venerdì 28 agosto 2026

Dai Soliloqui 1, 1, 2-6 . Sant'Agostino

O Dio, creatore dell'universo, concedimi prima di tutto che io ti preghi bene, quindi che mi renda degno di essere esaudito, ed infine di ottenere da te la redenzione.
O Dio, per la cui potenza tutte le cose che da sé non sarebbero, si muovono verso l'essere; o Dio, il quale non permetti che cessi d'essere neanche quella realtà i cui elementi hanno in sé le condizioni di distruggersi a vicenda; o Dio, che hai creato dal nulla questo mondo di cui gli occhi di tutti avvertono l'alta armonia; o Dio, che non fai il male ma lo permetti perché non avvenga il male peggiore; o Dio, che manifesti a pochi, i quali si rivolgono a ciò che veramente è, che il male non è reale.
O Dio, per la cui potenza l'universo, nonostante la parte non adatta al fine, è perfetto; o Dio, dal quale la dissimilitudine non produce l'estrema dissoluzione poiché le cose peggiori si armonizzano con le migliori; o Dio, che sei amato da ogni essere che può amare, ne sia esso cosciente o no; o Dio, nel quale sono tutte le cose ma che la deformità esistente nell'universo non rende deforme né il male meno perfetto né l'errore meno vero; o Dio, il quale hai voluto che soltanto gli spiriti puri conoscessero il vero; o Dio, padre della verità, padre della sapienza, padre della vera e somma vita, padre della beatitudine, padre del bene e del bello, padre della luce intelligibile, padre del nostro risveglio e della nostra illuminazione, padre della caparra mediante la quale siamo ammoniti di ritornare a te: ti invoco.
O Dio verità, fondamento, principio e ordinatore della verità di tutti gli esseri che sono veri.
O Dio sapienza, fondamento, principio e ordinatore della sapienza di tutti gli esseri che posseggono sapienza.
O Dio, vera e somma vita, fondamento, principio e ordinatore della vita degli esseri che hanno vera e somma vita.
O Dio beatitudine, fondamento, principio e ordinatore della beatitudine di tutti gli esseri che sono beati.
O Dio bene e bellezza, fondamento, principio e ordinatore del bene e della bellezza di tutti gli esseri che sono buoni e belli.
O Dio luce intelligibile, fondamento, principio e ordinatore della luce intelligibile di tutti gli esseri che partecipano alla luce intelligibile.
O Dio, il cui regno è tutto il mondo che è nascosto al senso; o Dio, dal cui regno deriva la legge per i regni della natura.
O Dio, dal quale allontanarsi è cadere, verso cui voltarsi è risorgere, nel quale rimanere è aver sicurezza; o Dio, dal quale uscire è morire, al quale avviarsi è tornare a vivere, nel quale abitare è vivere.
O Dio, che non si smarrisce se non si è ingannati, che non si cerca se non si è chiamati, che non si trova se non si è purificati.
O Dio, che abbandonare è andare in rovina, a cui tendere è amare, che vedere è possedere.
O Dio, al quale ci stimola la fede, ci innalza la speranza, ci unisce la carità.
O Dio, con la cui potenza vinciamo l'Avversario: ti scongiuro.
O Dio, che abbiamo accolto per non soggiacere a morte totale; o Dio, dal quale siamo stimolati alla vigilanza.
O Dio, col cui aiuto sappiamo distinguere il bene dal male; o Dio, col cui aiuto fuggiamo il male e operiamo il bene.
O Dio, col cui aiuto non cediamo ai perturbamenti.
O Dio, col cui aiuto siamo soggetti con rettitudine al potere e con rettitudine l'esercitiamo.
O Dio, col cui aiuto apprendiamo che sono anche di altri le cose che una volta reputavamo nostre e sono anche nostre le cose che una volta reputavamo di altri.
O Dio, col cui aiuto non ci attacchiamo agli adescamenti e irretimenti delle passioni.
O Dio, col cui aiuto la soggezione al plurimo non ci toglie l'essere uno.
O Dio, col cui aiuto il nostro essere migliore non è soggetto al peggiore.
O Dio, col cui aiuto la morte è annullata nella vittoria.
O Dio, che ci volgi verso di te.
O Dio, che ci spogli di ciò che non è e ci rivesti di ciò che è.
O Dio, che ci rendi degni di essere esauditi; o Dio, che ci unisci.
O Dio, che ci induci alla verità piena.
O Dio, che ci manifesti la pienezza del bene e non ci rendi incapaci di seguirlo né permetti che altri lo faccia.
O Dio, che ci richiami sulla via.
O Dio, che ci accompagni alla porta.
O Dio, il quale fai sì che si apra a coloro che picchiano.
O Dio, che ci dai il pane della vita 3.
O Dio, che ci asseti di quella bevanda sorbendo la quale non avremo più sete;
O Dio, che accusi il mondo sul peccato, la giustizia e il giudizio.
O Dio, col cui aiuto non ci sottraggono la convinzione coloro che non credono.
O Dio, col cui aiuto riproviamo coloro i quali affermano che le anime non possono meritare presso di te.
O Dio, col cui aiuto non diveniamo schiavi degli elementi che causano debolezza e privazione.
O Dio, che ci purifichi e ci prepari ai premi divini: viemmi incontro benevolo.
