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giovedì 18 gennaio 2018

15 consigli per educare i nostri figli

Dal Metodo educativo di Maria Montessori abbiamo estrapolato 15 principi che possono essere considerati validi anche oggi, a distanza di quasi un secolo:

1. Educate con l’esempio: mamma e papà devono essere il migliore esempio per i figli. I bambini sono come spugne, apprendono da tutto ciò che li circonda: non solo dalle parole, ma soprattutto dai fatti.

2. Non criticateli sempre e soprattutto in pubblico: diventeranno degli adulti frustrati e saranno portati a giudicare il prossimo.

3. Elogiateli in maniera sincera per i comportamenti positivi che mettono in atto. Gli elogi li aiuteranno ad imparare a dare valore alle cose.

4. Non siate ostili e arrabbiati in loro presenza o nei loro confronti. Tenderanno a litigare più frequentemente se avranno a che fare con dei genitori perennemente arrabbiati.




5. Non ridicolizzateli mai o avranno una bassa autostima che sfocerà in una forte timidezza che difficilmente riusciranno a debellare nel corso del tempo.

6. Abbiate fiducia nelle loro capacità e nei loro sogni, aiutateli ad accrescere la loro autostima in modo da potersi relazionare agli altri dando loro fiducia a loro volta.

7. Mai sottovalutarli e dire loro che non potranno mai riuscire ad ottenere un obiettivo che si prefiggono o rischieranno di sviluppare sentimenti di frustrazione e tristezza, oltreché sensi di colpa.

8. Ascoltateli e rendeteli partecipi: si sentiranno importanti e svilupperanno fiducia in sé stessi poiché capiranno che tenete in alta considerazione le loro idee e opinioni.

9. Date loro tutte le cure e l’amore di cui siete capaci. Sentendosi amati impareranno a trovare l’amore nel mondo.


10. Non parlate mai male dei vostri bambini, né in loro presenza, né tantomeno quando sono assenti.

11. Curate la crescita emotiva dei vostri figli: un genitore ha il dovere di prestare grande attenzione alle competenze sociali ed emozionali proprie e dei propri figli, coltivando con impegno queste abilità del cuore.

12. Non ignorateli mai, ma rispondete sempre quando vi parlano o cercano di comunicarvi qualcosa.

13. Tutti sbagliamo, anche i bambini, devono poterlo fare per imparare a vivere: davanti ai loro errori, rispettateli comunque. Gli sbagli saranno corretti nel tempo.

14. “Aiutiamoli a fare da soli”: aiutateli quando è necessario, ma abbiate anche la pazienza di lasciarli liberi di commettere errori in modo che trovino la strada migliore da sé.
15. Rivolgetevi ai vostri figli con gentilezza, con positività e affetto: è sicuramente il primo passo per garantire loro un sano equilibrio affettivo. Cercate sempre di offrire loro il meglio di voi. Ve ne saranno sempre grati!


E tu, lo sai cosa sei?
Sei una meraviglia.
Sei unico.

In tutti gli anni che sono trascorsi
non c'è mai stato un altro bambino come te.

Le tue gambe, le tue braccia,
le tue dita abili,
il modo in cui ti muovi.

Potrai diventare uno Shakespeare,
un Michelangelo,
un Beethoven.

Hai la capacità di fare qualunque cosa:
ricavare cibo dalla terra o fare,
di tanti piccoli mattoni,
una grande casa;
guidare un treno,
pilotare un aereo
o insegnare matematica.

Si, sei una meraviglia.


E quando crescerai,
potrai allora far del male a un altro che sarà,
come te, una meraviglia?


Bisogna lavorare - tutti noi dobbiamo lavorare -
per rendere il mondo degno dei suoi bambini.

- J.Canfield & M.V.Hansen -

Fonte: “Brodo caldo per l'anima” di  Jack Canfìeid e  Mark Victor Hansen,  Armenia Edizioni, 2004


A Francesca. 
Che il Signore ti benedica e ti protegga.





martedì 7 novembre 2017

La ginnastica vista da un genitore che ha capito...

