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mercoledì 28 febbraio 2018

San Vincenzo. Il segreto del patrono delle opere di carità? La genuflessione!


Impegnatevi a riunirvi più di frequente nell'azione di grazie e di gloria verso Dio.
Quando vi riunite spesso, le forze di Satana vengono abbattute e il suo flagello si dissolve nella concordia della fede.
Niente è più bello della pace nella quale si frustra ogni guerra di potenze celesti e terrestri.
Nulla di tutto questo vi sfuggirà, se avete perfettamente la fede e la carità in Gesù Cristo, che sono il principio e lo scopo della vita. Il principio è la fede, il fine la carità.
L'una e l'altra insieme riunite sono Dio, e tutto il resto segue la grande bontà.
Nessuno che professi la fede pecca, nessuno che abbia la carità odia. «L'albero si conosce dal suo frutto» (Mt 12,33). Così coloro che si professano di appartenere a Cristo saranno riconosciuti da quello che operano. 
Ora l'opera non è di professione di fede, ma che ognuno si trovi nella forza della fede sino all'ultimo.
È meglio tacere ed essere, che dire e non essere.
È bello insegnare se chi parla opera.
Uno solo è il maestro (Mt 23,8) e «ha detto e ha fatto» (Sal 32,9) e ciò che tacendo ha fatto è degno del Padre.
Chi possiede veramente la parola di Gesù può avvertire anche il suo silenzio per essere perfetto, per compiere le cose di cui parla o di essere conosciuto per le cose che tace.
Nulla sfugge al Signore, anche i nostri segreti gli sono vicino. Tutto facciamo considerando che abita in noi templi suoi ed egli il Dio che è in noi.

- San Vincenzo de' Paoli -  
1581-1660, sacerdote, fondatore di comunità religiose
fonte: Colloqui; avvisi a A. Durand, 1656



Vincenzo de' Paoli, (Pouy, 25 aprile 1581– Parigi 27 settembre 1660), sacerdote francese fondatore e ispiratore di numerose congregazioni religiose come i Lazzaristi, le Figlie della Carità, la Società San Vincenzo de’ Paoli.

Papa Benedetto XIII lo ha proclamato beato il 21 agosto 1729; ed è stato canonizzato il 16 giugno 1737 da papa Clemente XII. Fino al 1969, la memoria liturgica di San Vincenzo de’ Paoli era celebrata il 19 luglio, ma papa Paolo VI ne ha spostato la festa al 27 settembre.



“Avverto la compagnia in generale di una mancanza che parecchi commettono qui alla presenza di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento dell’altare. 
Ho osservato che molti facendo la genuflessione davanti al Santissimo Sacramento, non la fanno fino a terra, o la fanno senza devozione. 
L’ avevo notato altre volte, e mi ero proposto di avvertirne la Compagnia …e affinché quelli che non fanno con devozione la genuflessione, come conviene alla gloria e alla maestà di Dio vivente, se ne correggano, mi sono creduto in dovere di non differire più oltre e di avvertire come faccio la Compagnia, perché vi faccia più attenzione. 
I motivi che ci inducono a fare questa prostrazione con la dovuta devozione esteriore ed interiore, ed è così che devono fare i veri cristiani sono: l’esempio del Figlio di Dio, e quello di altre comunità religiose. 
Il Figlio di Dio si prostrò (…) Io pure, in questo, non ho mai dato l’esempio che dovevo. Purtroppo la mia età e il mio mal di gambe me lo impediscono. 
Se, tuttavia, vedrò che la Compagnia non si corregge, mi sforzerò di far il meglio che mi sarà possibile, anche se per rialzarmi dovrò appoggiarmi con le mani contro terra, pur di dare l’esempio”.