In qualsiasi modo io possa averti pensato, il Dio Uno sei tu e tu vieni in mio aiuto, una eterna e vera sussistenza, dove non ci sono discordia, oscurità, cangiamento, bisogno, morte, ma somma concordia, somma chiarezza, somma attuosità, somma ricchezza, somma vita, dove nulla manca, nulla ridonda, dove colui che genera e colui che è generato sono una medesima cosa.
O Dio, cui sono soggette tutte le cose prive di autosufficienza, cui obbedisce ogni anima buona; per le cui leggi ruotano i poli, le stelle compiono le loro orbite, il sole rinnova il giorno, la luna soffonde la notte, e tutto il mondo, mediante le successioni e i ritorni dei tempi, conserva, per quanto la materia sensibile lo comporta, la grande uniformità dei fenomeni attraverso i giorni con l'alternarsi del giorno e della notte, attraverso i mesi con le lunazioni, attraverso gli anni con i ritorni di primavera, estate, autunno e inverno, attraverso i lustri col compimento del corso solare, attraverso i secoli col ritorno delle stelle alle loro origini.
O Dio, per le cui leggi esistenti per tutta la durata della realtà non si permette che il movimento difforme delle cose mutevoli sia turbato, ma che venga ripetuto, sempre secondo uniformità, nella dimensione rotante dei tempi; per le cui leggi è libera la scelta dell'anima e sono stati stabiliti premi per i buoni e pene per i cattivi con leggi fisse e universali.
O Dio dal quale provengono a noi tutti i beni e sono allontanati tutti i mali.
O Dio, sopra del quale non c'è nulla, fuori del quale nulla e senza del quale nulla.
O Dio, sotto il quale è il tutto, nel quale il tutto, col quale il tutto.
Che hai fatto l'uomo a tua immagine e somiglianza, il che può comprendere chi conosce se stesso: ascolta, ascolta, ascolta me, mio Dio, mio signore, mio re, mio padre, mio fattore, mia speranza, mia realtà, mio onore, mia casa, mia patria, mia salvezza, mia luce, mia vita; ascolta, ascolta, ascolta me nella maniera tua, soltanto a pochi ben nota.
Ormai io te solo amo, te solo seguo, te solo cerco e sono disposto ad essere soggetto a te soltanto, poiché tu solo con giustizia eserciti il dominio ed io desidero essere di tuo diritto. Comanda ed ordina ciò che vuoi, ti prego, ma guarisci ed apri le mie orecchie affinché possa udire la tua voce.
Guarisci ed apri i miei occhi affinché possa vedere i tuoi cenni. Allontana da me i movimenti irragionevoli affinché possa riconoscerti.
Dimmi da che parte devo guardare affinché ti veda, e spero di poter eseguire tutto ciò che mi comanderai.
Riammetti, ti prego, il tuo schiavo fuggitivo, o Signore e Padre clementissimo. Dovrei ormai aver sufficientemente scontato, abbastanza dovrei esser stato schiavo dei tuoi nemici che tu conculchi sotto i tuoi piedi, abbastanza dovrei esser stato ludibrio di cose ingannevoli.
Ricevi me tuo servo che fugge da queste cose che mi accolsero non tuo mentre da te fuggivo. Sento che devo ritornare a te; a me che picchio si apra la tua porta; insegnami come si può giungere fino a te. Non ho altro che il buon volere; so soltanto che le cose caduche e passeggere si devono disprezzare, le cose immutabili ed eterne ricercare.
Ciò so, o Padre, poiché questo solo ho appreso, ma ignoro da dove si deve partire per giungere a te. Tu suggeriscimelo, tu mostrami la via e forniscimi ciò che necessita al viaggio. Se con la fede ti ritrovano coloro che tornano a te, dammi la fede; se con la virtù, dammi la virtù; se con il sapere, dammi il sapere.
Aumenta in me la fede, aumenta la speranza, aumenta la carità. O bontà tua ammirevole e singolare.
A te io anelo e proprio a te chiedo i mezzi con cui il mio anelito sia soddisfatto.
Infatti se tu abbandoni, si va in rovina; ma tu non abbandoni perché sei il sommo bene che sempre si è raggiunto se si è rettamente cercato; ed ha rettamente cercato chiunque sia stato da te reso capace di cercare rettamente.
Fa', o Padre, che anche io ti cerchi, ma difendimi dall'errore affinché mentre io ti cerco, nessun'altra cosa mi venga incontro in vece tua.
Se non desidero altra cosa che te, ti ritrovi al fine di grazia, o Padre.
Ma se in me v'è il desiderio di qualche cosa di superfluo, purificami e rendimi degno di vederti.
Per il resto affido alle tue mani, o Padre sapientissimo ed ottimo, la salute di questo mio corpo fintantoché non so quale vantaggio posso avere da esso per me e per coloro che amo. Per esso ti chiederò ciò che secondo l'opportunità tu m'ispirerai. Prego soltanto l'altissima tua clemenza che tu mi volga tutto verso di te e che non mi si creino ostacoli mentre tendo a te e mi conceda che io, mentre ancora porto e trascino questo mio corpo, sia temperante, forte, giusto e prudente, perfetto amatore e degno di apprendere la tua sapienza e degno di abitare e abitatore del beatissimo tuo regno. Amen, amen.