"La ginnastica vista da un genitore che ha capito...
Un amico chiede: "Perchè continui a pagare soldi per far fare ginnastica ai tuoi figli?"
Beh, devo confessarvi che io non pago per far fare ginnastica ai miei figli; personalmente non può importarmi di meno della ginnastica.
Quindi se non sto pagando per la ginnastica per cosa sto pagando?
» Pago per quei momenti in cui i miei figli son così stanchi che vorrebbero smettere ma non lo fanno;
» Pago per quei giorni in cui i miei figli tornano a casa da scuola troppo stanchi per andare in palestra ma ci vanno lo stesso;
» Pago perchè i miei figli imparino la disciplina;
» Pago perchè i miei figli imparino ad aver cura del proprio corpo;
» Pago perchè i miei figli imparino a lavorare con gli altri e a essere buoni compagni di squadra;
» Pago perchè i miei figli imparino a gestire la delusione quando non ottengono la vittoria che speravano di avere ma devono ancora lavorare duramente;
» Pago perchè i miei figli imparino a crearsi degli obiettivi e a raggiungerli;
» Pago perchè i miei figli imparino che ci vogliono ore ed ore ed ore di duro lavoro e allenamento per creare una ginnasta, e che il successo non arriva da un giorno all'altro.. 
» Pago per l'opportunità che hanno e avranno i miei figli, di fare amicizie che durino una vita intera;
» Pago perchè i miei figli possano stare su una pedana anzichè davanti a uno schermo. 


Potrei andare avanti ancora ma, per farla breve, io non pago per la ginnastica ; pago per le opportunità che la ginnastica da ai miei figli di sviluppare qualità che serviranno loro per tutta la vita e per dar loro l'opportunità di far del bene alla vita degli altri. 
E da quello che ho visto finora penso che sia un buon investimento."



“Lasciateci descrivere l'educazione dei nostri uomini. Come deve quindi essere l'educazione? Forse potremo difficilmente trovare qualcosa di meglio di quanto ha già scoperto l'esperienza del passato, la quale consiste, io credo, nella ginnastica, per il corpo, e nella musica per la mente.” 

- Platone -



Dunque, gli appassionati di uno sport sostengono che quello sport è intrinsecamente migliore di un altro. 
Per me, tutti gli sport sono occasioni in cui altri esseri umani ci spingono ad eccellere. 

da: L'attimo fuggente



Sapete perché la gente ama lo sport? Perché nello sport c'è giustizia. Perché nello sport, prima o poi, trionfa la giustizia. Perché nello sport, prima o poi, i conti tornano, arrivano i nostri, vincono i buoni. 

- Marco Pastonesi -


Buona giornata a tutti. :-)






mercoledì 16 agosto 2017

Il segnale – don Bruno Ferrero

Un giovane era seduto da solo nell'autobus; teneva lo sguardo fisso fuori del finestrino. Aveva poco più di vent'anni ed era di bell'aspetto, con un viso dai lineamenti delicati. Una donna si sedette accanto a lui. Dopo avere scambiato qualche chiacchiera a proposito del tempo, caldo e primaverile, il giovane disse, inaspettatamente:
«Sono stato in prigione per due anni. Sono uscito questa mattina e sto tornando a casa».
Le parole gli uscivano come un fiume in piena mentre le raccontava di come fosse cresciuto in una famiglia povera ma onesta e di come la sua attività criminale avesse procurato ai suoi cari vergogna e dolore.
In quei due anni non aveva più avuto notizie di loro. Sapeva che i genitori erano troppo poveri per affrontare il viaggio fino al carcere dov'era detenuto e che si sentivano troppo ignoranti per scrivergli. 
Da parte sua, aveva smesso di spedire lettere perché non riceveva risposta.
Tre settimane prima di essere rimesso in libertà, aveva fatto un ultimo, disperato tentativo di mettersi in contatto con il padre e la madre. 
Aveva chiesto scusa per averli delusi, implorandone il perdono.
Dopo essere stato rilasciato, era salito su quell'autobus che lo avrebbe riportato nella sua città e che passava proprio davanti al giardino della casa dove era cresciuto e dove i suoi genitori continuavano ad abitare.
Nella sua lettera aveva scritto che avrebbe compreso le loro ragioni. 
Per rendere le cose più semplici, aveva chiesto loro di dargli un segnale che potesse essere visto dall'autobus. Se lo avevano perdonato e lo volevano accogliere di nuovo in casa, avrebbero legato un nastro bianco al vecchio melo in giardino. 
Se il segnale non ci fosse stato, lui sarebbe rimasto sull' autobus e avrebbe lasciato la città, uscendo per sempre dalla loro vita. 
Mentre l'automezzo si avvicinava alla sua via, il giovane diventava sempre più nervoso, al punto di aver paura a guardare fuori del finestrino, perché era sicuro che non ci sarebbe stato nessun fiocco.
Dopo aver ascoltato la sua storia, la donna si limitò a chiedergli: «Cambia posto con me. Guarderò io fuori del finestrino».
L'autobus procedette ancora per qualche isolato e a un certo punto la donna vide l'albero.
Toccò con gentilezza la spalla del giovane e, trattenendo le lacrime, mormorò: «Guarda! Guarda! Hanno coperto tutto l'albero di nastri bianchi».

