Visualizzazione post con etichetta san Giuseppe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta san Giuseppe. Mostra tutti i post

lunedì 19 marzo 2018

Per i papà

Un figlio porta il padre a cena in un ristorante. Il padre era anziano e quindi debole e non completamente autosufficiente.
Mentre mangiava, un po' di cibo gli cadeva sulla camicia e sui pantaloni. 
Gli altri clienti osservavano il vecchio con stupore, ma suo figlio rimase tranquillo continuando la cena ed una volta che entrambi finirono di mangiare, il figlio, senza mostrare nessun imbarazzo e con assoluta tranquillità prese il padre e lo portò in bagno per pulirgli il viso cercando anche di togliere le macchie di cibo dai suoi vestiti; amorevolmente gli pettinò i capelli grigi e, infine, gli rimise gli occhiali.

All'uscita del bagno, un profondo silenzio regnava nel ristorante. 
Il figlio si avvicina alla cassa per pagare il conto ma prima di uscire, un uomo anziano, si alzò dal tavolo e chiese al figlio: "non ti sembra che hai lasciato qualcosa qui? "
Il giovane rispose: "No, non ho lasciato nulla".


Allora l'anziano disse: “Sì hai lasciato qualcosa! Hai lasciato qui una lezione per ogni figlio, e una speranza per ogni genitore!"

L' intero ristorante era così silenzioso, che si poteva ascoltare cadere uno spillo.



Uno dei più grandi onori che esistono, è potersi prendere cura dei nostri genitori che hanno sacrificato la loro vita, il loro tempo per noi.




Quando il buon Dio decise di creare il padre, co­minciò con una struttura piuttosto alta e robusta.
Allora un angelo che era lì vicino gli chiese: «Ma che razza di padre è questo? Se i bambini li farai alti come un soldo di cacio, perché hai fatto il padre così grande? Non potrà giocare con le biglie senza met­tersi in ginocchio, rimboccare le coperte al suo bam­bino senza chinarsi e nemmeno baciarlo senza quasi piegarsi in due!».
Dio sorrise e rispose: «E vero, ma se lo faccio piccolo come un bambino, i bambini non avranno nes­suno su cui alzare lo sguardo».
Quando poi fece le mani del padre, Dio le mo­dellò abbastanza grandi e muscolose.
L'angelo scosse la testa e disse: «Ma... mani co­sì grandi non possono aprire e chiudere spille da ba­lia, abbottonare e sbottonare bottoncini e nemmeno legare treccine o togliere una scheggia da un dito».
Dio sorrise e disse: «Lo so, ma sono abbastanza grandi per contenere tutto quello che c'è nelle tasche di un bambino e abbastanza piccole per poter strin­gere nel palmo il suo visetto».
Dio stava creando i due più grossi piedi che si fos­sero mai visti, quando l'angelo sbottò: «Non è giu­sto. Credi davvero che queste due barcacce riusci­rebbero a saltar fuori dal letto la mattina presto quando il bebè piange? O a passare fra un nugolo di bambini che giocano, senza schiacciarne per lo meno due?».
Dio sorrise e rispose: «Stà tranquillo, andranno benissimo. Vedrai: serviranno a tenere in bilico un bambino che vuol giocare a cavalluccio o a scaccia­re i topi nella casa di campagna oppure a sfoggiare scarpe che non andrebbero bene a nessun altro».
Dio lavorò tutta la notte, dando al padre poche parole ma una voce ferma e autorevole; occhi che ve­devano tutto, eppure rimanevano calmi e tolleranti. Infine, dopo essere rimasto un po' sovrappensiero, aggiunse un ultimo tocco: le lacrime. Poi si volse all’angelo e domandò: «E adesso sei convinto che un padre possa amare quanto una madre?».


- Erma Bombeck -



Degli studenti universitari ebbero come compito per il fine settimana un lungo e caloroso abbraccio al loro papà.
«Non posso farlo» protestò uno, «mio padre mo­rirebbe».
«E poi» disse un altro, «mio padre sa che lo amo».
«Allora è facile» replicò il professore. «Perché non lo fai?».
Il lunedì seguente tutti parlavano, sorpresi, di co­me fosse stata soddisfacente l'esperienza.
«Mio padre si è messo a piangere!» diceva uno. E un altro: «Strano. Mio padre mi ha ringraziato».


- don Ferrero Bruno - 
Fonte:"C'è qualcuno lassù" di Bruno Ferrero, ed.ElleDiCi, 1993


Mio glorioso san Giuseppe prenditi cura della mia famiglia: 
oggi, domani e per sempre. Amen 




