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giovedì 2 gennaio 2020

Caro Gesù - don Tonino Bello

Ho faticato non poco a trovarti.
Ero persuaso che tu stessi laggiù,
dove il Giordano rallenta la sua corsa tra i canneti e i ciottoli,
scintillando sotto il velo tremante dell'acqua,
rendendo più agevole il guado.
C'è tanta folla in questi giorni che si accalca lì,
sulla ghiaia del greto, per ascoltare Giovanni,
il profeta di fuoco che non si lascia spegnere neppure nel fiume.
Immerso fino ai fianchi dove il letto sprofonda
e la corrente crea mulinelli di schiuma,
invita tutti a entrare nell'acqua,
per rivivere i brividi di un esodo antico
e mantenere vive le promesse, gonfie di salvezza.
In un primo momento,
conoscendo la tua ansia di convivere con la gente,
e sapendo che la tua delizia è stare con i figli dell'uomo,
pensavo di trovarti in quell'alveare di umanità brulicante sugli argini.
Qualcuno, però, che pure ti ha visto uscire dal Giordano,
grondante di acqua e di Spirito,
e mescolarti tra la turba di pubblicani e peccatori,
di leviti e farisei, di soldati e prostitute,
mi ha detto che da qualche giorno eri scomparso dalla zona.
Ora, finalmente, ti ho trovato.
Ed eccomi qui, accanto a te,
non so bene se condotto anch'io dallo Spirito,
in questo misterioso deserto di Giuda,
tana di fiere e landa di ululati solitari.


- Don Tonino Bello -


Per seguire Gesù più da vicino e vivere con gioia e generosità la missione affidata ci vuole:
un Cuore libero, rimanendo poveri, dipendenti da Dio:
un Cuore innamorato di Cristo, gettandosi nell’abisso della sua luce:
un Cuore umano, che batta secondo i ritmi di Gesù;
un Cuore di compassione, capace di capire la gente
un Cuore fedele consapevole che è Dio che ci dà la mano e la tiene stretta;
Guardare avanti con fierezza, superando ogni difficoltà e la lusinghe del mondo;
Vivere in mezzo alla gente, sentendo il sapore, il profumo del popolo;
Abbandonarsi in Dio!

Così resi felici da Gesù, possiamo essere in grado di trasferire questa felicità agli altri!



Preghiera della sera

Gesù, luce da luce,
sole senza tramonto,
tu rischiari le tenebre
nella notte del mondo.

In te, santo Signore,
noi cerchiamo il riposo
dall'umana fatica,
al termine del giorno.

Se i nostri occhi si chiudono,
veglia in te il nostro cuore;
la tua mano protegga
coloro che in te sperano.

Difendi, o Salvatore,
dalle insidie del male
i figli che hai redenti
col tuo sangue prezioso.

A te sia gloria, o Cristo,
nato da Maria vergine,
al Padre e allo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.


Buona giornata a tutti. :-)







mercoledì 25 dicembre 2019

La mangiatoia è simbolo della povertà di tutti i tempi! - don Tonino Bello

 Andiamo fino a Betlemme,
come i pastori.
L'importante è muoversi.
E se invece di un Dio glorioso,
ci imbattiamo nella fragilità
di un bambino,
non ci venga il dubbio di aver
sbagliato il percorso.
Il volto spaurito degli oppressi,
la solitudine degli infelici,
l'amarezza di tutti gli
uomini della Terra,
sono il luogo dove Egli continua
a vivere in clandestinità.
A noi il compito di cercarlo.
Mettiamoci in cammino senza paura.

(don Tonino Bello)                                                                                                                                                       

La mangiatoia è simbolo della povertà di tutti i tempi; vertice, insieme alla croce, della carriera rovesciata di Dio, che non trova posto quaggiù. 
È inutile cercarlo nei prestigiosi palazzi del potere dove si decidono le sorti dell’umanità: non è lì. È vicino di tenda dei senza casa, dei senza patria, di tutti coloro che la nostra durezza di cuore classifica come intrusi, estranei, abusivi. 
La mangiatoia, però, è anche il simbolo del nostro rifiuto: 
«È venuto nella sua casa, ma i suoi non lo hanno accolto». 
È l’epigrafe della nostra non accoglienza. 
La greppia di Betlemme interpella, in ultima analisi, la nostra libertà. 
Gesù non compie mai violazioni di domicilio: bussa e chiede ospitalità in punta di piedi. 
Possiamo chiudergli la porta in faccia. 
Possiamo, cioè, condannarlo alla mangiatoia: che è un atteggiamento gravissimo nei confronti di Dio. Sì, è molto meno grave condannare alla croce, che condannare alla mangiatoia. 
Se però gli apriremo con cordialità la nostra casa e non rifiuteremo la sua inquietante presenza, ha da offrirci qualcosa di straordinario: il senso della vita, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la gioia del servizio, lo stupore della vera libertà, la voglia dell’impegno. 
Lui solo può restituire al nostro cuore, indurito dalle amarezze e dalle delusioni, rigogli di nuova speranza.

