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lunedì 8 ottobre 2018

Educazione e figli. I consigli di Maria Montessori

- Ricordate sempre che i bambini imparano da tutto ciò che li circonda. Siate il migliore esempio per loro.
- Se criticate molto i vostri figli, la prima cosa che impareranno sarà giudicare.
- Se li elogiate regolarmente, impareranno a dare valore alle cose.
- Se mostrate loro ostilità, impareranno a litigare.
- Se li ridicolizzate frequentemente, saranno timidi.
- Aiutate i vostri figli affinché crescano sicuri di sé stessi in ogni istante, solo      così potranno imparare a fidarsi degli altri.
- Se li sottovalutate, svilupperanno un sentimento negativo di colpevolezza.
- Fate loro capire che le loro idee ed opinioni sono sempre ben accette, in questo    modo si sentiranno bene con sé stessi.
- Se vivono in un ambiente in cui si sentono curati, integrati, amati e necessari,    impareranno a trovare l’amore nel mondo.
- Non parlate male dei vostri figli quando sono vicino a voi, e neanche quando    non lo sono.
- Concentratevi sulla loro crescita e il loro sviluppo, affinché avvengano in         maniera ottimale; date sempre valore alle cose positive dei vostri figli                 affinché  non rimanga spazio per le cose negative.
- Ascoltateli sempre e rispondete loro quando vi si avvicinano con una     domanda o un commento.
- Rispettateli nonostante abbiano commesso un errore. Correggeranno i loro     sbagli più in là nel tempo.
- Dovete essere disposti ad aiutare i vostri figli se hanno bisogno di qualcosa, -   ma dovete anche essere capaci di lasciare che trovino le cose da soli.
- Quando vi rivolgete a loro, fatelo sempre nel migliore dei modi. Offrite loro il   meglio di voi.

- Maria Montessori -




Quando un bambino si sente sicuro di sé stesso, smette di cercare costantemente l’approvazione degli adulti.

 – Maria Montessori - 



Il primo compito dell’educazione è agitare la vita, ma lasciandola libera perché si sviluppi. 

– Maria Montessori -

E tu, lo sai cosa sei?
Sei una meraviglia.
Sei unico.

In tutti gli anni che sono trascorsi
non c'è mai stato un altro bambino come te.

Le tue gambe, le tue braccia,
le tue dita abili,
il modo in cui ti muovi.

Potrai diventare uno Shakespeare,
un Michelangelo,
un Beethoven.

Hai la capacità di fare qualunque cosa:
ricavare cibo dalla terra o fare,
di tanti piccoli mattoni,
una grande casa;
guidare un treno,
pilotare un aereo
o insegnare matematica.

Si, sei una meraviglia.

E quando crescerai,
potrai allora far del male a un altro che sarà,
come te, una meraviglia?

Bisogna lavorare - tutti noi dobbiamo lavorare -
per rendere il mondo degno dei suoi bambini.

- J.Canfield & M.V.Hansen -
Fonte: “Brodo caldo per l'anima” di  Jack Canfìeid e  Mark Victor Hansen,  Armenia Edizioni, 2004



Buona giornata a tutti. :-)



domenica 23 settembre 2018

da: "Libero chi legge" - Fernanda Pivano

E' stato mio padre a insegnarmi l'amore per i libri. Ero poco più di una bambina ma ogni sabato pomeriggio mi accompagnava nella sua preziosa biblioteca di diecimila volumi e con una piccola cerimonia di un quarto d'ora ne sceglieva uno tra quelli di Fedor Dostoevskij, Lev Tolstoj e Anton Cechov, Gustave Flaubert e Guy de Maupassant, Thomas Mann e Alfred Doblin, Ljos Zilahy e Ferenc Kormendi (alla moda in quel momento), o della prosa d'arte italiana come per esempio America amara di Emilio Cecchi. Mi spiegava che cos'era e mi chiedeva cosa ne pensavo del libro che mi aveva dato il sabato prima.

