Visualizzazione post con etichetta Miguel de Unamuno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Miguel de Unamuno. Mostra tutti i post

venerdì 10 aprile 2020

Ci siamo tutti - cardinale Giacomo Biffi

Ci siamo tutti: In questo quadro c’è tutta una folla di personaggi, dall’ umanità più diversa, coi più diversi atteggiamenti interiori. 
Ciascuno di noi in questa folla può riconoscersi e trovare il suo posto. 

C’è Maria di Betania, dal cuore gonfio di gratitudine e di affetto, che, incurante delle critiche, versa sul capo di Gesù tutto il suo prezioso profumo. 

C’è Pietro, estroverso e impulsivo, che parla troppo, che è troppo spavaldo, che dice di saper morire per Cristo; ma poi non sa affrontare le domande curiose e forse un po’ impertinenti di qualche serva. 
La sua fedeltà, conclamata alla sera, non dura fino al canto del gallo. 

Ci sono i capi dei Giudei, accecati dall’odio, al punto da ricorrere alle false testimonianze, in un processo che si era già assegnato come unico e inderogabile traguardo la morte, la morte ad ogni costo, senza alcuna attenzione alla innocenza o alla colpevolezza dell’imputato. 

E c’è Giuda. Le ragioni profonde del suo tradimento restano per noi incomprensibili. I trenta denari non ci bastano come spiegazione. 

Forse Giuda ha verso Gesù – come tanti cristiani di oggi verso la Chiesa – un amore deluso. È il rancore di chi si è visto defraudato nelle sue attese e nelle sue aspirazioni. Aveva puntato tutto su di lui e sul suo successo nel mondo; e si era a poco a poco reso conto che Gesù era un condottiero che non mirava a nessuna esteriore conquista, un capo che non voleva dominare, un re che rifiutava ogni regno sulla terra. Egli tradisce perché si sente tradito nelle sue erronee speranze. 
Ma forse il tradimento di Giuda è solo un enigma oscuro ed è vana impresa volerlo capire. Non è comprensibile, come in fondo non sono comprensibili neppure a noi stessi i nostri tradimenti, le nostre infedeltà, le nostre scelte del male, le nostre inspiegabili ribellioni al Dio che inspiegabilmente ci ama. 
Questa è l’umanità che circonda Gesù nella notte della sua donazione, quando, «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1). 
Questa è l’umanità, e non c’è da esserne fieri: in essa ci sono i deboli, gli insensibili, i malvagi, gli ostinati, i traditori. Ci sono tutti, ci siamo tutti. 
Gesù ci vede come siamo, generosi o ingrati, svogliati o pronti ad accogliere le sue proposte, vigili o distratti e spiritualmente ottusi, fedeli alla sua sequela o smarriti nei chiassosi e deludenti vicoli del mondo. Ci prende come siamo, per farci diventare come vuole lui. Ogni Settimana Santa, ogni celebrazione della Pasqua, è un altro tentativo del nostro Redentore di farci più veramente e più integralmente suoi. 
Decidiamo in questi giorni, decidiamo questa sera stessa di lasciarci raggiungere e di lasciarci cambiare. (Palme 1988).

I parenti dicevano: “È fuori di sé” (Mc 3,21), e cercavano di prenderlo e di toglierlo dalla circolazione. Gli scribi davano lo stesso giudizio, ma con una versione, per così dire, “teologica”, e dicevano: “È posseduto da uno spirito immondo” (Mc 3, 30).

Il discepolo vero e coerente di Gesù non dovrà allora meravigliarsi se riceverà le stesse incomprensioni che non sono state risparmiate al suo Maestro. Chi sta col Vangelo senza sconti e senza attenuazioni, e perciò parla di distacco dai beni, di valore della castità, di amore disinteressato, di matrimonio indissolubile, di assoluta onestà negli affari, di perdono dei nemici, di sofferenza accettata dalle mani di Dio, costui apparirà necessariamente al mondo di oggi come un personaggio strano, sprovveduto, pazzo… Dovremo tenerlo presente, quando ci sentiremo suggerire che bisogna adattare la religione agli usi e costumi dell’uomo di oggi; si tratta piuttosto di trovare all’uomo di oggi una testa che vada bene per il messaggio di Cristo.

- Cardinale Giacomo Biffi - 
da: "Stilli come rugiada il mio dire." Omelie per le Domeniche del Tempo Ordinario. Anno B, Bologna 2015, pp. 79-80




Chi è stato? – ci domandiamo. 