di Don Tonino Bello



Trasportiamoci alla mangiatoia di Betlemme e là, davanti a Dio che si è fatto così piccolo, prendiamo una grande lezione di umiltà. 
«Imparate da me che so­no mite e umile di cuore”. 
«Se non vi farete simili a questi piccoli, non entrerete nel regno dei cieli». 
«Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato». 
Ec­co le parole di Gesù. 
La porta dei cieli è nascosta, es­sa è molto piccola e bassa; solo le anime umili vi pos­sono passare. 
L’umiltà è la sorgente delle grazie. 
Dio colma di fa­vori colui che si reputa vile e miserabile. 
L’umiltà è la certezza di vedere esaudite le nostre preghiere. 
All’anima che prega umilmente, Gesù apre il suo cuore e ne lascia uscire i suoi doni, le sue grazie, le sue benedizioni. Pensate alla preghiera del pubblicano. 
Essere umili significa essere molto amati da Gesù. 
I superbi non sono amati. Possiamo comprendere ciò considerando l’antipatia che c’ispirano le persone altezzose e piene di sé. 
Il mondo non le può sopportare e le critica. Neppure Dio le può amare! 
Dunque, umiliarsi in tutte le cose, umiliarsi veden­do i propri difetti, invece di rammaricarsi di se stessi, riconoscere la propria debolezza e il proprio nulla.

- S. Elisabetta della Trinità - 




"Fortunati i pastori, diciamo,
eppure nulla abbiamo da invidiare,
poiché la stessa loro fortuna è la nostra,
Lo stesso Gesù che fu visitato dai pastori
si trova qui nel tabernacolo...
e non vi è cosa più gradita
che possiamo fargli
che andare spesso a visitarlo".

- Don Bosco - 


"Sei tu, divino Bambino di Betlemme,
che ci salvi, liberandoci dal peccato.
Sei tu il vero e unico Salvatore,
che l'umanità spesso cerca a tentoni.
Dio della pace, dono di pace per l'intera umanità,
vieni a vivere nel cuore
di ogni uomo e di ogni famiglia.
Sii tu la nostra pace e la nostra gioia!"

- san Giovanni Paolo II, papa -



"Nella notte 


più buia dell'anno,
nella grotta 
più oscura della terra,
nei momenti più cupi dell'esistenza,
lì nasce la luce."

Buon Natale cari amici ed amiche che mi seguite da così tanto tempo.
Buon Natale di Nostro Signore Gesù Cristo
a tutte le persone di buona volontà!!
Buon Natale!

- stefania - 



domenica 22 dicembre 2019

Santa Maria, donna gestante - don Tonino Bello

Santa Maria, donna gestante, 
grazie perché, se Gesù l'hai portato nel grembo nove mesi, 
noi ci stai portando tutta la vita. 
Donaci le tue fattezze. 
Modellaci sul tuo volto. 
Trasfondici i lineamenti del tuo spirito.
Perché, quando giungerà per noi il dies natalis, 
se le porte del Cielo ci si spalancheranno dinanzi senza fatica, 
sarà solo per questa nostra, sia pur pallida, 
somiglianza con te.

(don Tonino Bello)



Molti cristiani sogliono per lungo tempo avanti preparare nelle loro case il presepe per rappresentare la nascita di Gesù Cristo; ma pochi sono quelli che pensano a preparare i loro cuori, affinché possa nascere in essi e riposarsi Gesù Cristo. 
Tra questi pochi però vogliamo essere ancora noi, acciocché siamo fatti degni di restare accesi di questo felice fuoco, che rende le anime contente in questa terra e beate nel cielo." 