Mi faceva leggere anche una minuscola rivista arrivata nelle sue mani per le vie dell'antifascismo, "La cultura", di cui aveva conservato le copie dei primi anni Trenta e dove Cesare Pavese aveva scritto articoli su Sherwood Anderson e John Don Passos, e soprattutto Edgar Lee Master: articoli che, in quel clima di "autarchia culturale", mi avevano aiutato a respingere il "principio di italianità" e a rivolgermi alla "plutocrazia decadente" e alla "democrazia giudaico-massonica" quali venivano definite le civiltà anglosassoni.

E' stato ancora lui a regalarmi la prima copia di Moby Dick, tradotto da Cesare Pavese nel 1932 e pubblicato dall'antica Frassinelli, gloria dell'editoria antifascista torinese.

Quello stesso Cesare Pavese sarebbe stato il mio supplente di italiano al liceo Massimo D'Azeglio di Torino. Nelle sue lezioni ci parlava di Francesco De Sanctis e Benedetto Croce; un giorno sono tornata a casa e ho chiesto a mio padre, che si faceva chiamare babbo, se conosceva questi autori. E lui, senza dire niente, mi ha accompagnato nella sua biblioteca e mi ha fatto vedere i loro libri. Avreste dovuto vedere la faccia di quell'insolito professor Pavese quando il giorno dopo li ho portati in aula.

Pavese l'ho rivisto nel 1938, dopo il suo confino in Calabria. E' stato lui a farmi capire la differenza tra letteratura europea e letteratura americana, allora sconosciuta in Italia.

Nel 1941 Franklin Delano Roosvelt ha fatto il famoso discorso sulle quattro libertà: libertà di parola, di culto, dal bisogno e dalla paura. La libertà è a tutti i livelli: non avere paura, essere liberi, senza dittature. Questa era la base del sogno americano e della sua letteratura; la letteratura di cui mi sono innamorata. Per me l'America rappresentava la libertà in un periodo in cui la libertà in Italia non c'era.

Infatti poco dopo è scoppiata la guerra, e con la mia famiglia siamo stati costretti a sfollare a Mondovì, in un albergo presidiato dai nazisti. In quella stanza minuscola ho tradotto L'ultimo dei Mohicani di James Fenimore Cooper con mia madre che mi aiutava alla macchina da scrivere. Sognavo che Uncas arrivasse a liberarci.

Avevo già tradotto l'Antologia di Spoon River e da allora ho tradotto numerosi altri libri con la speranza di farli conoscere in Italia. Credo che non avrei potuto fare altro perchè questa è la mia passione.

Quando la libertà è arrivata anche nel nostro Paese, sono andata in America per cercare uno a uno quegli autori non ancora famosi tra noi, perché per me è fondamentale sapere chi è lo scrittore, chi frequenta, da dove viene: perché ha scritto quello che ha scritto.

Tutti i miei testi sono soltanto lettere d'amore; se scuotono dall'indifferenza qualcuno e lo inducono a interessarsi ad almeno uno dei libri descritti e al loro autore hanno raggiunto il loro scopo.

Oggi, molti, troppi anni dopo, ringrazio tutti gli autori americani che ho amato e dico anche a voi di ringraziarli, uno a uno. Tutte le volte che fate l'amore con un ragazzo che non è vostro marito, o con una ragazza che non è vostra moglie, dite grazie a Ernest Hemingway, a Jack Kerouac, a Gregory Corso. Dite grazie ai miei amici scrittori. E per farlo leggete i loro libri che sostengono la non corruzione, la non paura, la non violenza: che sostengono la libertà.

- Fernanda Pivano -
da: "Libero chi legge", Introduzione
Il volume raccoglie le 'lettere d'amore' di Nanda (18 luglio 1917-18 agosto 2009) ai 'suoi' autori americani.




La scuola serve solo per trovare lavoro?

"Se avessi dieci anni, ma non è detto che non li abbia, risponderei: «per niente». E, con un linguaggio appena un po’ più ingenuo di quello che userò, aggiungerei: «Alla mia età rivendico il diritto di potere ancora sognare e di non associare la felicità al possesso di beni materiali. Il lavoro e i soldi sono importanti, specie se non li hai. Ma dalla scuola mi aspetto che insegni anche altro. Che mi dia gli strumenti culturali per vivere meglio, per cogliere la bellezza in un’opera d’arte, per ammirare un tramonto e non solo una vetrina. Che, almeno alle elementari, mi spinga a fantasticare e a cercare dentro di me il talento unico e irripetibile che sicuramente posseggo, come tutti. 
Che non faccia di me solo un consumatore compulsivo e uno sbarratore di crocette nei questionari, ma un essere umano completo, capace di abitare la vita nella sua interezza o - come direste voi - totalmente."

