domenica 23 febbraio 2014

Signore insegnaci a non amare noi stessi - Raoul Follereau -


Signore insegnaci a non amare noi stessi,
a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che amiamo.
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare quelli che nessuno ama.

Signore, facci soffrire della sofferenza altrui.
Facci la grazia di capire che ad ogni istante,
mentre noi viviamo una vita troppo felice,
protetta da Te,
ci sono milioni di esseri umani,
che sono pure tuoi figli e nostri fratelli,
che muoiono di fame
senza aver meritato di morire di fame,
che muoiono di freddo
senza aver meritato di morire di freddo.

Signore, abbi pietà
di tutti i poveri del mondo
Abbi pietà dei lebbrosi,
ai quali Tu così spesso hai sorriso
quand'eri su questa terra;
pietà dei milioni di lebbrosi,
che tendono verso la tua misericordia
le mani senza dita,
le braccia senza mani...

E perdona a noi di averli,
per una irragionevole paura, abbandonati.
E non permettere più, Signore,
che noi viviamo felici da soli.

Facci sentire l'angoscia
della miseria universale,
e liberaci da noi stessi.
Così sia!


(Raoul Follereau)



"Quando il cuore si eleva a percepire che tutto è dono,
quando fa tale scoperta,
allora gli uomini non s'inventano più,
non inventano più se stessi,
non si fingono,
non debbono immaginarsi,
ma finalmente sono".

- Don Luigi Giussani -



" Sì, Gesù, fammi parlare sempre come fosse l’ultima parola che dico.
Fammi agire sempre come fosse l’ultima azione che faccio. 
Fammi soffrire sempre come fosse l’ultima sofferenza che ho da offrirti. Fammi pregare sempre come fosse l’ultima possibilità,
che ho qui in terra, di colloquiare con te."

- Chiara Lubich -



La rondine e la piuma



Certo, sia la rondine sia la piuma si librano nell'aria, ma la differenza è netta: la rondine sceglie la traiettoria, naviga contro il vento opponendogli il suo petto carenato; la piuma, invece, è sospinta da ogni corrente d'aria, è succube a ogni soffio. Una domanda s'impone: e noi come siamo? Siamo rondini libere e sicure o piume agitate da ogni brezza e variabilità?


(Card. Gianfranco Ravasi, Le parole e i giorni. Nuovo breviario laico)



Buona giornata a tutti :-)







sabato 22 febbraio 2014

Essere o non essere... - William Shakespeare -

“Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire, dormire, s
ognare forse: ma qui é l’ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell’azione perdono anche il nome…” 

- William Shakespeare -

(“Amleto”, atto III scena I)



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“Succeda quel che succeda, i giorni brutti passano,
esattamente come tutti gli altri.” 

- William Shakespeare -

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Date parole al vostro dolore 
altrimenti il vostro cuore si spezza.

- William Shakespeare -
Macbeth


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Più dolce sarebbe la morte se il mio ultimo sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto, e se così fosse .....mille molte vorrei nascere per mille volte ancor morire.

- William Shakespeare -
da “Amleto”


«Tu sei per i miei pensieri come il cibo per la vita,
 o come per la terra le dolci piogge di primavera,
e per amor tuo sostengo una lotta
come l’avaro con le sue ricchezze:
ora orgoglioso possessore,
e quindi affranto che i tempi ladri gli rubino il suo tesoro;
ora contando solo di stare con te,
e ora preferendo
che anche altri partecipino delle mie conquiste;
qualche volta deliziato della tua vista,
e poco dopo affamato di un tuo sguardo;
non possedendo né cercando altra gioia
che quella che tu dai o che da te io spero.
E così, giorno dopo giorno,
languisco e sono sazio,
di tutto disponendo, e tutto
desiderando.»