Buona giornata a tutti. :-)









sabato 17 marzo 2018

Padre Pio da Pietrelcina e San Giuseppe


Padre Pio da Pietrelcina fu grande devoto non solo di Maria Santissima (che onorava quotidianamente con la recita di molte corone del Santo Rosario), ma anche di San Giuseppe, casto sposo della Vergine e padre putativo di Gesù.
Ecco come viene descritta, in un testo dedicato al santo cappuccino, la grande devozione che il frate stigmatizzato nutriva verso il santo Patriarca:
"Padre Pio ammirò sempre la grandezza spirituale di San Giuseppe.
Imitò le sue virtù e a lui ricorse nei momenti più difficili della sua vita ottenendo ogni volta grazie e favori celesti.
Egli, come San Giuseppe, pur senza esserlo nell'ordine naturale, si sentiva padre ed avvertiva il peso dei diritti e dei doveri della paternità spirituale.
Perciò si rivolgeva a questo santo, con fiducia, preghiere per i figli e le figlie del suo spirito".
Scriveva il Santo Cappuccino:
"Prego San Giuseppe che, con quell'amore e con la generosità con cui custodì Gesù, custodisca l'ania tua e come lo difese da Erode, così difenda l'anima tua da un Erode più feroce: il demonio!
Il Patriarca San Giuseppe abbia per te tutt quella cura che ebbe per Gesù: ti assista sempre con il suo valevole patrocinio e ti liberi dalla persecuzine dell'empio e superbo Erode, e non permetta giammai che Gesù si allontani dal tuo cuore".
E San Giuseppe gratificò Padre Pio con singolare assistenza e visioni straordinarie.
Nel gennaio 1912 confidò al padre Agostino da San Marco in Lamis: 
"Barbablù non si vuole dare per vinto.
Ha preso quasi tutte le forme.
Da vari giorni in qua mi viene a visitare assieme con altri suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio sotto le proprie forme.
Chi sa quante volte mi ha gettato dal letto trascinandomi per la stanza.
Ma pazienza!
Gesù, la Mammina, l'Angioletto, San Giuseppe ed il padre San Francesco sono quasi sempre con me." (Epist. I, p.252).
Allo stesso padre Agostino, il 20 marzo 1912, Padre Pio scrisse:
"Ieri, festività di San Giuseppe, Iddio solo sa quante dolcezze provai, massime dopo la messa, tanto che le sento ancora in me.
La testa ed il cuore mi bruciavano; ma era un fuoco che mi faceva bene." (Epist. I, p. 265).
Padre Onorato Marcucci, che fu uno degli assistenti di Padre Pio, negli ultimi anni della sua terrena esistenza, raccontava questo episodio.
Un pomeriggio del mese precedente a quello della morte del venerato Padre, egli si trovava con lui nella veranda accanto alla cella n. 1, in attesa di accompagnarlo in sacrestia per la funzione serale.
Era un mercoledì, giorno consacrato a San Giuseppe, e Padre Pio non si decideva a muoversi.
Ritto davanti a un quadro del glorioso Patriarca, affisso alla parete, il venerato Padre sembrava in estasi.
Trascorso un po' di tempo, padre Onorato gli disse:
"Padre, devo ancora attendere? Vogliamo andare? Siamo oltre l'orario".
Ma le sue domande rimasero senza risposta.
Padre Pio continuava a contemplare il glorioso Patriarca.
Finalmente, dopo un ennesima domanda del padre Onorato, che lo scosse per un braccio, Padre Pio esclamò: "Vedi! Vedi! Com'è bello San Giuseppe!"
Si avviarono alla sacrestia.
Nella sala San Francesco incontrarono il padre sacrista, il quale chiese loro: "Come mai tanto ritardo?"
Padre Onorato rispose: "Oggi Padre Pio non voleva staccarsi dal quadro di San Giuseppe."
Padre Pio invitava sempre i suoi figli spirituali ad avere verso San Giuseppe una sincera e profonda devozione, così ricca di insegnamenti, di conforto e di grazie.
Sembra di risentire ancora la sua voce:
"Ite ad Joseph! Andate a Giuseppe con fiducia estrema, perché anch'io, come santa Teresa d'Avila, non mi ricordo d'aver chiesto cosa alcuna a San Giuseppe, senza averla prontamente ottenuta."


"Mettiti spesso alla Presenza di Dio e offri a Lui tutte le azioni, nonchè tutte le sofferenze. Non sono contrario che nelle sofferenze tu ti astenga dal lagnarti, ma desidererei che lo facessi col Signore, con uno spirito filiale, come lo farebbe un tenero fanciullo con sua madre; e purché si faccia amorosamente, non è mal fatto di lagnarsi, di essere sollevati. 
Fallo pure con amore e rassegnazione tra le braccia della Volontà di Dio."

- San Pio da Pietrelcina -









"Gesù mi dice che nell'amore è Lui che diletta me; nei dolori invece sono io che diletto Lui. 
Ora desiderare la salute sarebbe andare in cerca di gioie per me e non cercare di sollevare Gesù. Sì, io amo la Croce, la Croce sola. L'amo perché La vedo sempre alle spalle di Gesù. Oramai Gesù vede benissimo che tutta la mia vita, tutto il mio cuore è votato tutto a Lui ed alle Sue pene.


Deh! Padre mio, compatitemi se tengo questo linguaggio: Gesù solo può comprendere che pena sia per me, allorché mi si prepara davanti la scena dolorosa del Calvario..."

- San Pio da Pietrelcina -



Oggi 17 Marzo 2018 Papa Francesco si recherà in visita pastorale a Pietrelcina, nei luoghi legati a Padre Pio, diocesi campana di Benevento, in occasione del centenario dell’apparizione delle stimmate di San Pio.