- Massimo Gramellini -



Leggo perché mi piace leggere. 
Leggo perché non posso farne a meno. 
Leggo quando ho tempo, ma anche quando il tempo non mi basta. 
Leggo per ridere o per riflettere. 
Leggo quando sono felice perché la vita scorre facile, ma anche quando sono triste e ho bisogno di sorridere. 
Leggo perché a me ventiquattro ore non mi bastano e leggere mi allunga la giornata. 
Leggo in silenzio o anche in mezzo al caos. 
A volte leggo sorridendo da sola, altre volte piango per un personaggio di una storia chiusa tra le pagine del libro. 
Leggo perché voglio conoscere, perché voglio riflettere, perché mi piace. 
Leggo perché la vita è troppo breve. 
Leggo quando amo il silenzio. 
Leggo perché adoro il profumo delle pagine che scorrono. 
Leggo perché leggendo scopro che c’è tanto ancora da imparare.

- Alessia S. Lorenzi -
da “Come il Canto del Mare”




Buona giornata a tutti. :-)




mercoledì 6 settembre 2017

Buon anno scolastico

"A casa può imparare solo ciò che a lui personalmente sarà insegnato, a scuola anche quello che (sarà insegnato) agli altri. 
Sentirà ogni giorno approvare molte cose, correggerne molte altre; gli gioverà il rimprovero rivolto alla pigrizia di un suo compagno, gli gioverà l'elogio rivolto allo zelo (di un altro compagno), lo spirito di emulazione sarà suscitato dall'elogio, riterrà vergognoso essere da meno di uno pari a lui, reputerà bello aver superato quelli più grandi. 
Tutte queste cose accendono gli animi, e sebbene l'ambizione sia di per sé un difetto, tuttavia spesso è motivo di virtù".

- Quintiliano -
Institutio oratoria I,2, 21-22

...domi ea sola discere potest quae ipsi praecipientur, in schola etiam quae aliis. Audiet multa cotidie probari, multa corrigi; proderit alicuius obiurgata desidia, proderit laudata industria, excitabitur laude aemulatio, turpe ducet cedere pari, pulchrum superasse maiores. Accendunt omnia haec animos, et licet ipsa vitium sit ambitio, frequenter tamen causam virtutum est.




"Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua minacciatelo di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri..."

- Grazia M. Deledda -




"Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella 'zona grigia' in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi..."

- Rita Levi Montalcini -





Buona giornata a tutti. :-)







