Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post

martedì 22 agosto 2017

Multiculturalità? -Card. Joseph Ratzinger

"La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. 
Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri. 
Essa sicuramente non può sussistere senza rispetto di ciò che è sacro.

Di essa fa parte l'andare incontro con rispetto agli elementi sacri dell'altro, ma questo lo possiamo fare solamente se il sacro, Dio, non è estraneo a noi stessi. 

Certo, noi possiamo e dobbiamo imparare da ciò che è sacro per gli altri, ma proprio davanti agli altri e per gli altri è nostro dovere nutrire in noi stessi il rispetto davanti a ciò che è sacro e mostrare il volto di Dio che ci è apparso - del Dio che ha compassione dei poveri e dei deboli, delle vedove e degli orfani, dello straniero; del Dio che è talmente umano che egli stesso è diventato un uomo, un uomo sofferente, che soffrendo insieme a noi dà al dolore dignità e speranza.

Se non facciamo questo, non solo rinneghiamo l'identità dell'Europa, bensì veniamo meno anche ad un servizio agli altri che essi hanno diritto di avere. Per le culture del mondo la profanità assoluta che si è andata formando in Occidente è qualcosa di profondamente estraneo. 
Esse sono convinte che un mondo senza Dio non ha futuro. 
Pertanto proprio la multiculturalità ci chiama a rientrare nuovamente in noi stessi”. 

- Card. Joseph Ratzinger - 
dalla Lectio magistralis pronunciata nella Biblioteca del Senato Italiano,13 maggio 2004"



Gli inviati di Dio spesso non vengono accolti bene. 
Questo è il caso del profeta Amos. Pertanto, sia che venga accettato sia che venga respinto, egli continuerà a profetizzare, predicando ciò che Dio dice e non ciò che si uomini vogliono sentirsi dire. 
E questo rimane il mandato della Chiesa: non predica ciò che vogliono sentirsi dire i potenti. Il suo criterio è la verità e la giustizia anche se sta contro gli applausi e contro il potere umano. 

Papa Benedetto XVI - 15 luglio 2012




Opera della ragione ortodossa, cattolica, è raccogliere tutti i frammenti, la loro totalità,  mentre opera dell’intelletto eretico e settario è scegliere i frammenti che piacciono.

- Pavel Florenskij -
      1882-1937


Per aver chiuso gli occhi a grandi verità l’Europa è colpevole; ed è perché è colpevole che soffre. 
Essa tuttavia respinge ancora la luce e misconosce il braccio che la colpisce. Pochissimi uomini di questa generazione materiale sono capaci di conoscere la data, la natura e l’enormità di certi delitti commessi dagli individui, dalle nazioni e dalle sovranità; un numero inferiore è in grado di comprendere il genere di espiazione di cui tali delitti necessitano, e il prodigio che costringe il male a spazzare con le sue stesse mani il terreno che l’eterno architetto ha già misurato con l’occhio per le sue meravigliose costruzioni. 
Gli uomini di questo secolo hanno già deciso. 
Essi hanno giurato a se stessi di guardare sempre a terra. 

- Joseph de Maistre -
        1753-1821




In ogni caso non v’è dubbio che l’idea dell’Anticristo, la quale secondo l’opinione della Bibbia – Antico e Nuovo Testamento – sta ad indicare l’ultimo atto della tragedia storica, non sarà la semplice incredulità, né la negazione del cristianesimo, né il materialismo o qualche cosa del genere, ma sarà l’impostura religiosa, allorché il nome di Cristo sarà sfruttato da tutte le potenze umane che nelle azioni e nello spirito sono estranee e direttamente ostili a Cristo e al suo spirito.

- Vladimir Solov’ev - 
         1853-1900





Buona giornata a tutti. :-)