La devozione per il santo unisce i fedeli di tutto il mondo. Padre Pio è stato canonizzato il 16 maggio 2002.
Subito dopo papa Francesco si trasferirà a San Giovanni Rotondo, nella diocesi pugliese di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, per celebrare il 50esimo anniversario della morte del frate indicato come "icona" di misericordia durante l'ultimo Giubileo, modello per tutti i confessori. 
Il Papa ne volle infatti esporre le spoglie mortali nella Basilica di San Pietro insieme a quella dell'altro cappuccino San Leopoldo Mandiç, al culmine dell'Anno Santo, per l'adorazione dei fedeli.


Padre Pio aiutaci e proteggici. A Te ci affidiamo. 






sabato 16 dicembre 2017

Il quarto dono - Gulli Morini

Gesù è nato a Betlemme e dal lontano oriente tre sapienti si sono messi in viaggio per venire a conoscere il re dei re. 
Li guida una stella, ma in realtà non sanno cosa troveranno. 
Il linguaggio degli astri ha detto loro che è nato un re: porterà la pace nel mondo, inizierà un regno che non avrà mai fine e unirà il cielo con la terra, ma non ha detto loro dove accadrà tutto questo e, soprattutto, come. Ecco allora che, seguendo la stella, arrivano in Palestina.
Dove andreste a cercare il futuro re? Nella città più grande, nei palazzi dove abitano i ricchi e i potenti, ed è proprio quello che fanno i tre magi a Gerusalemme.
«Dov'è il re dei Giudei che è nato?», vanno chiedendo a tutti, ma nessuno sa rispondere loro.
«Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» affermano con sicurezza i tre forestieri, e all'udire queste parole tutti, ma proprio tutti, si stupiscono, perché a un re normalmente si fa omaggio, ma non adorazione; per questo tutti comprendono bene che i Magi cercano un grande re, non uno dei tanti che regnano sulla terra.
Il loro abbigliamento, le loro domande insistenti non passano inosservate e vengono riferite a chi ha il potere in quel paese, e cioè al re Erode, ma anche ai soldati romani che da anni hanno conquistato la Palestina e sono di fatto i veri padroni del territorio.
Il comandante del presidio di Gerusalemme invia loro un soldato con la scusa di proteggerli, ma in realtà per sapere cosa c'è di vero nelle loro affermazioni.
Erode raduna i suoi consiglieri più fidati, gli studiosi della bibbia di quel tempo per conoscere dove avrebbe dovuto nascere il più grande di tutti i re, cioè il Messia d'Israele. La risposta, come potete leggere nel Vangelo di S. Matteo, è Betlemme, allora il re fa' chiamare segretamente i Magi perché ha in mente un piano. Invia i magi a Betlemme e chiede loro di tornare quando l'avranno trovato, così potrà andare anche lui ad ad «adorarlo». Di fatto pensa solo ad individuare il suo rivale per eliminarlo.
Ecco allora che i tre Magi riprendono il cammino assieme al soldato romano che li scorta sul suo cavallo, armato di lancia e di spada. 
I tre personaggi parlano tra di loro, sono emozionati perché sperano di arrivare presto alla fine del loro viaggio. 
Il soldato, che si chiama Longino, ascolta tutto con grande attenzione, così impara quali sono le caratteristiche di questo re nato da poco che i tre sapienti stanno cercando con impazienza.
Sarà un re più grande di ogni altro re; il suo regno si estenderà su tutti i popoli (e questo preoccupa molto il romano se pensa che l'impero della sua Roma possa essere in pericolo), ma nonostante tutto questo sarà un regno di pace, un regno buono, come non ce ne sono stati altri.
Alla sera, quando si accendono le prime stelle, i tre saggi scrutano con visibile apprensione il cielo e d'improvviso scoppiano in esclamazioni di gioia: la stella, ecco di nuovo la stella!
«Quale stella?» chiede Longino ai sapienti che lo guardano con occhi pieni di felicità.
«Guarda, quella è la stella che ci ha guidati», dice Melchiorre indicando un punto luminoso nel cielo.
«E' la stella del più grande dei re, come dicono tutti i libri che insegnano il linguaggio delle stelle», continua Gasparre.
«L'abbiamo vista per la prima volta nei territori d'oriente, da dove veniamo, alcuni mesi fa», aggiunge Baldassarre.
«Per settimane ci ha guidato, poi è sparita, così abbiamo proseguito il cammino solo sulla fiducia», riprende Melchiorre.
«Ma ora i nostri occhi la vedono di nuovo e la nostra gioia è talmente grande che tu non puoi nemmeno immaginare», conclude Gasparre.
«Voi saggi stranieri non lo sapete - dice Longino - ma la stella è proprio nella direzione di Betlemme, che dista da qui meno di un'ora di cammino».
I tre Magi sono eccitati come bambini.
«Cosa aspettiamo? Presto, prepariamo i doni. Partiamo subito», si dicono l'un l'altro.
Longino vorrebbe trattenerli, ma i tre sapienti insistono tanto che alla fine il romano è costretto a far loro da guida.

