sabato 31 dicembre 2011

Lettera ai giovani - don Tonino Bello

"Vivete la vita che state vivendo con una forte passione!"

Ricordo i miei anni del ginnasio: un mare di dubbi.
Dubitavo perfino della mia capacità di affrontare la vita. Che età difficile! Hai paura di non essere accettato dagli altri, dubiti del tuo charme, della tua capacità d'impatto con gli altri e non ti fai avanti. E poi problemi di crescita, problemi di cuore...

Ma voi non abbiate paura, non preoccupatevi! Se voi lo volete, se avete un briciolo di speranza e una grande passione per gli anni che avete...cambierete il mondo e non lo lascerete cambiare agli altri.

Vivete la vita che state vivendo con una forte passione. Non recintatevi dentro di voi circoscrivendo la vostra vita in piccoli ambiti egoistici, invidiosi, incapaci di aprirsi agli altri. Appassionatevi alla vita perché è dolcissima.

Mordete la vita!
Non accantonate i vostri giorni, le vostre ore, le vostre tristezze con quegli affidi malinconici ai diari. Non coltivate pensieri di afflizione, di chiusura, di precauzioni. Mandate indietro la tentazione di sentirvi incompresi.
Non chiudetevi in voi stessi, ma sprizzate gioia da tutti i pori.

Bruciate...perché quando sarete grandi potrete scaldarvi ai carboni divampati nella vostra giovinezza.
Incendiate...non immalinconitevi. Perché se voi non avete fiducia, gli adulti che vi vedono saranno più infelici di voi.

Coltivate le amicizie, incontrate  la gente.
Voi crescete quanto più numerosi sono gli incontri con la gente, quante più sono le persone a cui stringete la mano.
Coltivate gli interessi della pace, della giustizia, della solidarietà, della salvaguardia dell'ambiente

Il mondo ha bisogno di giovani critici.
Vedete! Gesù Cristo ha disarmato per sempre gli eserciti quando ha detto: "rimetti la spada nel fodero, perché chi di spada ferisce, di spada perisce". Ma noi cristiani non siamo stati capaci di fare entrare nelle coscienze questo insegnamento di Gesù.

Diventate voi la coscienza critica del mondo. Diventate sovversivi. Non fidatevi dei cristiani "autentici" che non incidono la crosta della civiltà. Fidatevi dei cristiani "autentici sovversivi" come San Francesco d'Assisi che ai soldati schierati per le crociate sconsigliava di partire.
Il cristiano autentico è sempre un sovversivo; uno che va contro corrente non per posa ma perché sa che il Vangelo non è omologabile alla mentalità corrente.

E verranno i tempi in cui non ci saranno più né spade e né lance, né tornado e né aviogetti, né missili e né missili-antimissili. Verranno questi tempi. E non saremo più allucinati da questi spettacoli di morte!

Non so se li ricordate, se li avete letti in qualche vostra antologia quei versi di Neruda in cui egli si chiede cosa sia la vita. Tunnel oscuro,- dice - tra due vaghe chiarità o nastro d'argento su due abissi d'oscurità? Quando ero parroco li citai durante una messa con i giovani. Poi chiesi: perché la vita non può essere un nastro d'argento tra due vaghe chiarità, tra due splendori?
Non potrebbe essere così la vostra vita?


Vi auguro davvero che voi la vita possiate interpretarla in questo modo bellissimo.



(don Tonino Bello)
                                                       Fonte:  "Senza misura" di don Tonino Bello, ed. La Meridiana
Don Tonino
La Chiesa non cessa mai di proclamare la verità che la pace nel mondo affonda le sue radici nel cuore degli uomini, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. La pace può essere soltanto il frutto di un cambiamento spirituale, che inizia nel cuore di ogni essere umano e che si diffonde attraverso le comunità. La prima di queste comunità è la famiglia. È la famiglia la prima comunità ad essere chiamata alla pace, e la prima comunità a ricercare la pace – pace e amicizia fra gli individui e i popoli. (Beato Giovanni Paolo II)
L'ultimo giorno del 2011.
Con  quale cuore facciamo gli auguri di Buon 2012? Un altro anno è passato su una Terra piena di guerre, morti, violenze inaudite su popoli inermi, guerre civili, guerre per imporre il proprio credo, fame, distruzione? Un altro anno passato con popoli che si stanno armando per preparare altre guerre. Scienziati pazzi , che al posto di essere rinchiusi in manicomio, hanno ricevuto  i finanziamenti (da chi?) e sono riusciti a costruire in laboratorio il virus perfetto, indistruttibile....che ci distruggerà tutti. Affidiamo tutte le nostre preoccupazioni nelle mani del Signore; a Lui affidiamo i nostri familiari, i nostri amici, le persone che conosciamo e anche quelle che non conosciamo.  Sono le 6 del mattino, prima dello scoccare della mezzanotte entriamo in una chiesa e preghiamo per la pace e secondo le intenzioni del Santo Padre. Pace! Buon 2012. Stefania

venerdì 30 dicembre 2011

Le Pratiche penitenziali dai sermoni di Papa San Leone Magno

Tre cose rientrano nelle pratiche religiose:
la preghiera, il digiuno e l'elemosina.