(s. Alfonso Maria de' Liguori, Novena del Santo Natale, 1758) 



Preghiera a Maria, Vergine dell’attesa

Vergine dell'Annunciazione,
rendici, ti preghiamo,
beati nella speranza,
insegnaci la vigilanza del cuore,
donaci l'amore premuroso della sposa,
la perseveranza dell'attesa,
la fortezza della croce.
Dilata il nostro spirito
perché nella trepidazione
dell'incontro definitivo
troviamo il coraggio di rinunciare
ai nostri piccoli orizzonti
per anticipare, in noi e negli altri,
la tenera e intima familiarità di Dio.
Ottienici, Madre, la gioia di gridare
con tutta la nostra vita:
"Vieni, Signore Gesù, vieni, Signore
che sei risorto,
Vieni nel tuo giorno senza tramonto
per mostrarci finalmente
e per sempre il tuo volto"

- Card. Carlo Maria Martini - 






Buona attesa.. vigiliamo ... il Salvatore sta arrivando  :-)

Stefania



domenica 15 dicembre 2019

La pecora nera


C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre.
Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece. 

Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco, alcune dicevano : «Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere? »
Altre compagne pecore le gridavano dietro: «Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana?» 
La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle.
E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all'ombra dei pini. 
Ma nemmeno in montagna trovò pace. ... 
«Che vivere è questo? Sempre da sola!» 
Una sera, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce e disse : «Dormirò là dentro » e si mise a correre. 
Correva come se qualcuno la attirasse. Una voce appena fu entrata le domandò : «Chi sei?» rispose la pecora nera : «Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dei gregge».
La voce continuò : «La stessa cosa è capitata a noi ! Anche per noi non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo!». 
La pecora nera era piena di gioia.
Prima di tutte le altre poteva vedere il piccolo Gesù e disse : «Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!». Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. 


La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.
Gesù si svegliò e le bisbigliò nell'orecchio: «Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!». La pecora si mise a belare di felicità.




Il Natale dovrebbe essere legna che arde nel caminetto, profumo di pino e di vino, buone chiacchiere, bei ricordi e amicizie rinnovate. 
Ma...se questo manca basterà l'amore.


- Jesse O'Neill -


"Maria donna del pane. Per questo, nella notte del rifiuto, ha usato la mangiatoia come il canestro di una mensa. Quasi per anticipare con quel gesto profetico l'invito che Gesù, nella notte del tradimento, avrebbe rivolto al mondo intero: prendete e mangiatene tutti". 

- don Tonino Bello - 



Dio, formatore della luce

Benedetto sei tu,
Signore nostro Dio, re del mondo,
che formi la luce e crei la notte,
che fai la pace e crei ogni cosa,
tutti ti lodano e tutti ti celebrano…

Tu che illumini la terra
E i suoi abitanti con misericordia,
e che nella tua bontà rinnovi sempre
ogni giorno l'opera della tua creazione…
Dio eterno, nella tua grande misericordia
Abbi compassione di noi,
Signore della nostra forza, 
roccia del nostro rifugio,
scudo della nostra salvezza,
nostra sola difesa.
Benedetto sei tu Signore, 
che crei la luce.

(Dalla Liturgia ebraica)





Buona giornata a tutti :-)

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venerdì 6 dicembre 2019

La bisaccia del cercatore – don Tonino Bello

Se io fossi un contemporaneo di Gesù, se fossi uno degli Undici ai quali Gesù, nel giorno dell'Ascensione, ha detto: "Lo Spirito santo verrà su di voi e riceverete da lui la forza per essermi miei testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, la Samaria e fino all'estremità della terra" (At 1,8), nell'atto di congedarmi dai fratelli, sapete cosa avrai preso con me?

Innanzitutto il bastone del pellegrino e poi la bisaccia del cercatore e nella bisaccia metterei queste cinque cose: un ciottolo del lago; un ciuffo d'erba del monte; un frustolo di pane, magari di quello avanzato nelle dodici sporte nel giorno del miracolo; una scheggia della croce; un calcinaccio del sepolcro vuoto.

E me ne andrei così per le strade del mondo, col carico di questi simboli intensi, non tanto come souvenir della mia esperienza con Cristo, quanto come segnalatori di un rapporto nuovo da instaurare con tutti gli abitanti, non solo della Giudea e della Samaria, non solo dell'Europa, ma di tutto il mondo: fino agli estremi confini della terra.