Il viaggio diventa sempre più disagiato, perché ormai il buio è totale e si intravede solo la via al bagliore delle stelle. L'aspettativa dell'evento ha contagiato anche il soldato, cosicché la comitiva procede in silenzio. Ognuno pensa a ciò che tra poco troverà: un sapiente, un re, un inviato dal cielo, un pericoloso concorrente. Dopo più di un'ora di viaggio difficoltoso i quattro finalmente giungono in vista delle luci di Betlemme. A quel tempo non c'erano le strade illuminate come adesso. Solo chi era sveglio aveva un lume acceso che filtrava appena dalle finestre già chiuse. Nel buio totale della campagna bastava una luce o due per segnalare la presenza di un villaggio.
Eccolo il paesino tanto a lungo cercato. Una decina di case costruite sulla roccia, qualche muro che circonda cortili e piccoli orti, una luce accesa fuori di una porta dalla quale esce luce e un brusìo continuo.
I quattro entrano e si trovano in una locanda. 
Tre soldati romani ad un tavolo, qualche altro cliente agli altri tavoli, ben lontani dai soldati. Longino si avvicina ai commilitoni, scambia qualche parola in latino, poi va dall'oste, parla animatamente per qualche minuto, poi torna dai Magi che aspettano in piedi vicino alla porta.
«Nessuno sa nulla, nessun personaggio importante è passato di qui ultimamente. Tanti ebrei sono passati di qui in occasione dell'ultimo censimento, ma si trattava quasi esclusivamente di povera gente, se non proprio di straccioni. In qualche momento c'è stata tanta gente che qualcuno ha dovuto alloggiare nelle grotte dei pastori che si trovano intorno al villaggio.»
I quattro escono delusi dalla locanda e si ritrovano in una specie di piazza, nello spazio lasciato libero da alcune casette tutt'intorno. I magi guardano il cielo e interrogano muti la stella che li ha guidati fin qui. Tutte le stelle brillano con qualche tremore della luce, ma questa brilla in un modo strano anche se non fa più luce delle altre.

«E' qui vicino, guardate la stella, sembra che danzi», dice Gasparre come in trance.
«Sembra che stia cantando e che ci chiami», risponde Melchiorre come in estasi.
«Andiamo», dice Gasparre come in sogno.
Longino non capisce bene, ma anche lui è affascinato da questa strana atmosfera che si è creata e senza parlare segue i tre sapienti che si sono incamminati per un sentiero che esce dal paese, nella stessa direzione della stella.
A meno di cinque minuti di cammino c'è una grotta, dentro una piccola luce. 

I piedi camminano da soli, i quattro procedono come automi e si fermano sulla soglia della grotta. Quello che vedono è molto diverso da quel che si aspettavano. Un giovane uomo che gioca con un bimbo in braccio mentre la moglie, giovanissima, sta cucinando in un angolo della grotta.

Di fianco a loro un bue ed un asinello legati vicino ad una greppia. Il giovane uomo si accorge della presenza dei nuovi arrivati e senza nessuna esitazione li invita ad entrare.
«La notte è umida, lì fuori: entrate e dividete con noi la nostra cena.» Poi, rivolto alla moglie: «Maria, il Signore benedice la nostra dimora con quattro ospiti.»
«Siate i benvenuti, riposatevi qualche istante mentre io impasterò e cuocerò per voi delle focacce», risponde lei.
I quattro entrano, si siedono su alcune logore stuoie per terra ed osservano questa piccola famiglia cercando con gli occhi conferme ai loro pensieri più profondi. Si aspettavano tutto tranne la straordinaria normalità di ciò che vedono: una semplice famiglia che vive l'ancor più semplice felicità di tutti i giorni che è stata loro concessa dalla nascita di un figlio. 
La sicurezza che accompagnava i tre saggi durante la loro ricerca è svanita. Più che delusi sono sorpresi. 
Qui niente ha l'apparenza dell'abitazione di un re, nemmeno le persone che stanno davanti a loro hanno un comportamento di chi aspira a comandare, le parole che sentono non son quelle di chi ha studiato tanto sui libri o di chi ha grandi sogni ed ambizioni. 

Eppure tutt'intorno a quel bambino c'è una tale atmosfera d'amore che i tre saggi, ma anche il soldato, ne sono conquistati. Non sono sicuri di essere davvero arrivati perché qui non corrisponde nulla alle loro aspettative, per questo debbono cambiare completamente prospettiva per poter vedere con altri occhi ciò che sta loro innanzi.

Più tardi, mentre mangiano tutti insieme, decidono di fidarsi della loro intuizione e raccontano del loro viaggio, del messaggio delle stelle, dei presagi sul futuro di quel bimbo che ora dorme nella mangiatoia degli animali. 

Maria e Giuseppe, suo sposo, ascoltano stupiti il racconto dei Magi. Capiscono che possono fidarsi di loro e raccontano dei pastori che, la notte della nascita di Gesù, loro figlio, erano accorsi raccontando di visioni di angeli nel cielo.