L’asciutta e intensa narrazione evangelica ci risponde con molti nomi: Giuda, che ha organizzato l’imboscata; Caifa, che aveva detto: «È meglio che un uomo solo muoia per il popolo» (Gv 18,14); Pilato, magistrato senza coraggio e giudice senza giustizia; i soldati, che si sono sobbarcati materialmente al compito orrendo di uccidere. Come si vede, a perpetrare questo crimine si sono messi in tanti: amici ed estranei, ebrei e romani, autorità e semplici esecutori. 

Ma proprio questa folla di carnefici ci suggerisce un’altra e più profonda risposta. Chi è stato? Siamo stati tutti noi che dobbiamo riconoscerci peccatori e «per le sue piaghe siamo stati guariti» (Is 53,5). Egli è stato annoverato tra i malfattori, proprio perché portava sulle sue spalle l’iniquità della moltitudine umana (cf. Is 53,12)
Oggi è dunque anche il giorno del nostro rimorso e del nostro pianto. 
La nostra indagine però non é finita. Neppure tutte le colpe della storia ci spiegano perché sia stato necessario un tale tormento. Chi è stato? La risposta più esauriente è questa: è stato il suo amore. 

- Cardinale Giacomo Biffi -
(Venerdì santo 1992)   





Cervo

Dagli uomini ferito, come cervo
che al natìo bosco corre per morire,
Ti rifugiasti in vetta del Calvario,
moribondo di sete e dissanguato,
percorrendo le vie dell'amarezza,
dell'amore alla polla sempiterna.
«Ho sete!». Tu gemevi. E noi, fratelli
tuoi, ma crudeli cacciatori, pure
morti di sete, in cerca della fonte
del vino tuo, corremmo sopra l'orme
cruente, d'amarezza nella valle.
Noi sete abbiam della bianchezza eterna
di codesto tuo cor, polla perenne
d'acqua di vita che giammai si secca.
Se di Cana alle nozze Tu mutasti
in vino l'acqua, della tua passione
nel cruento martirio, il rosso vino
festi acqua viva di Sicar, che smorza
in eterno la sete. Il sangue desti,
mistico cambio, con amore immenso
all'alme nostre, le samaritane
dai sei mariti, folli concubine
del sapere che inebbria e mai non sazia.
Ed il cuore, smarrito pei sentieri
del mondo sì intricati, giunge infine
alla vena del pozzo del tuo cuore
e ne fa suo rifugio e si ristora
della tua bocca al soffio che dà vita.

- Miguel de Unamuno -
 Il Cristo di Velazquez, pp. 67-68




Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it


seguimi ed iscriviti alla mia pagina YouTube

https://www.youtube.com/channel/UCyruO4BCbxhVZp59h8WGwNg





venerdì 12 aprile 2019

Sono anch’io un crocefisso – don Primo Mazzolari

Questa sera il tabernacolo è vuoto, la croce è nuda, chiuso il sepolcro, gli altari desolati, ma la Messa continua sugli ignoti calvari di una terra ove ogni picco, ogni greco, ogni preda è un tabernacolo, un altare, una croce.

Il mio prete ha tolto anche i grossi candelieri di ferro battuto: sull'altare non c'è che il grande crocifisso e la sua ombra fatta anche più grande.

Questa nudità m'agghiaccia.
Ho l'impressione di trovarmi per la prima volta in faccia alla morte, all'ingiustizia, al dolore, alla guerra... Come siano arrivate queste nostre tristezze fin sull'altare, non so: come si siano legate a quel tronco, fatte una sola cosa col crocifisso, non so...
So che ci sono anch'io lassù, sul legno, inchiodato sul legno...
inchiodato con la fame di tutti gli uomini,
con l'esilio di tutti,
con la desolazione di tutti,
con l'odio che fa la guerra,
con la menzogna che fa l'ingiustizia.

Son venuto per vedere e mi trovo inchiodato. 
Sono anch'io un crocifisso!
Quanti siamo qui o anche gli altri..., tutti dei crocifissi.

Ogni tentativo di fuga mi è impossibile questa sera. 
Cristo mi fa uomo con lui, come lui, uomo di dolore, uomo di offerta.
Le mie ragioni non tengono: i miei alibi son falsi; ci sono arrivato per tutte le strade, con tutti i disperati, i percossi, gli affamati, con tutti i felici, gli oppressori, i sazi...
Il crocifisso è mio: io sono nel crocifisso.