giovedì 7 luglio 2016

da: "Non so niente di te" - Paola Mastrocola

Nessun genitore deve volere il meglio per suo figlio. E sai perché? Perché non lo sa. Un genitore non sa cos’è il meglio per suo figlio. Non lo può sapere, come potrebbe? 
E' Dio? Legge nella sfera di cristallo? No, è solo un genitore. E allora dovrebbe starsene a guardare e basta, in silenzio e con grande calma. Un po’ come si sta davanti al mare a guardare il mare. Cosa si fa davanti al mare? Si guarda il mare. Basta. Si accompagnano le onde con lo sguardo. Questo. Una per una. Come faceva il mio amico Malmecca con le foglie: le accompagnava, le prendeva in braccio un attimo prima che cadessero. Le… accompagnava. Hai presente? Le onde che si frangono, le foglie che cadono, la canna da pesca che si piega quando il pesce abbocca… Così. Accompagnare. Anche i figli bisogna accompagnarli. Stare a guardarli, come le onde. […] 
Un figlio che non continua il padre spezza una linea. La rompe. È un elemento di rottura, un figlio così, si può dire? L’ho pensato spesso. Ma adesso non lo penso più. […] 
Dovreste essere curiosi, voi genitori. Molto curiosi dei figli. Dovreste morire dalla curiosità di vedere dove diavolo andrà a finire, quella linea spezzata che è partita da voi, e che si spezzerà ancora decine di volte nei secoli, con i figli dei vostri figli e i figli dei loro figli. Decine di volte! Invece, siete sempre così scontenti… Così incontentabili. Siete così privi di curiosità, voi genitori… Sembra che conosciate già tutto, che sappiate al millesimo che fine farà ogni cosa, ogni figlio… Non vi lasciate sorprendere. Non prevedete neanche la possibilità di una sorpresa. Peccato. Vi private di una grande felicità… “.

- Paola Mastrocola - 

da: "Non so niente di te"



I nostri studenti che "vanno male" (studenti ritenuti senza avvenire) non vengono mai soli a scuola. In classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso. 
Guardateli, ecco che arrivano, il corpo in divenire e la famiglia nello zaino. 
La lezione può cominciare solo dopo che hanno posato il fardello e pelato la cipolla. Difficile spiegarlo, ma spesso basta solo uno sguardo, una frase benevola, la parola di un adulto, fiduciosa, chiara ed equilibrata per dissolvere quei magoni, alleviare quegli animi, collocarli in un presente rigorosamente indicativo.
Naturalmente il beneficio sarà provvisorio, la cipolla si ricomporrà all'uscita e forse domani bisognerà ricominciare daccapo. Ma insegnare è proprio questo: ricominciare fino a scomparire come professori. 
Se non riusciamo a collocare i nostri studenti nell'indicativo presente della nostra lezione, se il nostro sapere e il piacere di servirsene non attecchiscono su quei ragazzini e quelle ragazzine, nel senso botanico, la loro esistenza vacillerà sopra vuoti infiniti. 
Certo, non saremo gli unici a scavare quei cunicoli a non riuscire a colmarli, ma quelle donne e quegli uomini avranno comunque passato uno o più anni della loro giovinezza seduti di fronte a noi. 
E non è poco un anno di scuola andato in malora: è l'eternità in un barattolo.

- Daniel Pennac - 
scrittore



È più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere.

- Alberto Hurtado, gesuita - 






Come sempre nel nostro Paese quando si deve tagliare, si tagliano la cultura e la ricerca, ritenute evidentemente un inutile lusso.

- Margherita Hack, astrofisica - 


Buona giornata a tutti. :-)













giovedì 2 giugno 2016

da: "L'ombra del vento" - Carlos Ruiz Zafón

Mi abbandonai a quell'incantesimo fino a quando la brezza dell'alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull'ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. 
Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. 
Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. 
Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. 
L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno.

-Carlos Ruiz Zafón
da: "L'ombra del vento", ed. Oscar Mondadori





Mi aggirai in quel labirinto che odorava di carta vecchia, polvere e magia per una mezz'ora.
Lasciai che la mia mano sfiorasse il dorso dei libri disposti in lunghe file.
Vagai lungo gallerie e ballatoi a spirale riempiti da centinaia, migliaia di volumi che davano l'impressione di sapere di me molto più di quanto io sapessi di loro.
Mi balenò in mente il pensiero che dietro ogni copertina si celasse un universo infinito da esplorare e che, fuori di lì, la gente sprecasse il tempo ascoltando partite di calcio e sceneggiati alla radio, paga della sua mediocrità.

-Carlos Ruiz Zafón
da: "L'ombra del vento", ed. Oscar Mondadori




«C'era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. 
Quand'ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. 
Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand'anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver.»

- Amos Oz -
da: Una storia di amore e di tenebra, traduzione di E. Loewenthal, Feltrinelli, 2003





Un giorno avrei posseduto tutti i libri del mondo, scaffali e scaffali pieni. 
Avrei vissuto in una torre di libri. 
Avrei letto tutto il giorno mangiando pesche. 
E se qualche giovane cavaliere con l’armatura avesse osato passare sul suo bianco destriero e mi avesse implorato di calargli la treccia, lo avrei bersagliato di noccioli di pesca finché non se ne fosse tornato a casa.


