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martedì 2 ottobre 2018

La colonna del diavolo - Leggenda medievale


Tanto tempo fa, durante un inverno molto freddo, nel quartiere più povero della periferia di Praga viveva un uomo a cui accadde un'incredibile avventura.
Il poveretto si era recato nel bosco per raccogliere della legna, sperando di riuscire almeno a scaldare un po' la casa. Stava proprio attraversando il bosco immerso in questi tristi pensieri quando udì alle sue spalle scricchiolare le foglie sul terreno. Si voltò sospettoso, chiedendosi chi mai poteva avventurarsi nel bosco in quella gelida giornata.
Vide allora che dietro di lui camminava un uomo avvolto in un enorme mantello nero orlato di pelliccia, con il volto seminascosto dal cappuccio e le mani dentro un manicotto.
Quell'alta figura aveva in sé qualcosa di sinistro!
Il poveretto, spaventato, affrettò il passo ma non riuscì a distanziare quell'oscura figura. Tanto valeva, allora, affrontare la situazione rivolgendogli la parola. 
Peggio di così non poteva andare! Si rivolse quindi all'uomo incappucciato chiedendogli cortesemente se avesse smarrito la strada e se poteva in quel caso essergli d'aiuto.
L'altro lo guardò da dentro il suo scuro rifugio e gli rispose con un accento straniero: «No, io non sono uno che si perde facilmente. Ma voi piuttosto, con addosso quella vostra giacchetta, non avete freddo?».
Al pover'uomo non parve vero trovare qualcuno a cui raccontare la propria angoscia e così sfogò tutta la sua amarezza e il suo dolore per quella vita piena di stenti e di sacrifici.
«Vedete, anche ora non posso che raccattare un po' di legna, ma non so come sfamerò i miei figli rientrando a casa.»
Lo straniero pareva interessato alla storia e annuiva di tanto in tanto pronunciando parole di comprensione.
Quando il racconto giunse al termine vi fu un attimo di silenzio, durante il quale il povero si domandò se non fosse stato disdicevole andare a spiattellare tutta la sua miseria ma, come se gli avesse letto nel pensiero, la nera figura gli disse: «Avete fatto bene ad aprire il vostro cuore, penso di poter fare qualcosa per voi!».
«Oh, ve ne sarei immensamente grato» rispose il povero, stupito e speranzoso per l'inaspettata proposta. «Naturalmente si tratta di un momento provvisorio, mi sdebiterò al più presto» si affrettò ad aggiungere.
«Non ce ne sarà bisogno. Io ti posso donare la ricchezza, ma solo se in cambio mi darai quello che tua moglie avrà in mano quando tornerai a casa». E, così dicendo, il misterioso personaggio estrasse dal manicotto una penna insieme a un contratto bell'e pronto.
"Che sarà mai!" pensò il povero. "Non possediamo nulla di prezioso: posso accontentare questa bizzarra richiesta senza perderci granché". 
Prese la penna ma non sapeva dove intingerla. L'altro allora estrasse svelto dal manicotto un coltellino dal manico intarsiato e, con quello, praticò una piccola incisione sul braccio dell'uomo, usando il suo sangue come inchiostro.
Sbrigata quella formalità, fece appena un gesto con il capo, si strinse nel mantello e scomparve tra gli alberi del bosco.
Il nostro uomo non sapeva cosa pensare. 
Aveva sentito narrare di maghi benefici che si aggiravano in quei boschi..., forse ne aveva proprio incontrato uno. Ma quale fu il suo stupore e la sua angoscia quando, entrando in casa, la moglie gli andò incontro tenendo fra le braccia il loro ultimo nato. 
Un terribile presentimento gli attraversò come un fulmine la mente: l'uomo del bosco era forse il diavolo?