mercoledì 19 luglio 2017

Il bullismo ai tempi di "Cuore" - Edmondo De Amicis

Un tratto generoso
26, mercoledì

E si diede a conoscere appunto questa mattina, Garrone. 
Quando entrai nella scuola, - un poco tardi, ché m'avea fermato la maestra di prima superiore per domandarmi a che ora poteva venir a casa a trovarci, - il maestro non c'era ancora, e tre o quattro ragazzi tormentavano il povero Crossi, quello coi capelli rossi, che ha un braccio morto, e sua madre vende erbaggi. 
Lo stuzzicavano colle righe, gli buttavano in faccia delle scorze di castagne, e gli davan dello storpio e del mostro, contraffacendolo, col suo braccio al collo. Ed egli tutto solo in fondo al banco, smorto, stava a sentire, guardando ora l'uno ora l'altro con gli occhi supplichevoli, perché lo lasciassero stare. Ma gli altri sempre più lo sbeffavano, ed egli cominciò a tremare e a farsi rosso dalla rabbia. 
A un tratto Franti, quella brutta faccia, salì sur un banco, e facendo mostra di portar due cesti sulle braccia, scimmiottò la mamma di Crossi, quando veniva a aspettare il figliuolo alla porta, perché ora è malata. 
Molti si misero a ridere forte. Allora Crossi perse la testa e afferrato un calamaio glielo scaraventò al capo di tutta forza, ma Franti fece civetta, e il calamaio andò a colpire nel petto il maestro che entrava. 
Tutti scapparono al posto, e fecero silenzio, impauriti. 
Il maestro, pallido, salì al tavolino, e con voce alterata domandò: - Chi è stato? Nessuno rispose. 
Il maestro gridò un'altra volta, alzando ancora la voce: - Chi è? Allora Garrone, mosso a pietà del povero Crossi, si alzò di scatto, e disse risolutamente: - Son io. 
Il maestro lo guardò, guardò gli scolari stupiti; poi disse con voce tranquilla: - Non sei tu. E dopo un momento: - Il colpevole non sarà punito. S'alzi! 
Il Crossi s'alzò, e disse piangendo: - Mi picchiavano e m'insultavano, io ho perso la testa, ho tirato... 
- Siedi, - disse il maestro. - S'alzino quelli che lo han provocato. Quattro s'alzarono col capo chino. - Voi, - disse il maestro, - avete insultato un compagno che non vi provocava, schernito un disgraziato, percosso un debole che non si può difendere. 
Avete commesso una delle azioni più basse, più vergognose di cui si possa macchiare una creatura umana. 
Vigliacchi! 
Detto questo, scese tra i banchi, mise una mano sotto il mento a Garrone, che stava col viso basso, e fattogli alzare il viso, lo fissò negli occhi, e gli disse: - Tu sei un'anima nobile. Garrone, colto il momento, mormorò non so che parole nell'orecchio al maestro, e questi, voltatosi verso i quattro colpevoli, disse bruscamente: - Vi perdono.

 - Edmondo De Amicis -
da: "Cuore" Primo capitolo



Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. 
Dobbiamo sempre schierarci. 
La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.

– Èlie Wiesel -



Molti adulti preferiscono non immischiarsi nelle storie di bullismo. considerandole sciocche questioni di poco conio oppure necessari esercizi di sopravvivenza al quale il debole deve necessariamente sottoporsi per diventare un adulto capace di navigare nelle tempeste della vita.

– Alberto Pellai -



Buona giornata a tutti. :-)







lunedì 12 settembre 2016

Il Primo Giorno di Scuola - Alessandro D'Avenia

Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente?

Il racconto delle vacanze? No. Quelle dei miei compagni? No. Saprei già tutto. Devi studiare? Sarà difficile? 
Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so. 
Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento. 
Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad annoiarmi da subito, ma mi venga almeno un po’ voglia di cominciarlo quest’anno scolastico. Dall’orecchio della passione ci sento benissimo.
Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. 
Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua.

Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fare potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra. 
Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi. Dimostratemi che perdete il sonno per insegnare quelle cose che – dite – valgono i miei sforzi. 
Voglio guardarli bene i vostri occhi e se non brillano mi annoierò, ve lo dico prima, e farò altro. 
Non potete mentirmi. Se non ci credete voi, perché dovrei farlo io? 
E non mi parlate dei vostri stipendi, del sindacato, della Gelmini, delle vostre beghe familiari e sentimentali, dei vostri fallimenti e delle vostre ossessioni. No. Parlatemi di quanto amate la forza del sole che brucia da 5 miliardi di anni e trasforma il suo idrogeno in luce, vita, energia. 
Ditemi come accade questo miracolo che durerà almeno altri 5 miliardi di anni. 
Ditemi perché la luna mi dà sempre la stessa faccia e insegnatemi a interrogarla come il pastore errante di Leopardi. 
Ditemi come è possibile che la rosa abbia i petali disposti secondo una proporzione divina infallibile e perché il cuore è un muscolo che batte involontariamente e come fa l’occhio a trasformare la luce in immagini.
Ci sono così tante cose in questo mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stupore conosce.
E ditemi il mistero dell’uomo, ditemi come hanno fatto i Greci a costruire i loro templi che ti sembra di essere a colloquio con gli dei, e come hanno fatto i Romani a unire bellezza e utilità come nessun altro. 
E ditemi il segreto dell’uomo che crea bellezza e costringe tutti a migliorarsi al solo respirarla. 
Ditemi come ha fatto Leonardo, come ha fatto Dante, come ha fatto Magellano. 
Ditemi il segreto di Einstein, di Gaudì e di Mozart. Se lo sapete ditemelo.
Ditemi come faccio a decidere che farci della mia vita, se non conosco quelle degli altri? 
Ditemi come fare a trovare la mia storia, se non ho un briciolo di passione per quelle che hanno lasciato il segno? 
Ditemi per cosa posso giocarmi la mia vita. Anzi no, non me lo dite, voglio deciderlo io, voi fatemi vedere il ventaglio di possibilità. 
Aiutatemi a scovare i miei talenti, le mie passioni e i miei sogni. 
E ricordatevi che ci riuscirete solo se li avete anche voi i vostri sogni, progetti, passioni. Altrimenti come farò a credervi? 
E ricordatemi che la mia vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, e aiutatemi a non accontentarmi di consumare piccoli piaceri reali e virtuali, che sul momento mi soddisfano, ma sotto sotto sotto mi annoiano…
Sfidatemi, mettete alla prova le mie qualità migliori, segnatevele su un registro, oltre a quei voti che poi rimangono sempre gli stessi. 
Aiutatemi a non illudermi, a non vivere di sogni campati in aria, ma allo stesso tempo insegnatemi a sognare e ad acquisire la pazienza per realizzarli quei sogni, facendoli diventare progetti.
Insegnatemi a ragionare, perché non prenda le mie idee dai luoghi comuni, dal pensiero dominante, dal pensiero non pensato. 
Aiutatemi a essere libero. 
Ricordatemi l’unità del sapere e non mi raccontate l’unità d’Italia, ma siate uniti voi dello stesso consiglio di classe: non parlate male l’uno dell’altro, vi prego. E ricordatemelo quanto è bello questo Paese, parlatemene, fatemi venire voglia di scoprire tutto quello che nasconde prima ancora di desiderare una vacanza a Miami. 
Insegnatemi i luoghi prima dei non luoghi.
E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. 
Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite.
Per questo, un giorno, vi ricorderò.