Una volta per tutte
ti è dato questo breve precetto:
"ama e fà quel che vuoi".

Se tu taci
taci per amore.

Se tu parli
parla per amore.

Se tu correggi
correggi per amore.

Se tu perdoni
perdona per amore.

Metti in fondo al cuore la radice dell'amore.
Da questa radice non può che maturare del bene.

(S.Agostino d'Ippona)



Al Signore non siamo ancora arrivati, ma il prossimo lo abbiamo sempre con noi. Prendi su di te il peso di chi cammina con te, e arriverai a colui con il quale vuoi rimanere.

(S. Agostino)




S. Agostino: Tu in realtà temi che più del non pregare possa nuocerti il non farlo come si dovrebbe. Te lo posso dire in poche parole: prega (per ottenere) la vita beata. La desiderano tutti; anche coloro che menano una vita sregolata e pessima, non vivrebbero affatto così, se non fossero convinti di essere o di poter divenire beati in quel modo. Che altro dunque conviene chiedere nelle preghiere se non quel bene che bramano tanto i cattivi che i buoni, ma al quale arrivano solo i buoni?


Buona giornata a tutti :-)





lunedì 17 agosto 2026

“È mancato”

 “Ci ha lasciato”.

“Non è più con noi”.
“Si è spento”.
Non muore più nessuno.
Se ne vanno.
Anche di casa, prima del funerale.
Li mandiamo via.
Li mettiamo alla porta.
Un tempo le camere ardenti in casa erano la regola.
Le eccezioni, dolorose: “È morto in ospedale e non ce lo lasciano portare a casa, purtroppo”.
Negli ultimi anni invece spopolano le “Case del Commiato”.
“Che bella quella di via San Bernardino”.
“Via Suardi è più moderna”.
Gli volevamo bene, sì.
Lo amavamo tantissimo, anzi.
Però, dai, che impressione vedercelo lì, così.
E poi magari la gente non si pulisce nemmeno le scarpe e addio tappeto.
La morte non fa più solo paura.
È diventata anche poco elegante.
“Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio”, si era sempre detto in Toscana.
E i pisani rispondevano “Che Dio ti accontenti”.
Adesso il pisano all’uscio, tutto sommato, non è poi così male.
Che il morto in casa ci rovina il feng shui.
“È tornato alla casa del Padre”.
Bello.

E chissenefrega se gli ultimi giorni, prima che la terra gli diventasse lieve, avrebbe forse preferito passarli a casa sua.
Circondato dalle sue cose.
Con il profumo del caffè della moka, in cucina.
Quello delle sue colazioni.
Di una vita, diventata eterna.
“Grazie che sei venuto.
Metto su il caffè”.
L'eterno riposo donagli, o Signore,
e splenda a lui la luce perpetua.
Riposi in pace.
Amen.