Da quel momento effettivamente tutto volse al meglio e la fortuna entrò prepotentemente nella sua casa. 
Pareva che ogni occasione si trasformasse in maggior agiatezza per la sua famiglia. Ma lui non ebbe più pace. Si confidò con un vicino raccontandogli dello strano incontro e del dubbio che lo perseguitava.
L'amico non sapeva che consigliare, pensò e ripensò finché una sera bussò alla sua porta e gli disse: «L'unica cosa che si potrebbe fare è quella di battezzare al più presto tuo figlio con il nome di Pietro. Il grande santo sicuramente lo proteggerà più di quanto ormai possiamo fare noi».
E così fecero, ma questo non bastò per tranquillizzare il povero padre, che si sentiva terribilmente in colpa.
Una notte san Pietro, preso dalla compassione, gli apparve in sogno rassicurandolo sul fatto che si sarebbe curato del piccolo. 
Non fosse mai che il diavolo potesse spuntarla con lui!
Questo segno di benevolenza rassicurò il nostro uomo, ma non del tutto. Figurarsi quindi la sua gioia quando, diventato un ragazzo buono e intelligente, il figlio gli chiese il permesso di studiare in un convento per poter diventare sacerdote.
«Certo il diavolo non si porterà via un prete!» ripeteva fra sé, non vedendo l'ora che il figlio celebrasse la sua prima messa.
Il ragazzo si era dedicato allo studio con sincera devozione e buona volontà, così non tardò a prendere i santi voti e il giorno della sua prima celebrazione eucaristica fu finalmente fissato.
Il padre era al colmo della felicità: ora quel ragazzo apparteneva a Dio e il diavolo non avrebbe mai più osato interferire.
Per tutta la notte non aveva fatto che rigirarsi nel letto in attesa dell'alba, come se già l'apparizione della luce di quel giorno fosse una garanzia di salvezza. 
La mattina prestissimo si alzò e cominciò a prepararsi per la cerimonia quando, all'improvviso, il diavolo comparve per reclamare il suo credito.
Il demonio era coperto dallo stesso mantello e sotto il cappuccio non si poteva scorgere che un bagliore rossastro.
«Allora, dammi ciò che mi spetta!» ordinò perentorio con quel suo particolare accento.
Al pover'uomo parve mancare il cuore, si aggrappò al bordo del letto per non stramazzare sul pavimento e cercò disperatamente le parole adatte per guadagnare del tempo.
In quei pochi istanti di silenzio una gran luce si materializzò nella stanza e da essa prese forma san Pietro.
«Non ti sembra di esagerare?» disse rivolgendosi al diavolo. «Tu pretendi l'anima di un uomo che sta per essere consacrato a Dio. Bada che la Sua collera sarà terribile!».
«Ma che vai farneticando?» rispose svelto il Signore delle Tenebre. «Io sto solo esigendo ciò che mi spetta di diritto. Fra me e quest'uomo c'è stato un regolare contratto di cui io ho pienamente assolto i termini. Forse la correttezza non ha più alcun valore per te, mio caro Pietro?».
San Pietro non si lasciò certo prendere alla sprovvista e, conoscendo quanto il suo antagonista fosse attratto dalle sfide, lanciò il suo guanto: «Beh, facciamo così: se tu riuscirai a volare sino a Roma e a portarmi qui una colonna della cattedrale che porta il mio nome prima che la messa di consacrazione al sacerdozio sia conclusa, allora potrai andartene con l'anima che reclami senza altre questioni».
Il demonio non riusciva a sottrarsi al fascino di una scommessa e, inoltre, san Pietro dava a intendere che non sarebbe mai riuscito in quell'impresa, ma glielo avrebbe fatto vedere lui di cosa era capace! Così subito accettò.
Mentre il diavolo volava alla volta di Roma, il giovane prete iniziava pieno di emozione la celebrazione della sua prima messa. 
