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giovedì 28 marzo 2013

10 "A" da ricordare nella vita - card. François Xavier Nguyen van Thuan

Carissimi fratelli nel sacerdozio. Con questa omelia, concludiamo i nostri esercizi spirituali: giorni di preghiera, di silenzio, di intimità con il Signore che ci ha chiamati.

Prima di uscire e tornare alle nostre occupazioni, vorrei lasciarvi le dieci "A" da ricordare nella vita, perché è adesso che veramente cominciano gli esercizi: dopo i giorni di pace vissuti insieme, seguono tempi duri, pieni di impegni ed attività.
Molte volte pensiamo di dover agire e lavorare, ed è vero. Non è meno vero che dobbiamo prima pregare ed ascoltare.

Per questa ragione, le dieci "A" da ricordare nella vita sono divise in due parti: le prime cinque riguardano il fuoco interiore; le altre cinque l'impegno esteriore.

Cominciamo con il fuoco interiore, perché è la causa del fuoco esteriore:

Il fuoco interiore

1. Adorare: dopo questi esercizi, tutti noi possiamo dire: "Ho incontrato Gesù!" Abbiamo contemplato il volto di Cristo, che è Amore. L'abbiamo visto nei suoi quattordici difetti. Sappiamo che la gente cerca il volto di Dio. Siamo noi a farglielo vedere.

2. Amare: la seconda "A" da ricordare, è quella di "Amare": dopo che abbiamo incontrato Gesù, diciamo pieni di gioia: "Vidimus Iesum!". L'amore di Cristo ci scuote, così come è stato per san Paolo: "Caritas Christi urget nos!". È il fuoco dell'amore di Cristo che brucia i cuori degli apostoli. Lasciamoci bruciare! È fuoco d'amore!

3. Ascoltare: noi, sacerdoti, dobbiamo prima di tutto ascoltare Dio. Non possiamo parlarne se prima non lo ascoltiamo attentamente, come fece Maria a Betania. Gli uomini vogliono vedere Gesù tramite noi. In secondo luogo, ricordiamoci di poter ascoltare Dio nella nostra coscienza. Noi formatori di coscienze, quanto bisogno abbiamo di essere fedeli alla nostra propria coscienza. Finalmente, questa "A" vuole ricordarci il bisogno di ascoltare gli altri, come fa un padre con suo figlio, come fa un dottore con un ammalato, come faceva Cristo con tutti.

4. Abbandonarsi: parlando ancora del fuoco interiore, è importante "abbandonarsi", cioè, lasciarci amare da Dio. Egli ci ama non per i nostri meriti, né per le nostre azioni o qualità. Ci ama perché ci ha voluto adottare come figli suoi. Lasciamoci dunque amare da Dio!

5. Accettare: quest'ultima "A" del fuoco interiore ci insegna ad accettare sempre il momento presente, cioè, il pane quotidiano che Dio nella sua provvidenza ci dà ogni giorno: le nostre occupazioni, le nostre difficoltà, i nostri successi e fallimenti, noi stessi con la nostra propria croce. Accettiamola con amore e gioia. Viene da Dio.

L'impegno esteriore

L'uomo dal cuore ricolmo di Dio è l'apostolo che mostra a tutti il volto del Padre. Queste cinque "A" si riferiscono all'impegno esteriore e non possono esistere se non c'è prima il fuoco interiore.

6. Agire: questa sesta "A" ci ricorda che Gesù, non soltanto chiamò i suoi perché fossero con lui, ma pure perché andassero a predicare il suo vangelo: ite, baptizate, docete, sanate. È lui che ci invia. Come san Paolo, sopportiamo tutto a causa del Vangelo: omnia propter Evangelium.

7. Animare: mossi dallo Spirito Santo, portiamo Gesù a tutti gli uomini. Ogni nostro atto, dal più piccolo al più importante, è un'opportunità di portare Gesù. Nelle processioni del Corpus Christi, gli ostensori hanno dentro l'ostia, che è Gesù. Anche noi siamo un ostensorio. C'è o non c'è dentro di noi l'ostia? A cosa servirebbe una processione il cui ostensorio non abbia dentro Gesù?

