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sabato 14 settembre 2019

Riflessioni sui figli - Antonio Polito

La seconda rivoluzione che ha spogliato i nostri figli del senso di responsabilità è stata paradossalmente proprio quella che ha consegnato alle madri e ai padri il potere di una scelta responsabile: la contraccezione facile. 
Da quando è comparsa la pillola a regolare maternità e paternità, i figli sono diventati tutti "voluti" (dei "non voluti", d'altronde, non sappiamo molto perchè tendono a non nascere).

Un figlio " voluto" ha uno status diverso da un figlio " venuto".
Il figlio voluto deve avere tutto ciò per cui è stato voluto. 
Anzi è voluto solo se e quando ciò che per lui è stato programmato è diventato possibile.
E' il risultato finale di un processo di accumulazione capitalistica, l'esito di una partita doppia economico - sentimentale, il vaso di cristallo in cui riversare un intero progetto di vita.

Ovvio che, una volta nato, il figlio voluto si trasformi in una semidivinità  (e che anche per questo tenda a restare unico).

Al figlio venuto si dà quel che si può, si lascia che se la cavi da solo, l'esistenza per il figlio venuto è più caotica, incerta, belluina, come la vita vera.

Il figlio voluto penserà invece che tutto gli sia dovuto."

- Antonio Polito - 
Fonte: "Contro i papà. Come noi italiani abbiamo rovinato i nostri figli", editore Rizzoli



[...] cosa significa davvero diventare genitori? Lo si diventa biologicamente o quando si riconosce con un gesto simbolico il proprio figlio assumendosi nei suoi confronti una responsabilità illimitata? 
Le due cose non si escludono ovviamente, ma senza quel gesto la generazione biologica non è un evento sufficiente a fondare la genitorialità. [...] 
Generare un figlio non significa già essere madri o padri. 
Ci vuole sempre un supplemento ultra-biologico, estraneo alla natura, un atto simbolico, una decisione, un'assunzione etica di responsabilità. 
Un padre e una madre biologica possono generare figli disinteressandosi completamente del loro destino. 
Meritano davvero di essere definiti padri e madri? 
E quanti genitori adottivi hanno invece realizzato pienamente il senso dell'essere padre e dell'essere madre pur non avendo alcuna relazione biologico-naturale coi loro figli?

- Massimo Recalcati - 


«Oggi il bimbo detta legge in famiglia è diventato un dio da osannare, i genitori gli danno tutto ciò che vuole. Perché porre limiti al godimento istantaneo? Siamo in una società dove la rinuncia è priva di senso, dove dire “no” sembra un delitto». 
E poi ci sono le nuove malattie dei genitori, mai viste prima: la paura di non essere amati dai figli. 
Mio padre non si è mai chiesto se lo amavo, ero io piuttosto a chiedermi se contavo qualcosa per lui. 
Per essere amati facilmente bisogna dire sempre “sì”, ed è quello che fanno i genitori oggi. 
Questo li detronizza. È sparito il conflitto generazionale, non c’è lotta tra padre e figlio, anzi sono diventati amici. 
L’altra malattia dei genitori è l’ossessione per la riuscita, per la prestazione del figlio. Non si tollerano più i fallimenti, gli errori, le imperfezioni fisiche: il bimbo deve essere capace, il migliore se possibile in ogni ambito, bello, perfetto. 
Quando una cultura cancella il fallimento si distrugge, perde di vista il fatto che l’essenziale nella vita non è essere perfetti, ma amare la stortura, le bizzarrie. 
Il disagio giovanile è legato a questo rapporto rovesciato con i genitori. 
I giovani sono depressi, senza slancio, senza desiderio. «Siamo di fronte a giovani che hanno tutto, ma non desiderano niente»,  «E sono dipendenti dagli oggetti tecnologici. Vivono un’apatia frivola e una connessione continua. Ma come possiamo fare per sconnetterli. Per riaccendere in loro la vita? 
Con la nostra passione, con la nostra vita. Avviene per contagio».