William Shakespeare


Buona giornata a tutti :-)






venerdì 21 febbraio 2014

Maria, donna del primo sguardo - Don Tonino Bello -


Sì, è stata lei la prima a posare gli occhi sul corpo nudo di Dio.
E l'ha avvolto immediatamente con lo sguardo.
Prima ancora di avvolgerlo in fasce.
Anzi, l'ha coperto subito nei panni, quasi per comprimere la luce di quel corpo e non rimanerne accecata.
Eccolo lì, 1'atteso delle genti lambito dagli occhi di Maria, come agnello tremante sfiorato dalla lingua materna.
I patriarchi ne avevano spiato 1'arrivo fin dai secoli remoti. Ma, pur inarcando i sopraccigli canuti, non ebbero la gioia di vederlo.
I profeti, con vaticini carichi di mistero, ne avevano disegnato il volto. Ma i loro occhi si erano chiusi senza poterlo fissare da vicino.
I poveri avevano provato mille soprassalti a ogni stormire di notizie. Ma si dovettero accontentare ogni volta di inseguirlo nei sogni.
Nelle notti d'inverno i pastori, al crepitare del bivacco, parlavano di colui che sarebbe venuto. E i loro occhi, mentre si allenavano a sostenere la fiamma dei sarmenti, luccicavano di febbre.
Nelle sere di primavera, dense di presagi, i padri additavano ai figli le stelle del firmamento e li cullavano con le cadenze di antiche elegie: «Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi...»Poi chiudevano le palpebre anche loro, stanchi di scrutare. Le fanciulle ebree, profumate di gerani e di desideri, si confidavano 1'un l' altra ingenui presentimenti di arcane maternità. Ma nel lampeggiare delle pupille balenava subito la malinconia dolcissima di chi non verrà mai esaudito.
Occhi di vegliardi e di bambini. Occhi di esuli e di oppressi. Occhi di sofferenti e di sognatori.
Quanti occhi protesi verso di lui! Anelanti la vista del suo volto. Delusi per ritardi imprevisti. Stanchi per lunghe vigilie. Fiammeggianti per subitanee speranze. Chiusi sottoterra per sempre, dopo l'ultima struggente invocazione: «Ostende faciem tuam!».
Ed ecco lo finalmente lì, 1'Emmanuele, bagnato dalle lacrime della puerpera, che scintillano come gemme al guizzare della lanterna.
Gli occhi di Maria tremano d'amore sul corpo di Gesù. Nella loro profondità si riaccende una lunga catena di sguardi inesauditi del passato. Nelle sue pupille si concentra la trepidazione di attese secolari. E nell'iride le si destano all'improvviso fuochi sopiti sotto le ceneri del tempo.
Maria diventa così la donna del primo sguardo.
Solo una creatura come lei, d'altra parte, poteva dare degnamente il benvenuto sulla terra al Figlio di Dio, accarezzandolo con occhi trasparenti di santità.
Dopo di lei, avranno il privilegio di vederlo tanti altri. Lo vedrà Giuseppe. Lo vedranno i pastori. Più tardi, lo vedrà Simeone, che se ne morirà in pace perché i suoi occhi hanno potuto contemplare la salvezza di Dio...
Ma la prima a fasciarlo con la tiepida trama del suo sguardo, nella notte profumata di muschio e di stalla, perché il fieno non lo pungesse e il freddo non lo raggelasse, fu lei.
Donna del primo sguardo: prescelta, cioè, dai secoli eterni per essere, dopo una foresta di attese, riviera limpidissima bagnata dal fiume della grazia.
Santa Maria, donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore. Il mondo ci ha rubato la capacità di trasalire. Non c'è rapimento negli occhi. Siamo stanchi di aguzzare la vista, perché non ci sono più arrivi in programma. L'anima è riarsa come il greto di un torrente senz'acqua. Le falde profonde della meraviglia si sono prosciugate. Vittime della noia, conduciamo una vita arida di estasi. Ci sfilano sotto gli occhi solo cose già viste, come sequenze di un film ripetute più volte.
Ci sfugge l'ora in cui il primo acino d'uva rosseggia tra i pampini. Viviamo stagioni senza primizie di vendemmie. Anzi, sappiamo già quale sapore ogni frutto racchiude sotto la corteccia.
Tu che hai provato le sorprese di Dio, restituiscici, ti preghiamo, il gusto delle esperienze che salvano, e non risparmiarci la gioia degli incontri decisivi che abbiano il sapore della "prima volta" .
Santa Maria, donna del primo sguardo, donaci la grazia della tenerezza.
Le tue palpebre, quella notte, sfiorarono l'Agnello deposto ai tuoi piedi con un tiepido brivido d'ala. Le nostre, invece, si poggiano sulle cose, pesanti come pietre. Passano sulla pelle, ruvide come stracci di bottega. Feriscono i volti, come lame di rasoio.
I tuoi occhi vestirono di carità il Figlio di Dio. I nostri invece, spogliano con cupidigia i figli dell'uomo.
Al primo contatto delle tue pupille con la sorgente della luce si illuminarono gli sguardi delle generazioni passate. Quando, invece, spalanchiamo noi le nostre orbite, contaminiamo anche le cose più sante e spegniamo gli sguardi delle generazioni future.
Tu che hai portato sempre negli occhi incontaminati i riverberi della trasparenza di Dio, aiutaci perché possiamo sperimentare tutta la verità delle parole di Gesù: «La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce».
Santa Maria, donna del primo sguardo, grazie perché, curva su quel bambino, ci rappresenti tutti.
Tu sei la prima creatura ad aver contemplato la carne di Dio fatto uomo: e noi vogliamo affacciarci alla finestra degli occhi tuoi per fruire con te di questa primizia.
Ma sei anche la prima creatura della terra che Dio ha visto con i suoi occhi di carne: e noi vogliamo aggrapparci alle tue vesti per spartire con te questo privilegio.
Grazie, impareggiabile amica dei nostri Natali. Speranza delle nostre solitudini. Conforto dei nostri gelidi presepi senza cori di angeli e senza schiere di pastori.
Perdonaci se i nostri sguardi sono protesi altrove. Se inseguiamo altri volti. Se corriamo dietro ad altre sembianze. Ma tu sai che nel fondo dell' anima ci è rimasta la nostalgia di quello sguardo. Anzi, di quegli sguardi: del tuo e del suo.
E allora, un' occhiata, daccela pure a noi, madre di misericordia. Soprattutto quando sperimentiamo che, a volerci bene, non ci sei rimasta che tu.
                                   