Longino ascolta anche queste notizie senza ben capire se deve considerarle verità o frutto d'immaginazione. L'unica cosa che percepisce chiaramente è un'atmosfera di serenità che lo circonda. 

Per i Magi invece questo racconto è la conferma che cancella tutti i loro dubbi. Sicuramente quel bimbo che dorme tranquillamente nella paglia profumata sarà il grande re annunciato dalle stelle, ma sarà anche molto diverso da tutti gli altri. Il loro cuore e non solo la mente finalmente si è aperto, è ora di aprire anche le bisacce e offrire i doni che hanno portato dal loro paese per il Re dei re. A turno depongono ai piedi del bambino Gesù l'oro, segno di ricchezza della regalità, l'incenso, profumo che sale al cielo segno di unione Dio, e mirra, profumo raro e prezioso, segno di nobiltà e di pulizia terrena, ma anche di profonda umanità, visto che viene usato anche nei riti di sepoltura.
Longino è confuso da questa atmosfera che si è creata: percepisce che quel bambino avrà un futuro misterioso e decide di donare anche lui qualcosa, ma non ha nulla. Allora prende la lancia e la depone ai piedi di Gesù: un re deve avere potere anche se sarà un re di pace: se non vorrà fare guerre almeno potrà difendersi, e la lancia è l'arma più adatta a tener lontani i nemici. Giuseppe e Maria osservano tutto con grande attenzione mista a sorpresa: anche questi doni sono davvero inaspettati. Poi Giuseppe prende la lancia e la restituisce al soldato.
«Amico soldato, non ti offendere se non accetto il tuo dono. Capisco la tua buona intenzione e te ne sono profondamente grato. Non so cosa diventerà da grande mio figlio, ma prego il Signore che non tocchi mai un'arma e che il suo potere sia solo di amore.»
Longino si guarda intorno ma non vede ombra di rimprovero o di commiserazione, ma solo sguardi di comprensione e di stima, allora riprende la lancia e torna a sedersi sulla sua stuoia silenzioso. 
C'è qualcosa che gli sfugge, che non riesce a capire, che non riesce ad accettare. È tardi, per tutti c'è bisogno di dormire. Il sonno dei Magi è ricco di emozioni, di presagi, di calcoli astronomici. Quello di Longino è un sonno pesante, un po' disilluso, ma anche affascinato dalla serenità di un incontro inaspettato.
È Gesù che sveglia tutti poco prima dell'alba perché ha fame. 
Maria lo allatta cantando sottovoce per non disturbare gli ospiti, ma questi sono già svegli. I tre saggi discutono tra si loro sommessamente, mentre Longino accompagna Giuseppe a prendere del latte dai pastori che stanno in una grotta poco lontano. 

Il cielo è ormai chiaro, è l'ora di salutarsi, ma prima che Gesù si riaddormenti i tre sapienti lo prendono a turno in braccio e lo cullano guardandolo con grande affetto. Sembra che se lo mangino con gli occhi, che vogliano fissare per sempre nella mente l'immagine di quel fanciullo che per loro è così importante. Prima di riconsegnarlo alla madre lo sollevano e tenendolo più alto delle loro teste chinano il capo in segno di omaggio, di sottomissione e di adorazione. Anche il romano saluta con gentilezza e accarezza delicatamente il piccino.

I quattro s'incamminano silenziosamente verso Betlemme, ma dopo poco Baldassarre chiede a Longino: «Cambiamo strada, non torniamo a Gerusalemme, andiamo direttamente ad oriente, torniamo a casa.»
«Ma Erode vi aspetta.»
«E lascia che aspetti: secondo me considera il bambino come un rivale che intralcia i suoi progetti», risponde Gasparre.
«E poi non potrà certamente capire quali possano essere i piani di questo fanciullo: non sono chiari nemmeno per noi!», conclude Melchiorre.
Dopo qualche giorno i Magi salutano il soldato romano e lo rimandano alla sua guarnigione.
«Vai, riferisci al tuo comandante ciò che hai visto: Roma non deve aver paura di un bimbo che parlerà di pace e non di guerra. Il cielo ti benedica buon Longino.»
Passano più di trent'anni, Gesù è stato crocifisso da pochi giorni e a Gerusalemme si è sparsa la voce che è risorto. 
Alcuni discepoli dicono perfino di averlo visto, di aver mangiato con lui. 
Nel Cenacolo sono riuniti i suoi apostoli, hanno paura perché c'è chi li ha già minacciati di morte. Il sommo sacerdote e i capi religiosi vogliono chiudere per sempre l'avventura di un maestro, di un profeta troppo scomodo che ha avuto l'ardire di chiamarsi Figlio di Dio: chiunque osa affermare che Gesù è risorto viene imprigionato. 

Alla porta del Cenacolo qualcuno bussa: è un soldato romano, e subito il terrore si dipinge sul volto degli apostoli. Ma è un volto noto, è il vecchio Longino, il più anziano tra i soldati della guarnigione, rispettato da tutti perché non ha mai abusato del proprio potere.