"Lasciami andare via!" disse il defunto.
"Come posso lasciarti andare? Dove trovo le forze per farlo?"
"Impiega le forze che usi per trattenermi: dirigile verso il tuo cammino di vita. Hai ancora tanto da fare: non sprecare il tuo e il mio tempo. Io ho bisogno di essere libero, io voglio essere libero! Non nutrirti della mia assenza: moriresti e non mi lasceresti mai morire. E' il mio momento, non il tuo!"
"Ma io ti voglio ricordare, ti voglio vivere ancora, ti voglio qui con me ogni giorno della mia vita!"
"Facendo così mi legheresti a te in un mondo che non mi appartiene più. Questo non è amore: è possesso!
Ora devo continuare il mio cammino. Ci incontreremo ancora, ma in altri mondi. Io voglio liberare entrambi da questa prigionia.
E' una vita che mi preparo a morire: non rovinarmi questo viaggio!"
"Ho paura di perderti..."
"Hai paura di perdere te stessa. Lasciami andare e incontrati davvero! Facciamo come quando siamo nati: ci diamo appuntamento dall'altra parte e fingiamo di non conoscerci.
Saremo diversi: più consapevoli, più attenti, più veri!
Ma ci riconosceremo! Sempre!
Vivi però il resto dei giorni che ti rimangono come giorni di scoperta: della tua missione di vita!
Non perdere tempo a frenare la mia corsa divina! "
"Proverò a lasciarti andare."
"E' l'unico modo. Per incontrarsi davvero."

- Elena Bernabè -

Chi ci aspetta nell'aldilà è qualcuno che ci ha amato più degli altri. Sono queste le prime persone che si incontrano.


- Elizabeth Kubler-Ross -
"La morte e la vita dopo la morte"


Buona giornata a tutti :-)
Una preghiera per i nostri amati defunti.

Ciao papà!






sabato 15 agosto 2026

Come si è arrivati all'Assunta?

 Il mese di agosto era il Capodanno per gli antichi Egizi, lo è tutt'ora per i Copti egiziani, lo fu per i greci che lo dedicarono ad Athena. 
A Roma, poco dopo l'inizio del segno del Leone, sulle rive del Tevere si celebravano i Neptunalia, feste dedicate a Nettuno, mentre i celti il primo giorno d'agosto lo dedicavano al dio Lug, dio della luce e della resurrezione, mentre nell'antica Roma il 12 si festeggiava Ercole Invitto o Trionfatore, due anticipazioni di San Lorenzo, due miti per parlare delle stelle cadenti che "illuminano la notte, trionfano sulle tenebre". 
Il 13, sempre a Roma, si festeggiava Diana Aventina. Servi e padroni si recavano insieme al tempio sull'Aventino e poi nei boschi per pic nic ante litteram. Nello stesso giorno si festeggiava anche il dio Vortumno, colui che faceva maturare i frutti. Il 17 si festeggiava Portuno, il dio dei porti e delle porte, contemporaneamente a Giano, il dio che guarda al passato e al futuro, il 19 le Vinali Rustiche dedicate a Venere, il 21 era dedicato a Conso, il dio dei raccolti, il 23 a Openconsiva, l'abbondanza agricola. Fino al 18 a.C., ma alcuni storici danno come data il 21 a.C., questo era il calendario romano, poi Augusto decise di riunire tutti i festeggiamenti alle Calende del mese sestile... non dimentichiamo che l'anno iniziava a marzo, che furono chiamare Feriae Augusti (le feste di Augusto). 
Da qui il nostro Ferragosto.
Athena in Grecia, Diana a Roma, nel vicino Oriente nello stesso periodo era festeggiata un'altra Grande Madre, la siriana Atargatis, conosciuta come dea Siria anche nel mondo greco romano, considerata protettrice della fertilità e dei lavori dei campi. 
Come si è arrivati all'Assunta? Maria, madre di Dio, non ha avuto molta storia nei Vangeli. Sparisce con la discesa dello Spirito Santo, ma negli apocrifi si parla di lei con il Transito della Beata Vergine Maria attribuito a Giuseppe d'Arimatea, non databile, e nel VI secolo la Dormizione della Santa Madre ad opera di S. Giovanni il Teologo.
È, dunque, tra il IV e la fine del V secolo che il culto dell'Assunzione incomincia a diffondersi. A Gerusalemme si cominciò a celebrarla all'inizio del VI secolo nella chiesa costruita da Eudossia sui Getsemani, dove si narrava che Maria fosse stata sepolta, perciò defunta. 
L'imperatore Maurizio ordinò che la celebrazione venisse estesa a tutto l'Impero e attorno all'anno Mille la si ritrova come ricorrenza nella quale si osserva il riposo. Chiamata Transito o Dormizione, non esprimeva chiaramente di che cosa si trattasse: in qualche caso si parlava di corpo incorrotto, perciò morto, in altri di corpo che veniva avvolto dalla luce e assunto in cielo dagli angeli. Morta o addormentata? 
Il dibattito continuò per secoli e secoli, si formò il partito a favore dell'assunzione, si fecero petizioni popolari perché fosse proclamato il dogma.
Nel 1950, dopo quattro anni di consultazioni, Pio XII lo confermò indicando che l'Assunzione è un fatto divinamente rivelato, che fonda sull'insieme delle indicazioni desunte dalla tradizione e dalle fede universale dei devoti, sicuro indice dell'intervento dello Spirito Santo.
La collocazione al centro del mese di agosto segue la solita prassi: sostituire le feste pagane con feste cristiane, per rendere più… facili le conversioni.
I neofiti erano allettati anche dal fatto di non perdere nessuna delle feste già codificate.
Non scandalizzatevi: tutte le feste religiose cristiane sono perfettamente sovrapposte alle antiche pagane e, qualche volta, i santi in essere celebrate hanno, stranamente, attributi degli dei che li hanno preceduti.
L'Assunzione ha una grande eco in Spagna, dove le feste durano una settimana.In Italia erano e sono celebrate tutt’oggi, in varie località, imponenti processioni religiose.
La festa dell'Assunta si tiene in tantissime località italiane.

