Visualizzazione post con etichetta poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta poesia. Mostra tutti i post

venerdì 10 gennaio 2020

Non sto pensando a niente - Fernando Pessoa

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l'aria notturna,
fresca in confronto all'estate calda del giorno.

Che bello, non sto pensando a niente!

Non pensare a niente
è avere l'anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita...
Non sto pensando a niente.
È come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente...


- Fernando Pessoa -


"La poesia della terra non muore mai.
La poesia è dappertutto, nella terra e
nel mare, nei laghi e sulle rive dei fiumi,
e anche nelle città, in ogni piccolo,
semplice, banale movimento di un operaio
che dipinge l'insegna di un negozio
dall'altro lato della strada".

- Fernando Pessoa -



Ascoltami come chi ascolta piovere, 
riluce l'umido asfalto, 
il vapore si alza e cammina, 
la notte si apre e mi guarda, 
sei tu e la tua forma di vapore, 
tu e il tuo volto di notte, 
tu e i tuoi capelli, lampi lenti, 
traversi la strada ed entri nella mia fronte, 
passi d'acqua sopra le mie palpebre...
ascoltami come chi ascolta piovere.

- Octavio Paz -


 Buona giornata a tutti :-)

www.leggoerifletto.it

seguimi ed iscriviti alla mia pagina YouTube

https://www.youtube.com/channel/UCyruO4BCbxhVZp59h8WGwNg



giovedì 9 gennaio 2020

Il figlio e Quì io ti amo– Pablo Neruda

Sai da dove vieni?
... vicino all'acqua d'inverno
io e lei sollevammo un rosso fuoco
consumandoci le labbra
baciandoci l'anima,
gettando al fuoco tutto,
bruciandoci la vita.

Così venisti al mondo.
Ma lei per vedermi
e per vederti un giorno
attraversò i mari
ed io per abbracciare
il suo fianco sottile
tutta la terra percorsi,
con guerre e montagne,
con arene e spine.
Così venisti al mondo.

Da tanti luoghi vieni,
dall'acqua e dalla terra,
dal fuoco e dalla neve,
da così lungi cammini
verso noi due,
dall'amore che ci ha incatenati,
che vogliamo sapere
come sei, che ci dici,
perché tu sai di più
del mondo che ti demmo.
Come una gran tempesta
noi scuotemmo
l'albero della vita
fino alle più occulte
fibre delle radici
ed ora appari
cantando nel fogliame,
sul più alto ramo
che con te raggiungemmo.

- Pablo Neruda -
Fonte: “I versi del Capitano” di Pablo Neruda, Ed. Passigli, 2001





Pablo Neruda con Matilde Urrutia (nata del 1912 e morta nel 1985). Matilde, cantante cilena, fu la terza moglie di Neruda. 
Si incontrarono a Santiago nel 1946, iniziò fra di loro una relazione sfociata nel 1966 nel matrimonio. 
Rimasero insieme fino alla morte del poeta avvenuta nel 1973. 
Dopo la morte di Neruda, Urrutia ha curato la pubblicazione del suo libro di memorie, Confieso que he vivido ("Confesso di aver vissuto"). 




Quì io ti amo.
Tra i pini si srotola il vento .
Brilla fosforescente la luna su acque erranti .
Passano giorni uguali, inseguendosi l’un l’altro.
Si dirada la nebbia in figure danzanti .
Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela . Alte, alte le stelle.
O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte mi alzo all’alba e persino la mia anima è umida .
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Quì io ti amo.
Quì io ti amo e invano l’orizzonte ci occulta.
Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.
A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,
che corrono sul mare dove non arriveranno.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.
Si stanca la mia vita inutilmente affamata.
Amo quel che non ho . Tu sei così distante.
La mia noia lotta coi lenti crepuscoli.
Ma poi giunge la notte e inizia a cantarmi.
La luna proietta la sua pellicola di sogno.
Mi guardano coi tuoi occhi le stelle più grandi.
E poichè io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro fogli metalliche.