- Massimo Recalcati -


 Preghiera dei genitori

Donaci, Signore, gioie pure,
dolori sopportabili, amore paziente,
lieta e forte concordia nel bene.
Donaci un pane per la nostra famiglia,
vita e virtù per educare i nostri figli.
Nelle tue mani raccomandiamo
I giorni che benigno concedi.
Donaci di consolare e nobilitare
Con l’esempio e la parola
Quanti incontriamo
Sul nostro cammino.
Insegnaci ad espiare le nostre colpe
Che non ricadano sulla nostra famiglia.
Liberaci dal male
E consòlaci con la tua pace.



Buona giornata a tutti. :-)


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venerdì 13 settembre 2019

Lettera di Abramo Lincoln all'insegnante di suo figlio (1830)

Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po' e desidero che sia trattato con delicatezza.E' un'avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un'avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore.Vivere questa vita richiederà fede, amore, coraggio. 
Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe; che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso… Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico, cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta. Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti…. Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri….

Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso, perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
È un così caro ragazzo, mio figlio!

- Abraham Lincoln -

La lettera che, attribuita, ad Abraham Lincoln venne scritta nel 1830 all'insegnante di suo figlio.




«Tutto ci dice che l’educazione è il fattore cruciale per la riuscita di una comunità e dei nostri ragazzi. Allora perché abbiamo totalmente abdicato a questa funzione?». Le ragioni sono due. 
«Per un malefico paternalismo i genitori hanno voluto risparmiare ai figli la fatica implicata nel vivere, ma così hanno spianato la strada verso il nulla. Invece di lanciarli verso una meta ambiziosa, corrispondente al loro cuore, hanno preferito evitargli la fatica della salita». 
Le conseguenze sono drammatiche, perché «i giovani avvertono la sfiducia». 
Il malinteso senso di protezione «è un giudizio negativo sulle loro capacità di crescere ed essere se stessi, ed essi colgono questo giudizio anche se resta implicito».

- don Julián Carrón -



Penso che per gli studenti sarebbe molto meglio partire dalla contemporaneità.
Si rimane sempre indietro di un secolo; nella scuola si vive come dentro una specie di capsula senza collegamento con il tempo presente, mancano i nessi.


- José Saramago -


«Mi spaventa un’Italia senza un ideale adeguato, un utilitarismo perseguito senza alcun punto di fuga ideale. Questo non può durare». 

don Giussani del 1992


La passività dei giovani, il torpore che li avvolge ha radici «nello scetticismo degli adulti che non propongono qualcosa per cui valga la pena muoversi. 
È difficile oggi trovare adulti che non siano scettici. 
Come descrive Leopardi, la natura dell’uomo è non poter essere soddisfatto di nulla: invece vengono offerte risposte facilone che non risvegliano tutta la loro capacità».
C’è una seconda fonte di questa impostazione educativa: il pensiero del Novecento che ha tolto all’uomo la responsabilità delle proprie azioni. 
«L’io è in balia di altro. Per Freud erano forze psicologiche più grandi di lui, per il marxismo le colpe sociali, per il darwinismo gli antecedenti biologici. 

Il risultato è che l’io non c’è più, un sasso travolto dalla corrente».
Ma se l’uomo è irriducibile ai suoi antecedenti biologici, antropologici e sociali, c’è una speranza anche per le generazioni di oggi. 
Non sono prigioniere del mondo che gli è stato creato attorno. «Basta un minimo di rapporto con i ragazzi per scoprire che il loro io c’è. 
Capiscono benissimo. Non devono studiare legge per capire che cosa è giusto. Il criterio per giudicare è nella loro natura di uomini». E allora si riparte proprio da questo cuore, dal «punto infiammato» di un io sepolto dal torpore, dalla noia, dalla mancanza di adulti che proponga loro una sfida all’altezza delle loro attese. 