Ecco, io prenderei queste cose.

Ma anche il credente che voglia obbedire al comando missionario di Gesù dovrebbe prendere con sé queste stesse cose.



- don Tonino Bello -

Fonte: La bisaccia del cercatore, ediz. La Meridiana



55 ANNI DI SACERDOZIO
8 dicembre 1957 - 2012


Sacerdote per sempre


"Nel Santo Natale di solito si scambia qualche dono con le persone più vicine. 
Talvolta può essere un gesto fatto per convenzione, ma generalmente esprime affetto, è un segno di amore e di stima. 
Nella preghiera sulle offerte della Messa dell’aurora della Solennità di Natale la Chiesa prega così: «Accetta, o Padre, la nostra offerta in questa notte di luce, e per questo misterioso scambio di doni trasformaci nel Cristo tuo Figlio, che ha innalzato l’uomo accanto a te nella gloria». 
Il pensiero della donazione, quindi, è al centro della liturgia e richiama alla nostra coscienza l’originario dono del Natale: in quella notte santa Dio, facendosi carne, ha voluto farsi dono per gli uomini, ha dato se stesso per noi; Dio ha fatto del suo Figlio unico un dono per noi, ha assunto la nostra umanità per donarci la sua divinità. 
Questo è il grande dono. Anche nel nostro donare non è importante che un regalo sia costoso o meno; chi non riesce a donare un po’ di se stesso, dona sempre troppo poco; anzi, a volte si cerca proprio di sostituire il cuore e l’impegno di donazione di sé con il denaro, con cose materiali. 
Il mistero dell’Incarnazione sta ad indicare che Dio non ha fatto così: non ha donato qualcosa, ma ha donato se stesso nel suo Figlio Unigenito. Troviamo qui il modello del nostro donare, perché le nostre relazioni, specialmente quelle più importanti, siano guidate dalla gratuità dell'amore".

Papa Benedetto XVI

Dall’Udienza Generale
Aula Paolo VI

Mercoledì, 9 gennaio 2013



Chi è realmente impegnato con la vita non cessa mai di camminare.

Il coraggio è anche questo. La consapevolezza che l’insuccesso è dietro l’angolo ma è comunque il frutto di un tentativo.
Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai...ecco un altro giorno donato a noi spesso “paralizzati” in cammini impeccabili. 
Il coraggio di tentare un cambiamento in quello che non va? 
Mettersi in viaggio comunque? 





Buon giorno e un abbraccio a tutti. :-)

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martedì 1 ottobre 2019

Il Girasole – don Bruno Ferrero

In un giardino ricco di fiori di ogni specie, cresceva, proprio nel centro, una pianta senza nome. Era robusta, ma sgraziata, con dei fiori stopposi e senza profumo. Per le altre piante nobili del giardino era né più né meno una erbaccia e non le rivolgevano la parola.

Ma la pianta senza nome aveva un cuore pieno di bontà e di ideali.

Quando i primi raggi del sole, al mattino, arrivavano a fare il solletico alla terra e a giocherellare con le gocce di rugiada, per farle sembrare iridescenti diamanti sulle camelie, rubini e zaffiri sulle rose, le altre piante si stiracchiavano pigre.

La pianta senza nome, invece, non si perdeva un solo raggio di sole. Se li beveva tutti uno dopo l'altro. Trasformava tutta la luce del sole in forza vitale, in zuccheri, in linfa. Tanto che, dopo un po', il suo fusto che prima era rachitico e debole, era diventato uno stupendo fusto robusto, diritto, alto più di due metri.

Le piante del giardino cominciarono a considerarlo con rispetto, e anche con un po' d'invidia.
«Quello spilungone è un po' matto», bisbigliavano dalie e margherite.

La pianta senza nome non ci badava. Aveva un progetto. Se il sole si muoveva nel cielo, lei l'avrebbe seguito per non abbandonarlo un istante.
Non poteva certo sradicarsi dalla terra, ma poteva costringere il suo fusto a girare all'unisono con il sole.
Così non si sarebbero lasciati mai.

Le prime ad accorgersene furono le ortensie che, come tutti sanno, sono pettegole e comari. «Si è innamorato del sole», cominciarono a propagare ai quattro venti.
«Lo spilungone è innamorato del sole», dicevano ridacchiando i tulipani. «Ooooh, com'è romantico!», sussurravano pudicamente le viole mammole.