8. Appassionarsi: l'ottava "A" ci ricorda che noi sacerdoti non siamo gente vuota, ma veramente appassionata. La nostra passione è contenuta nel Padre nostro, la gloria di Dio e la salvezza delle anime: Dio e gli uomini. Ecco la nostra passione. Innanzitutto Dio, e per questo preghiamo ogni giorno: sia santificato il tuo nome! Venga il tuo Regno! Sia fatta la tua volontà!
E poi, gli uomini, nostri fratelli: dacci oggi il nostro pane quotidiano! Rimetti i nostri debiti! non ci indurre in tentazione!...

9. Avventurarsi: il messaggio del vangelo esige radicalità. Cristo è un avventuriero e noi, suoi seguaci, dobbiamo pure avventurarci assolutamente, subito, senza condizioni. Toto corde, tota anima, usque ad effusionem sanguinis! Un chiaro esempio ne è Padre Kolbe, avventuriero di Cristo.

10. Allietarsi: l'ultima delle "A" non è meno importante delle altre. Dopo questi esercizi siamo tutti lieti e contenti. Allietiamoci nella grande gioia della speranza! Noi, che viviamo pienamente donati alle anime, ricordiamo la promessa di Cristo: "Chi darà un bicchiere d'acqua ad uno di questi, non rimarrà senza ricompensa".

Così, io posso ridere ogni giorno, malgrado le croci e le difficoltà. E se il tuo cuore ha ancora dei dubbi, non ti preoccupare! L'amore di Dio, è ancora più grande del tuo cuore.

Maria, stella dell'evangelizzazione.

(card. François Xavier Nguyen van Thuan)

Fonte: "Scoprite la gioia della speranza" card. François Xavier Nguyen van Thuan


Il card. Van Thuan dopo tredici oscuri e terribili anni trascorsi prigioniero dei comunisti in Vietnam fu invitato da Papa Giovanni Paolo II a predicare gli esercizi spirituali al Santo Padre e alla Curia Romana, nell'anno del Grande Giubileo del 2000
Proprio per far vedere al mondo che Dio l'aveva scelto soltanto per sé, gli ultimi anni del suo servizio alla Chiesa furono pieni di sofferenza, continua ma silenziosa, provocata da un tumore che lo condusse alla pace del Signore, il 16 settembre 2002.





Nel febbraio 2005, Papa Francesco, allora cardinale, scelse di celebrare la Messa per Giovedi Santo in un ospedale di maternità a Buenos Aires, dove lavò i piedi di 12 donne incinte. 
Prima di lavare loro i piedi, disse loro: 
"Alcune di voi portano i propri bambini in braccio. Altre di voi li stanno portando nel grembo. 
Tutte voi siete donne che hanno scelto la vita. 
Io, come sacerdote, ho intenzione di ripetere l'atto di Gesù, e di compiere un atto concreto di servizio per le donne che hanno detto sì alla vita. 
Nel lavare i piedi, sto lavando quelli di tutte le madri, e di mia madre, che mi ha sentito nel suo grembo."
 
- Papa Francesco -




Sì, cari fratelli e sorelle in Cristo, sentiamoci tutti intimamente uniti alla preghiera del nostro Salvatore nell’Ultima Cena, alla sua invocazione: ut unum sint. 
Chiediamo al Padre misericordioso di vivere in pienezza quella fede che abbiamo ricevuto in dono nel giorno del nostro Battesimo, e di poterne dare testimonianza libera, gioiosa e coraggiosa. 
Sarà questo il nostro migliore servizio alla causa dell’unità tra i cristiani, un servizio di speranza per un mondo ancora segnato da divisioni, da contrasti e da rivalità. 
Più saremo fedeli alla sua volontà, nei pensieri, nelle parole e nelle opere, e più cammineremo realmente e sostanzialmente verso l’unità.