Infatti, con la preghiera si cerca di rendere propizio Dio;
con il digiuno si estingue la concupiscenza della carne;
con le elemosine si redimono i peccati;
e simultaneamente in tutto ciò
viene rinnovata in noi l'immagine di Dio,
se siamo sempre pronti alla sua lode,
se siamo solleciti di purificarci incessantemente,
se ci dedichiamo senza esitazioni a sostentare il prossimo.


Questa triplice pratica ha in sé gli effetti di tutte le virtù.

E’ essa che fa giungere all’ immagine e somiglianza di Dio
e rende inseparabili dallo Spirito santo.
Con le preghiere resta integra la fede,
con i digiuni la vita si conserva innocente,
con le elemosine diventa benigna la mente
.
(Papa San Leone Magno)
  Fonte: Sermone 12,4


San Leone Magno, con l’aiuto dei Santi Pietro e Paolo, ferma Attila sulla riva del Mincio.
Affresco di Raffaello (1483-1520)
  Stanza di Eliodoro in Vaticano 

Leone non dovette solo combattere contro i nemici dell’ortodossia cattolica, ma anche contro nemici armati... di armi vere e proprie. Le invasioni barbariche.
Girava già un nome che incuteva terrore: Attila e i suoi Unni. Dove passava lui e le sue orde di guerrieri “non nasceva più erba” tanta era la distruzione che portavano. Questo era possibile ormai perché sembrava inarrestabile il lento declino di quella che era stata la Roma imperiale, sicura della forza delle proprie legioni, un tempo invincibili.
Fu lo stesso imperatore Valentiniano III a pregare Leone di guidare lui l’ambasceria incontro ad Attila e ai suoi Unni.
Questi avevano ormai già iniziato la devastazione del Nord Italia e puntavano, naturalmente, su Roma. L’incontro ed il faccia a faccia Leone-Attila avvenne vicino a Mantova. E fu positivo. Leone aveva risparmiato Roma da un altro saccheggio (dopo quello del 410 dei Visigoti di Alarico). Gli storici ci dicono che non furono solamente le forti parole e il prestigio politico di Leone a fermare Attila e a fargli invertire la rotta. C’erano anche considerazioni politico-militari. Un’altra versione (immortalata da un quadro di Raffaello) afferma che Attila vide in visione, dietro Leone a difenderlo gli apostoli Pietro e Paolo, armati... di armi vere e proprie!

giovedì 29 dicembre 2011

Dammi il supremo coraggio dell’Amore – Kahlil Gibran

Dammi il supremo coraggio dell'Amore,
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciato solo.
Temperami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.
Dammi la suprema certezza nell'amore,
e dell'amore,
questa è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l'offesa,
ma disdegna di ripagarla con l'offesa.
Dammi la forza di amare
sempre  
e ad ogni costo.
(Kahlil Gibran)




“Quelli che amano il silenzio trovino altra gente che ama il silenzio 
e creino silenzio e pace gli uni per gli altri” 

dal libro il “Segno di Giona” di Thomas Merton 
(Parte quinta, 19 novembre, p. 357)




mercoledì 28 dicembre 2011

Neppure il sole osa affacciarsi all'orizzonte - Shakespeare William

Giulietta si è uccisa con il pugnale di Romeo.
Frate Lorenzo è scappato.
Nella cripta entrano il paggio di Paride con alcune guardie.

Oh, pietoso spettacolo!
Qui giace ucciso il conte... e qui Giulietta,
tutta intrisa di sangue, ancora calda...
appena morta... ed erano due giorni
ch'era stata sepolta in questa cripta.
Bisogna subito avvertire il Principe!
Qualcuno corra a casa Capuleti!
Qualche altro dai Montecchi!
Altri si diano a cercare qua intorno.

Rientrano alcune  guardie con Baldassare.Ritorna Frate Lorenzo che non fa che tremare, piangere disperato e sospirare. Entra il Principe  col seguito, entrano il vecchio Capuleto, Monna Capuleti e altri, riferiscono che in  Verona tutti si sono riversati per le strade gridando “Romeo”, “Giulietta”, “Paride” e tutti stanno correndo qui.