                                                              

Sarà lo Spirito Santo a fecondare la vergine e questo non soltanto spiega la nascita virginale di Gesù, ma è anche un'immagine della nostra vita. Il frutto più grande che possiamo dare non viene da noi stessi, né dalla fecondazione attraverso altre persone, bensì è generato dallo Spirito Santo. In questo Maria, la donna che crede, è un esempio per i cristiani.

- Anselm Grün -



Il “sì” di Maria, già perfetto all’inizio, è cresciuto fino all’ora della Croce. Lì la sua maternità si è dilatata abbracciando ognuno di noi, la nostra vita, per guidarci al suo Figlio. 

Papa Francesco Udienza Generale Mercoledì, 23 ottobre 2013





Santa Maria, donna del silenzio, persuadici che solo nel silenzio maturano le cose grandi della vita:
la conversione, l'amore, il sacrificio, la morte.

don Tonino Bello


Preghiera a Maria SS.

(Testo di don Dolindo Ruotolo)

Donaci, o Maria, la grazia di seguire Gesù 
come pecorelle del suo ovile, 
e col tuo misericordioso amore 
accompagnaci ai pascoli dell'eterna vita!
Così sia


Buona giornata a tutti. :-)


giovedì 20 febbraio 2014

La vita secondo Charlie Chaplin

Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili.
Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso.
Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità.
Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare.
Ho gridato e saltato per tante gioie, tante.
Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte!
Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto.
Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso.
Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene.
Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! 
La Vita è troppo bella per essere insignificante!


(Charlie Chaplin)


Stamattina mi son fermato davanti ad un abete che sta vicino al ciglio della strada. Ho notato che gli hanno reciso i rami che altrimenti avrebbero invaso il campo stradale. Si vedono chiaramente i segni. Le ferite. Osservando meglio ho notato che le ferite sono ricoperte, cicatrizzate dalle lacrime che ha versato. Le ha chiuse con la sua stessa resina. Sono cicatrizzate. È enorme quell'abete. Mi da ombra quando, finita la mia corsa ho bisogno di stare un pò al fresco. 
E sta crescendo. Sta dando il sostegno anche a dell'edera che gli si è arrampicata. Chiudere quelle ferite gli ha permesso di fare fluire la sua energia per ulteriore crescita.
Perché non imparare dalla natura? Lasciamo che le nostre lacrime producano quella resina che chiude per sempre le nostre ferite e le cicatrizzi. Non spariranno mai del tutto ma non potranno più farci del male. Una volta chiuse, saremo più forti di prima. 
Potremo persino essere di sostegno per altri. Useremo quell'energia che prima andava persa per nuove e meravigliose scoperte. 