- San Vincenzo De Paoli - 
Ripetizione dell’orazione 28 Luglio 1655, Conferenze ai Missionari



"La nostra vocazione è di andare ad infiammare il cuore degli uomini, a fare quello che fece il Figlio di Dio, Lui che venne a portare il fuoco nel mondo per infiammarlo dell’amor suo. Che possiamo noi desiderare, se non che arda e consumi tutto?
È dunque vero che sono inviato non solo ad amare Dio, ma a farlo amare.
Non mi basta amare Dio se anche il mio prossimo non lo ama. Devo amare il mio prossimo come immagine di Dio e oggetto dell’amor suo e far di tutto perché a loro volta gli uomini amino il loro Creatore che li riconosce e li considera come suoi fratelli, che li ha salvati; e procurare che, con mutua carità, si amino tra loro per amor di Dio, il quale li ha tanto amati da abbandonare per es­si il proprio Figlio alla morte. È dunque questo il mio dovere.
Orbene, se è vero che siamo chiamati a portare lontano e vicino l’amore di Dio, se dobbiamo infiammarne le nazioni, se la nostra vocazione è di andare a spargere questo fuoco divino in tutto il mondo, se così è, dico, se così è, fratelli, quanto devo ardere io stesso di questo fuoco divino!
Come daremo la carità agli altri, se non l’abbiamo tra noi? Osserviamo se vi è, non in generale, ma se ciascuno l’ha in sé, se vi è al grado dovuto; perché se non è accesa in noi, se non ci amiamo l’un l’altro come Gesù Cristo ci ha amati e non facciamo atti simili ai suoi, come potremo sperare di diffondere tale amore su tutta la terra? Non è possibile dare quello che non si ha.
L’esatto dovere della carità consiste nel fare ad ognuno quello che con ragione vorremmo fosse fatto a noi. Faccio veramente al mio prossimo quello che desidero da lui?
Osserviamo il Figlio di Dio. Non c’è che Nostro Signore che sia stato tanto rapito dall’amore per le creature da lasciare il trono del Padre suo per venire a prendere un corpo soggetto ad infermità.
E perché? Per stabilire fra noi, mediante la sua parola e il suo esempio, la carità del prossimo. È questo l’amore che l’ha crocifisso e ha compiuto l’opera mirabile della nostra redenzione.
Se avessimo un poco di questo amore, rimarremmo con le braccia conserte? Oh! no, la carità non può rimanere oziosa, essa ci spinge a procurare la salvezza e il sollievo altrui."

- San Vincenzo de’ Paoli - 
Dalle “Conferenze ai Preti della Missione” di san Vincenzo de’ Paoli (Conferenza 207)



 Buona giornata a tutti. :-)





mercoledì 20 luglio 2016

da: La parola a San Vincenzo de' Paoli - Marcelle Auclair

«Caro amico, due anni fa una gentile vecchia signora di Tolosa aveva fatto testamento in mio favore. Dopo aver recuperato l’eredità fui convinto da un gentiluomo presso cui alloggiavo a imbarcarmi con lui per Narbona. 
Il vento era così favorevole che ci avrebbe portati in un giorno a Narbona, se Dio non avesse permesso a tre brigantini turchi che incrociavano nel golfo di Lione di piombare su di noi e attaccarci con tanto impeto che tre dei nostri uomini furono uccisi e tutti gli altri feriti, e tra loro anch’io, che ricevetti una ferita di freccia che mi servirà da orologio per il resto della mia vita. 
Carichi di bottino, i pirati si diressero in Barberia.
Al nostro arrivo lì, fummo esposti in vendita. Ci condussero in piazza, dove i mercanti vennero a esaminarci, proprio come si fa quando si compra un cavallo o un bue.
Ci fecero aprire la bocca e mostrare i denti, esaminarono le nostre ferite e ci fecero camminare, trottare e correre. 
Fui comprato da un vecchio, medico farmacista e abilissimo nell’estrarre le quintessenze. Era un tipo molto umano e gentile. Erano cinquant’anni che lavorava cercando di scoprire la pietra filosofale, tutto invano per quel che riguardava la pietra, ma con lusinghiero successo per quanto concerneva un altro metodo di trasformare i metalli. 
Il vecchio mi aveva preso a ben volere e amava parlarmi di alchimia e ancor di più della sua religione, adoperandosi come meglio poteva per convertirmi, promettendomi grandi ricchezze e tutto il suo sapere. 
Dio sostenne sempre in me la sicurezza che un giorno sarei fuggito grazie alle costanti preghiere che offrivo a lui e alla Beata Vergine Maria, al cui unico intervento io credo fermamente di dovere la mia liberazione. 
Morto l’anziano, fui venduto dal nipote ad un cristiano rinnegato di Nizza in Savoia, che mi portò nella sua casa, un posto terribilmente caldo e sabbioso. Una delle sue mogli, turca di nascita, fu strumento dell’infinita misericordia di Dio nello strappare suo marito all’apostasia, riportarlo in seno alla Chiesa e liberarmi dalla schiavitù. Siccome era curiosa di conoscere il nostro modo di vivere, mi ordinò di cantare le lodi del mio Dio. 
Io iniziai a recitare, con le lacrime agli occhi, il salmo: «Sui fiumi di Babilonia». Poi cantai la Salve Regina» e diverse altre preghiere. Fu veramente splendido vedere come ella fosse rapita da tutto ciò. 
Quella sera non mancò di dire al marito quanto egli avesse avuto torto ad abbandonare la sua religione, che lei considerava molto buona, da quanto le avevo detto del nostro Dio e anche da alcuni inni di lode che avevo cantato in sua presenza. Ascoltandoli, disse, aveva provato una gioia così celeste da non credere che il paradiso dei suoi antenati potesse darle tanto piacere come quello provato mentre lodavo il mio Dio, e concluse che quanto aveva udito da me era realmente meraviglioso. 
Quella donna fece sì che suo marito mi dicesse, il giorno dopo, che egli aspettava solo la prima occasione perché tutti e due fuggissimo in Francia e che Dio sarebbe stato glorificato da quanto egli avrebbe fatto. Fuggimmo su una piccola imbarcazione e arrivammo a Aigues-Mortes il 15 giugno. 
Poco dopo raggiungemmo Avignone, dove Sua Signoria il Vice‑Legato, con le lacrime agli occhi e la voce rotta dai singhiozzi, lo riconciliò con Dio». 