- Jacqueline Kelly -
da: L'evoluzione di Calpurnia



Buona giornata a tutti. :-)







sabato 13 febbraio 2016

Quale scuola? - don Franco Locci

"I ragazzi di oggi sono tutti 'imparati' - mi diceva un papà - mio figlio fa la prima elementare, sono cinque mesi che va a scuola, scrive, ha cinque quaderni e quattro insegnanti e l'altro giorno è venuto a chiedermi un piccolo aiuto perché non ricordava bene la scomposizione dei numeri…".

Ci insegnano tutto, ma un certo giorno ti accorgi che non ci hanno insegnato a vivere. Ci hanno insegnato le scienze e spesso hanno ridotto l'uomo ad una macchina, ci hanno insegnato la matematica, perché nella vita se non sai contare e contare a tuo favore…, ci hanno insegnato a farci largo a spallate pur di essere sempre i primi della classe, pur di far carriera, ci hanno insegnato ad avere molto come se la felicità coincidesse con l'avidità. Ci hanno detto che se vuoi sopravvivere nella giungla devi tirare fuori le unghie ed aggredire prima di essere aggredito. Ci hanno insegnato una libertà che spesso lega le nostre e le altrui mani… ed ecco che alla fine sembra che gli ingredienti della vita siano solo più cupidigia, abuso di potere, desideri abietti, orgoglio, gelosia, violenza… Mi rifiuto. La vita non può essere così, cari maestri, un altro Maestro Gesù, mi ha detto che questi ingredienti servono solo a realizzare la vera miseria dell'uomo. Preferisco credere a quel Maestro che per insegnarmi amore è finito su una croce e non su una cattedra.

- don Franco Locci -



C'era una volta...

un patto tra Scuola e società, in base al quale si volevano le stesse cose e si lavorava nella stessa direzione. 
Ad esempio la Scuola esigeva studio e fatica, e la famiglia era d'accordo. 
C'era una meta condivisa, dietro a tutto ciò: una buona formazione culturale che la Scuola s'impegnava a fornire; di questa formazione culturale faceva parte ad esempio la koiné umanistica, una buona base di conoscenze letterarie e filosofiche, un plafond di letture comuni e consolidate. 
Un tal patto c'era fino a pochi anni fa, adesso è saltato e nessun altro patto, se non confuso, mi sembra di vedere all'orizzonte. 
Adesso la famiglia rema contro, e desidera che i propri figli sorridano e siano lasciati il più possibile in pace, senza traumi, punizioni, prezzi da pagare. Adesso noi insegnanti percepiamo di avere un nemico e questo condiziona e intristisce non poco il nostro lavoro; abbiamo "paura", stiamo molto sul chi va là, pronti a difenderci dagli attacchi del "nemico". 
Che poi, immaginerete, sono i genitori. Quindi, siamo noi stessi. O meglio, la società in generale. 
Purtroppo quando noi genitori chiediamo alla Scuola che sia facile e divertente, che abolisca le difficoltà, la fatica e l'impegno, noi in realtà chiediamo alla scuola di  snaturarsi, e di abdicare anche lei, così come abbiamo abdicato noi. Quindi,  noi insegnanti che cosa mai possiamo fare di fronte alla richiesta di noi genitori?


Non importa che tu sia un insegnante che chiede di fare molti compiti o uno più indulgente, un carismatico alla John Keating (l’insegnante del film L’attimo fuggente) o un esigente alla Jaime Escalante (l’insegnante del film La forza della volontà), in un’aula ci si può prendere cura degli allievi in molti modi. E, fortunatamente, gli studenti non sono schizzinosi quando si tratta di ricevere cure, ma accettano tutto quello che viene loro offerto.
Non hanno veramente bisogno di tutti quegli strumenti tecnologici che vengono pubblicizzati durante i corsi d’aggiornamento professionale. Può darsi che apprezzino le novità ma, quando queste svaniscono, torneranno a chiedersi se tu, il loro insegnante, tieni davvero a loro.
Prendersi cura è un compito impegnativo. M’impone di mettermi nei panni di qualcun altro, di essere comprensiva ed empatica; di vedere l’altro, il mio studente, come vorrei essere vista io.
Gli studenti difficili sono stati i miei più straordinari insegnanti.

