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sabato 25 marzo 2017

Le penne d’oca - Trilussa

Un’Oca, dispiacente
perché la gente la trattava male,
se lagnò con un Ciuccio,
un Somarello piuttosto attempatello.
– A sentì l’omo, l’Oca è l’animale
più stupido, più scemo, più imbecille;
nun s’aricorda che le poesie
de Dante, Ariosto, Tasso e d’antri mille
so’ uscite tutte da le penne mie?
– Percui – disse er somaro – è ’na fortuna
d’avé in mano un ucello accusì raro!
Famme er piacere, impresteme ’na penna,
perché, per quanto poco me n’intenna,
chi lo sa che pur’io non ciarieschi
a fanne quarchiduna?
E je le strappò tutte,
una per una,
pe’ scrive li
sonetti romaneschi!

- Trilussa - 



Quella vecchietta cieca che incontrai... mi disse: - "Se la strada non la sai ti accompagno io, che la conosco... 
- La cieca, allora, mi pigliò la mano e sospirò: - Cammina". - 
Era la Fede. 

- Trilussa -


Buona giornata a tutti. :-)





sabato 17 dicembre 2016

Er Presepio – Trilussa

Ve ringrazio de core, brava gente,
pé ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa ? Si poi v’odiate,
si de st’amore non capite gnente…
Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto,senza ascolto.
La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore 
è cianfrusaja che nun cià valore.

- Trilussa -



Nel tempo liturgico dell'Avvento ci prepariamo a rivivere il mistero della nascita del Redentore: evento così antico e pur sempre misteriosamente nuovo. E' antico perchè affonda le sue radici nell'eterno disegno di Dio. Sempre nuovo, perchè, sprigiona, di generazione in generazione, la sua inesauribile energia redentrice nell'attesa del ritorno di Cristo.

San Giovanni Paolo II, papa






 In fondo la scelta dell'angelo di annunciare ai pastori l'evento della nascita rivela quella tendenza che si ritrova ampiamente in tutto il Vangelo di Luca, dove i primi destinatari della buona notizia sono gli emarginati, gli ultimi, quelli che si trovano alla periferia religiosa e sociale. 



- Bruno Maggioni - 
da: “Meditazioni sul Vangelo di Luca”, Ed. Messaggero




Essi connettono la gloria di Dio «nel più alto dei cieli» con la pace degli uomini «sulla terra». La Chiesa ha ripreso queste parole e ne ha composto un intero inno. 
Nei particolari, però, la traduzione delle parole dell’angelo è controversa. 

Il testo latino a noi familiare veniva reso fino a poco tempo fa così: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà».
Questa traduzione viene respinta dagli esegeti moderni - non senza buone ragioni come unilateralmente moralizzante. 
La «gloria di Dio» non è una cosa che gli uomini possono produrre («Sia gloria a Dio»). La «gloria» di Dio c’è, Dio è glorioso, e questo è davvero un motivo di gioia: esiste la verità, esiste il bene, esiste la bellezza. 
Queste realtà ci sono - in Dio - in modo indistruttibile.
Più rilevante è la differenza nella traduzione della seconda parte delle parole dell’angelo. 
Ciò che fino a poco tempo fa veniva reso con «uomini di buona volontà» è espresso ora, nella traduzione della Conferenza Episcopale Tedesca, con «Menschen seiner Gnade» (uomini della sua grazia).
Nella traduzione della Conferenza Episcopale Italiana si parla di «uomini, che egli ama».
Allora, però, ci si interroga: quali sono gli uomini che Dio ama? Ce ne sono anche alcuni che Egli non ama? 
Non ama forse tutti come creature sue? Che cosa dice dunque l’aggiunta: «che Dio ama»? Ci si può rivolgere una simile domanda anche di fronte alla traduzione tedesca. 
Chi sono gli «uomini della sua grazia»? 
Esistono persone che non sono nella sua grazia? E se sì, per quale ragione?
La traduzione letterale del testo originale greco suona: pace agli «uomini del [suo] compiacimento».
Anche qui rimane naturalmente la domanda: quali uomini sono nel compiacimento di Dio? E perché? 
Ebbene, per la comprensione di questo problema troviamo un aiuto nel Nuovo Testamento. Nella narrazione del battesimo di Gesù, Luca ci racconta che, mentre Gesù stava in preghiera, il cielo si aprì e venne una voce dal cielo che diceva: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Lc 3,22). L’uomo del compiacimento è Gesù. Lo è, perché vive totalmente rivolto al Padre, vive guardando verso di Lui e in comunione di volontà con Lui.