1a guardia:
Mio sovrano, lì giace il conte Paride
assassinato; e Romeo, morto anch'esso;
e Giulietta, che pure era già morta,
appena uccisa adesso, ancora calda...

Principe: Cercate, investigate, interrogate,
e sappiate spiegarci da che viene
questa terribile carneficina.

1a guardia:
Qui c'è un frate con l'uomo di Romeo,
ed avevano in mano gli strumenti
adatti a scoperchiare queste tombe.

Capuleto:
Oh, cielo! Moglie, vedi come sanguina
la nostra creatura! Questa daga

(Estrae il pugnale dal petto di Giulietta)

ha sbagliato bersaglio... perché, guarda:
il suo fodero è vuoto, eccolo là,
sul dorso del Montecchi... È per errore
ch'è andata a porsi in seno a nostra figlia.

Monna Capuleti: Ahimè, questo spettacolo di morte
è una campana, che rintocca funebre
alla vecchiaia mia la via al sepolcro.

Entra il Montecchi con altri

Principe: Vieni, Montecchi: alzato innanzi tempo
per contemplare il tuo figlio ed erede
coricato per sempre, innanzi tempo.

Montecchi: Ahimè, mia moglie è morta questa notte,
mio signore e sovrano.
La pena per l'esilio di suo figlio
le ha fermato il respiro.
Quale altra disgrazia ancor congiura
contro la mia vecchiaia?

Principe: (Indicandogli il corpo di Romeo)
Eccola, guarda!

Montecchi: (Al corpo di Romeo)
Oh, screanzato figlio!
Che maniere son queste?
Precedere tuo padre nella tomba!

Il Principe invita tutti a frenare il dolore, vuole prima far luce sulle circostanze di tutti quei morti, poi anche lui prenderà parte al cordoglio. Ordina alle guardie di fare venire avanti tutti gli indiziati. Si presenta per primo frate Lorenzo  il principe lo invita a dire quello che sa.

Frate Lorenzo: Brevemente, perché il mio fiato è corto
per tediarvi con un racconto lungo.
Dunque, Romeo, che qui vedete morto,
era lo sposo di quella Giulietta,
e lei, là morta, di Romeo la sposa.
Li congiunsi io stesso in matrimonio.
Ma il giorno delle lor segrete nozze
fu l'ultimo del giovane Tebaldo;
e l'immatura fine di costui
provocò il bando del novello sposo
da Verona; e per lui, non per Tebaldo
Giulietta è stata tutto il tempo a piangere.

(Al Capuleti)

Voi, per rimuover da lei l'assedio
di quel dolore, l'avete promessa,
e l'avreste voluta maritare
contro sua volontà al Conte Paride.
Ella venne da me tutta sconvolta
a scongiurarmi di trovarle un mezzo
che potesse sottrarla in qualche modo
a questo suo secondo matrimonio;
altrimenti, mi disse, ell'era pronta
ad uccidersi là, nella mia cella.
Le diedi allora - confortato in questo
dalla mia esperienza -, una pozione
che potesse servirle da narcotico,
ed ebbe infatti l'effetto voluto,
perché diede al suo stato soporifero
la somiglianza di morte reale.
Intanto scrissi subito a Romeo,
sollecitandolo a venire qui
in quella stessa sciagurata notte,
per aiutarmi a trarla dalla tomba,
in cui s'era precariamente posta,
al cessar dell'azione del narcotico.
È occorso, invece, per nostra disgrazia,
che la persona da me incaricata
di recare il messaggio, Fra' Giovanni,
fosse fermato qui da un incidente,
e ritornasse solo ieri notte
da me, a riconsegnarmi quella lettera.
Sicché son qui venuto tutto solo
al previsto momento del risveglio
per trarla fuori dal suo sepolcreto
con l'intenzione di occultarla meco
nella mia cella, fin che avessi avuto
il destro d'avviarla come meglio
al suo Romeo. Ma giunto in questo luogo,
qualche minuto prima del risveglio,
ho trovato giacenti a terra, morti,
il nobil Paride e il fido Romeo.
Intanto la ragazza si destava,
ed io la supplicai di venir via
e sopportar con pia rassegnazione
la volontà del cielo; in quell'istante,
un rumore mi fece allontanare,
per subita paura, dalla tomba,
ed ella, in preda alla disperazione,
si rifiutò di venir via con me,
e, come pare, si tolse la vita.
Questo è tutto ch'io so. La sua nutrice
sa del suo matrimonio clandestino.
ora, se per mia colpa in tutto questo,
è potuto accader qualche sciagura,
si sacrifichi la mia vecchia vita
al più severo rigor della legge:
sarà solo un anticipo di ore
alla sua naturale conclusione.