Satana non dubitava della sua vittoria; anzi, pensò di prendersi gioco del santo sradicando una colonna della chiesa di Santa Maria in Trastevere spacciandola per una colonna della cattedrale di San Pietro.
Ai santi però non la si fa così facilmente e San Pietro teneva d'occhio il viaggio del maligno, che nel frattempo si trovava già sopra Venezia con il suo pesante carico sulle spalle.
Cosa fare? Con quella velocità sarebbe stato di ritorno a Praga certamente prima della fine della messa. Pietro pensò allora di rivolgersi a san Marco e farsi aiutare da lui.
Le possenti ali del diavolo solcavano il cielo di Venezia come nuvole scure, mentre il sudore che gli scendeva dalla fronte cadeva sulla terra sotto forma di grossi chicchi di grandine.
I veneziani scrutavano pensierosi il cielo prevedendo un'imminente tempesta. Anche il diavolo alzò gli occhi, sentendosi sferzare il corpo da un vento impetuoso e assolutamente imprevisto.
Cosa stava succedendo? Si trovava nel mezzo di un vortice che lo trascinava sempre più in basso. Incredibilmente la sua forza non riusciva a contrastare l'uragano e, prima ancora che si rendesse realmente conto di quanto stava succedendo, la pesante colonna cadde in acqua con un tonfo spaventoso senza dargli il tempo di chiamare rinforzi dagli inferi. 
Il demonio fu preso da una rabbia incredibile, ma non poteva permettersi di perdere tempo. 
Si tuffò nelle acque della laguna e, fra sonore imprecazioni che tutti scambiarono per tuoni, riportò faticosamente la colonna in superficie. Se la caricò nuovamente sulle spalle e riprese il suo volo verso Praga. Sorvolò le Alpi e sentì all'improvviso un gran freddo. Anche se era il diavolo, ripescare quel pesante fardello di pietra gli era costato uno sforzo davvero notevole!
Pensò allora di chiedere rinforzi alle sue schiere infernali, ma non voleva dare spiegazioni su quello strano viaggio. 
Intanto il freddo che lo attanagliava era sempre più pungente. Piccole perle di ghiaccio si formavano sulle grandi ali che diventavano sempre più pesanti. Suo malgrado, dovette fermarsi proprio in vetta a un'alta montagna. 
Posò stanchissimo il suo carico che rischiò di rotolare a valle. E con cura alitò su tutto il proprio corpo una spessa cortina di densi fumi che prontamente l'avvolsero in una calda barriera protettiva.
Intanto, a Praga, il padre del giovane prete assisteva trepidante alla messa aspettando di udire, da un momento all'altro, lo sbattere di potenti ali in arrivo dalla lontana Italia.
Preso dall'ansia, era già uscito dalla chiesa più volte per scrutare il cielo, suscitando un coro di disapprovazioni.
Più lontano, protetto dal suo stesso alito, il diavolo era ripartito di gran carriera e ora veleggiava senza intoppi verso la città, sicuro di arrivare prima della fine di quella dannata messa.
Infatti, ecco la chiesa!
Mancavano solo pochi battiti d'ali e finalmente sarebbe stato là, quando il suo acutissimo udito percepì le parole di chiusura della funzione: «Ite, Missa Est!».
La rabbia lo accecò. Non poteva crederci: san Pietro aveva vinto la sfida per pochi attimi!
In preda all'ira, prese la colonna e la scagliò come una freccia proprio sulla cupola della chiesa. 
La grande volta fu letteralmente sfondata dal diabolico proiettile, che si frantumò con grande fragore in tre grossi massi e la terra tremò percorsa da un brivido. 
Satana questa volta aveva perso grazie alla bontà di san Pietro! 
Ma l'uomo sappia che la tentazione di fare un patto con il diavolo può portare a ben diverse conclusioni...