Chi mi ha condotto in chiesa questa sera? Chi m'ha gettato contro codesto crocifisso enorme proprio in questo Venerdì santo? Tutti e nessuno.
Bisognava pure che quel «resto» senza nome, che nessuno vuole, che nessuno capisce, lo mostrassi a qualcuno: bisognava trovargli un nome (c'è troppa orfanezza nel mio cuore!), un rifugio.
E adesso che ne so il nome, che ne vedo il volto, cos'ho guadagnato?
Quando troverò uno che ha fame... non gli potrò più dire (era così spiccio e comodo!): «Non so chi tu sia», perché ti ho visto.
Davanti allo sguardo mortificato del mio operaio, al quale nego l'aumento del salario, adesso che tutto cresce, non potrò più voltargli le spalle dignitoso e sdegnato, perché io non ti posso più licenziare, o Cristo.
Se vedrò piangere, non potrò più scantonare, perché sei tu che piangi.
Quando leggerò dei morti che la guerra ammucchia, non potrò pensare che i miei dividendi crescono per la sola ragione che gli altri muoiono, perché tu mi obbligheresti a guardarmi le mani. E chi può guardare delle mani, le proprie mani che grondano sangue? Questo ho guadagnato stasera.
Il «resto» che da anni e anni, con sforzi disumani ero riuscito a serrare in un angolo morto della mia anima, ha rotto gli argini, m'inonda e mi sommerge. Per la prima volta, a faccia aperta, ho fissato in volto il mio male.


Crocifissi come te.

Ma tu, dall'alto della tua croce, invochi perdono: noi, dalla nostra croce, odiamo;
tu doni il Paradiso a un ladrone, noi togliamo il pane anche all'orfano.
Tu sulla croce, sei nudo, sei l'uomo. Noi siamo obbligati a portare la maschera dell'uomo forte, dell'uomo grande, dell'uomo implacabile... fin sulla croce.
Signore, toglimi questa maschera, fammi vedere come sono, come siamo per avere almeno pietà gli uni degli altri.
Tu ci hai comandato di amarci gli uni gli altri come tu ci ami.
Ho paura che quel giorno sia ancora molto lontano, troppo lontano.
Almeno potessimo arrivare ad aver pietà gli uni degli altri!
A vivere e a morire da uomini, da poveri uomini come siamo, in pace con noi stessi!

- don Primo Mazzolari -
 Fonte: Tempo di passione di Primo Mazzolari, Paoline 2005




«Ora è solo nella notte, solo in mezzo agli uomini, solo in faccia a Dio. 
Uomo di carne e di sangue, uomo che sa che la sua distruzione è vicina, che la sua carne sarà trafitta, che il suo sangue colerà sulla terra. 
Nessuno saprà forse mai il significato vero delle parole che il Figlio indirizza al Padre, nella solitudine nera degli ulivi. 
La preghiera del Getsemani è il più imperscrutabile mistero divino della storia di Cristo.»

- Giuseppe Papini -
da Storia di Cristo




«E adesso, che prima di riprendere la Messa, ripeterò il gesto di Cristo nell’ultima cena, lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro. 
E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico. 
La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi.  
Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici.»

- don Primo Mazzolari -






Sei la vita
per gli uomini e la luce: al tuo morire
nel buio son piombati. Ma l'estremo
sospiro tuo fu oscurità d'incendio,
fu tenebra d'amore fiammeggiante
ove la luce di risurrezione
già palpitava. E fu degna corona
il tuo disincarnarti, e compimento
dell'obbedienza che ti fece Uomo.

- Miguel de Unamuno - 
da: "Il Cristo di Velasquez", p. 84




Buona giornata a tutti. :-)





venerdì 30 marzo 2018

Il buon ladrone - Miguel de Unamuno e François Charles Mauriac

«Signore, ricordati di me quando sarai arrivato nel tuo regno». 
L’occupante di sinistra, invece, persevera virilmente nel suo atteggiamento energico che gli vale la simpatia degli «spiriti forti».
Non importa! perché dall'altra parte, come un vaso aperto che trabocca d'improvviso, quel cortigiano dell'annientamento e dell'agonia, quello spudorato profittatore - il crocifisso di destra - si sente colmato della prodigiosa promessa: «Oggi, sarai con me in Paradiso».
Oggi! D'un sol colpo, non solo è assolto, ma santificato!
In un solo istante, su quel disgustoso cadavere, la Grazia ha approfittato di tutte le deficienze della virtù.
Su quella forca infame non c'è più uno scellerato che espia, ma un martire in funzione d'ostia che brilla.
L’assassino, l'impudico, il ladro, il forzato, il bandito professionale è diventato un santo...
È bastata quell'accettazione alla base.
È bastato quell'impercettibile spostamento, quella lieve fessura nell'ermetico recipiente del nostro egoismo.
È bastato uno sguardo tra le sue palpebre sanguinanti per scatenare nell'invitato di destra quel cataclisma penitenziale, quella risurrezione mista all'agonia, quell'irresistibile esplosione dell'Eternità.