- Marcelle Auclair -
da: La parola a San Vincenzo de' Paoli, ed Cittadella Nuova, 1971




«Il servizio dei poveri deve essere preferito a tutto. Non ci devono essere ritardi. Se nell'ora dell'orazione avete da portare una medicina o un soccorso a un povero, andatevi tranquillamente. 
Offrite a Dio la vostra azione, unendovi l'intenzione dell'orazione. 
Non dovete preoccuparvi e credere di aver mancato, se per il servizio dei poveri avete lasciato l'orazione. 
Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio, ossia un'opera di Dio per farne un'altra. Se lasciate l'orazione per assistere un povero, sappiate che far questo è servire Dio. 
La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa. 
E` una grande signora: bisogna fare ciò che comanda. Tutti quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della morte. 
Serviamo dunque con rinnovato amore i poveri e cerchiamo i più abbandonati. Essi sono i nostri signori e padroni». 

Da alcune «Lettere e conferenze spirituali» di san Vincenzo de' Paoli, sacerdote; (Cfr. lett, 2546, ecc.; Correspondance, entretiens, documents, Paris 1922-1925, passim)





C'è un membro della Compagnia che, accusato di aver derubato un compagno, e pubblicamente definito come ladro - benchè‚ non fosse vero - tuttavia non ha mai voluto giustificarsi. Un giorno, vedendosi così ingiustamente accusato, pensava tra sè e sè: "Non ti discolpi? Ciò di cui ti accusano non è vero!". 
"Oh! no, rispose, rivolgendo il suo pensiero a Dio, bisogna che io sopporti pazientemente questo oltraggio". 
E così fece. Che cosa accadde in seguito? 
Sei mesi dopo, il vero ladro, che era andato a vivere cento leghe lontano da qui, riconobbe la sua colpa e scrisse chiedendo perdono. 
Ecco, Dio, talvolta, vuol provare alcune persone e perciò permette che succedano simili fatti.

(Vincenzo non dice proprio tutto: sta parlando di se stesso e del suo compaesano il giudice di Sore: l'accusa riguardava la somma di quattrocento scudi. Il ladro era un garzone venuto in casa)

- Marcelle Auclair -
da: La parola a San Vincenzo de' Paoli, ed Cittadella Nuova, 1971



Buona giornata a tutti. :-)





venerdì 28 settembre 2012

San Vicenzo de' Paoli, Biografia e preghiera per chiedere la Grazia


Vincenzo de' Paoli, nome originale Vincent de Paul (1581-1660), fino a quindici anni fece il guardiano di porci per poter pagarsi gli studi. Ordinato sacerdote a 19 anni, nel 1605 mentre viaggiava da Marsiglia a Narbona fu fatto prigioniero dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi. Venne liberato dal suo stesso «padrone», che convertì. Da questa esperienza nacque in lui il desiderio di recare sollievo materiale e spirituale ai galeotti. Da questa esperienza nacque in lui il desiderio di recare sollievo materiale e spirituale ai galeotti.