- papa Benedetto XVI -





I regali più costosi e preziosi non si chiamano "phone " "gioielli" o "automobile".
Si chiamano " Tempo", "Amore"e "Vita".



Da qualche anno si ripete il solito stupido disegno di cancellare le nostre tradizioni natalizie, in particolare quello più caratteristico: il presepe. 
Non mancano presidi o insegnanti che con una grande dose provocatoria, impediscono ai propri studenti anche a quelli non cattolici, di poter giovarsi del messaggio universale di pace del Santo Natale. 
Per la verità a cancellare totalmente il Natale ci aveva pensato Erode, con il suo metodo radicale, ora ci provano in tanti modi i fautori del “multiculturalismo”, della “libertà”, della “democrazia”, alla fine la scusa è quella di non “offendere” lo “zero-virgola” di alunni islamici presenti nelle scuole. 

Buona giornata a tutti. :-)






martedì 15 novembre 2016

La cecala d’oggi - Trilussa

Una Cecala, che pijava er fresco
all'ombra der grispigno e de l'ortica,
pe' da' la cojonella a 'na Formica
cantò 'sto ritornello romanesco:
- Fiore de pane,
io me la godo, canto e sto benone,
e invece tu fatichi come un cane.
- Eh! da qui ar bel vedé ce corre poco:
- rispose la Formica -
nun t'hai da crede mica
ch'er sole scotti sempre come er foco!
Amomenti verrà la tramontana:
commare, stacce attenta... -
Quanno venne l'inverno
la Formica se chiuse ne la tana.
ma, ner sentì che la Cecala amica
seguitava a cantà tutta contenta,
uscì fòra e je disse: - ancora canti?
ancora nu' la pianti?
- Io? - fece la Cecala - manco a dillo:
quer che facevo prima faccio adesso;
mó ciò l'amante: me mantiè quer Grillo
che 'sto giugno me stava sempre appresso.
Che dichi? l'onestà? Quanto sei cicia!
M'aricordo mi' nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
e sai chi ce n'ha due? Chi se la leva.

- Trilussa - 




Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle
come farfalle
spensierate? 
Venite da lontano o da vicino
da un bosco o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso che vi porta via?

Trilussa -


Mattino d'Autunno

Il cielo era tutto sereno:
di mano in mano che il sole s’alzava
dietro il monte si vedeva la sua luce...
Un venticello d’autunno,
staccando dai rami
le foglie appassite del gelso,
le portava a cadere qualche passo
distante dall’albero.

- Alessandro Manzoni - 


Buona giornata a tutti. :-)









martedì 5 aprile 2016

Ode al Gatto – Pablo Neruda

Gli animali furono
imperfetti, lunghi
di coda, plumbei
di testa.
Piano piano si misero
in ordine,
divennero paesaggio,
acquistarono néi, grazia, volo.
Il gatto,
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso:
nacque completamente rifinito,
cammina solo e sa quello che vuole.
L'uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere ali,
il cane è un leone spaesato,
l'ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia per rondine,
il poeta cerca d'imitare la mosca,
ma il gatto
vuole solo esser gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.
Non c'è unità
come la sua,
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione:
è una sola cosa
come il sole o il topazio
e l'elastica linea del suo corpo,
salda e sottile, è come
la linea della prua di una nave.
I suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola
fessura
per gettarvi le monete della notte.
Oh piccolo
imperatore senz'orbe,
conquistatore senza patria,
minima tigre da salotto, nuziale
sultano del cielo
delle tegole erotiche,
il vento dell'amore
all'aria aperta
reclami
quando passi
e posi
quattro piedi delicati
sul suolo,
fiutando,
diffidando
di ogni cosa terrestre,
perché tutto
è immondo
per l'immacolato piede del gatto.
Oh fiera indipendente
della casa, arrogante
vestigio della notte,
neghittoso, ginnastico
ed estraneo,
profondissimo gatto,
poliziotto segreto
delle stanze,
insegna
di un
irreperibile velluto,
probabilmente non c'è
enigma
nel tuo contegno,
forse non sei mistero,
tutti sanno di te ed appartieni
all'abitante meno misterioso,
forse tutti si credono
padroni,
proprietari, parenti
di gatti, compagni,
colleghi,
discepoli o amici
del proprio gatto.
Io no.
Io non sono d'accordo.
Io non conosco il gatto.
So tutto, la vita e il suo arcipelago,
il mare e la città incalcolabile,
la botanica,
il gineceo coi suoi peccati,
il per e il meno della matematica,
gl'imbuti vulcanici del mondo,
il guscio irreale del coccodrillo,
la bontà ignorata del pompiere,
l'atavismo azzurro del sacerdote,
ma non riesco a decifrare un gatto.
Sul suo distacco la ragione slitta,
numeri d'oro stanno nei suoi occhi.