Lizanne Foster, insegnante



Buona giornata a tutti. :-)


martedì 5 maggio 2015

Elogio della lettura e della finzione - Mario Vargas Llosa

Ho imparato a leggere a cinque anni, nella classe di fratel Justiniano, nel Colegio de la Salle, a Cochabamba, in Bolivia. 
È la cosa più importante che mi sia successa nella vita. 
Quasi settant’anni dopo ricordo in modo limpido come quella magia, tradurre le parole dei libri in immagini, abbia arricchito la mia esistenza, abbattendo le barriere del tempo e dello spazio e permettendomi di viaggiare con il capitano Nemo a ventimila leghe sotto i mari, combattere fianco a fianco con d’Artagnan, Athos, Porthos e Aramis contro i complotti che minacciavano la regina ai tempi del subdolo Richelieu, o spingermi nel ventre di Parigi, novello Jean Valjean, con il corpo inerte di Marius sulle spalle. 
La lettura trasformava il sogno in vita e la vita in sogno e poneva alla portata del piccolo uomo che ero l’universo della letteratura. 
Mia madre mi raccontò che le prime cose che io scrissi furono continuazioni delle storie che leggevo, perché mi dispiaceva che finissero, oppure volevo cambiare il finale. E forse è ciò che ho fatto per tutta la vita senza saperlo: prolungare nel tempo, mentre crescevo, maturavo e invecchiavo, le storie che riempirono la mia infanzia di passione e di avventure. 
Mi piacerebbe che mia madre fosse ancora qui, lei che era solita emozionarsi e piangere leggendo le poesie di Amado Nervo e di Pablo Neruda, e pure il nonno Pedro, dal grande naso e la lucida pelata, che lodava i miei versi, e lo zio Lucho, che mi ha fortemente spinto a dedicarmi anima e corpo a scrivere anche se la letteratura, a quel tempo e in quel luogo, dava ben poco ai suoi cultori. Per tutta la vita ho avuto al mio fianco persone simili, che mi hanno voluto bene, che mi hanno spronato e che mi hanno trasmesso la loro fiducia quando io dubitavo. 
Grazie a loro e, senza dubbio, anche alla mia testardaggine e a un poco di fortuna, sono riuscito a dedicare buona parte del mio tempo a questa passione, vizio e meraviglia che è lo scrivere, creare una vita parallela ove rifugiarsi dalle avversità, che fa diventare normale ciò che è straordinario e straordinario ciò che è normale, che dissipa il caos, imbellisce ciò che è brutto, conferisce l’eternità a un istante e trasforma la morte in uno spettacolo passeggero. 
Non era facile scrivere delle storie. 
Trasformandosi in parole, i progetti appassivano sulla carta e le idee e le immagini venivano meno. Come rianimarle? 
Fortunatamente c’erano i maestri, per imparare da loro e per seguire il loro esempio. Flaubert mi ha insegnato che il talento significa disciplina tenace e grande pazienza. Faulkner che è la forma – la scrittura e la struttura – ciò che esalta o impoverisce le trame. Martorell, Cervantes, Dickens, Balzac, Tolstoj, Conrad, Thomas Mann che il ritmo e l’ambizione sono importanti in un romanzo quanto l’abilità stilistica e la strategia narrativa. 
Sartre che le parole sono azioni e che un romanzo, un’opera teatrale, un saggio, legati all’attualità e ai più alti obiettivi, possono cambiare la storia. Camus e Orwell che una letteratura priva di morale è inumana, e Malraux che l’eroismo e l’epica sono presenti nell’attualità così come al tempo degli argonauti, dell’Odissea o dell’Iliade. 
Se in questo discorso citassi tutti gli scrittori cui debbo qualcosa o molto, le loro ombre ci oscurerebbero. Sono infiniti. 
Oltre a rivelarmi i segreti del lavoro dello scrittore, mi hanno permesso di esplorare gli abissi dell’essere umano, ammirarne le imprese e spaventarmi per le loro follie. Furono gli amici più servizievoli, coloro che animarono la mia vocazione, nei cui libri scoprii che, anche nelle situazioni peggiori, ci possono essere delle speranze e che vale la pena vivere, anche solo per il fatto che senza la vita non potremmo leggere e nemmeno inventarci storie. (continua)

Lezione di Mario Vargas Llosa alla consegna del Nobel per la Letteratura, dicembre 2010 




"Un libro che lascia il lettore uguale a com’era prima di leggerlo è un libro fallito."

- E.M. Cioran - 





"Un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni."

- Ennio Flaiano - 


"La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare..."

- Arthur Schopenhauer - 



Una volta imparato a leggere sarete per sempre liberi.