Tra le più importanti manifestazioni, ci sono quelle che si svolgono a Palermo dove le "barette" con la statua della Madonna sono portate da ragazzi o quelle a Sassari dove i "candelieri" di cartapesta, in forma di palma, fanno il giro della città; a Tivoli (Roma) "l’inchinata" della statua della Vergine incontra la statua di Gesù.





''Noi abbiamo in Maria il «tipo», il modello della perfezione umana; abbiamo la «piena di grazia», cioè la Donna fra tutte benedetta, che rispecchia in se stessa il pensiero integro e splendido di Dio, che ha voluto fare dell’uomo, prima della rovina del peccato originale, l’immagine sua propria, e che nella previsione dei meriti infiniti di Cristo Redentore, ha rimodellato in Maria l’eccezionale creatura irradiante la sua affascinante somiglianza. 
Questa è una stella che non si spegne; questo è un fiore, emergente nella palude dell’umana miseria, che non appassisce, ma rimane vergine e puro, tutto candore, tutto bontà, per la gloria di Dio e per la consolazione di noi mortali, come un invito materno, come una sorella beata, esemplare amico, tutto ideale e tutto reale; e tutto per noi, a ricordare le bibliche parole, nostra speranza, che «dove abbondò il male, sovrabbondò la grazia» (1 Rom. 5, 20. 189)'' 

- san Paolo VI, papa -


Ti ringrazio, mio Signore, per Maria, nostra madre, che, custode amorosa della tua parola, medita nel suo cuore immacolato l'abbondanza delle tue grazie.
A volte noi rifiutiamo questa o quella esigenza espressa nel tuo Vangelo, limitandoci a conservare soltanto quanto è di nostro gradimento; lei invece, la madre tua e madre nostra, è il modello perfetto della fedeltà che ha conservato nel suo cuore il seme e il Verbo.
Maria ci aiuti a farci trapassare dalla spada che recide quanto appartiene alla carne destinata alla morte. Allora il grano potrà germogliare nella terra buona e fruttare cento volte tanto, il nostro cuore produrrà frutto grazie alla sua perseveranza.




Buona giornata a tutti. :-)