Papa Francesco 20 Marzo 2013



"Invece di essere solo una Chiesa che accoglie e che riceve, cerchiamo di essere una Chiesa che esce da se stessa e va verso gli uomini e le donne che non la frequentano, che non la conoscono, che se ne sono andati, che sono indifferenti.

- papa Francesco -




“E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato San Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore”.
 
Papa Francesco




“La felicità che cercate,
la felicità che avete diritto di gustare
ha un nome,
un Volto:
quello di
Gesù di Nazareth,
nascosto nell’Eucaristia”!»

Papa Benedetto XVI
Giornata Mondiale della Gioventù, Colonia




martedì 26 marzo 2013

Preghiere per il Martedì Santo


Unisco il mio dolore al Tuo, caro Gesù.

Gesù, unisco la mia pena e la mia sofferenza a quelle che Tu hai sopportato durante la Tua Agonia sul Calvario.
Ogni violenza e attacco verbale che sopporto, li offro a Te in onore della Tua Incoronazione di Spine.
Ogni critica ingiusta che mi è fatta, la offro a Te in onore della Tua umiliazione davanti a Pilato.
Ogni tormento fisico che sopporto per mano degli altri, lo offro a Te in onore della Tua Flagellazione alla Colonna.
Ogni insulto che sopporto, lo offro in onore della terribile sofferenza fisica che hai patito durante l’Incoronazione di Spine quando hanno straziato il tuo occhio.
Ogni volta che Ti imito, trasmetto i Tuoi Insegnamenti e quando sono deriso nel Tuo Nome, lascia che Ti aiuti sulla via del Calvario.
Aiutami a liberarmi del mio orgoglio e a non aver paura di ammettere che io Ti amo, caro Gesù.
Poi, quando tutto nella mia vita sembrerà senza speranza, caro Gesù, aiutami ad essere coraggioso ricordandomi come Ti sei lasciato volontariamente Crocifiggere in modo così crudele e ignobile.
Aiutami ad alzarmi e ad essere considerato come Cristiano veritiero, vero soldato del Tuo esercito, umile e contrito nel mio cuore, in ricordo del Sacrificio che Tu hai fatto per me.
Tienimi la mano, caro Gesù, e mostrami come la mia sofferenza può ispirare gli altri a unirsi al Tuo esercito di anime affini che Ti amano.
Aiutami ad accettare la sofferenza e ad offrirla a Te come un dono per salvare le anime nella battaglia finale contro la tirannia del maligno.
Amen.






























Messaggio per la Quaresima

L'amore gratuito di Dio ci è reso noto mediante l'annuncio del Vangelo. Se lo accogliamo con fede, riceviamo quel primo ed indispensabile contatto col divino capace di farci "innamorare dell'Amore", per poi dimorare e crescere in questo Amore e comunicarlo con gioia agli altri (...) 
Carissimi fratelli e sorelle, in questo tempo di Quaresima, in cui ci prepariamo a celebrare l'evento della Croce e della Risurrezione, nel quale l'Amore di Dio ha redento il mondo e illuminato la storia, auguro a tutti voi di vivere questo tempo prezioso ravvivando la fede in Gesù Cristo, per entrare nel suo stesso circuito di amore verso il Padre e verso ogni fratello e sorella che incontriamo nella nostra vita. 
Per questo elevo la mia preghiera a Dio, mentre invoco su ciascuno e su ogni comunità la Benedizione del Signore! 

(Benedetto XVI dal Messaggio per la Quaresima 2013)




Vivere la Pasqua -  frère Roger di Taizè


Se la pianta non si orienta verso la luce, appassisce. Se il cristiano rifiuta di guardare la luce, se si ostina a guardare solo le tenebre, cammina verso una morte lenta; non può crescere né costruirsi in Cristo.
A poco a poco Cristo trasforma e trasfigura tutte le forze ribelli e contraddittorie che ci sono dentro di noi... Piangere sulla nostra ferita ci trasformerebbe in uno strazio, in una forza che aggredisce con violenza noi stessi e gli altri, soprattutto chi ci è più vicino. Una volta trasfigurata da Cristo, la ferita si trasforma in una fonte di energia, in una sorgente da cui scaturiscono le forze di comunione, di amicizia e comprensione. Questa trasfigurazione è l'inizio della risurrezione sulla terra, è vivere la Pasqua insieme a Gesù; è un continuo passare dalla morte alla vita.