- don Julián Carrón -




Chi dunque è in grado di risvegliare l’io dei giovani e degli adulti? «È la sfida della nostra generazione, per qualsiasi ambito»….. 
«Non basta una lezione o un richiamo etico, occorre un adulto che con la sua vita faccia interessare l’altro uomo alla sua vita e al suo destino. 
Solo un testimone può risvegliare le esigenze nascoste dell’io, sfidare la ragione, il cuore, la libertà. Una proposta vivente che suscita il personale impegno con se stessi, senza evitare la fatica personale della verifica. 
L’educazione non è convincere, plagiare, ma il rapporto tra due libertà. Quando sono sfidati i ragazzi sono entusiasti. 
Il problema è che nessuno li sfida». 

- don Julián Carrón -




Buona giornata a tutti. :-)

mercoledì 31 luglio 2019

Dialogo in guardaroba - Bombeck Erma

Ieri ho attaccato in guardaroba il seguente cartello:

Tutti i capi di vestiario abbandonati in questo posto per più di novanta giorni verranno rimossi a spese del proprietario e venduti all'asta.

«Che cos'è questa storia?» mi ha chiesto il più piccolo dei miei figli.

«Significa che in fondo al tuo mucchio di vestiti ci sono ancora i pannolini, e hai tredici anni. Significa che non ne posso più di vederti vestire tutte le mattine sopra il tostapane. Significa che i tuoi vestiti hanno un posto e io voglio vederceli.»

«Avevo proprio intenzione di parlarti di questa storia», ha detto lui. «Si può sapere perché hai messo i miei blue jeans in lavatrice?»
«Perché erano in mezzo alla stanza, sul pavimento.»
«Erano accovacciati?»
«Accovacciati?»
«Sì, come se avessi appena sfilato le gambe dai buchi.» 
Annuii. «Cosa c'entra questo?»
«Quando sono così accovacciati significa che non sono sporchi.»
«E come faccio a sapere quando lo sono?»
«Quelli sporchi li butto sotto il letto con un calcio.»
«E perché non li metti sul letto?»
«Perché non voglio mescolarli ai vestiti puliti.»
«Invece di dormirci, con i vestiti puliti, perché non li metti in un cassetto?»
«Perché nei cassetti ci tengo la biancheria sporca che ho intenzione di indossare ancora.»
Respirai profondamente. «E perché mai dovresti indossare della biancheria sporca?» «Perché porta fortuna.» «A chi?» chiesi seccamente.
«Suppongo che vorresti che mettessi la biancheria nella cesta della biancheria?» mi chiese.
«Devo ammettere di averci pensato.»
«I miei vestiti si sciuperebbero a contatto con tutti quegli asciugamani bagnati.» «Veramente gli asciugamani bagnati dovrebbero stare sul portasciugamani.» «E che cosa dovrei fare di tutti i tuoi collant e golfini?»
«METTERLI IN GUARDAROBA», urlai.
«Questo significa che non posso più vestirmi sopra il tostapane?» mi chiese.
Gli piazzai con fermezza una mano sul sedere. «No, significa che la biancheria sporca ha smesso di portarti fortuna.»

- Erma Bombeck -
Fonte: “Se la vita è un piatto di ciliegie, perché a me capitano solo i noccioli?” di Erma Bombeck







"Non ho mai capito come può un bambino baciare un cane sulle labbra, prendere una gomma già masticata dal portacenere, appoggiare la bocca a una pompa da giardino tutta sporca di fango... e poi rifiutare di bere dallo stesso bicchiere del fratello!"

(da "Se la vita è un piatto di ciliegie, perché a me solo i noccioli?" di Erma Bombeck)





«Per quanto ricordi, la nostra casa ha sempre ospitato un quarto bambino… Non-lo-so. Tutti lo vedono tranne me. 
Io so soltanto una cosa, che è odioso. “Chi ha lasciato aperta la porta d’ingresso?”. “Non-lo-so”. “Chi ha lasciato il sapone a mollo nell’acqua?”. “Non-lo-so”. [...] 
Sinceramente, Non-lo-so mi farà diventare matta. 
Ha perso due ombrelli, quattro paia di stivali e una bicicletta. [...]. 
Stamattina a colazione ho detto a mio marito: “Chi vuole il fegato per cena?”. Lui ha alzato gli occhi e ha detto: “Per-me-è-lo-stesso”. 
Questo può significare soltanto una cosa. Non-lo-so ha un fratello».