domenica 9 agosto 2026

La vita giocatevela bene di Tonino Bello

Questo bisogno profondo di felicità che voi avvertite nel cuore ragazze e ragazzi che state sperimentando la soglia dei 18 anni, c’è una cosa che accomuna tutti quanti, il vescovo e voi, un adolescente e una donna anziana, i credenti e i non credenti, gli atei e i santi, le monache di clausura che si alzano nel cuore della notte in preghiera e coloro che nel cuore della notte fanno delle rapine a mano armata…tutti quanti: il bisogno profondo di felicità. Sperimentiamo davvero, credenti e non credenti, la verità delle parole che Sant’Agostino diceva, anche lui alla ricerca ansiosa di spezzoni di felicità, che potessero riempirgli il cuore: “Oh Dio, tu ci hai fatto per te e il nostro cuore è inquieto finché non trova riposo in te”. 
Se anche voi perseguite questo bisogno di felicità che avvertite nel vostro cuore, non andate ad appagarlo a cisterne screpolate, o a fontane inquinate, a bòtti che hanno il vino diventato ormai aceto…
Il nostro cuore è inquieto: abbiamo un’inquietudine profonda, ma c’è chi appaga questo suo desiderio di felicità bevendo a fontane inquinate: chi si tuffa nell’alcool, nella droga, chi si tuffa nel piacere, chi insegue sogni di grandezza, chi si lascia affascinare dal mito della bellezza, al punto che si dispera per esempio per avere i capelli ricci invece che lisci, lunghi invece che corti… 
C’è gente che pensa di appagare il desiderio di felicità buttandosi a capofitto in amori fluttuanti, che durano lo spazio di un’estate… 
Allora, questo bisogno di felicità ce l’abbiamo tutti quanti; alcuni lo appagano in questi modi, a volte effimeri. Per esempio un modo per appagare il bisogno di felicità è quello dei soldi: c’è della gente che è presa, strangolata dalla smania di possesso, di accumulare, di avere… è incredibile quanta gente c’è che per il denaro si vende l’anima, si spappola la vita, si sgretola la felicità domestica...
Non potrò mai dimenticare quando alcuni anni fa andai negli Stati Uniti, e una sera un uomo che ha fatto fortuna aveva voluto invitarmi, e io ho accettato; mi ha mandato una macchina lunga da qui fino in fondo lì, c’era tutto - mancava solo la vasca da bagno - mandò il suo autista personale… in una villa lussuosa con due o tre piscine… e quest’uomo a tavola che continuava a dirmi delle sue ricchezze che aveva in Florida, nel Massachussets… e quando disse poi che aveva intenzione di mettere lo sterzo d’oro, io gli accennai che sulla terra ci sono moltissimi poveri, lui mi guardò… e io sorrisi a sua figlia, aveva un volto bellissimo, stava proprio di fronte a me… anche la ragazza, che capiva l’italiano, mi ricambiò col sorriso. 
E poi qualche minuto dopo venne il cameriere, prese la ragazza, una ragazza paralitica, l’unica figlia che aveva… 
Dico, guarda un po’… questo è un uomo arrivato, un uomo ricchissimo, però ti accorgi che ha anche lui questa sofferenza… 
Ci sono per fortuna coloro che si accostano a fontane di acqua chiara e limpida: c’è qualcosa che scavalca gli appagamenti momentanei… 
Anche per ciò che riguarda la vostra vita affettiva, coltivate dei sogni bellissimi, trovare un compagno, una compagna che dia pienezza alla vostra esistenza, che dia il gaudio di vivere, su cui puntare, giocarsi tutta l’esistenza… 
E’ bellissimo, coltivate queste cose, e coltivatele in trasparenza, in purezza interiore, perché non c’è nessuna esperienza al mondo di quella che voi alla vostra età vivete: proiettare su di una creatura i sogni del vostro futuro. 
È bellissimo… 
Coltivate questi “sogni diurni”, coltivateli! 
Queste non sono utopie, sono “eu-topie”, non sono il “non-luogo” ma sono il “buon luogo”, il luogo dove veramente si sperimenta la felicità. 
Però ricordate anche che questa esperienza è contrassegnata dal limite, perché la ragazza che vi sta accanto nella vita può essere splendida, bellissima, come la diva più luminosa di Hollywood, degli schermi televisivi; quel ragazzo che vi sta accanto può essere più bravo, più svelto degli atleti più formidabili che vediamo ogni tanto ingombrare i nostri teleschermi, può essere intelligente… ma dopo ne sperimenti il limite, dopo un po’ ne sperimenti il limite grazie a Dio! 
Meno male che tutti hanno un limite… tutti hanno un limite… e qualche volta non c’è soddisfazione più grande, quando si leggono certi articoli su questo o su quell’altro personaggio, e ti accorgi che anche lui ha i suoi difetti… 
C’è il limite! Ragazzi, che cosa voglio dirvi con questo discorso? 
La vita giocatevela bene, non bruciatela. 