Appena entrato depone la spada e la lancia per terra e chiede di parlare con Pietro. È qui a titolo personale, spiga subito, non in veste ufficiale. Vuole sapere se è vero quel che dicono di Gesù. 
Pietro si fida di lui e racconta di averlo visto più volte e di aver assistito alla sua ascensione al cielo in Galilea. Allora Longino si mette a piangere, sommessamente, ma incapace di smettere. 

Tutti gli apostoli gli sono intorno stupiti cercando di fargli coraggio, poi, finalmente, il vecchio soldato riesce a trattenersi. Viene fatto sedere e comincia il suo racconto.

«Sono io che sul Golgota ho trafitto il costato di Gesù con quella lancia», dice con fatica.
«Ti ho visto, c'ero anch'io - conferma Giovanni - ma non sei stato tu ad ucciderlo, non devi avere rimorsi».
«Lo so, ma non avevo ancora capito nulla, ero deluso per la seconda volta.»
«Non capisco per cosa tu sia rimasto deluso, e soprattutto perché la seconda volta», dice Pietro.
«E' una storia lunga», esordisce il vecchio soldato, quindi racconta il primo incontro con Gesù nella grotta di Betlemme. «Cercavo un re, il più grande dei re, ma ho trovato un bambino, una famiglia meravigliosamente normale, troppo normale per far crescere un re speciale. 
Ho provato nonostante la mia delusione ad offrirgli tutto ciò che avevo, cioè la mia lancia, ma mi è stata rifiutata, allora ho pensato, a differenza dei tre sapienti, di aver fallito la mia ricerca. 
È passato tanto tempo da quel giorno. Sono tornato a Roma e dopo parecchi anni son tornato qui e ho sentito parlare di Gesù. L'ho cercato, una volta l'ho persino ascoltato e ne sono rimasto turbato. Forse, pensavo, nonostante tutto poteva essere lui quello che doveva venire, anche se era così diverso da come l'aspettavo. Ma la mia speranza è morta con lui sul Golgota. 
Non sono io che l'ho ucciso, ma la mia incredulità lo ha trafitto, proprio con quella lancia che più di trent'anni fa lui mi aveva rifiutato. Ma adesso è risorto. Tanti lo dicevano e io non volevo crederci. Eppure questa notizia sconvolgente si è aggrappata al mio cuore e non ha più voluto staccarsi: ho cercato inutilmente di cancellarla, di pensare che era impossibile, che era una solo una voce messa in giro per confondere i più deboli e creduloni. Alla fine mi son deciso a venire da voi, i suoi amici per avere una parola definitiva, ed ora voi mi testimoniate che è vero: è risorto. Solo adesso, finalmente, i miei occhi cominciano a vedere, il mio cuore crede quel che la mia mente ha sempre rifiutato. Comincio adesso a capire che nulla è successo per caso, che tutto, proprio tutto è servito perché il suo disegno si compisse. 
Quando a Betlemme ho voluto donargli la mia lancia, Gesù non l'ha rifiutata, l'ha accettata ma me l'ha lasciata in custodia fin quando non è servita, sul Golgota. 

Sì, ha preso anche la mia lancia non per conquistare o comandare, ma solo per donarci il suo sangue fino all'ultima goccia.»

Maria, presente in mezzo al gruppo degli apostoli, non ha perso una sola parola del romano: il suo stupore e la sua commozione sono evidenti. Non apre bocca, come pure nessuno dei dodici, come se volesse ben imprimersi nella memoria quella testimonianza.
Dopo qualche istante di silenzio, Pietro propone di pregare tutti assieme e di ringraziare Dio per il dono di Gesù. Longino si ritira in un angolo della stanza per rispetto delle usanze degli Ebrei. È una preghiera semplice «Benedetto sei tu, Signore, che ci hai donato Gesù, tuo figlio, il quale ha versato il suo sangue per la nostra salvezza ed è risorto dai morti per confermare la nostra fede.»
Nel silenzio che segue alla preghiera si sente un fragore come di un vento che scuote le porte, le finestre si spalancano con frastuono e una luce, come una palla di fuoco entra nel cenacolo e si divide in tante piccole fiamme che scendono sulla testa degli apostoli e sulla Madonna. 
Ancora una volta Longino è testimone di un evento straordinario ed assiste alla prima predicazione pubblica fatta dagli apostoli per bocca di Pietro dopo la discesa dello Spirito Santo. Nei giorni successivi frequenta assiduamente i dodici, poi dà le dimissioni da soldato e si fa battezzare.
Il soldato romano che trafigge Gesù con la lancia compare anche nei Vangeli Apocrifi: è da queste fonti che abbiamo il suo nome. 
La tradizione vuole anche che la sua conversione sia stata talmente esemplare da farlo diventare uno dei primi vescovi della Cappadocia, e poi santo martire.

Gulli Morini - 





Buona giornata a tutti. :-)





domenica 19 marzo 2017

San Giuseppe - 19 marzo

"Giuseppe era un artigiano della Galilea. E che cosa può attendersi dalla vita l'abitante di un villaggio sperduto come Nazaret? Lavoro e null'altro che lavoro; tutti i giorni, sempre con lo stesso sforzo. Poi, terminata la giornata, una casa povera e piccola, per ristorare le forze e ricominciare a lavorare il giorno dopo.

