli altri.
Tu ci perdoni sempre.
Allora nessuno di noi
deve mai stancarsi
di ricominciare,
di ridare fiducia,
di risalire la china
delle delusioni.
Tu ci perdoni sempre
e non ti stanchi mai di noi.

- Don Tonino Lasconi -

Fonte: Amico Dio


"..la malvagità e l'ignoranza degli uomini non è capace di frenare il piano divino della salvezza, la redenzione. 
Il male non può fare tanto. 
Un'altra meraviglia di Dio ce la ricorda il secondo Salmo che abbiamo appena recitato: la “rupe” si trasforma “in un lago, la roccia in sorgenti d’ acqua” (Sal 113,8). 
Quello che potrebbe essere pietra di inciampo e di scandalo, col trionfo di Gesù sulla morte si trasforma in pietra angolare: “Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi” (Sal 117,23).
Non ci sono motivi, dunque, per arrendersi alla prepotenza del male. E chiediamo al Signore Risorto che manifesti la sua forza nelle nostre debolezze e mancanze."

- Papa Benedetto XVI - 
(Basilica-Cattedrale di León, dedicata a Nostra Signora della Luce)





Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita. 

- papa Benedetto XVI - 
Angelus 6 Novembre 2011





Preghiera per la sera

In te,
santo Signore,
noi cerchiamo
il riposo
dall'umana fatica,
al termine del giorno.
Se i nostri occhi
si chiudono,
veglia in te
il nostro cuore;
la tua mano
protegga coloro
che in te sperano.
Difendi,
o Salvatore,
dalle insidie del male
i figli che hai redenti
col tuo sangue prezioso.
Amen


Buona giornata a tutti. :-)


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martedì 11 febbraio 2020

Un cristianesimo virile e forte - Henri de Lubac

"Il cristianesimo, se noi andiamo diritti all’essenziale, è la religione dell’amore. 
“Dio è Amore, dice l’Apostolo Giovanni, e chi resta nell’amore, resta in Dio e Dio resta in lui”. 
Ogni migliore presa di coscienza della nostra fede, deve farcelo comprendere meglio. Certamente noi non dobbiamo disconoscere nessuna delle condizioni di questo amore e dei suoi fondamenti naturali, in particolare della giustizia senza della quale non c’è vero amore, di quella giustizia che oggi non viene men derisa che l’amore stesso: dobbiamo diffidare di tutte le sue contraffazioni, siano esse grossolane o sottili (oggi cosí numerose), o delle ricette troppo facili per ottenerlo. 
Ma alla fine dei conti, tutto è per lui, poiché è l’assoluto a cui tutto deve essere ordinato, in rapporto al quale tutto deve essere giudicato. 
Ora, talvolta con assalti violenti, qualche altra volta attraverso mille vie piú sottili, oggi si cerca di rapirgli questo primato. 
Il prestigio della Forza si insinua perfino in cuori cristiani, e ne caccia o almeno vi diminuisce la stima dell’Amore. 
Contro questi assalti, lo Spirito Santo ci comunichi il dono della Forza. Ma contro gli attacchi piú insidiosi, che ci comunichi anche il dono della Sapienza per farci comprendere in che cosa consiste la Forza cristiana. Questa non è da mettersi accanto o di fronte all’Amore, come un antagonista: essa deve essere coltivata al suo servizio.
Nello stato attuale del mondo, un cristianesimo virile e forte, deve giungere al punto di essere un cristianesimo eroico. Ma questo epiteto è una qualifica, non una definizione, in questo caso sarebbe una falsificazione. 
Soprattutto questo eroismo non consisterà nel parlare sempre di eroismo e delirare sulla virtú della forza – ciò che dimostrerebbe forse che si subisce l’ascendente di uno piú forte e che si è incominciato a cedere. Esso consisterà anzitutto nel resistere con coraggio, in faccia al mondo, e forse contro se stessi, alle attrattive e seduzioni di un falso ideale, per mantenere fieramente nella loro paradossale intransigenza i valori cristiani minacciati e derisi.
Resistere con una fierezza umile, poiché se il cristianesimo può e deve assumere le virtú del paganesimo antico, il cristiano che vuole restare fedele non può e non deve che respingere con un “no” categorico un neo-paganesimo che si è costituito contro il Cristo.
La dolcezza, la bontà, la delicatezza verso i piccoli, la pietà – sí, la pietà – verso quelli che soffrono, il rifiuto dei mezzi perversi, la difesa degli oppressi, la oscura dedizione, la resistenza alla menzogna, il coraggio di chiamare il male con il suo nome, l’amore della giustizia, lo spirito di pace e di concordia, l’apertura d’animo, il pensiero del cielo... ecco ciò che sarà salvato dall’eroismo cristiano, il quale farà veder che tutta questa “morale di schiavi” è una morale di uomini liberi, e che solo essa può fare l’uomo libero.
Non è mai stato promesso ai cristiani che sarebbero stati sempre i piú numerosi. (Piuttosto è stato loro annunciato il contrario). 
Neppure che essi sarebbero apparsi sempre i piú forti, né che gli uomini mai sarebbero stati conquistati da altro ideale che il loro. Ma in ogni caso il cristianesimo non avrà mai reale efficacia, non avrà mai esistenza reale, e non riuscirà mai a fare delle reali conquiste che colla forza del suo proprio spirito: con la forza della carità"