- Pablo Neruda -


Buona giornata a tutti. :-)


iscriviti e seguimi sulla mia pagina YouTube:



domenica 29 dicembre 2019

Siate cauti con le parole - Anne Sexton

Siate cauti con le parole,
anche con quelle miracolose.
Per le miracolose facciamo del nostro meglio,
a volte sciamano come insetti
e non lasciano una puntura ma un bacio.
Possono essere buone come dita.
Possono essere sicure come la roccia
su cui incolli il culo.

Ma possono essere margherite e ferite.
Io sono innamorata delle parole.
Sono colombe che cadono dal tetto.
Sono sei arance sacre sedute sul mio grembo.
Sono gli alberi, le gambe dell’estate,
e il sole, il suo volto appassionato.
Ma spesso non mi bastano.
Ci sono così tante cose che voglio dire,
tante storie, immagini, proverbi, ecc.
Ma le parole non sono abbastanza buone,
quelle sbagliate mi baciano.
A volte volo come un’aquila
ma con le ali di un passero.
Ma cerco di averne cura
e di essere gentile con loro.

Le parole e le uova devono essere maneggiate con cura.
Una volta rotte
sono cose impossibili da aggiustare.

- Anne Sexton -

l



Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell'essere umano.
Anche quando un amico fa qualcosa che non ti piace, egli continua a essere un tuo amico.
Qualunque azione motivata dal furore è un'azione condannata al fallimento.

- Paulo Coelho - 
da: Guerriero della Luce





Dice un proverbio arabo che ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare da tre porte.
Sull’arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: “E’ vera?”
Sulla seconda campeggiare la domanda: “E’ necessaria?”
Sulla terza essere scolpita l’ultima richiesta: “E’ gentile?”
Una parola giusta può superare le tre barriere e raggiungere il destinatario con il suo significato piccolo o grande.
Nel mondo di oggi, dove le parole inutili si sprecano, occorrerebbero cento porte, molte delle quali rimarrebbero sicuramente chiuse.

- Romano Battaglia -




Buona giornata a tutti. :-)





sabato 7 dicembre 2019

L’albero che tornò a casa - don Bruno Ferrero


Il piccolo abete aveva impiegato tutta l’estate a crescere. Si era proprio messo d’impegno e ora giocava felice con i venti invernali. 
Si sentiva abbastanza robusto per resistere anche ai più forti. Le radici, che si erano ramificate in profondità, conferivano al giovane abete una baldanzosa sicurezza.
Ma una gelida mattina di dicembre, mentre i fiocchi di neve sfarfallavano pigri, l’abete avvertì uno strumento acuminato che gli tagliava e strappava le radici.
Poco dopo due mani d’uomo, rudi e sgarbate, lo estirparono dalla terra e lo caricarono nel baule puzzolente di un’automobile che ripartì subito verso la città. Il viaggio fu terribile per il povero abete, che pianse tutte le sue lacrime di profumata resina.
Dopo mille dolorosi sballottamenti, si ritrovò finalmente alla luce. Lo misero in un grosso vaso, in bella mostra. La terra del vaso era fresca e l’abete ebbe un po’ di sollievo e ricominciò a sperare. Divenne perfino euforico, quando mani di donna e piccole mani di bambini cominciarono a infilare tra i suoi rami fili dorati, luci colorate e lustrini scintillanti.
“Mi credono il re degli alberi”, pensava. “Sono stato veramente fortunato.  Altro che starmene là al freddo e alla neve…”.
Per un po’ di giorni tutto andò bene. L’abete faceva un figurone, nel suo abbigliamento luccicante. Era contento anche del presepio che avevano collocato ai suoi piedi: guardava con commozione Maria e Giuseppe, il Bambino nella mangiatoia e anche l’asino e il bue.
Di sera, quando tutte le piccole luci colorate erano accese, gli abitanti della casa lo guardavano e facevano: “Ooooh, che bello!”.
Poi gli venne sete. Sul principio era sopportabile. “Qualcuno si ricorderà di sicuro di darmi un po’ d’acqua”, pensava l’abete. Ma nessuno si ricordava e la sofferenza dell’abete divenne terribile. I suoi aghi, i suoi bellissimi aghi verde scuro, cominciarono a ingiallire e cadere. Si rese conto che aveva lentamente cominciato a morire.
Una sera, ai suoi piedi vennero ammucchiati molti pacchetti confezionati con carta luccicante e nastri colorati. 
C’era molta eccitazione nell’aria. Il mattino dopo scoppiò il finimondo: bambini e adulti aprivano i pacchetti, gridavano, si abbracciavano. L’abete riuscì appena a pensare: “Tutti qui parlano d’amore, ma fanno morire me…”. Improvvisamente una piccola mano lo sfiorò. La sorpresa dell’abete fu infinita: davanti a lui c’era il Bambino del presepio.
“Piccolo abete”, disse il Bambino Gesù, “vuoi tornare a vivere nel tuo bosco, in mezzo ai tuoi fratelli?”.  “Oh sì, per piacere!”.
“Ora, che hanno avuto i regali, non gliene importa più niente di te… E nemmeno di me”. 
Il Bambino Gesù prese l’abete, che d’incanto ridivenne verde e vigoroso. Poi insieme volarono via dalla finestra.