- Erma Bombeck -




Buongiorno a tutti:-).. anzi a tutte! :-)))


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domenica 28 aprile 2019

Cos’è un ragazzo (1970)

I ragazzi ci arrivano in misure, pesi e colori assortiti.

Li troviamo dappertutto: sulla cima di... sotto a... dentro il... mentre si arrampicano su... dondolano da... corrono per... e saltano sopra...

Le madri li adorano, le bambine li odiano, le sorelle e i fratelli maggiori li tollerano, gli adulti li ignorano e... il Cielo li protegge.

Un ragazzo è la verità con la faccia sporca, la saggezza con i capelli arruffati, la speranza nell’avvenire con un ranocchio in tasca. 

Il ragazzo ha l’appetito di un cavallo, la digestione di un ingoiatore di spade, l’energia di una bomba atomica tascabile, la curiosità di un gatto, i polmoni di un dittatore, la fantasia di Giulio Verne, la timidezza della violetta, gli piacciono i gelati, le lime, il Natale, i giornali a fumetti, i boschi, l’acqua (nel suo ambiente naturale), i grossi animali, il babbo, i treni, la domenica mattina e i carri dei pompieri. 

Non vede di buon occhio il catechismo, le visite, la scuola, i giornali senza illustrazioni, le lezioni di piano, il barbiere, le bambine, le persone grandi, e il momento di coricarsi.

Un ragazzo è una creatura magica: potete chiuderlo fuori dal vostro studio, ma non dal cuore. 
Potete scacciarlo dalla vostra stanza ma non dalla vostra mente. 
Un terremoto in miniatura con la faccia lentigginosa...è il vostro padrone.

Ma quando tornate a casa la sera, recando con voi soltanto i brandelli delle vostre speranze e dei vostri sogni, lui può rimetterli a nuovo con due magiche parole: “Ciao papà”.



I giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere"


- Plutarco -



"Le radici sono importanti, nella vita di un uomo,
ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici,
e le gambe sono fatte per andare altrove."


- Pino Cacucci -



Voglio vivere a tutto volume, 
Dio mio.
Sognare in grande,
avvicinarmi alla gente senza paura,
donare senza pretendere 
nulla in cambio.
A tutto volume, 
Dio mio,

voglio vivere ogni giorno di questa mia vita.




Buona giornata a tutti. :-)

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venerdì 22 marzo 2019

L’altra malattia dei genitori è l’ossessione per la riuscita, per la prestazione del figlio - Massimo Recalcati

Il proprium dell’uomo è l’educazione, perché l’educazione è quella cosa misteriosa per cui, per il fatto stesso che esistiamo, educhiamo. 
Tutti in qualche modo educano e tutti sono educati continuamente, perché la vita è un’educazione continua, se per educazione si intende appunto non un addestramento, non l’acquisizione di determinate competenze, che sono un aspetto dell’educazione, ma se si intende una compagnia che gli adulti fanno, che una generazione di adulti fa a una generazione di giovani, perché questa generazione di giovani risponda all’attesa che ha di felicità, di bene, che la vita sia buona, che la vita sia una cosa positiva. 
Se l’educazione è questo, sempre educhiamo, tutti educhiamo; poi c’è quel mestiere particolare che è il genitore e quel mestiere particolare che è l’insegnante che hanno una loro fisionomia e una loro caratteristica. 