- Miguel de Unamuno -
da: Il Cristo di Velazquez, pp. 67-68




Il buon ladrone

Coloro ch'egli ama, si accalcano, montano la guardia intorno al suo corpo esposto, ricoprendo, velando col loro amore la sua nudità, troppo sanguinante, troppo dolorosa per offendere qualsiasi sguardo. A traverso il sangue e il pus, egli vede la propria pena riflessa sui volti cari: quelli di Maria sua madre, di Maria Maddalena, d'una delle sue zie, moglie di Cleofa. Giovanni ha forse gli occhi chiusi.
Ed ecco l'episodio sublime, l'ultima invenzione dell'Amore, innocente e crocifisso, che Luca solo riporta: L’uno dei malfattori appiccati lo ingiuria dicendo: Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi. - Ma l'altro lo riprendeva dicendo: Non hai tu timore di Dio, che sei nel medesimo supplizio? Per noi è giustizia, perché riceviamo la pena degna dei nostri misfatti: ma costui non ha commesso nulla di male.
E tosto che ha parlato, una grazia immensa gli piove in cuore: quella di credere che quel suppliziato, quel miserevole rifiuto che i cani schiferebbero, è il Cristo, il Figlio di Dio, l'Autore della vita, il Re del cielo. E dice a Gesù:
«Signore, ricòrdati di me, quando sarai entrato nel tuo regno».
«Oggi stesso tu sarai con me in paradiso».
Un solo moto di puro amore, e un'intera vita criminale è cancellata. Buon ladrone, santo operaio dell'ultima ora, inebbriaci di speranza.

- François Charles Mauriac -
da: Vita di Gesù, pp. 149-150



Silenzio..................

sabato 9 luglio 2011

Sognaci, Dio del nostro sogno! – Miguel de Unamuno -

  La vita è sogno!
Sarà forse sogno anch’esso, Dio mio, questo Tuo Universo, del quale Tu sei la Coscienza eterna e infinita?
Sarà un Tuo sogno? E non può essere che Tu ci stia ora sognando?
Saremo sogno, un sogno Tuo, noi sognatori della vita? E se così fosse, che mai sarà dell’Universo tutto; che sarà di noi; che sarà di me, quando Tu, Dio della mia vita, Ti desterai?
Sognaci, Signore!
E non avverrà forse che Tu Ti desti per i buoni, proprio quando essi, nel transito della morte, si destano dal sogno della vita?
Possiamo forse noi, poveri sogni sognatori, sognare quel che possa essere la veglia dell’uomo nell’eterna Tua veglia, Dio nostro?
 Non sarà la bontà uno splendore di veglia nelle oscurità del sonno?
Meglio che indagare sul Tuo e sul nostro sogno, scrutando l’Universo e la vita, meglio mille volte fare il bene, …ché non si perde il far bene, neanche in sogno.
Meglio che investigare se son mulini o giganti quelli che ci appaiono paurosi e malvagi, è seguire la voce del cuore e assaltarli, ché ogni generoso slancio trascende il sogno della vita.
Dalle nostre azioni e non dalle nostre contemplazioni trarremo saggezza.
Sognaci, Dio del nostro sogno.

(Miguel de Unamuno)
   Fonte: Vita di don Chisciotte e Sancio Panza, LXXIV

don Quixote contro i mulini a vento
 Gustave Dorè (1832-1883)

Buona giornata a tutti. :-)

www.leggoerifletto.it

domenica 17 ottobre 2010

Coloro che ritengono di credere in Dio...-Miguel De Unamuno -

Coloro che ritengono di credere in Dio,
ma senza la passione nei loro cuori,
l'angustia nel pensiero, senza incertezze,
senza dubbi,
senza un elemento di disperazione anche nella loro consolazione,
credono solo nell'Idea di Dio,
non in Dio stesso.
(Miguel De Unamuno)

Miguel de Unamuno y Jugo (1864 – 1936)


Buona giornata a tutti. :-)




sabato 14 agosto 2010

Il segreto della vita - Miguel de Unamuno - -

Abbiamo tutti idee e sentimenti 
potenziali che passeranno dalla potenza
all'azione solo se giunge chi ce li risvegli.

Ognuno di noi porta dentro di sé un Lazzaro
che ha solo bisogno di un Cristo che lo resusciti.

Disgraziati i poveri Lazzari che terminano la loro
carriera di amori e di dolori apparenti,
senza aver incontrato il Cristo che dica loro:
alzati!
 (Miguel de Unamuno)



Buona giornata a tutti. :-)