Tratto da “Le storie del Buon Natale” di Bruno Ferrero


Il presepe

Guardo il presepe scolpito,

dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l'asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v'è pace nel cuore dell'uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

- Salvatore Quasimodo

La conclusione della poesia di Quasimodo è molto amara e l’autore sembra affermare l'inutilità della venuta di Gesù in mezzo a noi.
La nostra amarezza nello sperimentare ogni giorno che la durezza dei nostri cuori rende vano il messaggio di amore e di pace che Cristo ci ha portato.

Il Signore ci doni la grazia di una fede più forte e tenace per comprendere che celebrare il Natale significa proclamare che nonostante tutto l’amore di Dio trionferà.


Buona giornata a tutti :-)


seguimi ed iscriviti:




venerdì 29 novembre 2019

Agonia - Cesare Pavese

Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo
accompagna il mattino.

Son lontani i mattini che avevo vent'anni.
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo-una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni
ora è come quel pianto non fosse mai stato.

E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore-perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d'esser io: gettando un'occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori.

- Cesare Pavese -


"Cara Connie, volevo fare l’uomo forte e non scriverti subito, ma a che servirebbe? Sarebbe soltanto una posa. 
Il pensiero di te e un ricordo o un’idea indegni, brutti, non s’accordano. 
Ti amo. 
Cara Connie, di questa parola so tutto il peso -l’orrore e la meraviglia- eppure te la dico, quasi con tranquillità. 
L’ho usata così poco nella mia vita, e così male, che è come nuova per me. […] Amore, il pensiero che quando leggerai questa lettera sarai già a Roma - finito tutto il disagio e la confusione del viaggio -, che vedrai nello specchio il tuo sorriso e riprenderai le tue abitudini, e dormirai da brava, mi commuove.
Sei una cosa più dolce e più terribile, e a pensarci mi tremano i polsi."
  
- Cesare Pavese -

Io trovo molto bello questo maltrattarci insaziabile [...] siamo una bellissima coppia discorde. 

(dal carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi)





“Passo la giornata come chi ha urtato uno spigolo con la rotula interna del ginocchio: tutta la giornata come quell’istante intollerabile. 
Il dolore è nel petto, che mi sembra sfondato e ancora avido, pulsante di sangue che fugge e non ritorna, come da un’enorme ferita. 
Naturalmente, è tutta una fissazione. Dio mio, ma è perché sono solo, e domani avrò una rapida felicità, e poi di nuovo i brividi, la stretta, lo squarcio. 
Non ho più fisicamente la forza di star solo.”

- Cesare Pavese  -
(Il mestiere di vivere)



Buona giornata a tutti :-)


seguimi ed iscriviti:










mercoledì 27 novembre 2019

Ascoltavo la pioggia di Alda Merini eTemporale di Pablo Neruda


Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quale fragile ardore
sillabava e moriva.