Ma, in ebraico, il nome Giuseppe significa "Dio aggiungerà". Dio aggiunge alla vita santa DI COLORO CHE COMPIONO LA SUA VOLONTA' una dimensione insospettata: quella VERAMENTE importante, quella che dà valore a tutte le cose, quella DIVINA. Alla vita umile e santa di Giuseppe, Dio aggiunse la vita della Vergine Maria e quella di Gesù, Nostro Signore. 

Giuseppe poteva far sue le parole di Maria, sua sposa: "... Perché ha guardato la mia piccolezza". 

Giuseppe era infatti un uomo su cui Dio fece affidamento per operare COSE GRANDI. 

Seppe vivere COME VOLEVA IL SIGNORE in tutti i singoli eventi che composero la sua vita. 

Per questo la Sacra Scrittura loda Giuseppe affermando che era giusto. E, nella lingua ebraica, giusto vuoi dire pio, servitore irreprensibile di Dio, esecutore della volontà divina; significa anche buono e caritatevole verso il prossimo. In una parola, il giusto è colui che ama Dio e dimostra questo amore osservando i Comandamenti e orientando la vita intera al servizio degli uomini, propri fratelli".

Dagli scritti di san Josemaria Escrivá de Balaguer



"Era per Gesù che lavorava,
e il pane che il divino fanciullo mangiava
era Egli che l'aveva acquistato
col sudore della sua fronte.

E poi quando rientrava in sulla sera
affaticato e oppresso dal caldo,
Gesù sorrideva al suo arrivo,
e lo accarezzava colle sue piccole mani.

Ben sovente col prezzo di privazioni, che s'imponeva,
Giuseppe riusciva ad ottenere qualche risparmio.
Qual gioia provava allora nel poterlo impiegare
nell'addolcire la condizione del divino Fanciullo!
Ora erano alcuni datteri,
ora alcuni giocattoli adatti alla sua età,
che il pio falegname recava al Salvatore degli uomini.

Oh quanto erano dolci allora le emozioni
nel contemplare il viso raggiante di Gesù!".

- Dagli scritti di san Giovanni Bosco - 


“San Giuseppe è il Padre putativo e Custode di Gesù,
è il primo e il più santo degli artigiani,
è l’amico del Sacro Cuore.
Dopo Maria il più amato
e Colui che più ama”.

- Dagli scritti di san Leonardo Murialdo -


"O San Giuseppe, anche tu hai sperimentato la prova, la fatica, la stanchezza; ma il tuo animo, ricolmo della più profonda pace, esultò per la gioia dell'intimità con il Figlio di Dio a te affidato, e con Maria, sua dolcissima Madre. 
Aiutaci a comprendere che non siamo soli nel nostro lavoro, a saper scoprire Gesù accanto a noi, ad accoglierlo con la grazia e custodirlo con la fedeltà come tu hai fatto. " 

- San Giovanni XXIII, papa -


O San Giuseppe,
padre putativo di Gesù 
e sposo purissimo di Maria,
che a Nazareth hai conosciuto 
la dignità e il peso del lavoro,
accettandolo in ossequio alla volontà del Padre
e per contribuire alla nostra salvezza,
aiutaci a fare del lavoro quotidiano 
un mezzo di elevazione;
insegnaci a fare del luogo di lavoro 
una 'Comunità di persone',
unita dalla solidarietà e dall'amore;
dona a tutti i lavoratori e alle loro famiglie,
la salute, la serenità e la fede;
fà che i disoccupati trovino presto 
una dignitosa occupazione
e che coloro che hanno onorato il lavoro per una vita intera,
possano godere di un lungo e meritato riposo.
Te lo chiediamo per Gesù, nostro Redentore,
e per Maria, Tua castissima Sposa
 e nostra carissima Madre. Amen


venerdì 28 ottobre 2016

Sette suppliche a San Giuseppe per domandare la sua intercessione

1. Amabilissimo san Giuseppe, per l'onore che ti concesse l'eterno Padre, innalzandoti a fare le sue veci in Terra col suo Figlio Gesù, ed esserne padre putativo, ottienimi Dio la grazia che da desidero.
Gloria al Padre.

2 Amabilissimo san Giuseppe, per l’amore che ti portò Gesù, riconoscendoti qual tenero padre ed obbedendoti qual rispettoso figlio, implorami da Dio la grazia che ti domando.
Gloria al Padre.

3. Purissimo san Giuseppe, per la grazia specialissima che ricevesti dallo Spirito Santo, quando ti diede in Sposa la stessa sua Sposa, Madre nostra carissima, implorami da Dio la grazia tanto desiderata.
Gloria al Padre.

4. Tenerissimo san Giuseppe, per l'amore purissimo con cui amasti Gesù come tuo Figlio e Dio, e Maria come tua diletta Sposa, prega l'altissimo Iddio, che mi conceda la grazia per cui ti supplico
Gloria al Padre.

5. Dolcissimo san Giuseppe, per il godimento grandissimo che sentiva il tuo cuore conversando con Gesù e Maria e loro servendo, mi conceda il misericordiosissimo Iddio la grazia che tanto bramo.
Gloria al Padre.