- frère Roger di Taizè -






"Non siate mai - ha detto Papa Francesco - uomini, donne tristi: un cristiano non può mai esserlo! Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento! La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma dall'aver incontrato una Persona: Gesù, dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo. 
Portiamo a tutti la gioia della fede!". 
E anche qui ha aggiunto a braccio: "Non lasciamoci rubare la speranza! Non lasciamoci rubare la speranza!". 
E prima aveva interrotto il discorso ricordando che "il diavolo viene, magari travestito da angelo", per staccarci dal nostro seguire Gesù!




giovedì 14 marzo 2013

"Nuntio Vobis Gaudium Magnum, Habemus Papam", Franciscum


Francesco I è nato Buenos Aires il 17 dicembre 1936, già arcivescovo di Buenos Aires.
E' il 266° Papa della Chiesa Cattolica. Nato in una famiglia di origine piemontese, ha studiato dapprima come tecnico chimico, poi in seminario, quindi nel 1958 è entrato a far parte come novizio della Compagnia di Gesù, trascorrendo un periodo in Cile e tornando a Buenos Aires per laurearsi in filosofia.
Dal 1964 ha insegnato per tre anni letteratura e psicologia nei collegi di Santa Fe e Buenos Aires, ricevendo poi l'ordinazione sacerdotale il 13 dicembre 1969. Dopo altre esperienze di insegnamento e la nomina a Provinciale dell'Argentina è stato rettore della facoltà di teologia e filosofia a San Miguel e, nel 1986 è stato in Germania per il completamento del dottorato, prima del ritorno in patria, nella città di Córdoba, dove è diventato direttore spirituale e confessore della locale chiesa della Compagnia di Gesù.
Il 20 maggio 1992 è nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires e titolare di Auca. Il 3 giugno 1997 è nominato arcivescovo coadiutore di Buenos Aires. Succede alla medesima sede il 28 febbraio 1998, a seguito della morte del cardinale Antonio Quarracino. Diventa così primate d'Argentina. Dal 6 novembre dello stesso anno è anche ordinario per i fedeli di rito orientale in Argentina.
Dopo la nomina cardinalizia da parte di papa Giovanni Paolo II, il 21 febbraio 2001 con il titolo di San Roberto Bellarmino, è stato eletto a capo della Conferenza Episcopale Argentina, dal 2005 al 2011
Bergoglio è stato da sempre considerato uno dei candidati più in vista per l'elezione a Pontefice nel conclave del 2005.




















Buonasera a te, Francesco.

Grazie per avere accettato di essere il vescovo di Roma, la prima fra le Chiese.
Grazie per avere chinato il capo e chiesto la benedizione di Dio attraverso la nostra preghiera.
Grazie per essere venuto dalla fine del mondo per evitarci la fine del mondo ed aprirci alla conversione.
E grazie allo Spirito per averci preso così troppo sul serio.
Adesso camminiamo insieme, come hai detto.





Francesco I si affaccia dal balcone e prende la parola:

“Fratelli e sorelle, buonasera. Voi sapete che il dovere del conclave era quello di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali lo siano andati a prendere quasi alla fine del mondo, ma siamo qui. Grazie per l’accoglienza. E prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito Benedetto XVI: preghiamo tutti insieme per lui perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca”.
Poi il papa con tutta la piazza recita la preghiera per eccellenza, il Padre Nostro. “E adesso incominciamo questo cammino, vescovo e popolo, un cammino di fratellanza.
Preghiamo per tutto il mondo perché ci sia una fratellanza.
Mi auguro che questo cammino di Chiesa che oggi iniziamo sia fruttuoso per la evangelizzazione di questa città. Vi chiedo una preghiera perché il Signore benedica il vostro vescovo”.
Una preghiera silenziosa, e proprio in un silenzio surreale viste le migliaia di persona a San Pietro, i fedeli pregano con il papa.
“Grazie per l’accoglienza, pregate per me. Domani andrò a pregare la Madonna. Buona notte e buon riposo”.