- Leggenda medievale - 
da: "Leggende Cristiane. Storie straordinarie di santi, martiri, eremiti e pellegrini", a cura di Roberta Bellinzaghi, © 2004 - Edizioni Piemme S.p.A. 


Buona giornata a tutti. :)





mercoledì 2 maggio 2018

Il demone dell orgoglio - Anselm Grün

Il demone dell' orgoglio spinge l'anima tanto da farla cadere dalla cima più elevata, la convince a non riconoscere Dio come aiuto, ma a credere che sia lei stessa la causa delle proprie buone azioni e la spinge a guardare i fratelli dall' alto in basso, come se fossero ignoranti e sciocchi. 
Dopo l'orgoglio vengono l'ira e la tristezza, poi, come male estremo, il turbamento dello spirito, la pazzia e le visioni di un gran numero di demoni sospesi nell' aria.

L'orgoglio è anche il più pericoloso dei vizi: l'orgoglioso si ritiene Dio e nega, quindi, la propria umanità: ciò lo conduce lontano dalla realtà, in un mondo apparente, nel quale si gonfia sempre di più, per finire nella confusione spirituale. 
L'orgoglio è ciò che Carl G. Jung definisce "inflazione": ci si gonfia con contenuti dell' inconscio e così si perde sempre di più il senso della realtà; si pensa di essere un grande riformatore, un profeta o un santo. 
Si negano le proprie ombre e si viene invasi dal proprio inconscio senza accorgersene. Secondo Jung, tale atteggiamento conduce alla perdita dell' equilibrio interiore, alla dissoluzione della personalità.
In tal modo è appropriato parlare di demoni, quando si tratta del pericolo dell' orgoglio, perché l'orgoglioso cade del tutto in potere di tali demoni e, identificandosi con gli archetipi dell'inconscio, viene posseduto in piena regola. Per questo motivo, proprio in relazione all'orgoglio i monaci parlano di confusione o addirittura di perdita dello spirito.
Gli otto vizi e i demoni corrispondenti mettono in pericolo l'uomo in modo crescente
Mentre le tre pulsioni fondamentali sono relativamente facili da tenere a bada, è oggettivamente più difficile con i tre stati d'animo. 
Da un uomo adulto ci si aspetta che domini le pulsioni fondamentali tanto da non danneggiare la propria personalità. Certo, qui si dà un più o un meno. Dato che le pulsioni svolgono una funzione positiva, non si tratta di annullarle, ma piuttosto di integrarle in maniera ordinata. 
Nel confronto con i tre stati d'animo, tuttavia, si tratta di integrare la propria ombra. 
All'inizio si devono ammettere le esigenze e i desideri, perché, in quanto emozioni negative, non arrivino a occupare l'anima sottraendosi a ogni controllo. Poi, nella lotta contro la tristezza e l'apatia, ne va in realtà del confronto con l'inconscio, ma soprattutto dell'integrazione dell' anima, della parte femminile dell' anima che, quando viene rimossa, nell'uomo si manifesta sotto forma di cattivo umore. 
Sia secondo Jung che secondo Evagrio, questo confronto si compie quando si è a metà della vita e si presenta oggettivamente più difficile del dominio delle pulsioni. 
Nella battaglia contro la vanagloria e contro l'orgoglio ne va della sincerità verso se stessi e della relazione a Dio. 
Se si usa la terminologia di Jung, si tratta della questione se l'Io fa posto al Sé, o se l'Io cerca di possedere i contenuti dell'inconscio e in questo modo di arricchirsi, o se si apre e si consegna al numinoso, che incontra soprattutto nell'archetipo di Dio.
Espressa nel linguaggio religioso, si tratta della questione se io voglio sfruttare Dio e gli uomini a mio vantaggio, o se voglio servire Dio e gli uomini, se sono pronto a lasciar andare i miei ideali e le mie immagini di Dio e a consegnarmi al vero Dio, ad affidarmi al suo amore.