Principe: Ti abbiamo sempre conosciuto tutti,
frate, per un sant'uomo, quale sei.
Ma dov'è quel valletto di Romeo?
Che cosa ci può dire lui di ciò?

Il paggio Baldassare riferisce di avere portato lui l’annuncio della morte di Giulietta; che subito Romeo è partito per Verona ma prima gli ha consegnato una lettera da portare al padre. Il Principe vuole leggere la lettera scritta da Romeo, inoltre ha la conferma dal paggio di Paride che lui e il suo padrone, si erano recati nel sepolcro solo per cospargere di fiori la tomba dell’amata e mancata sposa. Il paggio riferisce che è stato costretto dal padrone ad allontanarsi dal sepolcro e che dalla sua postazione ha visto un uomo entrare nel cimitero con una torcia in mano e, subito dopo, il suo padrone scagliarsi sullo sconosciuto con la spada sguainata.

Principe: (Che intanto la letto la lettera di Romeo al padre)
Questa lettera rende ampia ragione
a quanto ha detto il frate
sulla storia del loro matrimonio,
ed accenna altresì alla notizia
della morte di lei; e qui egli scrive
anche come abbia fatto a procurarsi
un veleno da un povero speziale
e come sia venuto a questa tomba
con la ferma intenzione di morire
e di giacersi al fianco di Giulietta...
Ebbene, dove son questi nemici?
Capuleti! Montecchi! Ecco, vedete
da qual flagello è colpito il vostro odio.
Il cielo s'è servito dell'amore
per uccidere a ognuno di voi due
le rispettive gioie.
Ed io, per aver troppo chiuso gli occhi
sulle vostre contese, son privato
di violenza di due cari parenti.
Siamo puniti tutti!

Capuleto (Al Montecchi)
O fratello Montecchi, qua la mano.
E sia questa la dote di mia figlia,
ché davvero di più non posso chiedere.

Montecchi: Ma di più poss'io darti: un monumento
che a lei farò innalzare, d'oro fino,
così che alcuna immagine nel mondo,
finché duri la fama di Verona
sia tenuta da tutti in maggior pregio
di quella della pura ed innocente
e fedele Giulietta.

Capuleto: Ed in non meno ricco simulacro
starà Romeo accanto alla sua sposa:
povere vittime sacrificali
entrambi dell'inimicizia nostra.

Principe: Una ben triste pace
è quella che ci reca questo giorno.
Quest'oggi il sole, in segno di dolore,
non mostrerà il suo volto, sulla terra.
Ed ora andiamo via da questo luogo,
per ragionare ancora tra di noi
di tutti questi tristi accadimenti.
Per essi, alcuni avranno il mio perdono,
altri la loro giusta punizione;
ché mai vicenda fu più dolorosa
di questa di Giulietta e di Romeo.

(Shakespeare William)
 Fine
Un livido silenzio è disceso su Verona. Neppure il sole osa affacciarsi all’orizzonte. Perché mai storia fu più dolorosa di quella di Giulietta e del suo Romeo.

martedì 27 dicembre 2011

Supplica alla Vergine dei poveri

Vergine dei Poveri,
che avanzi nella notte del mondo per chiamare tutte le genti e condurle a Gesù, sorgente di grazia e salvezza,
guarda all'umanità intera che brancola nel buio
dell'indifferenza religiosa,
della superstizione,
delle falsità ideologiche e morali,
e invita tutti a perseverare
sulla strada della verità,
della giustizia e della carità.

Vergine dei Poveri,
che mostri la tua sollecitudine materna
a una giovane fanciulla
e attendi luminosa nel giardino della sua casa,
invitandola a uscire:
entra nelle nostre case,
vieni a dimorare
in tutte le nostre famiglie
perché possiamo rispondere
generosamente al tuo invito e tutti noi,
lasciando le nostre comode
abitudini e ogni forma di egoismo,
sappiamo prodigarci nell'annuncio della fede
e per le necessità dei fratelli.

Vergine dei Poveri, che additi la sorgente
riservandola per gli ammalati
mostrandoti sollecita verso coloro che soffrono,
vieni ad alleviare le nostre sofferenze,
addolcisci le pene di quanti sono nella prova del dolore,
ottieni tutte le grazie necessarie
per portare soavemente la croce quotidiana
e prega, o Consolatrice degli afflitti,
per tutti i bisognosi.