- Alessandro D'Avenia -



Non ti prometto che non ci saranno ostacoli, prove, verifiche da superare,
non ti prometto che non dovrai faticare,
non ti prometto che a volte le lezioni ti sembreranno difficili, lunghe e anche noiose, forse...
non ti prometto che prenderai sempre dieci,
ma ti assicuro che se cadrai, non ti lascerò da solo,
ti assicuro che saprò sedermi con te su quella sedia,
ti assicuro che avrò pazienza per aspettarti
e per ripeterti quello che non capirai...
ti assicuro che farò il possibile perché tu stia bene in classe,
ti assicuro che cercherò di livellarti il più possibile la strada
perché tu possa giungere alla meta
e se ti sembrerà che per un attimo ti abbia dimenticato o perso di vista,
ricorda sempre che anche la maestra, in certi momenti, ha bisogno di una sedia accanto...


La Maestra aveva un cervello a forma di cuore. 
Noi alunni eravamo i suoi quaranta figli adottivi. 
Troppi per qualsiasi madre, ma non per lei che leggeva l'anima a tutti, dosando rimproveri e gratificazioni.... 
Lui (papà) e la mamma non screditavano mai la Maestra. 
Se rimediavo un votaccio, significava che me l'ero meritato, non che lei nutriva un pregiudizio nei miei confronti. 
Le prime autorità che ho incrociato erano abbastanza autorevoli da non delegittimarsi a vicenda e mi davano la sensazione rassicurante di abitare un universo ordinato.

- Massimo Gramellini - 
 scrittore
Buona giornata a tutti. :-) 
in modo particolare a tutti gli studenti e studentesse che oggi iniziano un nuovo anno scolastico. L'augurio è che sia un anno prezioso per il vostro futuro.