- Pablo Neruda - 

Dipinto di Henriette Ronner  Knip
Studio di un gatto che si sveglia

Carità Cristiana - Trilussa

Er Chirichetto d'una sacrestia
sfasciò l'ombrello su la groppa a un gatto
pe' castigallo d'una porcheria.
- Che fai? - je strillò er Prete ner vedello
- Ce vò un coraccio nero come er tuo
pe' menaje in quer modo... Poverello!...
- Che? - fece er Chirichetto - er gatto è suo? -
Er Prete disse: - No... ma è mio l'ombrello!-

- Trilussa -





Il gatto e i topi
In un certo luogo di questo mondo abitava un gatto era il terrore di tutti i topi dei paraggi. Non li lasciava vivere in pace neppure un istante. 
Li inseguiva di giorno e di di notte e così i poveri animaletti non potevano godere un momento di pace.
Il gatto era molto astuto e i topi, sapendo di non poterlo ingannare, decisero di tenere consiglio. Si salutarono cordialmente, perché il pericolo rende la gente più amabile, e poi diedero inizio all'assemblea.
Dopo lunghe ore di discussione senza concludere nulla, un sorcio si alzò e chiese silenzio. Tutti zittirono, perché erano desiderosi di ascoltare le parole di colui che si era alzato in piedi: chissà, forse aveva la soluzione del problema.
"La cosa migliore sarebbe appendere un sonaglio al collo del gatto; così, tutte le volte che si avvicina, paremmo accorgercene in tempo e scappare!"
I topi si entusiasmarono dell'idea e fecero salti di gioia e corsero ad abbracciare quel sorcio che aveva suggerito la soluzione, come se fosse un eroe. Ma, allorché si furono calmati, il sorcio chiese di nuovo silenzio e disse solennemente: "E chi appenderà il sonaglio al collo del gatto?"
All'udire queste parole, i topi si guardarono l'un l'altro imbarazzati e cominciarono a presentare scuse e a tirarsi fuori, uno alla volta.
In breve marciarono tutti verso casa senza avere concluso nulla.

Perché è molto facile proporre soluzioni; il difficile è assumersi la responsabilità e metterle in pratica, farsi avanti per eseguire un'azione concreta che trasformi in realtà le soluzioni proposte.





Il gatto 

Io mi auguro di avere in casa mia:
una donna provvista di prudenza,
un gatto a passeggio fra i libri,
e in tutte le stagioni amici
di cui non posso far senza.

– Guillaume Apollinaire - 





Buona giornata a tutti. :-)







venerdì 12 dicembre 2014

La candela e altre poesie - Trilussa

Davanti ar Crocifisso d'una Chiesa
una Candela accesa
se strugge da l'amore e da la fede.
Je dà tutta la luce,
tutto quanto er calore che possiede,
senza abbadà se er foco
la logra e la riduce a poco a poco.
Chi nun arde nun vive. Com'è bella
la fiamma d'un amore che consuma,
purchè la fede resti sempre quella!
Io guardo e penso. Trema la fiammella,
la cera cola e lo stoppino fuma...
- Trilussa -