San Francesco, il poverello di Assisi, che sorregge la Chiesa

Va Francesco, e ripara la mia Casa.

Durante la preghiera per il Papa, un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose in piazza... Sublime


"Orémus pro Pontífice nostro Francisco. Dóminus consérvet eum, et vivíficet eum, et beátum fáciat eum in terra, et non tradat eum in ánimam inimicórum éius".

"Preghiamo per il Papa Francesco. Il Signore Lo conservi, Gli doni vita e salute, Lo renda felice sulla terra e Lo preservi da ogni male. Amen".



E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza.
(...)
E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. 


Papa Francesco

....... la continuità.......







mercoledì 13 marzo 2013

Sii Misericordioso - San Giovanni Crisostomo















Spirito Santo Consolatore, dono del Padre Altissimo

in quest’ora ti preghiamo per l’avvenire della Chiesa:
assisti il Collegio dei Cardinali
chiamato a scegliere il nuovo Successore dell’apostolo Pietro.
Dona ai questi tuoi ministri il dono del discernimento,
affinché possano comprendere la tua volontà;
dona loro Sapienza e Intelletto perché possano percepire le tue ispirazioni.

Illumina con gli stessi doni anche i singoli fedeli,
perché tutti sappiamo accettare con gioia e senza riserve
il nuovo Vicario di Cristo.

Scendi, o Spirito Santo, e illumina la tua Chiesa
in questo momento così importante e delicato della sua storia,
affinché possa proseguire in pace e serenità la sua missione,
forte della tua luce e della tua guida;
aiutaci a stringerci tutti attorno al nuovo Pontefice
in quella comunione che rende possibile l’annuncio del Vangelo
e che offre la più bella testimonianza di Cristo nel mondo.

A Te, Spirito d’amore, con il Padre Onnipotente e il Figlio unigenito,
sia lode, onore e gloria nei secoli dei secoli.


O Signore Gesù Cristo,
Dio mio, sii misericordioso,
indulgente e benigno
e perdona a me,
peccatore e servo inutile e indegno,
gli errori, le offese e i peccati
che consapevolmente
o inconsapevolmente
ho commesso sia in parole o azioni o desideri
o pensieri e occupazioni,
e con tutti i miei sensi,
dalla mia giovinezza fino a questo giorno
e a questo istante.


Per l’intercessione di Maria,
che ti ha generato verginalmente,
tua madre santissima e sempre vergine,
mia unica e incrollabile speranza,
mia salvezza,
rendimi degno di prendere parte
senza timore di condanna
ai tuoi purissimi, immortali,
vivificanti e tremendi Misteri,
per ottenere la remissione dei peccati,
 vita eterna, santificazione,
luce, forza, guarigione,
salute per l’anima e per il corpo.

Fa’ che essi cancellino
 
e distruggano completamente in me
pensieri cattivi, idee,
giudizi temerari e illusioni notturne
provocate dagli spiriti delle tenebre e del male.

Poiché tuo è il regno e la potenza e la gloria 
e l’onore e l’adorazione,
col Padre e con lo Spirito Santo
ora e sempre per i secoli dei secoli.
Amen.

(San Giovanni Crisostomo)

Fonte: da Iemn Enkeiridion, 67-68




Spirito Santo, dono che sgorghi dal cuore trafitto di Gesù, immergimi nella tua onda, perché io mi riscuota dal torpore della mediocrità e riprenda il cammino verso la santità con passo più spedito.









Fa digiunare gli occhi: non indugino su immagini impure.
Digiuna con l’udito: non ascoltare maldicenze, calunnie, discorsi frivoli e inutili.

Si astenga la tua lingua dalla maldicenza oltre che dal turpiloquio.
A che serve privarsi di carne bovina, di polli e di pesci per poi addentarsi e divorare la stima di cui han diritto i fratelli? 
 