Nel 1612 diventò parroco nei pressi di Parigi. E’ stato fondatore e ispiratore di numerose congregazioni religiose come la Congregazione della Missione i cui membri sono comunemente denominati “Lazzaristi”, e insieme a santa Luisa de Marillac,  le Figlie della Carità ricordate come le “Dame della Carità” (1633) e la Società San Vincenzo de’ Paoli comunemente denominata “La San Vincenzo”. Diceva ai sacerdoti di S. Lazzaro: «Amiamo Dio, fratelli miei, ma amiamolo a nostre spese, con la fatica delle nostre braccia, col sudore del nostro volto». Per lui la regina di Francia inventò il Ministero della Carità. E da insolito «ministro» organizzò gli aiuti ai poveri su scala nazionale. Morì a Parigi il 27 settembre 1660, Papa Benedetto XIII lo ha proclamato beato il 13 agosto 1729 e papa Clemente XII lo ha canonizzato il 16 giugno 1737. Attualmente il suo corpo è esposto nella Cappella dei Lazzaristi, 95, rue de Sèvres a Parigi. La sua memoria liturgica è il 27 settembre. È considerato il più importante riformatore della carità della Chiesa cattolica. La sua opera ispirò Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza.

Fonte: Avvenire

 

Preghiera per implorare una Grazia al Santo
 O glorioso S. Vincenzo, celeste patrono di tutte le Associazioni di carità e Padre di tutti i miseri, che in vita vostra non rigettaste mai alcuno che a Voi facesse ricorso, deh! guardate da quanti mali noi siamo oppressi, e venite in nostro aiuto.
Ottenete dal Signore soccorso ai poveri, sollievo agli infermi, consolazione agli afflitti, protezione agli abbandonati, carità ai ricchi, conversione ai peccatori, zelo ai sacerdoti, pace alla Chiesa, tranquillità ai popoli, salute e salvezza a tutti.
Sì, tutti provino gli effetti della vostra pietosa intercessione; sicchè, da voi sollevati nelle miserie di questa vita, possiamo riunirci con voi lassù, dove non vi sarà più nè lutto, nè pianto,nè dolore ma gaudio, gioia e beatitudine eterna. Così sia.
 
 

Dagli scritti di S. Vincenzo de' Paoli.

"La Chiesa ha, per misericordia di Dio, un sufficiente numero di persone che vivono nella solitudine; ma ne ha tante che sono inutili, e ancora di più ne ha che la straziano. Il suo grande bisogno è di avere uomini che lavorino per purgarla, illuminarla e unirla al suo Sposo divino".

*******

"Guardatevi dal voler far troppo. È un'astuzia del diavolo per ingannare le anime buone quella d'incitarle a far più di quello che possono; affinché non possano poi far nulla. Invece lo Spirito di Dio incita dolcemente a fare il bene che ragionevolmente si può fare, così che si possa fare con perseveranza e a lungo".
********

"La bontà divina vuole da noi che non facciamo mai del bene in nessun luogo per metterci in evidenza; dobbiamo invece guardare sempre a Dio solo, direttamente e immediatamente e senza secondi fini in tutte le nostre azioni. Ciò mi dà motivo di raccomandarvi due cose.
La prima, che evitiate, quanto vi sarà possibile, di mettervi in mostra.
La seconda che non facciate mai cosa alcuna per rispetto umano.
Riguardo a ciò è giusto in ogni maniera che onoriate per un po' di tempo la vita nascosta di nostro Signore. Non pochi tesori sono racchiusi in essa, poiché il Figlio di Dio dimorò per trent'anni sopra la terra come un povero artigiano prima di manifestarsi al mondo. E così Egli benedice sempre molto di più gli inizi umili che non quelli che fanno grande rumore.
Mi direte forse: Che opinione avrà di noi questa corte e che si dirà di noi a Parigi? Lasciate pensare e dire tutto quello che vorranno, e siate certo che le massime di Gesù Cristo e gli esempi della sua vita non portano mai all'errore e daranno il loro frutto a tempo debito.
Tutto invece riesce male a chi opera con massime contrarie. Questa è la mia fede e questa è la mia esperienza. Considerate anche voi questo come infallibile, e vivete nel massimo nascondimento".
 