La libbertà de pensiero – Trilussa

Un gatto bianco, ch’era presidente
der circolo der Libbero Pensiero
sentì che un Gatto nero,
libbero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo a la politica
ch’era contraria a li principi sui.
“Giacché nun badi a li fattacci tui,
- je disse er Gatto bianco inviperito -,
rassegnerai le proprie dimissione
e uscirai da le file der partito:
che qui la poi pensà libberamente
come te pare a te, ma a condizzione
che t’associ a l’idee der presidente
e a le proposte de la commissione!”
- “E’ vero, ho torto, ho aggito malamente…” -
Rispose er Gatto nero.
E pe’ restà ner Libbero Pensiero
da quela vorta nun pensò più gnente.

- Trilussa -




Le conseguenze dei vostri atti vi prenderanno per i capelli anche se nel frattempo sarete diventati migliori.

- Friedrich Nietzsche -




Il tuo prossimo non è chi conosci, chi ti è amico o parente.
Il tuo prossimo è chiunque abbia bisogno di te.

- Jean Vanier -




Buona giornata a tutti. :-)












domenica 1 settembre 2013

La tartaruga lemme lemme - Trilussa


La Tartaruga disse a la Lucertola:

Abbi pazienza, fermete un momento!

E giri, e corri, e svicoli, e t'arrampichi,
sempre de prescia, sempre in movimento.

 Me fai l'effetto d'una pila elettrica…
Te piace d' esse attiva? Va benone.

Però l'attività, quando s'esaggera,
lo sai come se chiama? Aggitazzione:

forza sprecata. E' la mania der secolo.

Correno tutti a gran velocità:
ognuno cerca d'arriva prestissimo,

ma dove, proprio dove… Nu' lo sa.

(Trilussa)




La calma è più dinamica e potente della pace… 
La calma dona il potere di superare tutti gli ostacoli della vita. 
Persino nei rapporti umani, la persona che rimane calma in ogni circostanza è invincibile.....

- Paramhansa Yogananda -




"L'effetto della pazienza è quello di possedere bene la propria anima; e quanto più la pazienza è perfetta, tanto più il possesso dell'anima diviene completo ed eccellente"

(San Francesco di Sales)





La libertà di  essere non competitivo

Avete mai visto due alberi che gareggiano chi cresce di più e chi sarà il più alto? avete mai viste due gazzelle che competono chi è tra di loro la più veloce? Avete mai visto due prati che scoppiano volendo dimostrare che uno è più verde dell'altro? ... Soltanto gli esseri umani hanno traviato la loro sostanziale essenza del crescere in una gara a chi vive di più, chi veste meglio, chi ha più soldi, chi è più bello...

Uomini, donne e bambini, si trasformano giorno per giorno nelle vittime di un mondo caratterizzato da un ethos competitivo e disumano che ci porta a confrontarci non con se stessi ma sempre con gli altri per distruggersi in qualche modo. Se vivessimo secondo natura questa si porterebbe al nostro termine senza bisogno di modelli, di idoli, di mode, di tendenze, di competizioni, di standard sociali di false realizzazioni.

Buona giornata a tutti :-)





mercoledì 10 agosto 2011

Nummeri - Trilussa


- Conterò poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.



(Trilussa -1944)
Trilussa (1871 – 1950) poeta,
noto per le sue composizioni in dialetto romanesco.




domenica 13 febbraio 2011

All’ombra - Trilussa

Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all'ombra d'un pajaro,
vedo un porco e je dico. Addio, majale!
vedo un ciuccio e je dico. Addio, somaro!

Forse ‘ste bestie nun me caperanno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di' le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.


martedì 2 novembre 2010

La solitudine - Trilussa

Quand'ero ragazzino, mamma Mia
Me diceva: "Ricordati fijolo,
Quando te senti veramente solo
Tu prova a recità 'n' Ave Maria
L'anima tua de sola spicca er volo
E se solleva, come pe' maggia".
Ormai so' vecchio, er tempo m'è volato;
da un pezzo s'è addormita la vecchietta,
Ma quer consijo nun l'ho mai scordato.
Come me sento veramente solo
Io prego la Madonna benedetta
E l'anima da sola pija er volo!
(Trilussa)

Piazza Trilussa, Roma, Italy