- Franco Nembrini -



L’altra malattia dei genitori è l’ossessione per la riuscita, per la prestazione del figlio. 
Non si tollerano più i fallimenti, gli errori, le imperfezioni fisiche: il bimbo deve essere capace, il migliore se possibile in ogni ambito, bello, perfetto. «Quando una cultura cancella il fallimento si distrugge, perde di vista il fatto che l’essenziale nella vita non è essere perfetti, ma amare la stortura, le bizzarrie». 
Il disagio giovanile è legato a questo rapporto rovesciato con i genitori. 
I giovani sono depressi, senza slancio, senza desiderio. 
«Siamo di fronte a giovani che hanno tutto, ma non desiderano niente», e sono dipendenti dagli oggetti tecnologici. Vivono un’apatia frivola e una connessione continua. Ma come possiamo fare per sconnetterli. Per riaccendere in loro la vita? 
Con la nostra passione, con la nostra vita. Avviene per contagio».

- Massimo Recalcati - 



“Arriva un momento in cui i figli ti si staccano dalle mani,
come sull'altalena, quando li spingi per un pezzo e poi li lasci andare.
Mentre salgono più in alto di te, non puoi fare altro che aspettare, e sperare che si reggano saldi alle corde.
L'oscillazione te li restituisce, prima o poi, ma diversi e mai più tuoi”.

- Paolo Giordano - 
“La maestra Gisella”




 Buona giornata a tutti. :-)




venerdì 7 dicembre 2018

Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al posto dei vostri figli - Sant'Ambrogio

1. L’educazione dei figli è impresa per adulti disposti ad una dedizione che dimentica se stessa: ne sono capaci marito e moglie che si amano abbastanza da non mendicare altrove l’affetto necessario.
2. Il bene dei vostri figli sarà quello che sceglieranno: non sognate per loro i vostri desideri. Basterà che sappiano amare il bene e guardarsi dal male e che abbiano in orrore la menzogna.
3. Non pretendete dunque di disegnare il loro futuro; siate fieri piuttosto che vadano incontro al domani con slancio anche quando sembrerà che si dimentichino di voi.

4. Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare.

5. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è insopportabile una vita vissuta per niente.

6. Più dei vostri consigli li aiuterà la stima che hanno di voi e la stima che voi avete di loro; più di mille raccomandazioni soffocanti, saranno aiutati dai gesti che videro in casa: gli affetti semplici, certi ed espressi con pudore, la stima vicendevole, il senso della misura, il dominio delle passioni, il gusto per le cose belle e l’arte, la forza anche di sorridere. 
E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato: e non trovo gesto migliore per dire la fierezza di essere uomo di quando mio padre si fece avanti a prendere le difese di un uomo ingiustamente accusato.

7. I vostri figli abitino la vostra casa con quel sano trovarsi bene che ti mette a tuo agio e ti incoraggia anche ad uscire di casa, perché ti mette dentro la fiducia in Dio e il gusto di vivere bene.

da: "Sette dialoghi con Ambrogio, Vescovo di Milano" (Centro Ambrosiano, 1996).


Il Vescovo Ambrogio ripeteva: «Omnia Christus est nobis! – Cristo è tutto per noi!». 
E spiegava: «Omnia Christus est nobis! 
Se vuoi curare una ferita, Egli è il medico; se sei riarso dalla febbre, Egli è la fonte; se sei oppresso dall’iniquità, Egli è la giustizia; se hai bisogno di aiuto, Egli è la forza; se temi la morte, Egli è la vita; se desideri il cielo, Egli è la via; se sei nelle tenebre, Egli è la luce ... 
Gustate e vedete come è buono il Signore: beato è l’uomo che spera in Lui!»



«Il Signore ci conceda di navigare,
allo spirare di un vento favorevole,
sopra una nave veloce;
di fermarci in un porto sicuro;
di non conoscere da parte degli spiriti maligni
tentazioni più gravi
di quanto siamo in grado di sostenere;
di ignorare i naufragi della fede;
di possedere una calma profonda,
e, se qualche avvenimento susciti contro di noi
i flutti di questo mondo,
di avere, vigile al timone per aiutarci,
il Signore Gesù,
il quale con la sua parola comandi,
plachi la tempesta,
stenda nuovamente sul mare la bonaccia.
A lui onore e gloria,
lode, perennità dai secoli e ora e sempre
e per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

- Sant’Ambrogio - 


Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it