 

 

 

venerdì 20 gennaio 2012

Preghiera dei Vincenziani – San Vincenzo de’ Paoli

Signore, fammi buon amico di tutti,
fa' che la mia persona ispiri fiducia
a chi soffre e si lamenta.
A chi cerca luce lontano da Te,
a chi vorrebbe cominciare e non sa come,
a chi vorrebbe confidarsi e non se ne sente capace.

Signore aiutami,
perché non passi accanto a nessuno
con il volto indifferente, con il cuore chiuso,
con il passo affrettato.
Signore, aiutami ad accorgermi subito
di quelli che mi stanno accanto,
di quelli che sono preoccupati e disorientati,
di quelli che soffrono senza mostrarlo,
di quelli che si sentono isolati senza volerlo.

Signore, dammi una sensibilità
che sappia andare incontro ai cuori.
Signore, liberami dall'egoismo,
perché ti possa servire,
perché ti possa amare,
perché ti possa ascoltare,
in ogni fratello che mi fai incontrare.


(San Vincenzo de’ Paoli)





Vincenzo de' Paoli, nome originale Vincent de Paul (1581-1660), fino a quindici anni fece il guardiano di porci per poter pagarsi gli studi. Ordinato sacerdote a 19 anni, nel 1605 mentre viaggiava da Marsiglia a Narbona fu fatto prigioniero dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi. Venne liberato dal suo stesso «padrone», che convertì. Da questa esperienza nacque in lui il desiderio di recare sollievo materiale e spirituale ai galeotti. Nel 1612 diventò parroco nei pressi di Parigi. E’ stato fondatore e ispiratore di numerose congregazioni religiose come la Congregazione della Missione i cui membri sono comunemente denominati “Lazzaristi”, le Figlie della Carità ricordate come le “Dame della Carità” (1633) e la Società San Vincenzo de’ Paoli comunemente denominata “La San Vincenzo”. Diceva ai sacerdoti di S. Lazzaro: «Amiamo Dio, fratelli miei, ma amiamolo a nostre spese, con la fatica delle nostre braccia, col sudore del nostro volto». Per lui la regina di Francia inventò il Ministero della Carità. E da insolito «ministro» organizzò gli aiuti ai poveri su scala nazionale. Papa Benedetto XIII lo ha proclamato beato il 13 agosto 1729 e papa Clemente XII lo ha canonizzato il 16 giugno 1737. Attualmente il suo corpo è esposto  nella Cappella dei Lazzaristi,  95, rue de Sèvres a Parigi. La sua memoria liturgica è il 27 settembre. È considerato il più importante riformatore della carità della Chiesa cattolica. La sua opera ispirò Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza.


Buona giornata a tutti. :-)


 

mercoledì 13 aprile 2011

Non mi basta amare Dio se anche il mio prossimo non lo ama – San Vincenzo de’ Paoli :)

"La nostra vocazione è di andare ad infiammare il cuore degli uomini, a fare quello che fece il Figlio di Dio, Lui che venne a portare il fuoco nel mondo per infiammarlo dell’amor suo. Che possiamo noi desiderare, se non che arda e consumi tutto?
È dunque vero che sono inviato non solo ad amare Dio, ma a farlo amare.
Non mi basta amare Dio se anche il mio prossimo non lo ama. Devo amare il mio prossimo come immagine di Dio e oggetto dell’amor suo e far di tutto perché a loro volta gli uomini amino il loro Creatore che li riconosce e li considera come suoi fratelli, che li ha salvati; e procurare che, con mutua carità, si amino tra loro per amor di Dio, il quale li ha tanto amati da abbandonare per es­si il proprio Figlio alla morte. È dunque questo il mio dovere.
Orbene, se è vero che siamo chiamati a portare lontano e vicino l’amore di Dio, se dobbiamo infiammarne le nazioni, se la nostra vocazione è di andare a spargere questo fuoco divino in tutto il mondo, se così è, dico, se così è, fratelli, quanto devo ardere io stesso di questo fuoco divino!
Come daremo la carità agli altri, se non l’abbiamo tra noi? Osserviamo se vi è, non in generale, ma se ciascuno l’ha in sé, se vi è al grado dovuto; perché se non è accesa in noi, se non ci amiamo l’un l’altro come Gesù Cristo ci ha amati e non facciamo atti simili ai suoi, come potremo sperare di diffondere tale amore su tutta la terra? Non è possibile dare quello che non si ha.
L’esatto dovere della carità consiste nel fare ad ognuno quello che con ragione vorremmo fosse fatto a noi. Faccio veramente al mio prossimo quello che desidero da lui?
Osserviamo il Figlio di Dio. Non c’è che Nostro Signore che sia stato tanto rapito dall’amore per le creature da lasciare il trono del Padre suo per venire a prendere un corpo soggetto ad infermità.
E perché? Per stabilire fra noi, mediante la sua parola e il suo esempio, la carità del prossimo. È questo l’amore che l’ha crocifisso e ha compiuto l’opera mirabile della nostra redenzione.
Se avessimo un poco di questo amore, rimarremmo con le braccia conserte? Oh! no, la carità non può rimanere oziosa, essa ci spinge a procurare la salvezza e il sollievo altrui."