Siamo più simili a bestie quando uccidiamo.
Siamo più simili a uomini quando giudichiamo.
Siamo più simili a Dio quando perdoniamo.

- don Bruno Ferrero - 
Fonte: Bruno Ferrero, La vita è tutto quello che abbiamo


La misericordia non è un obbligo. 
Scende dal cielo come il refrigerio della pioggia sulla terra. 
È una doppia benedizione: benedice chi la dà e chi la riceve.

- William Shakespeare - 
Il mercante di Venezia, Atto IV, Scena I, citato da Papa Francesco nel Messaggio per la 50a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (8 maggio 2016).




Dio sempre aspetta. Dio è accanto a noi, Dio cammina con noi, è umile: ci aspetta sempre. Gesù sempre ci aspetta. 
Questa è l'umiltà di Dio. 
Nella storia del Popolo di Dio ci sono momenti belli che danno gioia e anche momenti brutti di dolore, di martirio, di peccato, e sia nei momenti brutti, sia nei momenti belli una cosa sempre è la stessa: il Signore è là, mai abbandona il Suo popolo!

- Papa Francesco -
Omelia 24 settembre 2013, Casa Santa Marta



Buona giornata a tutti. :-)





sabato 8 luglio 2017

Un decalogo per il papà – don Bruno Ferrero

1. Il primo dovere di un padre verso i suoi figli è amare la madre. 
La famiglia è un sistema che si regge sull'amore. Non quello presupposto, ma quello reale, effettivo. Senza amore è impossibile sostenere a lungo le sollecitazioni della vita familiare. Non si può fare i genitori "per dovere". E l'educazione è sempre un "gioco di squadra". 
Nella coppia, come con i figli che crescono, un accordo profondo, un'intima unione danno piacere e promuovono la crescita, perché rappresentano una base sicura. Un papà può proteggere la mamma dandole in "cambio", il tempo di riprendersi, di riposare e ritrovare un po' di spazio per sé.
2. Il padre deve soprattutto esserci. 
Una presenza che significa "voi siete il primo interesse della mia vita". Affermano le statistiche che, in media, un papà trascorre meno di cinque minuti al giorno in modo autenticamente educativo con i propri figli. 
Esistono ricerche che hanno riscontrato un nesso tra l'assenza del padre e lo scarso profitto scolastico, il basso quoziente di intelligenza, la delinquenza e l'aggressività. Non è questione di tempo, ma di effettiva comunicazione. Esserci, per un papà vuol dire parlare con i figli, discorrere del lavoro e dei problemi, farli partecipare il più possibile alla sua vita. 
E' anche imparare a notare tutti quei piccoli e grandi segnali che i ragazzi inviano continuamente.
3. Un padre è un modello, che lo voglia o no. 
Oggi la figura del padre ha un enorme importanza come appoggio e guida del figlio. In primo luogo come esempio di comportamenti, come stimolo a scegliere determinate condotte in accordo con i principi di correttezza e civiltà. In breve, come modello di onestà, di lealtà e di benevolenza. Anche se non lo dimostrano, anche se persino lo negano, i ragazzi badano molto di più a ciò che il padre fa, alle ragioni per cui lo fa. La dimostrazione di ciò che chiamiamo "coscienza" ha un notevole peso quando venga fornita dalla figura paterna.
4. Un padre dà sicurezza. Il papà è il custode. 
Tutti in famiglia si aspettano protezione dal papà. Un papà protegge anche imponendo delle regole e dei limiti di spazio e di tempo, dicendo ogni tanto "no", che è il modo migliore per comunicare: "ho cura di te".
5. Un padre incoraggia e dà forza. 