- Anselm Grun - 
da: Per vincere il male - Ed. San Paolo, pagg. 51-53


Buona giornata a tutti. :-)




giovedì 16 novembre 2017

da: "Il brindisi di Berlicche" - Clive Staples Lewis

Noi non ci accontentiamo di vedere la bellezza, anche se il Cielo sa che gran dono sia questo. 
Noi vogliamo qualcos'altro, che è difficile descrivere a parole: vogliamo sentirci uniti alla bellezza che vediamo, trapassarla, riceverla dentro di noi, immergerci in essa, diventarne parte...
... se prendiamo sul serio l'immagine della Scrittura, se crediamo che Dio un giorno ci darà davvero la Stella del Mattino e ci farà indossare lo splendore del sole, allora possiamo credere che gli antichi miti, come la poesia moderna, pur così falsi nel loro significato storico, siano tanto vicini alla verità quanto la profezia. 
In questo momento noi ci troviamo all'esterno del mondo, dalla parte sbagliata della porta. 
Possiamo percepire la freschezza e la purezza del mattino, senza però che queste ci possano rendere freschi puri come loro. 
Non possiamo penetrare lo splendore che vediamo. Ma tutte le foglie del Nuovo Testamento sussurrano frusciando che non sarà sempre così. 
Un giorno, a Dio piacendo, riusciremo ad entrare. 
Quando le anime umane saranno diventate così perfette nella loro obbedienza volontaria da uguagliare le creature inanimate nella loro obbedienza senza vita, allora potranno riscoprirsi della medesima gloria della natura, anzi, di quella Gloria ben più grande di cui la natura non è che un primo abbozzo. 
La Natura è mortale: noi le sopravviveremo. 
Quando tutti i soli e tutte le nebulose saranno tramontati, ognuno di voi sarà ancora vivo. 
La Natura non è che un'immagine, un simbolo, ma è il simbolo che la Scrittura mi invita ad usare. 
Siamo invitati ad entrare attraverso la Natura, oltrepassandola, fino a raggiungere quello splendore che essa è in grado di riflettere solo in parte. 
E una volta dentro, oltrepassata la Natura, potremo mangiare dell'albero della vita.

- Clive Staples Lewis -
da: Il brindisi di Berlicche



Vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei Diavoli. 
Uno è quello di non credere alla loro esistenza. 
L’altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. 
I Diavoli sono contenti d’ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago. 

- Clive Staples Lewis -
da: Il brindisi di Berlicche



Gli esseri umani sono anfibi – mezzo spirito e mezzo animale. (…) Perciò la cosa che più li avvicina alla costanza è l’ondulazione – cioè il ripetuto ritorno a un livello dal quale ripetutamente si allontanano, una serie di depressioni e di elevazioni. (…) Per decidere quale sia il miglior uso che ne puoi fare, devi chiederti qual è l’uso che desidera farne il Nemico, e poi agire all’opposto.
Ora, può essere per te una sorpresa venire a sapere che nei suoi sforzi di impossessarsi per sempre di un’anima, Egli si basa sulle depressioni ancor più che sulle elevazioni. 
Alcuni dei suoi speciali favoriti sono passati attraverso depressioni più lunghe e più profonde di qualsiasi altro. (…)
Egli vuole proprio riempire l’universo di una quantità di nauseanti piccole imitazioni di Se stesso – creature in cui la vita, in miniatura, sarà qualitativamente come la Sua, non perché Egli li assorbirà, ma perché le loro volontà si conformeranno liberamente alla Sua. (…)

Le metterà in moto con comunicazioni della Sua presenza che, quantunque deboli, sembrano grandi per esse, con emozioni dolci, e facendole superare facilmente le tentazioni. Ma non permette mai che questo stato di cose duri a lungo. Presto o tardi ritira, non di fatto, ma dalla loro esperienza consapevole, tutti i sostegni e gli incentivi. 
Lascia che la creatura stia in piedi sulle sue stesse gambe – a compiere puramente con la volontà doveri che hanno perduto ogni gusto. 
È durante tali periodi di elevazione, che la creatura diventa di quel genere che Egli desidera che sia. Donde le preghiere offerte in uno stato di aridità sono quelle che più gli sono gradite. (…) 
Egli vuole che essi imparino a camminare, e perciò deve tirar via la mano; e purchè ci sia veramente la volontà di camminare, Egli sembra gradire perfino il loro inciampare. (…)“.