La meraviglia toccò il culmine quando in cima al fusto della pianta senza nome sbocciò un magnifico fiore che assomigliava in modo straordinario proprio al sole. Era grande, tondo, con una raggiera di petali gialli, di un bel giallo dorato, caldo, bonario. E quel faccione, secondo la sua abitudine, continuava a seguire il sole, nella sua camminata per il cielo.
Così i garofani gli misero nome «girasole».
Glielo misero per prenderlo in giro, ma piacque a tutti, compreso il diretto interessato.

Da quel momento, quando qualcuno gli chiedeva il nome, rispondeva orgoglioso: «Mi chiamo Girasole».
Rose, ortensie e dalie non cessavano però di bisbigliare su quella che, secondo loro, era una stranezza che nascondeva troppo orgoglio o, peggio, qualche sentimento molto disordinato. Furono le bocche di leone, i fiori più coraggiosi del giardino, a rivolgere direttamente la parola al girasole.

«Perché guardi sempre in aria? Perché non ci degni di uno sguardo? Eppure siamo piante, come te», gridarono le bocche di leone per farsi sentire.
«Amici», rispose il girasole, «sono felice di vivere con voi, ma io amo il sole. Esso è la mia vita e non posso staccare gli occhi da lui. Lo seguo nel suo cammino. Lo amo tanto che sento già di assomigliargli un po'.

Che ci volete fare? il sole è la mia vita e io vivo per lui...».

Come tutti i buoni, il girasole parlava forte e l'udirono tutti i fiori del giardino. E in fondo al loro piccolo, profumato cuore, sentirono una grande ammirazione per «l'innamorato del sole».



- Don Bruno Ferrero - 
Fonte:  Tutte Storie, ed. Elledici





Prendi l'abitudine di cercare il lato migliore nelle persone e nelle situazioni. Scoprirai che anche soltanto questo atteggiamento porta all'ottimismo e alla positività. 
E l'uno e l'altra portano alla serenità.

- Paul Wilson -





Proteggiamoci dalla tragica overdose di impegni.
Concediamo al nostro spirito inquieto i pascoli della preghiera,
della contemplazione, dell'abbandono in Dio.
Non è solo problema di igiene spirituale.
E' soprattutto, ricerca di un'autenticità che abbiamo smarrito.

- don Tonino Bello - 





Buona giornata a tutti. :-)

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domenica 8 settembre 2019

Vi benedico - don Tonino Bello

Vi benedico da un altare scomodo,
ma carico di gioia.
Vi benedico da un altare coperto da penombre,
ma carico di luce.
Vi benedico da un altare circondato da silenzi,
ma risonante di voci.
Sono le grazie, le luci, le voci dei mondi,
dei cieli  e delle terre nuove che,
con la Risurrezione,
irrompono nel nostro mondo vecchio e lo chiamano a tornare giovane.

Amen! Alleluia!
- don Tonino Bello -



Benedizione

La strada vi venga sempre dinanzi
e il vento vi  soffi  alle spalle
e la rugiada bagni sempre l’erba
su cui poggiate i passi.
E il sorriso brilli sempre
sul vostro volto.
E il pianto che spunta
sui vostri occhi
sia solo pianto di felicità.
E qualora dovesse trattarsi
di lacrime di amarezza e di dolore,
ci sia sempre qualcuno
pronto ad asciugarvele.
Il sole entri a brillare
Prepotentemente nella vostra casa,
a portare tanta luce,
tanta speranza e tanto calore.


- Don Tonino Bello -

"Vi auguro la scoperta di Dio nelle cose più belle che Lui ci dona nella natura, l'intuire la Sua presenza che fa miracoli ogni giorno e che noi non sappiamo cogliere...
Perchè voi siete molto consumatori di sacralità, di sacro, ma poco protagonisti di santità e la santità la possono raggiungere anche i laici. 
Gesù Cristo vi dia tanta voglia di scoprire la santità delle cose, la santità del mare, la bellezza della terra, dei vostri giardini, dei prati, delle pareti delle scuole! 
Tanti auguri ragazzi!"

 - Don Tonino Bello -



Se la fede ci fa essere credenti, e la speranza ci fa essere
credibili, è solo la carità che ci fa essere creduti.


- Don Tonino Bello -


Buona giornata a tutti. :-)


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