Il papà dimostra il suo amore con la stima, il rispetto, l'ascolto, l'accettazione. Ha la vera tenerezza di chi dice: "Qualunque cosa capiti, sono qui per te!". Di qui nasce nei figli quell'atteggiamento vitale che è la fiducia in se stessi. 
Un papà è sempre pronto ad aiutare i figli, a compensare i punti deboli.
6. Un padre ricorda e racconta. 
Paternità è essere l'isola accogliente per i "naufraghi della giornata". E' fare di qualche momento particolare, la cena per esempio, un punto d'incontro per la famiglia, dove si possa conversare in un clima sereno. Un buon papà sa creare la magia dei ricordi, attraverso i piccoli rituali dell'affetto. Nel passato il padre era il portatore dei "valori", e per trasmettere i valori ai figli bastava imporli. Ora bisogna dimostrarli. E la vita moderna ci impedisce di farlo. Come si fa a dimostrare qualcosa ai figli, quando non si ha neppure il tempo di parlare con loro, di stare insieme tranquillamente, di scambiare idee, progetti, opinioni, di palesare speranze, gioie o delusioni?
7. Un padre insegna a risolvere i problemi. 
Un papà è il miglior passaporto per il mondo " di fuori". Il punto sul quale influisce fortemente il padre è la capacità di dominio della realtà, l'attitudine ad affrontare e controllare il mondo in cui si vive. 
Elemento anche questo che contribuisce non poco alla strutturazione della personalità del figlio. Il papà è la persona che fornisce ai figli la mappa della vita.
8. Un padre perdona. 
Il perdono del papà è la qualità più grande, più attesa, più sentita da un figlio. Un giovane rinchiuso in un carcere minorile confida: "Mio padre con me è sempre stato freddo di amore e di comprensione. Quand'ero piccolo mi voleva un gran bene; ci fu un giorno che commisi uno sbaglio; da allora non ebbe più il coraggio di avvicinarmi e di baciarmi come faceva prima. L'amore che nutriva per me scomparve: ero sui tredici anni... Mi ha tolto l'affetto proprio quando ne avevo estremamente bisogno. Non avevo uno a cui confidare le mie pene. La colpa è anche sua se sono finito così in basso. Se fossi stato al suo posto, mi sarei comportato diversamente. Non avrei abbandonato mio figlio nel momento più delicato della sua vita. Lo avrei incoraggiato a ritornare sulla retta via con la comprensione di un vero padre. A me è mancato tutto questo".
9. Il padre è sempre il padre. 
Anche se vive lontano. Ogni figlio ha il diritto di avere il suo papà. Essere trascurati o abbandonati dal proprio padre è una ferita che non si rimargina mai.
10. Un padre è immagine di Dio. 
Essere padre è una vocazione, non solo una scelta personale. Tutte le ricerche psicologiche dicono che i bambini si fanno l'immagine di Dio sul modello del loro papà. 
La preghiera che Gesù ci ha insegnato è il Padre Nostro. Una mamma che prega con i propri figli è una cosa bella, ma quasi normale. Un papà che prega con i propri figli lascerà in loro un'impronta indelebile.

don Bruno Ferrero -
Fonte: testo di Bruno Ferrero, Bollettino Salesiano , marzo 2005



I figli nel matrimonio prima arrivano meglio è, perché ogni anno che passa è un anno sottratto ai figli che hanno bisogno di papà e mamma.


Dio, Papà mio

Presenza potente
Presenza paziente
Presenza tenera
Presenza amante
La tua voce è silenzio intenso
I tuoi doni sono campi fertili
Le tue prove sono baci violenti
I tuoi comandi proposte d'amore
Amore sconvolgente
Amore prepotente
Amore esigente
Amore tutto per me
Ti sono figlia e non più sola
Sono l'amata e tu l'amante
Sono l'eletta e tu il Signore
Ti sono cara e tu il mio Amore
In te son morta
Con te restata
Per te risorta.