Ragazzi, ragazze, questo io vorrei dirvi: la vita giocatevela bene… non perché la si vive soltanto una volta… ma giocatevela bene! 
Qualche volta voi sapete che rischio correte? 
Che in questa vostra smania di libertà, di grandezza, di orizzonti larghi, invece che raggiungere gli orizzonti larghi vi incastrate nei blocchi… 
Qualche volta noi corriamo proprio questo rischio: andiamo alla ricerca di obiettivi che pensiamo ci debbano liberare e invece ci danno proprio la prigione… 
Vivetela bene la vostra vita… non bruciatela! 
E’ splendido, soprattutto se voi la vostra vita la mettete al servizio degli altri… non è la conclusione moraleggiante di un vescovo di passaggio che viene a rifilarvi degli scampoli di omelia che non è riuscito a riciclare in chiesa e allora viene a darle qui... no no… 
Sto dicendo davvero! 
Questo è un fatto umano. 
Io sono convinto che se voi la vostra vita la spendete per gli altri, la mettete a disposizione degli altri, voi non la perdete! 
Perderete il sonno, ma non la vita! La vita è diversa dal sonno. 
Perderete il denaro, ma non la vita! La vita è diversa dal denaro. 
Perderete la quiete, ma non la vita! La vita travalica la quiete, soprattutto la quiete sonnolenta ruminante del gregge… 
Perderete tantissime cose… 
Perderete la salute, ma non la vita! 
Abbiamo sentito una canzone qualche sera fa nella cattedrale di Terlizzi ad un incontro per i giovani… facemmo mettere una canzone di Zucchero che diceva: “… voglio amare fino a che il cuore mi faccia male…”. 
Io vi auguro, ragazzi, che voi possiate essere capaci di amare a tal punto che il cuore veramente vi faccia male! Lo dico a tutti, indipendentemente dalla vostra esperienza religiosa, anche se c’è qualcuno che è molto lontano… sono convinto che è una cosa che tocca anche loro, starei per dire soprattutto loro! Vi auguro che possiate veramente amare, amare la vita, amare la gente, amare la storia, amare la geografia, cioè la Terra… a tal punto che il cuore vi faccia male… e ogni volta che vedete non soltanto queste ignominie che si compiono, queste oppressioni crudeli, queste nuove Hiroshima e Nagasaki, questi nuovi campi di sterminio. 
Di fronte a queste cose voi potreste dire: “Ma noi cosa possiamo fare?” ma io credo che pure nel piccolo qualche cosa potreste fare: il rispetto… Il rispetto dei volti, il rispetto delle persone, il rispetto… La bellezza… la cura della bellezza, che non è qualcosa di effimero… è la bellezza che salverà il mondo. Coltivate la bellezza del vostro corpo, la bellezza del vostro vestire, cioè l’eleganza non fatta di abiti firmati… non quella… l’eleganza, la semplicità. La bellezza del vostro sguardo: non potete immaginare quanta luce dà a chi è triste… non sono un romantico, ma non potete immaginare quanta voglia di vivere produce uno sguardo generoso che voi date su di una persona che è triste, su di un passante. 
Non c’è ricchezza al mondo, non c’è denaro che ti ripaghi… 
La scoperta di Dio, ragazzi, anche a voi che probabilmente siete molto scettici… la scoperta di Dio nelle cose belle che Lui ci dà… nella natura… e l’intuire la presenza di questo essere più grande di noi… che fa i miracoli ogni giorno e noi magari non li sappiamo cogliere. 
La vita è dura per tutti quanti, è difficile per tutti quanti, però io voglio indicarvi oggi una fontana a cui potersi abbeverare e trovare non la felicità piena, ma trovare soprattutto la forza per camminare, per andare avanti e trovare la felicità nell’ascolto della Parola del Signore, il Vangelo. 
Devo rispettare la laicità della scuola, non sono venuto a farvi una catechesi oggi, però vi dico soltanto: “Tu sei felice?” 
I miei problemi il Signore non me li risolve, li devo risolvere io. Però mi dà il significato di questi problemi, cioè il senso, l’orientamento… 
Dà senso ai miei problemi, al mio tormento, alle mie lacrime, al mio pianto… ma anche alla mia gioia, al mio andare avanti, al mio camminare… 
Dà senso… Non sono spezzoni slegati! 
Molte volte la nostra vita è fatta di spezzoni, di cose “sbullonate” tra di loro, messe nella coppetta della ruota, come fa il meccanico… e noi non sappiamo più decifrare l’ingranaggio, l’avvitamento giusto, e andiamo inseguendo gli spezzoni. 
Anche voi ragazzi, alla vostra età, provate momenti di felicità, ce ne sono… tu vorresti fermarli per sempre... Macché! 
Passano, passano… questa è l’ingiustizia!
Perché momenti di ebbrezza, di felicità, di luce ce li abbiamo tutti! Per un momento ti sembra di possedere il mondo... però è tutto fugace. ....