giovedì 7 luglio 2016

da: "Non so niente di te" - Paola Mastrocola

Nessun genitore deve volere il meglio per suo figlio. E sai perché? Perché non lo sa. Un genitore non sa cos’è il meglio per suo figlio. Non lo può sapere, come potrebbe? 
E' Dio? Legge nella sfera di cristallo? No, è solo un genitore. E allora dovrebbe starsene a guardare e basta, in silenzio e con grande calma. Un po’ come si sta davanti al mare a guardare il mare. Cosa si fa davanti al mare? Si guarda il mare. Basta. Si accompagnano le onde con lo sguardo. Questo. Una per una. Come faceva il mio amico Malmecca con le foglie: le accompagnava, le prendeva in braccio un attimo prima che cadessero. Le… accompagnava. Hai presente? Le onde che si frangono, le foglie che cadono, la canna da pesca che si piega quando il pesce abbocca… Così. Accompagnare. Anche i figli bisogna accompagnarli. Stare a guardarli, come le onde. […] 
Un figlio che non continua il padre spezza una linea. La rompe. È un elemento di rottura, un figlio così, si può dire? L’ho pensato spesso. Ma adesso non lo penso più. […] 
Dovreste essere curiosi, voi genitori. Molto curiosi dei figli. Dovreste morire dalla curiosità di vedere dove diavolo andrà a finire, quella linea spezzata che è partita da voi, e che si spezzerà ancora decine di volte nei secoli, con i figli dei vostri figli e i figli dei loro figli. Decine di volte! Invece, siete sempre così scontenti… Così incontentabili. Siete così privi di curiosità, voi genitori… Sembra che conosciate già tutto, che sappiate al millesimo che fine farà ogni cosa, ogni figlio… Non vi lasciate sorprendere. Non prevedete neanche la possibilità di una sorpresa. Peccato. Vi private di una grande felicità… “.

- Paola Mastrocola - 

da: "Non so niente di te"



I nostri studenti che "vanno male" (studenti ritenuti senza avvenire) non vengono mai soli a scuola. In classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso. 
Guardateli, ecco che arrivano, il corpo in divenire e la famiglia nello zaino. 
La lezione può cominciare solo dopo che hanno posato il fardello e pelato la cipolla. Difficile spiegarlo, ma spesso basta solo uno sguardo, una frase benevola, la parola di un adulto, fiduciosa, chiara ed equilibrata per dissolvere quei magoni, alleviare quegli animi, collocarli in un presente rigorosamente indicativo.
Naturalmente il beneficio sarà provvisorio, la cipolla si ricomporrà all'uscita e forse domani bisognerà ricominciare daccapo. Ma insegnare è proprio questo: ricominciare fino a scomparire come professori. 
Se non riusciamo a collocare i nostri studenti nell'indicativo presente della nostra lezione, se il nostro sapere e il piacere di servirsene non attecchiscono su quei ragazzini e quelle ragazzine, nel senso botanico, la loro esistenza vacillerà sopra vuoti infiniti. 
Certo, non saremo gli unici a scavare quei cunicoli a non riuscire a colmarli, ma quelle donne e quegli uomini avranno comunque passato uno o più anni della loro giovinezza seduti di fronte a noi. 
E non è poco un anno di scuola andato in malora: è l'eternità in un barattolo.

- Daniel Pennac - 
scrittore



È più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere.

- Alberto Hurtado, gesuita - 






Come sempre nel nostro Paese quando si deve tagliare, si tagliano la cultura e la ricerca, ritenute evidentemente un inutile lusso.

- Margherita Hack, astrofisica - 


Buona giornata a tutti. :-)













domenica 5 giugno 2016

Il potere dei Media - Noam Chomsky

Prima parlavo dello scopo dei media e delle élite opportunamente indottrinate. Ma che dire della maggioranza ignorante e intrigante? 
Essa deve in qualche modo essere distratta. 
Le si possono propinare semplificazioni e illusioni emotivamente potenti, cosicché sia capace di scimmiottare la linea di partito. 
La linea principale è comunque quella di tenerla fuori. 
Le si lasci fare cose prive di importanza, la si lasci urlare per una squadra di calcio o divertirsi con una soap opera. 
Ciò che si deve fare è creare un sistema adatto nel quale ciascun individuo rimanga incollato al tubo catodico. 
E' un noto principio delle culture totalitarie quello di voler isolare gli individui: se ne discute dal secolo XVIII. 
Per la cultura totalitaria è estremamente importante separare tra loro le persone.
Quando la maggioranza "ignorante e deficiente" sta insieme può capitare che si faccia venire strane idee.
Se invece si tengono gli individui isolati, non è interessante se pensano e quello che pensano. Dunque bisogna tenere la gente isolata, e nella nostra società ciò significa incollarla alla televisione. 