- Flavia Lucchini -


Buona giornata a tutti. :-)

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lunedì 3 luglio 2017

Tutte le sere

Uno dei ricordi più vivi della mia infanzia si riferisce a quando mio padre tornava a casa dal lavoro alle sei e mezzo di sera. 
Io e mio fratello lo sentivamo suonare il campanello più e più volte, per gioco, fino a quando uno di noi due non andava ad aprirgli la porta.
Di solito, noi eravamo in cucina, a fare i compiti o a guardare la televisione e lanciavamo grida d'entusiasmo nel sentire quel familiare scampanellio.
Ci precipitavamo giù per le scale, spalancavamo la porta di casa e a quel punto lui ci diceva:
"Be', come mai ci avete messo tanto?"
Era il momento migliore della giornata quando lui tornava a casa.
C'è un altro ricordo che mi accompagnerà per sempre e si riferisce a quello che per lui era un vero rito quotidiano: la cena.
Ci accomodavamo a tavola tutti insieme e poi lui, posando una mano sul braccio della mamma, diceva:
"Ma voi due lo sapete che avete la mamma più straordinaria del mondo?"
Era una frase che amava ripetere tutte le sere.

Si possono chiamare: gli esercizi del cuore, i riti sono gli esercizi del cuore.



Insegnami a gridare verso di Te

Cristo,
Signore della creazione,
insegnami a gridare verso di Te,
strappami dal mio peccato.

Signore di perdono,
tu sei la misericordia che salva.

Strappami dallo scoramento,
donami la memoria
della tua misericordia che salva.

Signore, che fai meraviglie.

Tutta la mia vita entri nel tuo amore;
aprimi il cuore,
insegnami a pregare

- Pierre Griolet - 


Buona giornata a tutti. :-)





martedì 8 novembre 2016

I figli - Kahlil Gibran

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi e benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri, essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime, esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi, la vita procede e non s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti. L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere, poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell’arco.
  
- Kahlil Gibran - 

Illustrazione da “Il profeta” di Kahlil Gibran 
(Bsharri, 6 dicembre 1883 – New York, 10 aprile 1931


Guardando mio padre, che non faceva prediche,
non faceva discorsi, mi dicevo: «Lui lo sa».
Osservavo intorno a me quelli che erano più furbi,
che stavano meglio,
ma non mi convincevano alla stessa maniera.
Mi interessava quella saggezza,
quella letizia che mio padre nel dolore, nella fatica,
nella malattia mi testimoniava in un modo clamoroso.
Era assolutamente evidente che mio padre,
che fischiava sempre,
viveva una letizia di fondo nella vita,
per cui era come se mi incuriosisse,
mi trascinasse.

- Franco Nembrini - 


Signore, siamo pieni di stupore
di fronte a questo bambino
che già ci sorride e ci affascina.
E’ una gioia per noi e accettiamo volentieri
le preoccupazioni, i timori, gli impegni
che ci derivano dalla sua presenza.
Affiorano però nel nostro cuore
molti interrogativi: Che ne sarà di lui?
Crescerà sano e felice?
In che mondo vivrà?
Quali valori coltiverà?
Saremo capaci di accompagnarlo,
di sostenerlo nei momenti difficili
e di guidarlo verso la piena maturità?
Signore, ce la stiamo mettendo tutta
perché lui si senta amato ed accolto.
Ma tu solo conosci il nostro cuore e il suo bene.
Ci affidiamo perciò a te,
e ti chiediamo di donarci persone amiche,
così da non affrontare da soli
questo nuovo ed esaltante compito.
Amen.