- Henri de Lubac -
Il dramma dell’umanesimo ateo, Morcelliana, Brescia, 1992, pp. 107-109


+ Cardinale Henri De Lubac (20 febbraio 1896 - 4 settembre 1991) è uno dei più insigni teologi cattolici del Novecento, oltre che uno dei principali ispiratori del Concilio Vaticano II; egli godette delle simpatie di Giovanni Paolo II, che lo volle cardinale.



L'Angelo custode

Peter Seewald: Lei conosce personalmente il suo angelo custode?

Joseph Ratzinger:  No. Personalmente mi sento in rapporto così diretto con Dio che, certo, sono grato di poter credere nella presenza dell'angelo custode, ma poi mi confronto direttamente con Dio. E' molto soggettivo. Ad altri uomini è dato di conoscerlo, e questo è per loro una certezza estremamente consolante. Allora diventa importante non fermarsi lì, a quello stadio, ma lasciare che l'angelo custode ci conduca a Dio e far sì che la direzione in cui esercitiamo la nostra relazione rimanga Dio.

Joseph Ratzinger - da "Dio e il mondo" In colloquio con Peter Seewald



"Soltanto sopportando se stesso e liberandosi dalla tirannide del proprio egoismo, l'uomo ritrova se stesso, la propria verità, la propria gioia e la propria felicità. 
La crisi del nostro tempo dipende principalmente dal fatto che ci si vuol far credere che si può diventare uomini senza il dominio di sé, senza la pazienza della rinuncia e la fatica del superamento delle difficoltà, che non è necessario il sacrificio di mantenere gli impegni presi, né lo sforzo per soffrire con pazienza la tensione fra ciò che si dovrebbe essere e ciò che effettivamente si è."

 [Hans Urs von Balthasar - Joseph Ratzinger, Perché sono ancora cristiano. Perché sono ancora nella Chiesa, Queriniana, traduzione G. Mion, Brescia 2005 III ed.]



Preghiera per il Papa

Signore Gesù,
pastore eterno di tutti i fedeli,
tu che hai costruito la tua Chiesa
sulla roccia di Pietro,
assisti continuamente il Papa
perchè sia, secondo il tuo progetto,
il segno vivente e visibile,
e il promotore instancabile
dell'unità della tua Chiesa
nella verità e nell'amore.
Annunci al mondo con apostolico coraggio
tutto il tuo vangelo.
Ascolti le voci e le aspirazioni
che salgono dai fedeli e dal mondo,
non si stanchi mai di promuovere la pace.
Governi e diriga il popolo di Dio
avendo sempre dinanzi agli occhi
il tuo esempio, o Cristo buon Pastore,
che sei venuto non per essere servito,
ma per servire e dare a vita per le pecore.
A noi concedi, o Signore,
una forte volontà di comunione con lui
e la docilità ai suoi insegnamenti.






Buona giornata a tutti :-)



giovedì 6 febbraio 2020

Il foruncolo non era maturo, Signore, l'ho schiacciato troppo presto – Padre Michel Quoist

  “Non giudicate, per non essere giudicati”.
“Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello,mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: “Permetti che tolga la pagliuzza del tuo occhio”, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello!” (Matteo 7,1 e 3,4-5)

Gesù diceva:

“Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra. Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produca spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura”. (Marco 4,26-29)

Signore, il foruncolo non era maturo,
l'ho schiacciato troppo presto.
Il malato ha sofferto,
le sue carni sono infiammate,
e gonfie del loro veleno.
Ho dovuto attendere,
e curarlo con dolcezza.
Attendere che il suo corpo fosse pronto,
e lui stesso abbastanza forte per respingere il male.