Gustav Birth, psicoterapeuta



L'avventura suprema è nascere. Così noi entriamo all'improvviso in una trappola splendida e allarmante. Così noi vediamo qualcosa che non abbiamo mai sognato prima. 
Nostro padre e nostra madre stanno acquattati in attesa e balzano su di noi, come briganti da un cespuglio. Nostro zio è una sorpresa. Nostra zia, secondo la bella espressione corrente, è come un fulmine a ciel sereno. 
Quando entriamo nella famiglia, con l'atto di nascita, entriamo in un mondo imprevedibile, un mondo che ha le sue strane leggi, un mondo che potrebbe fare a meno di noi, un mondo che non abbiamo creato.
In altre parole, quando entriamo in una famiglia, entriamo in una favola.

- Gilbert Keith Chesterton -
Autobiografia




Buona giornata a tutti. :-)


mercoledì 19 febbraio 2014

Disposto a perdere tutto piuttosto che giurare contro la mia coscienza - San Tommaso Moro


Mia cara Margherita, io so che la mia cattiveria, meriterei di essere abbandonato da Dio, tuttavia non posso che confidare nella sua misericordiosa bontà, poiché la sua grazia mi ha fortificato sino ad ora e ha dato tanta serenità e gioia al mio cuore, da rendermi del tutto disposto a perdere i beni, la patria e persino la vita, piuttosto che giurare contro la mia coscienza.
Egli ha reso il re favorevole verso di me, tanto che finora si è limitato a togliermi solo la libertà. Dirò di più. La grazia di Dio mi ha fatto cosi gran bene e dato tale forza spirituale, da farmi considerare la carcerazione come principale dei benefici elargitimi. Non posso, perciò dubitare della grazia di Dio. Se egli lo vorrà, potrà mantenere benevolo il re nei miei riguardi, al fine che non mi faccia alcun male. Ma se decide ch’io soffra per i miei peccati, la sua grazia mi darà certo la forza di accettare tutto pazientemente, e forse anche gioiosamente.
La sua infinita bontà, per i meriti della sua amarissima passione, farà sì che le mie sofferenze servano a liberarmi dalle pene del purgatorio e anzi a ottenermi la ricompensa desiderata in cielo.
Dubitare di lui, mia piccola Margherita, io non posso e non voglio, sebbene mi senta tanto debole. E quand’anche io dovessi sentire paura al punto da esser sopraffatto, allora mi ricorderei di san Pietro, che per la sua poca fede cominciò ad affondare nel lago al primo colpo di vento, e farei come fece lui, invocherei cioè Cristo e lo pregherei di aiutarmi.
Senza dubbio allora egli mi porgerebbe la sua santa mano per impedirmi di annegare nel mare tempestoso. Se poi egli dovesse permettere che imiti ancora in peggio san Pietro, nel cedere, giurare e spergiurare (me ne scampi e liberi nostro Signore per la sua amorosissima passione, e piuttosto mi faccia perdere, che vincere a prezzo di tanta bassezza), anche in questo caso non cesserei di confidare nella sua bontà, sicuro che egli porrebbe su di me il suo pietosissimo occhio, come fece con san Pietro, e mi aiuterebbe a rialzarmi e confessare nuovamente la verità, che sento nella mia coscienza. Mi farebbe sentire qui in terra la vergogna e il dolore per il mio peccato.
A ogni modo, mia Margherita, io so bene che senza mia colpa egli non permetterà mai che io perisca. Per questo mi rimetto interamente in lui pieno della più forte fiducia. Ma facendo anche l’ipotesi della mia perdizione per i miei peccati, anche allora io servirei a lode della giustizia divina.
Ho però ferma fiducia, Margherita, e nutro certa speranza che la tenerissima pietà di Dio salverà la mia povera anima e mi concederà di lodare la sua misericordia. Perciò, mia buona figlia, non turbare mai il tuo cuore per alcunché mi possa accadere in questo mondo. Nulla accade che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio.

Dalla «Lettera» ad Alice Alington di Margaret Roper, figlia di Tommaso More, sul colloquio avuto in carcere con il padre


L'uomo non si può separare da Dio, nè la politica dalla morale.

"Quest'armonia fra il naturale e il soprannaturale costituisce forse l'elemento che più di ogni altro definisce la personalità del grande Statista inglese: egli visse la suaintensa vita pubblica con umiltà semplice, contrassegnata dal celebre "buon umore", anche nell'imminenza della morte.