- don Tonino Bello -





«Cosa vuole da te il Signore? Egli vuole che dovunque vada, ovunque tu esprima fatica, ovunque metta in atto la tua esistenza, possa sentirsi il buon profumo di Cristo, e che ti lasci scavare l'anima dalle lacrime dei poveri, di coloro che soffrono, e interpreti la vita come dono e non come peso».


No alla bomba! - Don Primo Mazzolari -

 No alla bomba!

Il dubbio non è di oggi e non sono neanche il primo a pensarlo: oggi, però, me lo trovo davanti con volto nient’ affatto accademico: oggi c’è nell’angoscia in chi pensa col cuore. Lo so purtroppo che il finire della storia difficilmente è regolato dai contemplatori: so pure che, nonostante il costo crescente del progresso, la più stupida delle religioni, noi continueremo su questa strada della speranza di pagare un giorno un po’ meno le nostre comodità: ma so pure che comodità non vuol sempre dire vivere da uomini.
E se esiste una intraducibilità, non è ragionevole che, dimenticando per un attimo la lusinga dell’utile immediato, misuriamo la pericolosità del nostro «vivere civile». Non c’è scoperta che non sia stata usata male e che il mal uso di essa non sia pesantemente ricaduto sull’uomo. Mi dispenso dalla documentazione. La colpa è dell’uomo che non vuole usarne bene. Sì, la colpa è nostra: ma constatare un fatto non vuol dire spiegarlo. C’è da vedere come mai non abbiamo saputo finora ovviare il grosso guaio di farci del male con le nostre mani: se ne possediamo la capacità; se è giusto che per un breve utile, limitato anch’esso a pochi, ci portiamo dietro, quasi fossimo dei condannati, non la croce ma il capestro di questa civiltà.
Prima di rispondere conviene riproporre, in termini semplici e reali, il problema dell’uomo e del suo destino. 

Il problema è grosso e le risposte sono molte. Senza pretendere d’imporre la mia, immagino che nessuna creatura ragionevole sia disposta ad accettare per sé e per i suoi una condizione umana, in cui un breve quasi ebbro respiro venga fatalmente scontato da una sorte paurosa, che scardina e inghiotte le cose nostre.
Che piacere può dare una casa a dieci piani, se la so destinata a rovinare sotto un tappeto di bombe col rischio di rimanervi sepolto con la mia famiglia? 

È da meno di una tenda o di un capanno di cocomeraio, ove, in qualche modo, mi riparo dalle intemperie e posso stare al sicuro dalle insidie degli uomini troppo intelligenti. Chi non farebbe volentieri senza aeroplani? 
I modesti servizi che hanno reso e che potranno rendere non compensano le rovine e i massacri che hanno causato. 
La prima bomba atomica distrugge Hiroshima, avanti di garantire «la pace». D’accordo. 
Ma se non riesco a guarirmi e queste scoperte provocano ed eccitano la mia sonnecchiante malvagità, non sarebbe da savio rinunciarvi, fino a quando almeno mi sentirò più padrone di me? Non è giusto che si spezzi una macchina per il solo fatto che ci abbiamo cavato un guaio.
Rinnoviamo l’uomo. Questa sarebbe la vera soluzione: meglio, l’impegno da prendere. Ma oggi, l’uomo ne ha le capacità? Ragionando concettualmente, non ne dovrei dubitare: ma davanti ai fatti, mi faccio estremamente cauto. Finora, e sono anni e anni, nonostante il molto predicare, abbiamo piuttosto peggiorato. Due guerre di inaudita barbarie teorica, in un quarto di secolo, e rivoluzioni altrettanto distruttrici, non bastano a farci persuasi che le autoblinde, i carri armati e adesso le bombe atomiche non servono la libertà e l’indipendenza, ma le tirannie e le dittature? Gli ordigni non ne hanno colpa, è vero: ma se ci mettono in tentazione di far male, perché fabbricarli? 

Almeno, fino a quando saremo in condizione d’animo di usarne senza nocumento. Come un tempo c’erano mostri naturali contro cui l’uomo primitivo dovette lottare fino al loro sterminio, così vi sono oggi mostri artificiali contro cui bisogna insorgere, non essendo capaci di domarli.
Si salveranno le invenzioni che riusciremo a rendere umane, come si sono salvati gli animali che l’uomo ha saputo addomesticare. Meno potenti e un po’ più uomini. È duro riconoscere che siamo gente limitata e che abbiamo bisogno di un limite anche al genio. Ma non si mortifica il genio: si ferma l’uomo sulla linea dell’uomo. Quante rovine e asservimenti in terra d’uomo, col pretesto di farci grandi! Vogliamo scuotere anche le catene di questa disumana grandezza che ha bisogno di miracoli fatturati e di troppi schiavi.
Che ne faremo di questi mostruosi strumenti della nostra civiltà meccanica? Li metteremo in un museo, accanto ai dinosauri antidiluviani: e quando saremo veramente fratelli tra di noi, se ce ne resterà il gusto, li tireremo fuori.


- Don Primo Mazzolari - 
Fonte:  Avvenire  4 aprile 2009



Cattedrale di Nagasaki dedicata a Nostra Signora di Urakami prima del bombardamento del 9 agosto 1945.






Cattedrale di Nagasaki dedicata a Nostra Signora di Urakami dopo il bombardamento del 9 agosto 1945.


Buona giornata a tutti :-)