L’infinito tendeva
ori e stralci di rosso
profumando le pietre
di strade lontane.

Mi abitavano i sogni
odorosi di muschio
quando il fiume impetuoso
scompigliava l’oceano.

Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quanti nastri di strade
annodavano il cuore.

E la pioggia piangeva
asciugandosi al vento
sopra tetti spioventi
di desolati paesi.

- Alda Merini -



Temporale


Tuona sopra i pini
La nube densa sgrana le sue uve,
cade l’acqua da tutto il cielo vago,
il vento scioglie la sua trasparenza,
si riempiono gli alberi di anelli,
di collane, di lacrime fuggenti.

Goccia a goccia
la pioggia si raccoglie
ancora sulla terra.

Un solo tuono vola
sopra il mare e i pini,
un tuono opaco, oscuro,
un movimento sordo:
si trascinano
i mobili del cielo.

Di nube in nube cadono
i pianoforti delle altezze,
gli armadi celesti,
le sedie e i letti cristallini.

Tutto è trascinato dal vento.

Canta e racconta la pioggia.

- Pablo Neruda-



Buona giornata a tutti. :-)


seguimi ed iscriviti alla mia pagina YouTube:



martedì 26 novembre 2019

Sotto una piccola stella - Wislawa Szymborska

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d'acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all'albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell'esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d'ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.


- Wislawa Szymborska -


Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) è stata una poetessa e saggista polacca.Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, è generalmente considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni.
  
Paolo Uccello - San Giorgio e il Drago, Londra, National Gallery, 1456

Chiunque si identifichi con la psiche collettiva o, in termini mitologici, si lasci divorare dal mostro, e si annichilisca in esso, arriva al tesoro vigilato dal drago, ma vi arriva contro la sua volontà e con tutto danno per se stesso.

- Carl Gustav Jung -


Lotta fra un drago alato ed un leone, disegno - Leonardo da Vinci
Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, Museo degli Uffizi, Firenze

Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te.

- Friedrich Nietzsche-


Vittore Carpaccio - San Giorgio uccide il drago - 1502, Venezia

È così che si combattono i mostri: lasci che ti vengano vicino, li guardi negli occhi e poi li colpisci.

(Nella valle di Elah)


Raffaello - Studio per San Giorgio e il drago, 1506
Penna e inchiostro su gessetto nero
  
Non sono io a trovare i mostri... Direi che a volte sono loro a trovare me. Forse per loro il mostro sono io... 

(Dylan Dog)


Raffaello Sanzio - S.Giorgio ed il drago.
Tempera su Tavola - 31x27cm Museo: Louvre-Parigi
 
Il sonno della ragione genera mostri.


- Francisco Goya -

Buona giornata con i vostri mostri personali. :-)


mercoledì 13 novembre 2019

Il giorno diventò piccolo di Emily Dickinson e Autunno di Vincenzo Cardarelli

Il Giorno diventò piccolo, circondato tutto
dalla precoce, incombente Notte.
Il Pomeriggio in Sera profonda
la sua Gialla brevità distillò.
I Venti smorzarono i loro passi marziali,
le Foglie ottennero tregua.
Novembre appese il suo Cappello di Granito
a un chiodo di Felpa.

- Emily Dickinson -
(1866, da “Tutte le poesie”)

.
 


Come varia il colore
delle stagioni,
così gli umori e i pensieri degli uomini.

Tutto nel mondo è mutevole tempo.
Ed ecco, è già pallido,
sepolcrale autunno,
quando pur ieri imperava
la rigogliosa quasi eterna estate.

- Vincenzo Cardarelli -




Con novembre arriva il freddo vero, e capisci quanto è importante avere qualcuno che riscaldi il tuo inverno, la tua vita... il tuo cuore."

- Antonio Curnetta -






Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.

Ora passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

- Vincenzo Cardarelli -
Opere (Milano, Mondadori 1990)


Buona giornata a tutti :-)


iscriviti al mio canale YouTube.