6. Fortunatissimo san Giuseppe, per la bella sorte che avesti di morire fra le braccia di Gesù e di Maria, e di essere confortato nella tua agonia e morte, mi ottenga la potente tua intercessione da Dio la grazia per cui ti prego.
Gloria al Padre.

7. Gloriosissimo san Giuseppe, per la riverenza che ha per Te tutta la Corte celeste, come Padre putativo di Gesù e Sposo verginale di Maria, esaudisci le suppliche che con viva fede ti faccio, ottenendomi la grazia che tanto desidero. Così sia.

Gloria al Padre.
- Prega per noi, o beato Giuseppe.
- Affinché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo: 
Dio onnipotente, che nel tuo disegno di amore hai voluto affidare gli inizi della nostra Redenzione alla custodia premurosa di san Giuseppe, per sua intercessione, concedi alla Chiesa la stessa fedeltà nel condurre a compimento l’opera di salvezza. 
Per Cristo, nostro Signore. Amen.




Giuseppe è sposo di Maria, non marito; è custode di Gesù, non suo padre. 
Ma dei due compiti, sposo e custode, ne ha fatto il senso stesso della sua vita, vivendo relazioni coniugali e parentali, di un'intimità assoluta e adorante [...] Ora, se la santità è diventare percettivi del mistero di Dio, Giuseppe sta degnamente accanto alla Vergine, alla Tuttasanta. 

- Elia Citterio - 


"Beata quella dimora dove i membri pregano insieme; in cui la preghiera è il respiro delle anime; in cui gli anziani e i fanciulli, la madre e il padre con essa rallegrano le pareti domestiche, ricordano i defunti, implorano il perdono del Cielo, piangono sugli sbagli del giorno trascorso e si ritirano poi in silenzio nella tranquillità della loro stanza, abbandonandosi ad un sonno sereno".


Buona giornata a tutti. :-)







giovedì 13 ottobre 2016

Preghiere del Mattino


Atto di adorazione o Preghiera della mattina

Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte.
Ti offro le azioni della giornata, fa' che siano tutte secondo la tua santa volontà e per la maggior Tua gloria. 

Preservami dal peccato e da ogni male.
La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. Così sia.

 
Padre nostro

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. 

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
 
Ave Maria

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. 

Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. 
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

Gloria al Padre

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.


Credo

Io credo in Dio Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spinto Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese all'inferno; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente, di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Credo Apostolico

Credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. Ed in Gesù Cristo, Suo Figliolo Unigenito, Signor nostro, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocefisso, morì e fu sepolto. 

Discese agli inferi, il terzo giorno risuscitò dai morti, salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre Onnipotente. Di là ha da venire a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo, l’una, santa ed universale Chiesa cristiana, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione dei corpi, e la vita eterna. Amen.

Salve Regina

Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a te ricorriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. 

Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi. 
E mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. 
O clemente, o pie, o dolce Vergine Maria. 

Angelo di Dio

Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

Atto di fede

Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che Tu hai rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere. 

Ed espressamente credo in Te, unico vero Dio in tre persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo. 
E credo in Gesù Cristo, figlio di Dio, incarnato e morto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. 
Conforme a questa fede voglio sempre vivere. 
Signore accresci la mia fede.

Atto di speranza

Mio Dio, spero dalla tua bontà vostra, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. 

Signore, che io possa goderti in eterno.

Atto di carità

Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei Bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor tuo amo il prossimo mio come me stesso, e perdono le offese ricevute. 

Signore, fa' ch'io vi ami sempre più.

Offerta della giornata a Maria Santissima

O Maria Madre del Verbo incarnato e Madre nostra dolcissima, siamo qui ai tuoi Piedi mentre sorge un nuovo giorno, un altro grande dono del Signore. Deponiamo nelle tue mani e nel tuo cuore tutto il nostro essere. 

Noi saremo tuoi nella volontà, nel pensiero, nel cuore, nel corpo. Tu forma in noi con materna bontà in questo giorno una vita nuova, la vita del tuo Gesù. Previeni e accompagna o Regina del Cielo, anche le nostre più piccole azioni con la tua ispirazione materna affinchè ogni cosa sia pura e accetta al momento del Sacrificio santo e immacolato. 
Rendici santi o Madre buona; santi come Gesù ci ha comandato, come il tuo cuore ci chiede e ardentemente desidera. Così sia.

Offerta della giornata al S. Cuore di Gesù

Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria di Dio Padre. Amen.

Gesù, Giuseppe e Maria

Gesù Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia. 

Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia. 
Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia. Amen.

Ti benedico o Padre

Ti benedico o Padre, all'inizio di questo nuovo giorno. 

Accogli la mia lode e il mio grazie per il dono della vita e della fede. 
Con la forza del tuo Spirito guida i miei progetti e le mie azioni: fa che siano secondo la Tua volontà. 
Liberami dallo scoraggiamento davanti alle difficoltà e da ogni male. 
Rendimi attento alle esigenze degli altri. 
Proteggi con il tuo amore la mia famiglia. 
Così sia.

















Buona giornata a tutti. :-)