- Frederick Douglass - 




Buona giornata di lettura a tutti quanti. :-)





giovedì 23 aprile 2015

La dama che sognava Genji e lontani profumi d'Oriente

Continuavo a occuparmi solo di cose futili e anche quelle rare volte che mi recavo a fare un pellegrinaggio, non mi impegnavo a pregare come facevano gli altri. 
A quei tempi le ragazze di diciassette o diciotto anni leggevano le sacre scritture e si dedicavano alle pratiche religiose. 
A me, invece, non sfiorava neanche l’idea di farlo. 
Tutto ciò che desideravo era che almeno una volta all’anno venisse a farmi visita un uomo di alto rango, bello e distinto come Genji lo splendente, mentre io come Ukifune, nascosta in un villaggio di montagna, contemplavo i fiori, le foglie rosse, la luna e la neve nell’impaziente attesa di una magnifica lettera che di tanto in tanto potesse distrarmi dalla mia profonda solitudine. 
Fantasticavo sempre e solo su questo genere di cose e credevo anche che in futuro si sarebbero davvero realizzate.

- Sarashina Nikki - 
da "Le memorie della dama di Sarashina"


Nessuno potrà
vedermi né chiedermi
qualcosa – In sogno
verrò da te stanotte,
non chiudere la porta del sogno.

Kakinomoto No Hitomaro (?-729)



"Lei si dipinge il viso per nascondere il viso. I suoi occhi sono acqua profonda. Non è per una geisha desiderare. Non è per una geisha provare sentimenti. La geisha è un'artista del mondo, che fluttua, danza, canta, vi intrattiene. Tutto quello che volete. Il resto è ombra. Il resto è segreto."

da: "Memorie di una geisha"

Joseph Faust (1868 - 1934), "Fiori del Giappone"

Sessanta lune
i petali di un haiku
nella tua bocca.

- Edoardo Sanguineti - 



Charles Sprague Pearce (1851 - 1914), "Una tazza di tè"



... L'ora del tè fumante e dei libri chiusi, la dolcezza di sentire la fine della sera, la stanchezza incantevole e l'adorata attesa dell'ombra nuziale e della dolce notte.



- Paul Verlaine -





Buona giornata a tutti. :-)






martedì 30 settembre 2014

da "Scrivere" di Virginia Woolf

Come puoi imparare a scrivere se scrivi sempre della medesima persona? 
Prendiamo un esempio ovvio.
Non pensi che la ragione per cui Shakespeare conoscesse ogni suono e sillaba della lingua e potesse fare ciò che gli piaceva con la grammatica e la sintassi fosse che Amleto, Falstaff e Cleopatra lo avevano trascinato in questa conoscenza? 
Che i signori, gli ufficiali, i dipendenti, gli assassini e i soldati semplici dei suoi drammi insistessero perché dicesse esattamente cosa provavano nelle parole che esprimevano i loro sentimenti? 
Sono stati loro a insegnargli a scrivere, non l’ideatore dei Sonetti. 
Cosicché, se vuoi soddisfare tutte le sensazioni che nascono in una folla quando le viene lanciata una poesia – la ragione, l’immaginazione, gli occhi, le orecchie, le palme delle mani e le piante dei piedi, per non dire di un milione di altre cose cui gli psicologi hanno ancora da trovare un nome, farai bene a imbarcarti in una lunga poesia in cui delle persone il più possibile diverse da te parlino con tutta la voce che hanno.

(Virginia Woolf – da “Scrivere”)





Ogni libro, è un messaggio , ogni libro è scritto da sensazioni che l'autore vive e vuole trasmettere ad altri, in ogni libro c' è sempre qualcosa che ti insegna nuove cose, in ogni libro c' è l'anima del poeta, in ogni libro c' è la storia di una Nazione o di una o più persone, spesso un libro è anche una profezia di qualcosa che deve succedere...anche quello che spesso pare il più stupido, il più insignificante, contiene al suo interno gemme preziose che ti arricchiscono l'animo.





"L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo" 

(Nelson Mandela)


Immagine di Andy Prokh

Se non impariamo dalla storia, siamo condannati a ripeterla.
Ma se non cambiamo il futuro, siamo condannati a sopportarlo.

E questo sarebbe peggio.
Gli analfabeti del futuro non saranno quelli che non sanno leggere o scrivere, ma quelli che non sanno imparare, disimparare, e imparare di nuovo.
La conoscenza è la più democratica fonte di potere.

(Alvin Toffler)



Buona giornata a tutti :-)




venerdì 30 luglio 2010

Non abbiate paura! - papa Giovanni Paolo II -

Fratelli e Sorelle!
Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!
Non abbiate paura!
Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati,

i sistemi economici come quelli politici,
i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura!
Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”.
Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro,
nel profondo del suo animo, del suo cuore.
Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra.
È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.
Permettete, quindi 
– vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – 
permettete a Cristo di parlare all’uomo.

Solo lui ha parole di vita, sì! Di vita eterna.



- San Giovanni Paolo II, papa - 







Buona giornata a tutti. :-)


seguimi :