Questo il traguardo a cui lo portò la sua passione per la verità. L'uomo non si può separare da Dio, né la politica dalla morale: ecco la luce che ne illuminò la coscienza. Come ho già avuto occasione di dire, "l'uomo è creatura di Dio, e per questo i diritti dell'uomo hanno in Dio la loro origine, riposano nel disegno della creazione e rientrano nel piano della redenzione. Si potrebbe quasi dire, con espressione audace, che i diritti dell'uomo sono anche i diritti di Dio" (Discorso, 7.4.1998).

E fu proprio nella difesa dei diritti della coscienza che l'esempio di Tommaso Moro brillò di luce intensa. Si può dire che egli visse in modo singolare il valore di una coscienza morale che è "testimonianza di Dio stesso, la cui voce e il cui giudizio penetrano l'intimo dell'uomo fino alle radici della sua anima" (Lett. enc. Veritatis splendor, 58)".

B. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica per la proclamazione di S. Tommaso Moro Patrono dei Governanti e dei Politici


Signore, dammi una buona digestione, 
e anche qualcosa da digerire.
Dammi un corpo sano, Signore,
e la saggezza per conservarlo tale.
Dammi una mente sana,
che sappia penetrare la verità con chiarezza, 
e alla vista del peccato non si sgomenti, 
ma cerchi una via per correggerlo.
Dammi un’anima sana Signore,
che non si avvilisca in lamentele e sospiri.
E non lasciare che mi preoccupi eccessivamente
Di quella cosa incontentabile che si chiama “io”.
Signore, dammi il senso dell’umorismo:
dammi la grazia di cogliere uno scherzo,
per trarre qualche allegrezza dalla vita,
e per trasmetterla agli altri. Amen.

S. Tommaso Moro



Buona giornata a tutti. :-)


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martedì 18 febbraio 2014

La mistica della maternità - Bombeck Erma -

Una volta una bambina di undici anni mi scrisse:
Signora Bombeck, non capisco le mamme.
Com'è che mia madre riesce a colpire chiunque, ovunque e a qualunque distanza con una scarpa?
Come fa a capire, senza girare la testa, quando siamo in macchina, che sto facendo le boccacce a mio fratello sul sedile posteriore? 
Come fa a guardare la televisione in soggiorno e a sapere che io sto rubando i biscotti in cucina?
Nemmeno i miei amici capiscono le mamme. 
Vorrebbero sapere come fa la mamma ad accorgersi con una sola occhiata che hanno mangiato un pezzo di pizza e bevuto tre coche tornando da scuola prima di cena. O dove perderanno il maglione che odiano.
A volte il telefono suona e prima ancora che tiriamo su la cornetta lei dice: «Cinque minuti!» Fa venire i brividi!

Siamo tutti d'accordo sul fatto che nessuno al mondo possiede una vista, un udito e un odorato come quello delle mamme. 
Un mio amico mi ha raccontato che una volta aveva un pezzetto di gomma da masticare avvolto nella stagnola e nascosto in una scarpa e sua madre ha detto: «Dammi quella gomma. Vuoi rovinare la suoletta?»
Dato che tu scrivi sempre di bambini, pensavamo che potessi spiegarci un po' le mamme. Cordialmente tua, Caterina.

Cara Caterina e amici:

La tua lettera è molto divertente.
In realtà, la maternità non ha nulla di sacro o di mistico. Siamo state tutte bambine normali come te, poi siamo cresciute e abbiamo sviluppato una normale vista a raggi X, due occhi dietro la testa, un udito bionico e un olfatto affinato dal continuo odore di scarpe da ginnastica bagnate. 
(Non chiedermi che cosa significa «olfatto». Guarda sul dizionario.) 
Noi mamme non abbiamo mai considerato eccezionali queste capacità. 
Le definiamo istinti di sopravvivenza. Senza di esse saremmo mortali e vulnerabili. (Non fare quella faccia. Resterai congelata in quell 'espressione e allora che farai?)
Un giorno, quando si saranno sviluppati in te i geni della maternità, anche tu saprai chi sta rovistando nel frigorifero mentre partecipi alla riunione genitori-insegnanti. Saprai che le scarpe sono bagnate e piene di fango anche senza riuscire a trovarle. Capirai che il tuo bambino ti sta mentendo anche se ha la Bibbia in una mano, il rosario nell'altra e sta in piedi sotto un ritratto del papa.
Le mamme sono gente normale, davvero. Non abbiamo la pretesa di essere perfette o di sapere tutto sull'allevamento dei figli.
Ti dirò che dopo tutti questi anni ci sono ancora moltissimi aspetti dei bambini di cui non so assolutamente niente, lo confesso. 
Per esempio...
Chi è non-lo-so?
Per quanto ricordi, la nostra casa ha sempre ospitato un quarto bambino... Non-lo-so. Tutti lo vedono tranne me. Io so soltanto una cosa, che è odioso. «Chi ha lasciato aperta la porta d'ingresso?» «Non-lo-so.»
«Chi ha lasciato il sapone a mollo nell'acqua?» «Non-lo-so.»
«Chi ha mangiato la banana che tenevo da parte per la torta?» «Non-lo-so.»
Sinceramente, Non-lo-so mi farà diventare matta. 
Ha perso due ombrelli, quattro paia di stivali e una bicicletta. Deve restituire tredici libri alla biblioteca, da tre anni non porta a casa un compito in classe da firmare e una volta ha lasciato un thermos pieno di latte in macchina per tre settimane.
L'altro giorno ha suonato il telefono. Mi sono precipitata di corsa dalla cassetta delle lettere, mi sono fatta un taglio a una gamba, mi sono spezzata un'unghia aprendo la porta e sono arrivata al telefono in tempo per vedere mio figlio riappendere la cornetta. 
«Chi era?» ho chiesto senza fiato. «Non-lo-so. Ha riattaccato.»
Quando ho raccontato questa storia alla mia vicina, mi ha detto: «Sta' allegra. Anch'io ho un bambino invisibile da anni».
«Come si chiama?»
«Nessuno.»
«È odioso?»
«Al confronto Pierino la Peste è un angioletto. Ha rotto il coperchio di un portadolci antico, fa a pezzi il giornale prima che qualcuno riesca a leggerlo, e una volta, mentre guidavo la macchina con tutti i bambini dentro, mi ha quasi steso con una mazza da baseball.»
«Ah!» ho detto io amaramente, «dovresti vedere Non-lo-so. 
L'altra sera, quando è uscito, ha lasciato tredici luci accese. 
Se mi chiedi per quanto ancora potrò sopportarlo, francamente, non-lo-so.»
Stamattina a colazione ho detto a mio marito: «Chi vuole il fegato per cena?»
Lui ha alzato gli occhi e ha detto: «Per-me-è-lo-stesso».

Questo può significare soltanto una cosa. Non-lo-so ha un fratello.

(Erma Bombeck)


Mamma per sempre

Una mamma è mamma a tempo pieno, senza ferie o permessi, né congedo per pensione. 
Una mamma è mamma per tutta la vita, tra alti e bassi, gioie e dolori. 
La gravidanza non finisce dopo i nove mesi, continua nell'allattamento e poi per quanto la madre lotti per tagliare i cordone ombelicali di affetto sensazioni e pensieri (attaccamento psicologico) verso i figli, non ci riuscirà mai per il resto della sua vita.



Illustrazione: Monica Carretero 

E' difficile essere donna perché devi:

Comportarti come una signora.
Mostrarti sempre curata e bella come una ragazzina.
Essere fragile ma dimostrarti sempre forte.
E lavorare come un mulo…



Dipinto: Cayetano De Arquer

"Il segno che la vita è continuamente ricevuta
per essere offerta è per esempio nel nostro ombelico. 
Ma se davvero ti guardi l’ombelico, che cosa scopri?
Una cicatrice.
La tua prima cicatrice,
che è la testimonianza ineffabile
del tuo rapporto con un altro,
della tua relazione con tua madre,
che fu per te la prima dimora.
E se non l’avessi incontrata non saresti mai nato.
Cosicché il nostro ombelico
ci ricorda la nostra dipendenza originale da un altro,
ci ricorda che non ci siamo fatti da noi stessi
e che nel mezzo di noi stessi c’è questa ferita,
questa ferita che è il segno di un dono,
questa ferita che ci chiama a donare a nostra volta,
a non temere le ferite
se sono per dare la vita.

(Fabrice Hadjadj) 



Buona giornata a tutti:-)