- Clive Staples Lewis -
da: Il brindisi di Berlicche


Buona giornata a tutti. :-)





giovedì 29 settembre 2016

"Quis ut Deus?" Chi è come Dio - Anselm Grün

Michele è il più grande degli angeli.
Il suo nome significa "Chi è al pari di Dio?"
Dobbiamo farci questa domanda. Ė un bisogno profondo dell'uomo quello di essere come Dio. L’uomo vorrebbe non dipendere da Dio, vorrebbe essere assoluto, vorrebbe potersi determinare autonomamente.
Ma quanto più l'uomo prova a essere come Dio, tanto più fallisce nel suo essere uomo.
Adora se stesso al posto di Dio, trasforma se stesso in idolo e in criterio ultimo.
Quest’atteggiamento è la causa di molte sofferenze nel mondo.
Molti pensano che questo pericolo riguarderebbe tutt'al più le persone più potenti, i sovrani. Ma noi tutti corriamo il pericolo di voler essere pari a Dio. C'è chi ha la tentazione di voler essere perfetto. Vorrebbe essere senza errori e pensa che sia questa la volontà di Dio. In realtà è la sua ambizione a spingerlo a questo.
Un altro vuole porre i suoi criteri come assoluti, non vuole essere messo in discussione da nessuno. Vorrebbe fare e non fare quello che vuole, senza accettare indicazioni di sorta. […]
Un pericolo è che noi stessi vogliamo essere come Dio.
L’altro pericolo sta nel fatto che adoriamo idoli al posto di Dio.
Nella nostra epoca questi idoli sono soprattutto il potere, il denaro, la sessualità. Questi tre ambiti hanno in sé la caratteristica di porsi in modo assoluto e di determinare in modo totale il pensiero e l'aspirazione dell'uomo.
Michele ci lancia contro la frase che non ci lascia in pace: Chi è al pari di Dio?. Solamente se adoriamo Dio, saremo veramente persone, diventeremo capaci di vivere umanamente tra di noi.
Non siamo mai esenti dal pericolo di assolutizzare qualcosa che non ha valore assoluto.
Poniti sempre questa domanda: Chi è al pari di Dio?
Scoprirai allora dove corri il pericolo di assolutizzare ciò che è umano, di mettere te stesso sullo stesso piano dello splendore divino, del potere divino, di voler essere pari a Dio. Ė necessario che ti accetti nella tua limitatezza umana.
Solamente se conservi i tuoi limiti umani, riesci ad accogliere Dio in te e a essere trasparente per la Sua realtà.
(Anselm Grün)
Fonte: “Scoprire i Santi per la nostra vita” Anselm Grün,Queriniana Editrice, Brescia, 2004, pp. 183-186


Paolo Uccello - San Giorgio e il Drago, Londra, National Gallery, 1456

Si ha l'impressione che quando San Michele Arcangelo lanciò il suo grido "Quis ut Deus!" fu il primo a farlo - come d'altronde viene ammesso in generale - seguito poi da innumerevoli angeli che lo sostennero, essendo questi molti più numerosi degli angeli cattivi che allora furono precipitati nell'Inferno.
Vi fu comunque un primo momento in cui San Michele era solo. Egli non esitò a proclamare per le immensità celesti "Quis ut Deus!" e diede inizio alla guerra. Si intende quindi che, iniziato il contrasto, avvenne la sacrosanta insurrezione degli angeli buoni al seguito di San Michele. 

Dunque, ancorché ci trovassimo soli, non dubitiamo: giunto il momento, sfidiamo chiunque ed affrontiamolo.

Quantunque fossimo soli, gridiamo "Quis ut Deus! Quis ut Virgo!" e la vittoria sarà nostra.