- Fausto Negri -
Fonte: “Eccoti, finalmente! Pensieri e preghiere per mamma e papà”, Luigi Guglielmoni e Fausto Negri, Ed. Paoline




sabato 5 marzo 2016

La maternità è una naturale Eucarestia... - card. Fulton John Sheen

 In natura non c’è nulla di più religioso della procreazione; essa è il segno dell’unità e della continuità. 
I disgiunti, i separati e gli egoisti non sanno che farsene di un figlio. 
Gli uomini e le donne che credono che le loro vite siano delimitate dalle frontiere del tempo come quella di una mucca non sanno attendere l’avvenire; la brama del piacere e del benessere immediati uccide la volontà di piantare un fiore e di aspettare che fiorisca. Solo coloro che hanno l’immortalità nei loro cuori desiderano realmente di prolungare tale immor­talità mediante il figlio. Un cuore impoverito non ha asso­lutamente nulla da elargire agli altri se non la propria va­cuità, e quindi non ha nulla da trasmettere ai posteri. 
Nessuno può trasmettere ciò che non ha. 
La volontà di non per­petuare la vita equivale a confessare di mancare di vita. Una volta che lo spirito si sia isterilito, anche la vita umana appare priva di valore. E chi non può sopportare il tedio della propria esistenza, non sente l’impulso di dar vita ad altri. 
Ove ci si rifiuti di procreare, è segno che lo spirito è in via di perire.
Ma il procreare nuova vita è segno che il cuore è così colmo di letizia e di amore che morirebbe se non potesse espandersi. 
Il fiume arginato e strozzato accumula terra e sudiciume, ma le acque montane che scorrono sulle rocce del sacrificio vengono purificate nella loro corsa per irrorare altri e più ricchi campi. 
L’uomo non è fatto per l’isolamento come non è fatto per la collettività; egli è stato bensì creato per il gruppo vivente, per la famiglia, per la comunità, per la nazione, e per la Chiesa. 
Ma per viverci, bisogna ch’egli fornisca il proprio contributo: il marito e la moglie mediante la generazione fisica, il sacerdote mediante la generazione spirituale o conversione. 

- card. Fulton Sheen -
da: "Tre per sposarsi"


La maternità è una naturale Eucarestia. 
Ad ogni bimbo attaccato al suo seno la madre dice: «Prendi e mangia: questo è il mio corpo; questo è il mio sangue. Se tu non ti nutri della mia carne e non bevi il mio sangue, non potrai avere vita dentro di te». 
Il Nostro Divino Signore disse: «Come m’inviò il Padre vivente, e io vivo per il Padre, così chi mangia di me vivrà per me». (Gv 6, 58.) 
Analogamente la madre dice a suo figlio: «Poiché io vivo per merito di Cristo, così tu vivrai per merito mio». E come mediante il simbolo del pane, giorno per giorno, Cristo nutre il Cristiano, così, goccia a goccia, la madre nutre il fi­glio. Come la Divina Eucarestia conferisce l’immortalità («Chi mangia di questo pane vivrà in eterno», Gv 6, 59), così questa umana eucarestia della maternità è garanzia della vita temporale. 
L’angelo che un tempo custodiva le porte del Paradiso per impedire che l’uomo mangiasse dal­l’albero del bene e del male, ora rinfodera la spada, mentre le forme della vita comunicano l’una con l’altra alla balaustra dell’altare ed al seno materno. 
Ciò che nella maternità fu dapprima nutrimento del corpo, col passare del tempo diviene nutrimento della mente e dell’anima, perché non più goccia a goccia, ma parola per parola il figlio viene portato sempre più vicino al Verbo, suo Salvatore ed Amore.

- card. Fulton Sheen - 
da: "Tre per sposarsi"


"La scienza ha il compito disinteressato di rintracciare rapporti nuovi tra le energie, tra le cose. Fallisce solo quando diventa ciarlataneria (...) 
Il ritrovato scientifico segue la sorte comune di tutti i prodotti umani in regime capitalistico; diventa merce, oggetto di scambio (...)
Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. 
Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. 
A che serve loro l’organo della maternità?
Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. 
Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. 
Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto.
I figli nati dopo un innesto? 
Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. 
La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.
La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno”.

- Antonio Gramsci, 6 giugno 1918 -



Qualcuno a difesa dell'utero in affitto dice:
"Non si può fermare il progresso!"

Eh no, asinello, questo non è progresso. La schiavitù che implicava la compravendita di esseri umani è 'na roba antichissima. Era solo passata di moda per colpa di quel nemico del progresso che risponde al nome di Abramo Lincoln! 

- Alberto Scotti - 























Buona giornata a tutti. :-)