Vergine dei Poveri,
che hai desiderato l'erezione di una piccola cappella
sul luogo delle apparizioni,
insegnaci a essere pietre vive della Chiesa,
benedici il papa, i vescovi, i sacerdoti,
i diaconi e tutto il popolo cristiano.
Tu, che sei la Madre della Chiesa,
fa che le nostre comunità cristiane
siano docili all'azione dello Spirito Santo,
sottomesse alla Parola di Dio,
fedeli al magistero, dedite al servizio,
libere da ogni interesse di parte,
perseveranti nella preghiera e nella comunione fraterna.

Vergine dei Poveri, o Benedetta fra tutte le donne,
vogliamo essere da te benedetti oggi,
in particolare, e per tutti i giorni della nostra vita;
stendi le tue mani su di noi,
su tutti i tuoi devoti e sul mondo intero.
Ti imploriamo: non farci mai mancare
La tua sollecitudine Materna,
o madre del salvatore
Madre di Dio. Grazie!
 Papa Giovanni Paolo II  in pellegrinaggio a Banneaux il 21 maggio 1985
  Banneux è frazione del comune di Sprimont-Louveinie in provincia e diocesi di Liegi da cui dista 25 km. Collocata su di un altopiano delle boscose Ardenne belghe. Il significato della parola Banneux deriva dall’aggettivo francese "banal" che significa luogo aperto a tutti. Vicino al  paese, in un luogo chiamato La Fange "il fango"la Madonna si presentò a Mariette Beco, una bambina di dodici anni che lì abitava con la famiglia, in una casa isolata. Era il 15 gennaio del 1933, domenica, verso le sette di sera e Mariette era vicina alla finestra quando scorse nel buio del giardinetto antistante la casa una bella signora risplendente di luce; la bambina chiamò la mamma e recitò qualche Ave Maria con un Rosario che aveva trovato per strada poco tempo prima. Alla mamma disse che la "signora" sembrava proprio la Vergine, anche per via della cintura azzurra uguale a quella del simulacro della Madonna che era in chiesa.
La visione fece un cenno di invito verso la bimba che avrebbe voluto andar fuori ma la madre, che non vedeva niente, glielo impedì chiudendo anzi la porta a chiave; Mariette tornò allora alla finestra, ma la "signora" non c'era più.
Tre giorni dopo, il 18 gennaio, sempre alle sette di sera, Mariette pensò di uscire nel giardinetto senza dir nulla a nessuno; suo padre però se ne accorse e la osservò inginocchiata nel sentiero, mentre pregava rivolta verso la foresta. Ad un tratto Mariette tese le braccia verso la cima degli alberi: al di sopra degli abeti era apparsa la "signora" che si avvicinò, fermandosi a qualche passo, su una specie di nuvoletta, sorridendo e muovendo dolcemente le labbra come in preghiera. Mariette continuò a pregare; dopo una ventina di minuti si avviò lungo la strada per Tancrémont, dietro l'apparizione che le aveva fatto cenno di seguirla; al padre disse "Lei mi chiama". Vi erano alcune altre persone che seguivano la scena.
La "signora" guidò Mariette verso una piccola sorgente sul bordo della strada e le disse di immergere le mani nell'acqua, aggiungendo "Questa sorgente è riservata per me", poi salutò allontanandosi lentamente verso il cielo, fino a scomparire. Anche il giorno successivo, il 19 gennaio, Mariette andò ad inginocchiarsi nel giardino gelato a pregare sottovoce; alla seconda "decina" del Rosario alzò le braccia gridando "Eccola!" e finalmente si decise a chiedere chi fosse; "Io sono la Vergine dei Poveri" rispose la visione. Le apparizioni della madonna a Banneux furono otto e avvennero dal 15 gennaio al 2 marzo del 1933. Durante la quarta apparizione  la Vergine chiese la costruzione di una piccola cappella. La cappella fu costruita subito e benedetta già il 15 agosto dello stesso anno.
Se Mariette non aveva mai dubitato, la gente, i sacerdoti, il Vescovo furono più cauti. Ma era pur vero che la sorgente guariva mali inguaribili e specialmente guariva le anime, molte anime! Il Vescovo di Liegi, monsignor Kerkhofs, tuttavia, non si pronunciò se non nel 1942 per autorizzare il culto della Vergine dei Poveri; l'autenticità senza riserve delle otto apparizioni fu riconosciuta dalla Chiesa il 22 agosto 1949 tramite lo stesso vescovo il quale aveva ricevuto l'incarico di occuparsi del caso dalla Santa Sede. Ma la particolare devozione della Vergine Maria in quel luogo era iniziata subito dopo le Apparizioni, così come le guarigioni.