- Plinio Corrêa de Oliveira -
7 Novembre 1994 - Riunione ai Soci e cooperatori della TFP, senza revisione dell'autore




Nel Nuovo Testamento il termine "arcangelo" è attribuito a Michele. 
Solo in seguito venne esteso a Gabriele e Raffaele, gli unici tre arcangeli riconosciuti dalla Chiesa, il cui nome è documentato nella Bibbia.
San Michele, "chi come Dio?", è capo supremo dell'esercito celeste, degli angeli fedeli a Dio. Antico patrono della Sinagoga oggi è patrono della Chiesa Universale, che lo ha considerato sempre di aiuto nella lotta contro le forze del male.

Martirologio Romano: Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli. La Bibbia li ricorda con specifiche missioni: Michele avversario di Satana, Gabriele annunciatore e Raffaele soccorritore. Prima della riforma del 1969 si ricordava in questo giorno solamente san Michele arcangelo in memoria della consacrazione del celebre santuario sul monte Gargano a lui dedicato. Il titolo di arcangelo deriva dall’idea di una corte celeste in cui gli angeli sono presenti secondo gradi e dignità differenti. Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele occupano le sfere più elevate delle gerarchie angeliche. Queste hanno il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio. Nello stesso tempo, rendono presente e percepibile la sua vicinanza salvifica.




Questa stupenda grotta è la grotta dove è apparso l' Arcangelo Michele a Monte Sant' Angelo, in Puglia in provincia di Foggia.
Da sempre sul monte Gargano si dice che la grotta dell’arcangelo è per gli esseri umani di giorno e per gli angeli di notte. Nessuno infatti osa entrarvi dopo il calare delle tenebre.
L’ampia e suggestiva grotta dell’arcangelo è un luogo di estremo fascino, che suscita in chi vi entra una grandissima emozione. 
L’attuale basilica gotica sovrastante la grotta fu edificata da Carlo d’Angiò. La statua marmorea dell’arcangelo, opera dello scultore Andrea Cantucci detto il Sansovino (1507), rappresenta Michele, principe delle milizie celesti e vincitore del demonio, rappresentato come mostro orribile che giace ai suoi piedi.
Il santuario di san Michele è stato fin dalle origini meta di innumerevoli pellegrinaggi, divenendo il più famoso luogo di culto dell’Occidente. 
Le iscrizioni in tutte le lingue e di tutte le epoche rinvenute dagli archeologi attestano la presenza di pellegrini di moltissime nazionalità: goti, franchi, alemanni, angli, sassoni. Un culto che si rinnova da oltre 1500 anni: nel periodo delle crociate il santuario di san Michele divenne tappa d’obbligo prima di partire per la Terra Santa. Sovrani, santi, pontefici percorsero a piedi scalzi i duri tornanti del monte per pregare nella dimora dell’arcangelo.




Apparizione di San Michele Arcangelo

"Io sono l'Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. 
Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini 
Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. 
Quindi dedica la Grotta al culto cristiano". 

- San Michele Arcangelo apparso in sogno al vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano -



Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo .
Gloriosissimo Principe della Milizia Celeste, Arcangelo San Michele, difendeteci in questa ardente battaglia contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia.
Venite in soccorso degli uomini creati da Dio a sua immagine e somiglianza e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del demonio. 
Combattete oggi le battaglie del Signore con tutta l'armata degli Angeli beati, come già avete combattuto contro il principe dell'orgoglio lucifero ed i suoi angeli apostati; e questi ultimi non potettero trionfare e ormai non v'è più posto per essi nei cieli. Ma è caduto questo grande dragone, questo antico serpente che si chiama lo spirito del mondo, che tende trappole a tutti. 
Sì, è caduto sulla terra ed i suoi angeli sono stati respinti con lui.
Ora ecco che, questo antico nemico, questo vecchio omicida, si erge di nuovo con una rinnovata rabbia. 
Trasfiguratosi in angelo di luce, egli nascostamente invase e circuì la terra con tutta l'orda degli spiriti maligni, per distruggere in essa il nome di Dio e del suo Cristo e per manovrare e rubarvi le anime destinate alla corona della gloria eterna, per trascinarle nell'eterna morte.
Il veleno delle sue perversioni, come un immenso fiume d'immondizia, cola da questo dragone malefico e si trasfonde in uomini di mente e spirito depravato e dal cuore corrotto; egli versa su di loro il suo spirito di menzogna, di empietà e di bestemmia ed invia loro il mortifero alito di lussuria, di tutti i vizi e di tutte le iniquità.
La Chiesa, questa Sposa dell'Agnello Immacolato, è ubriacata da nemici scaltrissimi che la colmano di amarezze e che posano le loro sacrileghe mani su tutte le sue cose più desiderabili. 
Laddove c'è la sede del beatissimo Pietro posta a cattedra di verità per illuminare i popoli, lì hanno stabilito il trono abominevole della loro empietà, affinché colpendo il pastore, si disperda il gregge.
Pertanto, o mai sconfitto Duce, venite incontro al popolo di Dio contro questa irruzione di perversità spirituali e sconfiggetele. 
Voi siete venerato dalla Santa Chiesa quale suo custode e patrono ed a Voi il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. 
Pregate, dunque, il Dio della pace a tenere schiacciato satana sotto i nostri piedi, affinché non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e a danneggiare la Chiesa.
Presentate all'Altissimo, con le Vostre, le nostre preghiere, perché scendano presto su di noi le Sue Divine Misericordie e Voi possiate incatenare il dragone, il serpente antico satana ed incatenarlo negli abissi. 
Solo così non sedurrà più le anime. Amen.



Oggi si festeggiano gli Arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele.


Auguri a tutti. :-)




martedì 9 febbraio 2016

Le benedizioni annullano le maledizioni – Padre Amorth Gabriele

Ci dice la Scrittura: “le benedizioni annullano le maledizioni”.
Forse ve l'ho già detto un'altra volta che a Roma c'era una donna che abitava al secondo piano e al di là della strada, una strada stretta, al secondo piano, quindi allo stesso piano ci abitava una maga con tanto di cartello alla porta: MAGA.


Ogni tanto lei si accorgeva che se si affacciava alla finestra, questa maga faceva degli strani segni verso di lei e dopo questi segni le capitavano sempre delle sfortune, delle sventure.

Come poteva fare per liberarsi? E io gli ho insegnato: “sai cosa devi fare? Appena ti accorgi che la maga fa dei segni verso di te, tu con i vetri chiusi in maniera che lei non veda quello che fai, mandale delle benedizioni chiedendo con fede al Signore di benedirla”.

Così dopo di allora, non ha più avuto alcun incidente.

Le benedizioni annullano le maledizioni.

Perciò benediciamo in cuor nostro se qualcuno ci ha maledetto.


(Padre Amorth Gabriele)





Molti disturbi mentali sono in realtà causati dal demonio. 
Padre Candido (esorcista maestro di Padre Amorth) disse una volta al demonio (durante un esorcismo): "Tu ormai non possiedi più nessuno...", e il demonio rispose "Io? Tu non sai quanta gente possiedo io nei manicomi!!!"


da: Più Forti del Male, Padre Gabriele Amorth





 Dio, dandoci la libertà - che ci fa scegliere tra Lui e il contrario di Lui -, fa in modo che la nostra esistenza sia nelle nostre mani.  

- Padre Gabriele Amorth -
 da: "Ho incontrato Satana"



 Noi, nella nostra esistenza terrena, scegliendo tra il bene e il male decidiamo quale sarà la nostra vita futura.  

- Padre Gabriele Amorth -
 da: "Ho incontrato Satana"



Buona giornata a tutti. :-)