(San Vincenzo de’ Paoli)

Dalle “Conferenze ai Preti della Missione” di san Vincenzo de’ Paoli  (Conferenza 207)

Vincenzo de' Paoli, (Pouy, 25 aprile 1581– Parigi 27 settembre 1660), sacerdote francese fondatore e ispiratore di numerose congregazioni religiose come i Lazzaristi, le Figlie della Carità, la Società San Vincenzo de’ Paoli.

Papa Benedetto XIII lo ha proclamato beato il 21 agosto 1729; ed è stato canonizzato il 16 giugno 1737 da papa Clemente XII. Fino al 1969, la memoria liturgica di San Vincenzo de’ Paoli era celebrata il 19 luglio, ma papa Paolo VI ne ha spostato la festa al 27 settembre


martedì 4 gennaio 2011

Non c'è nulla di segreto che...- San Vincenzo de’ Paoli :)

Impegnatevi a riunirvi più di frequente nell'azione di grazie e di gloria verso Dio.
Quando vi riunite spesso, le forze di Satana vengono abbattute e il suo flagello si dissolve nella concordia della fede.
Niente è più bello della pace nella quale si frustra ogni guerra di potenze celesti e terrestri.
Nulla di tutto questo vi sfuggirà, se avete perfettamente la fede e la carità in Gesù Cristo, che sono il principio e lo scopo della vita. Il principio è la fede, il fine la carità.
L'una e l'altra insieme riunite sono Dio, e tutto il resto segue la grande bontà.
Nessuno che professi la fede pecca, nessuno che abbia la carità odia. «L'albero si conosce dal suo frutto» (Mt 12,33). Così coloro che si professano di appartenere a Cristo saranno riconosciuti da quello che operano. Ora l'opera non è di professione di fede, ma che ognuno si trovi nella forza della fede sino all'ultimo.
È meglio tacere ed essere, che dire e non essere.

È bello insegnare se chi parla opera.
Uno solo è il maestro (Mt 23,8) e «ha detto e ha fatto» (Sal 32,9) e ciò che tacendo ha fatto è degno del Padre.
Chi possiede veramente la parola di Gesù può avvertire anche il suo silenzio per essere perfetto, per compiere le cose di cui parla o di essere conosciuto per le cose che tace.
Nulla sfugge al Signore, anche i nostri segreti gli sono vicino. Tutto facciamo considerando che abita in noi templi suoi ed egli il Dio che è in noi.

(San Vincenzo de' Paoli)

1581-1660, sacerdote, fondatore di comunità religiose
fonte: Colloqui ; avvisi a A. Durand, 1656


Vincenzo de' Paoli, (Pouy, 25 aprile 1581– Parigi 27 settembre 1660), sacerdote francese fondatore e ispiratore di  numerose congregazioni religiose come i Lazzaristi, le Figlie della Carità, la Società San Vincenzo de’ Paoli.
Papa Benedetto XIII lo ha proclamato beato il 21 agosto 1729; ed è stato canonizzato il 16 giugno 1737 da papa Clemente XII. Fino al 1969, la memoria liturgica di San Vincenzo de’ Paoli era celebrata il 19 luglio, ma papa Paolo VI ne ha spostato la festa al 27 settembre