È così, Signore,
che di fronte all'altro e agli altri,
a coloro che soffrono nel loro cuore per qualcosa di marcio
dovrei essere molto paziente,
e pregare a lungo. 
Ma io,
tu lo sai,
sono impaziente,
orgoglioso.
Vorrei salvare i miei fratelli
prima che loro stessi lo vogliano
e si difendano da soli
contro il male che è in loro.
Peggio ancora,
sicuro del mio potere,
fiero della mia devozione,
mi credo capace di guarire, da solo, il male
che soltanto tu puoi guarire. 

In primo luogo, o Signore, dammi
il rispetto per l’altro,
per i suoi sentimenti nascosti,
nei suoi lunghi cammini.
Non permettere mai che io mi introduca in casa di un estraneo,
o anche di mio fratello,
se lui stesso, dal di dentro,
non aprirà la porta.

Dammi la forza di attendere,
di non gettare le mie parole
come raffiche
contro le finestre di un cuore
che appena appena si socchiude,
poiché allora troppo spesso le mie parole si infrangerebbero
contro i muri,
senza raggiungere il cuore.
A meno che alcune di esse,
le più forti, le più sferzanti,
non penetrino nelle piaghe
e feriscano con maggiore crudeltà. 

Insegnami Signore
il silenzio,
non un silenzio vuoto
troppo spesso popolato dalle mie fantasie,
ma il silenzio che attende le parole dell’altro,
prima di lasciare dolcemente posto alle mie.
Concedimi l’umiltà:
a me, che così spesso mi sento ricco,
nonostante le mie arie di modestia.
Certo della mia buona volontà,
della mia sapienza di “educatore”
della mia esperienza
della mia generosità
e anche della mia amicizia
e del mio amore onnipotenti.
Ricco di fronte all’altro,
che per me è un povero,
che debbo arricchire con generose elemosine.

Aiutami a riconoscermi peccatore come lui.
Di fronte a lui.
Io, che mi credo puro.
Io che sono soddisfatto di una vita
che ritengo perbene,
e così fiero delle mie piccole virtù,
magro capitale che ho ricevuto,
molto più di quanto abbia meritato.

Insegnami infine, o Signore,
a pregare di fronte all'altro
offrendolo alla luce del tuo Amore di Salvezza.
A pregarti “nell'altro”.
Tu che vuoi crescere in lui
e in lui desideri stabilire
per sempre la tua dimora.
Perché io, Signore,
non ho nulla da offrirgli,
se non il tuo Amore,
nel mio povero amore.
E la mia mano, semplicemente
posata con dolcezza sulla sua,
e il mio sguardo sereno
come colui che veglia silenzioso
al capezzale di un malato,
e alcune parole, forse
che nasceranno nel suo cuore,
se sei Tu che
le hai messe di notte sulle mie labbra. 

Perché non sono che il tuo servo, Signore,
e se devo iniziare la mia opera,
fedelmente,
umilmente,
coscienziosamente,
attento ogni giorno ai sofferenti nell'anima
che incontro sul mio cammino
sei Tu solo che puoi colpire il male,
in loro,
in me.

Un male sepolto così a fondo
Che nessun dito umano che lo tocchi
può farlo uscire.
Poiché Tu solo
puoi cacciare gli “spiriti maligni”,
guarire i cuori,
e qualche volta i corpi, sanando i cuori.
Poiché “ Tu solo sei il Salvatore”,
e sei venuto per questo.

- Padre Michel Quoist -
Fonte: "Cammino di preghiera" di Michel Quoist, Ed. SEI Torino,1988; pagg.19-24


La nostra buona volontà è spesso orgogliosa e indiscreta. 
Orgo­gliosa perché ci atteggiamo a ricchi che tutto sanno e tutto posseggono, di fronte a coloro che sono poveri.
Indiscreta perché l'altro è il primo responsabile della propria vita, e nessuna «pressione» esterna può essere giustificata. 
Dobbiamo prima di tutto credere negli altri, nella vita che ognuno ha dentro di sé. Bisogna fare l'impossibile perché riesca a darle un valore vero. 
Aiutarlo a svilupparla, piuttosto che perde­re tempo a correggere, scoprire il male e tentare di sradicarlo. 
L'erba buona che cresce, a poco a poco soffoca i rovi, dicono i contadini saggi. 
E soprattutto, noi cristiani, dobbiamo pensare e credere con tutte le nostre forze che il Signore ci precede negli altri. 
È a Lui, prima di tutto, che dobbiamo chiedere di agire. 
Perché Lui solo è il Salvatore che può distruggere il male «alla radice» e far nascere la vita, la sua Vita nella nostra vita. 

(padre Michel Quoist)


Buona giornata a tutti. :-)