Una strategia perfetta. Sei completamente passivo e presti attenzione a cose completamente insignificanti, che non hanno alcuna incidenza.
Sei obbediente. Sei un consumatore. 
Compri spazzatura della quale non hai alcun bisogno. Compri un paio di scarpe da tennis da 200 dollari, perché le usa Magic Johnson. E non rompi le scatole a nessuno.
Se vuoi uccidere quel bambino che sta vicino a casa tua, fallo pure, questo non ci preoccupa. 

Ma non cercare di depredare i ricchi. Uccidetevi fra voi, nel vostro ghetto. Questo è il trucco. 
Questo è ciò che i media hanno il compito di fare. Se si esaminano i programmi trasmessi dalla televisione si vedrà che non ha molto senso interrogarsi sulla loro veridicità. E infatti nessuno si interroga su questo. L'industria delle pubbliche relazioni non spende miliardi di dollari all'anno per gioco. L'industria delle pubbliche relazioni è un invenzione americana che è stata creata all'inizio di questo secolo con lo scopo, dicono gli esperti, "di controllare la mente della gente, che altrimenti rappresenterebbe il pericolo più forte nel quale potrebbero incorrere le grandi multinazionali".
Questi sono i metodi per attuare questo genere di controllo.


Tratto da: Noam Chomsky "Il potere dei media" - Vallecchi


...
I "metodi scientifici di gestione" furono messi a punto - sempre in quegli anni (1930) - anche per interrompere gli scioperi. Si comprese che i media dovevano essere saturati con una serie di convizioni appropriate: questo sistema fu applicato a Johnstown, in Pennsylvania, durante lo sciopero dei metalmeccanici del 1936-37. L'operazione riuscì. Da allora questo metodo prese il nome di "formula di Mohawk Valley" (dove si trovava Johnstown). L'idea fu quella di inserirsi nei gruppi di scioperanti, di saturarli di propaganda attraverso i media - e le chiese - in modo tale che alla fine ognuno di loro avesse chiara in mente l'esistenza di due gruppi contrapposti: noi e loro. "Noi" erano i lavoratori che continuavano a lavorare e le loro mogli che si curavano della casa. Le schiave che per venti ore al giorno aiutavano i lavoratori. Gli "altri" erano i cani sciolti, i diversi, gli anarchici, gli elementi di disturbo, i leader sindacali, coloro cioè che cercavano di rompere l'armonia e la pace della comunità. Dobbiamo proteggerci, dicevano i "Noi", dobbiamo proteggerci dagli estremisti che cercano di disturbare la nostra armonia. Questa strategia ebbe grande successo. E questa è l'immagine dello sciopero che ancora viene propagandata e che la maggioranza condivide: rottura dell'armonia. Si guardino le immagini che delle lotte dei lavoratori danno i media, le soap opera, i film.

Tratto da: Noam Chomsky "Il potere dei media" - Vallecchi 





















Una cosa non è importante perché l’ho detta io. 
E' importante se è importante per sé. Cioè, se è vera merita di essere detta. 
Non merita di essere detta perché l’ha detta il prof X. Se l’ha detta Hegel, tanti saluti ad Hegel. 
Tanti uomini, è stato detto, si sono inchinati davanti a Hegel, è vero; ma tanti si sono pure inchinati davanti a Hitler, e allora? 
Che significa: “L’ha detta Hegel”? L’ha detta Hegel che aveva due gambe, due braccia, due occhi come me, e poteva anche dire delle corbellerie come le posso dire io. 
Dunque il primato della verità: lasciarsi guidare dalla verità, non pretendere di giudicare la verità.

- Giovanni Turco - 
Docente di filosofia politica presso l’Università di Udine
“I fondamenti dottrinali e spirituali dell’apostolato della carità intellettuale" 




Disinformati da una informazione che da cane da guardia del potere si è trasformata in cane da guardia al servizio del potere, alienati dalla frammentazione del tessuto sociale e commerciale, isolati nell'economia del lavoro e nella stessa vita privata: la creatura sociale che ha preso il posto di quei lavoratori che tanto hanno spaventato la classe dirigente nel Novecento è franta, alienata, depressa e sempre più ignorante. È diventato un popolino che non sa più chi votare, schiavo dell'intrattenimento, marginalizzato nella vita politica.

- Noam Chomsky -


Buona giornata a tutti. :-)