San Giovanni Crisostomo







giovedì 28 febbraio 2013

Lettera di Sant’Agostino all’uomo per amare una donna in pienezza e per sempre


Giovane amico, se ami questo è il miracolo della vita.
Entra nel sogno con occhi aperti e vivilo con amore fermo.
Il sogno non vissuto è una stella da lasciare in cielo.
Ama la tua donna senza chiedere altro all’ infuori dell’eterna domanda che fa vivere di nostalgia i vecchi cuori.
Ma ricordati che più ti amerà e meno te lo saprà dire. 
Guardala negli occhi affinché le dita si vincolino con il disperato desiderio di unirsi ancora; e le mani e gli occhi dicano le sicure promesse del vostro domani. Ma ricorda ancora, che se i corpi si riflettono negli occhi, le anime si vedono nelle sventure.
Non sentirti umiliato nel riconoscere una sua qualità che non possiedi.
Non crederti superiore poiché solo la vita dirà la vostra diversa sventura.
Non imporre la tua volontà a parole, ma soltanto con l’esempio.
Questa sposa, tua compagna di quell’ignoto cammino che è la vita, amala e difendila, poiché domani ti potrà essere
di rifugio.
E sii sincero giovane amico, se l’amore sarà forte ogni destino vi farà sorridere.
Amala come il sole che invochi al mattino.
Rispettala come un fiore che aspetta la luce dell’amore.
Sii questo per lei, e poiché questo deve essere lei per te, ringraziate insieme Dio, che vi ha concesso la grazia più luminosa della vita!

(S. Agostino)




























Mantieni coloro che ami vicini a te, dì loro all'orecchio quanto ne hai bisogno, amali e trattali bene... prenditi tempo per dirgli "mi dispiace", "perdonami", "per piacere", "grazie", e tutte le parole d'amore che conosci. (G. G. Márquez)




La vera preghiera non è nella voce, ma nel cuore. Non sono le nostre parole, ma i nostri desideri a dar forza alle nostre suppliche. Se invochiamo con la bocca la vita eterna, senza desiderarla dal profondo del cuore, il nostro grido è un silenzio. Se senza parlare, noi la desideriamo dal profondo del cuore, il nostro silenzio è un grido.

S. Agostino




Noi ti benediciamo, o Dio, in questo giorno che comincia, per il periodo santo della Quaresima, che tu ci concedi in preparazione alla Pasqua. Portaci, attraverso il digiuno, ad avere fame di te e a non essere schiavi delle creature. Insegnaci, attraverso la pratica dell'astinenza, a dividere i nostri beni con coloro che ne hanno bisogno. Aiutaci, attraverso la preghiera e il silenzio, a trovare nella croce di tuo Figlio il nostro riposo e la nostra gioia 

(Pensieri di Fenelon per la Quaresima).



"In questo momento il mio animo si allarga per abbracciare tutta la Chiesa sparsa nel mondo. Sono veramente commosso e vedo la Chiesa viva e penso che dobbiamo dire grazie anche perchè il tempo oggi è bello."

- Papa Benedetto XVI -
27 febbraio 2013


Buona giornata a tutti. :-)








martedì 26 febbraio 2013

La favoletta di Don Camillo - Giovannino Guareschi

Don Camillo raccontò questa favoletta: «Un feroce lupo pieno di fame girava per la campagna e arrivò a un gran prato recinto da una altissima rete metallica. 
Dentro pascolavano tranquille le pecorelle. 
Il lupo girò tutt’attorno per vedere se qualche maglia si fosse allentata nella rete, ma non trovò buchi. 
Scavò con le zampe per fare un buco nella terra e passar sotto la rete, ma ogni fatica fu vana. 
Tentò di saltare la siepe, ma non riusciva neppure ad arrivare a metà. 
Allora si presentò alla porta del recinto e gridò: “Pace! Siamo tutti creature di Dio e dobbiamo vivere secondo le sue leggi!”. 
Le pecorelle si appressarono e allora il lupo disse con voce ispirata: “Viva la legalità! Finisca il regno della violenza! Facciamo una tregua!”. “Bene!”, risposero le pecorelle. “Facciamo una tregua!”. 
Il lupo si accucciò davanti alla porta del recinto e passava il tempo cantando. Ogni tanto si levava e andava a brucare l’erba ai piedi della rete metallica. “Uh! Guarda, guarda!”, si stupirono le pecore. “Mangia l’erba anche lui, come noi! Non ci avevano mai detto che i lupi mangiano l’erba!…”. “Io non sono un lupo!”, rispose il lupo. “Io sono una pecora come voi. Una pecora di un’altra razza”. 
Poi spiegò che le pecore di tutte le razze avrebbero dovuto fare causa comune. “Perché”, disse alla fine, “non fondiamo un Fronte Pecorale Democratico? ("Fronte popolare democratico" era il nome dell'alleanza politico-elettorale ).
Io ci sto volentieri e non pretendo nessun posto di comando. 
È ora che ci uniamo contro chi ci tosa, ci ruba il latte e ci manda al macello!”. “Parla bene!”, osservarono alcune pecore. “Bisogna fare causa comune!”. 
E aderirono al Fronte Pecorale Democratico e, un bel giorno, aprirono le porte. 
Il lupo, diventato capo del piccolo gregge, cominciò, in nome dell’Idea, la epurazione di tutte le pecore antidemocratiche e le prime furono quelle che gli avevano aperto la porta. 
Alla fine l’opera di epurazione terminò, e quando non rimase più neppure una pecora il lupo esclamò trionfante: “Ecco finalmente il popolo tutto unito e concorde! 
Andiamo a democratizzare un altro gregge!”»

(Giovannino Guareschi), 
Fonte: da “Don Camillo e il suo gregge”




‎" ...Cattolici che su divorzio, fecondazione artificiale , matrimoni gay, testamento biologico , eutanasia, educazione, concezione dello stato, esprimono pacatamente un pensiero non cattolico. 
Un 8 settembre dottrinale e culturale che produce, inevitabilmente, cumuli di macerie nell'azione politica di tutti i giorni. 
Ma il politico similcattolico non demorde. 

Egli sa che nell'accampamento dei credenti ancora tanta brava gente si aggira ignara, pronta a farsi sbranare il suo voto in serena letizia."


( Alessandro Gnocchi- Mario Palmaro in " Cattivi maestri. Inchiesta sui nemici della verità")



"La Madonna, negli ultimi tempi, ha chiesto di pregare molto per i Pastori. 
A mio parere, la Madonna ha fatto ciò, perchè è in atto, da parte del potere mediatico massonico mondiale, un grande attacco alla Chiesa. 
Dopo la caduta dell'impero sovietico, infatti, è cominciata la globalizzazione atea, materialistica, massonica, anticristiana.
E' l'ideologia dell' elite finanziaria e politica, che ha in mano tutto e, purtroppo, traduce i suoi progetti in leggi dello Stato (aborto, matrimoni gay, eutanasia ecc)".

(Padre Livio Fanzaga - Catechesi del 22 Febbraio 2013)



"Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda: coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo."

- Papa Benedetto XVI -








‎‎" Tommaso Moro non ricevette mai questo decalogo similcattolico, ed essendo rimasto fermo al decalogo vero, e alla dottrina della Chiesa sul primato di Pietro e sulla indissolubilità del matrimonio, alla fine si rifiutò di mettere la famosa firmetta. Risultato: venne decapitato, e la sua testa venne esposta per un mese sul London Bridge, come monito per tutti coloro che avessero voluto seguirne l'ostinazione papista.

Ironia della storia, il comportamento di questo cattolico è stato eretto a simbolo di come un figlio della Chiesa si debba comportare di fronte all'ingiustizia del potere civile. Tommaso Moro è stato fatto santo. E Giovanni Paolo II, con una buona dose di ottimismo e insieme di ironia, lo ha anche nominato patrono dei politici."

( Alessandro Gnocchi- Mario Palmaro in " Cattivi maestri. Inchiesta sui nemici della verità.")